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Nadia Massella: “Vogliamo dare voce a storie sconosciute al grande pubblico”
Bosco Chiesanuova (VR), 31 agosto 2026 – A conclusione del Film Festival della Lessinia proponiamo un’intervista con la sua presidente, che ci parla di come avviene la selezione dei film per il concorso e dell’attenzione che l’organizzazione del festival ha sempre avuto verso le tematiche ambientali e sociali. A seguire, le trame di tre dei film in concorso, scelti fra quelli che più si avvicinano ai valori di Pressenza. Come viene fatta la selezione dei film? A quali temi si pone più attenzione? «Ogni membro del comitato di selezione visiona i film e poi ci ritroviamo periodicamente tutti insieme per discutere di quelli che abbiamo visionato e, se abbiamo pareri discordanti, li riguardiamo insieme. I film devono essere coerenti con il tema del festival: vita, storia e tradizioni delle genti di montagna. Nella scelta abbiamo anche un occhio di riguardo per la qualità delle opere presentate. Per il Festival è importante dare voce e volti a persone e popoli le cui storie sono sconosciute al grande pubblico» Ho notato nel corso degli anni una presenza crescente di tematiche legate alla crisi ecologica e climatica. La scelta è legata alla più ampia disponibilità di film che si occupano di ambiente e clima oppure è frutto di una vostra precisa volontà di divulgazione? «Da anni il Festival ha creato la sezione FFDLgreen dedicata ai problemi dell’ambiente e del pianeta: dall’inquinamento al riscaldamento globale, alla scarsità dell’acqua, alla deforestazione. Questi temi sono stati trattati non solo nei film ma anche nelle conferenze, come in quella di Mauro Varotto e Giovanni Baccolo che hanno parlato dei ghiacciai, quella di Giannandrea Mencini sulle dinamiche distorte presenti oggi nel mercato delle sementi, affiancata dalla presenza di piccole realtà contadine nella piazza del Festival. Questa è una scelta della rassegna per far conoscere e sensibilizzare il pubblico sulle tematiche ambientali e sulle scelte che possono favorire comportamenti corretti nella vita di tutti i giorni. A questi temi purtroppo da qualche anno si è aggiunto quello dell’inquinamento creato dalle guerre, di cui ha parlato il climatologo Luca Mercalli e testimoniato nella piazza del festival anche dalla presenza delle Donne in nero per la Pace che dagli anni ‘90 manifestano contro le guerre». PRESSENZA è un’agenzia stampa si occupa di nonviolenza, pace e disarmo, diritti umani e inclusione sociale. Quali tre film fra quelli in concorso sono più vicini a questi temi (uno di questi è sicuramente Il ragazzo della Drina, finora in assoluto il lavoro migliore che ho visto quest’anno)? «Tra i film presentati, oltre a Il ragazzo della Drina, penso a La voix du troupeau, dove il protagonista Didier, sordo dalla nascita e analfabeta, inventa un’originale lingua dei segni per comunicare sia con gli animali che alleva che con i familiari e la sua comunità. E poi il film Il primo suono, dove la musica e la vita di Giancarlo Murranca superano qualsiasi barriera e commuovono e coinvolgono il pubblico». Il ragazzo della Drina (The boy from the river Drina), di Zijad Ibrahimovic, Svizzera, 2025 – Si può guarire da un genocidio? Irvin, sopravvissuto da bambino alla strage di Srebrenica, torna alla casa paterna dopo trent’anni, nella Valle della Drina. Negli stessi prati e boschi in cui le persone allora si rifugiarono, decide di costruire con le sue mani un piccolo villaggio. Dal suo racconto in prima persona emergono le ferite che porta dentro di sé, strascico doloroso della guerra. Lavorare e raccontare è per lui un modo di elaborare il suo passato personale e quello dei morti, a cui tenta di ridare dignità. Il regista lo segue da vicino, lasciandogli completamente la scena in un ritratto senza retorica. Il ragazzo della Drina è il racconto toccante di un bambino, poi cresciuto in Italia, che ha deciso di tornare al suo villaggio natale per “ridare vita” alle vittime del genocidio. “Penso che si parli tanto del genocidio di Srebrenica, ma si parla poco dei sopravvissuti e del ritorno a Srebrenica. Noi tramite il nostro ritorno diamo nuova vita alle persone che non ci sono più, qualsiasi cosa facciamo. Dall’arare la terra, dal coltivarla, dal fare la legna per l’inverno, dall’accendere un fuoco, dal bere l’acqua da un torrente, dal camminare su questa terra. In quel momento ridiamo di nuovo vita alle persone che non ci sono più”, dice Irvin, camminando per il suo villaggio in cui sono rimasti soltanto quattro abitanti. Durante il film mostra anche i boschi in cui gli abitanti di Srebrenica cercarono rifugio durante la guerra: “La natura si impadronisce di noi e ci salva. Lo ha fatto durante la guerra. Noi che siamo sopravvissuti dobbiamo tutto alla natura”. Il primo suono, di Andrea Mura, Italia, 2026 – Giancarlo Murranca è un percussionista e costruttore di strumenti musicali. Invita il regista nel suo “rifugio” sulle montagne della Sardegna, dove intende costruire un m’bira che sarà forse l’ultima. Malato fin dalla nascita di spina bifida che gli provoca dolori atroci, non usa la morfina ma la marijuana, lottando per il suo uso terapeutico. «Se suono sono in paradiso, come smetto sono all’inferno», confessa. Il lavoro di costruzione dello strumento è accompagnato dai suoi racconti: «Il suono deve essere come quello dell’acqua», dice. E quando lo vediamo suonare nel bosco, troviamo il senso profondo della sua filosofia: «La musica è imitazione e l’Uomo, fin dalle origini, cerca di imitare quello che sente in Natura». Il film alterna l’indagine documentaristica all’animazione, in un dialogo che si fa intimo e che arriva a toccare i gangli sensibili della vita di Giancarlo e dell’esistenza umana: «Amplificare il bello e te ne vai libero: si chiama morte». La voce del gregge (La voix du troupeau), di Matthias Joulaud e Lucien Roux, Svizzera, 2026 – Per comunicare con i suoi familiari e con i suoi compaesani, Didier, sordo dalla nascita e analfabeta, ha inventato una propria e originale lingua dei segni. Non gli è necessario utilizzarla, tuttavia, per comunicare con le mucche della famiglia Maury, animali che alleva con amore, in una fattoria dell’Alvernia. Nel lavoro e nel rapporto con le bestie Didier ha trovato conforto dopo la morte di Claude, l’amato fratello. Il vuoto, da allora, è colmato dall’affetto della famiglia presso cui lavora, in particolare dal tenero e giocoso rapporto con la giovane figlia. Quando le difficoltà che mettono in crisi il mondo dell’allevamento costringono i Maury a vendere le bestie, Didier sarà messo a dura prova, dovrà confrontarsi con le proprie paure e reinventare i rapporti con gli altri. I registi, mescolando immagini ad animazioni, ci accompagnano nella sua quotidianità, affidano il racconto alla sua lingua dei segni, senza tradurla e sottotitolarla, tanto risulta universale nella sua unicità. Senza  indugiare in retorica, raccontano Didier non come persona disabile ma come uomo.     Mara Zanella
September 1, 2026
Pressenza
La guerra uccide anche l’ambiente: Luca Mercalli al Film Festival della Lessinia
In una piazza gremita di spettatori, Luca Mercalli, in un dialogo con lo speleologo Francesco Sauro, ha presentato il suo nuovo libro sulla storia del clima in Italia e ha parlato di come il Paese si trova ad affrontare la crisi climatica tra negazionismo, disinformazione e soldi spesi in armamenti. La conferenza-dialogo tra il climatologo Luca Mercalli e lo speleologo Francesco Sauro intitolata La guerra uccide anche l’ambiente era prevista per le 11.00, ma già alle 10.30 i posti a sedere nel tendone delle conferenze del Film Festival della Lessinia erano esauriti, così come la fila di panche supplementari allestite dall’organizzazione nella piazza e persino gli spazi della retrostante ‘Biblioteca della montagna’. Davanti a questa folla di spettatori il climatologo, venuto a presentare il suo nuovo libro Breve storia del clima in Italia (Einaudi, 2025), esordisce citando una recente dichiarazione di un politico italiano che esortava a parlare “dell’Italia e degli italiani” piuttosto che del clima ed evidenziando come parlare di clima in Italia significhi soprattutto parlare del futuro dell’Italia e degli italiani: “Se l’ambiente collassa, collassa tutto quello che ci sta sopra: economia, società, e tutto il resto”, dice Mercalli. Il climatologo prosegue poi spiegando che cosa comporta l’aumento delle emissioni di CO2 e delle temperature globali e cita, smentendole, alcune teorie negazioniste, come la famosa dichiarazione del fisico Carlo Rubbia su Annibale e gli elefanti, sostenendo che anche un esperto si può sbagliare se parla di cose che esulano dal suo campo di competenza e che purtroppo è prassi comune “ribaltare la realtà storica piegandola alle esigenze mediatiche del momento”. Riguardo ai costi ambientali delle guerre, Mercalli spiega innanzitutto che molte guerre si fanno proprio per garantirsi l’accesso ai combustibili fossili e prosegue dicendo che se l’Italia diventasse più indipendente dal fossile “avremmo enormi vantaggi” sia sul piano ambientale, perché consumare meno combustibili fossili significa ridurre le emissioni, sia sul piano geopolitico, perché ci renderebbe più immuni alle pressioni di potenze straniere e infine anche sul piano economico: la bolletta energetica, cioè i soldi che regaliamo ai Paesi che ci forniscono gas e petrolio, è nell’ordine di decine di miliardi di euro; il climatologo stima che quest’anno si avvicinerà ai 50 miliardi di euro e dice: “Pensate a cosa potremmo fare con questi soldi se rimanessero in Italia”. “Perché non ci sono mai abbastanza soldi nel budget per la transizione energetica, che ci renderebbe indipendenti e invece non si esita mai a investire in armi? La guerra produce prima di tutto inquinamento: aerei e mezzi militari vanno a gasolio e kerosene, portaerei e sottomarini a energia nucleare. C’è un dispendio di energia immediato nelle operazioni militari, ma anche un enorme dispendio di energia nella costruzione degli armamenti. Le risorse nel mondo sono in esaurimento, le più facili da estrarre si stanno già esaurendo e l’appropriazione di queste risorse da parte dell’industria militare metterà in crisi tutte le altre industrie civili. Inoltre non sono riciclabili: quando un missile o un drone esplodono i loro pezzi non si recuperano più, finiscono ad inquinare la terra. Buttiamo via una quantità enorme di metalli e inquiniamo i terreni in modo permanente.” “Le emissioni del settore militare non si conoscono, sono dati secretati”; le stime si possono fare soltanto sui soldi spesi per gli armamenti: 2.850 miliardi di dollari nel 2025, che facendo le proporzioni significano emissioni pari a uno Stato che sarebbe il quinto più inquinante al mondo. “Come cittadini siamo chiamati a fare sacrifici per ridurre le emissioni, ma un missile che esplode brucia il tuo budget di risparmio emissioni di tutto un anno.” Infine, a prescindere da tutto il resto, la guerra è sempre sbagliata, dice Mercalli citando  la Costituzione italiana e aggiungendo un omaggio alle Donne in Nero presenti con i loro cartelli nella piazza. Si lascia poi spazio alle domande dal pubblico, che evidenziano una consapevolezza della criticità della crisi climatica, ma anche una buona dose di smarrimento quando si tratta di capire cosa possiamo fare noi cittadini per combatterla nel totale disinteresse dei media e dei politici. Nelle sue risposte, Mercalli fa riferimento alle buone pratiche che possiamo attuare a livello individuale: investire i risparmi nell’efficientamento energetico delle nostre case, evitare i trasporti più inquinanti (lui stesso dice di non prendere un aereo da nove anni), mangiare meno carne ed evitare di comprare oggetti inutili. Ma dice anche che i cittadini devono pretendere soluzioni dal mondo politico: “Se ci dicono che non ci sono soldi per la transizione energetica, chiediamogli quanto costa un F35.” “Si è diffusa l’idea che tutte le scelte ambientali siano un fastidio e un ostacolo per l’economia”. Sia la destra che la sinistra hanno in testa solo l’economia: alla prima difficoltà l’ambiente viene tolto dall’agenda politica. Ma “l’economia va male proprio perché noi non facciamo i conti con la nostra impronta ecologica”. Sul ruolo dei media, dice che la disinformazione è una delle minacce più grandi per l’umanità e una grande piaga in Italia. “Io metterei al governo chi dice la verità sul clima e lavora per ridurre la nostra dipendenza dall’estero”, dice, esortando ad informarsi e leggere i programmi dei partiti “che non è detto che poi li rispetteranno, ma ci tocca scegliere il meno peggio.” FONTI: * Carlo Rubbia https://www.climalteranti.it/2019/03/21/anche-un-premio-nobel-puo-raccontare-cose-sbagliate-su-clima/ * IPCC https://ipccitalia.cmcc.it/ipcc-special-report-global-warming-of-1-5-c/ * https://www.qualenergia.it/articoli/dipendenza-energetica-italia-75-percento-italia-quali-scelte-2030/ * Bolletta energetica 2024 https://www.ilsole24ore.com/art/energia-2024-bolletta-italiana-scende-485-miliardi-cala-spesa-petrolio-e-gas-AGLlASfB * Donne in Nero https://it.wikipedia.org/wiki/Donne_in_nero     Mara Zanella
August 31, 2026
Pressenza
Questione climatica sempre più protagonista nel cinema di montagna
Bosco Chiesanuova (Verona), 26 agosto 2026: al Film Festival della Lessinia (in corso a Bosco Chiesanuova dal 21 al 30 agosto), come in altre rassegne cinematografiche dedicate alla montagna, la crisi climatica e le sue conseguenze ambientali e sociali stanno assumendo sempre più un ruolo da protagoniste. Il progressivo aggravarsi dell’emergenza climatica diventa sempre più evidente, sconfinando anche in ambiti diversi da quello prettamente ambientalista. È il caso del cosiddetto ‘cinema di montagna’, un settore cinematografico che dà vita a numerosi festival lungo tutto l’arco alpino. In questi giorni è in corso il Film Festival della Lessinia a Bosco Chiesanuova (Verona), giunto alla sua 32° edizione. Frequento questo festival da più di vent’anni, l’ho visto crescere ed evolversi da piccolo evento locale a rassegna di respiro internazionale e ho potuto constatare un’evoluzione delle tematiche ambientali attraverso i film in concorso: se vent’anni fa la maggior parte delle opere si divideva in due principali filoni – quello romantico-bucolico e quello di ricerca scientifica – con il passare del tempo è entrato in scena in modo trasversale il racconto delle conseguenze ambientali e sociali del cambiamento climatico, prendendo anno dopo anno sempre più spazio. La presenza ingombrante di una crisi che è sempre più difficile ignorare si esprime chiaramente nei film dedicati all’argomento, come Frost without snow and ice del fotografo norvegese Asgeir Helgestad o Ex-tract, cortometraggio del regista svizzero Marcel Barelli; ma viene citata più volte anche nei film che trattano di altro, come in Anguane, le voci dell’acqua di Giovanni Pellegrini, in cui una ricerca musicale sperimentale basata su registrazioni dei suoni della natura si fonde con la leggenda delle anguane, mitologici spiriti dell’acqua, ma anche con gli studi di Legambiente sull’inquinamento di fiumi e falde e sugli sforzi notturni di un gruppo di volontari per evitare stragi di rospi e salamandre sulle strade. In numerose sequenze nel corso di tutto il film, appare evidente come “il paesaggio rivela con crescente evidenza il nostro rapporto predatorio e distruttivo con l’ambiente”. Una decina di anni fa, più o meno in contemporanea con gli accordi di Parigi, ratificati da tutti i paesi dell’Unione Europea a fine 2015, l’organizzazione del festival decise di introdurre nel concorso una speciale categoria chiamata FFDL Green. La creazione di un’apposita categoria per i film che trattano questioni climatiche è prova del diffondersi di una consapevolezza in una fascia sempre più ampia della popolazione e allo stesso tempo della volontà degli organizzatori di contribuire ad una divulgazione in tal senso. La selezione di film FFDL Green è incentrata soprattutto sulla protezione del mondo naturale, della biodiversità, dei ghiacciai e delle acque in tutto il mondo. La speranza è che la crescente diffusione di queste tematiche anche al di fuori dei tradizionali ambienti dell’attivismo si traduca in una chiamata all’azione per un numero sempre più ampio di persone.  Il Film Festival della Lessinia si chiude sabato 29 agosto con la cerimonia di premiazione a cui seguirà, domenica 30, una serie di proiezioni dei film vincitori. FONTI  – Sito del Film Festival della Lessinia: https://ffdl.it/it  – Intervista con il climatologo Davide Faranda sugli eventi climatici estremi del 2025: https://www.enostra.it/eventi-climatici-estremi-un-bilancio-del-2025/  – Anguane, le voci dell’acqua: https://ffdl.it/it/film/anguane-songlines-of-water-5612  – Consiglio dell’Unione Europea: https://www.consilium.europa.eu/it/policies/paris-agreement-climate/   Mara Zanella
August 28, 2026
Pressenza