Jesi: il lavoro di Amazon dopo il primo meseDa un mese è operativo il polo logistico Amazon di Jesi. La multinazionale
statunitense per questo anniversario ha annunciato la nuova policy aziendale: le
“ferie solidali”. I dipendenti Amazon, ma solo quelli a tempo indeterminato,
potranno donare ferie e permessi retribuiti a colleghi (sempre a tempo
indeterminato) che attraversano momenti di difficoltà. Il programma sarà attivo
da ottobre su base continuativa, consentendo di presentare richieste e donazioni
durante tutto l’anno. La partecipazione sarà completamente volontaria e a titolo
gratuito, sia per chi dona sia per chi riceve, mentre l’intero processo sarà
gestito nel rispetto della riservatezza delle persone coinvolte. Finora però di
solidale da parte del padrone a stelle e strisce nell’hub di Jesi c’è stato ben
poco.
Dalla notizia della mancata conferma del contratto dopo il periodo di prova per
molti neoassunti, diverse persone hanno cercato la nostra redazione per
raccontarci quello che succede a Jesi in queste settimane. Fatta eccezione per
le persone già dipendenti Amazon che sono state trasferite da altri stabilimenti
italiani, i contratti a tempo determinato dei neoassunti sono fatti da Adecco,
al cui Recruiting Day il 28 maggio ha presenziato, dandogli l’imprinting
istituzionale, il sindaco di Jesi Lorenzo Fiordelmondo (PD).
Giorgio (nome di fantasia, ndr) dopo il periodo di prova è stato lasciato a
casa: “La maggior parte delle persone che sono entrate a lavorare il 6 luglio
hanno firmato il contratto due o tre settimane prima all’Adecco di Jesi. La cosa
strana è che già prima di iniziare a lavorare ci sono state delle incongruenze;
il sistema dell’Adecco non funzionava, quindi queste persone hanno dovuto
firmare un contratto di lavoro con il cellulare, attraverso il codice OTP; un
contratto che non hanno potuto vedere, di cui non sapevano nulla e che non hanno
potuto scaricare il giorno stesso e i giorni successivi alla firma; quindi hanno
firmato alla cieca.”
Incontrare questa persona ancora giovane, abbastanza amareggiata, è anche
l’occasione per capire come si lavora in Amazon. “Sei in piedi tutto il giorno
– spiega Giorgio – non hai pause, l’unica è quella per mangiare di 30 minuti;
però date le notevoli dimensioni del magazzino, si impiegano circa 7 minuti per
andare nella sala ristoro e 7 minuti per ritornare; quindi 30 minuti meno 14.
Questa è la pausa, 16 minuti per mangiare, riempire la bottiglietta d’acqua,
fare pipì. Mettiamo il caso di una donna che va in bagno, perché magari ha le
mestruazioni e quindi richiede un po’ più tempo rispetto a una pipì; quel tempo
in più viene contabilizzato come ‘non produttività’.
Ovviamente il lavoro è quello, si sapeva, però è giusto anche che la gente
sappia che tipo di condizioni lavorative ci sono, perché anche se la paga è un
po’ più alta rispetto ad altre realtà rispetto al contratto nazionale, è
abbastanza da schiavi, da fabbrica cinese. Poi all’interno ci sono anche questi
team leader, che perlopiù sono persone che vengono da altri magazzini
all’interno del territorio italiano. A queste persone è stato offerto un
contratto a tempo indeterminato, gli sono stati offerti 3 mila euro per
spostarsi e anche questa gente è in prova per 30 giorni. Adesso hanno paura,
perché come hanno lasciato a casa chi entra col determinato, possono lasciare a
casa anche loro. Pagano un affitto, magari si sono trasferiti con tutta la
famiglia, con la prole, e poi li lasciano a casa senza che legalmente si possa
fare nulla. Si crea un problema enorme ai lavoratori e ai proprietari che hanno
affittato le case. Questo è il tipo di lavoro che stiamo dando al territorio e
questa sarebbe la notizia da festeggiare?”
Anche chiedere un giorno di ferie, un cambio turno, può compromettere la
richiesta, il periodo di prova, addirittura il rinnovo. “Uno che è stato
chiamato all’inizio – prosegue Giorgio. Aveva scritto una email un mese prima
di iniziare a lavorare per chiedere che il 25 luglio non venisse messo in turno
per un impegno importante. Quando sono arrivati poi i turni, gli è capitato il
25 luglio. Lui ha scritto un’altra email, senza risposta, per chiedere un giorno
di ferie, un cambio turno alla mattina o un giorno di riposo. Quando ha fatto
presente la situazione ad Adecco, gli hanno risposto in malo modo che non si
poteva fare assolutamente. Gli hanno addirittura detto che ‘se lei non viene è
un’assenza ingiustificata, quindi tenga questo presente’. Allo scadere dei 30
giorni, quindi il 6 agosto, ne vedremo delle belle, perché vedremo anche se la
gente con l’indeterminato, che è stata pagata 3 mila euro, sarà confermata
oppure mandata a casa.”
“Un po’ ce l’aspettavamo il fatto delle non proroghe dopo la prova – ammette
Andrea Catalani della UIL Marche. Diciamo che forse ci ha sorpreso nei numeri.
E’ tipico di Amazon. Rispetto alle singole situazioni, non vediamo motivi di
azione diretta, perché dai casi esaminati, e aspettiamo adesso di verificare
anche i prossimi, dovrebbero essere tutti rispettati i termini tecnici del
contratto. Ma stiamo rimandando a un secondo passaggio con tutti questi utenti,
per vedere poi il momento in cui vanno a ottenere la busta paga, quindi il
riconoscimento economico. Perché è sulla busta paga che potrebbero emergere dei
dati che hanno le caratteristiche per indurre a fare vertenza”.
Il dirigente sindacale, infatti, spiega che su un migliaio di persone assunte da
Adecco dal 6 luglio, ad oggi già circa il 10-12% non è stato confermato alla
fine del periodo di prova. “I neo assunti – conferma Catalani – sono tutti
somministrati, selezionati e contrattualizzati da Adecco per periodi che vanno
dai 4 ai 7 mesi. Da informazioni certe che abbiamo, pare non siano arrivati
tutti quei curricula che si aspettavano all’inizio, e quindi hanno anche una
certa difficoltà nel processo di selezione. Dai dati in nostro possesso, a
seguito dei corsi formativi che stiamo facendo come sindacato, l’85% circa dei
neoassunti arriva dalle Marche, le donne sono al di sotto della soglia del 50% e
l’età varia dai neodiplomati a persone oltre i 55 anni. Rapportarsi con Amazon è
molto difficile per il sindacato; stiamo preparando proprio in questi giorni con
le altre sigle confederali una richiesta formale per l’apertura di un tavolo di
confronto”.
“Ci sono ancora persone che devono essere chiamate – racconta Federica (nome di
fantasia, ndr) anche lei non confermata – non a full time come noi, ma in part
time. E questi hanno dei dubbi se accettare il lavoro. C’è un signore che ha 60
anni che mi ha detto: ‘Io mi dovrei fare 40 chilometri andata, 40 chilometri al
ritorno, e chissà, poi dopo i 9 giorni di contratto mi mandano a casa, perché
non c’è un picco di lavoro’. Perché sappiamo che Amazon ha dei picchi di
lavoro, e poi c’è il lavoro nei periodi bassi. Se stavamo a novembre, secondo me
loro non facevano una cosa del genere, perché a novembre c’è un picco con il
Black Friday, perché comunque i picchi di lavoro sono periodi di Black Friday,
Prime Day che è a fine giugno, oppure periodi di dicembre, prima di Natale.
Io ho iniziato l’8 di luglio. Adecco chiedeva anche persone inesperte. Allora
io mi domando: ma se la persona è inesperta e dopo 5 giorni di lavoro mandi una
lettera che non hai superato i 9 giorni di prova, in 5 giorni con tutta la buona
volontà e con tutta la forza che ci ha messo per lavorare e per imparare, come
fai a diventare esperta per superare la prova?”
Come ha testimoniato Giorgio nel nostro reportage, ‘questo è il tipo di lavoro
che stiamo dando al territorio’. L’impressione, osservandole, è che di questo le
classi dirigenti marchigiane non si rendano proprio conto.
Leonardo Animali