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A Cuba introdotte nuove banconote da 2.000 e 5.000 pesos
La Banca Centrale di Cuba ha annunciato l’introduzione nel Paese di due nuove banconote, una da 2.000 pesos e l’altra da 5.000 pesos. “Le altre banconote che sono in circolazione rimangono in vigore; è una decisione sovrana della Banca Centrale di Cuba nel suo diritto esclusivo e non delegabile di emettere la valuta nazionale secondo le funzioni del decreto legge 361 del 2018,” ha spiegato alla stampa Alberto Quiñones Betancourt, vicepresidente della banca, riferisce il quotidiano cubano Granma. Le prime banconote da 5.000 pesos inizieranno oggi a circolare nella capitale L’Avana, poi, gradualmente, saranno distribuite in tutta l’isola. La banconota da 2.000 pesos sarà distribuita nelle prossime settimane con le stesse modalità. L’introduzione di questi due nuovi tagli, secondo il dirigente, mira a ridurre i costi operativi associati al trasporto e alla gestione di grandi volumi di contanti di tagli inferiori, nonché a migliorare l’operatività e l’agilità nelle filiali bancarie. “Le nuove banconote hanno caratteristiche tecniche che ne rendono difficile la contraffazione; avendo le stesse dimensioni di quelle attuali, potranno essere utilizzate gradualmente negli sportelli automatici, anche se la loro destinazione principale riguarda le casse delle banche”, ha aggiunto il funzionario. Parallelamente all’introduzione delle nuove banconote, al fine di ridurre i disagi alla popolazione causati dalla chiusura di diversi sportelli automatici per il ritiro dei contanti a seguito del loro invecchiamento e alla difficoltà di reperire i ricambi per la loro riparazione, la Banca Centrale attua un piano di emergenza  per migliorare la qualità del servizio bancario e diminuire l’affollamento nelle filiali. E’ stato attivato un progetto pilota in quattro municipi dell’Avana, con il quale viene data la possibilità ai pensionati di ricevere le proprie pensioni nei negozi vicino alla loro residenza, così come il trasferimento del pagamento dei salari in contanti ai centri di lavoro con un’alta concentrazione di lavoratori, a partire dal settore sanitario. Per la prima volta nella storia della numismatica nazionale, queste due nuove banconote incorporeranno le immagini delle patriote cubane. Nel caso della banconota da 2.000 pesos viene raffigurata la figura  della Madre della Patria, Mariana Grajales Cuello e nel caso della banconota da 5.000 pesos viene impressa  l’immagine dell’eroina della Sierra Maestra, Celia Sánchez Manduley. La carta usata per le banconote ha caratteristiche conformi agli standard internazionali. I colori predominanti nella banconota da 2.000 pesos sono il viola e il rosa, mentre in quella da 5000 predomina  il blu. In tutte e due le banconote sono presenti filigrane rappresentanti le due patriote cubane, ologrammi di sicurezza e zone tattili per un facile riconoscimento da parte delle persone non vedenti. Sia sul fronte  che sul retro, appare come elemento nuovo e di sicurezza il fiore nazionale di Cuba, “la mariposa”, che avrà un effetto movimento e arcobaleno variando l’angolo di osservazione. www.occhisulmondo.info Andrea Puccio
April 1, 2026
Pressenza
Boicottaggi, armi e finanza: democrazia sotto attacco
“Basta complicità!”. In Emilia-Romagna prende forma una carovana di eventi per denunciare come diritti civili, economia e politica siano sempre più intrecciati in un clima di crescente repressione e corsa al riarmo. Quattro fatti recenti mostrano quanto sia urgente agire; in fondo all’articolo sono indicate alcune petizioni da firmare. Libertà di espressione sotto accusa Una inchiesta della rivista Altreconomia ha rivelato che due corsi di formazione per forze di polizia italiane, disponibili sulla piattaforma Sisfor e finanziati dall’Unione europea con la collaborazione dell’Unione delle comunità ebraiche italiane, definiscono il boicottaggio dei prodotti israeliani e l’incitamento ad esso come forme di “antisemitismo” e di “incitamento all’odio”. Questa impostazione costituisce una potenziale repressione del dissenso: in Europa vi sono crescenti preoccupazioni sul fatto che l’eccessiva criminalizzazione della protesta e l’equiparazione di critica politica a odio possano dissuadere dal dissentire in modo pacifico e legittimo. Rapporti di Amnesty International evidenziano come restrizioni e pratiche repressive producano un clima di paura che scoraggia la partecipazione a proteste e il sostegno alle popolazioni oppresse. Tali dinamiche possono avere un effetto restrittivo sulla libertà di espressione e di assemblea (chilling effect). La Corte europea dei diritti dell’uomo, con una sentenza dell’11 giugno 2020, ha invece affermato che l’appello al boicottaggio di prodotti di uno Stato accusato di gravi violazioni dei diritti umani rientra nella libertà di espressione tutelata dall’articolo 10 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Escalation normativa: pena di morte per palestinesi Il 30 marzo 2026, la Knesset ha approvato una legge che introduce in Israele la pena di morte per i palestinesi in determinate circostanze giudiziarie, sanzioni di atti definiti “terroristici”. La legge è entrata in vigore con 62 voti favorevoli e 48 contrari e consente alle corti militari e, in molti casi, a quelle civili di Israele di impiccare persone entro 90 giorni dalla sentenza, con limitate possibilità di appello o clemenza. Organizzazioni internazionali hanno espresso forte condanna, definendo la misura discriminatoria, contraria al diritto internazionale e suscettibile di violare i princìpi democratici fondamentali. Questo provvedimento si inserisce in un contesto già segnato da gravi violazioni del diritto internazionale: un’inchiesta di Al Jazeera (febbraio 2026) ha documentato l’impiego a Gaza di munizioni termiche e termobariche, il cui utilizzo in aree densamente popolate solleva rilevanti criticità in relazione al diritto umanitario, in particolare ai principi di distinzione e proporzionalità. Complicità industriale: porti, aziende e flussi militari Domenica 29 marzo a Roma, è stato presentato il dossier indipendente Made in Italy: le prove della collaborazione al genocidio, redatto da ricercatori palestinesi e civili. Il rapporto documenta il ruolo delle infrastrutture italiane – porti, aeroporti, catene logistiche – e l’operato di imprese italiane nell’invio di carburanti, materiali e componenti militari funzionali allo sforzo bellico di Israele. Tra le evidenze, emergono: * la funzione strategica dei porti italiani come nodi di passaggio per merci e carburanti legati al conflitto; * la continuità delle esportazioni militari italiane, anche in violazione di leggi come la 185/1990; * la complicità di grandi aziende e molte PMI italiane nelle catene di fornitura di armamenti e componenti; attraverso documenti di trasporto, manifesti di carico e fonti aperte che aggirano l’opacità istituzionale, rendono visibili dati finora nascosti. Secondo il rapporto, le esportazioni italiane di armi e componenti militari, formalmente sospese, continuano in forme indirette o ambigue. Sono documentati flussi di carburanti e materiali diretti verso aree di conflitto attraverso rotte mercantili strategiche. Tra le aziende citate vi è anche il gruppo Leonardo, già oggetto di azioni legali da parte di associazioni come Rete Pace Disarmo, ARCI e Movimento Nonviolento per presunte violazioni della legge 185/1990 sul commercio di armamenti. Finanza sotto accusa: Boicottaggi, Disinvestimento, Sanzioni Parallelamente alle responsabilità industriali e ai livelli politico ed economico, nasce la nuova campagna Banche Complici promossa da BDS Italia, presente anche alla presentazione del dossier. La campagna denuncia il ruolo del settore finanziario nel sostenere aziende implicate nell’occupazione militare e nelle violazioni del diritto internazionale, con tre obiettivi principali: * Trasparenza: chiedere alle banche di rendere pubblici gli investimenti e i servizi finanziari forniti a entità coinvolte nel conflitto; * Disinvestimento: fare pressione affinché istituti come Unicredit, Intesa Sanpaolo e BNL‑BNP Paribas cessino i rapporti con imprese collegate a pratiche di apartheid o operazioni militari; * Sensibilizzazione: educare correntisti e cittadini a scegliere istituti con politiche etiche e responsabili. Le risposte dei gruppi bancari si sono rivelate finora vaghe o inesistenti, evidenziando la distanza tra gli interessi delle grandi istituzioni finanziarie e i diritti umani universali. Questi quattro fatti – controllo civico e libertà di espressione, escalation penale e discriminatoria, complicità economica e responsabilità finanziaria – rappresentano un unico processo di erosione delle garanzie democratiche. In questo contesto, se lo Stato stesso viola la legge e manca di trasparenza, la mobilitazione civica è uno strumento concreto per resistere a derive autoritarie e riaffermare i diritti umani. Convergenza: il potere dei cittadini Tutto ha avuto inizio in Romagna: il 4 febbraio 2025, al porto di Ravenna, fu disposto un sequestro preventivo d’urgenza di circa 13 tonnellate di componenti metalliche dichiarate “a uso civile”, ma collegate all’industria militare israeliana. L’Agenzia delle Dogane, su disposizione del Tribunale di Ravenna, rilevò l’assenza delle autorizzazioni previste dalla legge italiana 185/1990, aprendo un procedimento penale e mettendo in luce criticità nel controllo delle esportazioni verso contesti di conflitto. L’azione di associazioni civiche e cittadini attivi fu fondamentale per sollecitare trasparenza e controlli, creando le basi per la mobilitazione successiva dei portuali. Il 6 febbraio 2026, si è svolto lo storico sciopero internazionale dei portuali, che ha coinvolto 21 scali tra Italia ed Europa: la prima mobilitazione unitaria su scala internazionale per motivi politici e umanitari. Questo lavoro in rete ha contribuito anche ai blocchi recenti di container contenenti armi e materiale bellico nei porti italiani, 11 a Cagliari e 8 a Gioia Tauro, sottoposti a ispezione negli ultimi giorni di marzo 2026. In questo contesto, campagne internazionali, associazioni (come GAP, BDS o GPI) e movimenti sociali (come GMG, MSH o DigiunoGaza) sono essenziali anche per tutelare lavoratori, whistleblowers, docenti e ricercatori minacciati di licenziamento, permettendo a chiunque di dare il proprio contributo o di segnalare il passaggio di armi in modo sicuro e anonimo. A livello regionale, la mobilitazione prende forma con la campagna 𝐁𝐀𝐒𝐓𝐀 𝐂𝐎𝐌𝐏𝐋𝐈𝐂𝐈𝐓𝐀’ – Rispettiamo il diritto internazionale: stop ai rapporti economici con Israele, promossa in Emilia-Romagna. L’iniziativa chiede alla Regione azioni concrete per interrompere le complicità locali con l’occupazione e le violazioni dei diritti dei palestinesi, intervenendo in ambiti come il porto di Ravenna, fiere, appalti pubblici, accordi con multinazionali delle armi e scuole. Le associazioni sollecitano anche l’attuazione dell’ODG del 23 dicembre 2025, che prevedeva entro 60 giorni un regolamento sulle clausole etiche negli appalti del SSR, ancora non emanato Sono previsti incontri aperti a tutte le realtà culturali, artistiche e politiche, oltre che a singoli cittadini interessati a informarsi. Dal primo incontro a Rimini il 1° aprile all’ultimo a Piacenza il 22 aprile, questi appuntamenti offrono a tutti l’opportunità di conoscere le complicità presenti nella regione e di unirsi ai movimenti. Circa 60 realtà locali e nazionali hanno già aderito. Partecipare significa agire concretamente per fermare complicità economiche e difendere i diritti umani. La mobilitazione civica e il volontariato sono strumenti essenziali per resistere a derive autoritarie. Chiunque può contribuire, anche da remoto o senza esperienza: informatevi e scrivete alle associazioni. Ogni contributo è prezioso, adesso più che mai. Per firmare le petizioni: * In Emilia Romagna: La petizione BASTA COMPLICITA * In Italia: La petizione FUORI LE ARMI DA PORTI, FERROVIE E AEROPORTI ITALIANI * In Europa: Iniziativa popolare sul sito della Commissione Europea: Richiesta di sospensione totale dell’accordo di associazione UE-Israele in considerazione delle violazioni dei diritti umani da parte di Israele Redazione Romagna
March 31, 2026
Pressenza
Cesena: nuova vittoria dei risparmiatori…
… contro il colosso Credit Agricole (ex Cassa Risparmio di Cesena). di Davide Fabbri (*) La terza sezione civile della Corte d’Appello di Bologna – consigliere estensore dott.ssa Carmela Italiano e presidente dott.ssa Manuela Velotti – ha recentemente confermato per intero l’ordinanza pronunciata dal Tribunale di Forlì nel febbraio del 2022, che condannava Credit Agricole al risarcimento del danno di
February 23, 2026
La Bottega del Barbieri
Banche e finanza: legalità senza giustizia
Dal podcast Unchained alle azioni collettive: come cittadini e movimenti sociali monitorano la finanza per difendere diritti e territori. Il podcast di Valori.it, “JP MORGAN: La banca che ha sostenuto Jeffrey Epstein e la banalità del male”, ultima puntata di Unchained – Storie di ordinario capitalismo selvaggio, parte da un cortocircuito potente: mentre a Francesca Albanese, relatrice speciale ONU, viene di fatto impedito di aprire un conto corrente a causa delle sanzioni statunitensi con effetti extraterritoriali sull’intero sistema bancario globale, Jeffrey Epstein¹ – già condannato nel 2008 per sfruttamento della prostituzione minorile – continuava a beneficiare di relazioni privilegiate con una delle più grandi banche del mondo, JPMorgan Chase. Il racconto di Lorenzo Tecleme non indulge nel sensazionalismo. Al contrario, smonta la narrazione complottista e mostra qualcosa di più inquietante: non una cospirazione segreta, ma una rete di relazioni economiche alla luce del sole. Secondo ricostruzioni giornalistiche – tra cui un’inchiesta del New York Times – dirigenti della banca avrebbero consentito a Epstein operazioni anomale, linee di credito e movimentazioni che avrebbero dovuto attivare controlli antiriciclaggio. Dopo lo scandalo, il manager coinvolto ha lasciato l’istituto, ma la struttura che ha reso possibile quel rapporto è rimasta intatta. NON È UN’ECCEZIONE. È UN MECCANISMO La questione centrale non è il mostro individuale, ma il sistema finanziario che consente a certi attori di operare indisturbati finché producono profitto economico. Il podcast allarga poi lo sguardo: le banche non sono entità oscure che agiscono nell’ombra. Le banche operano legalmente in settori come combustibili fossili e industria bellica, e quando le regole sono controllate da chi ne beneficia, smettono di tutelare diritti, ambiente e democrazia. Ed è proprio qui che si manifesta la frattura tra legalità e giustizia: quando le regole sono scritte da chi ne beneficia, leggi e istituzioni smettono di essere uno strumento di equità e diventano un meccanismo di repressione e protezione degli interessi economici di multinazionali e gruppi finanziari, il cui obiettivo è il profitto, non la tutela dei territori e dei diritti umani. La legalità da sola non garantisce trasparenza: quando le regole restano opache e le decisioni non sono controllabili, si aprono spazi in cui corruzione e abusi possono prosperare, aumentando il rischio democratico. Non è una questione nuova. Nel 1972, nel suo storico discorso all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, Salvador Allende denunciava il potere delle multinazionali – chiamandole “sociedades transnacionales” – capaci di interferire nella sovranità degli Stati e di condizionare processi democratici. A oltre cinquant’anni di distanza, il nodo resta: > chi decide davvero le regole dell’economia globale? Chi stabilisce cosa sia > legale in uno Stato? E chi controlla i controllori? In questo quadro si inserisce un’altra domanda scomoda: quali interessi economici sostengono oggi derive autoritarie e nazionaliste? Il Transnational Institute (TNI), nel rapporto “Follow the money: The business interests behind the far right” (3 febbraio 2026)², analizza le connessioni tra settori emergenti della finanza alternativa (private equity, hedge fund), comparti sotto pressione come i combustibili fossili e frazioni di capitale domestico che utilizzano governi autoritari per ridefinire equilibri e regole. Non esiste un unico blocco monolitico: esistono convergenze di interessi materiali. Comprenderle è condizione per un antifascismo economico, che non sia solo morale. Questo significa anche nominare ciò che spesso resta implicito: il lobbying. Gruppi di pressione sulle istituzioni europee che operano stabilmente per orientare direttive, regolamenti e politiche pubbliche. Vale per le lobby dei combustibili fossili, per il settore finanziario e per reti come ELNET³, attiva nel rafforzare relazioni politiche tra Unione Europea e Israele. Le istituzioni non sono mai neutre: sono attraversate da interessi economici. Ma non tutte le pressioni sono equivalenti. Esiste una differenza sostanziale tra il lobbying esercitato da grandi gruppi economici per massimizzare profitti e la pressione politica esercitata da movimenti sociali che rivendicano diritti umani, beni comuni e cancellazione del debito. Le istituzioni sono sempre terreno di conflitto: la questione è quali interessi riescano a imporsi. Anche l’industria militare è sostenuta da investimenti bancari: fondi e ETF possono finanziare aziende produttrici di armi impiegate in conflitti. La mancanza di trasparenza non è inevitabile, ma una scelta di governance. Un esempio concreto è quello della General Dynamics, l’unico produttore statunitense dei corpi bomba della serie Mark 80, inclusa la MK‑84 (“Hammer”). Un’inchiesta di Al Jazeera (“The Rest of the Story”, febbraio 2026) ha documentato l’uso di queste munizioni termiche e termobariche nel conflitto a Gaza, ricostruendone la catena di fornitura e le implicazioni umanitarie. Il loro impiego in aree densamente popolate solleva gravi questioni di diritto internazionale. «Come facevano i nazisti nei campi di concentramento: le bombe disintegrano l’intera materia organica». Per quasi 3.000 persone, tra donne e bambini, non ci sono corpi da seppellire né funerali da celebrare. MOVIMENTI PER IL DISARMO E LA GIUSTIZIA ECONOMICA Non a caso movimenti come BDS Italia chiedono un embargo militare, mentre reti civili italiane — Sbilanciamoci!, Fondazione PerugiAssisi, Rete Italiana Pace e Disarmo, Coordinamento No Nato, No Rearm Europe e Operazione Colomba della Papa Giovanni XXIII — organizzano formazione, proteste e campagne per il disarmo e la riduzione delle spese militari, tra cui la campagna “Ferma il riarmo”. In Italia, ReCommon agisce come osservatorio critico dei flussi di denaro pubblico e privato: monitora investimenti di grandi gruppi bancari in progetti fossili, denuncia legami tra finanza, grandi imprese energetiche e governi, pratica azionariato critico nelle assemblee societarie e fa pressione affinché garanzie pubbliche non sostengano progetti climaticamente distruttivi. Vari movimenti europei —  Finance Watch, Tax Justice Network, Attac, CADTM Italia, Eurodad — sono lobby di cittadine e reti transnazionali⁵ che producono studi, proposte legislative, organizzano monitoraggi e campagne per promuovere disarmo, giustizia economica e tutela dei diritti. Anche reti religiose – come Caritas Internationalis con la campagna “Cambiare la rotta: Trasforma il debito in speranza” in vista del Giubileo 2025 – e diverse Chiese riformate hanno chiesto la remissione del debito come imperativo morale. Movimenti del Sud globale denunciano da decenni un sistema finanziario che estrae ricchezza (materie prime e sfruttamento lavorativo) dai Paesi poveri, chiedendo la cancellazione del debito pubblico ritenuto insostenibile. Tutto questo non è un elenco accessorio: è il contesto in cui il caso Epstein acquista senso politico. Se la finanza può isolare una funzionaria ONU attraverso sanzioni extraterritoriali e al tempo stesso sostenere, per anni, un cliente già condannato per pedofilia perché economicamente redditizio, allora la questione non è morale ma strutturale e democratica. DEMOCRAZIA E TRASPARENZA NELL’ECONOMIA GLOBALE Quando il potere economico condiziona la scrittura delle leggi, quando le lobby operano in assenza di trasparenza e senza reali meccanismi di controllo pubblico, la legalità oggi sostiene un sistema sempre meno vincolato alla giustizia e alla tutela dei diritti umani. La crisi non è episodica: è strutturale. Si manifesta nelle leggi cucite ad personam, nella difficoltà di tutelare l’ambiente e i territori, nell’aumento della repressione e criminalizzazione del dissenso, nella progressiva erosione della sovranità democratica delle comunità. È una forma di corruzione istituzionale che svuota dall’interno il principio stesso di responsabilità pubblica e incrina il patto tra istituzioni e cittadini che versano le tasse. Il podcast di Valori.it dimostra che non servono teorie su cupole segrete né riti satanici per spiegare l’impunità delle élite economiche. Analizzare i flussi finanziari è un atto di consapevolezza democratica. Significa chiedersi dove finiscono i nostri risparmi, quali interessi sostengono e quali mondi rendono possibili. Significa anche capire come la legalità possa divergere dalla tutela dei diritti umani, dell’ambiente e dei territori. Unchained rende visibile la routine economico-amministrativa che chiamiamo capitalismo, mostrando che la banalità del male non è un’eccezione. È un sistema che può essere interrotto e trasformato solo diventando consapevoli, contrastando l’influenza delle lobby economiche. Agendo come cittadini, consumatori e correntisti responsabili, capaci di tutelare diritti e territori da decisioni guidate e esclusivamente dal profitto. La trasparenza è fondamento della democrazia.   NOTE A PIÈ DI PAGINA 1. Jeffrey Epstein: nel 2008 si dichiarò colpevole in Florida per reati legati allo sfruttamento sessuale di minori, beneficiando di un controverso patteggiamento. Il suo rapporto con JPMorgan Chase è stato oggetto di cause civili e inchieste giornalistiche. Documenti giudiziari e articoli del The New York Times (“JPMorgan Kept Jeffrey Epstein as a Client Despite Internal Warnings”, 2019–2023), insieme alla copertura di Reuters e Financial Times, hanno evidenziato che la banca lo mantenne come cliente per anni nonostante segnalazioni interne, sollevando interrogativi sull’efficacia dei controlli di conformità, inclusi gli obblighi antiriciclaggio (AML) e le procedure di know-your-customer (KYC). 2. Transnational Institute (TNI), “Follow the money: The business interests behind the far right” (3 febbraio 2026); TNI, “Corporate Power, A David and Goliath struggle for the 21st century” (2019).  Si veda anche l’iniziativa “Stop Corporate Impunity”, che promuove strumenti giuridici vincolanti per ritenere le imprese responsabili di violazioni dei diritti umani. Spesso citata come Global Campaign to Reclaim People’s Sovereignty, Dismantle Corporate Power and Stop Impunity è una rete globale che comprende oltre 250 organizzazioni, movimenti sociali, sindacati e comunità colpite dalle attività delle multinazionali: https://www.stopcorporateimpunity.org/ 3. European Leadership Network (ELNET), organizzazione attiva nel rafforzamento delle relazioni politiche tra Unione Europea e Israele, spesso descritta come uno dei principali gruppi di pressione pro-Israele, considerato braccio europeo dell’APAC (American Israel Public Affairs Committee). Per un approfondimento sulle dinamiche di pressione politica e mediatica, si veda la recente intervista video tra Alessandro Di Battista e Rula Jebreal (YouTube Live, febbraio 2026), in cui vengono discusse le relazioni tra lobbying internazionale, finanziamenti politici e quella che Jebreal definisce “israelizzazione” delle società occidentali, intesa come progressiva erosione dei diritti civili in nome della sicurezza. 4. Per informazioni sulle campagne BDS “Embargo militare” e “Banche Complici” scrivere via mail a: bdsitalia.embargomilitare@gmail.com . Articolo: Stop al commercio di armi e alla cooperazione militare con Israele: https://bdsitalia.org/index.php/campagne/embargo-militare; Petizione “Interrompiamo il transito di armi dai porti italiani”, campagna 2026: https://c.org/5qvKZbSvkb 5. Reti attive su regolazione finanziaria e debito: – Sbilanciamoci! (coalizione di oltre 50 organizzazioni italiane) – Finance Watch (contro-lobby cittadina presso l’UE) – Tax Justice Network (lotta a evasione fiscale e segretezza bancaria) – Attac (promozione della Tobin Tax e contrasto ai paradisi fiscali) – CADTM Italia (annullamento dei debiti illegittimi) – Eurodad (rete europea su debito e sviluppo)   Il mio precedente articolo: > Il problema siamo noi   Valentina Fabbri Valenzuela
February 22, 2026
Pressenza
Gli utili straordinari delle banche a scapito del welfare
“Le banche italiane consegnano agli archivi un’annata stellare, con profitti che hanno superato con slancio i 30 miliardi di euro. Brindano gli azionisti che si preparano a incassare 26,5 miliardi, grazie ai risultati centrati nell’intero 2025 dai soli istituti di credito quotati in Piazza Affari. I manager si aspettavano di poter gratificare i soci, tanto da staccare a novembre cospicui anticipi sulla cedola complessiva. Con i risultati pubblicati nella prima metà di febbraio, quelle sensazioni positive sono diventate certezze: gli assegni da spedire agli azionisti sono pronti, con la percentuale sugli utili distribuita ai soci che vola oltre l’84%. Le regine per risultati e cedole sono Unicredit e Intesa Sanpaolo.” Così con garrula gioia i giornali salutano l’annata dei profitti straordinari delle banche italiane ma queste performance sono state garantite dalla ritirata politica del welfare a favore della privatizzazione dei servizi (permettendogli di vendere polizze previdenziali e sanitarie), riduzione del deprezzamento dei titoli dello Stato che hanno in bilancio e selezione del credito a tutto vantaggio dei “clienti redditizi”. Non è un caso che l’unico comparto in grado di avvicinarsi a tali record sia quello del riarmo con una percentuale del 14%,i fattori che hanno garantito dividendi e cedole fuori misura risiedono in primo luogo nella crisi del welfare a favore della privatizzazione dei servizi,infatti le banche si sono arricchite con le commissioni sulla vendita dei loro prodotti finanziari e assicurativi: in parole semplici, vendendo polizze previdenziali e sanitarie, rese sempre più indispensabili dalla mancata copertura previdenziale del sistema pensionistico pubblico. Inoltre le banche italiane hanno comprato i titoli del debito del nostro Paese con le risorse trasferite gratuitamente dalla Bce; ora, per effetto della politica di austerità contenuta nella Legge di bilancio e nelle altre misure del governo, il rating del debito è migliorato e quindi le banche hanno migliorato i loro bilanci potendo distribuire profitti ai super ricchi. Il terzo fattore è stato costituito da una maggiore selezione del credito a tutto vantaggio dei creditori solidi, i soliti noti clienti redditizi .Negli ultimi anni, anche per effetto di normative fatte per creare un credito per soli privilegiati, il flusso dei crediti bancari, spesso coperto da garanzie pubbliche, si è rivolto solo verso clienti estremamente solidi, in modo da ridurre le costose sofferenze. Ne parliamo con Alessandro Volpi economista che scrive su Altreconomia
February 17, 2026
Radio Blackout - Info
Il “PayPal pubblico” brasiliano non piace a Trump
In Brasile tutti pagano con la piattaforma pubblica Pix. Ma Trump vuole farla sparire – e lo scontro potrebbe ripresentarsi anche in Europa. di Lorenzo Tecleme (*) Le relazioni tra il presidente statunitense Donald Trump e il suo omologo brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva sono tese da tempo. Nell’estate del 2025 il governo di Washington ha imposto un dazio superiore al 50% sulle
January 14, 2026
La Bottega del Barbieri
Come i fondi di investimento “verdi” finanziano le armi
«La guerra è pace, la pace è guerra». Insieme all’industria della difesa, la commissione europea sembra aver fatto proprio lo slogan più famoso del distopico 1984 di George Orwell per convincere i mercati finanziari che la produzione di armi può essere considerata sostenibile. L’obiettivo: aprire all’industria della difesa le porte del crescente […] L'articolo Come i fondi di investimento “verdi” finanziano le armi su Contropiano.
January 1, 2026
Contropiano
Verso lo sciopero generale del 28 novembre, martedi manifestazione sotto l’ABI
Verso lo sciopero generale del 28 novembre e la manifestazione nazionale del 29 novembre, l’Usb ha convocato un presidio per martedi 25 Novembre a Largo Argentina presso la sede dell’ABI (Associazione Bancaria Italiana), per denunciare come in questi anni le banche abbiano guadagnato profitti stellari, mentre i salari di chi […] L'articolo Verso lo sciopero generale del 28 novembre, martedi manifestazione sotto l’ABI su Contropiano.
November 22, 2025
Contropiano
Il populismo finanziario del governo nasconde le manovre di potere sulle banche.
C’è da chiedersi se e quanto la tassa sulle banche stia colpendo la rendita bancaria oppure stia solo spostando risorse dentro lo stesso equilibrio di potere .La legge di bilancio 2026 prevede l’ aumento temporaneo IRAP per banche e assicurazioni, limitazioni a taluni crediti d’imposta e meccanismi per sbloccare le riserve create come alternativa al prelievo del 2023, queste riserve verrano trasformate in dividendi per gli azionisti con un cospicuo sconto fiscale. Le stime convergono su un contributo per il comparto dell’ordine di 4,4-4,5 miliardi, pur con elementi di “volontarietà” che lasciano margini di incertezza sul gettito effettivo.In realtà il tema è che le politiche monetarie hanno favorito gli asset finanziari, mentre l’inflazione ha eroso il potere d’acquisto, con effetti regressivi sui redditi fissi. Ma questa grancassa sulle rendite finanziarie nasconde la manovra di potere che ha coinvolto il MPS e Mediobanca con l’intervento a gamba tesa del governo e la partecipazione di soggetti privati quali la famiglia Del Vecchio e Caltagirone . MPS non solo è stata per anni sull’orlo del fallimento, ma ora è riuscita ad acquisire una banca molto più grande, che è sempre stata in salute ,i maggiori artefici dell’acquisizione, cioè Del Vecchio e Caltagirone l’hanno voluta seguendo loro logiche di potere e il governo ha rivestito un ruolo rilevante perseguendo il tentativo di costituire un terzo polo bancario di area lombarda sotto il suo controllo puntando con incroci di partecipazioni al controllo di Generali. Ne parliamo con Renato Strumia del Sallca cub ,sindacato autorganizzato dei lavoratori del credito.
November 11, 2025
Radio Blackout - Info
Tassare le rendite per finanziare i servizi pubblici e le energie rinnovabili
L’Italia si trova a un bivio, da un lato, assistiamo all’esplosione dei profitti in settori chiave come quello bancario e quello energetico, dall’altro, la sanità e i servizi pubblici soffrono di un cronico sotto finanziamento.  La politica fiscale, lungi dall’essere un meccanismo di riequilibrio, si è rivelata uno scudo per […] L'articolo Tassare le rendite per finanziare i servizi pubblici e le energie rinnovabili su Contropiano.
October 28, 2025
Contropiano