Tag - anniversario

Festa del 212° Anniversario dei Carabinieri a Roma: «Possiamo aiutarvi?» Sì…ad armarci!
Non potevamo mancare ad un evento così significativo e rappresentativo della rapida militarizzazione che sta vivendo l’Italia in questi ultimi anni: la festa per il 212° anno dalla fondazione dell’Arma dei Carabinieri. “Possiamo aiutarvi” è lo slogan che campeggia in alto alle impalcature in uno dei tanti ingressi della mega fiera del “Villaggio dell’Arma” a Villa Borghese a Roma, monopolizzata dalla Fiamma dal 5 al 7 giugno. Insomma, una delle sue più imponenti “operazioni simpatia” degli ultimi anni. Ciò non sorprende perché di fronte ad un calo di partecipazione politica drastico e di sfiducia generalizzata verso la “politica” e i politici, proprio come sta avvenendo in Israele, (clicca qui) e Forze Armate, raccolgono intorno a sé quel residuo di fiducia che è direttamente proporzionale alla percezione del numero di nemici interni ed esterni, tanto che ormai possiamo parlare di processo di “israelizzazione” della società e non solo per le nostre molteplici connivenze con l’entità sionista o per le sistematiche offerte turistiche italiane a riservisti e militari dell’IDF (https://www.pressenza.com/it/2026/05/relax-post-genocidio-sempre-nelle-marche/) D’altra parte, l’Arma, come del resto tutti gli altri corpi di P.S. e polizia giudiziaria, hanno collezionato negli anni un discreto numero di scheletri nell’armadio: senza tornare troppo indietro negli anni e agli intrecci tra C.I.A., ex-SISMI, e NATO, Gladio o la strage di Alcamo Marina, possiamo citare, Carlo Giuliani, il caso Cucchi, la banda della Lunigiana, il caso CONSIP, ecc.. Target principale: famiglie con bimbi piccoli o preadolescenti, ma coincidendo con la fine delle attività didattiche nelle scuole fino a due giorni prima, la festa era ufficialmente dedicata (anche) alle scuole. Nemmeno per il bicentenario, due anni fa, è stata organizzata una quattro giorni di feste con accesso aperto addirittura fino alle 22 di sera, con un dispiegamento di forze, energie, soldi pubblici e pubblicità su tutti i massmedia, con attrezzature ingombranti sparse un po’ in tutta Italia ma con il loro pezzo forte, ovviamente, nella Capitale. Qui abbiamo visto, nello splendido palcoscenico naturale di Villa Borghese, oltre ad un elicottero, una parete per l’arrampicata, una motoslitta, una motovedetta, un mega-acquario del nucleo Carabinieri subacquei, ecc.ecc. decine e decine di stand dove si offrivano esperienze “indimenticabili” giochi di tutti i generi, molti dei quali a base di armi, spade e simulazioni di attività investigative, agli immancabili giochi e prove pratiche organizzate dai vari gruppi sportivi. Bastava, però, visitarne “solo” sei, facendosi certificare, con un timbro su una scheda l’avvenuta visita, per poter ritirare, presso lo stand più grosso, posto alla fine del percorso, il proprio premio-gadget. Per sottolineare l’imponente copertura mediatico-istituzionale presso uno dei tanti, ingressi è stata eretta anche una mega-struttura a due piani, vetro e acciaio, di RAI-Isoradio.Tutta l’organizzazioni è stata concepita, quindi, per la famiglia ma soprattutto per la prole al seguito. Abbiamo visto tantissimi bimbi, caricati da mamme entusiaste pronte per la foto ricordo, all’interno di mezzi blindati, oppure indossare il caschetto per arrampicarsi su una parete sotto l’occhio vigile del carabiniere-montanaro, pigiare le piccole dita su un foglio bianco per le impronte digitali nello stand dedicato alle indagini scientifiche, infilarsi in un tunnel di stoffa lungo e labirintico come un lungo serpentone organizzato dal reparto specializzato “Cacciatori di Calabria”, ecc.ecc. Abbiamo poi scoperto che esiste, dal 1926, un nucleo Carabinieri “Tutela del lavoro”! Non poteva mancare, quindi, l’impalcatura in miniatura e la possibilità per i bambini di salirci sopra ovviamente imbragati, col caschetto e col gancio di sicurezza ben allacciato alla struttura metallica, proprio come NON fanno, ancora oggi, molti lavoratori a volte pagati in nero e invisibili per lo Stato italiano perché “clandestini”. Questo stand, in particolare, è l’emblema del concetto-chiave trasversale che si vuole far passare, oltre a quello della protezione amorevole e paternalistica o addirittura materna dei Carabinieri che godono di una fiducia inossidabile, legata in gran parte ad uno stereotipo radicato nel tempo: deterrenza=prevenzione. «Dagli anni ’80 – afferma, infatti, un Carabiniere del Nucleo Tutela Lavoro – le morti sul lavoro sono in drastica a discesa» sottintendendo in questo caso specifico, oltre al ruolo di normative più evolute e restrittive (es.L.626), l’importanza della loro presenza sul territorio a fianco degli ispettori del lavoro. Si potrebbe pensare quindi che grazie ai controlli e quindi al potere deterrente e sanzionatorio che ciò sia avvenuto veramente grazie a loro, ma la realtà dei fatti è esattamente l’opposto: i controlli sono pochi e la prevenzione, quella vera, fatta di una “cultura” della sicurezza, è ancora di là da venire, anzi si potrebbe dire che nonostante il drastico cambiamento della struttura economica italiana e le nuove normative, le morti sul lavoro non possono essere declassate, come lo stesso carabiniere ha poi precisato, a “inevitabili fatalità”. A prescindere da tutto ciò sono sempre troppe perché non si può morire DI lavoro e/o SUL lavoro. Non è corretto, infatti, paragonare l’attuale mercato del lavoro e l’attuale struttura economica a quella di una società nel pieno del proprio sviluppo industriale, tanto portentoso quanto caotico, come quello degli anni cinquanta e sessanta fino al secondo boom edilizio degli anni tra gli anni ’60 e ’70 e dei fenomeni speculativi politico-malavitosi descritti da Francesco Rosi in Le mani sulla città dove le vicende scaturiscono proprio da una strage sul lavoro. Questo esempio però è emblematico di come le varie forze dell’ordine e le varie Forze Armate vogliono presentarsi a tutti i costi come protettori e soprattutto come presenze indispensabili per la prevenzione di calamità, morti per varie cause, fenomeni vari di devianza. Come alla festa della Polizia di Stato a Piazza del Popolo di poco tempo fa, anche i Carabinieri ci tengono, per esempio, ad auto-rappresentarsi come operatori salva-vita non solo per i loro interventi anti-suicidio a metà tra il sostegno psicologico e quello “operativo”, ma anche nelle situazioni di rischio di morte improvvisa: come se fosse lo stand della ASL o della Croce Rossa, anche qui circa quattro carabinieri/e hanno insegnato a bambini intorno ai 5-8 anni come si fa un massaggio cardiaco e come si applicano le piastre del defibrillatore: un intervento che mai si ritroveranno a fare, anche per i limiti della loro forza fisica, se non forse tra una decina d’anni ma tant’è «serve a diffondere la cultura del pronto intervento salvavita – ha prontamente ribattuto alle mie perplessità il carabiniere preposto al BLSD (Basic Life Support and Defibrillation) – anche se il bambino o la bambina non sono fisicamente pronti a farlo… o non se la sentono (ovviamente! N.D.R.)». Per concludere possiamo sottolineare anche la cooptazione di artisti/e che non sono nuovi/e a queste forme di ancheggiamento, basti pensare ai vari calendari delle varie Forze Armate, di P.S. e di P.G., oppure ai fumettisti e disegnatori che sempre più spesso si prestano ad illustrare materiali cosiddetti didattici o di intrattenimento: vedere però una mostra d’arte tutta dedicata all’Arma dei Carabinieri è una novità, in questo caso realizzata da un'”affezionata” dell’Arma, Daniela Nardelli e musicisti della banda intrattenere i più piccoli in lezioni di musica estemporanee, ci fanno pensare ad una strategia di “influenza culturale” che spazia a 360 gradi anche in settori tradizionalmente distanti dal mondo delle armi e appunto della repressione. Stefano Bertoldi, Osservatorio contro la militarizzazione delle Scuole e delle Università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
In Emilia Romagna, l’USR diffonde messaggi per celebrare l’Esercito Italiano
È accaduto lo scorso 5 maggio, per la celebrazione del 165° anniversario dell’Esercito Italiano. La comunicazione dell’USR Emilia Romagna illustrava la possibilità per le scolaresche di «accedere all’infrastruttura militare» Caserma Mameli di Bologna per: partecipare ad una cerimonia commemorativa, assistere a un’esposizione di armi («mezzi e materiali in dotazione alla Forza Armata») e «conoscere i valori di servizio alla Nazione». La comunicazione è arrivata alle e ai dirigenti delle scuole di tutta Bologna (ma è possibile anche più in là), e da lì, se le dirigenti lo ritenevano, a tutte e tutti i docenti della loro scuola. Ma questa catena di comando interdisciplinare (visto che si origina nel Ministero della Difesa e se ne continua in quello dell’Istruzione e del Merito) stavolta ha preso una piega inaspettata e da alcune e alcuni docenti, com’è il caso dell’IIS Belluzzi-Fioravanti, è stata allungata ancora un po’, affinché arrivasse all’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, finalmente come segnalazione di qualcosa che non va. Beh, leggiamola insieme: > «Nell’ambito delle iniziative volte a celebrare il 165° anniversario della > costituzione dell’Esercito Italiano, il giorno 05 maggio 2026, il Comando > Militare Esercito “Emilia Romagna”, organizza un evento istituzionale presso > la Caserma “Mameli”, sede del Comando Brigata Aeromobile “Friuli”, sita in > Viale Giovanni Vicini, 32 a Bologna. Nel corso della mattinata, con ingresso > dalle 09.30 alle 10.00, le scolaresche che volessero prendere parte alla > celebrazione, previa organizzazione interna degli Istituti, potranno accedere > all’infrastruttura militare dove si svolgerà una cerimonia commemorativa e > sarà contestualmente allestita un’esposizione di mezzi e materiali in > dotazione alla Forza Armata per promuovere la conoscenza delle attività > istituzionali e dei valori di servizio alla Nazione. Inoltre, l’esposizione > permarrà visibile a tutti coloro che volessero visionarla fino alle ore 16.00 > dello stesso giorno, con ingresso libero». > Ufficio Scolastico Regionale dell’Emilia Romagna E denunciamola. Visto che è inaccettabile che un Ufficio Scolastico si adoperi per far partecipare alunne e alunni a un’esposizione di armi e mostrine, debitamente spolverati da sangue e fango per l’occasione. Chissà perché questo non siamo riusciti a trovarlo scritto né sulla pagina dell’USR Emilia-Romagna né in nessuno di quei “villaggi esercito” che tanto ricordano il binomio “villaggi vacanze” e poco la brutalità della guerra. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
5 MAGGIO 1981 – 2026: 45 ANNI FA MORIVA BOBBY SANDS, RIVOLUZIONARIO SOCIALISTA E REPUBBLICANO IRLANDESE
Il 5 maggio 1981 moriva, negli H-Blocks del carcere di Long Kesh, Bobby Sands, 27enne rivoluzionario socialista e repubblicano irlandese, militante del Provisional Irish Republican Army (Ira). Nel 45° anniversario della sua morte, lo abbiamo ricordato insieme a Carlo Gianuzzi, nostro collaboratore, autore del podcast “Diario d’Irlanda – An Irish Journal”, che si trova su tutte le piattaforme e va in onda anche su Radio Onda d’Urto all’interno de “La Polvere della Battaglia”. Arrestato nel 1976 in seguito a uno scontro a fuoco con la polizia durante un’azione dell’Ira contro un obiettivo economico nella zona di Belfast Ovest, Bobby Sands prese parte e poi guidò lo sciopero della fame dei militanti repubblicani all’interno degli H-Blocks del carcere di Long Kesh contro le condizioni di detenzione e per ottenere il riconoscimento dello status di prigionieri politici. “Nell’ottobre del 1980 i detenuti irlandesi in lotta decidono di iniziare uno sciopero della fame che, però, fallisce, nel senso che ricevono delle promesse dagli inglesi che poi non vengono onorate”, racconta Carlo Gianuzzi su Radio Onda d’Urto. “Durante questo primo sciopero della fame, Bobby Sands diventa comandante dei detenuti e, fallita la prima, decide di iniziare una seconda protesta”, continua Gianuzzi. Anche in questo caso le autorità britanniche decisero di non accogliere le richieste dei prigionieri irlandesi. I detenuti, militanti dell’Ira, portarono avanti la protesta fino alle estreme conseguenze. Il primo a perdere la vita per aver portato avanti lo sciopero della fame per 66 giorni e fino alla fine fu proprio Bobby Sands. Dopo di lui, altri 9 compagni di Ira e Inla persero la vita nella lotta. Nel giorno del suo funerale, 100mila persone si schierarono lungo il tragitto del feretro paralizzando l’intera Belfast, dall’abitazione di Twinbrook fino al cimitero di Milltown, dove sono sepolti i volunteers dell’Ira a Belfast. Per il movimento repubblicano irlandese, quella di Bobby Sands è quindi tuttora “una delle figure di ispirazione, che hanno continuato a proiettare un’ombra di rispetto e di autorità“, commenta Gianuzzi. “Tra l’altro – aggiunge il nostro collaboratore – sull’eredità politica della figura di Bobby Sands si è giocato molto e c’è anche conflitto. In molti, tra loro sua sorella, Bernadette Sands, a lungo vicina alla Real Ira, sostengono che la sua memoria sia stata tradita, usata, dalla dirigenza repubblicana per il processo di pace. La sua figura è, quindi, importantissima e allo stesso tempo, a tutt’oggi, contesa“. L’intervista di Radio Onda d’Urto a Carlo Gianuzzi, nostro collaboratore e autore del podcast “Diario d’Irlanda – An Irish Journal”. Ascolta o scarica. Nel 2020 venne pubblicato finalmente anche in Italia il libro “Scritti dal carcere. Poesie e prose” di Bobby Sands, un’edizione curata da Riccardo Michelucci ed Enrico Terrinoni. Con Riccardo Michelucci abbiamo ricordato come riuscì Bobby Sands a far uscire i suoi scritti, “appallottolandoli in piccoli pezzi di carta, nascondendoli nel suo corpo, e passandoli durante i colloqui”. Proprio pochi giorni fa Michelucci era a Belfast dove “si stavano preparando le celebrazioni per la sua morte”, in un ricordo ancora vivissimo, testimoniato ad esempio dal fatto che “ogni anno il murales per Bobby Sands a Belfast viene colorato di nuovo”. Ascolta l’intervista a Riccardo Michelucci, curatore insieme a Enrico Terrinoni dell’edizione italiana di “Scritti dal carcere. Poesie e prose di Bobby Sands”. Ascolta o scarica Ascolta la trasmissione completa con entrambe le interviste e musica a tema. Ascolta o scarica
Ancona: l’anniversario della nascita della Polizia ora si festeggia a scuola
«La mafia – ha detto, presso l’I.I.S. Savoia Benincasa di Ancona, il questore Cesare Capocasa, citando le parole del magistrato del pool antimafia di Palermo, Antonino Caponnetto – teme la scuola più della giustizia e toglie erba sotto i piedi alla cultura mafiosa, formando cittadini consapevoli». L’occasione, purtroppo una delle tante, è stato il 174esimo anniversario della nascita della Polizia di Stato svoltosi addirittura all’interno di un istituto superiore scolastico pubblico (leggi qui la notizia). Ciò che dimentica in maniera dolosa il questore Capocasa, non nuovo a queste performance in una regione che misteriosamente sembra al centro di una militarizzazione che statisticamente non ha eguali in altre regioni, è che Caponnetto non ha mai interpretato questo come un lascia-passare delle divise o dei militari all’interno delle scuole: ancora una volta si confonde prevenzione con deterrenza. Ampliando gli orizzonti culturali, non solo a beneficio del questore Capocasa, ma anche di chi vuole portare in classe e fuori di queste degli esempi pratici, degli “ausili” didattici, rispetto al ruolo della scuola in termini preventivi, potremmo citare ad esempio il film in quattro puntate di Vittorio De Seta, “Diario di un maestro” ispirato al libro del maestro Albino Bernardini che nel 1960 si trasferisce a Bagni di Tivoli, in provincia di Roma, e comincia a insegnare in una scuola elementare nella borgata romana di Pietralata. Il film è girato nell’attuale Istituto superiore Enzo Rossi sulla Tiburtina. Da quella esperienza nasce il romanzo-diario “Un anno a Pietralata”, dove narra delle sue vicissitudini alle prese con una classe a dir poco impegnativa. Il maestro D’Angelo interpretato egregiamente da Bruno Cirino (fratello del ben noto pilitico Pomicino) fa opera di prevenzione senza necessità di una divisa o di un’arma nella fondina, ma mettendosi alla prova sul campo, andando a casa per casa a cercare i propri alunni assenti dai banchi ma intenti, chi in un modo chi in un altro, ad operare nell’anticamera della devianza minorile che porta dritto dritto al carcere. Ci sono poi molti altri esempi edificanti anche sul versante della Chiesa impegnata nel sociale che possono essere portati in classe come il film “Alla luce del sole“, del 2005 di Roberto Faenza, con Luca Zingaretti nel ruolo di Don Pino Puglisi che nella Palermo del quartiere Brancaccio gomito a gomito con mafiosi o apprendisti mafiosi attraverso il calcio e appunto l’istruzione, proponeva un’alternativa certamente non ispirata ad una sorts di “religione della legalità” tanto astratta quanto palese sinonimo di semplice obbedienza all’autorità. Ritorni pure in strada a fare il proprio mestiere, potremmo suggerire al questore, sebbene i tassi di criminalità siano talmente in decrescita da oltre 30 anni da spingerlo, in mancanza d’altro, a fare propaganda legalitaria proprio nelle scuole: ciò che invece balza agli occhi, perché di converso è aumentato di quasi il 60% secondo i dati del Ministero dell’Interno, è il livello di repressione che travalica lo Stato di diritto ovvero le norme conseguenti all'”ex-DDL Sicurezza” e al “decreto Caivano”. Si tratta di un apparato repressivo, appunto alternativo al percorso giudiziario che ha aumentato la propria virulenza in termini direttamente proporzionali all’aumento del conflitto sociale legato alla crisi economica, alla disoccupazione giovanile, all’assenza di servizi di welfare sanitari e al nuovo fenomeno dei “working-poors” cioè lavoratori che pur non avendo un minuto di tempo libero hanno difficoltà a pagarsi di che vivere. Si può fare riferimento, in proposito, al commento a caldo, su questi recentissimi dati ufficiali, di Italo di Sabato, di Osservatorio Repressione (clicca qui) che sottolinea ancora una volta come il fattore deterrente sia diametralmente opposto da un approccio, appunto, preventivo. Stefano Bertoldi, Osservatorio contro la militarizzazione delle Scuole e delle Università --------------------------------------------------------------------------------
Tunisia, 15 anni dalla rivoluzione del 14 gennaio. Amnesty International: “Tradite le promesse di libertà e giustizia”
In occasione dell’anniversario della “rivoluzione tunisina del 17 dicembre–14 gennaio”, 15 anni dopo una rivolta popolare animata dalle rivendicazioni di dignità, libertà e giustizia sociale, Amnesty International Tunisia ha espresso profonda preoccupazione per il continuo deterioramento della situazione dei diritti umani nel paese. Quella che dovrebbe essere una ricorrenza di memoria, riconoscimento e rinnovato slancio democratico, si colloca oggi in un contesto segnato dall’incarcerazione dei dissidenti politici, dal soffocamento delle voci critiche e dall’erosione delle principali conquiste della rivoluzione. Tra le persone detenute figurano esponenti storici del movimento per i diritti umani, tra cui Ayachi Hammami, avvocato di primo piano condannato a cinque anni di carcere e al suo quarantaduesimo giorno di sciopero della fame; Salwa Grissa, direttrice dell’Associazione per la promozione del diritto alla differenza; nonché i rappresentanti legali dell’associazione antirazzista Mnemty e dell’associazione per la difesa dei diritti dell’infanzia Enfants de la lune, a Médenine, i cui procedimenti giudiziari sono ancora in attesa di esito. La loro persecuzione giudiziaria si inserisce in un quadro più ampio di delegittimazione della rivoluzione e di riorganizzazione autoritaria della sua eredità. Amnesty International lancia l’allarme per il moltiplicarsi degli attacchi all’indipendenza della giustizia, attraverso pressioni esercitate sui giudici, procedimenti contro avvocati e avvocate e il ricorso sempre più frequente alla giustizia per fini politici. Queste derive si traducono in procedimenti giudiziari avviati contro magistrati, tra cui Anas Hmedi, presidente dell’Associazione dei magistrati tunisini, e contro l’avvocato Ahmed Souab, condannato a cinque anni di reclusione, nonché in numerose indagini nei confronti di avvocati e avvocate, tra cui Dalila Ben Mbarek Msaddak. In questo contesto, Amnesty International è particolarmente preoccupata per la criminalizzazione delle persone che fanno parte dell’opposizione politica, che avviene tramite il ricorso abusivo a procedimenti giudiziari. Questi casi, spesso fondati su elementi deboli o non suffragati da prove, rientrano in una strategia volta a delegittimare e ridurre al silenzio il dissenso pacifico, eludendo le garanzie relative alla libertà personale, alla presunzione di innocenza e al diritto a un processo equo. Tale deriva emerge in particolare nei cosiddetti casi di “complotto”, con la condanna di oltre 37 persone nel caso del “complotto 1” e di più di 34 persone nel caso del “complotto 2”, oltre alla moltiplicazione dei procedimenti contro esponenti politici. L’arresto e la reiterata detenzione del candidato alle elezioni presidenziali Ayachi Zammel illustrano chiaramente la volontà delle autorità di mettere a tacere il dissenso pacifico. Parallelamente le libertà di espressione, di stampa, di associazione e di riunione pacifica continuano a essere gravemente limitate. Giornalisti e giornaliste, persone attiviste, cittadine e cittadini subiscono persecuzioni e intimidazioni per aver espresso opinioni critiche, in un clima di paura incompatibile con gli impegni internazionali assunti dalla Tunisia. Le organizzazioni della società civile sono oggetto di campagne di delegittimazione, restrizioni amministrative e procedimenti giudiziari volti a criminalizzare l’azione associativa e la solidarietà. Le restrizioni alla libertà di riunione pacifica si manifestano anche attraverso la repressione delle mobilitazioni cittadine a favore dei diritti economici, sociali e ambientali. A Gabès le proteste pacifiche e legittime della popolazione contro il grave inquinamento causato dai fumi tossici provenienti dagli impianti del Gruppo chimico tunisino sono state represse dalle forze di sicurezza, che hanno fatto ricorso in modo eccessivo ai gas lacrimogeni. La repressione delle mobilitazioni per la giustizia ambientale e per i diritti economici e sociali evidenzia chiaramente un approccio securitario che si fa sentire quando le comunità denunciano violazioni del loro diritto alla salute e a un ambiente sano, a discapito dell’obbligo delle autorità di proteggerle. Questi eventi riflettono, più in generale, il preoccupante restringimento dello spazio civico in Tunisia. Le violazioni dei diritti umani commesse contro persone migranti, richiedenti asilo o rifugiate, in particolare persone nere o provenienti dall’Africa subsahariana, sono aumentate per frequenza e gravità, in un contesto segnato dalla recente banalizzazione di discorsi razzisti e discriminatori diffusi in televisione, nonché dall’impunità che li accompagna. L’ultimo rapporto di Amnesty International, intitolato “Nessuno ti sente quando urli” la svolta pericolosa della politica migratoria in Tunisia, mostra come, alimentate da discorsi razzisti di esponenti politici, le autorità tunisine abbiano proceduto in modo mirato e su base razziale ad arresti e detenzioni, intercettazioni marittime pericolose, espulsioni collettive di decine di migliaia di persone verso l’Algeria e la Libia, e abbiano sottoposto persone rifugiate e migranti a torture e ad altre forme di maltrattamenti, comprese violenze sessuali e stupri, reprimendo al contempo la società civile che forniva loro un sostegno essenziale. In occasione di questo anniversario altamente simbolico, Amnesty International Tunisia esorta le autorità tunisine a rompere con le attuali pratiche repressive e a rinnovare pienamente il proprio impegno a favore dei valori che hanno animato la rivoluzione: libertà, dignità e giustizia. I diritti umani non sono una scelta politica ma un obbligo legale e morale nei confronti di tutte le persone in Tunisia. Amnesty International Tunisia chiede alle autorità di: rispettare pienamente i propri obblighi nazionali e internazionali; scarcerare tutte le persone detenute per aver esercitato pacificamente i propri diritti; garantire l’indipendenza della giustizia, proteggere lo spazio civico e porre i diritti umani al centro di ogni politica pubblica; abrogare il Decreto-legge n. 54, la cui applicazione abusiva continua a essere utilizzata per criminalizzare l’espressione pacifica, perseguire persone dell’opposizione, giornalisti, avvocati e avvocate, difensori e difensore dei diritti umani, e limitare indebitamente la libertà di espressione. Amnesty International
January 14, 2026
Pressenza
DWF celebra i suoi primi 50 anni
In collegamento con Patrizia Cacioli, parliamo della celebrazione dei 50 anni di DWF (donnawomanfemme), rivista femminista autonoma e autofinanziata da sempre che è stata, nel tempo, un importante strumento di dibattito tra femminismi, anche in una logica di confronto intergenerazionale. Nel corso della corrispondenza viene sinteticamente ricostruita la storia della rivista, nata nel 1975 dall'iniziativa della storica Annarita Buttafuoco come periodico di women studies e successivamente divenuta un progetto politico al servizio del femminismo. Attualmente, la rivista pubblica con cadenza trimestrale numeri monografici, disponibili sia in cartaceo che in digitale, dedicati a tematiche di carattere molto ampio: carcere, scuola, intelligenza artificiale, conflitti, saperi femministi, ecc. Oggi dalle 19 alla Casa Internazionale delle Donne in via della Lungara 19 la festa di compleanno che apre con la consegna della prima edizione del premio "Paola Masi".
December 12, 2025
Radio Onda Rossa
SIRIA: UN ANNO FA LA CADUTA DI ASSAD E LA PRESA DEL POTERE DI AL SHARAA. IL PUNTO DELLA SITUAZIONE
In Siria migliaia di persone hanno affollato le strade delle principali città del Paese – lunedì 8 dicembre 2025 quelle della capitale Damasco – per celebrare il primo anniversario di quello che è stato battezzato come il “Giorno della liberazione”, cioè della presa del potere da parte delle milizie jihadiste di Hayat Tahrir al Sham dopo la caduta del regime degli Assad con la fuga in Russia dell’ex presidente siriano Bashar al-Assad. A guidare le truppe salafite – arrivate in pochi giorni da Idlib a Damasco tra fine novembre e inizio dicembre 2024 – fu l’attuale “presidente ad interim” Ahmed al-Sharaa, ex miliziano dell’ala irachena di Al-Qaeda, tra i fondatori del Fronte Al Nusra in Siria e, successivamente, della coalizione di milizie jihadiste Hayat Tahrir al Sham. Da allora, al-Sharaa ha goduto del supporto e della legittimazione totale da parte degli stessi stati occidentali – Usa di Trump in testa – che fino a pochi mesi fa lo consideravano un ricercato internazionale per terrorismo. Tra i principali sponsor del nuovo regime siriano, inoltre, spicca la Turchia di Erdogan. Inoltre, al-Sharaa sta conducendo negoziati per la normalizzazione dei rapporti con lo stato di Israele che, nel frattempo, ha bombardato più volte il territorio siriano e ha espanso ancora l’area, a sud, sotto la propria occupazione. Da quando Hts ha preso il potere, al-Sharaa ha promosso elezioni dalle quali ha escluso l’Amministrazione autonoma della Siria del nord-est (Rojava) e la città a maggioranza drusa di Sweida, nominato personalmente la maggior parte dei deputati del nuovo parlamento e scritto una costituzione transitoria senza coinvolgere le numerose comunità linguistiche e le differenti organizzazioni politiche presenti nel paese. Soprattutto, durante l’anno appena trascorso milizie salafite inquadrate nel nuovo esercito governativo hanno compiuto massacri delle popolazioni alawite e cristiane che vivono sulla costa occidentale (nelle aree di Hama, Homs, Latakia e Tartus) e hanno assaltato in diverse occasioni la città a maggioranza drusa di Sweida nel sud. Il governo di al-Sharaa non ha mai rivendicato queste azioni, in alcuni casi le ha condannate. Tuttavia, non sono mai state annunciate conseguenze per gli autori, che fanno parte dell’esercito attuale e ne condividono l’ideologia. Il governo di al-Sharaa non rappresenta l’unica opzione politica presente in Siria: “La caduta del regime non significa la fine dell’ingiustizia. Da parte nostra la lotta per raggiungere i veri obiettivi di libertà e dignità del popolo siriano continua”, afferma dal Rojava il TEV-DEM (Movimento della società democratica, forza politica che guida la rivoluzione confederale). Il movimento invita tutti i siriani “a opporsi a ogni forma di incitamento settario e nazionalista, a rafforzare la pace e a sostenere le Forze Democratiche Siriane e l’Amministrazione Autonoma Democratica della Siria del nord e dell’est come garanti della costruzione di una Siria libera e democratica”. L’Amministrazione autonoma democratica comprende un terzo del territorio siriano e il 20% della popolazione del Paese. Lo scorso 10 marzo, Damasco e le Forze democratiche siriane hanno firmato un accordo di cessate il fuoco e sono impegnati in una difficile trattativa sul futuro della Siria. Su Radio Onda d’Urto ne abbiamo parlato con Davide Grasso, ricercatore dell’Università di Torino e autore, sul tema, di un articolo intitolato La nuova Siria e la prevedibile parabola dell’Islam politico, pubblicato dal portale Dinamo Press. Ascolta o scarica.
December 9, 2025
Radio Onda d`Urto
Finalmente è partito il nuovo sito di Carteinregola! (e abbiamo raggiunto 13 anni di impegno)
Da parecchio tempo la nostra associazione era al lavoro per  rinnovare quello che è il nostro principale strumento di comunicazione, il megafono delle nostre battaglie e proposte. Volevamo migliorare la grafica e la struttura,  mantenendo però quello che è diventato  il marchio di Carteinregola,  un’impostazione che dal 2016 a oggi  è stata premiata da decine di migliaia di visualizzazioni ogni anno.  Il cambiamento era diventato  indispensabile anche in seguito a una lunga serie di attacchi informatici che in questi mesi  ha  messo a dura prova il sito.   E per tutelare il nostro lavoro e soprattutto il servizio che cerchiamo di svolgere per tante  cittadine e cittadini che leggono i nostri articoli e  dossier e seguono le nostre iniziative, abbiamo deciso di fare questo investimento, ampiamente ripagato dai tanti messaggi di stima e di incoraggiamento che riceviamo ogni giorno. Il prossimo 1 dicembre l’Associazione Carteinregola compie il suo tredicesimo anno di attività  e possiamo dire essere fieri di quanto abbiamo fatto, anche se non è mai abbastanza rispetto a quello che la nostra  città e  il nostro  Paese richiederebbero.  Siamo fieri per tutte le battaglie che abbiamo affrontato, per quelle vinte e anche per quelle perse, tutte all’insegna  della difesa dell’interesse pubblico, della partecipazione  e della tutela del patrimonio collettivo,  per i cittadini e le cittadine di oggi e per quelli di domani. Ringraziamo tutti quelli che lavorano con noi e  tutti quelli che ci fanno sentire il loro sostegno. Continueremo  a portare avanti  il nostro impegno con la schiena dritta, come sempre, con serietà e  responsabilità, perchè questo tempo così difficile richiede ancora di più speranza e determinazione. Noi vogliamo continuare a credere che si possa costruire in un mondo – una città, un Paese – migliore. Per tutte e per tutti. > VAI A CARTEINREGOLA UN ANNO DI INIZIATIVE, DAL 1 OTTOBRE 2024 AL 30 NOVEMBRE 2025 > VAI A TUTTE LE NOSTRE INIZIATIVE DAL 1 DICEMBRE 2012 > Vai a Carteinregola istruzioni per l’uso    Per osservazioni e precisazioni scrivere a: laboratoriocarteinregola@gmail.com 21 novembre 2025
November 21, 2025
carteinregola
BRESCIA: 82 ANNI DOPO L’ECCIDIO DI PIAZZA ROVETTA, DOPPIO APPUNTAMENTO CON L’ANPI DEL CENTRO STORICO
In occasione del 82°anniversario dell’eccidio fascista di Piazza Rovetta, a Brescia, l’ANPI – Sezione Caduti di piazza Rovetta organizza due iniziative, sabato 15 e domenica 16 novembre. Sabato 15 novembre incontro intitolato “Pace è libertà. Note di solidarietà con il popolo palestinese per sostenere la solidarietà a Gaza”, al teatro di Contrada San Giovanni 8, alle ore 16. In apertura le letture di Elena Bettinetti, accompagnata dal musicista Angel Galzerano; segue lo spettacolo musicale con il gruppo Corimè. L’ingresso è gratuito. Domenica 16 invece “Manifestazione della Resistenza e deposizione di omaggi floreali ai monumenti dei Caduti per la Libertà”. L’appuntamento è alle ore 10.30 in largo Formentone. Interverranno Giulia Venia, dell’ANPI Sezione Caduti di piazza Rovetta, Lucio Pedroni, presidente ANPI per la provincia di Brescia e Laura Castelletti, sindaca di Brescia. Oratore ufficiale Raffaello Corriero, già della Global Sumud Flotilla. Segue l’esibizione musicale degli allievi del Gruppo strumentale della banda cittadina di Brescia, la Isidoro Capitano. Questa mattina, giovedì 13 novembre, conferenza stampa indetta ANPI con: Vanni Botticini e Walter Longhi, dell’ANPI Sezione Caduti di piazza Rovetta ed Ermanno Ricci, ultimo testimone dell’eccidio, che per l’occasione ha ricevuto la tessera onoraria del Circolo. A chiudere, il presidente dell’ANPI provinciale di Brescia Lucio Pedroni Ascolta o scarica
November 13, 2025
Radio Onda d`Urto