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SCUOLA RESISTENTE: PUNTATA DI SABATO 11 APRILE
Nuova puntata sabato 11 aprile 2026, su Radio Onda d’Urto, di “Scuola Resistente”, trasmissione su istruzione e dintorni, a cura del nostro collaboratore Stefano Bertoldi, sociologo, giornalista freelance collaboratore di Radio Onda d’Urto e di Pressenza, (Agenzia di stampa internazionale). Di seguito, il testo introduttivo, sempre di Stefano Bertoldi, e l’intervista a Dario studente del liceo Minghetti di Bologna.  Dario, studente del Minghetti di Bologna, ci racconta di un caso di successo, di una lotta andata a buon fine contro una presenza militare indesiderata ma pianificata e annunciata dall’ alto attraverso una circolare interna: grazie alla collaborazione di alcuni docenti questa circolare è diventata però di dominio pubblico, all’interno dell’Istituto che ha visto diversi studenti opporsi rendendo quantomeno inopportuno quell’incontro. Siamo quindi di fronte ad un’alleanza che non può che essere positiva, tra docenti, ancora non molto numerosi ma agguerriti e studenti. Bologna non è nuova a queste intromissioni: poco tempo prima l’Accademia militare di Modena tentò di far passare un proprio percorso di studi, pensato ad hoc per loro, all’interno la facoltà di filosofia: non se ne fece nulla ma la vicina sede accademica di Modena e Reggio Emilia non se l’è proprio sentita di rinunciare. Unimore non ha certamente lo stesso fascino e prestigio di una dell’università più antiche d’Italia insieme a quella di Camerino, con la quale si contende il primato ma è pur sempre un’esrmpio di università statale che il mondo militare è riuscito a parassitare. Il Liceo Minghetti di Bologna, quindi, anche grazie a quest’inedita alleanza intergenerazionale, pur in presenza di un preside-sceriffo di cui Dario non ha mancato di raccontarci le gesta, poco edificanti ed onorevoli, di questi ultimi anni, è riuscito a bloccare un corso di ‘formazione”, di fatto l’ennesimo intervento di cosiddetto orientamento al lavoro con l’Accademia Militare di Modena. Dopo le proteste degli studenti, guidate da OSA, i ragazzi e le ragazze del Minghetti hanno agito in totale controtendenza e opposizione rispetto alla crescente militarizzazione delle scuole italiane. Il caso viene collegato da Dario al vittorioso “NO” giovanile al recente referendum che oggi trova altri importanti obiettivi in altre pratiche di lotta organizzata. Contro la colonizzazione bellicista della formazione e la promozione della carriera militare come sbocco per i giovani, si moltiplicano, quindi, le iniziative di resistenza, anche in vista della grande mobilitazione internazionale dell’8 maggio cui Dario ha dato appuntamento a tutti coloro che non si rassegnano a questa deriva sporca di sangue. A dire il vero le nuove e future guerre non avranno bisogno di molta “manodopera” ma quella poca dovrà essere altamente qualificata per poter governare sistemi sempre più sofisticati di intelligenza artificiale e droni altamente tecnologici; oltre a questo settore, in grande crescita, sempre per i profili di medio-alto livello di preparazione intellettuale, ci sarà quello inserito nella cosiddetta guerra ibrida fatta di contro-informazione o dis-informazione pianificata a tavolino: queste iniziative servono quindi più che altro a diffondere e a normalizzare questa visione belligerante dei rapporti tra Stati e tra individui nonché a presentare la carriera con le stellette, come fortemente appetibile sebbene riservata a pochi “eletti”, coraggiosi ed altamente qualificati. Per fortuna sono sempre meno i ragazzi che non si lasciano irretire e incantare dal canto delle sirene il cui testo ci parla di stipendi ricchi e sicuri, almeno rispetto alla media nazionale, un futuro lavorativo assicurato anche in caso di congedo anticipato, oltre che a benefit di tutti i tipi a partire dall’alloggio assicurato. Scuola Resistente la puntata di sabato 11 aprile in onda alle ore 18 Ascolta o scarica 
April 13, 2026
Radio Onda d`Urto
SCUOLA RESISTENTE: PUNTATA DI SABATO 4 APRILE
Nuova puntata sabato 4 aprile 2026, su Radio Onda d’Urto, di “Scuola Resistente”, trasmissione su istruzione e dintorni, a cura del nostro collaboratore Stefano Bertoldi, sociologo, giornalista freelance collaboratore di Radio Onda d’Urto e di Pressenza, (Agenzia di stampa internazionale). Di seguito, il testo introduttivo, sempre di Stefano Bertoldi, e l’intervista a Carlo Verdelli. Il “Diavolo in tasca” di Carlo Verdelli, scrittore, giornalista già direttore di diverse importanti testate giornalistiche, è un libro-inchiesta a tratti scioccante, sicuramente “disturbante” perché attraverso storie vere, dimostra che lo smartphone è diventato una forma di dipendenza strutturale e un nuovo strumento di potere sociale. Ai microfoni di Radio Onda d’Urto, Verdelli, propone l’unica strada, forse ancora percorribile, della formazione delle insegnanti di scuola primaria o addirittura di scuola dell’infanzia, per arginare un fenomeno che sta provocando diverse disfunzioni presso intere generazioni sempre più giovani: isolamento sociale, mancanza di “allenamento mentale” indotto dalla comodità delle chatbot, conformismo, emulazione, sino ad arrivare ad una abdicazione delle figure genitoriali e/o educative e dei punti di riferimento affettivo. “Considerando l’abbassamento dell’età in cui le giovani generazioni entrano in contatto con i vari device – ci spiega Verdelli – il ruolo delle insegnanti è fondamentale per riuscire a recuperare un rapporto paritetico e non sottomesso e/o dipendente con il cellulare”. Sono numerosi gli esempi scioccanti di suicidio, tentati suicidi o comunque di comportamenti a-sociali e/o autodistruttivi, contenuti nel libro: purtroppo sono tutte storie vere ma sono descritte al solo scopo di attirare l’attenzione, più che sulla necessità di aumentare le barriere repressive, i divieti e l’ampliamento dei vari strumenti giuridici o amministrativi, su una diffusione quantomeno della consapevolezza degli effetti perversi di uno strumento che è diventato ormai il prolungamento anatomico delle nostre mani. A poco servono, sebbene siano comunque importanti, anche solo sul piano simbolico ha proseguito Verdelli le classi action portate avanti negli USA che puntano, tra le altre cose, alla condanna delle grandi piattaforme sulla base di un impianto accusatorio piuttosto semplice da dimostrare: le varie forme di dipendenza sono state create ad arte al solo scopo di aumentare i profitti. Si sono moltiplicati nel corso degli anni, infatti, i casi di dirigenti di queste piattaforme che nauseati da un cinismo imprenditoriale preda di una logica del profitto che non guarda in faccia a nessuno, auto-licenziatisi e subito dopo trasformatisi, nei più severi accusatori degli dei loro ex-datori di lavoro. “Viviamo in una prigione volontaria digitale – afferma Verdelli, facendo un parallelismo tra cellulare-telefonino e cellulare-pulmino per tradurre i carcerati da un istituto penitenziario all’altro – dove la dipendenza è normalizzata e il problema non riguarda solo i giovani ma l’intera società”. In questo caso ci si riferisce in particolare a delle insegnanti conosciute dall’autore che di fronte a dei gruppi di bambin# che maneggiavano dei telefonini hanno affermato sconsolate “ma che cosa possiamo fare noi!”. La scuola certamente non può sostituirsi all’intera società né tantomeno alla funzione educante delle figure parentali Ma certamente molti docenti potrebbe iniziare a dire no all’invasione del digitale nelle scuole spesso fino a sé stessa o, come accaduto per i fondi del PNRR, accettata senza poterne discutere la validità pedagogica né tantomeno avviare conseguentemente delle riflessioni in merito: ci riferiamo in particolare alle proposte “prendere o… prendere” imposte in tutte le scuole italiane dai/lle presidi-sceriffo, per predisporre ad esempio le cosiddette “aule immersive”; ma di esempi “esotici” se ne possono elencare a decine e tutti immancabilmente in direzione ostinata e contraria alla relazione umana, all’incontro tra i corpi, agli sguardi tra insegnante e allievo/a insomma alle relazioni “calde” alla base di ogni processo educativo. La puntata di sabato 4 aprile 2026 di Scuola Resistente in onda il sabato pomeriggio alle 18 Ascolta o scarica 
April 4, 2026
Radio Onda d`Urto
SCUOLA RESISTENTE: LA PUNTATA DI SABATO 14 MARZO 2026
Nuova puntata sabato 14 marzo 2026, su Radio Onda d’Urto, di “Scuola Resistente”, trasmissione su istruzione e dintorni, a cura del nostro collaboratore Stefano Bertoldi. Di seguito, il testo introduttivo, sempre di Stefano Bertoldi, e l’intervista a Pietro e Arianna di “Unìsono”: “Si chiama “Unìsono” il progetto di inclusione sociale, nato all’interno e in collaborazione con la fondazione Walter Vinci di Milano e portata avanti da giovanissimi educatori e operatori nel sociale, tra i quali Pietro e Arianna, ospiti di Radio Onda d’Urto. Sulla carta la figura professionale dell’insegnante di sostegno, così come tutti gli “strumenti” messi loro a disposizione a partire primi anni del 2000, presenta delle opportunità di inclusione sociale che ci hanno portati – e per fortuna anche se a macchia di leopardo, tutt’ora ci portano – all’avanguardia nel settore educativo. Le armi in suo possesso, tuttavia, sono spesso spuntate tanto che è ancora forte l’equivoco dell’insegnante di sostegno che sarebbe d’aiuto alla singola persona piuttosto che di sostegno alla classe nel suo complesso: quest’ultimo tipo di azione presupporrebbe, in caso di necessità, di un cambio nel modello didattico, nel setting dell’aula, nella progettazione, fin nei minimi particolari, dei sistemi relazionali interni e tra questi e il docente e la struttura scolastica nel suo insieme. Operazioni di questo genere, però , raramente vengono messe in piedi. Nasce, quindi, sulla spinta di queste carenze che peraltro non possono che peggiorare fuori dal sistema “protetto” delle mura scolastiche, il progetto “Unisono”: un modello di inclusione sociale che prevede, nei momenti di socialità e/o ludici vissuti dalla persona con disabilità intellettiva all’interno e fuori dal proprio gruppo di riferimento, una modifica dei luoghi fisici e delle modalità di fruizione. Parliamo nello specifico della discoteca e di tutti i luoghi di fruizione della musica, quasi sempre ad altissimo volume e per questo non concepiti per una fruizione da parte di persone con disagio psichico o fisico: occorre attenuare le luci evitando quelle stroboscopiche, allestire una sala di “compensazione” post-fruizione e una sala in qualche modo “introduttiva” che prepari ad una successiva fruizione a volume musicale più elevato. Dal sito web del progetto si evidenzia che nel corso del 2023 UnìSono ha fatto ballare più di 300 giovani, coinvolto 12 associazioni, 10 promoter/DJ, 12 collaboratori consulenti. Dopo aver realizzato i primi tre eventi sperimentali, è stato valutato l’impatto del progetto sull’inclusione sociale dei giovani adulti con disabilità intellettiva. Dai focus group condotti è risultato che l’esperienza è stata vissuta nel complesso positivamente. Unìsono è risultato un format impattante contro l’esclusione e l’isolamento aprendo le porte del “clubbing” a tutti. Infatti, partecipare a un evento al pari dei propri coetanei in locali radicati sul territorio ha consentito di sentirsi accolti e accettati dalla propria comunità di appartenenza. Eliminare le barriere che limitano il coinvolgimento in attività sociale facilita la condivisione di un’esperienza che permette di creare legami e ampliare la propria rete di amici. D’altra parte, poter uscire e svagarsi come chiunque altro permette di sentirsi trattati al pari degli altri. In conclusione dell’intervista Pietro e Arianna si augurano di diffondere questo modello anche nelle scuole a scopo didattico e pedagogico per creare quel ponte tra scuola e società che al momento ancora è deficitario: “d’altra parte – hanno detto – le esperienze, ormai diffuse e consolidate di co-gestione possono essere proprio l’occasione giusta per questo tipo di proposta”. La puntata di sabato 14 marzo 2026 di Scuola Resistente su Radio Onda d’Urto. Ascolta o scarica
March 15, 2026
Radio Onda d`Urto
SCUOLA RESISTENTE: PUNTATA DEL 20 DICEMBRE 2025
Ivana studentessa a Berlino ci racconta della situazione prima di tutto culturale dell’ondata militarizzante che ha colpito pesantemente la Germania soprattutto in questi ultimi due anni in cui la solidarietà popolare e studentesca verso il popolo palestinese non si è fatta attendere così come la sua pesantissima repressione persino contro gesti simbolici come una bandiera o una kefiah palestinese. “La differenza tra un land e l’altro può far differire un po’ una situazione dall’ altra – spiega a Scuola Resistente Ivana – ma la sostanza è che la repressione è altissima e ora con l’entrata in vigore della leva obbligatoria ci troviamo di fronte ad una nuova battaglia da combattere prima di tutto contro la visita medica generale cui tutto sono obbligati a sottoporsi. Il governo infatti vuole intanto capire su quali numeri può contare e nel caso in cui il numero di militari necessari attraverso il canale del servizio volontario risulterà insufficiente già si sa che per legge verranno estratti a sorte quelli che saranno necessari”. Si apre quindi in Germania un nuovo fronte di lotta nei confronti Prima di tutto della visita medica militare e in prospettiva per ribadire l’obiezione di coscienza in tutti gli altri casi. “La militarizzazione in campo educativo – prosegue poi Ivana – è un po’ come sta venendo in Italia fino ad una presenza dei militari addirittura nelle scuole dell’infanzia dove viene raccontata la vita militare quotidiana attraverso il racconto di ufficiale che fanno appunto queste visite per questa fascia di età”. Young Struggle è un’organizzazione giovanile socialista presente in diversi paesi europei, tra cui Francia, Germania, Svizzera, Austria e Regno Unito. Negli ultimi anni, Young Struggle ha lavorato principalmente sui temi dell’internazionalismo, della solidarietà con le lotte di liberazione in Kurdistan e Palestina, dell’antifascismo e della lotta per la rivoluzione delle donne e la liberazione LGBTI+. La solidarietà incondizionata dell’organizzazione con gli oppressi e le oppresse di tutto il mondo ha portato a una forte criminalizzazione del gruppo in Germania, dove ogni forma di solidarietà con la Palestina e ogni messa in discussione del diritto di esistenza dello Stato di Israele viene catalogata come antisemitismo e repressa dallo Stato tedesco attraverso censura, brutalità poliziesca, tagli alle sovvenzioni, perdita di posti di lavoro, deportazioni, perquisizioni domiciliari e divieti di gruppi come Samidoun. Negli ultimi anni, con la crescente militarizzazione e il riarmo in Europa, l’organizzazione ha partecipato e organizzato attivamente gli studenti e le studentesse delle scuole e delle università nelle mobilitazioni contro la reintroduzione della leva militare obbligatoria, in particolare in Francia e in Germania. Il 5 dicembre, infatti, sono scese in piazza oltre 55.000 studentesse e studenti in tutta la Germania, nonostante le intimidazioni delle istituzioni, delle dirigenze scolastiche e, in parte, degli insegnanti. Migliaia di giovanissimi hanno manifestato contro l’approvazione della legge sulla modernizzazione della leva militare obbligatoria. Nonostante la grandissima opposizione a questa legge, il Parlamento tedesco l’ha approvata. Dal primo gennaio 2026, tutti coloro che hanno il genere maschile indicato sul proprio documento e che sono nati dopo il 2008 saranno obbligati a sottoporsi alla visita di leva per stabilirne l’idoneità al servizio militare. Se non si dovesse raggiungere su base volontaria la quota prestabilita dal governo di 255.000-270.000 soldati in servizio attivo e 200.000 riservisti entro il 2035, si procederà con un’estrazione tra gli idonei e il servizio militare diventerà di fatto obbligatorio. Young Struggle ha partecipato e organizzato attivamente gli scioperi in alcune città della Germania e si prepara a un’escalation delle mobilitazioni nel prossimo periodo: il prossimo sciopero è già stato convocato per il 5 marzo 2026. La puntata di Scuola Resistente del 20 dicembre, a cura di Stefano Bertoldi,  nostro collaboratore. Ascolta o scarica.
December 22, 2025
Radio Onda d`Urto
SCUOLA RESISTENTE: LA PUNTATA DI SABATO 7 GIUGNO 2025
Come raccontare ai giovani, l’arte del dissenso nei confronti delle (non) politiche per l’ambiente, oggi a dir poco irresponsabili? Se poi quest’arte del dissenso, non violenta e pacifista, viene praticata da un’organizzazione che ha scelto di darsi come nome, Ultima Generazione, allora la faccenda si complica. Insieme a Marco Bendinelli storico conduttore di Radio Onda d’Urto e curatore della trasmissione sulle tematiche socio-ambientali, Onda Anomala, abbiamo parlato di questo ed altro con Marco Sonseri, sceneggiatore di fumetti che insieme a Giuseppe Guida, disegnatore, hanno da poco pubblicato una graphic-novel su U.G. Come ha sottolineato Marco Bendinelli, U G. è anche un movimento popolare che nasce dal basso che sperimenta modalità nuove di socialità, di mobilitazione e forme sempre nuove di attivismo, spesso anticipando le mosse di governi sempre più repressivi. D’altra parte “il re è nudo” e il fastidio provato dai vari governi, legati mani e piedi, alle industrie del fossile, all’agroindustria e alle lobby, è direttamente proporzionale alla produzione giurisprudenziale panpenalista, messa in campo per fare fronte al dissenso, non ultimo, il colpo di mano intorno al decreto “sicurezza-paura” dove alcune norme sembrano ritagliate proprio su misura di Ultima Generazione. Attraverso il fumetto gli autori trovano il modo di affrontare le tematiche e le sfide del riscaldamento globale in maniera semplice ma non banale anche sul piano scientifico. Un papà che lavora in un museo e un figlio che muove i primi passi in campo giornalistico, sono la soluzione narrativa scelta per affrontare, da un lato il tema della dissonanza cognitiva rispetto a forme dal forte impatto “visivo” ma dalle conseguenze sulle opere d’arte prese di mira, monumenti o snodi stradali pressoché nulli. Eppure, gli stereotipi, i pregiudizi e i cliché su queste azioni veicolati ad alto volume da tutti i mass-media mainstream, si sono trasformati in un luogo comune talmente condiviso dalla popolazione che forse proprio una graphic-novel si era resa indispensabile per contribuire a smontarli. “Scrivere fumetti e libri – precisa Sonseri – significa essere un cantastorie, una persona che utilizza un linguaggio per aprire squarci di fantasia o finestre sul reale. L’idea di scrivere “Ultima Generazione. L’arte del dissenso” nasce dalla voglia di capire questo movimento ambientalista ma che sarebbe più giusto chiamare, come voi lo avete definito, sociale. L’ho proposto a Giuseppe Guida – prosegue Sonseri – che ha messo a punto uno stile grafico adatto al tipo di storia e ho poi contattato Michele Giuli, cofondatore del Movimento, che ho intervistato molto. L’obiettivo era capire Ultima Generazione e riportare esattamente i concetti espressi da Michele. Cosa che, per ammissione di Michele, è avvenuta. È un lavoro molto documentato ma accessibile a chiunque”. In questi giorni è partita la nuova campagna denominata dal movimento, “Il giusto prezzo”, giusto per i piccoli produttori che sono strozzati dalla grande distribuzione, giusto per i consumatori molti dei quali faticano ad arrivare a fine mese, giusto per l’ambiente, violentato dalla grande distribuzione produttrice insieme, ai rigassificatori, di metano un gas-serra otto volte più potente della CO2. Siccome le varie lotte stanno progressivamente unendosi tra loro mano a mano che cresce la consapevolezza di chi sia il nemico comune, Ultima Generazione scende e scenderà in piazza anche contro il decreto-sicurezza/paura e contro la corsa agli armamenti. La puntata di sabato 7 giugno 2025. Ascolta o scarica.
June 7, 2025
Radio Onda d`Urto