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SABATO 17/10, TORINO: “IL CONFEDERALISMO DEMOCRATICO IN KURDISTAN, UNA PROSPETTIVA PER LA PACE IN MEDIO ORIENTE”
Nella puntata di venerdì 16 ottobre 2026 di Mesopotamia – Notizie dal vicino oriente, trasmissione della Cassetta degli attrezzi di Radio Onda d’Urto, abbiamo presentato la conferenza che si svolgerà domani, sabato 17 ottobre, a Torino: “Il confederalismo democratico in Kurdistan, una prospettiva per la pace in medio oriente”. L’evento si svolgerà nell’auditorium della sede della Città Metropolitana, a Torino, in corso Inghilterra 7, a partire dalle 9.30 del mattino. Per spiegare le ragioni per cui è stato organizzato il convegno e per illustrare panel, temi, relatrici e relatori, ai nostri microfoni sono intervenuti Yilmaz Orkan, direttore dell’Ufficio di Informazione del Kurdistan in Italia (Uiki) e Carla Gagliardini, dell’Associazione “Verso il Kurdistan”. La puntata di Mesopotamia – notizie dal vicino oriente di venerdì 16 ottobre 2026. Ascolta o scarica.
October 16, 2026
Radio Onda d`Urto
IRAN: “CONTRO LA GUERRA, PER IL CAMBIAMENTO DALL’INTERNO E L’AUTOGOVERNO DEMOCRATICO”. TIZIANO SACCUCCI HA INTERVISTATO ESPONENTI DEL PJAK CURDO-IRANIANO
La redazione di Radio Onda d’Urto ha intervistato Tiziano Saccucci, giornalista freelance che si trova in Kurdistan per svolgere ricerche di approfondimento e un lavoro di reportage nella regione. Saccucci ha avuto la possibilità di intervistare esponenti del Pjak, partito curdo-iraniano attivo nel Rojhelat, la parte del Kurdistan storico che si trova dentro i confini della Repubblica islamica dell’Iran. Nelle ultime settimane, ha pubblicato articoli su il Manifesto e The Amargi. Anche l’intervista per la nostra emittente si è concentrata sulla situazione in Rojhelat e in Iran. “Il 16 settembre, in Rojhelat, si è celebrato il quarto anniversario dell’inizio delle rivolte Jin, Jiyan, Azadi“, racconta Tiziano Saccucci. “Anche se queste rivolte sono state represse e il movimento di piazza si è interrotto, la loro eredità continua. Per quel giorno la coalizione che comprende tutti i più importanti partiti curdi-iraniani ha lanciato un appello allo sciopero generale e nelle città principali del Kurdistan iraniano il 16 settembre tutte le serrande dei negozi sono rimaste chiuse”. “Intervistando alcuni esponenti del Pjak – continua il giornalista freelance – ho capito che molte delle persone che oggi fanno parte del movimento e del partito, fino al 2022 erano studenti e giovani lavoratori, sui 20 anni. Dopo quelle rivolte, spinti dalla violenta repressione da parte dello stato, hanno deciso di entrare nel partito e recarsi sulle montagne del Kurdistan. La forza di quelle rivolte ha fatto sì che, quando la repressione è arrivata alla porta, in molti non hanno deciso di fuggire in Europa. Qualcuno l’ha fatto, ma anche la maggior parte delle persone della diaspora supportano la resistenza in Rojhelat”. Gli attacchi militari dei Pasdaran e dell’esercito iraniano contro i partiti di opposizione curdo-iraniani si sono intensificati dall’inizio dell’aggressione israelo-statunitense all’Iran, ma erano iniziati nel 2022, durante il movimento di massa “Jin, Jiyan, Azadi”, che si era diffuso a tutto il Paese, ben oltre la regione a maggioranza curda e fino alla capitale Teheran. Molte delle posizioni dei partiti curdi di opposizione, clandestini in Iran, si trovano nel territorio della regione autonoma del Kurdistan in Iraq. Il Pjak, il Partito della vita libera in Kurdistan, è presente su entrambi i lati del confine. Opera, cioè, anche nel Kurdistan iraniano, ovviamente in clandestinità. “Contro il Pjak la tattica dei razzi e dei droni che viene usata sulle basi degli altri partiti curdi non funziona perché il Pjak ha adottato la strategia dei tunnel affinata dal Pkk nella guerra contro la Turchia. Contro il movimento vengono utilizzati altri metodi: tre mesi fa c’è stata una vasta operazione dei Pasdaran e dell’esercito iraniano, nella quale dopo 12 ore di combattimenti sono caduti 4 guerriglieri del Pjak e circa una decina di militari iraniani a Mahabad, una delle città più importanti del Kurdistan iraniano”. A proposito della guerra tra Usa-Israele e Iran degli ultimi mesi, Tiziano Saccucci nota come “nonostante si sia fatta tantissima propaganda sul possibile ingresso in guerra, con un’offensiva via terra, da parte dei gruppi curdi contro l’Iran, i partiti curdo-iraniani non hanno in realtà mai portato avanti una simile offensiva“. “Il Pjak – prosegue il giornalista – l’ha rifiutata apertamente dal primo giorno, dichiarando dall’inizio di non essere allineato alla guerra americana e israeliana e di avere una strategia che si basa sul rafforzamento della società e sul cambiamento della Repubblica islamica dall’interno, senza cadere in una spirale di guerra e distruzione che, invece, è ovvio che avvenga con un intervento esterno e bombardamenti a tappeto”. “Questo non significa – chiarisce Saccucci – che gli esponenti del Pjak non ammettano, in modo molto onesto, che un indebolimento di Teheran apra a possibilità di cambiamento. Sono però molto chiari sul fatto che per loro la guerra e il cambiamento sono due cose molto diverse”. Il Pjak, infatti, è parte del movimento che si ispira alle idee di Abdullah Öcalan e al modello del confederalismo democratico. La sua prospettiva, quindi, non è diversa da quella portata avanti dalle altre organizzazioni del movimento di liberazione curdo in Turchia e in Siria, impegnate in trattative sul processo di pace nel primo caso, sull’integrazione dell’Amministrazione autonoma del Rojava nello stato siriano nel secondo. “Questo paradigma – ricorda Tiziano Saccucci – ha superato l’idea di uno stato curdo separato, ma vuol portare avanti un progetto di democratizzazione del paese in cui la parte di Kurdistan cade (in questo caso l’Iran) e di un sistema di democrazia radicale, fondamentalmente di autogoverno, delle componenti che vivono in quel paese”. “La prospettiva, quindi, è quella di un cambiamento della Repubblica islamica che però non venga dall’esterno, ma che sia portato avanti da tutte le forze politiche che propongono un Iran democratico e pluralista, in cui le diverse comunità (curdi, baluchi, persiani, arabi, ecc) possano partecipare a un cambiamento in senso democratico del paese e costruire un Iran in cui tutte queste comunità possano godere di un certo livello di autonomia e autogoverno“, spiega ancora Saccucci. In sostanza, conclude il giornalista ai nostri microfoni, “se l’Iran aprisse un processo serio, con un riconoscimento dei diritti politici, culturali, economici e sociali di tutte le componenti, compresi i curdi, il Pjak sarebbe disposto a cercare una soluzione politica sulla falsa riga di quanto sta accadendo in Turchia e Siria, il problema è che in questo momento da Teheran non arriva niente del genere”. L’intervista di Radio Onda d’Urto a Tiziano Saccucci. Ascolta o scarica.
October 6, 2026
Radio Onda d`Urto
Il portavoce del PJAK sugli scontri nel Rojhilat: l’autodifesa è del tutto legittima e legale
ll portavoce del PJAK, Rêwar Awdanan, ha dichiarato che le forze terroristiche del Corpo delle guardie rivoluzionarie islamiche iraniane (IRGC) sono responsabili degli scontri nel Kurdistan orientale, sottolineando che qualsiasi atto di autodifesa è del tutto legittimo e legale. In una dichiarazione pubblicata sulla piattaforma social X, Rêwar Awdanan, membro del Consiglio esecutivo e portavoce del Partito per la vita libera del Kurdistan (PJAK) ha commentato i recenti scontri nel Kurdistan orientale (Rojhilat). Awdanan ha affermato che gli scontri a Mahabad, Paveh e in altre parti del Kurdistan sono una responsabilità diretta di quelle che ha definito le “forze terroristiche” del Corpo delle guardie rivoluzionarie islamiche iraniane (IRGC). Ha sottolineato che qualsiasi atto di autodifesa compiuto in risposta ad attacchi contro il popolo curdo e le forze del PJAK, sia da parte delle unità di difesa del Kurdistan orientale (YRK) sia da parte di gruppi di autodifesa civili organizzati localmente, è del tutto legittimo e legale. All’inizio di questo mese, l’YRK ha avvertito che i ripetuti bombardamenti delle guardie rivoluzionarie iraniane contro le zone di confine di Mahabad, Mariwan e Baneh non sarebbero rimasti impuniti. Nel frattempo la Gioventù patriottica del Kurdistan ha annunciato oggi di aver preso di mira le guardie di villaggio nella città di Paveh, nel Kurdistan orientale, il 29 giugno, affermando che il gruppo era coinvolto nell’uccisione di guerriglieri curdi per la libertà e aveva collaborato contro la popolazione locale. Si legge nella dichiarazione “Due guardie di villaggio sono state uccise e altre due gravemente ferite nell’azione, che abbiamo condotto per vendicare la morte dei guerriglieri Numan, Munzur e Argeş, caduti nel gruppo in questione a Paveh nel 2018”.
July 1, 2026
UIKI ONLUS
Alleanza del Rojhelat: una nuova ondata di esecuzioni mira a insabbiare i fallimenti del regime
’Alleanza delle Forze Politiche del Rojhilat Kurdistan ha chiesto alla comunità internazionale di riconoscere l’esecuzione di centinaia di prigionieri in Iran non solo come una violazione dei diritti umani, ma anche come un crimine di guerra e un crimine contro l’umanità. L’Alleanza dei partiti politici del Kurdistan iraniano ha condannato la nuova ondata di esecuzioni e repressioni di prigionieri politici in Iran e nel Kurdistan, definendola un tentativo della Repubblica islamica di insabbiare i propri fallimenti politici, militari e di sicurezza. L’alleanza ha affermato che le autorità stanno usando le esecuzioni e l’intensificarsi della repressione per diffondere la paura nella società e mantenere il potere. La dichiarazione ha sottolineato che il crescente numero di esecuzioni e la repressione in corso non devono essere considerati normali. Ha inoltre rilevato che tali misure vengono adottate in un momento in cui il governo iraniano si trova ad affrontare gravi sfide interne e internazionali. Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite deve affrontare il problema della repressione interna e delle esecuzioni La dichiarazione si conclude con le seguenti osservazioni: L’Alleanza delle forze politiche del Rojhilat Kurdistan invita le Nazioni Unite, il Parlamento europeo e i governi democratici ad aumentare la pressione sulla Repubblica Islamica dell’Iran e a sospendere le relazioni diplomatiche fino a quando non porrà fine ai suoi crimini. La questione della repressione interna e delle esecuzioni in Iran dovrebbe inoltre diventare una questione centrale da affrontare da parte del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, e dovrebbero essere imposte severe sanzioni al regime. Indubbiamente, a meno che la Repubblica Islamica non paghi un prezzo politico ed economico per le esecuzioni e la violenza interna, le politiche interne e la condotta del regime non cambieranno. L’Alleanza delle forze politiche del Rojhilat Kurdistan invita inoltre i partiti politici iraniani e le nazioni che si oppongono alla Repubblica Islamica a costringere il regime a rinunciare alle sue politiche attraverso l’unità e la solidarietà. Crediamo che il popolo curdo, come sempre, si organizzerà e risponderà alle politiche del regime con la lotta e la resistenza.
June 2, 2026
UIKI ONLUS
Alleanza del Rojhelat: una nuova ondata di esecuzioni mira a insabbiare i fallimenti del regime
L’Alleanza delle Forze Politiche del Rojhilat Kurdistan ha chiesto alla comunità internazionale di riconoscere l’esecuzione di centinaia di prigionieri in Iran non solo come una violazione dei diritti umani, ma anche come un crimine di guerra e un crimine contro l’umanità. L’Alleanza dei partiti politici del Kurdistan iraniano ha condannato la nuova ondata di esecuzioni e repressioni di prigionieri politici in Iran e nel Kurdistan, definendola un tentativo della Repubblica islamica di insabbiare i propri fallimenti politici, militari e di sicurezza. L’alleanza ha affermato che le autorità stanno usando le esecuzioni e l’intensificarsi della repressione per diffondere la paura nella società e mantenere il potere. La dichiarazione ha sottolineato che il crescente numero di esecuzioni e la repressione in corso non devono essere considerati normali. Ha inoltre rilevato che tali misure vengono adottate in un momento in cui il governo iraniano si trova ad affrontare gravi sfide interne e internazionali. Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite deve affrontare il problema della repressione interna e delle esecuzioni La dichiarazione si conclude con le seguenti osservazioni: L’Alleanza delle forze politiche del Rojhilat Kurdistan invita le Nazioni Unite, il Parlamento europeo e i governi democratici ad aumentare la pressione sulla Repubblica Islamica dell’Iran e a sospendere le relazioni diplomatiche fino a quando non porrà fine ai suoi crimini. La questione della repressione interna e delle esecuzioni in Iran dovrebbe inoltre diventare una questione centrale da affrontare da parte del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, e dovrebbero essere imposte severe sanzioni al regime. Indubbiamente, a meno che la Repubblica Islamica non paghi un prezzo politico ed economico per le esecuzioni e la violenza interna, le politiche interne e la condotta del regime non cambieranno. L’Alleanza delle forze politiche del Rojhilat Kurdistan invita inoltre i partiti politici iraniani e le nazioni che si oppongono alla Repubblica Islamica a costringere il regime a rinunciare alle sue politiche attraverso l’unità e la solidarietà. Crediamo che il popolo curdo, come sempre, si organizzerà e risponderà alle politiche del regime con la lotta e la resistenza. L'articolo Alleanza del Rojhelat: una nuova ondata di esecuzioni mira a insabbiare i fallimenti del regime proviene da Retekurdistan.it.
June 2, 2026
Retekurdistan.it