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Libertà per Abu Safiya e tutti i palestinesi illegalmente prigionieri di Israele
Inequivocabile condanna all’uso eccessivo delle misure detenzione amministrativa è stata espressa il 19 luglio nella dichiarazione congiunta rilasciata da 12 missioni diplomatiche. Il testo è firmato dalle rappresentanze di Belgio, Canada, Danimarca, Finlandia, Francia, Irlanda, Paesi Bassi, Norvegia, Spagna, Svezia e Regno Unitoe dell’Unione Europea. Si nota l’assenza dell’Italia. Subito dopo la divulgazione della notizia, l’account X del Consolato inglese in Israele è stato bloccato. Nella dichiarazione, in cui è esplicitamente affermato “Attualmente più di 9.000 palestinesi sono detenuti nelle carceri israeliane, tra cui migliaia senza accusa né processo“, è espressa preoccupazione per le condizioni di detenzione di Abu Safiya. Ricordiamo che, durante la recente visita dei suoi avvocati, il dottor Hussam Abu Safieh ha riferito: “Sono stato picchiato di nuovo dalle guardie carcerarie, dopo la precedente visita, riportando una ferita a un dito, perdendo del sangue. Fate tutto il possibile per farmi uscire di qui. Sono detenuto in isolamento nel carcere sotterraneo di “Rakeft”, in condizioni di detenzione disumane”. Per chiedere il rilascio del dr. Abu Safiya vengono svolte numerose iniziative:   venerdì 17 luglio la Rete internazionale ebraica anti-sionista ha organizzato un presidio davanti all’ambasciata israeliana a Londra e Michele Serra ha lanciato un appello dalla sua rubrica “L’Amaca”. Inoltre si può firmare la petizione di Amnesty International. Dall’avvio della campagna Digiuno per Gaza, l’iniziativa lanciata il 15 maggio 2025 da Anbamed, sono trascorsi un anno intero, due mesi e 6 giorni e oggi, martedì 21 luglio 2026, alla giornata di digiuno aderiscono i seguenti digiunatori: clicca per leggere i nominativi. Ieri Al-Najdah ha iniziato la distribuzione delle rette nella città di Gaza e nel nord della Striscia. È stato stampato un opuscolo di disegni spedito da due affidatari, Alessandra e Filippo, per il compleanno della bimba adottata a distanza. L’opuscolo è stato distribuito a tutti i bimbi e le bimbe insieme a una scatola di matite colorate, per applicarsi in un momento di evasione e educazione artistica. La settimana scorsa nel centro della Striscia di Gaza e dall’11 luglio a Khan Younis aveva distribuito le quote di sostegno assegnate alle famiglie dei bambini adottati tramite Anbamed e ACM. Genocidio a Gaza Stamattina, l’esercito israeliano ha ucciso una coppia e i loro quattro figli minori (di 12, 11, 9 e 5 anni), bombardando la loro abitazione con un drone a Gaza City. Nell’attacco sono morti tutti e sei i membri della famiglia Al Masri: Firas (padre) e Salsabil (madre), entrambi trentatreenni; Amira (5 anni), Salma (9), Ferial (11) e Naim (12). Secondo fonti mediche, otto palestinesi sono stati uccisi e oltre venti feriti dalle forze di occupazione israeliane nella Striscia di Gaza durante la giornata di ieri, lunedì. Gli attacchi hanno interessato diverse aree, dal nord al sud della Striscia. Una fonte dell’ospedale Al-Shifa ha riferito che tre palestinesi, tra cui due donne, sono stati uccisi e altri feriti in un raid aereo israeliano sul campo profughi di Jabalia. In precedenza, un raid aereo israeliano aveva colpito un veicolo nella zona di Al-Mawasi a Khan Younis, nel sud di Gaza, uccidendo almeno quattro persone e ferendone altre. I feriti sono stati inizialmente trasportati all’ospedale da campo britannico, per poi essere trasferiti in altri ospedali a causa dell’elevato numero di vittime. Nostri contatti hanno riferito che un attacco in via Al-Jalaa a Gaza City ha causato diversi feriti. Hanno osservato che, secondo le équipe mediche dell’ospedale Al-Saraya della Mezzaluna Rossa Palestinese e dell’ospedale Al-Shifa, i bambini e le donne sono stati i più colpiti dall’attacco. L’ospedale dei Martiri di Al-Aqsa ha riferito che un uomo palestinese è stato ucciso quando un drone israeliano ha colpito una bicicletta in via Salah al-Din, nel centro di Gaza. Un altro raid aereo israeliano ha preso di mira un veicolo civile in via Al-Jalaa, una delle arterie più trafficate della città, provocando diversi feriti. Il veicolo è stato completamente avvolto dalle fiamme. Le ambulanze che si sono precipitate sul posto per trasportare i feriti, sono state prese di mira da un secondo attacco. È la tecnica del doppio attacco per uccidere anche soccorritori. A Gaza non c’è nessun Cessate il fuoco. Cisgiordania All’alba di oggi, martedì, le forze di occupazione israeliane hanno fatto irruzione nella città di Ariha (Gerico), in Palestina. Ieri, diverse aree della Cisgiordania sono state teatro di una serie di movimenti militari israeliani e attacchi da parte dei coloni, in un contesto di crescente tensione per la sicurezza in diverse città e villaggi palestinesi. Nella città di al-Bireh, le forze di occupazione israeliane hanno fatto irruzione e si sono schierate in diversi quartieri della città. Nel villaggio di Kisan, a est di Betlemme, le forze di occupazione hanno condotto un’incursione, perquisendo diverse abitazioni e arrestando cinque palestinesi, tra cui due bambini. Nei pressi del villaggio di Al-Lubban ash-Sharqiya, a sud di Nablus, nostri contatti ci hanno riferito che i coloni hanno intercettato un camion per il trasporto di acque reflue e ne hanno arrestato l’autista. Durante gli scontri che ne sono seguiti, prima dell’arrivo delle forze di occupazione israeliane, sono stati fermati anche più di dieci giovani. Le fonti hanno indicato che l’esercito israeliano ha trattenuto diversi di questi giovani per ore dopo il suo intervento nella zona. Nessuno degli aggressori coloni ebrei israeliani è stato fermato. Le forze israeliane hanno fatto irruzione nella città di Turmus Ayya, a nord-est di Ramallah, hanno compiuto rastrellamenti perquisendo diverse abitazioni e sequestrando le registrazioni delle telecamere di sorveglianza. Questi sviluppi si sono verificati nel contesto delle continue incursioni israeliane nelle città e nei villaggi della Cisgiordania, unitamente alle crescenti denunce palestinesi di attacchi da parte dei coloni contro i nativi e le loro proprietà, incursioni che stanno ulteriormente esacerbando le tensioni in tutta la Palestina occupata. Libano Il Dipartimento di Stato Usa ha annunciato l’avvio di “operazioni pilota” in tre città del Libano, in attuazione degli accordi raggiunti tra Beirut e Tel Aviv mediato da Washington. Le città interessate sono Frun, Srifa e Zawtar al-Gharbiya, ma non sono tutte sotto occupazione militare degli invasori. L’attuazione dell’accordo è inoltre legata all’assunzione da parte dell’esercito libanese della piena responsabilità della sicurezza in tali aree, nonché al disarmo dei gruppi armati, un chiaro riferimento a Hezbollah. Tuttavia, l’accordo annunciato non include una tempistica specifica per il completamento del ritiro israeliano. L’esercito israeliano ha dichiarato che il ritiro comincerà quando sarà neutralizzato il pericolo. L’esercito israeliano insieme a quello libanese e a militari Usa sorveglierà le operazioni future in queste tre zone. “agiremo con fermezza contro qualsiasi violazione”. Infatti, Israele non ha cessato gli attacchi con artiglieri e con droni contro diverse città e villaggi libanesi, oltre al proseguimento delle demolizioni di case a Kafr Tebnit. Nella provincia di Sour (Tiro), droni israeliani hanno bombardato la cittadina di Al-Mansouri e sulla capitale Beirut è stato registrato il volo di ricognizione di droni israeliani. La poesia di Tawfiq Zayyad, grande poeta palestinese del secolo scorso, scomparso il 5 luglio 1994, un cui verso recita “questo popolo ha sette anime, ogni volta che muore, rinasce più giovane e bello”, nel 1977 è stato interpretato da Demetrio Stratos con Giulio Stocchi e Gaetano Liguori. ANBAMED
July 21, 2026
Pressenza
“Se la solidarietà è un crimine, siamo incriminabili”: documento aperto alla condivisione
«È una dichiarazione di solidarietà e corresponsabilità nell’impegno civile al fianco del martoriato popolo palestinese e della sua resistenza – spiegano i suoi estensori, Ugo Giannangeli e Giuseppe Natale – È inoltre una lettera aperta rivolta ai responsabili del genocidio palestinese e a tutti quei governanti e forze economiche e tecnologiche, etnico-religiose e razziste, complici, che sostengono lo Stato d’Israele. È anche un atto di autodenuncia sottoposto all’attenzione della magistratura». > “SE LA SOLIDARIETÀ È UN CRIMINE… SIAMO INCRIMINABILI” > > Noi cittadine e cittadini, noi persone impegnate nel denunciare e nel > contrastare, per fermarlo, il genocidio del popolo palestinese, siamo > profondamente colpite nella nostra umanità e inorridite di fronte alla lucida > e spietata determinazione genocidaria del governo e dell’esercito israeliani. > > Siamo altresì colpiti nella nostra personale dignità quando vengono messe in > prigione persone che operano in soccorso delle vittime palestinesi con aiuti > materiali ed economici, in particolare rivolti ai bambini e alle bambine. > > Siamo allarmati e fortemente preoccupati quando si criminalizzano, anche da > parte della magistratura italiana, associazioni di beneficenza della diaspora > palestinese e si mettono sotto accusa i loro rappresentanti in quanto > sarebbero responsabili di destinare i fondi raccolti ad Hamas, ritenuta > organizzazione terroristica. > > — > > Essendo cittadine/i informati e consapevoli, sentiamo il dovere di precisare: > > 1 . Secondo la Convenzione internazionale per la soppressione delle attività > di finanziamento al terrorismo del 1999 è terroristico “ogni atto finalizzato > a causare la morte o lesioni personali gravi a un civile o ad ogni altra > persona che non prende attivamente parte alle ostilità in una situazione di > conflitto armato quando lo scopo di questo atto […] è quello di intimidire una > popolazione oppure di costringere un governo o un’organizzazione > internazionale a compiere o ad astenersi dal compiere un determinato atto”. > > 2 . Alla luce di questa definizione si può affermare che Israele ha sempre > praticato il terrorismo, alle origini con Irgun e Banda Stern, successivamente > con esercito e coloni. > > Basti pensare, per esempio, al cecchinaggio durante la Grande marcia del > ritorno nel 2018-2019 e agli ordigni esplosivi usati indiscriminatamente in > Libano contro la popolazione civile nel settembre 2024, con centinaia di morti > e migliaia di feriti, tutti disarmati e inermi, che manifestavano, nel primo > caso, per il diritto al ritorno (Risoluzione ONU 194/48); nel secondo caso > tutti civili che si recavano al lavoro o a scuola, passeggiavano o guidavano > taxi. > > 3 . Con la Legge fondamentale del 19 luglio 2018, Israele si definisce “Stato > nazionale del popolo ebraico”, cioè a sovranità etnico-religiosa, e, > dichiarando “lo sviluppo dell’insediamento ebraico come un valore nazionale”, > ha proclamato di intendere agire “per incoraggiarne e promuoverne la creazione > e il consolidamento”. > > “Insediamento ebraico” sta per colonizzazione, cioè un crimine che con questa > legge assurge a valore nazionale. Israele quindi è uno Stato occupante che > promuove il colonialismo di insediamento. > > Per il diritto internazionale la resistenza contro l’occupazione, anche > armata, è legittima e anche secondo il protocollo aggiuntivo, adottato nel > 1977, alle Convenzioni di Ginevra del 1949 relative alla protezione delle > vittime dei conflitti armati internazionali, la popolazione di un Paese > occupato da una potenza straniera ha il pieno diritto di lottare per la > propria liberazione. > > Tali norme sono applicabili “nei conflitti armati in cui i popoli lottano > contro la dominazione coloniale e l’occupazione straniera e contro i regimi > razzisti nell’esercizio del diritto dei popoli di disporre di sé stessi > consacrato nella Carta (Statuto) delle Nazioni Unite”. > > In specifico per il popolo palestinese la risoluzione ONU 37/43 del 1982 > afferma: “Considerando che la negazione dei diritti inalienabili del popolo > palestinese all’autodeterminazione, alla sovranità, all’indipendenza e al > ritorno in Palestina e i ripetuti atti di aggressione da parte di Israele > contro i popoli della Regione costituiscono una grave minaccia alla pace e > alla sicurezza internazionale riafferma la legittimità della lotta dei popoli > per l’indipendenza, l’integrità territoriale, l’unità nazionale e la > liberazione dalla dominazione coloniale e straniera e dall’occupazione > straniera con tutti i mezzi disponibili, compresa la lotta armata”. > > 4 . Nel corso del 2024 i massimi organi giudiziari internazionali e l’ONU > hanno emesso decisioni fondamentali contro Israele. > > La Corte Internazionale di Giustizia a gennaio ha ritenuto che quello in corso > a Gaza fosse un “plausibile genocidio” e a luglio ha emesso un parere > consultivo che ha ribadito l’illegalità dell’occupazione, ha condannato > l’apartheid e ordinata la rimozione delle colonie; a marzo il Consiglio di > sicurezza dell’ONU ha ordinato un immediato cessate il fuoco, come sempre > disatteso; a settembre l’Assemblea Generale dell’ONU ha recepito il parere, > dato un termine di 12 mesi per il ritiro dei coloni e ha ordinato agli Stati > di interrompere ogni rapporto con Israele pena la complicità nel genocidio; a > novembre la Corte Penale Internazionale ha emanato gli ordini di arresto di > Netanyahu e Gallant. > > 5 . Il 23 giugno 2026 la Commissione indipendente internazionale del Consiglio > dei diritti umani ha depositato un rapporto, il secondo, ancora più analitico > del precedente. > > Vi si legge che sono stati uccisi 20.179 bambini e ne sono stati feriti 44.143 > e queste sono solo le vittime note, poi ci sono gli scomparsi sotto le macerie > ma anche nelle carceri. Inoltre che “è compromessa la salute riproduttiva e > neonatale” e che “è in atto una strategia per distruggere la continuità > biologica”. E che, come dimostra anche un rapporto dell’organizzazione per i > diritti umani B’Tselem, in Cisgiordania è da tempo in corso una feroce > offensiva tendente a espropriare e a cacciare i palestinesi, e a ripetere la > “soluzione finale” colpendo deliberatamente i bambini, come a Gaza. > > 6 . In questa situazione drammatica, che disumanizza il mondo e lo porta sul > bordo del baratro della terza guerra mondiale e nucleare, che scuote > profondamente le coscienze, cosa fa il governo italiano nonostante l’articolo > 11 della Costituzione italiana? > > Introduce il DDL che di fatto assimila antisionismo e antisemitismo; promulga > i decreti sicurezza volti alla repressione del diritto di espressione e di > manifestazione; non firma, con l’Ungheria, un documento di 79 Paesi in difesa > della Corte penale internazionale sotto sanzioni; blocca, con la Germania, la > sospensione dell’accordo di associazione UE-Israele nonostante la palese > violazione della clausola del rispetto dei diritti umani; rinnova il > memorandum di intesa Italia- Israele. > > Una scelta di campo ben precisa che si traduce in una complicità nel genocidio > tanto che pende avanti alla Corte penale internazionale una denuncia di 51 > giuristi perché sia accertata la responsabilità del governo italiano. > > — > > In questo contesto di diffusa complicità anche il singolo individuo – a > maggior ragione se palestinese – ha il diritto/dovere di chiamarsi fuori, > solidarizzando e sostenendo il popolo palestinese nella sua sofferta > resistenza quotidiana, contribuendo concretamente a ridurre le conseguenze del > genocidio in corso. > > Per queste inoppugnabili ragioni, siamo inoltre a denunciare le condizioni > disumane in cui sono tenuti nelle carceri israeliane decine di migliaia di > prigionieri e detenuti palestinesi, sottoposti a torture e a stupri e lasciati > morire semplicemente perché hanno fatto il loro dovere, come il medico > pediatra Hussam Abu Safiya, ridotto in fin di vita, o come il leader Marwan > Barghouti. > > Per queste inoppugnabili ragioni, esprimiamo la nostra piena solidarietà ai > detenuti palestinesi in Italia, incriminati per la loro attività di aiuto e > sostegno alle famiglie palestinesi a Gaza e Cisgiordania, cui hanno concorso > organizzazioni di volontariato e persone singole, tra le quali molte che > firmano questa lettera. > > Per queste inoppugnabili ragioni, esprimiamo la nostra vicinanza fraterna e la > nostra solidarietà ai rappresentanti dell’Associazione dei Palestinesi in > Italia (A.P.I.) e dell’Associazione Benefica di Solidarietà con il Popolo > Palestinese (A.B.S.P.P.): Mohammad Hannoun, Raed Dawoud, Yaser Elasaly (di > quest’ultimo in condizioni di salute precaria non si hanno più notizie nel > trasferimento dalla Calabria in un carcere della Sardegna), Ryiad Albustanji, > nonché Anan Yaeesh e Ahmad Salem. > > Benemeriti quali sono, non possono e non debbono essere incriminati e sbattuti > in carcere. > > È come vivere in un mondo alla rovescia: sono trattate da criminali le persone > solidali col proprio popolo, le persone che si battono per la difesa, il > rispetto e l’attuazione dei diritti umani e del diritto internazionale, > sistematicamente violati da Israele e dagli Stati suoi alleati e sostenitori. > > Noi, questo mondo alla rovescia lo ripudiamo e affermiamo che se la > solidarietà e la resistenza per l’autodeterminazione e la libertà dei popoli, > e del popolo palestinese in particolare, diventano un crimine anche noi siamo > incriminabili e ci sottoponiamo al giudizio, per la verità e la giustizia. Il testo della dichiarazione Se la solidarietà è un crimine siamo incriminabili è qui disponibile in file pdf. «Chi firma la dichiarazione – precisano i promotori dell’iniziativa – può integrarla con un suo pensiero, una sua opinione e una sua proposta finalizzate a rafforzare, nel nostro Paese e nel mondo, le resistenze di “restare umani”, per il disarmo e la pace, per i diritti umani e il diritto internazionale, per la giustizia sociale e ambientale». Le firme vengono raccolte da oggi, 15 luglio 2026. Si sono già aggiunte quelle di centinaia persone e, in risposta alla sollecitazione di Ugo Giannangeli e Giuseppe Natale, è stata presentata la richiesta di integrare il documento con la denuncia dell’ingiusto trattamento inflitto a 5 giovani tra i 16 e i 18 anni partecipanti a una manifestazione svolta nell’ambito della mobilitazione nazionale in solidarietà con il popolo palestinese. A settembre il documento e le osservazioni, le analisi e le proposte nel frattempo pervenute verranno presentati in iniziative che saranno coordinate insieme ai promotori. Le adesioni (nome, cognome, comune di residenza e/o domicilio) vanno inviate a: 80moliberazpropalestinapropace@gmail.com Redazione Italia
July 15, 2026
Pressenza
Palestina, la terra invisibile
I mutilatini di Gaza Un giovane palestinese di 21 anni è stato assassinato e altri due sono rimasti feriti ieri, sabato, in un raid effettuato da un drone israeliano su un veicolo civile in Al-Rashid Street, a ovest del campo profughi di Nuseirat. Il drone ha preso di mira il veicolo civile con diversi missili, poi ha inseguito, e colpito a mitragliate, le persone a bordo mentre cercavano di allontanarsi verso la riva del mare. Nella Striscia di Gaza meridionale, l’ospedale Nasser ha annunciato la morte di un palestinese, deceduto a causa delle ferite riportate in un precedente raid israeliano contro le tende degli sfollati nella zona di Al-Mawasi. A Gaza non c’è nessun cessate il fuoco. Sabato, associazioni della società civile di Gaza hanno organizzato un evento in onore dei bambini che hanno perso un arto a causa della guerra, con l’obiettivo di risollevare il loro morale e richiamare l’attenzione sulla loro difficile situazione umanitaria. Sono stati lanciati appelli per la fornitura di cure mediche, protesi e per garantire loro la possibilità di viaggiare per ricevere ulteriori cure all’estero. Uno degli organizzatori dell’evento, svoltosi nel campo profughi di Bureij, ha sottolineato la necessità di sostenere i piccoli e di fornire loro assistenza psicologica, morale e materiale, data quella che ha definito la grave carenza della comunità internazionale e delle organizzazioni internazionali nel soddisfare i loro bisogni medici. Un altro partecipante ha rivolto un messaggio alla comunità internazionale, esortandola a prestare maggiore attenzione ai feriti, in particolare agli amputati, sottolineando che i loro bisogni primari includono cure mediche, possibilità di viaggiare e la fornitura di protesi. Una madre di un bambino che ha perse le due gambe, ha affermato che “nonostante le ferite, rimaniamo determinati e ambiziosi, impegnandoci a continuare a vivere e a realizzare i sogni dei nostri bambini”. Ha considerato il riconoscimento ricevuto in questo evento come un messaggio che dimostra che c’è ancora qualcuno che si ricorda di loro e si preoccupa della loro causa, il che dà loro il sostegno morale per perseverare. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), quasi 42.000 persone a Gaza hanno subito lesioni permanenti a causa della guerra. Un quarto dei feriti è un bambino. L’UNRWA ha pubblicato un rapporto secondo il quale, “Gaza ha ora la più grande popolazione di bambini amputati nella storia moderna”. Con il sistema sanitario al collasso durante la guerra, coloro che hanno subito gravi lesioni faticano ad accedere alle cure e alla riabilitazione necessarie per ricostruire le proprie vite. La democrazia dell’apartheid Oggi, domenica, sette palestinesi sono rimasti feriti, contusi e soffocati in seguito ad un attacco effettuato dai coloni ebrei israeliani in Cisgiordania contro il villaggio di Huwwara a Masafer Yatta, a sud di Hebron. I feriti sono un anziano, 4 donne e 2 bambini che si trovavano nel loro terreno agricolo adiacente la loro casa. Terreno e casa fanno gola ai colonialisti che se ne vogliono impossessare cacciando gli abitanti nativi. L’esercito di occupazione israeliano è intervenuto ed ha arrestato non gli aggressori ma i tre uomini palestinesi aggrediti sulla loro terra. È la democrazia del’Apartheid. Anche l’amministrazione militare israeliana della Cisgiordania si adopera alacremente nel furto di terre palestinesi. Nel 2026, sono state emesse 49 ordinanze militari che limitano l’accesso dei proprietari palestinesi ai loro appezzamenti. Con questi ordini sono stati sottratti di fatto ai palestinesi 2093 donum. La distribuzione geografica di questi terreni dimostra la loro contiguità a colonie ebraiche. Una sottrazione di terreni palestinesi che servirà all’allargamento di queste colonie oppure per la costruzione di strade di collegamento segregazioniste con il territorio israeliano. Il garbuglio elettorale Le elezioni politiche palestinesi sono condizionate dalle decisioni del governo di Tel Aviv in merito al voto a Gerusalemme est occupata. Nel 2019, Abbas ha rinviato le elezioni con il pretesto della mancata partecipazione degli elettori palestinesi di Gerusalemme, impedita dal governo israeliano. Analisti palestinesi e arabi sostengono che le pressioni internazionali (Usa e UE) per il rinnovamento dell’ANP e per addomesticarla sono tali che questa volta il presidente palestinese non avrà la possibilità di rinviare le elezioni con quel pretesto. Infatti egli si è limitato a indire le sole elezioni legislative e ha escluso quelle presidenziali. Malgrado la modifica unilaterale della legge elettorale e le norme di esclusione ivi previste, tutte le organizzazioni palestinesi hanno deciso di partecipare al voto. Al-Fatah è divisa in tre tronconi e non sembra vi siano possibilità di unificarli in un’unica lista. La stampa israeliana rincara la dose della discordia e parla di una legge elettorale, approvata con un decreto di Abbas, che tra le righe chiude le porte alla candidatura di Marwan Barghouti. “Si prevede la presenza fisica del candidato alla presentazione della domanda”, ma il Mandela palestinese è dietro le sbarre in un carcere israeliano. Abu Safiya sia liberato Mentre prosegue l’occupazione del Sud del Libano e la guerra contro l’Iran, il mondo si attiva per la liberazione di Abu Safiya. Oggi pomeriggio, il webinar di Doctors Against Genocide affronterà la campagna per la liberazione del dr Abu Safiya e come svilupparla per aumentare le pressioni sul governo Netanyahu e smuovere le diplomazie inette. Questo il link a Zoom per partecipare Iscrizione al Webinar – Zoom domenica a mezzogiorno L’associazione IJAN (International Jewish Anti-zionist Network) di Londra ha organizzato il 10 luglio un presidio davanti all’ambasciata israeliana, per chiedere la liberazione del dr. Abu Safiya. Amnesty International ha dichiarato che le autorità israeliane devono scarcerare immediatamente il pediatra palestinese e direttore dell’ospedale Kamal Adwan, il dottor Hussam Abu Safiya, detenuto arbitrariamente, alla luce delle informazioni riferite dal suo avvocato dopo una visita in carcere, secondo le quali la sua vita è in imminente pericolo a causa delle torture e dei maltrattamenti cui è stato sottoposto durante la detenzione. Per firmare la petizione: Il medico palestinese Hussam Abu Safiya è in grave pericolo di vita – Amnesty International Italia Il 15 luglio: l’Ora della Solidarietà Globale. Un’ora a mezzogiorno (ora locale), ovunque voi siate, per chiedere la liberazione di tutti gli ostaggi palestinesi, a partire dagli operatori sanitari. Appello in solidarietà con il dr Hussam abu Safiya da Doctors Against Genocide.         ANBAMED
July 12, 2026
Pressenza
Il medico palestinese Hussam Abu Safiya è in grave pericolo di vita
Amnesty International ha dichiarato che le autorità israeliane devono scarcerare immediatamente il pediatra palestinese e direttore dell’ospedale Kamal Adwan, il dottor Hussam Abu Safiya, detenuto arbitrariamente, alla luce delle informazioni riferite dal suo avvocato dopo una visita in carcere, secondo le quali la sua vita è in imminente pericolo a causa delle torture e dei maltrattamenti cui è stato sottoposto durante la detenzione. https://www.amnesty.it/appelli/gaza-liberta-per-il-dottor-hussam-abu-safiya/ Il dottor Hussam Abu Safiya è illegalmente in carcere da oltre 18 mesi, senza incriminazione né processo, dal 27 dicembre 2024, quando è stato arrestato mentre era in servizio presso l’ospedale Kamal Adwan, nella Striscia di Gaza. “I dettagli che stanno emergendo sul peggioramento delle condizioni di detenzione del dottor Hussam Abu Safiya sono davvero agghiaccianti. Siamo profondamente allarmati dalle informazioni fornite dal suo avvocato, secondo cui la sua vita è in imminente pericolo mentre continua a essere detenuto illegalmente. È inaccettabile che un pediatra, che ha dedicato la propria vita a salvare quella degli altri nella Striscia di Gaza occupata, sia sottoposto a torture e maltrattamenti, compresi gravi abusi fisici e psicologici e un prolungato isolamento, mentre viene detenuto senza alcuna giustificazione”, ha dichiarato Erika Guevara Rosas, direttrice delle ricerche e delle campagne di Amnesty International. “Le autorità israeliane devono scarcerare immediatamente e senza condizioni il dottor Hussam Abu Safiya. Fino a quel momento, il Servizio penitenziario israeliano deve garantire che sia pienamente protetto da ulteriori violenze, che riceva cure mediche adeguate e che possa essere visitato immediatamente da osservatori indipendenti, compreso il Comitato internazionale della Croce rossa, al quale deve essere consentito l’accesso anche a tutte le altre persone palestinesi detenute”, ha proseguito Guevara Rosas. In aperta violazione dei propri obblighi di diritto internazionale, Israele impedisce al Comitato internazionale della Croce rossa di visitare le persone palestinesi detenute e imprigionate dall’ottobre 2023. Le informazioni sul peggioramento delle condizioni del dottor Hussam Abu Safiya e sui gravi maltrattamenti inflitti dal Servizio penitenziario israeliano sono emerse dopo la visita effettuata il 2 luglio 2026 dall’avvocato Nasser Odeh, di Physicians for Human Rights Israel. Secondo quanto riferito dall’avvocato, dopo il trasferimento nel famigerato centro di detenzione sotterraneo di Rakevet, il medico è stato sottoposto quotidianamente a percosse, minacce e ad altre forme di violenza. Nasser Odeh ha riferito di aver visto lividi recenti e segni di tortura sulla testa e su tutto il corpo del dottor Hussam Abu Safiya, al punto da renderlo quasi irriconoscibile. Ha inoltre raccontato che il medico si è presentato all’incontro con mani e piedi incatenati. Nella sua drammatica testimonianza, l’avvocato lo ha descritto come estremamente debilitato e sul punto di perdere conoscenza. Ha inoltre riferito che il dottor Hussam Abu Safiya gli ha detto: “Questa è l’ultima volta che mi vedrai… Mi hanno portato qui per uccidermi”. “La testimonianza dell’avvocato deve rappresentare un urgente campanello d’allarme per gli Stati di tutto il mondo, in particolare per gli alleati di Israele. È profondamente riprovevole che un medico che si è rifiutato di abbandonare i propri pazienti e che è diventato una delle voci più autorevoli nel denunciare la distruzione del sistema sanitario di Gaza continui a essere detenuto arbitrariamente e illegalmente sulla base dell’infondata definizione israeliana di ‘combattente illegale’. Continua a essere privato dei suoi diritti fondamentali, compreso il diritto a essere protetto dalle torture e maltrattamenti, nonché del diritto a un processo equo e alle garanzie procedurali”, ha aggiunto Erika Guevara Rosas. “Il trattamento disumano riservato da Israele al personale sanitario palestinese della Striscia di Gaza, comprese la detenzione arbitraria e la tortura, è stato reso possibile dal deliberato fallimento degli Stati nell’adottare misure efficaci sia di fronte alla distruzione del sistema sanitario della Striscia di Gaza, sia agli attacchi contro il personale sanitario palestinese. Queste condotte rientrano tra gli elementi che caratterizzano il genocidio in corso commesso da Israele contro la popolazione palestinese della Striscia di Gaza. Le semplici espressioni di preoccupazione rappresentano ormai poco più di un cinico alibi per giustificare l’inazione degli Stati di fronte alla sistematica distruzione dei diritti umani della popolazione palestinese. Amnesty International, insieme ad altre organizzazioni per i diritti umani, non chiede soltanto l’immediata scarcerazione del dottor Hussam Abu Safiya. Chiede un intervento urgente ed efficace per salvargli la vita,” ha concluso Guevara Rosas. In una dichiarazione inviata ad Amnesty International dal figlio del dottor Hussam Abu Safiya, Elias, portavoce della famiglia, si legge: “Mio padre sta vivendo un momento estremamente critico, sospeso tra la vita e la morte. Le sue condizioni di salute e la sua situazione peggiorano di giorno in giorno. Chiediamo alla comunità internazionale, alle organizzazioni per i diritti umani, agli organi di stampa e a tutte le persone di coscienza di intervenire con urgenza affinché cessino immediatamente le torture e tutte le altre violazioni commesse nei suoi confronti, gli siano garantite cure mediche urgenti, sia possibile monitorare le sue condizioni attraverso canali legali e umanitari indipendenti e siano assicurati la sua protezione e il pieno rispetto dei suoi diritti fondamentali. Il silenzio del mondo oggi potrebbe costare la vita a una persona innocente. Il tempo sta per scadere e vi chiediamo di intervenire prima che sia troppo tardi”. Ulteriori informazioni Il dottor Hussam Abu Safiya è detenuto arbitrariamente dalle autorità israeliane dal dicembre 2024, dopo il raid condotto dall’esercito israeliano contro l’ospedale Kamal Adwan, nel nord della Striscia di Gaza. Da allora è detenuto senza incriminazione né processo in base alla cosiddetta Legge sui combattenti illegali, una normativa crudele che autorizza l’esercito a emettere ordini di detenzione rinnovabili indefinitamente nei confronti di chiunque, arrestato nella Striscia di Gaza, sia sospettato di costituire una minaccia per la sicurezza dello Stato o di essere coinvolto in attività ostili, sulla base di prove segrete e senza l’obbligo di presentare un atto d’accusa. Il 16 giugno 2026 la Corte Suprema israeliana ha respinto il ricorso presentato dal dottor Hussam Abu Safiya contro la sua detenzione, confermandola almeno fino a ottobre 2026. Secondo Physicians for Human Rights Israel, l’intensificarsi delle violenze nei suoi confronti è collegato proprio al ricorso e ai suoi tentativi di contestare in tribunale la legittimità della detenzione.   Amnesty International
July 8, 2026
Pressenza
Libertà per il dottor Hussam Abu Safiya
Hussam Abu Safiya è un medico pediatra. Era il direttore dell’ospedale Kamal Adwan di Beit Lahiya nella Striscia di Gaza. Venne arrestato il 27 dicembre 2024 dall’esercito israeliano durante un’irruzione in ospedale. Da allora non è stato mai più rilasciato. La detenzione è stata via via confermata, senza nessun processo. Il 9 gennaio 2025, ai sensi della “Legge sui combattenti illegali”, la Corte di giustizia israeliana di Ashkelon prorogò la sua detenzione fino al 13 febbraio e il divieto di incontrare un avvocato fino al 22 gennaio. Il 28 aprile 2026 la detenzione arbitraria al pediatra è stata prolungata a tempo indefinito. Amnesty International ha da tempo lanciato una petizione per richiederne la liberazione. Gli operatori sanitari di #digiunogaza ne hanno raccolto l’appello e realizzato il video disponibile qui: In un articolo di Assopacepalestina viene descritto così l’iter per gli accusati di essere combattenti illegali: “I gazawi detenuti nel campo di Ofer, che è adiacente all’omonima e più antica prigione, sono tra i detenuti palestinesi che Israele classifica come “combattenti illegali”. In quanto tali, subiscono una procedura giudiziaria molto breve: di solito, consiste in un’udienza di tre minuti condotta tramite Zoom, in cui vengono accusati di “sostenere il terrorismo”, e a seguito della quale la loro detenzione viene prolungata per altri sei mesi o fino alla “fine della guerra”. Adesso però è concretissimo il pericolo di morte per impiccagione come previsto dalla nuova legge israeliana per il reato di terrorismo. Dopo l’arresto il dottor Hussam Abu Safiya è stato inizialmente portato nel centro Sde Teiman e poi trasferito nel campo di Ofer, una struttura militare che Israele ha creato durante l’attuale guerra per i detenuti di Gaza, tra Gerusalemme e Ramallah, nella Cisgiordania occupata. Numerosissime sono le testimonianze delle condizioni disumane riservate ai palestinesi detenuti. Torture fisiche e psicologiche, poco cibo, scarsa igiene, umiliazioni continue inflitte in ogni modo, nessuna cura medica. La struttura di Ofer è citata anche da Francesca Albanese nel suo “Quando il mondo dorme”, riportando dialoghi avuti con il dottor Ghassan Abu Sitta, medico chirurgo naturalizzato britannico che lavorò negli ospedali palestinesi fin  quando ne ebbe la possibilità. Un amico del dottor Ghassan, il dottor Adnan al-Bursh, primario del reparto di chirurgia ortopedica dell’ospedale al-Shifa a Ofer ci morì a causa degli abusi sessuali subiti. Perchè tutto questo? Il dottor Hussam Abu Safiya stava lavorando nell’ospedale di cui era direttore in condizioni estreme per poter “aiutare”. Terribile la spiegazione del dottor Ghassan, sempre riportate dalla Albanese: “Le torture e l’uccisione di quasi un migliaio di operatori sanitari sono una componente fondamentale della distruzione del sistema sanitario” perché un ospedale si può ricostruire molto più in fretta di quanto richiede la formazione di un medico. “Anche se ci sarà un cessate il fuoco e i palestinesi avranno una tregua dalle bombe, potete stare sicuri che il genocidio continuerà perché grazie a questa strategia la gente continuerà a morire, anche per condizioni che potevano benissimo essere curate”. Il libro è stato pubblicato nel 2025 e le parole del dottore sembrano predire ciò che è avvenuto e sta avvenendo. Sara Panarella
May 10, 2026
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