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OCCUPATI A TORINO I LICEI REGINA MARGHERITA, GIULIO E LAGRANGE@0
Contro il modello di scuola caserma, contro il razzismo del tetto del 30% per studenti stranieri nelle scuole e contro la guerra, sono stati occupati da lunedi il liceo Giulio e Regina Margherita e da martedì il Lagrange.  L’occupazione mira a portare l’attenzione sul diritto allo studio, perchè i soldi vengano spesi, non in misure razziste o per il riarmo, ma per risolvere i veri problemi. Gli studenti raccontano di infrastrutture pericolanti con tetti che crollano, porte bucate, termosifoni non funzionanti e scuole che si trasformano in veri e propri cantieri con la pioggia che si infiltra nelle palestre e nei corridoi. L’autorganizzazione ha visto il rinsaldamento con tra studenti e docenti: quando la scuola è sotto attacco lo è sia per chi ci studia, che per chi lavora. (link regina) Iniziano le occupazioni nel resto d’Italia, in particolare il liceo Cavour, il Primo Levi e il Civita a Roma. L’ispirazione viene anche dalle mobilitazioni delle scuole superiori francesi che hanno portato nel pomeriggio di ieri 100.000 studenti in piazza a Parigi e almeno mezzo milione in tutto il paese. Ne parliamo con Zeno del Collettivo del liceo Regina Margherita: Di seguito l’intervento ai nostri microfoni dal liceo Giulio occupato: Foto di copertina di Julian Nelaj
October 7, 2026
Radio Blackout - Info
OCCUPATI A TORINO I LICEI REGINA MARGHERITA, GIULIO E LAGRANGE@1
Contro il modello di scuola caserma, contro il razzismo del tetto del 30% per studenti stranieri nelle scuole e contro la guerra, sono stati occupati da lunedi il liceo Giulio e Regina Margherita e da martedì il Lagrange.  L’occupazione mira a portare l’attenzione sul diritto allo studio, perchè i soldi vengano spesi, non in misure razziste o per il riarmo, ma per risolvere i veri problemi. Gli studenti raccontano di infrastrutture pericolanti con tetti che crollano, porte bucate, termosifoni non funzionanti e scuole che si trasformano in veri e propri cantieri con la pioggia che si infiltra nelle palestre e nei corridoi. L’autorganizzazione ha visto il rinsaldamento con tra studenti e docenti: quando la scuola è sotto attacco lo è sia per chi ci studia, che per chi lavora. (link regina) Iniziano le occupazioni nel resto d’Italia, in particolare il liceo Cavour, il Primo Levi e il Civita a Roma. L’ispirazione viene anche dalle mobilitazioni delle scuole superiori francesi che hanno portato nel pomeriggio di ieri 100.000 studenti in piazza a Parigi e almeno mezzo milione in tutto il paese. Ne parliamo con Zeno del Collettivo del liceo Regina Margherita: Di seguito l’intervento ai nostri microfoni dal liceo Giulio occupato: Foto di copertina di Julian Nelaj
October 7, 2026
Radio Blackout - Info
OCCUPATI A TORINO I LICEI REGINA MARGHERITA, GIULIO E LAGRANGE
Contro il modello di scuola caserma, contro il razzismo del tetto del 30% per studenti stranieri nelle scuole e contro la guerra, sono stati occupati da lunedi il liceo Giulio e Regina Margherita e da martedì il Lagrange.  L’occupazione mira a portare l’attenzione sul diritto allo studio, perchè i soldi vengano spesi, non in misure razziste o per il riarmo, ma per risolvere i veri problemi. Gli studenti raccontano di infrastrutture pericolanti con tetti che crollano, porte bucate, termosifoni non funzionanti e scuole che si trasformano in veri e propri cantieri con la pioggia che si infiltra nelle palestre e nei corridoi. L’autorganizzazione ha visto il rinsaldamento con tra studenti e docenti: quando la scuola è sotto attacco lo è sia per chi ci studia, che per chi lavora. (link regina) Iniziano le occupazioni nel resto d’Italia, in particolare il liceo Cavour, il Primo Levi e il Civita a Roma. L’ispirazione viene anche dalle mobilitazioni delle scuole superiori francesi che hanno portato nel pomeriggio di ieri 100.000 studenti in piazza a Parigi e almeno mezzo milione in tutto il paese. Ne parliamo con Zeno del Collettivo del liceo Regina Margherita: Di seguito l’intervento ai nostri microfoni dal liceo Giulio occupato: Foto di copertina di Julian Nelaj
October 7, 2026
Radio Blackout
Roma. Studenti sfrattati occupano l’atrio di uno studentato privato… costruito coi soldi del PNRR
Ieri sera diversi studenti hanno occupato l’atrio del Seraphicum, uno studentato privato costruito però con i soldi del PNRR, ovvero del grande programma di investimenti che doveva rendere “all’avanguardia” l’Unione Europea. Invece, come dimostra questo caso, è servito solo a gonfiare i profitti privati e, in parte, a stendere un […] L'articolo Roma. Studenti sfrattati occupano l’atrio di uno studentato privato… costruito coi soldi del PNRR su Contropiano.
October 2, 2026
Contropiano
Roma. Studenti stranieri sfrattati dal diritto allo studio, le forze dell’ordine minacciano chi protesta
Gli studenti romani tornano a piantare le tende, questa volta di fronte all’Ente per il diritto allo studio regionale, DiSCo Lazio. Le proteste sono partite già la scorsa settimana, dopo che l’istituzione ha deciso di sfrattare 20 studenti stranieri (alcuni di loro scappati da situazioni di conflitto) dagli alloggi estivi […] L'articolo Roma. Studenti stranieri sfrattati dal diritto allo studio, le forze dell’ordine minacciano chi protesta su Contropiano.
September 22, 2026
Contropiano
Il bluff degli Student Hotel a Pisa: il Sindaco Conti inaugura la speculazione abitativa e festeggia la distruzione del Diritto allo Studio
L’inaugurazione del nuovo studentato privato in via Alessandro Della Spina è l’occasione per il Sindaco Michele Conti di rilanciare la narrazione secondo cui l’iniziativa privata “alza l’asticella della qualità” e “calmiera il mercato”. Si tratta di un teorema economico totalmente … Leggi tutto L'articolo Il bluff degli Student Hotel a Pisa: il Sindaco Conti inaugura la speculazione abitativa e festeggia la distruzione del Diritto allo Studio sembra essere il primo su La Città invisibile | perUnaltracittà | Firenze.
Forza Italia vuole premiare solo gli studenti di elitè
Il 7 luglio scorso i senatori di Forza Italia hanno presentato un disegno di legge intitolato “disposizioni in materia di reddito di merito e di incentivo per l’eccellenza per studenti meritevoli”: un “reddito di merito” mensile fra le 500 e le 1000 euro agli studenti considerando – con criteri molto selettivi – il voto del diploma e della triennale, la media ponderata dei voti, il conseguimento dei crediti, la regolarità del percorso degli studi e l’obbligo di partecipare a percorsi formativi e professionalizzanti. Tale reddito, che  non terrebbe conto della condizione economica dello studente, è una sorta di premio per il privilegio. È più meritevole lo studente che studia la notte, si cucina e si lava i panni da fuori sede e non ha nessun laureato in famiglia, conseguendo la media del 26, oppure il figlio di papà titolato che ha tutti trenta e potrà assommare alla paghetta mensile quella del governo? L’articolo 34 della Costituzione parla della necessità di garantire ai “capaci e meritevoli” i gradi più alti dell’istruzione, ma specificando: “anche se privi di mezzi”. L’articolo 34 va infatti incrociato con l’articolo 3 (“è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini”). Ma le forze di governo, come si sa, non amano la Costituzione. Il secondo comma dell’articolo 3 della Costituzione italiana recita che  “è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana”. Contro questo principio cardine del costituzionalismo democratico del secondo dopoguerra, il 7 luglio scorso i senatori di Forza Italia hanno presentato un disegno di legge intitolato “disposizioni in materia di reddito di merito e di incentivo per l’eccellenza per studenti meritevoli”. La richiesta è di predisporre un “reddito di merito” mensile fra le 500 e le 1000 euro agli studenti considerando – con criteri molto selettivi – il voto del diploma e della triennale, la media ponderata dei voti, il conseguimento dei crediti, la regolarità del percorso degli studi e l’obbligo di partecipare a percorsi formativi e professionalizzanti. Tale reddito si aggiungerebbe alle borse di studio erogate  sulla base della condizione economica dello studente e dunque non terrebbe conto di quest’ultima. Il fine – dichiara la premessa al disegno di legge –  sarebbe quello di “rafforzare il sistema accademico”, “valorizzare il capitale umano” e rimuovere gli ostacoli che determinano la “fuga dei cervelli”. Il contributo sarebbe destinato a coprire i costi della vita universitaria come affitto, trasporti, libri, materiali di studio. Questa proposta si ispira ad analoghi provvedimenti già in via di attuazione nella regione Calabria (Presidente Occhiuto di Forza Italia) e in discussione al Consiglio regionale siciliano, sempre su iniziativa di Forza Italia. É improbabile che se ne veda l’attuazione, almeno in questa legislatura. Tuttavia è eclatante come i senatori post-berlusconiani non si siano posti il problema dei punti di partenza dei soggetti, così come avevano fatto i costituenti. Questa misura, lungi dal rimuovere gli ostacoli che impediscono agli studenti di rimanere sul territorio a spendere i propri titoli, prefigura una sorta di premio per il privilegio. Innumerevoli studi e statistiche mostrano l’incidenza sui risultati scolastici ed universitari del livello economico e culturale della famiglia di origine. Predisporre un reddito sulla base dei risultati scolastici e universitari, in un quadro sociale così segnato dalla diseguaglianza, significa rinforzare non il diritto allo studio, bensì l’élite: incrementare, cioè, i vantaggi della maggior parte dei beneficiati che in genere dispongono già del sostegno dei familiari. Nessun premio andrebbe invece, ad esempio, agli studenti (e sto pensando a persone in carne ed ossa) che dovendo lavorare regolarmente per mantenersi agli studi non possono raggiungere le medie del 28-30. È più meritevole lo studente che studia la notte, si cucina e si lava i panni da fuori sede e non ha nessun laureato in famiglia, conseguendo la media del 26, oppure il figlio di papà titolato che ha tutti trenta e potrà assommare alla paghetta mensile quella del governo? E se uno studente con media alta si ammala o contrae la depressione e perde il passo, che succede? Perde il reddito? Non si minaccerebbe la solidarietà fra i colleghi, dividendoli fra bravi-ricchi e scarsi-poveri? Pierre Bourdieu ha spiegato a tutti come i risultati scolastici e universitari per la maggior parte non dipendano dal merito di chi li consegue, ma siano la conferma di una pregressa situazione di privilegio, mentre i cattivi voti vadano viceversa a legittimare l’inferiorità degli altri, senza bisogno (quando va bene) di fare appello all’ereditarietà dell’intelligenza. Con altri strumenti, in Italia, idee affini le aveva rese familiari Don Milani. È vero che l’articolo 34 della Costituzione parla della necessità di garantire ai “capaci e meritevoli” i gradi più alti dell’istruzione, ma specificando: “anche se privi di mezzi”. I padri della Repubblica attingevano alle critiche dei socialisti e di Gramsci al classismo di Gentile: il fine era consentire ai “meritevoli” dei ceti sociali meno abbienti di accedere all’istruzione superiore. L’articolo 34 va infatti incrociato con l’articolo 3. Ma le forze di governo, come si sa, non amano la Costituzione. (Pubblicato su Il Fatto Quotiano)
September 4, 2026
ROARS