Tag - lavoro stagionale

Puntata del 14/07/2026@1
Il primo approfondimento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia di Riccardo Antonini, ex Ferroviere e licenziato per aver fatto il RLS bene in FS, sulla recente condanna a cinque anni dell’ex amministratore delegato di Fs e Rfi Mauro Moretti per la strage di Viareggio. Per la prima volta, un dirigente d’azienda paga con il carcere le sue colpe, dopo anni di impunità. La reazione della difesa e dei media rivela un profondo disprezzo per le vittime e una gerarchia di classe nel sistema giudiziario. Il nostro ospite ha sottolineato che questo processo, avviato il 13 novembre 2013 per una immane tragedia con 32 morti e centinaia di feriti, ha assicurato a tutti gli imputati il massimo livello di garanzia previsto dal nostro ordinamento in materia di processo penale e quello che a emerge, grazie innanzitutto al lavoro incessante dei familiari delle 32 vittime, la giustizia deve essere “uguale per tutti”. Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il secondo approfondimento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia di Daniele Mallamaci, Sicobas Torino, in merito alle condizioni di lavoro all’interno dello stabilimeto della Fiorentini di Trofarello (TO). Il nostro ospite ci ha presentato l’incontro che si terrà sabato 18 luglio a Trofarello: “La nostra organizzazione sindacale vi invita a partecipare all’incontro pubblico: “Fiorentini: confronto aperto e testimonianze sulle reali condizioni di lavoro nel nostro territorio” Sabato 18 luglio 2026 ore 10 conferenza pubblica presso il centro socioculturale Marzanati biblioteca civica Lelio Basso di Trofarello (TO) in via Cesare Battisti 25. Sono invitati lavoratori e lavoratrici, sindacati, istituzioni, giornalisti, giuristi e cittadini La conferenza nasce dalla situazione vissuta dalle operaie e dagli operai Elpe della fabbrica Fiorentini, che stanno portando all’attenzione pubblica la realtà delle loro condizioni di vita caratterizzate da salari insufficienti e temperature insostenibili. Riteniamo importante la presenza delle realtà rappresentanti della comunità e di tutte le persone interessate: per contribuire ad aprire un confronto pubblico tra lavoratori, sindacati, istituzioni e cittadini con l’obiettivo di individuare percorsi concreti per soluzioni condivise nell’interesse sia delle lavoratrici e dei lavoratori che della comunità territoriale.” Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il terzo agomento della puntata è stato quello del lavoro stagionale bracciantile agricolo nel distretto di Saluzzo. Abbiamo ospitato in studio il ricercatore universitario Dario Fontana, che assieme a due colleghi hanno voluto presentare pubblicamente i dati delle loro ricerche al convegno dal titolo “Migrazione bracciantile: salute occupazionale e accesso ai servizi” tenutosi il 25 giugno a Saluzzo. Ad ascoltare i risultati delle ricerche e a prendere parte al dibattito che ne è seguito erano presenti anche rappresentanti delle istituzioni locali, dell’associazinismo, di chi si occupa dell’accoglienza dei lavoratori migranti e cittadinanza in generale. Dagli studio di Dario Fontana è uscita fuori una situazione preoccupante con percentuali di gravi conseguenze sulla salute con rischio di cronicizzazione, aggiunto ad una precaria salute psicologica dei lavoratori migranti impiegati nella raccolta stagionale di frutta, studiando un campione di circa 155 lavoratori. Dopo avere illustrato nello specifico tutte le cause di questi disagi, riscontrate dalle interviste effettuate dal ricercatore, quest’ultimo chiede giustamente, alla platea del dibattito, cosa si può fare per cambiare questa tendenza. In tutta risposta i rappresentanti istituzionali di Saluzzo, si sono offesi perchè il buon nome del “protocollo Saluzzo per l’accoglienza dei lavoratori stagionali” è stato infangato e di fatto se la sono presa con chi ha semplicemente presentato dei dati, che forse sono stati mal digeriti, anche dagli imprenditori agricoli e dalla stessa Coldiretti. Questo sdegno è avvenuto a mezzo stampa, tramite la pubblicazione di un articolo su “il corriere di Saluzzo” con dichiarazioni della vicesindaca di Saluzzo e del rappresentante locale della Coldiretti. Dario Fontana ha poi inviato una lettera ufficiale di risposta alla testata giornalistica, ma abbiamo voluto dargli anche l’opportunità di estendere i suoi ragionamenti a riguardo in questa intervista. Buon ascolto
Puntata del 14/07/2026@0
Il primo approfondimento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia di Riccardo Antonini, ex Ferroviere e licenziato per aver fatto il RLS bene in FS, sulla recente condanna a cinque anni dell’ex amministratore delegato di Fs e Rfi Mauro Moretti per la strage di Viareggio. Per la prima volta, un dirigente d’azienda paga con il carcere le sue colpe, dopo anni di impunità. La reazione della difesa e dei media rivela un profondo disprezzo per le vittime e una gerarchia di classe nel sistema giudiziario. Il nostro ospite ha sottolineato che questo processo, avviato il 13 novembre 2013 per una immane tragedia con 32 morti e centinaia di feriti, ha assicurato a tutti gli imputati il massimo livello di garanzia previsto dal nostro ordinamento in materia di processo penale e quello che a emerge, grazie innanzitutto al lavoro incessante dei familiari delle 32 vittime, la giustizia deve essere “uguale per tutti”. Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il secondo approfondimento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia di Daniele Mallamaci, Sicobas Torino, in merito alle condizioni di lavoro all’interno dello stabilimeto della Fiorentini di Trofarello (TO). Il nostro ospite ci ha presentato l’incontro che si terrà sabato 18 luglio a Trofarello: “La nostra organizzazione sindacale vi invita a partecipare all’incontro pubblico: “Fiorentini: confronto aperto e testimonianze sulle reali condizioni di lavoro nel nostro territorio” Sabato 18 luglio 2026 ore 10 conferenza pubblica presso il centro socioculturale Marzanati biblioteca civica Lelio Basso di Trofarello (TO) in via Cesare Battisti 25. Sono invitati lavoratori e lavoratrici, sindacati, istituzioni, giornalisti, giuristi e cittadini La conferenza nasce dalla situazione vissuta dalle operaie e dagli operai Elpe della fabbrica Fiorentini, che stanno portando all’attenzione pubblica la realtà delle loro condizioni di vita caratterizzate da salari insufficienti e temperature insostenibili. Riteniamo importante la presenza delle realtà rappresentanti della comunità e di tutte le persone interessate: per contribuire ad aprire un confronto pubblico tra lavoratori, sindacati, istituzioni e cittadini con l’obiettivo di individuare percorsi concreti per soluzioni condivise nell’interesse sia delle lavoratrici e dei lavoratori che della comunità territoriale.” Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il terzo agomento della puntata è stato quello del lavoro stagionale bracciantile agricolo nel distretto di Saluzzo. Abbiamo ospitato in studio il ricercatore universitario Dario Fontana, che assieme a due colleghi hanno voluto presentare pubblicamente i dati delle loro ricerche al convegno dal titolo “Migrazione bracciantile: salute occupazionale e accesso ai servizi” tenutosi il 25 giugno a Saluzzo. Ad ascoltare i risultati delle ricerche e a prendere parte al dibattito che ne è seguito erano presenti anche rappresentanti delle istituzioni locali, dell’associazinismo, di chi si occupa dell’accoglienza dei lavoratori migranti e cittadinanza in generale. Dagli studio di Dario Fontana è uscita fuori una situazione preoccupante con percentuali di gravi conseguenze sulla salute con rischio di cronicizzazione, aggiunto ad una precaria salute psicologica dei lavoratori migranti impiegati nella raccolta stagionale di frutta, studiando un campione di circa 155 lavoratori. Dopo avere illustrato nello specifico tutte le cause di questi disagi, riscontrate dalle interviste effettuate dal ricercatore, quest’ultimo chiede giustamente, alla platea del dibattito, cosa si può fare per cambiare questa tendenza. In tutta risposta i rappresentanti istituzionali di Saluzzo, si sono offesi perchè il buon nome del “protocollo Saluzzo per l’accoglienza dei lavoratori stagionali” è stato infangato e di fatto se la sono presa con chi ha semplicemente presentato dei dati, che forse sono stati mal digeriti, anche dagli imprenditori agricoli e dalla stessa Coldiretti. Questo sdegno è avvenuto a mezzo stampa, tramite la pubblicazione di un articolo su “il corriere di Saluzzo” con dichiarazioni della vicesindaca di Saluzzo e del rappresentante locale della Coldiretti. Dario Fontana ha poi inviato una lettera ufficiale di risposta alla testata giornalistica, ma abbiamo voluto dargli anche l’opportunità di estendere i suoi ragionamenti a riguardo in questa intervista. Buon ascolto
Puntata del 14/07/2026@2
Il primo approfondimento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia di Riccardo Antonini, ex Ferroviere e licenziato per aver fatto il RLS bene in FS, sulla recente condanna a cinque anni dell’ex amministratore delegato di Fs e Rfi Mauro Moretti per la strage di Viareggio. Per la prima volta, un dirigente d’azienda paga con il carcere le sue colpe, dopo anni di impunità. La reazione della difesa e dei media rivela un profondo disprezzo per le vittime e una gerarchia di classe nel sistema giudiziario. Il nostro ospite ha sottolineato che questo processo, avviato il 13 novembre 2013 per una immane tragedia con 32 morti e centinaia di feriti, ha assicurato a tutti gli imputati il massimo livello di garanzia previsto dal nostro ordinamento in materia di processo penale e quello che a emerge, grazie innanzitutto al lavoro incessante dei familiari delle 32 vittime, la giustizia deve essere “uguale per tutti”. Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il secondo approfondimento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia di Daniele Mallamaci, Sicobas Torino, in merito alle condizioni di lavoro all’interno dello stabilimeto della Fiorentini di Trofarello (TO). Il nostro ospite ci ha presentato l’incontro che si terrà sabato 18 luglio a Trofarello: “La nostra organizzazione sindacale vi invita a partecipare all’incontro pubblico: “Fiorentini: confronto aperto e testimonianze sulle reali condizioni di lavoro nel nostro territorio” Sabato 18 luglio 2026 ore 10 conferenza pubblica presso il centro socioculturale Marzanati biblioteca civica Lelio Basso di Trofarello (TO) in via Cesare Battisti 25. Sono invitati lavoratori e lavoratrici, sindacati, istituzioni, giornalisti, giuristi e cittadini La conferenza nasce dalla situazione vissuta dalle operaie e dagli operai Elpe della fabbrica Fiorentini, che stanno portando all’attenzione pubblica la realtà delle loro condizioni di vita caratterizzate da salari insufficienti e temperature insostenibili. Riteniamo importante la presenza delle realtà rappresentanti della comunità e di tutte le persone interessate: per contribuire ad aprire un confronto pubblico tra lavoratori, sindacati, istituzioni e cittadini con l’obiettivo di individuare percorsi concreti per soluzioni condivise nell’interesse sia delle lavoratrici e dei lavoratori che della comunità territoriale.” Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il terzo agomento della puntata è stato quello del lavoro stagionale bracciantile agricolo nel distretto di Saluzzo. Abbiamo ospitato in studio il ricercatore universitario Dario Fontana, che assieme a due colleghi hanno voluto presentare pubblicamente i dati delle loro ricerche al convegno dal titolo “Migrazione bracciantile: salute occupazionale e accesso ai servizi” tenutosi il 25 giugno a Saluzzo. Ad ascoltare i risultati delle ricerche e a prendere parte al dibattito che ne è seguito erano presenti anche rappresentanti delle istituzioni locali, dell’associazinismo, di chi si occupa dell’accoglienza dei lavoratori migranti e cittadinanza in generale. Dagli studio di Dario Fontana è uscita fuori una situazione preoccupante con percentuali di gravi conseguenze sulla salute con rischio di cronicizzazione, aggiunto ad una precaria salute psicologica dei lavoratori migranti impiegati nella raccolta stagionale di frutta, studiando un campione di circa 155 lavoratori. Dopo avere illustrato nello specifico tutte le cause di questi disagi, riscontrate dalle interviste effettuate dal ricercatore, quest’ultimo chiede giustamente, alla platea del dibattito, cosa si può fare per cambiare questa tendenza. In tutta risposta i rappresentanti istituzionali di Saluzzo, si sono offesi perchè il buon nome del “protocollo Saluzzo per l’accoglienza dei lavoratori stagionali” è stato infangato e di fatto se la sono presa con chi ha semplicemente presentato dei dati, che forse sono stati mal digeriti, anche dagli imprenditori agricoli e dalla stessa Coldiretti. Questo sdegno è avvenuto a mezzo stampa, tramite la pubblicazione di un articolo su “il corriere di Saluzzo” con dichiarazioni della vicesindaca di Saluzzo e del rappresentante locale della Coldiretti. Dario Fontana ha poi inviato una lettera ufficiale di risposta alla testata giornalistica, ma abbiamo voluto dargli anche l’opportunità di estendere i suoi ragionamenti a riguardo in questa intervista. Buon ascolto
Puntata del 14/07/2026@2
Il primo approfondimento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia di Riccardo Antonini, ex Ferroviere e licenziato per aver fatto il RLS bene in FS, sulla recente condanna a cinque anni dell’ex amministratore delegato di Fs e Rfi Mauro Moretti per la strage di Viareggio. Per la prima volta, un dirigente d’azienda paga con il carcere le sue colpe, dopo anni di impunità. La reazione della difesa e dei media rivela un profondo disprezzo per le vittime e una gerarchia di classe nel sistema giudiziario. Il nostro ospite ha sottolineato che questo processo, avviato il 13 novembre 2013 per una immane tragedia con 32 morti e centinaia di feriti, ha assicurato a tutti gli imputati il massimo livello di garanzia previsto dal nostro ordinamento in materia di processo penale e quello che a emerge, grazie innanzitutto al lavoro incessante dei familiari delle 32 vittime, la giustizia deve essere “uguale per tutti”. Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il secondo approfondimento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia di Daniele Mallamaci, Sicobas Torino, in merito alle condizioni di lavoro all’interno dello stabilimeto della Fiorentini di Trofarello (TO). Il nostro ospite ci ha presentato l’incontro che si terrà sabato 18 luglio a Trofarello: “La nostra organizzazione sindacale vi invita a partecipare all’incontro pubblico: “Fiorentini: confronto aperto e testimonianze sulle reali condizioni di lavoro nel nostro territorio” Sabato 18 luglio 2026 ore 10 conferenza pubblica presso il centro socioculturale Marzanati biblioteca civica Lelio Basso di Trofarello (TO) in via Cesare Battisti 25. Sono invitati lavoratori e lavoratrici, sindacati, istituzioni, giornalisti, giuristi e cittadini La conferenza nasce dalla situazione vissuta dalle operaie e dagli operai Elpe della fabbrica Fiorentini, che stanno portando all’attenzione pubblica la realtà delle loro condizioni di vita caratterizzate da salari insufficienti e temperature insostenibili. Riteniamo importante la presenza delle realtà rappresentanti della comunità e di tutte le persone interessate: per contribuire ad aprire un confronto pubblico tra lavoratori, sindacati, istituzioni e cittadini con l’obiettivo di individuare percorsi concreti per soluzioni condivise nell’interesse sia delle lavoratrici e dei lavoratori che della comunità territoriale.” Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il terzo agomento della puntata è stato quello del lavoro stagionale bracciantile agricolo nel distretto di Saluzzo. Abbiamo ospitato in studio il ricercatore universitario Dario Fontana, che assieme a due colleghi hanno voluto presentare pubblicamente i dati delle loro ricerche al convegno dal titolo “Migrazione bracciantile: salute occupazionale e accesso ai servizi” tenutosi il 25 giugno a Saluzzo. Ad ascoltare i risultati delle ricerche e a prendere parte al dibattito che ne è seguito erano presenti anche rappresentanti delle istituzioni locali, dell’associazinismo, di chi si occupa dell’accoglienza dei lavoratori migranti e cittadinanza in generale. Dagli studio di Dario Fontana è uscita fuori una situazione preoccupante con percentuali di gravi conseguenze sulla salute con rischio di cronicizzazione, aggiunto ad una precaria salute psicologica dei lavoratori migranti impiegati nella raccolta stagionale di frutta, studiando un campione di circa 155 lavoratori. Dopo avere illustrato nello specifico tutte le cause di questi disagi, riscontrate dalle interviste effettuate dal ricercatore, quest’ultimo chiede giustamente, alla platea del dibattito, cosa si può fare per cambiare questa tendenza. In tutta risposta i rappresentanti istituzionali di Saluzzo, si sono offesi perchè il buon nome del “protocollo Saluzzo per l’accoglienza dei lavoratori stagionali” è stato infangato e di fatto se la sono presa con chi ha semplicemente presentato dei dati, che forse sono stati mal digeriti, anche dagli imprenditori agricoli e dalla stessa Coldiretti. Questo sdegno è avvenuto a mezzo stampa, tramite la pubblicazione di un articolo su “il corriere di Saluzzo” con dichiarazioni della vicesindaca di Saluzzo e del rappresentante locale della Coldiretti. Dario Fontana ha poi inviato una lettera ufficiale di risposta alla testata giornalistica, ma abbiamo voluto dargli anche l’opportunità di estendere i suoi ragionamenti a riguardo in questa intervista. Buon ascolto
Puntata del 14/07/2026@1
Il primo approfondimento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia di Riccardo Antonini, ex Ferroviere e licenziato per aver fatto il RLS bene in FS, sulla recente condanna a cinque anni dell’ex amministratore delegato di Fs e Rfi Mauro Moretti per la strage di Viareggio. Per la prima volta, un dirigente d’azienda paga con il carcere le sue colpe, dopo anni di impunità. La reazione della difesa e dei media rivela un profondo disprezzo per le vittime e una gerarchia di classe nel sistema giudiziario. Il nostro ospite ha sottolineato che questo processo, avviato il 13 novembre 2013 per una immane tragedia con 32 morti e centinaia di feriti, ha assicurato a tutti gli imputati il massimo livello di garanzia previsto dal nostro ordinamento in materia di processo penale e quello che a emerge, grazie innanzitutto al lavoro incessante dei familiari delle 32 vittime, la giustizia deve essere “uguale per tutti”. Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il secondo approfondimento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia di Daniele Mallamaci, Sicobas Torino, in merito alle condizioni di lavoro all’interno dello stabilimeto della Fiorentini di Trofarello (TO). Il nostro ospite ci ha presentato l’incontro che si terrà sabato 18 luglio a Trofarello: “La nostra organizzazione sindacale vi invita a partecipare all’incontro pubblico: “Fiorentini: confronto aperto e testimonianze sulle reali condizioni di lavoro nel nostro territorio” Sabato 18 luglio 2026 ore 10 conferenza pubblica presso il centro socioculturale Marzanati biblioteca civica Lelio Basso di Trofarello (TO) in via Cesare Battisti 25. Sono invitati lavoratori e lavoratrici, sindacati, istituzioni, giornalisti, giuristi e cittadini La conferenza nasce dalla situazione vissuta dalle operaie e dagli operai Elpe della fabbrica Fiorentini, che stanno portando all’attenzione pubblica la realtà delle loro condizioni di vita caratterizzate da salari insufficienti e temperature insostenibili. Riteniamo importante la presenza delle realtà rappresentanti della comunità e di tutte le persone interessate: per contribuire ad aprire un confronto pubblico tra lavoratori, sindacati, istituzioni e cittadini con l’obiettivo di individuare percorsi concreti per soluzioni condivise nell’interesse sia delle lavoratrici e dei lavoratori che della comunità territoriale.” Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il terzo agomento della puntata è stato quello del lavoro stagionale bracciantile agricolo nel distretto di Saluzzo. Abbiamo ospitato in studio il ricercatore universitario Dario Fontana, che assieme a due colleghi hanno voluto presentare pubblicamente i dati delle loro ricerche al convegno dal titolo “Migrazione bracciantile: salute occupazionale e accesso ai servizi” tenutosi il 25 giugno a Saluzzo. Ad ascoltare i risultati delle ricerche e a prendere parte al dibattito che ne è seguito erano presenti anche rappresentanti delle istituzioni locali, dell’associazinismo, di chi si occupa dell’accoglienza dei lavoratori migranti e cittadinanza in generale. Dagli studio di Dario Fontana è uscita fuori una situazione preoccupante con percentuali di gravi conseguenze sulla salute con rischio di cronicizzazione, aggiunto ad una precaria salute psicologica dei lavoratori migranti impiegati nella raccolta stagionale di frutta, studiando un campione di circa 155 lavoratori. Dopo avere illustrato nello specifico tutte le cause di questi disagi, riscontrate dalle interviste effettuate dal ricercatore, quest’ultimo chiede giustamente, alla platea del dibattito, cosa si può fare per cambiare questa tendenza. In tutta risposta i rappresentanti istituzionali di Saluzzo, si sono offesi perchè il buon nome del “protocollo Saluzzo per l’accoglienza dei lavoratori stagionali” è stato infangato e di fatto se la sono presa con chi ha semplicemente presentato dei dati, che forse sono stati mal digeriti, anche dagli imprenditori agricoli e dalla stessa Coldiretti. Questo sdegno è avvenuto a mezzo stampa, tramite la pubblicazione di un articolo su “il corriere di Saluzzo” con dichiarazioni della vicesindaca di Saluzzo e del rappresentante locale della Coldiretti. Dario Fontana ha poi inviato una lettera ufficiale di risposta alla testata giornalistica, ma abbiamo voluto dargli anche l’opportunità di estendere i suoi ragionamenti a riguardo in questa intervista. Buon ascolto
Puntata del 14/07/2026@0
Il primo approfondimento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia di Riccardo Antonini, ex Ferroviere e licenziato per aver fatto il RLS bene in FS, sulla recente condanna a cinque anni dell’ex amministratore delegato di Fs e Rfi Mauro Moretti per la strage di Viareggio. Per la prima volta, un dirigente d’azienda paga con il carcere le sue colpe, dopo anni di impunità. La reazione della difesa e dei media rivela un profondo disprezzo per le vittime e una gerarchia di classe nel sistema giudiziario. Il nostro ospite ha sottolineato che questo processo, avviato il 13 novembre 2013 per una immane tragedia con 32 morti e centinaia di feriti, ha assicurato a tutti gli imputati il massimo livello di garanzia previsto dal nostro ordinamento in materia di processo penale e quello che a emerge, grazie innanzitutto al lavoro incessante dei familiari delle 32 vittime, la giustizia deve essere “uguale per tutti”. Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il secondo approfondimento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia di Daniele Mallamaci, Sicobas Torino, in merito alle condizioni di lavoro all’interno dello stabilimeto della Fiorentini di Trofarello (TO). Il nostro ospite ci ha presentato l’incontro che si terrà sabato 18 luglio a Trofarello: “La nostra organizzazione sindacale vi invita a partecipare all’incontro pubblico: “Fiorentini: confronto aperto e testimonianze sulle reali condizioni di lavoro nel nostro territorio” Sabato 18 luglio 2026 ore 10 conferenza pubblica presso il centro socioculturale Marzanati biblioteca civica Lelio Basso di Trofarello (TO) in via Cesare Battisti 25. Sono invitati lavoratori e lavoratrici, sindacati, istituzioni, giornalisti, giuristi e cittadini La conferenza nasce dalla situazione vissuta dalle operaie e dagli operai Elpe della fabbrica Fiorentini, che stanno portando all’attenzione pubblica la realtà delle loro condizioni di vita caratterizzate da salari insufficienti e temperature insostenibili. Riteniamo importante la presenza delle realtà rappresentanti della comunità e di tutte le persone interessate: per contribuire ad aprire un confronto pubblico tra lavoratori, sindacati, istituzioni e cittadini con l’obiettivo di individuare percorsi concreti per soluzioni condivise nell’interesse sia delle lavoratrici e dei lavoratori che della comunità territoriale.” Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il terzo agomento della puntata è stato quello del lavoro stagionale bracciantile agricolo nel distretto di Saluzzo. Abbiamo ospitato in studio il ricercatore universitario Dario Fontana, che assieme a due colleghi hanno voluto presentare pubblicamente i dati delle loro ricerche al convegno dal titolo “Migrazione bracciantile: salute occupazionale e accesso ai servizi” tenutosi il 25 giugno a Saluzzo. Ad ascoltare i risultati delle ricerche e a prendere parte al dibattito che ne è seguito erano presenti anche rappresentanti delle istituzioni locali, dell’associazinismo, di chi si occupa dell’accoglienza dei lavoratori migranti e cittadinanza in generale. Dagli studio di Dario Fontana è uscita fuori una situazione preoccupante con percentuali di gravi conseguenze sulla salute con rischio di cronicizzazione, aggiunto ad una precaria salute psicologica dei lavoratori migranti impiegati nella raccolta stagionale di frutta, studiando un campione di circa 155 lavoratori. Dopo avere illustrato nello specifico tutte le cause di questi disagi, riscontrate dalle interviste effettuate dal ricercatore, quest’ultimo chiede giustamente, alla platea del dibattito, cosa si può fare per cambiare questa tendenza. In tutta risposta i rappresentanti istituzionali di Saluzzo, si sono offesi perchè il buon nome del “protocollo Saluzzo per l’accoglienza dei lavoratori stagionali” è stato infangato e di fatto se la sono presa con chi ha semplicemente presentato dei dati, che forse sono stati mal digeriti, anche dagli imprenditori agricoli e dalla stessa Coldiretti. Questo sdegno è avvenuto a mezzo stampa, tramite la pubblicazione di un articolo su “il corriere di Saluzzo” con dichiarazioni della vicesindaca di Saluzzo e del rappresentante locale della Coldiretti. Dario Fontana ha poi inviato una lettera ufficiale di risposta alla testata giornalistica, ma abbiamo voluto dargli anche l’opportunità di estendere i suoi ragionamenti a riguardo in questa intervista. Buon ascolto
Puntata del 14/07/2026
Il primo approfondimento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia di Riccardo Antonini, ex Ferroviere e licenziato per aver fatto il RLS bene in FS, sulla recente condanna a cinque anni dell’ex amministratore delegato di Fs e Rfi Mauro Moretti per la strage di Viareggio. Per la prima volta, un dirigente d’azienda paga con il carcere le sue colpe, dopo anni di impunità. La reazione della difesa e dei media rivela un profondo disprezzo per le vittime e una gerarchia di classe nel sistema giudiziario. Il nostro ospite ha sottolineato che questo processo, avviato il 13 novembre 2013 per una immane tragedia con 32 morti e centinaia di feriti, ha assicurato a tutti gli imputati il massimo livello di garanzia previsto dal nostro ordinamento in materia di processo penale e quello che a emerge, grazie innanzitutto al lavoro incessante dei familiari delle 32 vittime, la giustizia deve essere “uguale per tutti”. Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il secondo approfondimento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia di Daniele Mallamaci, Sicobas Torino, in merito alle condizioni di lavoro all’interno dello stabilimeto della Fiorentini di Trofarello (TO). Il nostro ospite ci ha presentato l’incontro che si terrà sabato 18 luglio a Trofarello: “La nostra organizzazione sindacale vi invita a partecipare all’incontro pubblico: “Fiorentini: confronto aperto e testimonianze sulle reali condizioni di lavoro nel nostro territorio” Sabato 18 luglio 2026 ore 10 conferenza pubblica presso il centro socioculturale Marzanati biblioteca civica Lelio Basso di Trofarello (TO) in via Cesare Battisti 25. Sono invitati lavoratori e lavoratrici, sindacati, istituzioni, giornalisti, giuristi e cittadini La conferenza nasce dalla situazione vissuta dalle operaie e dagli operai Elpe della fabbrica Fiorentini, che stanno portando all’attenzione pubblica la realtà delle loro condizioni di vita caratterizzate da salari insufficienti e temperature insostenibili. Riteniamo importante la presenza delle realtà rappresentanti della comunità e di tutte le persone interessate: per contribuire ad aprire un confronto pubblico tra lavoratori, sindacati, istituzioni e cittadini con l’obiettivo di individuare percorsi concreti per soluzioni condivise nell’interesse sia delle lavoratrici e dei lavoratori che della comunità territoriale.” Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il terzo agomento della puntata è stato quello del lavoro stagionale bracciantile agricolo nel distretto di Saluzzo. Abbiamo ospitato in studio il ricercatore universitario Dario Fontana, che assieme a due colleghi hanno voluto presentare pubblicamente i dati delle loro ricerche al convegno dal titolo “Migrazione bracciantile: salute occupazionale e accesso ai servizi” tenutosi il 25 giugno a Saluzzo. Ad ascoltare i risultati delle ricerche e a prendere parte al dibattito che ne è seguito erano presenti anche rappresentanti delle istituzioni locali, dell’associazinismo, di chi si occupa dell’accoglienza dei lavoratori migranti e cittadinanza in generale. Dagli studio di Dario Fontana è uscita fuori una situazione preoccupante con percentuali di gravi conseguenze sulla salute con rischio di cronicizzazione, aggiunto ad una precaria salute psicologica dei lavoratori migranti impiegati nella raccolta stagionale di frutta, studiando un campione di circa 155 lavoratori. Dopo avere illustrato nello specifico tutte le cause di questi disagi, riscontrate dalle interviste effettuate dal ricercatore, quest’ultimo chiede giustamente, alla platea del dibattito, cosa si può fare per cambiare questa tendenza. In tutta risposta i rappresentanti istituzionali di Saluzzo, si sono offesi perchè il buon nome del “protocollo Saluzzo per l’accoglienza dei lavoratori stagionali” è stato infangato e di fatto se la sono presa con chi ha semplicemente presentato dei dati, che forse sono stati mal digeriti, anche dagli imprenditori agricoli e dalla stessa Coldiretti. Questo sdegno è avvenuto a mezzo stampa, tramite la pubblicazione di un articolo su “il corriere di Saluzzo” con dichiarazioni della vicesindaca di Saluzzo e del rappresentante locale della Coldiretti. Dario Fontana ha poi inviato una lettera ufficiale di risposta alla testata giornalistica, ma abbiamo voluto dargli anche l’opportunità di estendere i suoi ragionamenti a riguardo in questa intervista. Buon ascolto
July 17, 2026
Radio Blackout
La strage di Amendolara: dai caporali alla GDO, un’unica filiera di sfruttamento
Ad Amendolara, in provincia di Cosenza, quattro lavoratori impiegati nella raccolta delle fragole sono stati brutalmente uccisi dai loro caporali. Attraverso le voci di chi studia e racconta il fenomeno (sociologi, sindacalisti, ricercatori e giornalisti), la terribile vicenda rappresenta il punto estremo di un sistema che tiene insieme criminalità organizzata, imprese legali e grande distribuzione. Sono stati bruciati vivi per “punizione” i quattro braccianti uccisi lunedì 1 giugno 2026 ad Amendolara mentre erano impiegati nella raccolta delle fragole nella vicina Basilicata. I caporali che li sfruttavano – per conto di un sistema che mescola criminalità organizzata, aziende legali e grande distribuzione organizzata – hanno bloccato dall’esterno le portiere del minivan, gettato benzina e dato fuoco al veicolo, uccidendo così quattro lavoratori tra i 19 e i 29 anni.  Sono morti così Ullah Ismat Qiemi (19 anni), Safi Iayjad (27 anni), Amin Fazal Khogjani (28 anni) di nazionalità afghana, e Waseem Khan (29 anni), pakistano. Per la strage sono stati fermati due cittadini pakistani, i loro caporali, con l’accusa di omicidio volontario plurimo. L’unico sopravvissuto è un bracciante afghano che viveva con le vittime, riuscito a fuggire rompendo a testate un finestrino e a scappare dal bagagliaio. Il lavoratore ha riferito che i caporali minacciavano lui e gli altri con coltelli e pistole per farli lavorare senza pagarli e che loro, invece, hanno chiesto più volte di essere pagati per il lavoro svolto nei campi di fragole.  «Ci davano cibo e casa, ma non i soldi. Anzi: i caporali pretendevano anche cinque euro per il trasporto da Villapiana alle campagne dove dovevamo raccogliere la frutta», nell’area agricola di Scanzano Jonico. UN ASSASSINIO BRUTALE, E IL SILENZIO DELLE ISTITUZIONI Per Marco Omizzolo, sociologo e responsabile scientifico di In Migrazione – tra i massimi esperti dei fenomeni di sfruttamento lavorativo e caporalato – la strage di Amendolara ha tratti inediti rispetto a quanto si conosce del fenomeno. «Si tratta – ha detto in un’intervista alla Fondazione Feltrinelli – di un assassinio brutale, che però ha alcune caratteristiche originali rispetto a quello che abbiamo da sempre studiato e compreso del padronato, del caporalato e delle agromafie: si è svolto in un’area pubblica, ripreso da una telecamera, con un’attività assassina evidentemente brutale, con quattro persone bruciate vive sotto gli occhi dei loro aguzzini, caporali assassini. È qualcosa di veramente straordinario, che impatta sulle nostre coscienze. Purtroppo non su quelle delle istituzioni, che il 2 giugno sono rimaste in silenzio dinanzi a questo assassinio brutale: non hanno pensato di prendere parola, sono rimaste a celebrare la festa della Repubblica, dimenticando che ci sono circa 450.000 persone che, soltanto nel settore agroalimentare, non vivono la nostra Repubblica democratica fondata sul lavoro, ma vivono dentro un sistema dispotico – da noi organizzato anche sul piano normativo – che riduce in condizioni di grave sfruttamento e schiavismo persone: l’80% migranti, il 20% italiani. Obbligate a lavorare sotto padrone, a restare in silenzio, e a diventare soggetti della cronaca solo dopo morte». E aggiunge un appello: «È necessario prendere coscienza di tutto questo, ribellarci, organizzarci e intervenire, perché tragedie come queste – come quella di Satnam Singh e di molte altre – non abbiano davvero più a ripetersi. Perché tutto questo possa diventare una riflessione di natura politica, e non soltanto cronaca giornalistica, per quanto drammatica come quella di questi giorni». Notizie SULLA MORTE DI SATNAM SINGH Marco Omizzolo: «Sono decine di migliaia i lavoratori sfruttati, malpagati e vessati nel nostro Paese» 1 Luglio 2024 LA TRASMISSIONE DI RADIO ONDA D’URTO Della vicenda, si è occupato anche il Focus di Mezzogiorno di Radio Onda d’Urto, andato in onda mercoledì 3 giugno 2026, con gli interventi di Caterina Vaiti, segretaria generale della Flai Cgil Calabria; di Silvio Messinetti, giornalista calabrese e collaboratore de Il Manifesto; e di Sara Manisera, reporter e autrice del libro Racconti di schiavitù e lotta nelle campagne. Per Caterina Vaiti è un sistema che produce vittime su più livelli: «C’è uno sfruttamento, dentro le campagne, da fare paura; un caporalato nelle campagne e nell’edilizia che dovrebbe mettere i brividi. Ma poco ci si indigna». Anche i lavoratori pakistani, osserva, «vengono assoldati con il corrispettivo di un piccolo aumento sulla giornata, e fanno il lavoro sporco che viene loro chiesto». Poi l’aspetto normativo: «Siamo al decimo anno della legge 199 [del 2016, contro il caporalato], che però non ha una funzione preventiva, ma repressiva. Quello che manca è poterci lavorare prima: non abbiamo abbastanza ispettori rispetto al problema, non c’è un luogo pubblico dove far incontrare domanda e offerta di lavoro. Così la mercificazione del mercato del lavoro è altissima». A pagarne il prezzo sono «i cosiddetti invisibili, quelli che per le lungaggini della burocrazia hanno un permesso ancora in attesa di conversione: sono invisibili, e alla mercé di chiunque li voglia sfruttare». «Due anni fa abbiamo avuto la questione di Satnam Singh, il lavoratore abbandonato davanti a casa con il braccio tranciato. Questa è l’ennesima situazione, ma a una simile ferocia non si era mai arrivati: qui siamo di fronte a un omicidio collettivo. Come Flai siamo davvero arrabbiati, e tuteleremo questi lavoratori con rabbia – sul piano legale, previdenziale, in ogni modo possibile. Non vanno lasciati soli». A interrogarsi sulle responsabilità è Silvio Messinetti, giornalista e collaboratore de Il Manifesto e del Quotidiano del Sud. «La strage di Amendolara, come unico effetto collaterale positivo, ha acceso finalmente i riflettori su una miccia esplosiva pronta a deflagrare», dice. Ma si mostra scettico sulla durata di quell’attenzione: «Sono convinto che già dopo i funerali non se ne riparlerà più. Torneremo a fare la spesa comprando le clementine della Sibaritide o le fragole, senza renderci conto che tutto questo è il frutto di un sistema oliato di sfruttamento, nel disinteresse generale e nel silenzio delle istituzioni». Messinetti ricorda un precedente preciso: «Due anni fa organizzazioni importanti come la Flai Cgil Calabria e la comunità Progetto Sud di Lamezia Terme depositarono alla procura di Castrovillari una denuncia che spiegava nel dettaglio i meccanismi di intermediazione illecita. Quel faldone è finito praticamente coperto. Poi servono le stragi per accendere i riflettori». E punta il dito sulle responsabilità politiche: «Quando il presidente della Regione Occhiuto piange i morti di Amendolara, dovrebbe chiedersi come mai sta organizzando centri di reclutamento e formazione di manodopera in Tunisia, e come mai sta creando un nuovo CPR in Calabria. Perché gli afghani morti qui sono gli stessi che sbarcano a Cutro». La filiera, sostiene, è nota a ogni livello: «Quando l’assessore all’agricoltura va di sagra in sagra a presentare i suoi prodotti, sa benissimo che quello è l’anello di una filiera che parte dai braccianti; sopra ci sono i caporali, e sopra ancora, magari, la criminalità organizzata». Sul possibile ruolo della ‘ndrangheta resta prudente: «Sarà la magistratura a verificarlo, c’è un’indagine in corso. Ma, da vecchio conoscitore di queste zone, mi suona strano che si muova foglia senza che la ‘ndrangheta ne sappia nulla». I veri beneficiari, per lui, stanno però più in alto: «I veri profittatori di questo sistema criminale sono le imprese: lucrano sui trasporti, sui salari. A loro fa comodo un sistema senza regole e senza controlli». Controlli che, denuncia, «sono diminuiti drasticamente, del 50% nell’ultimo anno», mentre la legge del 2016 sul caporalato «come quasi tutte le leggi italiane è scritta sulla carta, ma poi viene disattesa». Chiude la trasmissione la reporter e scrittrice Sara Manisera, autrice di Racconti di schiavitù e lotta nelle campagne: «Oggi è peggio di ieri. Il livello di violenza nelle campagne è ormai parte sistemica del modello agroindustriale e del cibo che mettiamo in tavola: non c’è territorio escluso dallo sfruttamento di lavoratori e lavoratrici». All’origine, dice, ci sono le norme sull’immigrazione: «Sono leggi razziali di fatto, che rendono le persone ancora più invisibili. Si è scelto di non permettere a queste persone di accedere facilmente a un permesso di soggiorno e a un contratto: si crea così una massa di individui che, per sopravvivere e mandare soldi a casa – spesso indebitati per il viaggio -, sono costretti ad accettare qualsiasi condizione. È l’invisibilità prodotta dallo Stato a generare altra violenza nelle campagne». E qui entra in gioco l’ultimo anello, quello che di solito resta fuori dal racconto: «Non si può parlare di braccianti senza tenere presente il ruolo della grande distribuzione organizzata. Parliamo di quattro, cinque, sei oligopoli con un potere contrattuale enorme, che impongono prezzi devastanti: e tutti quei costi finiscono per scaricarsi sull’anello più debole. Non è possibile continuare a parlare della morte di braccianti senza guardare al sistema e alla filiera». Manisera richiama anche la lunga storia delle lotte contadine – dai Fasci siciliani ai grandi scioperi del Novecento, fino alla riforma agraria del dopoguerra – per misurarne l’assenza di oggi: «Erano movimenti di massa, i sindacalisti andavano di campagna in campagna. Oggi quella spinta è pressoché assente, e la classe lavoratrice bracciante è frammentata, ai margini. Cosa resta di quelle lotte? Poco. Restano storie di chi resiste a durissimo prezzo, provando a fare un’agricoltura giusta, senza sfruttare l’ecosistema né le persone. Ma sono piccole lucciole». Il suo invito finale parte dal gesto quotidiano: «Ogni volta che entriamo in un supermercato dovremmo chiederci quali sono le storie delle mani che raccolgono la frutta e la verdura in Italia. Dietro una salsa di pomodoro da cinquanta centesimi ci sono vite, famiglie, figli dall’altra parte del mondo. Ogni volta che mettiamo quell’euro in un prodotto, dovremmo pensare a quelle storie». «LA VIOLENZA È INSITA NEL CAPORALATO» Sul senso più profondo della vicenda è stato intervistato da Radio Onda d’Urto anche Giovanni Ferrarese, assegnista di ricerca nell’Istituto di Studi sul Mediterraneo del CNR e docente di storia contemporanea all’Università di Salerno, autore del libro Il caporalato. Una storia (Carocci). «Sappiamo benissimo che il caporalato non sempre si manifesta con la violenza, e soprattutto con forme così terribili e drammatiche», premette Ferrarese. «Però in questi giorni riflettevo su un aspetto: credo che la violenza sia insita nel fenomeno del caporalato qualora vengano meno altri strumenti di coercizione, come il ricatto occupazionale o quello legato al permesso di soggiorno. Ce lo dice il nome stesso del “caporale”, mutuato dall’esercito: un’istituzione dove non si ammettono insubordinazioni, e dove le insubordinazioni si puniscono anche con forme estreme. Non è un caso che si usi un linguaggio militare: in alcuni sistemi di coercizione non è ammessa in nessun modo la richiesta, l’istanza di diritti; non è ammessa l’insubordinazione. E se questo non si riesce a controllare con i mezzi tra virgolette “normali”, si ricorre addirittura alla violenza». Un caso eclatante, ma non isolato. «Non è l’unico e non è il primo. Solo nel 2018 Soumayla Sacko, un bracciante straniero, è stato ucciso in Calabria perché rivendicava diritti. C’è una lunga scia di sangue legata agli atti di violenza nelle campagne, che si affianca a quella legata agli incidenti, per arrivare sul posto di lavoro o sul posto di lavoro stesso. Non dobbiamo considerarlo un caso isolato, ma uno dei mezzi – l’ultimo, probabilmente – a cui si ricorre per garantire l’ordine interno di questo sistema». «È la cosa più normale del mondo essere pagati e chiedere diritti, ma non è la più scontata», osserva Ferrarese. «Se voglio vedere nella drammaticità del caso l’unico elemento positivo, è il fatto che queste persone cominciano a chiedere il rispetto dei loro diritti; e pare anche che siano arrivate da poco in Italia. Vuol dire che sta maturando in loro una consapevolezza. Spero che si moltiplichino i casi in cui i braccianti stranieri rivendicano i loro diritti, anche con forza». C’è poi un equivoco da smontare, quello che lega il caporalato al solo Mezzogiorno. «È una puntualizzazione che, in quanto meridionale, ogni volta mi preme fare. Siamo abituati, anche nel linguaggio giornalistico, a immaginare il caporalato nelle sue forme più violente legate al Sud. La ricerca storica ci dice invece che uno dei primi episodi di violenza da parte di un caporale verso un bracciante raccontati alla stampa avviene al Nord, a Verona, nel 1993: Ornella Gardini, bracciante veronese, viene pestata a morte per essere arrivata in ritardo sul campo. Il fenomeno non è mai stato solo meridionale: ha sempre riguardato tutta la penisola». E accanto alle forme più visibili ne esistono altre, più mimetizzate. «Questa notizia, nella sua drammaticità, ne ha scavalcata un’altra particolarmente interessante: un cantiere per la costruzione di un’ambasciata USA che utilizza il caporalato di una multinazionale, con un manager turco. È una forma più infida, più nascosta – tanto è vero che quella persona ha cercato di fuggire appena ha capito che forze dell’ordine e magistratura stavano indagando. È anche socialmente più accettata, meno visibile, rispetto ai fatti consumati in Calabria. Eppure, pur sembrando realtà lontane, sono molto vicine: due modi diversi di comprimere i diritti dei lavoratori per massimizzare il profitto. Perché di questo si tratta. E ci devono portare a pensare che il cibo che consumiamo, i vestiti che indossiamo, persino gli spazi in cui abitiamo, molto spesso vedono meccanismi di questo tipo nella loro realizzazione». «NESSUNO SI SENTA ASSOLTO» Le conclusioni di questo articolo le affidiamo alle parole di Francesco Piobbichi di Mediterranean Hope pubblicate sulla sua pagina Facebook.  > A bruciarli lo sfruttamento. A rinchiuderli e metterli nelle mani dei > caporali, le leggi della frontiera. Nessuno si senta assolto. «Probabilmente la vicenda di Amendolara va guardata dentro il fallimento del decreto flussi», prosegue Piobbichi. «Dobbiamo capire le storie di queste persone: da dove sono arrivate, chi e come le ha fatte arrivare. Dobbiamo capire se è questo meccanismo di ingresso ad aver creato le condizioni per la costruzione di una filiera di intermediazione del lavoro transnazionale che genera abusi. Una filiera dentro la quale imprese fasulle, studi commerciali farlocchi e imprese criminali dispongono di un canale di ingresso che permette – probabilmente attraverso l’indebitamento – il controllo di lavoratori sfruttabili, che diventano invisibili. Invisibili nella società, ma non nei campi e nelle fabbriche. Da Monfalcone ad Amendolara, passando per centinaia di luoghi e settori produttivi, sono decine di migliaia i lavoratori che vivono questa condizione». «E allora no: prima di tutto capiamo, ed evitiamo di costruire la solita retorica del caporale che riproduce quella dello scafista. Perché queste figure sono integrate nel nostro sistema produttivo, che non può farne a meno: così come in Medio Oriente e in altri Paesi dove è richiesta forza lavoro a basso costo, altrettanto avviene da noi. I dati delle persone arrivate in Italia regolarmente con il decreto flussi e poi scomparse, non si sa bene dove, stanno lì a dimostrarlo. Sono lì, evidenti e plateali. Basta entrare nel retro di un ristorante, nel campo dei vicini, nei cantieri delle nostre città per ritrovarli». «E sì: il fuoco dei braccianti di Amendolara ha illuminato questa merda. Evitiamo che la spengano in fretta, almeno per il rispetto di quei ragazzi così giovani, morti in modo così atroce. Evitiamo che i nostri governanti dicano che la colpa è dei caporali brutti e cattivi. Perché se è vero che chi ha commesso questa strage sono dei pezzi di merda, altrettanto vero è che c’è un sistema giuridico ed economico complice, che permette loro di agire e di ricattare. Ed è quello che dobbiamo capire: qual è il meccanismo infame che permette che queste cose avvengano». > Visualizza questo post su Instagram > > > > > Un post condiviso da Francesco Piobbichi (@piobbichi)
La migrazione come risorsa sociale ed economica
LINDA PEZZANO Mentre l’Europa corre, l’Italia arranca, prigioniera di un paradosso normativo che soffoca l’economia e calpesta i diritti. Spagna, Germania, Paesi Bassi, Portogallo e Francia hanno già tracciato la rotta: per questi Paesi, la gestione dei flussi migratori non è solo un’emergenza da contenere, ma una leva strategica per la crescita e la stabilità nazionale. Attraverso sistemi flessibili, ingressi autonomi e regolarizzazioni fondate sul radicamento sociale, i nostri vicini europei trasformano la manodopera straniera in una risorsa preziosa, garantendo alle imprese risposte rapide e ai lavoratori percorsi di dignità. Al polo opposto si colloca il modello italiano, incastrato nell’anacronismo dei “click day” e in una logica securitaria che genera solo precarietà e marginalità. In un continente che affronta un invecchiamento demografico senza precedenti, la capacità di integrare efficacemente il background migratorio è diventata il nuovo parametro della competitività globale: una sfida che l’Italia, tra inefficienze amministrative e cecità burocratica, rischia di perdere definitivamente. Il pericolo è che, invece di risorsa, il capitale umano straniero venga degradato a puro residuo di un meccanismo inceppato, trasformando potenziali talenti in “scarti” di un sistema al collasso. È la materializzazione di quel paradosso sociale descritto da Zygmunt Bauman: «Loro sono sempre troppi. “Loro” sono quelli che dovrebbero essere di meno o, meglio ancora, non esserci proprio. Invece noi non siamo mai abbastanza. Di “noi” dovrebbero essercene di più».  GERMANIA: OLTRE LE QUOTE FISSE La Germania, che si conferma il secondo Paese di destinazione al mondo dopo gli Stati Uniti, ha scelto un pragmatismo che trasforma il migrante in risorsa produttiva. Il panorama è dominato dalla Fachkräfteeinwanderungsgesetz 1(Legge sull’immigrazione di lavoratori qualificati): se un’azienda ha bisogno di un professionista e il candidato risponde ai requisiti, il processo è continuo e strutturato, avviabile in qualsiasi momento dell’anno. L’unica deroga quantitativa riguarda la Westbalkanregelung (Regola dei Balcani Occidentali – per i lavoratori qualificati provenienti da Albania, Bosnia, Kosovo, Montenegro, Macedonia del Nord, Serbia – che possono comunque essere assunti indipendentemente dalle proprie qualifiche formali), elevata a 50.000 (rispetto ai precedenti 25.000) ingressi annui a partire dal 2024-2025 2; tuttavia, anche in questo caso, non si procede tramite click day, ma attraverso un sistema di estrazione e registrazione continua gestito dalle rappresentanze diplomatiche per evitare il collasso dei portali e garantire una distribuzione equa durante tutto l’anno.  L’innovazione più dirompente è la “Chancenkarte” (Carta delle Opportunità) – un sistema a punti che premia età, conoscenza delle lingue e l’esperienza precedente – che permette al migrante l’ingresso e il soggiorno nel Paese per un anno alla ricerca di un impiego dignitoso, dietro prova di (almeno) due anni di formazione professionale o dietro possesso di una laurea. Il datore di lavoro può attivare la procedura accelerata per lavori qualificati (il beschleunigtes Fachkräfteverfahren) ex art. 81a del Residence Act – Aufenthaltsgesetz: pagando una tassa amministrativa di circa € 411, l’azienda delega l’autorità per gli stranieri a gestire tutti i passaggi burocratici, inclusa la verifica dei titoli e il nulla osta, riducendo drasticamente i tempi del visto.  Infine, per rispondere a una carenza drammatica di 1,8 milioni di lavoratori (specialmente nella logistica e nel social care), il Ministro degli Interni Alexander Dobrindt ha presentato il piano “Sofort-in-Arbeit” (Subito al lavoro) che diventerà effettivo il 1° luglio 2026, vedendovi la chiave per sbloccare “un bacino di talenti” essenziale per le piccole e medie imprese delle regioni provinciali, spesso le più colpite dalla carenza di manodopera: la norma, rivoluzionaria, punta a ridurre l’attesa per l’accesso al lavoro dei richiedenti asilo da nove mesi a soli 90 giorni. Chiunque superi i controlli iniziali può così accedere a impieghi full time o “mini-job” mentre la procedura di asilo prosegue, accelerando l’integrazione attraverso la partecipazione societaria. Inoltre, il permesso di soggiorno, a differenza di quanto avviene in Italia, non è mai inferiore alla durata del contratto di lavoro.  PAESI BASSI: LA FIDUCIA CHE GENERA PROFITTO I Paesi Bassi hanno scelto un modello basato sulla sponsorizzazione fiduciaria e su parametri economici oggettivi. Il fulcro del sistema è il meccanismo del “Recognised Sponsor” (Referent) gestito dall’IND (Immigration and Naturalisation Service): le aziende che dimostrano solidità e rispetto delle norme 3 vengono iscritte in un registro pubblico e possono assumere lavoratori stranieri in qualsiasi momento dell’anno, senza dover attendere la pubblicazione di un decreto quote. Per i  lavoratori altamente qualificati (i cosiddetti Kennismigranten o highly skilled migrants), non esistono limiti quantitativi, anzi i datori di lavoro – riconosciuti dall’IND – possono assumere personale qualificato in sole due o quattro settimane, evitando lungaggini burocratiche e procedurali. Il legislatore olandese ha compreso che porre un tetto numerico all’eccellenza significa auto-infliggersi un danno economico. Il “filtro” è qualitativo e salariale: l’ingresso è garantito a patto che il contratto preveda una soglia retributiva minima (parametrata sull’età e sulla qualifica) che assicuri al lavoratore piena autonomia economica.  Per quanto riguarda i richiedenti asilo, ai sensi del Foreign Nationals Employment Act (Wav), essi possono lavorare solo se la loro domanda è in esame da almeno sei mesi. In questo caso, il datore di lavoro deve richiedere un permesso di lavoro specifico (TWV) all’agenzia per l’impiego (UWV). In passato, i richiedenti asilo potevano lavorare per un massimo di 24 settimane su un periodo di 52; tuttavia, a seguito di sentenze giudiziarie e riforme del 2024, tale restrizione temporale è stata dichiarata illegittima, permettendo oggi un impiego continuativo, per prevenire l’istituzionalizzazione della precarietà e favorire una reale autosufficienza. La NL Labour Authority (Nederlandse Arbeidsinspectie) vigila attentamente affinché l’inserimento lavorativo non diventi terreno di sfruttamento: il datore di lavoro ha l’obbligo di garantire condizioni salariali e lavorative conformi agli standard nazionali; in caso contrario il permesso TWV viene negato o revocato. Studi condotti nel 2025 confermano che questo modello non solo riduce la dipendenza dal welfare, ma rafforza profondamente il senso di appartenenza alla comunità. PORTOGALLO: IL DIRITTO DI CERCARE DIGNITÀ  Il Portogallo rappresenta forse – insieme alla Spagna – l’approccio più aperto dell’area europea e l’avanguardia normativa in termini di diritti civili ed economici immediati. Il pilastro di questa rivoluzione è l’emendamento all’Asylum Act del 2022 4, che ha stabilito il diritto al lavoro immediato dal momento stesso della domanda di protezione internazionale. Non esistono limitazioni temporali o settoriali, una scelta che mira ad inserire il richiedente asilo nel circuito produttivo nazionale. La vera rivoluzione resta il Visto per Ricerca Lavoro (Visto de Procura de Trabalho), disciplinato dal Decreto Regulamentar n. 4/2022, che consente legalmente a un cittadino straniero di entrare nel Paese per 120-180 giorni al solo scopo di cercare impiego. Nonostante la complessa transizione burocratica verso la nuova agenzia AIMA (Agência para a Integração, Migrações e Asilo), che nel 2026 ha completato la digitalizzazione dei processi per smaltire gli arretrati, il Portogallo dimostra che la fluidità normativa, per quanto avanzata, non sia una panacea, se non accompagnata da investimenti strutturali. Infatti, nonostante il diritto legale al lavoro sia immediato, permangono barriere invisibili ma resistenti: come riportato dal Portuguese Refugee Council (CPR), senza un investimento massiccio in politiche sociali che accompagnino la norma giuridica, il rischio è che il migrante resti confinato in settori a basso valore aggiunto.  FRANCIA: RISPOSTE CHIRURGICHE AI TERRITORI In Francia, la gestione degli ingressi per motivi di lavoro si è evoluta verso un modello di “granularità territoriale” che si oppone drasticamente al centralismo del Decreto Flussi italiano. Il Paese adotta una strategia di sussidiarietà basata sulla cosiddetta “liste des métiers en tension” (lista di professioni per le quali esiste una carenza documentata di manodopera locale – come l’edilizia, la ristorazione o l’assistenza alla persona -). Questo elenco, regolato dall’Arrêté du 1er avril 2021 e aggiornato costantemente a livello regionale dalle prefetture e dalle Direzioni Regionali dell’Economia, dell’Impiego, del Lavoro e della Solidarietà (DREETS), permette di rispondere chirurgicamente alle carenze specifiche di ogni bacino locale. L’art. 27 della recente legge sull’immigrazione (Loi n. 2024-42 del 26.01.2024: Loi pour contrôler l’immigration, améliorer l’intégration), ha introdotto un permesso di soggiorno specifico proprio per questi lavoratori “sotto pressione”, permettendo loro di regolarizzare la propria posizione se già attivi in settori critici e dietro prova di 12 mesi di attività negli ultimi due anni, senza dover passare necessariamente per l’iniziativa del datore di lavoro. Tuttavia, il limite risiede nella rigidità dello strumento: la necessità di aggiornare costantemente le liste per evitare che interi settori emergenti restino esclusi e il rischio di creare un’integrazione a due velocità, dove solo chi serve all’economia ha il diritto di non essere considerato “scarto”.  SPAGNA: LA MIGRAZIONE CIRCOLARE CHE FUNZIONA  Infine, la Spagna si conferma pioniera della materia, muovendosi con un pragmatismo che sembra voler ricucire lo strappo tra “noi” e “loro”, approdando alla flessibilità strutturale del nuovo regolamento sugli stranieri RELOEX (El nuevo Reglamento de Extranjería), entrato in vigore il 20 maggio 2025, incorporando direttamente nel corpo normativo diritti e le garanzie delle persone lavoratrici 5. Il migrante così diventa il protagonista di una migrazione circolare che, attraverso l’ordinanza GECCO (Gestión Colectiva de Contrataciones en Origen) ha coinvolto oltre 25.000 lavoratori nel 2025, trasformando la precarietà stagionale in un modello di stabilità fissa-discontinua, blindato da garanzie sociali e alloggiative obbligatorie. A differenza dell’Italia, in Spagna sono le grandi associazioni datoriali a coordinare i flussi direttamente con il Ministero del Lavoro, garantendo una pianificazione coerente con le necessità dei territori. Il sistema si regge su tutele senza precedenti: il nuovo ordine ministeriale aggiunge l’articolo 7, destinato a proteggere il benessere socio-lavorativo dei partecipanti, obbligando il datore di lavoro a garantire un alloggio dignitoso per tutto il periodo di attività e per ogni chiamata successiva. Questa visione si concretizza nella concessione di autorizzazioni pluriennali della durata di quattro anni, prorogabili qualora sussistano i requisiti, che permettono di prestare servizio per un massimo di nove mesi l’anno. Al termine di ogni periodo stagionale, il lavoratore ha l’obbligo di rientrare nel proprio Paese d’origine, preservando la natura circolare del progetto.  La vera rottura contro la logica dello “scarto” è rappresentata dal Catálogo de Ocupaciones de Difícil Cobertura (CODC): uno strumento dinamico gestito dal Servizio Pubblico Statale per l’Occupazione (SEPE), che agisce come un polmone per l’economia nazionale. Pubblicato trimestralmente, questo elenco identifica le professioni in cui la carenza di manodopera locale o comunitaria è tale da considerare l’indisponibilità di lavoratori residenti presunta per legge, semplificando radicalmente le procedure di assunzione e l’ottenimento dei permessi. L’ultimo aggiornamento per il primo trimestre del 2026 evidenzia quanto il Catálogo sia ormai essenziale per lo sviluppo economico del Paese, includendo figure chiave che spaziano dagli atleti e allenatori professionisti fino al personale tecnico e marittimo.  ITALIA: LA LOTTERIA DEL “CLICK DAY” L’Italia si colloca oggi in una posizione paradossale: pur essendo l’undicesimo Paese al mondo per numero di migranti residenti – con 6,3 milioni di persone – il sistema del Decreto Flussi, incardinato sull’anacronismo dei cosiddetti “click day”, si rivela incapace di rispondere alle dinamiche di un mercato del lavoro in costante evoluzione 6, essendo basato piuttosto su una logica perennemente emergenziale.  In continuità con la strategia avviata nel precedente triennio (2023-2025), l’approvazione del D.P.C.M. del 2 ottobre 2025 7 ha cercato di confermare la volontà di superare la frammentazione delle gestioni annuali attraverso la programmazione triennale 2026-2028, definendo un contingente complessivo di 497.550 ingressi per motivi di lavoro (stagionale e non), basato su una logica incrementale nel corso del triennio (che prevede 164.850 unità per il 2026, 165.850 per il 2027 e 166.850 per il 2028.). Nonostante l’obiettivo dichiarato sia offrire un orizzonte stabile alle imprese e ai cittadini stranieri interessati – specialmente in settori critici come quello dell’agricoltura – questo modello si rivela fallimentare, fortemente proceduralizzato e rimane, inoltre, fortemente centrato sull’iniziativa del datore di lavoro: il lavoratore straniero non dispone ancora di un canale autonomo di ingresso per la ricerca di un’occupazione. Il rischio, già conclamato, è che una parte delle quote autorizzate non si traduca in occupazione effettiva, generando precarietà o irregolarità sopravvenuta. Inoltre, i dati amministrativi dell’INPS aggiornati a luglio 2025 parlano chiaro: i lavoratori stranieri in Italia sono impiegati prevalentemente in imprese a basso valore aggiunto, con un divario salariale rispetto ai nativi che tocca il 33%. Solo il 12,5% dei lavoratori stranieri possiede una laurea, una cifra irrisoria se confrontata con la media europea, a testimonianza di una struttura produttiva che relega il migrante a mansioni scartate dai connazionali per paghe misere e condizioni poco dignitose, ignorando le competenze individuali. Il divieto di lavorare per i primi mesi o il rischio di perdere l’alloggio se si diventa autosufficienti sono “trappole della povertà” che trasformano individui potenzialmente produttivi in soggetti marginalizzati 8.  La procedura ordinaria (ex D.L. n. 146/2025) prevede innanzitutto la presentazione della domanda di ingresso da parte del datore di lavoro – precedentemente precompilata – sul portale del Ministero dell’Interno. Successivamente, il datore la cui domanda è rientrata nelle quote riceverà dallo Sportello Unico Immigrazione della Prefettura il nulla osta al lavoro, che sarà inviato anche alla rappresentanza diplomatica italiana nel Paese di origine del lavoratore per il rilascio del visto. Tuttavia, come riportato dal IV rapporto di Ero Straniero, rimane basso il numero dei visti concessi rispetto ai nulla osta rilasciati 9 e la ripartizione nazionale delle quote spesso non coincide con le reali specificità locali, creando squilibri dove le stesse si esauriscono in poche ore a fronte di settori che rimangono scoperti 10. In definitiva, il panorama europeo ci restituisce l’immagine di un continente a due velocità, dove la gestione della migrazione è diventata lo spartiacque tra il pragmatismo economico e l’immobilismo ideologico. Mentre ci sono paesi che hanno scelto di smantellare le barriere burocratiche per trasformare il migrante in un attore dinamico del mercato – l’Italia resta paradossalmente ancorata a una visione statica e punitiva. La dignità del lavoro e la flessibilità degli ingressi non sono concessione etiche, bensì pilastri di un’economia che vuole restare competitiva in un contesto globale. Così facendo, l’Italia rischia di trasformarsi in una “caserma” che smaltisce rifiuti umani anziché valorizzare persone, alimentando un circolo vizioso di povertà e invisibilità, ignorando le proiezioni Eurostat che prevedono un collasso della forza lavoro entro il 2035.  Leggi gli altri articoli della rubrica di: Papia Aktar, Lorenzo Boffa, Chiara Starita, Raffaele Biondo, Gennaro Santoro, Irene Pavlidi, Aicha Blasioli ed Elena Morelli. 1. The law has reshaped corporate hiring from abroad. When the Act entered into force on 1 March 2020, just over 200,000 third-country nationals held residence permits tied to a German employment contract. By June 2025 the figure had climbed to 420,000”, Five Years On, Germany’s Skilled-Worker Immigration Act Doubles Employment-Based Residence ↩︎ 2. Die West­bal­kan­re­ge­lung: Arbeits­kräfte aus Alba­nien, Serbien, Bosnien, Kosovo, Monte­negro und Nord­ma­ze­do­nien für deut­sche Unter­nehmen gewinnen ↩︎ 3. Dutch Labour Authority (Nederlandse Arbeidsinspectie): normative sull’impiego di cittadini stranieri e verifica delle condizioni salariali ↩︎ 4. Access to the labour market – The Asylum Information Database (AIDA) ↩︎ 5. “Occupazione, istruzione e famiglia sono i tre pilastri su cui si basano gli importanti miglioramenti apportati dal RELOEX. La norma, quindi, riduce i tempi e le formalità, elimina le duplicazioni, rafforza i diritti dei lavoratori migranti e dà garanzie alle imprese”, Revista de la Seguridad Social ↩︎ 6. Come riportato dal IV rapporto di monitoraggio sugli ingressi per lavoro a cura di Ero Straniero: p. 6 e seg. ↩︎ 7. Pubblicato sulla G.U. n. 240, il 15 ottobre 2025 e recante “Programmazione dei flussi di ingresso legale in Italia dei lavoratori stranieri per il triennio 2026-2028) ↩︎ 8. “I lavoratori autoctoni non qualificati tendono a svolgere meno compiti di routine quando lavorano in aree con una maggiore concentrazione di immigrati”, p. 95 e seg. – Rapporto Inps;  “I lavoratori immigrati in Italia hanno maggiori probabilità di collocarsi nella parte inferiore della distribuzione dei redditi e hanno maggiori probabilità di avere basse retribuzioni rispetto ai loro omologhi dei paesi EA-4”, p. 25 analisi della Banca d’Italia dell’ Aprile 2025 ↩︎ 9. “Relativamente ai flussi 2025, i visti rilasciati a dicembre 2025 sono 32.968, pari al 66,25% dei nulla osta emessi”, p. 24 – IV rapporto di Ero Straniero ↩︎ 10. Le quote rimaste inutilizzate per l’anno 2025 sono in totale 117.339 contro le 49.288 del 2024 – IV rapporto di Ero Straniero ↩︎
Decreto Flussi: un sistema al collasso
AICHA BLASIOLI E ELENA MORELLI La campagna “Ero Straniero” ha pubblicato un nuovo report territoriale sugli esiti del Decreto Flussi nelle province italiane, con dati aggiornati a fine 2025 dove viene offerta una lettura per provincia del fenomeno: il quadro che emerge – per Roma in particolare – è allarmante. A livello nazionale il sistema mostra già crepe profonde: su circa 120.000 quote assegnate nel 2024, solo una domanda su dieci ha ottenuto un nulla osta e, alla fine, i permessi di soggiorno effettivamente richiesti si sono fermati a poco più del 20% delle quote disponibili. Una filiera che si spezza ben prima della conclusione della procedura e che, come già documentato nel dossier annuale di Ero Straniero, alimenta paradossalmente quel bacino di incertezza e invisibilità che la norma dovrebbe invece contrastare. Roma però è un caso a parte, anche in questo contesto già critico. Nel 2024 la Prefettura della Capitale ha gestito oltre 33.000 domande, tuttavia il numero di permessi di soggiorno effettivamente rilasciati dalla Questura – sulla base dell’attività prodromica svolta dalla Prefettura –  è di appena 85 permessi: meno del 2% delle quote assegnate. Basta un solo confronto per capire la portata del problema romano: Milano, con un numero di domande simile, nello stesso anno ha prodotto 940 permessi. Stessa procedura, stesso sistema normativo, undici volte il risultato.  Nel 2025 la situazione non è migliorata – anzi, il tasso di efficacia è sceso ulteriormente, attestandosi intorno allo 0,8%. Roma, purtroppo, non rappresenta un’eccezione ma un caso emblematico di una disfunzionalità più ampia, che conferma come la procedura prevista dai decreti flussi generi un forte disallineamento tra ingressi programmati e contratti di lavoro effettivi, producendo irregolarità e insoddisfazione sia per le imprese sia per i lavoratori stranieri.  Ph: Lorenzo Boffa Nel 2024 le cinque prefetture laziali – Roma, Latina, Frosinone, Rieti e Viterbo – hanno ricevuto complessivamente quasi 70.000 domande, un volume enorme che il sistema non è stato in grado di reggere. A Frosinone – dove il report colloca l’Ufficio tra i peggiori d’Italia per efficienza – su oltre 8.000 domande i permessi di soggiorno completati sono stati 86. A Latina, che invece figura tra le prefetture relativamente più efficienti della regione, il percorso si è chiuso con successo per meno di un richiedente su dieci. Nel 2025 le istanze rigettate nel Lazio sono quasi quadruplicate rispetto all’anno precedente: un segnale che non indica un miglioramento della selezione, ma un sistema sempre più congestionato che scarica il proprio malfunzionamento sui lavoratori richiedenti, anche quando le carenze sono esclusivamente della Pubblica Amministrazione e anche quando il radicamento del lavoratore è ormai consolidato da una stabile e lunga permanenza sul territorio.  In questo contesto, le vulnerabilità strutturali già evidenziate nel dossier nazionale – a partire dalla natura dei controlli sul datore di lavoro, che avvengono solo ex post, a distanza di anni dall’effettivo ‘ingresso del lavoratore in Italia – trovano terreno ancora più fertile. Casi come quello del Sig. M., in cui la promessa di un impiego inesistente è diventata merce di scambio per migliaia di euro, non sono episodi isolati ma il prodotto prevedibile di un sistema che non verifica in anticipo. In questo contesto, il funzionamento concreto della procedura finisce per produrre un effetto distorsivo: eventuali carenze imputabili al datore di lavoro – quali, ad esempio, la mancanza di asseverazione – così come i ritardi riconducibili esclusivamente alla Pubblica Amministrazione – dalla convocazione per la sottoscrizione del contratto di soggiorno, fino al rilascio stesso del permesso – ricadono interamente sul lavoratore. Ne deriva che anche soggetti presenti in Italia da anni, e che hanno sempre osservato le prescrizioni normative, svolgendo regolare attività lavorativa, si trovano improvvisamente esposti a una condizione di precarietà e vulnerabilità rispetto alla regolarità del soggiorno, senza che tale situazione sia riconducibile a una loro condotta. NON È SOLO UN PROBLEMA DI CARICO DI LAVORO Su questo punto il report è esplicito: la disomogeneità dei risultati non è riconducibile soltanto alla quantità di domande gestite. Analizzando gli uffici con carichi di lavoro comparabili, emergono divari che non trovano giustificazione nel volume delle pratiche. Prefetture come Lecce, Milano e Brescia dimostrano che è possibile gestire grandi numeri con esiti quantomeno più soddisfacenti. Roma e Frosinone, invece, restano agli ultimi posti indipendentemente da questa variabile. Siamo davanti a una forte disomogeneità amministrativa tra uffici della stessa pubblica amministrazione dove la riuscita di una procedura di ingresso dipende, in misura determinante, dalla provincia in cui viene presentata la domanda. Una vera e propria “lotteria amministrativa” che penalizza sistematicamente i lavoratori e i datori di lavoro romani e laziali. UNA CONFERMA GIUDIZIARIA GIÀ AGLI ATTI Non si tratta più solo di lamentele, ma di una verità giudiziaria: la gestione della Prefettura di Roma è ufficialmente fallimentare. Già con la sentenza n. 1596 del 24 febbraio 2025, il Consiglio di Stato ha accertato in via definitiva l’inerzia della Pubblica Amministrazione in merito alla gestione della regolarizzazione dei lavoratori stranieri 2020, trascinata per oltre quattro anni tra ritardi inaccettabili e inefficienze strutturali. Il paradosso emerge con forza analizzando le memorie difensive dell’amministrazione stessa in tutte le procedure dove si lamenta il silenzio-inadempimento dell’Amministrazione. La maggioranza dei casi infatti, incontra un, ormai ordinario, stallo procedimentale tra l’ingresso del lavoratore e la convocazione presso i locali della Prefettura per la sottoscrizione del contratto di soggiorno: attività assolutamente imprescindibile ai fini del rilascio del permesso di soggiorno finale da parte della Questura. In questi casi – in cui la Prefettura non procede alla convocazione né emette un provvedimento negativo –  la stessa Amministrazione ha tentato di giustificare tali abnormi ritardi citando numeri che, anziché scagionarla, confermano una paralisi operativa cronica.  In particolare rileva che: * nell’anno 2021 rispetto alle 1.704 domande scrutinate, sono stati confermati solo 709 dei nulla osta rilasciati, ovvero il 39% delle 1.793 quote assegnate; * nell’anno 2022 rispetto alle 5.118 domande scrutinate, sono stati confermati solo 392 dei nulla osta rilasciati, ovvero il 7,7 % delle 5.086 quote assegnate; * nell’anno 2023 rispetto alle 6.141 domande scrutinate, sono stati confermati solo 409 dei nulla osta rilasciati, ovvero il 8.9 % delle 4.563 quote assegnate; Tutto questo non fa che confermare una situazione disastrosa, un’inefficienza sistematica ed un’assoluta inadeguatezza dell’ufficio che ricade interamente sui lavoratori. Le ricadute di questo fallimento non sono astratte. Chi, nonostante l’inaccessibilità intrinseca della procedura tramite “click day”, riesce a presentare domanda di ingresso per lavoro da Roma o da Frosinone, si trova statisticamente in una condizione di quasi-impossibilità di completare la procedura, a parità di requisiti rispetto a chi presenta la medesima domanda da Verona o Milano. Questa asimmetria produce irregolarità non per scelta dei lavoratori, ma per incapacità strutturale delle istituzioni. Ph: Lorenzo Boffa I dati impongono una risposta che sia all’altezza della gravità della situazione. Da un lato, una procedura di ingresso già segnata, sin dalla fase iniziale del “click day”, da evidenti profili di aleatorietà, richiede di per sé un intervento di riforma.  Ma a maggior ragione, a fronte di una conclamata inefficienza della procedura non può essere normalizzato un tempo di attesa  di tre anni, all’esito del quale, per altro, spesso interviene una revoca del nullaosta in luogo dell’auspicato – e prospettato – permesso di soggiorno. Appare evidente allora che non basti  aumentare le quote: occorre intervenire con urgenza sulle strutture che non riescono ad elaborarle. Questo significa dotare le Prefetture del Lazio – e in primo luogo Roma – di risorse umane e strumenti adeguati, introdurre sistemi di monitoraggio territoriale degli esiti, e semplificare un’architettura procedurale che oggi genera dispersione a ogni passaggio. VERSO UN SUPERAMENTO DELLE “ZONE GRIGIE” Per superare l’empasse determinato dagli anni di accumulato ritardo amministrativo, appare necessario un intervento straordinario, sul modello della Circolare del Ministero dell’Interno adottata nel 2007, che intervenga al fine di sbloccare le pratiche arretrate e fornire indicazioni operative più flessibili alle Prefetture. Guardando al futuro, però, emerge con chiarezza l’improcrastinabile esigenza di superare definitivamente la lunga e travagliata stagione dei decreti flussi. Di particolare interesse sono le soluzioni proposte nel dossier per riformare il sistema con l’obiettivo di renderlo più flessibile e capace di rispondere realmente alle esigenze del mercato e dei lavoratori stranieri, tutelando così tutte le parti coinvolte. In questa prospettiva, si immaginano nuovi canali che superino i limiti del decreto flussi: da un lato, la possibilità per i datori di lavoro di assumere direttamente dall’estero senza vincoli di quote o finestre temporali; dall’altro, l’introduzione di permessi per la ricerca di lavoro, sia con il supporto di uno sponsor sia su iniziativa diretta del lavoratore, con garanzie economiche e possibilità di conversione in permesso per lavoro. Nello specifico, l’introduzione dell’assunzione diretta “a chiamata” extra-quota e di un canale di regolarizzazione permanente tramite contratto di lavoro potrebbero rappresentare la svolta necessaria per illuminare il “territorio grigio” dei flussi: * L’assunzione a chiamata eliminerebbe alla radice le criticità legate alle quote e alle zone d’ombra procedurali, riducendo lo spazio di manovra per le manipolazioni al sistema. * Il canale di regolarizzazione fornirebbe uno strumento di emersione a posteriori in caso di anomalie, garantendo una via d’uscita legale e funzionale. In alternativa un ulteriore strumento utile, se potenziato, potrebbe essere quello contenuto nell’articolo 23 del Testo Unico sull’Immigrazione (D.Lgs. 286/98), che ad oggi consente l’ingresso di lavoratori in qualsiasi momento dell’anno e senza vincoli di quote. Accanto a questi strumenti, viene sottolineata l’importanza di regolarizzare le persone già presenti in Italia ma senza documenti, attraverso meccanismi stabili come si sta facendo, e con successo, in Spagna, riconoscendo il radicamento sociale di chi vive e partecipa da tempo alla vita del Paese. Nel complesso, l’obiettivo è costruire un sistema più accessibile e realistico, capace di ridurre precarietà, irregolarità e sfruttamento, a vantaggio dei lavoratori e delle aziende. L’IMPATTO SUL SISTEMA DELLA PROTEZIONE INTERNAZIONALE Infine, va considerato un effetto collaterale critico e di non poco conto sul piano complessivo: attualmente, in assenza di percorsi alternativi, chi vede fallire la propria procedura di ingresso per lavoro è spesso indotto a presentare domanda di Protezione Internazionale – la c.d. domanda di asilo – come unico strumento per evitare l’espulsione dal territorio italiano. Nonostante le restrizioni introdotte dal D. L. 20/2023 (c.d. Decreto “Piantedosi”) in materia di protezione speciale, la domanda di protezione internazionale rimane spesso l’unica via per tentare di riabilitare il proprio status giuridico. Ciò si traduce in uno svuotamento di senso dell’istituto della Protezione Internazionale e un carico di lavoro insostenibile per le Pubbliche Amministrazioni che si occupano della valutazione delle domande, anch’esse già sull’orlo del collasso. Proprio in assenza di strumenti alternativi adeguati, la domanda di asilo finisce per assumere, in modo improprio, la funzione di unico ammortizzatore sociale e giuridico per diverse categorie di persone. Tra queste rientrano anche i lavoratori entrati regolarmente tramite la procedura dei “flussi”, ma successivamente precipitati – per cause, come si è visto, a loro non imputabili – in una condizione di sostanziale irregolarità. Si tratta, dunque, nella maggior parte dei casi, di istanze fortemente connotate da esigenze di natura economica, che vengono a collocarsi all’interno di un sistema concepito, invece, per dare risposta a situazioni di bisogno di protezione internazionale. È necessario un radicale cambio di paradigma che sposti l’accento sulla trasparenza delle verifiche preventive e sulla flessibilità dei canali di accesso. Una riforma efficace non può prescindere dalla previsione di ulteriori e più agili strumenti di ingresso, nonché da meccanismi alternativi di regolarizzazione dei richiedenti.  Solo attraverso il potenziamento di questi canali legali e di stabilizzazione sarà possibile sottrarre i lavoratori stranieri al ricatto dell’illegalità, garantendo al contempo efficienza a una Pubblica Amministrazione oggi congestionata. La gestione dei flussi deve smettere di essere un terreno di emergenza per diventare una politica economica e sociale di lungo respiro.