Ancora violenze dei coloni in Cisgiordania
A Nablus, un gruppo di coloni hanno tentato di incendiare nella notte una
moschea nella città di Beita. Secondo fonti locali, sentite da Anbamed, i coloni
hanno appiccato il fuoco a una stanza vicino alla moschea Nur al-Din Zanki dopo
aver fallito nel tentativo di sfondare le porte della moschea, e hanno anche
imbrattato il luogo con scritte razziste contro i palestinesi e gli arabi.
Le truppe dell’esercito di occupazione hanno compiuto ieri 36 attacchi e
rastrellamenti in tutte le province della Cisgiordania, con l’arresto di 39
attivisti.
Gli ulivi palestinesi minacciano la sicurezza di Israele. E l’esercito li
sradica. Ieri, le truppe di occupazione si sono accanite con bulldozer sugli
ulivi nella strada che collega Arraba e Yaabud, ad ovest di Jenin.
Qusra
25esimo giorno di assedio delle tre famiglie palestinesi da parte di coloni e
esercito. L’occupazione militare israeliana sta utilizzando l’assedio per
sfollare le tre famiglie, limitando il loro accesso ad acqua, elettricità, cibo
e altri beni di prima necessità.
La storia dell’assedio risale al 21 gennaio 2026, quando i coloni ebrei
israeliani hanno stabilito un avamposto a 500 metri dalle tre case. Poi i coloni
hanno eretto una tenda a 20 metri dall’abitazione della famiglia Hassan. La
tenda, fin dal momento in cui fu montata, divenne un punto di accesso per le
visite dei coloni e un punto di partenza per molestie e attacchi alle case dei
palestinesi.
La signora Hassan ha dichiarato in un’intervista: “Le nostre case si trovano a
Jabal Ras al-Ain e sono isolate dal resto della città, a circa un chilometro di
distanza. Ora, l’esercito israeliano ha trasformato le nostre case in una zona
militare chiusa, impedendoci di uscire o entrare, di andare al lavoro, di
visitare i familiari o di andare in ospedale senza previa autorizzazione.
Spesso, i coloni ignorano questa autorizzazione e ci attaccano anche dopo averla
ottenuta”. Ha aggiunto: “L’assedio ha avuto un impatto devastante sulle nostre
vite. Non possiamo uscire per comprare da mangiare e i coloni ci attaccano
quotidianamente. Hanno interrotto la fornitura di elettricità e acqua, e siamo
riusciti a ripristinarle solo pochi giorni fa. Quando mia figlia si è sentita
male, sono riuscita a portarla fuori grazie a un po’ di coordinamento e ho
chiamato un’ambulanza. Tuttavia, il primo tentativo è fallito perché i coloni si
sono opposti all’ambulanza. Il giorno dopo, hanno cercato di rovesciare
l’ambulanza e ci hanno aggredito mentre stavamo andando via, mettendo a rischio
le nostre vite”.
Hassan aveva lasciato temporaneamente la sua casa per far curare la figlia di
due anni e mezzo. Al suo ritorno, ha scoperto che l’esercito di occupazione
aveva trasformato la sua casa in una caserma. Lei, suo marito e le loro due
figlie hanno trascorso un’intera settimana dai vicini. Ha proseguito, con la
voce piena di angoscia: “L’esercito di occupazione ha lasciato la nostra casa e,
al mio ritorno, ho trovato tutto devastato. Viviamo sotto assedio, sia da parte
dell’esercito che dei coloni, che ci lanciano pietre contro”.
ANBAMED