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BOLIVIA: “NO ALLA REPRESSIONE DELLA MOBILITAZIONE POPOLARE”. UNA TESTIMONIANZA DA COCHABAMBA
Da oltre 50 giorni la Bolivia è attraversata da proteste, scioperi e blocchi stradali. Le manifestazioni, iniziate per chiedere aumenti salariali e misure contro il caro vita, si sono progressivamente trasformate in una mobilitazione nazionale contro il presidente Rodrigo Paz. Gli scontri con la polizia, la carenza di carburante, cibo e medicinali e il blocco delle principali vie di comunicazione stanno mettendo in difficolta’ il governo. La tensione si è alzata negli ultimi giorni. Martedi 16 giugno migliaia di manifestanti affiliati alla Centrale Operaia Boliviana (COB), la federazione Tupac Katari, della FEJUVE El Alto e altri settori sociali sono scesi dalla città di El Alto fino a La Paz in una marcia per richiedere le dimissioni del presidente Rodrigo Paz. Il giorno dopo il dirigente sindacale Vicente Salazar è stato arrestato con violenza da agenti di polizia mentre guidava la marcia della Centrale Operaia Boliviana (COB) nelle vicinanze di plaza Murillo, nella città di La Paz. Secondo le notizie, contro Salazar c’era un ordine di cattura ed è stato trasferito nella sede della Forza Speciale di Lotta Contro il Crimine (FELCC). Nelle immagini diffuse nelle reti sociali si osserva il momento in cui il dirigente è entrato negli uffici di polizia. Nelle ultime ore è stata registrata la detenzione di numerosi dirigenti delle principali organizzazioni coinvolte nella rivolta, tra cui cinque appartenenti alla COB, per un totale di circa 400 arrestati fino a oggi.   Sotto lo slogan “No alla repressione della ribellione popolare”, colonne di contadini, minatori e centinaia di cittadini boliviani hanno occupato le principali arterie di El Alto e di La Paz, nonché di altri quartieri periferici della capitale. I primi blocchi stradali con mezzi pesanti si sono verificati a El Alto e a La Paz e si sono rapidamente estesi a dipartimenti come Cochabamba, Santa Cruz, Potosí e Chuquisaca. Da Cochabamba la testimonianza di un giovane bresciano del Sevizio Civile Universale, che lavora per la Ong Progetto Mondo Ascolta o scarica   
June 18, 2026
Radio Onda d`Urto
BOLIVIA: GOVERNO PROCLAMA LO STATO DI EMERGENZA CONTRO I BLOCCHI DEGLI INDIGENI. TESTIMONIANZA DA LA PAZ
È entrata in vigore in Bolivia la Legge 1740 che disciplina gli stati di eccezione, a oltre cinque settimane dall’inizio delle ampie proteste con blocchi che hanno paralizzato il Paese. Promulgata dal presidente Rodrigo Paz, la norma definisce il quadro giuridico per l’applicazione di misure straordinarie in situazioni di crisi che possano minacciare l’ordine costituzionale, la sicurezza pubblica, la sovranità nazionale o il funzionamento delle istituzioni democratiche. Con la pubblicazione della legge, le Forze Armate saranno autorizzate a reprimere le proteste, in particolare, togliere i blocchi stradali che caratterizzano le proteste boliviane. Rodrigo Paz, al potere da sette mesi, si trova ad affrontare settimane di malcontento da parte di diversi settori (operai, agricoltori, minatori, trasportatori e insegnanti) che hanno eretto decine di blocchi stradali a causa della rabbia per la grave crisi economica boliviana e ne chiedono le dimissioni. Tuttavia secondo l’intervista che Radio Onda d’Urto ha realizzato con Luis Arequipa, cittadino di La Paz, “il problema di fondo non risiede in una rivendicazione di carattere economico, né di carattere sociale. Le proteste in corso sono di carattere prettamente politico” e riguarda la rappresentanza dei popoli indigeni all’interno dei centri di potere.  Le proteste sono animate dagli strati popolari che abitano la Bolivia rurale e le periferie delle grandi città. Una larga fetta di popolazione che da anni continua ad impoverirsi anche a causa delle politiche liberali imposte dagli ultimi due governi, che hanno invece favorito i grandi latifondisti e il settore agroindustriale. Ad esacerbare la situazione era poi esploso lo scandalo della benzina contaminata, allungata con varie sostanze per contenere gli aumenti del costo del petrolio a causa della guerra degli Stati Uniti e Israele, all’Iran. La benzina contaminata che è stata distribuita in Bolivia, aveva rovinato o messo fuori uso i motori dei mezzi di trasporto pubblico e privato. Sullo scandalo è in corso un’inchiesta, ma il popolo ha incolpato il governo che aveva scelto la società che importava i carburanti dal Cile e che si è resa colpevole della contaminazione della benzina. Di tutto questo abbiamo parlato con Luis Arequipa, cittadino di La Paz, capitale della Bolivia. Ascolta o scarica La versión original de la entrevista en español con Luis Arequipa. Escuchar o descargar
June 11, 2026
Radio Onda d`Urto
Bolivia: dal “Piano Cóndor giudiziario” al ricatto del litio…
… le voci di Evo Morales e Wilma Colque nel paese in lotta. di Geraldina Colotti (*) Mentre il continente latinoamericano affronta una nuova ondata di controffensiva reazionaria, la Bolivia si conferma l’epicentro di uno scontro di classe senza quartiere, dove le logiche del capitale transnazionale tentano di piegare la sovranità di una nazione che ha osato rifondarsi su basi
Bolivia in bilico
Mentre continuano i blocchi stradali e la confederazione generale degli agricoltori non ha accettato di sedersi al tavolo delle trattative proposte per oggi domenica 25 maggio dal governo di Rodrigo Paz e continuano richieste dei settori legati all’ex presidente Evo Morales per le dimissioni del presidente Rodrigo Paz, entrato in carica solo sei mesi fa, ora l’Esecutivo potrebbe avere una nuova carta da giocare per uscire dal crisi. Il Senato infatti ha approvato ieri 24 maggio in sessione ordinaria l’abrogazione della legge 1341 sugli stati di eccezione, con una decisione che potrebbe aumentare il margine di manovra di Paz per ristabilire l’ordine e dunque proclamare lo stato d’assedio. Con un sostegno inaspettatamente schiacciante e solo tre voti contrari da parte dei legislatori del blocco legato al vicepresidente Edmund Lara, che rappresenta i settori più conservatori del Paese i senatori hanno abrogato le limitazioni introdotte nel 2020, come il controllo legislativo sull’imposizione di questo tipo di misure e l’obbligo di stabilire limiti di tempo per la loro applicazione. Secondo il vicepresidente Lara “Questa è una legge (lo stato d’assedio) che si deve applicare nel presente e servirà anche nel futuro per impedire forme di protesta estreme che mettono a rischio la tenuta del paese”. Nel frattempo il l’ex presidente Evo Morales ha dichiarato che al presidente Rodrigo Paz restano due opzioni: una suicida che sarebbe quella di militarizzare il paese e cancellare la democrazia in Bolivia, l’altra quella di accettare una transizione e dichiarare le lezioni nei prossimi 90 giorni. Intanto nonostante la rottura delle relazioni diplomatiche il presidente colombiano Pedro e ritornato sulla situazione boliviana dicendo che è un problema che va risolto nell’ambito della Organizzazioni degli stati Americani e ha chiesto ancora una volta al governo del presidente pass di aprire la porta al dialogo. Manfredo Pavoni Gay
May 25, 2026
Pressenza
BOLIVIA: PROSEGUE LA MOBILITAZIONE DEI LAVORATORI CONTRO IL GOVERNO, DURI SCONTRI NELLA CAPITALE. RODRIGO PAZ APRE A TRATTATIVE, “MA NON HA PIÙ CREDIBILITÀ”
Venerdì 22 maggio a La Paz, capitale della Bolivia, si è svolta una imponente manifestazione di indios, lavoratori della Central Obrera Boliviana (Cob), della Confederación Sindical Única de Trabajadores Campesinos de Bolivia (Csutcb) e coltivatori di coca. Il corteo ha raggiunto El Prato, il centro della città ma dopo un paio d’ore è stato attaccato con violenza dalla polizia che ha disperso i manifestanti – intenzionati a raggiungere Plaza Murillo, dove si trova il palazzo del governo – con un uso massiccio di gas lacrimogeni e agenti in motocicletta che si scagliavano sulla folla. Da settimane, nel Paese, sono in corso proteste e mobilitazioni di massa contro le politiche neoliberiste del governo di Rodrigo Paz. Da quasi un mese sono in corso blocchi stradali in tutte le regioni del Paese sudamericano e intorno alla capitale. Protagonisti della lotta sono i lavoratori, in particolare operai, insegnanti e braccianti impiegati nelle coltivazioni di coca, e le organizzazioni dei nativi. A questi si aggiungono i sostenitori dell’ex leader del Movimento al socialismo (Mas) ed ex presidente Evo Morales. L’attuale presidente boliviano Rodrigo Paz si è detto disponibile ad aprire un tavolo di confronto con le organizzazioni sindacali nella giornata di oggi, domenica 24 maggio. “Stando tra i manifestanti ho avuto la sensazione che Paz non abbia più la credibilità per aprire una trattativa”, commenta Manfredo Pavoni Gai, ricercatore che per lavoro si muove tra Brasile e Bolivia, in una corrispondenza inviata alla redazione di Radio Onda d’Urto. “Tutti i lavoratori in piazza con cui ho parlato – spiega Manfredo Pavoni Gai – sostengono che il presidente è troppo schiacciato sulle istanze e le sensibilità della parte bianca della Bolivia, legata alle famiglie ricche di Santa Cruz, e non riesce a interpretare la cultura di quella che è la maggioranza della popolazione, rappresentata dalle popolazioni Quechua e Aymara“. Su Radio Onda d’Urto la corrispondenza del ricercatore Manfredo Pavoni Gay, che si trova in Bolivia. Ascolta o scarica.
May 24, 2026
Radio Onda d`Urto
La Bolivia sull’orlo della guerra civile
di David Lifodi. La restaurazione neoliberista, imposta con la forza dal presidente Rodrigo Paz, si è scontrata con la resistenza delle organizzazioni popolari, mentre Usa, oligarchia e l’estrema destra, forte soprattutto nell’Oriente del Paese, soffiano sul fuoco. Foto: https://www.resumenlatinoamericano.org/ Dalla fine di aprile, in Bolivia, è in corso un violentissimo conflitto sociale che oppone le organizzazioni popolari, indigene e contadine