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La Campania accoglie e chiede verità
Un appello aperto alle realtà antirazziste, ai collettivi, alle associazioni e alle persone attive nei territori della Campania per costruire un momento di confronto e coordinamento contro la detenzione amministrativa, il razzismo istituzionale e la precarizzazione delle vite migranti. È questo il senso della lettera aperta diffusa in vista dell’incontro-assemblea regionale convocato per il prossimo 26 maggio 2026 dalle 10:30 presso l’Università di Salerno, nel campus di Fisciano 1. L’iniziativa nasce in un contesto segnato da un progressivo irrigidimento delle politiche migratorie e di accoglienza, a livello sia nazionale che europeo. Le organizzazioni promotrici denunciano una fase caratterizzata dal rafforzamento dell’approccio emergenziale e repressivo alla gestione delle migrazioni, con conseguenze sempre più pesanti sul piano dei diritti, dell’accesso all’accoglienza e delle condizioni materiali di vita delle persone migranti e rifugiate. Al centro della mobilitazione vi è innanzitutto il progetto di apertura di un CPR a Castel Volturno 2, considerato dalle realtà aderenti un ulteriore passo verso la normalizzazione della detenzione amministrativa delle persone straniere 3. Notizie/CPR, Hotspot, CPA CPR A CASTEL VOLTURNO: ASSOCIAZIONISMO, CHIESA E REGIONE DICONO NO Il Viminale ha individuato un'area naturalistica con una spesa preventivata di oltre 43 milioni di euro Redazione 27 Aprile 2026 Una prospettiva che, secondo la lettera, contraddice radicalmente qualsiasi idea di accoglienza e convivenza, rafforzando invece dispositivi di controllo, esclusione e segregazione. L’appello richiama anche l’impatto imminente del nuovo Patto europeo su asilo e migrazione, che entrerà progressivamente in vigore nei prossimi mesi e che viene descritto come un ulteriore consolidamento delle politiche di esternalizzazione delle frontiere, limitazione dell’accesso alla protezione internazionale e ampliamento dei meccanismi di trattenimento. Accanto al tema dei CPR, la lettera pone l’attenzione sulla crisi dei percorsi di accoglienza in Campania. Molte persone inserite nel sistema SAI stanno infatti uscendo dai progetti senza soluzioni abitative o strumenti di supporto adeguati. Una situazione che riguarda anche persone provenienti da contesti di guerra, come la Striscia di Gaza, e che rende evidente – denunciano le realtà promotrici – l’assenza di politiche strutturali sul diritto all’abitare. Particolarmente duro è poi il passaggio dedicato al Decreto flussi, definito un meccanismo che continua a produrre irregolarità amministrativa anziché garantire canali di ingresso regolari e accessibili. I dati citati dalla campagna Ero Straniero mostrano come in Campania il sistema presenti livelli di inefficacia ancora più elevati rispetto alla media nazionale: nel 2025, a fronte di 6.295 quote previste, sarebbero stati richiesti soltanto 118 permessi di soggiorno, con un tasso di successo dell’1,9%. La lettera dedica inoltre ampio spazio alla situazione nella provincia di Salerno, dove tra il 2025 e il 2026 si sono registrate diverse morti di persone immigrate rimaste, secondo i promotori, senza verità e giustizia. Viene ricordato in particolare il caso dell’uomo di nazionalità indiana morto il 24 aprile 2026 all’ospedale di Salerno dopo essere arrivato con una grave cancrena alle gambe, probabilmente causata dall’esposizione a sostanze chimiche. Secondo le realtà firmatarie, questi episodi non possono essere letti separatamente, ma fanno parte di un quadro più ampio di negazione dei diritti e di produzione sistemica di vulnerabilità. Allo stesso tempo, l’appello rivendica l’esistenza di una rete diffusa di solidarietà e resistenza già attiva sul territorio campano: associazioni, collettivi, sportelli, comunità e singole persone che continuano a costruire pratiche di accoglienza e mutualismo. L’obiettivo dell’assemblea del 26 maggio è proprio quello di mettere in connessione queste esperienze, favorire il confronto tra realtà che operano in territori differenti e costruire percorsi comuni di mobilitazione contro CPR, razzismo istituzionale e politiche di esclusione. Per aderire e partecipare all’assemblea è possibile scrivere all’indirizzo: gavallone@unisa.it. Tra le prime adesioni figurano: SOS Cpr, LasciatiCIEntrare, Comunità Accogliente, Metis Fest, Centro sociale ex Canapificio di Caserta, Associazione senegalesi di Salerno, Rete vesuviana solidale, CSC Credito Senza Confini, Frontiera Sud e CIDIS Impresa Sociale. 1. Il CPR di Castelvolturno: un progetto contro un territorio, Vie di fuga (7 maggio 2026) ↩︎ 2. Il Ministero dell’Interno vuole costruire un Centro di Permanenza per il Rimpatrio (CPR) da 120 posti nel Parco umido La Piana di Castel Volturno, A fine aprile l’agenzia Invitalia ha pubblicato su incarico del Viminale l’appalto da 41,2 milioni ↩︎ 3. Interpellanza in merito alla realizzazione di un nuovo CPR a Castel Volturno (Caserta), con particolare riferimento all’impatto sociale e ambientale sul territorio, Ministero dell’Interno (8 maggio 2026) ↩︎
Caserta. “Si scrive CPR, si legge lager”. Il no di Potere al Popolo al nuovo CPR
Il Governo Meloni vuole costruire un lager in ogni Regione. La guerra contro i migranti serve a questo esecutivo – ma anche ai precedenti – per costruire consenso, per distrarre dai veri nemici e, perché no, per far fare un po’ di soldini facili a pezzi di imprenditoria nostrana. Sulla […] L'articolo Caserta. “Si scrive CPR, si legge lager”. Il no di Potere al Popolo al nuovo CPR su Contropiano.
May 6, 2026
Contropiano
CPR a Castel Volturno: associazionismo, chiesa e regione dicono no
Sessantatré ettari di zona umida, due laghetti, sentieri naturalistici e capanni per il birdwatching. È il Parco umido La Piana, a Castel Volturno, in provincia di Caserta, che il Ministero dell’Interno vuole cementificare e trasformare in un Centro di Permanenza per il Rimpatrio da 120 posti, con un bando Invitalia da oltre 43 milioni di euro.  Fonte: il manifesto L’ennesima scelta del governo, dopo quelle di Trento e Aulla (provincia di Massa-Carrara) in ordine di tempo, per implementare la mappa dei centri detentivi che nuovamente ha scatenato una reazione immediata e trasversale: associazioni, movimenti sociali, vescovi e istituzioni regionali si sono schierati compatti contro un lager di Stato nel territorio.  Tutto quell’associazionismo locale, che a Castel Volturno lavora da anni per supplire all’assenza dello Stato. Il Centro Fernandes, attivo dal 1996, il comitato don Diana, Libera, il Movimento Migranti e Rifugiati di Caserta, il Centro Sociale ex Canapificio e la CGIL di Caserta: voci diverse che convergono sullo stesso punto. A Castel Volturno «da anni associazioni, movimenti e comitati locali denunciano la storica assenza dello Stato su diritti, casa, lavoro, servizi», mentre migliaia di persone vivono in condizioni di precarietà strutturale. In questo contesto, il governo sceglie di costruire un CPR. «Scegliere, proprio in una delle più complesse realtà caratterizzata da uno dei più fragili sistemi di convivenza d’Italia, di destinare fondi pubblici non per potenziare politiche sulla casa, servizi, scuole, sanità territoriale, bensì per politiche di segregazione, è una scelta politica inaccettabile». Nell’area vivono decine di migliaia di persone con background migratorio 1 che, come sottolineano i movimenti, «potrebbero essere sottratte al lavoro nero regolarizzandole e che invece vengono mantenute in gravi condizioni di marginalità e sfruttamento lavorativo». E ancora: «I CPR producono solo violenza, opacità, spreco di risorse e ulteriore marginalizzazione. Non c’è alcuna sicurezza con i CPR, ma solo abbandono istituzionalizzato e fallimento politico». Questa riflessione è la stessa di monsignor Pietro Lagnese, arcivescovo di Capua e vescovo di Caserta che ha usato parole di netta contrarietà. il CPR, ha detto, rappresenta «un’offesa per il territorio del Litorale Domitio, molte volte mortificato a causa di scelte politiche sconsiderate, e già da tempo marchiato dallo stigma del pregiudizio negativo». Lagnese ha messo in discussione anche la logica stessa dello strumento: «La capienza effettivamente disponibile sui 10 CPR presenti sul territorio nazionale è di 672 posti, mentre le presenze effettive sono pari a 546 persone. Perché allora aprire, con dispendio di denaro pubblico, un nuovo CPR?». E ancora: «Perché aprirlo proprio a Castel Volturno, una città che da anni prova, grazie all’impegno di tanti, a sperimentarsi come laboratorio d’integrazione, riscattando un’immagine che la dipinge luogo di degrado sociale e ambientale?» Per il vescovo, il CPR non è solo inutile: è ideologicamente distorto. «Non posso che dare un giudizio critico e manifestare il mio dissenso nei confronti di una narrazione che, di fatto, assimila la condizione irregolare dei migranti alla criminalità. L’atto di privare della libertà persone che non hanno commesso reati e che hanno come unica colpa quella di aver lasciato la propria terra a causa di povertà estrema, insicurezza, sfruttamento, guerre e persecuzioni, ferisce la dignità di tutti noi». Poi l’annuncio, che suona come una promessa: «Non resteremo in silenzio». La presa di posizione di Lagnese è stata assunta dalla Conferenza episcopale regionale, presieduta da monsignor Antonio Di Donna, che ha fatto sentire la propria voce: i vescovi della Campania «si associano alle voci di quanti stanno in queste ore esprimendo le loro profonde preoccupazioni, e ribadiscono con forza che né quella terra né l’intera regione possono essere continuamente mortificati per trovare soluzione ai problemi». Secondo la Chiesa campana, «si tratta di una decisione che rischia di aggravare la situazione di territori già fragili dal punto di vista economico e sociale, minando la stessa dignità dei migranti». Il rischio denunciato è preciso: «Dentro la logica dello scarto crescono inevitabilmente la marginalità e il pericolo di nuovi luoghi di esclusione». Anche il cardinale di Napoli, don Mimmo Battaglia, ha preso posizione: il progetto «non è la risposta di cui questo territorio ha bisogno. È una scelta che rischia di aggravare fragilità già evidenti, concentrando marginalità proprio dove, invece, servono investimenti, servizi, lavoro e prospettive concrete di futuro». Il Forum per cambiare l’ordine delle Cose, prova anche a fare due conti: quarantuno milioni di euro – secondo altre stime 43 – per rinchiudere 120 persone in condizione di irregolarità amministrativa. Fanno circa 340.000 euro a persona. Una cifra che viene messe a confronto con tutto ciò che manca: trasporti, bonifica della costa, infrastrutture, centri di accoglienza. Fondi invece usati, prosegue il Forum «per inseguire finalità di propaganda politica e non già una migliore politica che tuteli i diritti e la dignità delle persone in movimento», con la certezza che «in larga parte non saranno mai rimpatriati». Il rapporto “CPR d’Italia. Istituzioni totali“, curato dal Tavolo Asilo e Immigrazione, è richiamato dal Forum come conferma che «tutti i centri per il rimpatrio si caratterizzano per essere luoghi di estremo degrado, violenza e sperpero di denaro pubblico». Anche sul piano istituzionale il progetto ha suscitato parole di opposizione. Roberto Fico, presidente della giunta campana, ha dichiarato: «Ci opporremo perché è una scelta che penalizza un territorio già complesso. Servono interventi che mettano insieme sicurezza e diritti, senza creare nuovi luoghi di esclusione ed emarginazione sociale».  Come già avviene in altri territori, il fronte del no al CPR è ampio e trasversale, e questa sarà la vera sfida per affrontare una nuova battaglia. A dare la cifra dello spirito con cui si affronta questa lotta sono i movimenti che ogni giorno si sporcano le mani sul campo: «Castel Volturno non è una nuova zona da sacrificare. È un territorio a cui garantire giustizia». E le proposte alternative sono già in campo: «Bisogna abbandonare la fallimentare scelta di costruire nuovi CPR e destinare i 41-43 milioni ipotizzati a politiche pubbliche di sostegno alla crescita economica e culturale del territorio. I CPR vanno chiusi!». 1. Secondo i dati e le analisi del progetto InCas, la popolazione straniera regolare residente al 1° gennaio 2023 risulta pari a 4.824 (circa il 17-18% della popolazione). A questa si aggiungono persone prive di permesso di soggiorno, stimate tra le 15.000 e le 20.000. ↩︎