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Palermo, 37° anniversario del crollo allo stadio: morti cinque operai edili
Palermo – Domenica prossima in ricordo delle cinque vittime del 1989 cadute sul lavoro è stata  promossa dal sindacato di categoria Fillea e dalla Cgil-Palermo una giornata di riflessione per commemorare i lavoratori e richiamare – contestualmente – l’attenzione sulle misure di sicurezza  ancora troppo spesso trascurate. Scrivono le suddette organizzazioni: “La sicurezza sul lavoro è un’emergenza che continua ad essere sottovalutata”[accì] Domenica 30 agosto ricade il 37°anniversario del crollo allo stadio. Alle 9.30, nella sala del “Renzo Barbera” dove è esposta la lapide, si terrà la cerimonia organizzata dalla Fillea Cgil Palermo per ricordare Antonino Cusimano, Serafino Tusa, Giovanni Carollo, Giuseppe Rosone e Gaetano Palmeri, i cinque operai edili morti il 30 agosto 1989 durante i lavori di ampliamento dello stadio, per i mondiali di calcio di Italia 90. Saranno presenti la Fillea e la Cgil Palermo, i familiari delle vittime, l’associazione dei familiari delle vittime, la società Palermo Calcio e l’amministrazione comunale. “Partendo dal ricordo doloroso e dalla memoria dei cinque operai morti per il crollo allo stadio, il 30 rilanceremo un tema drammatico di estrema attualità: quello della sicurezza sul lavoro – affermano il segretario generale Fillea Cgil Palermo Piero Ceraulo e il segretario Cgil Palermo Francesco Piastra. Malgrado i 37 anni trascorsi da quell’evento tragico, la sicurezza sul lavoro continua a mantenere una caratteristica di emergenza e pericolosità”. Anche quest’anno il dato è cresciuto: “a fine maggio 2026 abbiamo già superato i 13 casi di incidente con esito mortale in provincia di Palermo, pari al dato dei 13.14 morti di tutto il 2023 e il 2024. E malgrado il trend negativo, le istituzioni continuano a non dare adeguati segnali”. Proseguono i sindacalisti: “Abbiamo rivolto in più occasioni le nostre denunce formali al sindaco, al prefetto e allo Spresal rispetto al mancato rispetto delle ordinanza sul caldo – aggiungono Ceraulo e Piastra – e a Palermo si continua a lavorare non solo nei piccoli cantieri ma anche nelle grandi opere come il ponte Corleone. I sindacati hanno chiesto anche un tavolo prefettizio per affrontare il tema degli infortuni e della sicurezza sul lavoro, partendo dagli indicatori tutti in aumento forniti dall’Inail, che dimostrano che in Sicilia continuano a crescere in modo esponenziale gli infortuni, i morti sul lavoro e le malattie professionali. Un tavolo per creare un coordinamento di tutti gli enti sul tema degli infortuni, previsto dall’articolo 7 del decreto legislativo 81. Anche per la prevenzione, di fatto, la Sicilia continua a restare l’ultima regione d’Italia. Sul punto abbiamo sollecitato anche la Regione. Purtuttavia, affermano dal sindacato: “Al di là delle reazioni emotive, in risposta a ogni tragico avvenimento, non è stata convocata alcuna riunione per prendere in considerazione le nostre proposte”. Infine dichiarano i rappresentanti sindacali: “Se dovesse continuare l’assenza di risposte da parte delle istituzioni, metteremo in piedi presidi davanti alle grandi opere”. Redazione Palermo
August 28, 2026
Pressenza
I mandanti degli omicidi bianchi
Negli ultimi 10 anni le vittime sul lavoro sono state in media 1.200 l’anno. Un tempo dicevamo che si trattava di “omicidi bianchi” e il manifesto, agli inizi delle sue pubblicazioni, metteva in prima pagina un riquadro per segnalare ogni giorno morti e feriti. Ora li chiamano “incidenti sul lavoro” quasi a sottolineare che sono cose che possono succedere, fatalità. Secondo gli ultimi dati dell’Inail, nel 2023, a fronte di 585.356 denunce – ma sappiamo bene che molti datori di lavoro o operai non denunciano –  1.041 hanno riguardato infortuni mortali. Le denunce di infortunio da parte di persone con nazionalità italiana sono state l’anno scorso 388.876 e 101.849 quelle sporte da persone straniere. La fascia di età più colpita in contesto di lavoro e in itinere è quella che va dai 45 ai 54 anni con 130.010 denunce (il 22,1% del totale). Tra il 2015 e il 2024 ci sono stati 160 incidenti mortali plurimi, quelli in cui hanno perso la vita più lavoratori, che nel 2024 hanno provocato 39 vittime, cinque in più rispetto alle 34 dell’anno precedente. Esattamente dieci anni fa, ero consigliera regionale del Lazio e membro, tra l’altro, della Commissione “speciale” che si occupava dell’indagine conoscitiva sul fenomeno della sicurezza e prevenzione degli infortuni sui luoghi di lavoro. La definizione di “speciale” era inversamente proporzionale alla importanza che ricopriva. Infatti, se non sbaglio, in cinque anni si riunì tre volte, tutte e tre per ascoltare lo statistico di turno che sciorinava tabelle e dati. Eppure, lo dico con enorme tristezza, a pochi mesi dal nostro insediamento, proprio nella sede del consiglio Regionale, in via della Pisana, ci fu un morto, un giardiniere che si rovesciò con il trattorino mentre tagliava l’erba e venne schiacciato. Andammo al funerale, facemmo una colletta. E tutto finì lì. > Ora c’è un referendum a ricordarci che tutto non finisce lì e che di Satnam > Singh, il bracciante con un braccio tranciato scaricato morente davanti casa, > ce ne sono tanti, troppi. Agli adulti, recentemente, si sono aggiunti anche le > e gli studenti della alternanza scuola lavoro: il dato provvisorio del 2024 è > di 77.883 denunce, in aumento del 10,9% rispetto alle 70.215 del 2023. Non che in Europa le cose vadano meglio: morti e feriti sono quasi ovunque ancora più che in Italia. Dagli ultimi dati Eurostat emerge che nel 2022 gli infortuni sul lavoro avvenuti nei 27 Paesi dell’Ue sono stati quasi tre milioni, in aumento del 3% rispetto al 2021, e i casi mortali 3.286, in calo dell’1,8% rispetto all’anno precedente. Il confronto a livello continentale è reso ancora difficile dalla grande disomogeneità dei sistemi di tutela e di rilevazione e delle differenti strutture economiche. C’è da dire che anche i salari affogano nel mare magnum della disomogeneità che vede però sempre il nostro Paese fanalino di coda. Per gli infortuni mortali del 2022, l’Italia ha un valore di 0,87 decessi per 100mila persone occupate, al di sotto di quello rilevato per la Francia (3,35), Spagna (1,53) e Ue-27 (1,26) e superiore a quello della Germania (0,61). Storicamente questo indicatore ha mostrato per il nostro Paese un valore sempre inferiore alla media Ue e a quello di molti altri Stati. Negli ultimi anni l’Italia ha registrato valori sempre al di sotto della media europea anche per gli infortuni non mortali: nel 2022 rispettivamente 968 contro 1.342 casi per 100mila persone occupate, notevolmente inferiori a quelli di Francia (2.454), Spagna (2.371) e Germania (1.535). Non è una consolazione, ma solo la presa d’atto, ancora una volta, che evitare le stragi sui luoghi di lavoro non è una questione che i singoli stati possono risolvere “a casa loro” ma che, al contrario, avrebbe bisogno urgentemente di un indirizzo comune. > A dare una sterzata alla palude di indifferenza, interessi e omertà che > avvolge, come in un sudario, gli omicidi bianchi può essere uno dei quattro > referendum sul lavoro sui quali tra pochi giorni tutta la cittadinanza > italiana maggiorenne sarà chiamata a esprimersi. Il quesito è, come sempre, sibillino: «Volete voi l’abrogazione dell’art. 26, comma 4, del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, recante “Attuazione dell’articolo 1 della legge 3 agosto 2007, n. 123, in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro” come modificato dall’art. 16 del decreto legislativo 3 agosto 2009 n. 106, dall’art. 32 del decreto legge 21 giugno 2013, n. 69, convertito con modifiche dalla legge 9 agosto 2013, n. 98, nonché dall’art. 13 del decreto legge 21 ottobre 2021, n. 146, convertito con modifiche dalla legge 17 dicembre 2021, n. 215, limitatamente alle parole “Le disposizioni del presente comma non si applicano ai danni conseguenza dei rischi specifici propri dell’attività delle imprese appaltatrici o subappaltatrici”?». > Detto così non si capisce niente. Comunque, lo si può decodificare più o meno > così: il referendum si propone di rafforzare i meccanismi di responsabilità > delle imprese committenti negli appalti, a tutela della salute dei dipendenti > degli appaltatori. Certo che il cosiddetto “servizio pubblico” cioè la Rai non sta facendo un buon servizio, sia perché cerca in ogni modo di “spiaggiare” (cioè di spingere ad andare al mare invece che al seggio elettorale) tutti e cinque i referendum non graditi dalla maggioranza, agli imprenditori, a un bel mucchio di economisti e a una certa quantità di Soloni nelle file dell’opposizione. Uno per tutti, prendiamo Tito Boeri, economista, docente, presidente dal 2014 al 2019 dell’Istituto nazionale di previdenza sociale, scuote la testa dicendo che sono sbagliati perché «aumentano l’incertezza sui costi effettivi dei licenziamenti». Quanto alle garanzie per limitare gli infortuni, non va bene nemmeno quello perché introdurrebbero «una norma che non ha precedenti al mondo». In altre parole. A decidere della vita e della morte delle lavoratrici e dei lavoratori è il mercato e ci sarà una ragione se nessun altro Paese ne vuole sentire parlare. L’immagine di copertina è di Filea Cgil SOSTIENI, DIFENDI, DIFFONDI DINAMOPRESS Per sostenere Dinamopress abbiamo attivato una nuova raccolta fondi diretta. Vi chiediamo di donare tramite paypal direttamente sul nostro conto bancario, Dinamo Aps Banca Etica IT60Y0501803200000016790388 tutti i fondi verranno utilizzati per sostenere direttamente il progetto: pagare il sito, supportare i e le redattrici, comprare il materiale di cui abbiamo bisogno L'articolo I mandanti degli omicidi bianchi proviene da DINAMOpress.
June 5, 2025
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