Tag - turistificazione

Ex OGR. Il risveglio della ragione contro il modello unico
A notte fonda cadi dal letto e batti la testa, badabum! Ti svegli e ti accorgi che stavi dormendo da anni, un sonno incosciente e passivo, un torpore arido. Certo che eri contrario alle oligarchie autoritarie, alle multinazionali rapaci, alla … Leggi tutto L'articolo Ex OGR. Il risveglio della ragione contro il modello unico sembra essere il primo su La Città invisibile | perUnaltracittà | Firenze.
L’ennesimo hotel di lusso o un bene pe tutti e tutte? La vicenda dell’ex Ospedale Marino di Cagliari
La bellezza di una spiaggia va ben oltre il suo valore estetico, la sua capacità di riempire una cartolina e i sogni di evasione di qualche turista. Sta tutta nel suo valore sociale: il suo essere bene comune, fruibile a tutti e tutte e non solo a chi può pagare per accedervi. In questa nostra isola, così come in Albania e nel resto del mondo, il capitale turistico si sta mangiando tutto: le nostre case a Cagliari, le nostre piazze e le nostre coste, tutto questo in cambio di lavori stressanti e mal pagati che però le varie amministrazioni comunali, di colori diversi ma accomunate da una generale carenza di dignità e della capacità di inventare un futuro, salutano come grandi prospettive di sviluppo. A Cagliari noi una spiaggia che era di tutti e tutte l’avevamo. Molti e molte di noi che non hanno la possibilità di spendere per andare in vacanza si consolavano all’idea di poter staccare comunque dal lavoro e poter “fare un po’ di mare” al costo di un biglietto del CTM. Ora, chi ancora resiste a Cagliari, e non è stato espulso/a dalla turistificazione del centro cittadino, andando al Poetto si trova di fronte a una inusitata espansione delle concessioni balneari che lascia pochissimo spazio alla spiaggia libera. A questo ora si aggiunge la privatizzazione di fatto di un altro pezzo di spiaggia, quello antistante l’ex Ospedale Marino, che la giunta che si è fatta eleggere “perché sennò arrivano i fascisti” non si vergogna a chiamare “Colonia Dux”. Uno dei pochi punti, oltretutto, nei quali si può sostare nei giorni di forte maestrale senza rischiare di trovarsi la schiena serigrafata. CHI GUADAGNA DALLA TRASFORMAZIONE DELLA SPIAGGIA DEI CAGLIARITANI? Da oltre un secolo il Poetto subisce una pressione continua. La sua storia è la storia di una lunga aggressione ai danni di un ecosistema costiero che ha pagato il prezzo dello sviluppo edilizio, delle speculazioni immobiliari, della militarizzazione di ampie porzioni di litorale e, più recentemente, della turistificazione. Ogni fase è stata presentata come inevitabile, necessaria, moderna. Ogni volta si è promesso sviluppo, occupazione e benessere. Ogni volta il risultato è stato un arretramento dell’interesse collettivo e un avanzamento della rendita privata. La prima ferita fu la sottrazione sistematica della sabbia. Per decenni il Poetto è stato utilizzato come una cava a cielo aperto per alimentare l’espansione edilizia di Cagliari. Si è distrutto un patrimonio naturale irripetibile per produrre profitti immediati. Poi sono arrivati gli stabilimenti, le infrastrutture, le servitù militari, la distruzione della pineta e l’occupazione progressiva degli spazi pubblici. Infine, all’inizio degli anni Duemila, è arrivato il ripascimento. Uno degli interventi più devastanti mai realizzati su una spiaggia italiana. Con il pretesto di salvare il Poetto (in realtà l’idea era quella di una riminizzazione della spiaggia) si è cancellata una parte della sua identità ambientale. La spiaggia bianca e sottile che aveva caratterizzato il litorale per generazioni è stata sostituita da una massa di sabbia grigia e grossolana. Un disastro ambientale pagato con denaro pubblico che ha prodotto benefici assai inferiori a quelli promessi e che ancora oggi rappresenta il simbolo di una gestione del territorio guidata più dagli interessi politici ed economici che dalla conoscenza scientifica. IL FALSO MITO DEL TURISMO COME SVILUPPO Oggi il Poetto è minacciato da una nuova forma di aggressione, forse meno evidente ma altrettanto pericolosa: la trasformazione della costa in una piattaforma economica destinata prevalentemente al consumo turistico. Da anni viene ripetuto che il turismo rappresenta il motore dello sviluppo.  È una narrazione potente, continuamente rilanciata da amministratori, operatori economici e mezzi di informazione. Tuttavia un numero crescente di studi dimostra il contrario.  Le ricerche sviluppate dal Nodo SET e da numerosi centri di ricerca italiani ed europei mostrano come la dipendenza dal turismo produca spesso effetti negativi sulle città: • Aumento dei prezzi delle abitazioni • Espulsione dei residenti dai quartieri centrali • Crescita del lavoro precario e sottopagato • Concentrazione della ricchezza nelle mani di pochi operatori • Aumento delle disuguaglianze sociali Le città trasformate in destinazioni turistiche finiscono spesso per diventare luoghi sempre meno vivibili per chi le abita. Gli spazi pubblici vengono piegati alle esigenze del visitatore e del consumo. Il Poetto rischia di seguire esattamente questa traiettoria. L’espansione continua delle concessioni balneari rappresenta uno degli aspetti più evidenti di questo processo. Ogni anno nuovi tratti di arenile vengono occupati da strutture private, recinzioni, ombrelloni e servizi a pagamento. La spiaggia libera si restringe. Lo spazio comune arretra. Eppure le concessioni demaniali marittime rappresentano uno degli esempi più clamorosi di privatizzazione di un bene pubblico a costi irrisori. La domanda da porsi è semplice: perché un bene pubblico deve essere sottratto all’uso collettivo per garantire profitti a pochi? LA VICENDA DELL’EX OSPEDALE MARINO Non si tratta di essere contrari al turismo in quanto tale. Si tratta di rifiutare un modello economico che subordina ogni altra funzione del territorio alla massimizzazione dei flussi turistici. La vicenda dell’ex Ospedale Marino si inserisce perfettamente in questo quadro. Un bene pubblico viene lasciato degradare per anni. Le ipotesi di utilizzo pubblico vengono accantonate. Alla fine l’unica soluzione proposta diventa la trasformazione in struttura ricettiva di lusso, a vantaggio di un imprenditore Zuncheddu non nuovo a operazioni disinvolte di questo tipo. Ma perché un edificio pubblico affacciato sul mare dovrebbe necessariamente diventare un hotel? Perché non un centro culturale, un museo del mare, un polo dedicato alla ricerca ambientale o all’educazione? Perché il valore di un bene viene misurato esclusivamente in termini di rendita immobiliare? LE NOSTRE PROPOSTE: RIVOGLIAMO LA NOSTRA SPIAGGIA Difendere il Poetto significa molto più di difendere una spiaggia. Significa affermare che il mare, la costa e l’ambiente non sono merci. Noi rivogliamo indietro la nostra spiaggia. Pretendiamo: 1. Il rispetto della normativa Bolkestein (del 2006) con concessioni messe a gara. 2. Almeno l’80% di spiagge libere come previsto dal decreto 608/2006 (cioè per 100 metri di arenile, 80 devono rimanere pubblici). 3. Che un bene comune come l’Ex Ospedale Marino rimanga in mani completamente pubbliche. Con una popolazione che diventa sempre più anziana e bisognosa di cure, è spaventosa l’odissea che le famiglie devono affrontare per trovare una residenza per persone anziane nella quale le persone care possano trascorrere una vecchiaia dignitosa e ricca di stimoli, senza dover spendere migliaia di euro al mese. Vogliamo una RSA pubblica fronte mare, per far stare bene chi ha prodotto il nostro benessere di oggi. Gli spazi permetterebbero anche la creazione di campi estivi comunali per i bambini, creando un’esperienza d’incontro tra generazioni. Così la spiaggia sarebbe di nuovo di tutti e tutte e quindi bella.  Bella di comunità e di umanità. 19 agosto 2026 PaP Cagliari  Potere Al Popolo
August 24, 2026
Pressenza
[2026-07-08] Menù del Giorno: Lavoro giovanile, sfruttamento e precarietà nel settore della ristorazione e della movida @ La Comune Prenestina
MENÙ DEL GIORNO: LAVORO GIOVANILE, SFRUTTAMENTO E PRECARIETÀ NEL SETTORE DELLA RISTORAZIONE E DELLA MOVIDA La Comune Prenestina - Via Prenestina 320 (mercoledì, 8 luglio 18:00) I lavoratori e le lavoratrici del settore della movida e della ristorazione sono quel pezzo della classe operaia che si è vista, prima fra tutte, sacrificare tutti i fine settimana, tutte le ore di sonno, o tutta la mattinata successiva. Che sia per correre tra i tavoli, a fare inventari fino a notte fonda dietro a una cassa, o per racimolare poche mance a fine serata - sempre che non le prenda il padrone – si lavora 8-9-10 ore di fila, senza bere, senza mangiare, senza pause. Pochi soldi, spesso presi a nero, senza ferie, senza malattie pagate con un futuro precario, a chiamata, è questa la realtà che ci impongono attraverso la costante minaccia di essere rimpiazzati. Vale davvero la pena accettare il ricatto o è il momento di cambiare le cose? Questo settore ha conosciuto, fin da subito, la normalizzazione dello straordinario non pagato, part-time non rispettati e i turni spezzati che sequestrano l’intera giornata. Con la gentrificazione e la turistificazione sempre più massiva, prima del centro di Roma e poi delle nostre zone, l’ondata di abusi, mistificazioni, contratti fuffa e lavoro nero serpeggiano prepotentemente anche nei locali della movida dei quartieri romani periferici. Ci dicono che è flessibilità, che bisogna stare al passo con i tempi frenetici di questo mondo; ma la verità è che i profitti di bar, pub, ristoranti e catene di negozi si reggono sul ricatto quotidiano di noi lavoratori e lavoratrici, mentre ci restano in mano solo la stanchezza fisica, l’impossibilità di pianificare la nostra vita e pochi euro in tasca. Dietro i piagnistei dei padroni sui “giovani che non vogliono fare sacrifici” si nasconde una spietata guerra di classe: da un lato ci sono loro, che accumulano plusvalore record estorcendo tempo e salute; dall’altro ci siamo noi, costretti a svendere le nostre vite per sopravvivere. Non è sfortuna, è sfruttamento.
July 8, 2026
Gancio de Roma
Napoli. Il Kala, le sfogliatelle e l’ipocrita esecrazione antisociale
Questa volta le immagini del giovanotto urlante che brandisce un kalashnikov per le strade di Napoli hanno fatto il giro del web e dell’intero circo mediatico. Ancora una volta si è rimessa in moto la grancassa della retorica, della esecrazione e della mistificazione. Come sempre accade da oltre 48 ore […] L'articolo Napoli. Il Kala, le sfogliatelle e l’ipocrita esecrazione antisociale su Contropiano.
July 1, 2026
Contropiano
Continuano le proteste in Albania. Nel mirino c’è tutta la classe dirigente
È da quasi quattro settimane che la mobilitazione in Albania continua, e i suoi caratteri e obiettivi politici si sono ormai trasformati. Partite dalla critica ambientalista riguardante la svendita del patrimonio naturale del paese alla speculazione immobiliare guidata dal genero di Donald Trump, Jared Kushner, ormai le piazze sono arrivate […] L'articolo Continuano le proteste in Albania. Nel mirino c’è tutta la classe dirigente su Contropiano.
June 25, 2026
Contropiano
L’11 giugno un convegno sul diritto all’abitare alla Sapienza
L’11 giugno l’università di Roma “Sapienza” (aula 11, Facoltà di Medicina e Psicologia, Via dei Marsi 78) ospiterà un convegno sul diritto all’abitare, in una idea di funzione pubblica svolta dai luoghi del sapere e della conoscenza. Il convegno cade, per pura casualità, nel momento in cui l’abitare ha una […] L'articolo L’11 giugno un convegno sul diritto all’abitare alla Sapienza su Contropiano.
June 8, 2026
Contropiano
Albania. La “rivoluzione dei fenicotteri” albanese contro il resort di Kushner
Le mobilitazioni che stanno avvenendo in Albania sono tra le maggiori che si vedono da decenni. E cosa ancora più significativa, sono sbarcate anche in Italia. Ha un effetto internazionale la “Flamingo Revolution” (la “Rivoluzione dei fenicotteri”), che ha visto scendere in piazza migliaia di persone per rivendicare il fatto […] L'articolo Albania. La “rivoluzione dei fenicotteri” albanese contro il resort di Kushner su Contropiano.
June 8, 2026
Contropiano
ALBANIA: PROSEGUONO LE PROTESTE CONTRO LA DISTRUZIONE DELLE COSTE. “NON E’ TURISMO MA SPECULAZIONE IMMOBILIARE”
A Tirana migliaia di persone protestano da diversi giorni contro il mega resort di Jared Kushner, genero del presidente statunitense Donald Trump. Il progetto minaccia l’area protetta di Vjosa-Narta. Le ruspe sono già al lavoro e la piazza, composta principalmente da giovani generazioni e movimenti ambientalisti, chiede lo stop ai cantieri e le dimissioni del primo ministro Edi Rama. Il progetto prevede la costruzione di strutture alberghiere su diversi ettari dell’area protetta di Vjosa-Narta, nella zona di Zvërnec, e sulla disabitata isola adriatica di Saseno. L’ondata di proteste era gia’ iniziata a maggio, quando le autorità hanno innalzato recinzioni sormontate da filo spinato sul sito previsto, impedendo da allora sia ai residenti sia ai turisti di accedere alla spiaggia. Secondo gli abitanti del posto le conseguenze non sono solo ambientali, ma anche sociali ed economiche per le famiglie che vivono nella zona. Tutti i pescatori e gli allevatori di bestiame della zona sono rimasti senza lavoro e alle famiglie da un giorno all’altro è stato vietato l’accesso alle spiagge. Ieri nuove proteste di piazza, cominciate verso la fine di maggio, quando sono state erette le prime recinzioni sormontate da filo spinato, impedendo a residenti e turisti di accedere alla spiaggia. In particolare, le manifestazioni si sono svolte di fronte al cantiere del progetto e a Tirana. Un’altra protesta nei pressi di Valona è in programma il prossimo 6 giugno. Manifestazioni sono in programma in altre citta’ europee dove è presente la diaspora albanese, come a Londra. Appuntamento anche a Brescia alle ore 18 in Piazza Duomo.   Per i portavoce del nuovo partito politico di sinistra Lëvizja Bashkë (Together Movement), lo sviluppo non può venire attraverso la vendita del mare, del sole e della natura. “Quando ci dicono che il turismo ci rende più ricchi, dobbiamo chiederci: chi effettivamente si arricchisce con i turisti? ? Sapevate che siamo tra i popoli che consumano otto volte meno pesce rispetto ad altre popolazioni costiere? Sapevi che visitiamo il mare in media solo tre giorni all’anno? E tu mi dici che questo modello in costruzione oggi ci avvicinerà al mare?” hanno detto durante la manifestazione. Secondo Lëvizja Bashkë il profitto principale generato dall’attuale modello di sviluppo in Albania non è il turismo, ma la speculazione immobiliare. “Quelli che diventano ricchi oggi sono quelli che sono riusciti a rilevare la proprietà pubblica, portandola via dai residenti da sud a nord e da nord a sud solo per venderla e arricchirsi”, hanno ancora dichiarato in piazza. L’intervista a Alfred Bushi di Lëvizja Bashkë parte del movimento di protesta Ascolta o scarica 
June 3, 2026
Radio Onda d`Urto
Affitti brevi, Firenze cambia le regole senza cambiare niente
La relazione tecnica commissionata dal Comune di Firenze al dipartimento Memotef della Sapienza guidato dal professor Filippo Celata fotografa con precisione una città in stato di emergenza abitativa. I numeri parlano da soli: nel nucleo storico il rapporto tra abitazioni … Leggi tutto L'articolo Affitti brevi, Firenze cambia le regole senza cambiare niente sembra essere il primo su La Città invisibile | perUnaltracittà | Firenze.
DESENZANO (BS): PRESIDIO PER IL DIRITTO ALL’ABITARE, URGONO “MISURE PER ARGINARE IL TURISMO DI MASSA” E CASE POPOLARI
Si sono ritrovati in decine tra attiviste e attivisti nel pomeriggio di sabato, a partire dalle ore 15 in piazza Malvezzi, per chiedere risposte alle centinaia di cittadini e cittadine che hanno firmato negli scorsi mesi una petizione che chiede misure urgenti per arginare i problemi creati dal turismo di massa. Sul Garda infatti è oramai impossibile comprare casa per meno di 4 mila euro al metro quadro e gli affitti a lungo termini sono un miraggio. Al presidio organizzato dal Collettivo Gardesano Autonomo, a simboleggiare la mancanza di risposte da parte dell’amministrazione comunale desenzanese, la sagoma di cartone del sindaco Guido Malinverno, che non ha mai considerato seriamente le sollecitazioni del Collettivo. Una decina di giorni fa il tema del turismo di massa e le conseguenze sulla casa erano approdati in Consiglio comunale, che aveva preso atto della situazione emergenziale e dato il via a misure giudicate dal Collettivo estremamente blande. Per questo attiviste e attivisti, insieme alcuni residenti esasperati, hanno chiesto nuovamente al Comune di investire in case popolari, date le richieste di assegnazione sempre più numerose e incentivi a per chi affitta a lungo termine. Il collegamento dal presidio in corso con Alessandro Scattolo del Collettivo Gardesano Autonomo. Ascolta o scarica
May 30, 2026
Radio Onda d`Urto