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[2026-10-14] Fuori le mafie dalla nostra città @ Piazza Malatesta
FUORI LE MAFIE DALLA NOSTRA CITTÀ Piazza Malatesta - P.za Roberto Malatesta, 00176 Roma RM (mercoledì, 14 ottobre 18:00) ALLE BOMBE RISPONDIAMO CON LA COMUNITÀ! In questi mesi si sono susseguite a Roma una serie di bombe: il nuovo linguaggio delle contese tra clan. Fino ad ora nessuno si è fatto male, ma è stata solo fortuna. Vogliamo il diritto di abitare i nostri quartieri in sicurezza. Senza avere paura. I nostri quartieri appartengono a chi ci vive. A chi ci lavora. A chi ci cresce. Non alla criminalità organizzata. Crediamo che la risposta a tutto questo debba essere cittadina e di comunità e partire da chi ogni giorno anima le piazze e le strade dei nostri quartieri. Una comunità unita è la precondizione per far emergere le dinamiche oppressive delle mafie, denunciarle e sconfiggerle. Saremo in piazza con Libera Roma il 14 Ottobre alle 18:00 a Piazza Malatesta come associazioni, parrocchie, scuole, istituzioni e cittadinanza per una città libera dalle mafie. Per quartieri con più centri giovanili e scuole aperte il pomeriggio, presidi di salute e diritto ad un lavoro dignitoso. Per una città in cui l’accesso alla cultura è un diritto di tutte e tutti. Per una risposta che non cerchi il capro espiatorio in chi è marginalizzato ed escluso, ma punti il dito contro le potenti organizzazioni criminali che lucrano su povertà e solitudine. ------------------------- Abbiamo assistito allo scoppio dell’ennesima bomba in città. È il momento di dire basta. Vogliamo il diritto di abitare i nostri quartieri in sicurezza, senza avere paura. I nostri quartieri non appartengono alla criminalità organizzata: appartengono a chi ci vive, a chi ci lavora, a chi ci cresce. Per questo lanciamo un appello a scendere in piazza insieme per una risposta collettiva che non cerchi facili capri espiatori tra i più fragili, ma punti il dito contro le potenti organizzazioni criminali che lucrano sulla pelle di chi è ai margini. Cosa sta succedendo? Oggi Roma assiste a un'escalation di violenza tra clan. Solo per caso non ci sono ancora state vittime, ma l'incolumità di residenti e lavoratori è continuamente a rischio. Da agosto si contano almeno sette esplosioni nella zona est della Capitale, dall'autonoleggio a Centocelle alla bomba in un condominio a San Basilio, che ha costretto all'evacuazione 50 persone. Chi indaga parla di una guerra per il controllo del territorio e dello spaccio, esplosa nel vuoto lasciato dai recenti arresti. Ma le bombe non sono che la punta dell'iceberg. A Roma le mafie sono ormai parte endemica del tessuto economico e sociale, sostenute dalla cosiddetta "zona grigia": una rete di professionisti collusi che facilitano gli affari illeciti. Come evidenziato dalla Procura Generale, la Capitale è la seconda provincia italiana per segnalazioni di operazioni finanziarie sospette, con capitali illeciti reinvestiti in immobili, ristorazione, turismo, carburanti e sale gioco. Per una risposta di comunità La risposta non può essere la stigmatizzazione dei nostri quartieri. Deve partire da tre consapevolezze: * La presenza mafiosa è cittadina, diffusa in ogni quadrante in forme diverse: per questo la risposta deve essere corale. * Bisogna colpire i potenti gruppi criminali, non accanirsi su chi è marginalizzato. * Le reti territoriali, le associazioni e le pratiche di cura mutualistica sono l'argine principale contro le mafie. Una comunità unita è la condizione indispensabile per far emergere l'oppressione, denunciarla e sconfiggerla. Le nostre richieste: * Tutela e sostegno dei territori: un'attenzione costante per le zone colpite e protezione concreta per chi trova il coraggio di denunciare. * Investimenti nella prevenzione: per contrastare le dipendenze e il traffico di droghe non basta la repressione. Servono risorse per le attività educative rivolte ai giovani, penalizzati dai continui tagli alla spesa pubblica. * Scuola inclusiva e di comunità. Educazione e istruzione come prima forma di antimafia: chiediamo una scuola capace di superare i propri confini e farsi presidio sociale e culturale nei territori. Vogliamo un'istruzione realmente inclusiva e accogliente, che viva in costante dialogo con le reti e la comunità locale per contrastare la dispersione scolastica e la povertà educativa. Abbiamo bisogno di spazi di apprendimento e aggregazione capaci di abbracciare ogni studente, offrire opportunità di crescita collettiva e superare l’idea di un destino già scritto. Fare della scuola un luogo aperto, partecipato e diffuso è il primo passo per promuovere giustizia e sottrarre spazio alle mafie e all'emarginazione. * Accesso alla cultura e alla bellezza. Un diritto universale, non un privilegio: Chiediamo un piano strategico che garantisca a tutte e tutti l'accesso libero a teatro, cinema, musica, biblioteche e percorsi artistici. La cultura e la bellezza non possono essere un lusso per pochi, ma uno strumento universale di emancipazione sociale e riscatto. * Spazi liberi. Il diritto alla socialità gratuita per i giovani: chiediamo il potenziamento e la nascita di centri di aggregazione giovanile e di spazi aperti, accoglienti e gratuiti. Le ragazze e i ragazzi hanno il diritto a luoghi in cui incontrarsi, confrontarsi e fare cultura insieme. I centri di aggregazione giovanile e i presidi culturali del territorio sono spazi vivi capaci di spezzare la solitudine e costruire processi di crescita collettiva. Offrire alle nuove generazioni luoghi di condivisione può sottrarre terreno alle culture mafiose e violente e restituire fiducia nel futuro. * Chiediamo maggiori investimenti nel riutilizzo sociale. I beni confiscati alla criminalità organizzata e riutilizzati socialmente rappresentano un’occasione di rinascita nei quartieri.   * Adeguamento degli organici di Giustizia e Forze dell'Ordine: la Procura di Roma registra carenze di organico del 20% tra i magistrati e del 30% tra il personale amministrativo, mentre nella sola provincia mancano circa 3.000 agenti di Polizia. Servono uomini e mezzi adeguati per contrastare la criminalità organizzata. PER TUTTO QUESTO CI VEDIAMO IN PIAZZA MALATESTA, MERCOLEDÌ 14 OTTOBRE ALLE 18:00. Modalità di adesione Possono aderire associazioni, istituzioni, partiti, gruppi scout, parrocchie, reti territoriali e singoli cittadini. * Telefono / WhatsApp: 366 8149475 (Agnese) * Email: segr.liberaroma@gmail.com Adesioni (elenco in aggiornamento) * Agesci Lazio, * Alleanza Verdi e Sinistra Roma e Provincia, * Assessorato alla Scuola del Comune di Roma, * Assessorato alle Periferie del Comune di Roma, * Associazione Genitori Toti, * Anpi Roma, * Ap - Antimafia Pop Academy, * Arci Fanfulla * Arci Pianeta Sonoro, * Arci Roma, * Arci Solidarietà * Arci Sparwasser, * Arci Trenta Formiche, * Associazione daSud, * Aurelio in comune, * Auser Lazio, * Baobab Experience, * Cemea Del Mezzogiorno, * Cgil Roma e Lazio, * Circolo Auser Prenestino, * CSV Lazio, * Cubo Libro, * Filcams Cgil Roma e Lazio, * Fillea Cgil Roma e Lazio, * Flc Cgil Roma e Lazio, * Fondazione Piccolo America, * Giovani Democratici Roma, * Legambiente Lazio, * Link Roma 3, * Link sapienza, * Municipio II, * Municipio III, * Municipio V, * Municipio VII, * Municipio X, * Network Giovani, * Nonna Roma, * Partito Democratico Roma, * Polo Civico Cinecittà Bene Comune, * Polo Civico Intagli XV municipio, * Polo Civico Laurentino, * Polo Civico Pigneto, * Polo Civico Poleis Esquilino, * Polo Civico Ritagli XII municipio, * Polo Civico Torre Maura, * Progetto Diritti, * Rete della Conoscenza Roma, * Rete Solidale V Municipio, * Rete Studenti Medi Roma, * Rifondazione Comunista Federazione di Roma, Castelli e Litoranea, * Scomodo, * Spi Lazio, * Spin Time Labs, * Uds Roma, * Udu Roma, * UGS Roma
October 13, 2026
Gancio de Roma
Mauro Rostagno, il coraggio della verità
MAURO L’UOMO VESTITO DI BIANCO Lo chiamavano l’uomo vestito di bianco. Era Mauro Rostagno. Un uomo di troppe vite per contenerle in una sola. Torino, l’infanzia operaia. Trento, la rivolta studentesca. Poi Lotta Continua. Uno dei fondatori. In prima fila. Milano. Il Macondo. Un laboratorio di utopie. L’India, la ricerca spirituale. Il ritorno in Italia. Trapani. Qui nasce Saman, comunità per tossicodipendenti, una casa per chi non ha più casa. Poi, il giornalismo. Denuncia lo strapotere della Mafia. Lo fa sui giornali, lo fa in tv. RTC. Una piccola emittente locale, capace di squarciare silenzi antichi. Ogni sera Mauro entra nelle case dei trapanesi. Parla di appalti, di traffici, di collusioni. Non fa sconti. Non ha paura. Ci mette la faccia. Sempre. Le sue inchieste varcano santuari proibiti. Come Peppino Impastato, anche Rostagno infastidisce troppo. “Un tarlo”, diranno i giudici. Un tarlo che rosicchia certezze, affari, protezioni. Mauro sa che ogni giorno è un rischio. Lo dice con una metafora: “Puoi potarti. Diventare un alberello tranquillo, con poche foglie, poca vita. Oppure puoi crescere, rischiare. Vivere davvero.” Trapani, 1988. La sera del 26 settembre guida la sua Fiat Duna. Con lui c’è Monica Serra, una collaboratrice. Sono le otto di sera. All’improvviso, la raffica: due colpi di fucile, due colpi di pistola. Alla testa. Mauro muore così, nell’aria scura di Lenzi di Valderice. Aveva 46 anni. Il processo è un labirinto. Depistaggi, accuse folli. La sua compagna Chicca Roveri finisce perfino in carcere, accusata di complicità. Fumo. Solo fumo. Alla fine la verità. Ergastolo al boss Vincenzo Virga, mandante dell’omicidio. Per ordine di “Don Ciccio” Messina Denaro, padre di Matteo. Ma Mauro rimane. Rimane la sua voce. Rimane la sua frase, nitida come un manifesto: > “FACCIAMO TUTTO, IL CONTRARIO DI TUTTO. IL BIANCO E IL NERO. NON VOGLIAMO > TROVARE UN POSTO IN QUESTA SOCIETÀ. VOGLIAMO CREARNE UNA IN CUI VALGA LA PENA > AVERE UN POSTO” Mauro Rostagno ammazzato da quella montagna di merda che è la mafia. Redazione Italia
September 27, 2026
Pressenza
La miniserie prossimamente in onda su Rai 1 e Rai Play
Negli anni Ottanta in Sicilia si incrociano i destini del giudice ragazzino e di un gruppo di giovani stiddari, cresciuti nella povertà e attratti dalla criminalità come ‘via di riscatto’. Nato a Canicattì nel 1952, dal 1979 sostituto procuratore al Tribunale di Agrigento, Rosario Livatino combatte il potere mafioso colpendone patrimoni, interessi economici e radicamento nel territorio dove, intanto, la stidda conquista spazi e consensi. Quando viene assassinato ha 37 anni. La sua biografia redatta a cura del Centro Studi Rosario Livatino – fondato da un gruppo di giuristi, magistrati, avvocati, docenti universitari e notai – riferisce che “Nel decennio dal 29 settembre 1979 al 20 agosto 1989, come Sostituto Procuratore della Repubblica, Livatino si è occupato delle più delicate indagini antimafia, di criminalità comune ma anche, nel 1985, di quella che poi negli anni 1990 sarebbe scoppiata come la Tangentopoli siciliana. Fu ucciso la mattina del 21 settembre 1990 sul viadotto Gasena lungo la SS 640 Agrigento-Caltanissetta mentre, alla guida della propria auto, si recava in Tribunale. Per la sua morte sono stati individuati, grazie al testimone oculare Pietro Nava, i componenti del gruppo omicida e i mandanti, e tutti sono stati condannati, in tre differenti tronconi processuali”. Nel 2021 Chiesa cattolica ha proclamato Rosario Livatino un beato, martire della lotta alla mafia, che l’Assemblea generale della CEI (Conferenza Episcopale Italiana) lo scorso maggio ha elevato patrono dei magistrati – Vatican News / Rosario Livatino, la giustizia sotto lo sguardo di Dio > Quando moriremo non ci verrà chiesto se siamo stati credenti, ma se siamo > stati credibili – Rosario Livatino “La personalità del giudice Rosario Livatino potrebbe essere riassunta in questa sua frase, che fa il paio con quella in cui sosteneva che un magistrato non deve limitarsi a essere indipendente, ma deve anche apparire tale. Profondamente religioso, da bambino Livatino era soprannominato 101 anni per la precoce maturità e saggezza. Privo di scorta perché l’aveva sempre rifiutata, il 21 settembre 1990 Livatino fu freddato lungo la strada Canicattì-Agrigento. Paolo Borsellino fu fra i primi ad accorrere sul posto. All’indomani dell’omicidio, Giovanni Falcone immaginò che di lì a poco nessuno si sarebbe più ricordato di Livatino, vista la minore centralità che Agrigento aveva rispetto a Palermo nella lotta alla mafia. La realtà di Girgenti era quella di una città ripiegata su se stessa, dove alcuni dei superiori di Livatino avevano frequentazioni imbarazzanti. Livatino invece si distingueva per la ritrosia verso le uscite pubbliche, si teneva lontano da ogni possibile clamore mediatico, con un atteggiamento che, unito alle sue inchieste e ai suoi processi, favorì la decisione di ucciderlo. Nando dalla Chiesa è dubbioso riguardo l’estraneità di Cosa Nostra all’assassinio: difficile, seppur non impossibile, che la decisione di eliminare Livatino sia stata della sola Stidda. Il giudice ragazzino, il libro che Nando Dalla Chiesa scrisse sulla vicenda Livatino, volle essere anche una risposta alla previsione di Falcone” – Rai Cultura / Rosario Livatino, “il giudice ragazzino” sottratto all’oblio. La storia di Rosario Livatino, che la Chiesa ha proclamato un ‘beato’, martire della lotta alla mafia, e il ‘patrono dei magistrati’, viene narrata in una miniserie televisiva LIVATINO IL GIUDICE E I SUOI ASSASSINI, una coproduzione Rai Fiction – Goldenart Production – Rai Com prodotta da Federica Luna Vincenti  e realizzata con contributi del Ministero della Cultura / Direzione Generale Cinema e audiovisivo, della Regione Sicilia / Assessorato del Turismo, dello Sport e dello Spettacolo e di Sicilia Film Commission. Il cast di interpreti – tra cui Giuseppe De Domenico nel ruolo del protagonista principale e Leonardo Maltese, Nino Frassica, Michela De Rossi, Ninni Bruschetta e Brenno Placido – è stato condotto da Michele Placido, per la sua prima volta alla regia di una fiction per la Rai. Il ciclo di 4 episodi da 50′ ciascuno andrà in onda prossimamente su Rai 1 e Rai Play. Redazione Italia
September 16, 2026
Pressenza
A volte dal Parlamento arriva anche qualche buona notizia
Non sono frequenti le buone notizie dal Parlamento. Eppure, in questi ultimi giorni i nostri eletti approvando la legge “Liberi di scegliere” e un emendamento alla legge elettorale ci hanno meravigliato per ben due volte. Mercoledì 15 luglio il Senato ha approvato all’unanimità il disegno di legge chiamato “Liberi di scegliere”, che garantisce assistenza e protezione a minori e madri in fuga da ambienti mafiosi. La Camera lo aveva approvato il 1° luglio scorso e, quindi, con la delibera finale, la legge estende a tutto il territorio nazionale il protocollo Liberi di scegliere, avviato nel 2012 su iniziativa del magistrato Roberto Di Bella, allora presidente del Tribunale per i minorenni di Reggio Calabria, ora a Catania. Alla buona riuscita del progetto hanno contribuito anche Libera e la Conferenza episcopale italiana (Cei), che hanno favorito il trasferimento e il reinserimento delle donne e dei minori che hanno scelto di allontanarsi dai contesti mafiosi. “La legge approvata – ha sottolineato Luigi Ciotti in occasione del voto – è motivo di enorme gioia, per chi come noi da anni sperimenta i problemi di donne, bambini e ragazzi che cercano la propria libertà e dignità lontano dai contesti mafiosi di origine, a costo di affrontare minacce e rischi concreti”. Il testo prevede misure di tutela, come il trasferimento in luoghi protetti e il cambio dei documenti, forme di supporto economico, psicologico e sociale e strumenti per favorire l’inserimento lavorativo e la prosecuzione degli studi. I beneficiari del programma Liberi di scegliere sono: i figli di persone indagate, imputate o condannate per associazione mafiosa oppure finalizzata al narcotraffico, o ancora per delitti commessi con l’aggravante del metodo mafioso, ma la platea è stata allargata anche ai minori di persone coinvolte in procedimenti per associazione a delinquere semplice (un’apertura che ha fatto discutere); i minori coinvolti nella commissione di questi reati che manifestino la volontà di allontanarsi dal contesto criminale; minorenni vittime di violenza o intimidazione da parte delle organizzazioni criminali; i giovani fino ai 25 anni che erano già beneficiari da minorenni e confermano la volontà di allontanarsi dalle famiglie; i genitori, o chi esercita la responsabilità genitoriale, che scelgono di allontanarsi insieme ai figli. La legge si applica solo quando non ricorrono i presupposti per l’ammissione ai programmi già previsti per i collaboratori di giustizia o i testimoni di giustizia. Il Procuratore per i minorenni può muoversi a seguito di denunce, segnalazioni di servizi sociali o scuole, su istanza diretta della persona interessata, oppure dopo aver ricevuto informazioni emerse nel corso di indagini della procura su mafia e traffici di droga che coinvolgano minori a rischio. La nuova legge prevede che i vertici della Procura ordinaria informino i colleghi della Procura per i minorenni sui procedimenti penali che coinvolgono genitori accusati o condannati per mafia, in modo da far scattare tempestivamente le verifiche sulle condizioni di vita dei figli minori, per verificare se la loro crescita e la loro integrità sia a rischio. In attesa della pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, il testo approvato è disponibile sul sito del Senato e il dossier parlamentare è pubblicato sul sito della Camera dei deputati. Per consentire ai cittadini di vota in un Comune diverso da quello di residenza, la Camera dei deputati nei giorni scorsi ha approvato all’unanimità anche un emendamento alla discutibilissima legge elettorale da tanti ritenuta palesemente incostituzionale. L’ISTAT stima che nel nostro Paese siano circa 4.9 milioni le persone alle quali viene sistematicamente preclusa la possibilità di esercitare il diritto di voto. Si tratta soprattutto di giovani tra i 18 e i 35 anni che si spostano per motivi di studio o alla ricerca del primo impiego. Moltissimi di loro provengono dalle regioni del Sud, dalle quali sono costretti a emigrare verso il Nord Italia a causa delle scarse opportunità offerte nei loro territori. Come evidenziato nel rapporto “Fuori sede al voto: realtà in Europa, miraggio in Italia” elaborato da The Good Lobby e Comitato Iovotofuorisede, con l’eccezione di Cipro e Malta, piccole isole che non necessitano di sistemi per votare da remoto, l’Italia è l’unico Paese europeo a non permettere il voto ai fuori sede. La norma introdotta nella legge elettorale prevede la possibilità che, attraverso l’iscrizione in un apposito albo, chi per motivi di studio, lavoro o cure mediche abita lontano dal proprio Comune di residenza, eserciti il diritto di votare dove è temporaneamente domiciliato. “In questi anni di campagna – ha sottolineato l’organizzazione non profit The Good Lobby – insieme a Will Media e tutta la Rete Voto Fuorisede siamo riusciti a compattare la maggioranza su un tema inizialmente divisivo, rendendolo così trasversale che anche le opposizioni hanno votato a favore dell’emendamento. Fino all’ultimo abbiamo lavorato, in stretto dialogo con i decisori politici, per proporre riformulazioni che migliorassero il testo. Il requisito per chi si sposta per motivi di cura, per esempio, è stato ridotto a tre mesi ed è stata introdotta una seconda finestra di registrazione per chi acquisisce lo status di fuorisede fino a quarantacinque giorni prima delle elezioni. Si tratta di un risultato significativo, ma il percorso non è concluso. Per diventare legge dello Stato ed essere applicata alle prossime elezioni Politiche, alle Europee e ai Referendum, la riforma deve completare il suo percorso istituzionale. Restano ancora alcuni punti che, per le organizzazioni che da anni si battono per questo risultato, a partire dalla Rete Voto Fuorisede, sarebbero da modificare, come la soglia temporale di 9 mesi per rientrare nella categoria dei fuori sede e, quindi, avere diritto a votare nel nuovo domicilio. Un requisito da abbassare perché escluderebbe numerose categorie di persone. Per chi si trova invece lontano da casa per motivi documentati di cura, il requisito minimo è di tre mesi. Giovanni Caprio
July 21, 2026
Pressenza