Festa del 212° Anniversario dei Carabinieri a Roma: «Possiamo aiutarvi?» Sì…ad armarci!
Non potevamo mancare ad un evento così significativo e rappresentativo della
rapida militarizzazione che sta vivendo l’Italia in questi ultimi anni: la festa
per il 212° anno dalla fondazione dell’Arma dei Carabinieri. “Possiamo aiutarvi”
è lo slogan che campeggia in alto alle impalcature in uno dei tanti ingressi
della mega fiera del “Villaggio dell’Arma” a Villa Borghese a Roma,
monopolizzata dalla Fiamma dal 5 al 7 giugno.
Insomma, una delle sue più imponenti “operazioni simpatia” degli ultimi anni.
Ciò non sorprende perché di fronte ad un calo di partecipazione politica
drastico e di sfiducia generalizzata verso la “politica” e i politici, proprio
come sta avvenendo in Israele, (clicca qui) e Forze Armate, raccolgono intorno a
sé quel residuo di fiducia che è direttamente proporzionale alla percezione del
numero di nemici interni ed esterni, tanto che ormai possiamo parlare di
processo di “israelizzazione” della società e non solo per le nostre molteplici
connivenze con l’entità sionista o per le sistematiche offerte turistiche
italiane a riservisti e militari dell’IDF
(https://www.pressenza.com/it/2026/05/relax-post-genocidio-sempre-nelle-marche/)
D’altra parte, l’Arma, come del resto tutti gli altri corpi di P.S. e polizia
giudiziaria, hanno collezionato negli anni un discreto numero di scheletri
nell’armadio: senza tornare troppo indietro negli anni e agli intrecci tra
C.I.A., ex-SISMI, e NATO, Gladio o la strage di Alcamo Marina, possiamo citare,
Carlo Giuliani, il caso Cucchi, la banda della Lunigiana, il caso CONSIP, ecc..
Target principale: famiglie con bimbi piccoli o preadolescenti, ma coincidendo
con la fine delle attività didattiche nelle scuole fino a due giorni prima, la
festa era ufficialmente dedicata (anche) alle scuole. Nemmeno per il
bicentenario, due anni fa, è stata organizzata una quattro giorni di feste con
accesso aperto addirittura fino alle 22 di sera, con un dispiegamento di forze,
energie, soldi pubblici e pubblicità su tutti i massmedia, con attrezzature
ingombranti sparse un po’ in tutta Italia ma con il loro pezzo forte,
ovviamente, nella Capitale.
Qui abbiamo visto, nello splendido palcoscenico naturale di Villa Borghese,
oltre ad un elicottero, una parete per l’arrampicata, una motoslitta, una
motovedetta, un mega-acquario del nucleo Carabinieri subacquei, ecc.ecc. decine
e decine di stand dove si offrivano esperienze “indimenticabili” giochi di tutti
i generi, molti dei quali a base di armi, spade e simulazioni di attività
investigative, agli immancabili giochi e prove pratiche organizzate dai vari
gruppi sportivi. Bastava, però, visitarne “solo” sei, facendosi certificare, con
un timbro su una scheda l’avvenuta visita, per poter ritirare, presso lo stand
più grosso, posto alla fine del percorso, il proprio premio-gadget.
Per sottolineare l’imponente copertura mediatico-istituzionale presso uno dei
tanti, ingressi è stata eretta anche una mega-struttura a due piani, vetro e
acciaio, di RAI-Isoradio.Tutta l’organizzazioni è stata concepita, quindi, per
la famiglia ma soprattutto per la prole al seguito. Abbiamo visto tantissimi
bimbi, caricati da mamme entusiaste pronte per la foto ricordo, all’interno di
mezzi blindati, oppure indossare il caschetto per arrampicarsi su una parete
sotto l’occhio vigile del carabiniere-montanaro, pigiare le piccole dita su un
foglio bianco per le impronte digitali nello stand dedicato alle indagini
scientifiche, infilarsi in un tunnel di stoffa lungo e labirintico come un lungo
serpentone organizzato dal reparto specializzato “Cacciatori di Calabria”,
ecc.ecc.
Abbiamo poi scoperto che esiste, dal 1926, un nucleo Carabinieri “Tutela del
lavoro”! Non poteva mancare, quindi, l’impalcatura in miniatura e la possibilità
per i bambini di salirci sopra ovviamente imbragati, col caschetto e col gancio
di sicurezza ben allacciato alla struttura metallica, proprio come NON fanno,
ancora oggi, molti lavoratori a volte pagati in nero e invisibili per lo Stato
italiano perché “clandestini”. Questo stand, in particolare, è l’emblema del
concetto-chiave trasversale che si vuole far passare, oltre a quello della
protezione amorevole e paternalistica o addirittura materna dei Carabinieri che
godono di una fiducia inossidabile, legata in gran parte ad uno stereotipo
radicato nel tempo: deterrenza=prevenzione. «Dagli anni ’80 – afferma, infatti,
un Carabiniere del Nucleo Tutela Lavoro – le morti sul lavoro sono in drastica a
discesa» sottintendendo in questo caso specifico, oltre al ruolo di normative
più evolute e restrittive (es.L.626), l’importanza della loro presenza sul
territorio a fianco degli ispettori del lavoro.
Si potrebbe pensare quindi che grazie ai controlli e quindi al potere deterrente
e sanzionatorio che ciò sia avvenuto veramente grazie a loro, ma la realtà dei
fatti è esattamente l’opposto: i controlli sono pochi e la prevenzione, quella
vera, fatta di una “cultura” della sicurezza, è ancora di là da venire, anzi si
potrebbe dire che nonostante il drastico cambiamento della struttura economica
italiana e le nuove normative, le morti sul lavoro non possono essere
declassate, come lo stesso carabiniere ha poi precisato, a “inevitabili
fatalità”. A prescindere da tutto ciò sono sempre troppe perché non si può
morire DI lavoro e/o SUL lavoro.
Non è corretto, infatti, paragonare l’attuale mercato del lavoro e l’attuale
struttura economica a quella di una società nel pieno del proprio sviluppo
industriale, tanto portentoso quanto caotico, come quello degli anni cinquanta e
sessanta fino al secondo boom edilizio degli anni tra gli anni ’60 e ’70 e dei
fenomeni speculativi politico-malavitosi descritti da Francesco Rosi in Le mani
sulla città dove le vicende scaturiscono proprio da una strage sul lavoro.
Questo esempio però è emblematico di come le varie forze dell’ordine e le varie
Forze Armate vogliono presentarsi a tutti i costi come protettori e soprattutto
come presenze indispensabili per la prevenzione di calamità, morti per varie
cause, fenomeni vari di devianza.
Come alla festa della Polizia di Stato a Piazza del Popolo di poco tempo fa,
anche i Carabinieri ci tengono, per esempio, ad auto-rappresentarsi come
operatori salva-vita non solo per i loro interventi anti-suicidio a metà tra il
sostegno psicologico e quello “operativo”, ma anche nelle situazioni di rischio
di morte improvvisa: come se fosse lo stand della ASL o della Croce Rossa, anche
qui circa quattro carabinieri/e hanno insegnato a bambini intorno ai 5-8 anni
come si fa un massaggio cardiaco e come si applicano le piastre del
defibrillatore: un intervento che mai si ritroveranno a fare, anche per i limiti
della loro forza fisica, se non forse tra una decina d’anni ma tant’è «serve a
diffondere la cultura del pronto intervento salvavita – ha prontamente ribattuto
alle mie perplessità il carabiniere preposto al BLSD (Basic Life Support and
Defibrillation) – anche se il bambino o la bambina non sono fisicamente pronti a
farlo… o non se la sentono (ovviamente! N.D.R.)».
Per concludere possiamo sottolineare anche la cooptazione di artisti/e che non
sono nuovi/e a queste forme di ancheggiamento, basti pensare ai vari calendari
delle varie Forze Armate, di P.S. e di P.G., oppure ai fumettisti e disegnatori
che sempre più spesso si prestano ad illustrare materiali cosiddetti didattici o
di intrattenimento: vedere però una mostra d’arte tutta dedicata all’Arma dei
Carabinieri è una novità, in questo caso realizzata da un'”affezionata”
dell’Arma, Daniela Nardelli e musicisti della banda intrattenere i più piccoli
in lezioni di musica estemporanee, ci fanno pensare ad una strategia di
“influenza culturale” che spazia a 360 gradi anche in settori tradizionalmente
distanti dal mondo delle armi e appunto della repressione.
Stefano Bertoldi, Osservatorio contro la militarizzazione delle Scuole e delle
Università
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