Tag - medici

SANITÀ: A 6 ANNI DALLA PANDEMIA, MANCANO IL PIANO PANDEMICO NAZIONALE E 1500 POSTI IN TERAPIA INTENSIVA
Sei anni dopo l’immagine simbolo dell’inizio pandemia di Covid19, quella delle bare trasportate dall’esercito a Bergamo, l’Ordine dei Medici di Brescia commemora la tragedia collettiva durante la quale sono decedute 5.600 persone nella sola provincia bresciana. Come ogni 18 di marzo, l’Ordine di Brescia rende “onore a tutte le vittime e ai medici che con impegno e senso del dovere hanno affrontanto l’emergenza pandemica, in ospedale e sul territorio, con l’unico obiettivo di tutelare la salute dei cittadini”. Un momento di memoria che dovrebbe “parlare anche all’oggi”, come sottolineato nel comunicato dell’Ordine: “in previsione di possibili future emergenze” è necessario approvare al più presto il Piano pandemico nazionale 2025-2029 “non ancora del tutto compiuto a causa di ritardi di messa a punto e di coordinamento tra Stato e Regioni”. Non solo. Alla “grave carenza di pianificazione strategica” e di coordinamento tra le diverse strutture del sistema sanitario nazionale, mancano anche “1.500 posti letto previsti per la terapia intensiva e sub-intensiva”, il che inevitabilmente rappresenta una debolezza del sistema in vista di una possibile futura emergenza. Abbiamo fatto il punto con il dott. Ottavio Di Stefano, già presidente dell’Ordine dei Medici di Brescia e presidente dell’Ong Medicus Mundi Italia. Ascolta o scarica
March 18, 2026
Radio Onda d`Urto
Bologna, 14 marzo: manifestazione a sostegno dei medici
Manifestazione nazionale a Bologna – Sabato 14 marzo: “La cura non è reato” Sabato 14 marzo a Bologna si terrà una manifestazione nazionale per sostenere i medici e la sanità pubblica, con lo slogan “La cura non è reato”. Qui di seguito pubblichiamo il comunicato integrale di Vito Totire, presidente del Centro F. Lorusso, che riflette sulla situazione dei medici inquisiti a Ravenna e sul ruolo della medicina nella società. Comunicato integrale Oggi è l’11 marzo ed è inevitabile parlare di cosa è e cosa dovrebbe essere la medicina. E’ pure l’anniversario della nascita di Franco Basaglia : come abbiamo abbattuto le mura del manicomio abbatteremo le sbarre dei CCPPRR Domani iniziano gli “Interrogatori” dei medici di Ravenna inquisiti per aver esercitato la loro professione nell’ambito di una struttura di sanità pubblica; i media hanno dato ampio spazio a chi ha parlato di “certificati falsi”; si tratta di soggetti che hanno un eccesso di autostima : autoproclamatisi medici e periti ad honorem; ma non basta essere medici ad honorem (autoproclamati) ; a questo status occorre associare una buona dose di chiaroveggenza e se la chiaroveggenza non va d’accordo con la medicina scientifica, bisognerà pure spiegare anche questa contraddizione; risulta che la amministrazione comunale di Ravenna abbia espresso solidarietà ai medici ma anche fiducia nella magistratura; è la stessa amministrazione comunale che NON RISPONDE alla richiesta di confronto e di dialogo sulla necessità di bonificare il territorio dal cemento amianto, ma torniamo al tema dei medici; noi a differenza della giunta comunale RIBADIAMO LA NOSTRA SOLIDARIETA’ AI MEDICI INQUISITI ATTENDIAMO PERO’ IL CORSO DELLE INDAGINI E NON ESPRIMIAMO NESSUNA FIDUCIA A PRIORI NELLA MAGISTRATURA INTENDIAMOCI: la “magistratura” ha esordito con una manifestazione muscolare che doveva evitare; i ppmmm avevano facoltà di indagare ma con modi diversi ; Certo la “esibizione muscolare” non vuol dire che la valutazione finale del tribunale sarà di accoglierà le istanze della accusa, che a noi paiono del tutto infondate. Evidentemente ci dovremo confrontare su cosa significhino una valutazione medica , una diagnosi e soprattutto una prognosi ; certo la “destra” italiana tenta il vecchio gioco ipnotico tentando di far credere che i CCPPRR sono uno strumento di contrasto della criminalità; questo è falso; per i reati in generale esistono sanzioni tra cui quella della privazione della libertà; ma lo specifico del CPR è l’ipotetico reato di “immigrazione clandestina” un “reato” scaturito dalla cultura e dalla pratica colonialista che asserisce la esistenza delle “razze” di cui alcune “inferiori” Da questo punto di vista si chiede al medico di prevedere se la persona visitata reggerà al distress di una carcerazione vissuta come ingiusta ma obiettivamente ingiusta anche dal nostro punta di vista al di là ed oltre il vissuto soggettivo della singola persona carcerata nel CPR e carcerata nelle condizioni materiali che tutti conosciamo e che si configurano di fatto come “abuso di mezzi di correzione”. I medici inquisiti di Ravenna accusati e calunniati da esponenti del ceto politico di “destra” sono “innocenti”; hanno esercitato correttamente la loro professione e meritano un encomio. Cose già successe in passato quando certi medici che dichiaravano “peste il morbo corrente” venivano incarcerati non per “certificati falsi” ma perché la diagnosi peste , pur fondata, ostacolava interessi economici e commerci. La “magistratura” giudicante attiverà alla conclusione giusta ? Si vedrà se pesano le calunnie “per sentito dire “o , peggio, lanciate per calcolo “politico” o se peserà di più la verità. Vito Totire, presidente “Centro F.Lorusso” via Polese 30 40122 Bologna Bologna, 11.3.2026 __________ Centri di Permanenza per i Rimpatri – “NEI LAGER ITALIANI” Per comprendere meglio il contesto dei CPR e delle condizioni dei migranti, vi proponiamo il primo episodio della mini-serie di Nova Lectio, “Il Bel Paese”, una inchiesta che racconta la crisi nell’isola di Lampedusa e la storia del monumento Porta d’Europa. [Guarda il video qui] https://youtu.be/PgCVdTBpIUM Redazione Bologna
March 11, 2026
Pressenza
La Sardegna reclama salute pubblica
La situazione della sanità pubblica è diventata sempre più lacunosa e precaria un po’ in tutta Italia ma, come di costume, diventa addirittura allarmante e al limite del collasso, in alcune regioni, prima fra le quali la Sardegna. Pronti soccorsi in cui si può far la fila per 24 o 36 ore, prima di essere visitati, chiusura di reparti negli ospedali, liste d’attesa bibliche per alcuni esami diagnostici e per le visite specialistiche, medici di base e guardie mediche a dir poco insufficienti. Sempre più persone si trovano costrette, davanti alle emergenze per la propria salute, a rivolgersi al sistema privato, pagando di tasca propria per prestazioni che dovrebbero essere erogate dal servizio pubblico. Magari fino a raschiare il portafoglio e così, chi non ce la fa, rinuncia addirittura a curarsi. E’ in questo contesto disumanizzante, che il Coordinamento dei comitati sardi per la sanità pubblica ha chiamato la popolazione a Cagliari, per una manifestazione di protesta, davanti ad una situazione diventata insostenibile. Occorrerebbero molti più medici negli ospedali, spesso anche più infermieri e più operatori sanitari, ma anche una più capillare presenza dei presidi sanitari in tutti i territori, soprattutto quelli più isolati. Ma questo richiederebbe uno sforzo economico notevole, che il governo preferisce dedicare al settore degli armamenti. Vale a dire che si preferisce investire sulla morte, non sulla vita. In piazza c’erano circa un migliaio di manifestanti, provenienti da diverse zone dell’isola, dove a macchia di leopardo si sono costituiti comitati locali per la difesa della sanità pubblica. Il corteo è arrivato in via Roma, sotto il palazzo del Consiglio regionale, dove una delegazione è stata ricevuta dai rappresentanti delle istituzioni, per presentare le richieste dei comitati popolari. Nel frattempo gli interventi dei portavoce dei vari territori, hanno dipinto un quadro da vera apocalisse della sanità pubblica in Sardegna. In particolare l’associazione Passeggini vuoti ha voluto mettere in luce il collegamento tra la diminuzione delle nascite, assai incisiva in molti paesi dell’interno, a rischio di spopolamento, e la mancanza di cure pediatriche vicine. Erano ben visibili sulla piazza una quindicina di passeggini vuoti, dove il bambino era sostituito da un cartello, come “senza cure l’infanzia non nasce”, o “dove sono i pediatri?”. Da segnalare anche l’intervento del portavoce dell’associazione di base dei consumatori (ABACO) che ha messo in relazione il collasso della sanità pubblica con l’economia di guerra che privilegia gli investimenti nel settore della Difesa, ovvero nelle armi. In questo modo vengono trascurati tutti i servizi pubblici, la salute, la scuola, l’aiuto ai disabili, agli anziani, la solidarietà sociale, per assecondare i profitti dei guerrafondai. La sensazione è che questa sia solo una tappa, in una lotta per la difesa della sanità pubblica e per una società che sia propensa alla cura, dell’ambiente come della persona, piuttosto che a produrre strumenti di morte, che incrementano nuove ferite e nuovi dolori. Carlo Bellisai
March 8, 2026
Pressenza
Crisi geopolitica internazionale e carenza strutturale di medici in Italia
L’escalation militare tra Stati Uniti, Israele e Iran, con attacchi su obiettivi strategici e la risposta di Teheran su basi e assetti nell’area, sta determinando una nuova fase di instabilità in Medio Oriente. Le tensioni si estendono dal Golfo al Levante e incidono direttamente sulla sicurezza delle comunità straniere, tra cui migliaia di professionisti sanitari italiani. Secondo le rilevazioni aggiornate delle organizzazioni professionali della rete AMSI-UMEM, nell’area compresa tra Qatar, Emirati Arabi Uniti, Bahrain, Kuwait, Oman, Giordania, Libano, Iraq e Iran operano oltre 16.000 professionisti della sanità tra medici specialisti, ortopedici, fisiatri, neurochirurghi, dermatologi, chirurghi plastici, neurologi, pneumologi, farmacisti, fisioterapisti, logopedisti, podologi, osteopati e altre figure dell’area riabilitativa e territoriale. Di questi, il 35% — pari a circa 5.600 professionisti — manifesta la volontà di rientrare in Italia in tempi brevi per ragioni di sicurezza personale e familiare. Parallelamente, tra i professionisti sanitari iraniani — molti dei quali laureati o specializzati in Italia, con piena conoscenza della lingua e in diversi casi già iscritti agli albi professionali — oltre il 30% dichiara la disponibilità a trasferirsi stabilmente nel nostro Paese. Le principali aree di specializzazione riguardano ginecologia, dermatologia, chirurgia generale, fisiatria, ortopedia, pneumologia, farmacia, fisioterapia e odontoiatria, con una presenza significativa di dentisti. QUANDO LA GEOPOLITICA INCROCIA LA CARENZA DI MEDICI Il dato assume un peso ancora maggiore se inserito nel contesto italiano, dove la carenza strutturale è stimata in oltre 30.000 medici e più di 65.000 infermieri, con criticità nei pronto soccorso, nella medicina territoriale e nelle aree interne. Un medico-fisiatra, giornalista e divulgatore scientifico internazionale, esperto in salute globale, membro del Registro Esperti FNOMCEO e docente dell’Università di Tor Vergata, il professor Foad Aodi osserva: “Il 35% dei nostri colleghi che opera nell’area mediorientale e desidera rientrare rappresenta un segnale chiaro. Parliamo di circa 5.600 professionisti altamente qualificati, molti inseriti in strutture ospedaliere di eccellenza. La loro tutela deve essere una priorità diplomatica e sanitaria. Accogliamoli e reinseriamoli rapidamente nel Servizio Sanitario Nazionale. In parallelo registriamo la disponibilità di oltre il 30% dei professionisti iraniani formati in Italia, già integrati nei nostri percorsi accademici e professionali. In una fase di forte pressione sul SSN, questa situazione impone una risposta organizzata. Non possiamo permetterci di perdere competenze né di lasciare senza prospettiva chi desidera contribuire al sistema sanitario italiano”. “Rivolgiamo un appello diretto al Governo e al Ministro della Salute – conclude Aodi – Serve una cabina di regia tra Ministero della Salute e Ministero degli Esteri. La sanità non può essere vittima delle tensioni geopolitiche. Può e deve diventare un ponte di stabilità e cooperazione in una fase segnata da conflitti e incertezze”. UN PIANO STRAORDINARIO PER NON DISPERDERE COMPETENZE La rete composta da AMSI (Associazione Medici di Origine Straniera in Italia), UMEM (Unione Medica Euromediterranea), Co-mai (Comunità del Mondo Arabo in Italia), AISCNEWS (rete internazionale agenzia di informazione senza confini) e Movimento Internazionale UNITI PER UNIRE chiede l’attivazione immediata di un piano straordinario di monitoraggio, tutela e reinserimento professionale, con procedure snelle per il rientro sicuro dei sanitari italiani e per l’inserimento regolato dei professionisti già formati nel nostro Paese. www.unitiperunire.org – www.amsimed.org – www.aiscnews.it – www.ciscnetwork.org Redazione Italia
March 3, 2026
Pressenza
Ravenna. Medici sotto accusa ma curare non è reato. Scatta la solidarietà
I fatti accaduti il 12 febbraio 2026 presso l’Ospedale di Ravenna — con la perquisizione “prima dell’alba” del reparto di Malattie Infettive e l’indagine a carico di sei medici — segnano un punto di rottura inaccettabile tra l’esercizio della medicina e le logiche di pubblica sicurezza. I medici sono accusati […] L'articolo Ravenna. Medici sotto accusa ma curare non è reato. Scatta la solidarietà su Contropiano.
February 19, 2026
Contropiano
RAVENNA: PERQUISITI SEI MEDICI CHE AVEVANO RIFIUTATO DI MANDARE I MIGRANTI AL CPR
La Procura di Ravenna ha posto sotto indagine sei medici per non aver accordato il trasferimento in un CPR di alcuni cittadini privi di regolare titolo di soggiorno. I medici sostenevano che le persone senza documenti non sarebbero stati idonei dal punto di vista sanitario, al trattenimento nei CPR. Nel quadro delle indagini, il reparto malattie infettive della città è stato sottoposto ad una lunga perquisizione, iniziata all’alba tra i reparti con i degenti, durante la giornata del 12 febbraio. I sei medici, ai quali sono stati sequestrati i dispositivi per le comunicazioni personali, si sono inoltre ritrovati esposti alla gogna mediatica e politica della destra cittadina. In risposta, ha preso posizione anche l’Ordine e la Federazione nazionale dei medici che in una nota parla di “attacco all’autonomia dei medici”. Sul caso si è esposta l’associazione Faenza Multietnica, di cui fa parte anche Ilaria Mohamud Giama, ai microfoni di Radio Onda d’Urto, con la quale abbiamo ricostruito la vicenda. Ascolta o scarica A Ravenna, davanti all’ospedale colpito dall’inchiesta, si è svolto un flash mob nel primo pomeriggio di lunedì 16 febbraio. Ci racconta come è andata Marco Palagano della funzione pubblica CGIL di Ravenna. Ascolta o scarica Le considerazioni politiche di Vanessa Guidi medica di bordo per Mediterranea Saving Humans. Ascolta o scarica Riportiamo il Comunicato stampa dell’associazione Faenza Multietnica. Negli ultimi giorni Ravenna è diventata un laboratorio inquietante di politiche repressive, discorsi razzisti normalizzati e criminalizzazione della solidarietà. Una sequenza di eventi che non può essere letta come una somma di episodi isolati, ma come il segno di una trasformazione profonda del clima politico e culturale nel nostro Paese. Nei giorni scorsi, il reparto di Malattie Infettive dell’ospedale di Ravenna è stato oggetto di perquisizioni nell’ambito di un’indagine su certificazioni mediche rilasciate per impedire il rimpatrio forzato nei CPR. Almeno sei medici risultano indagati, con sequestri di dispositivi e comunicazioni personali. Si tratta di un fatto gravissimo: colpire chi esercita il proprio dovere professionale di tutela della salute significa mandare un messaggio intimidatorio a tutto il personale sanitario, scoraggiando la difesa dei diritti fondamentali delle persone più vulnerabili. La cura viene trattata come sospetta, la solidarietà come reato. In parallelo, è previsto un nuovo sbarco a Ravenna nel fine settimana, con la nave dell’ONG Solidaire attesa tra sabato notte e domenica mattina con circa 120 persone soccorse in mare. Ancora una volta, Ravenna viene designata come porto remoto, lontano dalle rotte di salvataggio, trasformando il Mediterraneo in una zona di selezione politica delle vite degne e indegne di essere salvate. Ma mentre le persone migranti continuano ad arrivare dopo viaggi segnati da violenze e torture, cresce anche un discorso pubblico che legittima l’idea che la loro presenza sia un problema da eliminare. Domani, infatti, a Faenza si è svolto sabato mattina il banchetto per la raccolta firme sulla “remigrazione”, un concetto promosso da ambienti dell’estrema destra europea che propone il rimpatrio forzato non solo delle persone senza documenti, ma anche di cittadini stranieri regolari e dei loro discendenti. Si tratta di un’idea che richiama direttamente politiche di esclusione etnica e deportazione, mascherate da proposta “democratica” e presentate nello spazio pubblico come una normale opzione politica. In questo clima, risultano particolarmente preoccupanti le dichiarazioni di Michele De Pascale che contribuiscono a normalizzare l’esistenza e il rafforzamento dei CPR, luoghi di detenzione amministrativa già denunciati da numerose organizzazioni per i diritti umani come spazi di violenza, opacità e sospensione dello stato di diritto. Parlare dei CPR come strumenti “necessari” significa accettare l’idea che alcune persone possano essere private della libertà senza aver commesso alcun reato, sulla base della sola origine nazionale. Quello che vediamo a Ravenna è una convergenza pericolosa: repressione contro chi cura, criminalizzazione di chi salva vite, normalizzazione della detenzione amministrativa e legittimazione pubblica di progetti politici apertamente razzisti. È un processo che sposta progressivamente il confine del dicibile e del possibile, rendendo accettabile ciò che fino a pochi anni fa sarebbe stato considerato inaccettabile in una società democratica. Come Faenza Multietnica denunciamo con forza questa deriva. La “remigrazione”, i CPR e la persecuzione della solidarietà non sono risposte a problemi reali, ma strumenti politici per costruire consenso attraverso la paura e la disumanizzazione. Difendere i diritti delle persone migranti significa difendere la democrazia stessa: quando si accetta che alcuni diritti siano sospesi per alcuni, si apre la strada alla loro erosione per tutti. Chiediamo la chiusura dei CPR, la fine della criminalizzazione dei medici, delle ONG e delle reti solidali, e il rifiuto netto di ogni progetto politico che promuova l’espulsione e la segregazione su base etnica. Ravenna e Faenza hanno una storia antifascista e solidale che non può essere cancellata da chi vorrebbe riportarci a politiche di esclusione e deportazione.
February 16, 2026
Radio Onda d`Urto
I dati o la vita. Cala la scure di Israele su chi aiuta a Gaza
La logica genocida di Israele è totalitaria. Nessuno deve aiutare i palestinesi, né occuparsi della loro sorte, né testimoniare del loro massacro. Per questo a Gaza non ci devono essere giornalisti e, da domani, neanche più operatori umanitari di organizzazioni internazionali riconosciute dall’Onu e persino all’Occidente euro-atlantico. In questo modo […] L'articolo I dati o la vita. Cala la scure di Israele su chi aiuta a Gaza su Contropiano.
December 31, 2025
Contropiano
Attacata in acque internazionali anche la seconda Flotilla
La Freedom Flotilla Coalition (Ffc) afferma che “a circa 120 miglia nautiche da Gaza, Israele ha attaccato” la spedizione. Risultano tutte intercettate le nove imbarcazioni che ne facevano parte. Israele conferma da parte sua di aver intercettato la nuova Flotilla. La Freedom Flotilla Coalition afferma che “a circa 120 miglia […] L'articolo Attacata in acque internazionali anche la seconda Flotilla su Contropiano.
October 8, 2025
Contropiano
Freedom Flotilla e Thousand Madleens verso Gaza per rompere l’assedio israeliano
Una nuova flotta umanitaria si avvicina a Gaza: la missione congiunta di Freedom Flotilla Coalition, che da 18 anni sfida il blocco navale imposto da Israele, e di Thousand Madleens con 120 persone, fra cui 92 tra medici, infermieri e soccorritori. Sono 11 in totale le imbarcazioni in mare, attualmente in acque internazionali, all’altezza della città egiziana di Alessandria, decise a rompere l’assedio israeliano. 11 nuove barche della Freedom Flotilla cariche di medicine stanno navigando nel Mediterraneo, ormai prossime alle coste di Gaza, decise a rompere l’assedio israeliano. Novanta medici, infermieri, operatori sanitari, tra cui sei italiani, sono a bordo di quello che loro stessi hanno definito “un ospedale galleggiante pieno di farmaci”. Una vera e propria seconda ondata della Freedom Flotilla Coalition, coordinata con Thousand Madleens, sempre con lo stesso scopo umanitario, ma mirata proprio a portare aiuto sanitario a una popolazione che rischia di morire anche per una banale infezione. “Se Israele arresterà professionisti della sanità protetti dalle convenzioni internazionali, i governi dei loro Paesi non potranno non intervenire con maggiore forza rispetto a quanto fatto con la Sumud” hanno detto.  E il motivo è che i medici non possono essere arrestati nell’esercizio delle proprie funzioni, secondo la Convenzione di Ginevra. Ma abbiamo già visto quanto vale il diritto internazionale per il governo criminale di Netanyahu. A loro, a tutti i medici, infermieri, operatori sanitari, va tutta la nostra gratitudine per quello che stanno facendo. Chi pensava che sarebbe bastato abbordare la Global Sumud Flotilla per fermarli, non ha capito il senso profondo della Flotilla e quello che ha risvegliato. Se esiste ancora un barlume di umanità, è in questi scatoloni, su quelle barche. Radio Onda d’Urto ha sentito Laura, dall’imbarcazione Leïla Khaled della Thousand Madleens to Gaza. Ascolta o scarica. L’8 ottobre tutti mobilitati per Gaza e per la seconda ondata delle flotillas. Nella notte tra il 7 e l’8 ottobre, le imbarcazioni della missione Thousand Madleens to Gazala assieme alla nave Conscience della Freedom Flotilla Coalition, dirette verso la Striscia di Gaza, entreranno nella zona rossa. Le imbarcazioni sono partite dai porti italiani di Catania e Otranto, con a bordo centinaia di attivisti, volontari, operatori sanitari e tonnellate di aiuti umanitari.       Osservatorio Repressione
October 7, 2025
Pressenza