SIRIA: UN ANNO FA LA CADUTA DI ASSAD E LA PRESA DEL POTERE DI AL SHARAA. IL PUNTO DELLA SITUAZIONEIn Siria migliaia di persone hanno affollato le strade delle principali città
del Paese – lunedì 8 dicembre 2025 quelle della capitale Damasco – per celebrare
il primo anniversario di quello che è stato battezzato come il “Giorno della
liberazione”, cioè della presa del potere da parte delle milizie jihadiste di
Hayat Tahrir al Sham dopo la caduta del regime degli Assad con la fuga in Russia
dell’ex presidente siriano Bashar al-Assad.
A guidare le truppe salafite – arrivate in pochi giorni da Idlib a Damasco tra
fine novembre e inizio dicembre 2024 – fu l’attuale “presidente ad interim”
Ahmed al-Sharaa, ex miliziano dell’ala irachena di Al-Qaeda, tra i fondatori del
Fronte Al Nusra in Siria e, successivamente, della coalizione di milizie
jihadiste Hayat Tahrir al Sham. Da allora, al-Sharaa ha goduto del supporto e
della legittimazione totale da parte degli stessi stati occidentali – Usa di
Trump in testa – che fino a pochi mesi fa lo consideravano un ricercato
internazionale per terrorismo. Tra i principali sponsor del nuovo regime
siriano, inoltre, spicca la Turchia di Erdogan. Inoltre, al-Sharaa sta
conducendo negoziati per la normalizzazione dei rapporti con lo stato di Israele
che, nel frattempo, ha bombardato più volte il territorio siriano e ha espanso
ancora l’area, a sud, sotto la propria occupazione.
Da quando Hts ha preso il potere, al-Sharaa ha promosso elezioni dalle quali ha
escluso l’Amministrazione autonoma della Siria del nord-est (Rojava) e la città
a maggioranza drusa di Sweida, nominato personalmente la maggior parte dei
deputati del nuovo parlamento e scritto una costituzione transitoria senza
coinvolgere le numerose comunità linguistiche e le differenti organizzazioni
politiche presenti nel paese. Soprattutto, durante l’anno appena trascorso
milizie salafite inquadrate nel nuovo esercito governativo hanno compiuto
massacri delle popolazioni alawite e cristiane che vivono sulla costa
occidentale (nelle aree di Hama, Homs, Latakia e Tartus) e hanno assaltato in
diverse occasioni la città a maggioranza drusa di Sweida nel sud. Il governo di
al-Sharaa non ha mai rivendicato queste azioni, in alcuni casi le ha condannate.
Tuttavia, non sono mai state annunciate conseguenze per gli autori, che fanno
parte dell’esercito attuale e ne condividono l’ideologia.
Il governo di al-Sharaa non rappresenta l’unica opzione politica presente in
Siria: “La caduta del regime non significa la fine dell’ingiustizia. Da parte
nostra la lotta per raggiungere i veri obiettivi di libertà e dignità del popolo
siriano continua”, afferma dal Rojava il TEV-DEM (Movimento della società
democratica, forza politica che guida la rivoluzione confederale). Il movimento
invita tutti i siriani “a opporsi a ogni forma di incitamento settario e
nazionalista, a rafforzare la pace e a sostenere le Forze Democratiche Siriane e
l’Amministrazione Autonoma Democratica della Siria del nord e dell’est come
garanti della costruzione di una Siria libera e democratica”.
L’Amministrazione autonoma democratica comprende un terzo del territorio siriano
e il 20% della popolazione del Paese. Lo scorso 10 marzo, Damasco e le Forze
democratiche siriane hanno firmato un accordo di cessate il fuoco e sono
impegnati in una difficile trattativa sul futuro della Siria.
Su Radio Onda d’Urto ne abbiamo parlato con Davide Grasso, ricercatore
dell’Università di Torino e autore, sul tema, di un articolo intitolato La nuova
Siria e la prevedibile parabola dell’Islam politico, pubblicato dal portale
Dinamo Press. Ascolta o scarica.