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[L'orda d'oro] Category is ... propaganda LGBT
Il 30 dicembre 2025 il Kazakistan si aggiunge ai vari paesi che hanno seguito la Russia nel passare una legge contro la 'propaganda LGBT' che censura la discussione di tematiche relative alla comunità queer sui media e ne elimina qualsiasi forma di rappresentazione. Oltre a limitare l'informazione, la legge ha delle potenziali ramificazioni nel campo dell'educazione e della ricerca. Facciamo il punto della questione e parliamo brevemente del diritto alla rappresentazione e di alcuni problemi nel traslare questa rivendicazione al caso dell'Asia Centrale senza adattarla al contesto. Come nota positiva c'è che a Strelka è toccato di fare una scaletta musicale a tema propaganda queer. Scaletta musicale * Colonna sonora dal primo ball della serie TV Pose [qui la scena integrale] * Verka Serdutchka - Dancing Lasha Tumbai [qui la performance a Eurovision] * La strofa di Katya in Read U, Wrote U [qui la performance completa a Ru Paul Drag Race] * Ru Paul - Sissy That Walk * Gloria Gaynor - I Will Survive Per approfondire * L'associazione transfemminista più attiva sul tema dei diritti per la comunità queer è Feminita, che si può seguire solo sul canale Instagram @feminita_kz (la maggior parte del contenuto è in russo o kazako, occasionalmente postano in inglese) * Un esempio della pratica del reading dalla serie TV Pose * Il documentario sulla cultura ballroom menzionato è Paris is Burning * Un esempio divertente di lip sync dal programma Ru Paul Drag Race * La drag queen a tema sovietico menzionata è Katya Zamolodchikova
[2026-01-10] BI-SCUSSIONI - Cerchi di discussione su bisessualità, bifobia e misoginia @ Ex 51
BI-SCUSSIONI - CERCHI DI DISCUSSIONE SU BISESSUALITÀ, BIFOBIA E MISOGINIA Ex 51 - Via Aurelio Bacciarini 12, Valle Aurelia (sabato, 10 gennaio 15:30) CERCHIO SU BISESSUALITÀ, BIFOBIA E BIMISOGINIA Un cerchio di discussione per esplorare e riflettere sulla bisessualità, e su come la bifobia si interseziona con la misoginia. 📅 sabato 10 gennaio 2026 🕒 inizio discussione 15:30 📌 Spazio Sociale Ex 51 🗺️ Via Bacciarini 12 (MA Valle Aurelia) L'incontro fa parte di una serie di cerchi di discussione organizzati in avvicinamento all'8 marzo. La partecipazione è libera e aperta: non è necessario prendere parte tutti gli incontri. Ti aspettiamo!
Le Cagnesciolte festeggiano 12 anni di occupazione
So 12 e ce rode er culo ogni anno di più, ma a stare insieme ce pija sempre abbene!! Potevamo scegliere tra cucina, performance, proiezioni, mostra, karaoke o djset...ma perché rinunciare a qualcosa?! E quindi...  𝗗𝗮𝗹𝗹𝗲 𝟭𝟵.𝟬𝟬 Apertura Bar 21.00 Performance 𝗚𝗘𝗡𝗘S𝗜Ƨ: ᄂ𝗜ᄂ𝗜†卄 Я𝗜Ƨ𝗜𝗡𝗚 La mitica Wilgefortis fa il suo ritorno sul palco delle cagne per raccontare la nascita di un nuovo ordine ecclesiastico, le Frate Lelle della Perpetua Indecenza (dette 𝘓𝘦 𝘍𝘳𝘢𝘵𝘦𝘭𝘭𝘦) 21.30 Proiezione Corto 𝙄𝙪𝙗𝙞𝙡𝙚𝙡𝙡𝙖 - 𝘌 𝘴𝘦 𝘪𝘯𝘷𝘦𝘤𝘦 𝘥𝘪 𝘶𝘯 𝘨𝘪𝘶𝘣𝘪𝘭𝘦𝘰 𝘰𝘨𝘯𝘪 25 𝘢𝘯𝘯𝘪 𝘤𝘪 𝘧𝘰𝘴𝘴𝘦 𝘶𝘯𝘢 𝘎𝘪𝘶𝘣𝘪𝘭𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘰𝘨𝘯𝘪 𝘨𝘪𝘰𝘳𝘯𝘰? 22:00 Karaoke A mezzanotte: brindisi dei 12 anni a seguire djset ᴜɴɪᴏɴƏ_ɪɴᴄɪᴠɪʟƏ - ᴛᴇᴄʜɴᴏ/ɴᴜ_ᴛʀÆɴᴢ/ᴛᴇᴋɴᴏ ai VISUAL l art_emisia666 di Square Terror Collective Fino alle 2 más o menos Durante tutta la serata 𝘿𝙞𝙚𝙩𝙧𝙤 𝙡𝙚 𝙦𝙪𝙞𝙣𝙩𝙚 𝙙𝙚𝙡𝙡𝙖 𝙂𝙞𝙪𝙗𝙞𝙡𝙚𝙡𝙡𝙖 Uno scorcio del lavoro creativo di quest'anno di blasfemia e indecenza. Foto di Cloudy
[2025-12-06] Bi-scussione. Cerchio di discussione bi+ @ Ex 51
BI-SCUSSIONE. CERCHIO DI DISCUSSIONE BI+ Ex 51 - Via Aurelio Bacciarini 12, Valle Aurelia (sabato, 6 dicembre 18:00) CERCHIO DI BI-SCUSSIONE Ti aspettiamo per un cerchio di discussione per persone bisessuali, pansessuali o queer. Un’occasione per confrontarsi, riflettere e condividere esperienze in uno spazio sicuro e accogliente. 🩷💜💙 📅 sabato 6 dicembre 2025 🕒 inizio discussione 18:00 📌 Spazio Sociale Ex 51 🗺️ Via Bacciarini 12 (MA Valle Aurelia)
[2025-11-27] Tunisia in Rivolta @ Zazie nel metrò
TUNISIA IN RIVOLTA Zazie nel metrò - Via Ettore Giovenale 16, Roma (giovedì, 27 novembre 19:00) TUNISIA IN RIVOLTA GIOVEDÌ 27 NOVEMBRE ORE 19.00 DA ZAZIE NEL METRÒ Sii Tenera con te stessa, ascolta la tua Rabbia Presentazione del libro “Tunisia in rivolta. Femminismi e queerness fra strada e cyberspazio”, edito da @astarte.edizioni , scritto da Guendalina Simoncini e Maria Nicola Stragapede, con una prefazione di Henda Chennaoui e i contributi di @lucelacq e di Gemma Baccini. Considerata all’avanguardia per i diritti delle donne e delle minoranze di genere e sessuali nel mondo arabo, la Tunisia ha una storia di attivismo ancora poco esplorata, fatta di conquiste e battute d’arresto, contraddizioni e lotte ancora aperte. Questo libro esplora l’universo dei movimenti femministi e queer tunisini, tracciandone la storia dagli anni Venti del Novecento fino alle trasformazioni nate dalle rivolte del 2010-2011. Con uno sguardo attento alle alleanze intersezionali, all’attivismo digitale e ai linguaggi artistici della protesta, il libro restituisce una narrazione corale delle lotte femministe e queer dall’altra sponda del Mediterraneo: eterogenee, intergenerazionali, connesse al mondo ma profondamente legate al proprio territorio. ...questo libro invita ad “ascoltare con attenzione, a scavare in profondità, a mettere in discussione i presupposti e ad accogliere le sorprese” (Cinthia Enloe, dall'introduzione del libro). Parteciperanno alla presentazione: - Maria Nicola Stragapede – autrice e ricercatrice alla Scuola Normale Superiore. - Luce Lacquaniti - traduttrice e ricercatrice (arabo, persiano e inglese), si occupa della scena artistica e culturale underground del mondo arabo, in particolare di graffiti e di fumetto.
[Likewise] Likewise #123 S5
in questa puntata abbiamo ascoltato: amyl and the sniffers per omaggiare la band australiana, che ha voluto ricompensare le fan che non hanno potuto assistere al concerto previsto a Melbourne, cancellato all'ultimo momento per ragioni di sicurezza, lasciando un conto aperto in alcune venue della città e invitando l e fan ad andare a smaltire l'incazzatura, da loro condivisa, e farsi un bicchiere alla loro salute. le band che sanno da che parte stare a noi piacciono tanto. Anna von Hausswolf, Anysia Kim+Loraine James, Jehnny Beth, Dry Cleaning, The Darts, Florence+The Machine, Guerrilla Toss, Oslo Twins, Lucrecia Dalt  abbiamo inoltre ricordate le prossime date in Italia di alcune delle artiste che abbiamo ascoltato: 18 novembre Lael Neale @ Roma Marie Davidson @ Bologna Tarta Relena + Rita Payes + Sissi Rada @Milano -------------------------------------------------------------------------------- 19 novembre Marie Davidson @ Milano Lael Neale @Milano Maiya Blaney @Roma minitour anche per maria antonietta @milano e poi toccherò bologna, roma, torino, firenze -------------------------------------------------------------------------------- 20 novembre  Lael Neale @ Torino Mari fores @Roma Mono@Milano CIRCUIT DES YEUX @Milano -------------------------------------------------------------------------------- 21 novembre  Mono @Roma Mari Fores @Bologna -------------------------------------------------------------------------------- 22 novembre Mari Fores @Napoli -------------------------------------------------------------------------------- 23 novembre Wombo @Bologna -------------------------------------------------------------------------------- 24 novembre Wombo + Automatic@Milano -------------------------------------------------------------------------------- la nostra sigla è: AYAW di Koumiya scoprila qui: https://www.radioflouka.com/ la grafica è curata da Le scriveteci a likewise@ondarossa.info
[2025-11-08] Ecologie Queer @ Cagne Sciolte
ECOLOGIE QUEER Cagne Sciolte - Via Ostiense 137 b (sabato, 8 novembre 11:30) 🌱 Sabato 8.11.25 🌱 Ecologie Queer per una cura collettiva ☘️h11:30- Passeggiata di biodiversità urbana ☘️h13- presentazione e chiacchiera su Ecologia Queer ☘️h14- creazione artistica di un erbario urbano Non mancate!! E portate la borraccia e il pranzo al sacco 🍂
Le donne contro guerra e genocidio si organizzano
A maggio 2025 abbiamo risposto all’appello lanciato da Donne de Borgata per la costruzione di un percorso di donne e persone queer contro la guerra e il riarmo, verso la manifestazione che il 21 giugno ha riempito le strade di Roma con la parola d’ordine “Disarmiamoli!”. In tante, da tutta […] L'articolo Le donne contro guerra e genocidio si organizzano su Contropiano.
Berlino – il Queer Pride che provoca
Non una sfilata, non una festa. Sabato 26 luglio, più di 20.000 corpi queer, trans, migranti e ribelli hanno invaso le strade di Kreuzberg per l’Internationalist Queer Pride (IQP). Una marea insubordinata ha trasformato la città in un palcoscenico di resistenza globale, scandendo un messaggio potente e inequivocabile: “No Pride in Genocide”. In netta rottura con l’organizzazione della CSD – il Christopher Street Day, evento promosso da media e dai partiti mainstream per celebrare l’orgoglio LGBTQIA+ e sostenere invece tra le righe il genocidio, l’apartheid e il capitalismo con una sfilata di carri sponsorizzati dalle grandi multinazionali – l’IQP ha scelto di attraversare le strade di Kreuzberg, con una forza straripante supportata dalla numerosa resistenza queer, trans e migrante. In questo quartiere a maggioranza musulmana e araba, l’Internationalist Queer Pride non ha chiesto diritti, ma reclamato giustizia, non ha cavalcato le prime pagine dei giornali tedeschi ma ha alimentato in maniera collettiva un’integrazione e un’intersezionalità delle lotte che dovrebbe essere la base del concetto di accettazione e convivenza. Questo Queer Pride sudato e comunitario ha dato, seppur sotto gli abituali attacchi violenti della polizia, una speranza a chi ancora crede sia possibile la distruzione dell’ipocrisia tedesca, soprattutto quando si parla di condanna al genocidio e di sostegno alla Palestina. Di Zaira Biagini CONTRO IL PINKWASHING E L’IMPERIALISMO Mascherarsi dietro una finta inclusività — selettiva, bianca e privilegiata — è il grande inganno delle istituzioni tedesche. Lo stesso Stato che si proclama paladino della diversità e della libertà, attacca quotidianamente il diritto all’espressione e alla manifestazione, soprattutto quando a parlare sono le comunità palestinesi. Berlino si vende come città “multiculturale”, mentre contribuisce attivamente al genocidio in corso a Gaza. Un paradosso grottesco: si celebra la tolleranza e l’inclusione, mentre si impone la Staatsräson – la “ragion di Stato” – come dogma indiscutibile, si gentrificano interi quartieri in nome del capitalismo e si zittiscono le voci dissidenti. In questo contesto, la retorica dell’integrazione serve solo a coprire l’esclusione sistematica di chi rifiuta di piegarsi al consenso imposto. > Anche quest’anno l’IQP ha intrecciato queste lotte, comunità e memorie in > un’unica, potente voce collettiva. Un corteo che non si è limitato a > celebrare, ma ha scelto di resistere, denunciare, costruire legami e visioni > comuni. In testa, il blocco palestinese seguito dalla resistenza Queer Curda, dal Bloque Latinoamericano al Disability Justice bloc, Queer anti-imperialist Asian, dall’Armenian bloc e dal Central and North Asia bloc. Presenti anche il Queer Vegan Liberation bloc, il Black Resistance, lə Sex Workers, lə Drag Queen e Kings, il blocco Queer Anarchico, Queer Afghanistan, Transfem bloc, il blocco Queer SWANA & Arab e, insieme a tuttə, lə Antifascistə. Un mosaico vivo, rumoroso, unitə. Un fronte Queer che rifiuta la narrazione dominante, respingendo ogni tentativo di pinkwashing e che, con voce ferma e corale, sostiene che nessuna liberazione è reale se si costruisce sui corpi altrui. Di Alessia Cocca Di Zaira Biagini LA REPRESSIONE PARLA CHIARO: IL NEMICO È CHI DENUNCIA La scusa del senso di colpa nazista non regge più. Neppure quella della difesa incondizionata a Israele può più essere ancora usata per giustificare l’indifendibile. Siamo ormai davanti a una piena complicità con il Sionismo, che si traduce in profitti militari, economici e vantaggi geopolitici costruiti sulla normalizzazione di un genocidio in corso, sistematicamente occultato dietro l’accusa strumentale di antisemitismo. La Berlino istituzionale ha paura di chi la costringe a guardarsi allo specchio. Il blocco palestinese anche questa volta non ha festeggiato sotto bandiere arcobaleno sponsorizzate Coca-Cola. Il blocco palestinese continua a non accontentarsi solamente di spazi sicuri in città, ma esige la fine dell’apartheid e la liberazione totale del proprio popolo, in ogni strada, in ogni angolo, senza pace, senza freni. Per questo continua a essere bersaglio della violenza di Stato ogni maledetto sabato. Il 26 luglio non è stato l’ennesimo evento da vetrina occidentale ma una dichiarazione di resistenza volontaria a ogni forma di oppressione di chi sostiene che non ci sono né orgoglio, né diritti, finché un popolo viene affamato e bombardato con la complicità dell’Europa. > In prima linea un messaggio chiaro: è urgente fermare il genocidio israeliano > a Gaza, senza perdere ulteriore tempo. La libertà è tale solo se condivisa. Le strade di Berlino hanno urlato forte e chiaro la loro estraneità alle decisioni della politica tedesca: dalle esportazioni di armi all’alleanza politica incondizionata con Israele, alle deportazioni, alle perquisizioni in casa di attivistə, alla criminalizzazione di chi osa essere solidale. L’IQP è stato solo l’ennesimo episodio in cui la Polizei berlinese ha messo in atto la sua brutalità senza fare sconti a nessunə. Corpi queer, anzianə, minorennə, disabilə, e nel paradosso anche chi indossava un triangolo rosa. Un simbolo nato dalla persecuzione nazista contro le persone queer, cucito sugli abiti dei prigionierə nei lager per marchiarlɜ come “deviantə”, che è stato riappropriato come segno di resistenza. E oggi, torna a essere criminalizzato e vietato, se di colore rosso, perché collegato ad Hamas. La banalità del male in questo paese delirante non è più una memoria del passato: è diventata prassi quotidiana. La Germania si conferma attrice diretta dell’oppressione e braccio operativo della violenza coloniale. Di Alessia Cocca LE STRADE SICURE LE FANNO I CORPI QUEER CHE LE ATTRAVERSANO Da Südstern fino a Kottbusser Tor, ogni blocco ha pulsato con la Palestina nel cuore. I cori risuonano tra i palazzi, gli striscioni si muovono sull’asfalto, i passi creano ritmo. È una marcia viva, quella linea di corpi che attraversa la città con determinazione. Ogni metro racconta una storia di resistenza, ogni volto porta con sé una verità che non si vuole più nascondere. Molte persone si chiedono cosa vuol dire partecipare a una manifestazione nel blocco palestinese? Vuol dire appartenere all’unico blocco che verrà caricato. L’invito è a scendere in strada e sentire sulla propria pelle quello che succede, quando la marcia viene spezzata. Quando la polizia entra nella manifestazione come sempre: senza permesso, senza rispetto, con violenza cieca. Un’irruzione brutale, che trasforma lo spazio comune in un teatro di repressione. Si muovono tra di noi, gomiti alti, pugni in faccia, togliendo ossigeno. Le telecamere puntano sui nostri volti, gocce di sudore sotto i caschi chiusi dei poliziotti, inzuppati nel caldo di luglio. Nascosti dietro corazze nere imbottite, si muovono come automi in un sistema dove la coscienza non entra, ma l’odio filtra e agisce. > Lo scopo è intimidire, fare male. Quando il corteo parte, con ore di ritardo, > è chiaro il gioco di potere: logorarci, isolarci, impaurirci. Il messaggio è > diretto: a Berlino non si deve parlare di Palestina. Non oggi, mai. Gli agenti agitano lo spray al peperoncino in aria come minaccia costante. Volano pugni, calci, mani sui nostri colli. Strappano gli striscioni, sequestrano le bandiere. Fanno a pezzi la bandiera del Progress Pride con la stessa arroganza con cui sui social si raccontano come una forza di polizia “inclusiva”. Una messinscena che la strada smaschera. La violenza è priva di senso, come quella dell’8 marzo, come quella di ogni weekend dove si scende in piazza per la Palestina. Corpi calpestatə come i diritti che rappresentano. Trattatə come oggetti da disperdere, da spezzare. Nessunə viene rispettatə. Volano bottiglie e palloncini di vernice che esplodono sulla strada e sulle divise. La tensione è alta. La nostra autodifesa è la presenza, la solidarietà, lo sguardo lucido, la voce unita. Tuttə sotto lo stesso canto: «Ganz Berlin hasst die Polizei». E sì, è così. Loro odiano noi e noi odiamo loro. * * * * Di Zaira Biagini Una storia lunga quanto un genocidio. Ci stringiamo in una catena umana, a mani nude, contro un sistema armato di guanti imbottiti di sabbia e disprezzo in nome di un antisemitismo strumentalizzato. Ci soffocano in silenzio, senza nemmeno poter urlare. Questa è la nostra marcia. Anche quando ci vogliono zittə, anche quando ci vogliono invisibili. Camminiamo finché ci bloccano a metà percorso. La demo viene interrotta prima della fine, “troppo violenta”, “troppo caotica”, “troppo”. Siamo sempre troppo. > Ma era esattamente questo l’obiettivo. Spezzarci, impedirci di arrivare. > Eppure ci riusciamo lo stesso. Se ci colpiscono, è perché diamo fastidio. Se > ci reprimono, è perché siamo scomodə. Le casse della polizia gracchiano: «Achtung, Achtung, hier spricht die Berliner Polizei» – e inizia l’ assurdo. Ti picchiano se sei sulla strada, se non stai sul marciapiede, se non obbedisci. Se sei in più di cinque, se indossi una kefiah, se sei Palestinese, se sei queer, se respiri. Ti menano, se ti esprimi, se esisti. Al termine della manifestazione si contano 65 arresti, tra cui minorennə, persone anziane e cinque membrə del gruppo organizzatore. Medicə e paramedicə hanno dovuto intervenire su numerosə manifestanti feritə dalle cariche della polizia, colpitə al volto, all’addome, ai reni e alla nuca, con conseguenze gravi: emorragie, perdita di coscienza e, in un caso, una sincope. Anche il personale medico è statə ripetutamente brutalizzatə mentre tentava di soccorrere lə feritə. Quando lo Stato fallisce nel garantire il diritto all’espressione e alla protesta, le persone non solo possono, ma devono proteggersi a vicenda. Ed è proprio questo che hanno fatto 20.000 corpi pieni di amore e rabbia: si sono presə cura l’unə dell’altrə, insieme. Questa è Berlino, questa è la Germania. Dove continueremo ad urlare: «There can be no Queer liberation without Palestinian liberation». L’immagine di copertina è di Alessia Cocca SOSTIENI, DIFENDI, DIFFONDI DINAMOPRESS Per sostenere Dinamopress si può donare sul nostro conto bancario, Dinamo Aps Banca Etica IT60Y0501803200000016790388 tutti i fondi verranno utilizzati per sostenere direttamente il progetto: pagare il sito, supportare i e le redattrici, comprare il materiale di cui abbiamo bisogno L'articolo Berlino – il Queer Pride che provoca proviene da DINAMOpress.
Cuba insegna che un’alternativa per le donne e le persone queer è possibile!
Mentre qui ci abituiamo a una crescente ondata repressiva verso le persone trans e le soggettività non conformi – tra censura, medicalizzazione forzata, violenze, criminalizzazione, assenza di servizi, precarietà e discriminazioni nelle scuole, nei luoghi di lavoro e nelle strade – a Cuba viene approvata una riforma che riconosce legalmente […] L'articolo Cuba insegna che un’alternativa per le donne e le persone queer è possibile! su Contropiano.