Difesa civile. Sì, ma quale? 2014-2026: due proposte legislative a confronto (4)
RILANCIAMO IL QUARTO DI QUATTRO (QUI IL PRIMO, QUI IL SECONDO E QUI IL TERZO) DI
ERMETE FERRARO, PRESIDENTE DIMISSIONARIO DEL MOVIMENTO INTERNAZIONALE DELLA
RICONCILIAZIONE (MIR), PUBBLICATI SUL BLOG ERMETESPEACEBOOK.BLOG CON IL QUALE SI
ESPRIMONO ALCUNE PERPLESSITÀ IN RELAZIONE ALLA PDL UN’ALTRA DIFESA È POSSIBILE.
L’OSSERVATORIO CONTRO LA MILITARIZZAZIONE DELLE SCUOLE E DELLE UNIVERSITÀ, DOPO
AVER LUNGAMENTE DISCUSSO LA QUESTIONE E APPROFONDITO COLLETTIVAMENTE LA POSTA IN
GIOCO, HA ESPOSTO LA PROPRIA POSIZIONE IN UN DOCUMENTO REPERIBILE A QUESTO LINK.
La proposta di legge d’iniziativa popolare depositata quest’anno in Cassazione,
per conto di Conferenza Nazionale Enti di Servizio Civile, Rete Italiana Pace e
Disarmo e Sbilanciamoci! [i], è solo in parte la riproposizione del precedente
testo del 2014, promosso allora come adesso utilizzando lo slogan “Un’altra
difesa è possibile”. Quella prima mobilitazione, culminata nel 2015 col deposito
di oltre 53.000 firme, portò in seguito alla presentazione alla Camera della
proposta di legge n. 3484/2015, ad iniziativa dei deputati Marcon (SEL), Zanin
(PD), Basilio (M5S), Sberna (DS), Civati (PD), Artini (AL) [ii].
Sebbene il titolo delle due proposte legislative, a distanza di undici anni, sia
rimasto pressoché lo stesso, fra i due testi ci sono infatti alcune differenze,
che credo utile sottolineare. Già nella relazione illustrativa della proposta
attuale, peraltro, si dichiara che della precedente iniziativa «(si) intende
preservare l’impianto e le finalità originarie, aggiornandole al mutato contesto
istituzionale, normativo e internazionale». Peccato però che tale
“aggiornamento” non appaia per nulla secondario, come si evince anche dalla
seguente affermazione, posta in conclusione della premessa.
> «L’obiettivo perseguito non è quello di sostituire la difesa militare, bensì
> di affiancarla e integrarla, offrendo allo Stato ulteriori strumenti per
> affrontare minacce e rischi che, sempre più frequentemente, richiedono
> risposte civili, partecipate e orientate alla protezione dei diritti
> fondamentali» [iii].
Si tratta d’una dichiarazione profondamente dissonante rispetto alla natura
“alternativa” della difesa civile nei confronti di quella militare, sancita
invece dalla PdL del 2015, dove all’art. 1 si leggeva: «…viene riconosciuta a
livello istituzionale una forma di difesa alternativa a quella militare
denominata difesa civile non armata e nonviolenta, quale strumento di difesa che
non comporti l’uso delle armi e alternativo a quello militare» [iv].
Da quanto ho già avuto modo di osservare negli articoli precedenti [v] si
comprende che una difesa civile, non armata e nonviolenta che sia davvero
“alternativa” mal si concilia con l’ipotesi di una sua istituzione dichiarata
esplicitamente come affiancata a, e integrativa di, quella militare. Che non si
tratti di illazioni o sospetti, del resto, è confermato dall’art. 1 dello stesso
progetto attuale: «…è riconosciuta, quale componente del sistema nazionale di
difesa e di sicurezza della Repubblica, la difesa civile, non armata e
nonviolenta […] complementare alle forme di difesa militare e finalizzata alla
tutela delle persone, delle comunità e delle istituzioni democratiche» [vi].
Ebbene, pur volendo prevedere una necessaria fase di progressivo
‘transarmo’ [vii], una difesa civile che non si dichiari radicalmente contraria
al modello armato e militare, adattandosi di fatto ad una posizione di
fiancheggiamento, integrazione e complementarietà nei suoi riguardi, non ha
molto a che fare con la difesa civile popolare e nonviolenta che dovrebbe
contraddistinguere le prospettive del movimento per la pace.
Tale obiezione di fondo, peraltro, è stata già espressa autorevolmente da
Antonino Drago (primo proponente di un progetto di legge sulla DPN nel 1969) e
Franco Dinelli (Direttore del centro Studi di Pax Christi) [viii] ed è stata
condivisa da altri esponenti del mondo pacifista italiano, come sottolineato in
un articolo dall’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle
università, in cui sono sintetizzate le loro argomentazioni [ix].
Non si tratta di una disputa teorica né di sterile contrapposizione tra visioni
rigidamente ideologiche e proposte realisticamente orientate. Fare chiarezza
sulle caratteristiche di una vera difesa civile non è un puntiglio da
‘integralisti’ nonviolenti, ma semplicemente un atto di onestà mentale e di
rispetto per le persone alle quali si chiede di sottoscrivere una proposta di
legge articolata e specifica, non una generica petizione di principio per una
difesa ‘altra’ rispetto a quella armata e militare.
La proposta di legge del 2015 differisce anche per altri aspetti dalla legge
d’iniziativa popolare su cui si stanno raccogliendo firme per la presentazione
in Parlamento. Tra i compiti assegnati all’istituendo Dipartimento della DCNANV,
ad esempio, nel testo precedente, all’art. 4, erano previsti i seguenti:
> «a) difendere la Costituzione, affermando i diritti civili e sociali in essa
> enunciati, la Repubblica nonché l’indipendenza e la libertà delle istituzioni
> democratiche del Paese;
>
> b) predisporre piani per la difesa civile non armata e nonviolenta,
> coordinarne la loro attuazione, e curare ricerche e sperimentazioni, nonché
> forme di attuazione della difesa civile non armata, comprese la necessaria
> formazione e l’educazione della popolazione;
>
> c) svolgere attività di ricerca per la pace, per il disarmo, per la graduale
> differenziazione produttiva e per la conversione ai fini civili delle
> industrie nel settore della difesa e la giusta e duratura risoluzione dei
> conflitti, nonché predisporre studi finalizzati alla graduale sostituzione
> della difesa armata con quella civile nonviolenta, e provvedere alla
> formazione del personale appartenente alle sue strutture;
>
> d) favorire la prevenzione dei conflitti armati, la riconciliazione, la
> mediazione, la promozione dei diritti umani, la solidarietà internazionale,
> l’educazione alla pace nel mondo, il dialogo inter-religioso, in particolare
> nelle aree a rischio di conflitto, e in quelle in stato di conflitto nonché
> nelle situazioni di post conflitto;
>
> e) organizzare e dirigere le strutture della difesa civile non armata e
> nonviolenta e pianificare e coordinare l’impiego dei mezzi e del personale ad
> essa assegnati;
>
> f) contrastare le situazioni di degrado sociale, culturale ed ambientale e
> difendere l’integrità della vita, dei beni, degli insediamenti e dell’ambiente
> dai danni cagionati dalle calamità naturali».
Nell’art. 1 comma 6 del testo del 2024, invece, leggiamo:
> «a) promuovere la tutela dei diritti fondamentali e il rafforzamento delle
> istituzioni democratiche attraverso strumenti civili di prevenzione e gestione
> delle crisi;
>
> b) predisporre e aggiornare i programmi nazionali di difesa civile, non armata
> e nonviolenta, curandone l’attuazione e la formazione del personale e della
> popolazione;
>
> c) svolgere attività di studio e ricerca in materia di pace, disarmo,
> riconversione a fini civili delle produzioni connesse al settore della difesa,
> nonché elaborare modelli e linee guida per l’integrazione tra difesa civile e
> altre politiche pubbliche;
>
> d) favorire iniziative di prevenzione dei conflitti, riconciliazione,
> mediazione, promozione dei diritti umani, educazione alla pace e cooperazione
> internazionale, con particolare riferimento alle aree di crisi;
>
> e) organizzare e coordinare le strutture della difesa civile, non armata e
> nonviolenta e l’impiego del personale ad esse assegnato;
>
> f) concorrere, in coordinamento con le amministrazioni competenti, alla
> protezione della popolazione e del territorio dalle calamità naturali e dagli
> eventi connessi a situazioni di rischio».
ALTRE DIFFERENZE TRA LA PDL DEL 2015 E LA LIP DEL 2024
Ad uno sguardo un po’ più attento, quindi, non sfuggono le differenze tra i due
testi circa i compiti che prevedono di attribuire all’apposito Dipartimento, da
istituire presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri.
* Sparisce al punto a) la difesa della Costituzione della Repubblica e della
sua indipendenza, sostituite da un’anodina promozione della tutela dei
diritti fondamentali e rafforzamento delle istituzioni democratiche.
* Al punto b) la predisposizione ed il coordinamento dei “piani per la difesa
civile non armata e nonviolenta” del testo precedente diventano, nel testo
attuale, un semplice “aggiornamento” e si prefiggono l’attuazione di
“programmi”, evidentemente considerati pre-esistenti.
* Anche al punto c), dalla precedente più impegnativa enunciazione “svolgere
attività di ricerca per la pace, per il disarmo, per la graduale
differenziazione produttiva e per la conversione ai fini civili delle
industrie nel settore della difesa e la giusta e duratura risoluzione dei
conflitti, nonché predisporre studi finalizzati alla graduale sostituzione
della difesa armata con quella civile nonviolenta, e provvedere alla
formazione del personale appartenente alle sue strutture”, si è passati nel
testo 2026 a “svolgere attività di studio e ricerca in materia di pace,
disarmo, riconversione a fini civili delle produzioni connesse al settore
della difesa, nonché elaborare modelli e linee guida per l’integrazione tra
difesa civile e altre politiche pubbliche”, insistendo sul termine
“integrazione” e facendo invece scomparire l’aspetto centrale della
formazione.
* Al punto e), inoltre, dei quattro verbi caratterizzanti il primo testo
(organizzare, dirigere, pianificare e coordinare) nel secondo rimangono solo
due (organizzare e coordinare), lasciando ad altri il compito di pianificare
e dirigere struttura e funzionamento della DCNANV.
* Nel punto f), nel quale in entrambi i testi si sottolinea il rapporto tra
difesa civile e protezione civile, a fronte del più esplicito “contrast(o)
alle situazioni di degrado sociale, culturale ed ambientale e dife(sa)
(del)l’integrità della vita, dei beni, degli insediamenti e dell’ambiente dai
danni cagionati dalle calamità naturali”, infine, si è preferito parlare più
banalmente di “protezione della popolazione e del territorio dalle calamità
naturali e dagli eventi connessi a situazioni di rischio”.
Ricapitolando in modo più sintetico, dunque, la “difesa civile, non armata e
nonviolenta” secondo la versione del 2014:
* difende la Costituzione e l’indipendenza della Repubblica;
* predispone e coordina i piani della DCNANV;
* oltre a svolgere ricerca sulla pace, disarmo e riconversione civile, avvia
studi e attività di formazioneper una sua graduale sostituzione di quella
militare;
* dirige e pianifica l’attuazione della DCNANV;
* contrasta alle radici il degrado sociale, culturale e ambientale.
Nella versione 2026, invece, la stessa DCVANV:
* tutela i diritti fondamentali e le istituzioni democratiche;
* aggiorna programmi di difesa civile dati per già esistenti;
* svolge attività di studio e ricerca su pace, disarmo e riconversione
civile, ma non si occupa della formazione relativa;
* organizza e coordina le strutture della DCNANNV, di cui però non assume il
ruolo di pianificazione e direzione;
* si occupa di protezione dai rischi della popolazione e del territorio.
ALLA RADICE DELLE DUE PROPOSTE LEGISLATIVE SULLA DIFESA CIVILE
Queste due enunciazioni, a loro volta, restano comunque debitrici dell’intenso
lavoro di studio svolto in Italia sull’istituzione di una prima forma di difesa
popolare nonviolenta. Dobbiamo infatti risalire a oltre un trentennio fa per
reperire una proposta di legge su tale argomento, presentata alla Camera nel
1993 a firma di quattro deputati del gruppo Verdi-La Rete: Crippa, Bertezzolo,
Ronchi e Fava [x], di cui sintetizzo i punti principali.
1. Servizio militare e protezione civile (art. 1 e 3): gli idonei al servizio
di leva non obiettori di coscienza possono, se in esubero, svolgere un
“servizio di protezione civile” o, nel caso in cui svolgano i 6 mesi di
servizio militare, restano comunque a disposizione per addestrarsi alle
esigenze di “difesa territoriale” per altri 6 mesi. In ogni caso, è
possibile per tutti l’opzione per un servizio nella protezione civile, per
la durata di 12 mesi.
2. Carattere difensivo dello strumento militare e sperimentazione della difesa
civile nonviolenta (art. 4): “1. Il modello di difesa, l’addestramento ed i
sistemi d’arma delle Forze Armate italiane hanno un carattere esclusivamente
difensivo rispondente all’ispirazione della Costituzione della Repubblica ed
alla volontà di pace del popolo italiano. 2. Tutti i giovani che stiano
svolgendo servizio di leva, sia nelle Forze Armate che nella Protezione
Civile, vengono addestrati alla difesa civile nonviolenta.
3. Cooperazione internazionale alla pace e alla sicurezza (art. 5): “1. In
applicazione della Costituzione della Repubblica, l’Italia rifiuta la guerra
come mezzo di soluzione delle controversie internazionali e recepisce
principi e contenuti della Carta delle Nazioni Unite […] 2. L’Italia
partecipa con propri reparti ad azioni di cooperazione e interposizione di
forze disarmate e ad azioni di pubblica sicurezza decretate dall’ONU”.
4. Riduzione programmata della spesa militare (art. 10): “1. L’applicazione
delle presenti norme deve comportare una riduzione programmata della spesa
militare in relazione alla necessità di riduzione del debito pubblico. 2. La
programmazione di tale riduzione deve portare, entro i prossimi cinque anni,
ad un taglio delle spese per la funzione difesa di almeno il 30%, in termini
reali, delle spese previste nel Bilancio di previsione per il 1993”.
Ebbene, i 33 anni di distanza dalla situazione attuale sono fin troppo evidenti
e, indubbiamente, anche il quadro politico interno ed internazionale, nel
frattempo, è profondamente cambiato. Ciò non impedisce di evidenziare che alcune
impostazioni alternative in materia di difesa erano allora già presenti e,
soprattutto, che la proposta di legge del 1993, se approvata, avrebbe potuto
coinvolgere l’intera popolazione in età di leva in un servizio civile
alternativo o in un servizio di protezione civile, con l’aggiunta di un servizio
volontario (ma retribuito) “neiservizi volontari disarmati ed armati”, in questo
caso aperto anche alle donne (art.9).
Tali precisazioni e confronti servono a motivare la scelta da parte di alcuni
esponenti del Movimento di manifestare legittimi dubbi sulla coerenza
dell’attuale L.I.P. sulla difesa civile non armata e nonviolenta e quanto
maturato, anche nel nostro Paese, in 30 anni di ricerca ed azione per la pace.
Eppure basta, più banalmente, interrogare l’I.A. per avere risposte chiare sulla
differenza che passa tra una difesa civile collaterale a quella militare ed un
modello alternativo di difesa nonviolenta.
> «La difesa civile (o protezione civile) comprende servizi organizzati dalle
> autorità pubbliche e di natura non bellica — quali operazioni di soccorso,
> lotta agli incendi e gestione dei rifugi — volti a proteggere la popolazione
> da attacchi militari o catastrofi. Per contro, la difesa non violenta (nota
> anche come difesa basata sulla popolazione civile) è un approccio strategico
> che coinvolge l’intera società e si avvale di forme organizzate di non
> collaborazione, disobbedienza civile e scioperi per rendere il Paese
> ingovernabile agli occhi di un occupante o di un dittatore. Differenze
> fondamentali – La strategia: la difesa civile gestisce le conseguenze di un
> attacco fornendo protezione fisica e assistenza sanitaria; la difesa non
> violenta mira a dissuadere o sconfiggere l’aggressore negandogli la
> collaborazione, le risorse amministrative e la produzione economica necessarie
> per mantenere il potere. I metodi: la difesa civile ricorre a rifugi, sirene
> d’allarme e squadre di pronto intervento; la difesa non violenta utilizza
> tattiche quali boicottaggi, dimissioni di massa, proteste pubbliche e
> rallentamenti economici deliberati. Gli attori: la difesa civile si affida
> principalmente ad agenzie statali specializzate e a personale di soccorso
> designato; la difesa non violenta, secondo i modelli teorizzati da studiosi
> come Gene Sharp, mobilita la popolazione civile come strumento principale di
> resilienza nazionale»[xi].
Concludo questo mio ‘poker’ di articoli con un appello a tutte/i coloro i/le
quali fanno parte di organizzazioni che, oltre a condividere l’obiettivo della
pace e del disarmo, abbiano una specifica e qualificante matrice nonviolenta,
religiosa o laica che sia. Non lasciamoci prendere dalla smania di omologarci
alle tendenze correnti, con pretesto della realpolitik o comunque di una volontà
di coinvolgere quanti più attori è possibile in questo impervio percorso
legislativo.
Una difesa civile integrale e del tutto alternativa è indubbiamente molto
difficile da conquistare e, soprattutto, ancora lontana dal comune sentire di
una popolazione cui in questi 30 anni siamo riusciti a fornire ben pochi
elementi di conoscenza e consapevolezza e che, soprattutto negli ultimi anni, è
stata bombardata in aggiunta da una pressante e subdola propaganda militarista e
bellicista.
Ciò non significa che bisogna necessariamente semplificare e banalizzare le
nostre proposte, riducendole a slogan intorno ai quali raccogliere firme o
consensi politici. Far crescere– a partire dai più giovani – la coscienza
dell’obiezione al militarismo e alla guerra, resta dunque il primo compito che
dovremmo prefiggerci. Il secondo è quello di smascherare le falsificazioni di
chi vorrebbe contrabbandare come autentica difesa civile la componente
semplicemente non armata ed affidata a civili di un modello di ‘difesa totale’
che, viceversa. non contraddice le logiche imperialiste dei potenti della terra,
ma ne asseconda e mimetizza i fini nel rassicurante nome della sicurezza, della
dissuasione e della protezione.
Anche da mistificazioni istituzionali e da scorciatoie raffazzonate, a quanto
pare, ci tocca difenderci, se per noi pace fa davvero rima con disarmo e
antimilitarismo.
Ermete Ferraro
[i] CNESC, RIPD, Sbilanciamoci! – Proposta di Legge d’Iniziativa Popolare
“Istituzione e modalità di finanziamento del Dipartimento della difesa civile,
non armata e
nonviolenta”. https://www.difesacivilenonviolenta.org/wp-content/uploads/2026/03/PdL_DCNANV_2026-AltraDifesaPossibile-depositato.pdf.
[ii] Camera dei Deputati, Marcon et Al, PdL n. 3484/2015: “Istituzione del
dipartimento della difesa civile non armata e nonviolenta presso la presidenza
del consiglio dei ministri”.
https://documenti.camera.it/apps/CommonServices/getDocumento.ashx?sezione=documenti&tipoDoc=lavori_testo_pdl_html&codice=17PDL0038280&idLegislatura=17.
[iii] Cfr. ‘Relazione illustrativa’ del testo citato in (1).
[iv] Cfr. PdL 3484/2015 cit., art. 1.
[v] Cfr. https://ermetespeacebook.blog/2026/07/08/difesa-civile-si-ma-quale/
– https://ermetespeacebook.blog/2026/07/21/difesa-civile-si-ma-quale-2/
e https://ermetespeacebook.blog/2026/07/25/difesa-civile-si-ma-quale-3/.
[vi] Cfr. testo L.I.P. del 2026, cit. in (1), art. 1.
[vii] Cfr. J. Galtung, “Transarmament: from Offensive to Defensive
Defense”, Journal Of Peace Research, Volume 21, Issue 2, PRIO,
1984. https://doi.org/10.1177/002234338402100204.
[viii] Cfr. articolo “Nonviolenza La legge sulla Difesa popolare non protegge
l’obiezione”, Il Fatto Quotidiano
(16.05.2026). https://www.pressreader.com/italy/il-fatto-quotidiano/20260516/281848650238458?srsltid=AfmBOoqgtigPMR5hHdQzEn6xsW2fI385n2OvpFARO_5FR26eY_OrNLc6.
[ix] Cfr. articolo “Voci critiche sulla PdL “Un’altra difesa è possibile”: non
“complementarità”, ma “alternativa” alla guerra con l’obiezione totale e
collettiva”. https://osservatorionomilscuola.com/2026/07/15/pdl-lip-altra-difesa-possibile-critica-obiezione-coscienza-totale/.
[x] Camera dei Deputati, X legislatura, PdL a firma di Crippa, Bertezzolo,
Ronchi e Fava (1993).
[xi] Risultato di una mia ricerca su internet, ponendo il quesito all’I.A.
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