Iran, dentro la guerra dei corridoi intermodali eurasiatici
La guerra contro l’Iran sta ridefinendo gli equilibri geopolitici mirando da
parte israelo americana alla ristrutturazione radicale del sistema della
connettività eurasiatica, poiché ne percepiscono lo sviluppo come un potenziale
pericolo per la struttura di potere globale che possiamo definire talassocratico
su cui si è retta la lunga stagione dell’egemonia americana. Gli israeliani, in
particolare, hanno bombardato chirurgicamente, pochi giorni fa, una precisa
sezione dei 14.000 km di rete ferroviaria iraniana: giusto quegli otto segmenti
e dieci tratte del corridoio ferroviario strategico Iran-Cina, inaugurato
ufficialmente il 3 giugno scorso (appena dieci giorni prima dello scatenamento
della fase 1 della guerra) e frutto di un significativo investimento cinese, nel
quadro della “Belt and Road Initiative”. L’obiettivo strategico di questo
corridoio ferroviario è quello di consentire all’Iran di esportare petrolio
direttamente in Cina via terra, aggirando lo Stretto di Hormuz e di importare
merci, riducendo drasticamente i tempi di trasporto (15 giorni contro i 40
previsti dalla rotta via mare), diminuendo la vulnerabilità al sistema
sanzionatorio e al controllo navale navale occidentale dell’Oceano indiano e lo
Stretto di Malacca attraverso cui transita il 90% del petrolio che la Cina
importa dall’Iran,vera e propria giugulare per il sistema di scambio commerciale
cinese. Questi corridoi non sono solo est-ovest ma s’intersecano anche con
quelli nord-sud in cui la Russia ha un ruolo significativo , e i corridoi
intermodali che trovano nel porto secco di Aprin ,a sud ovest di Teheran , un
terminale strategico hanno in Iran uno snodo decisivo. L’incubo dei neocon
statunitensi è stato da sempre il rischio dell’unificazione del continente
eurasiatico che mettesse in discussione la talassocrazia atlantica ,Brezinski
nel 1997 nel libro “La grande scacchiera” metteva in guardia su questo scenario.
Il distacco della Russia dall’Europa ,in particolare dalla Germania riunificata
è avvenuto con la guerra in Ucraina e il sabotaggio del North Stream , ora con
la guerra contro l’Iran l’obiettivo sembra essere quello di colpire i corridoi
di connettività eurasiatica .La guerra dei corridoi di connettività rimarrà il
principale fattore d’instabilità dall’Asia occidentale all’Asia centrale e non è
un caso che gli Stati Uniti ed Israele abbiano bombardato diversi nodi
dell’INSTC (il Corridoio Internazionale di Trasporto Nord-Sud che collega tre
membri del BRICS Russia, Iran e India.) : il porto di Bandar Anzali, Isfahan, il
porto di Bandar Abbas, il porto di Chabahar. Così come un tratto della ferrovia
Cina-Iran, parte della BRI e finanziata dalla Cina . Il fatto che Israele stia
bombardando questi obiettivi ci dice da un lato che sta sicuramente perseguendo
con determinazione i suoi interessi geopolitici locali, ma se bombarda gli asset
cinesi in Iran, lo fa per conto di chi conduce un gioco molto più grande per il
nazionalismo sionista.
Ne parliamo con Salvatore Minolfi studioso di storia contemporanea ed autore di
varie pubblicazioni .
--------------------------------------------------------------------------------
RIBALTAMENTI E INTOPPI GEOGRAFICI NEI GOLFI PER FUTURI ORDINI E CORRIDOI
MONDIALI
Equilibri mutati nel Golfo; pantano per gli Usa caduti nella trappola di
Netanyahu prima e della “Pietra paziente” iraniana poi; nessuna soluzione e
molte strategie contrastanti tra loro.
E poi: tutti coinvolti – seppur in diversa misura – sia nell’area che
globalmente; le speculazioni spericolate con fondati sospetti di insider trading
addirittura alla Casa Bianca ma sono in molti ad avvantaggiarsi in questa
situazione che Laura Silvia Battaglia descrive spesso dai microfoni di Radiotre
– Rai, oppure attraverso l’attività on line, e poi libri che denotano la
passione e la preparazione unica in materia di cultura e complessità
dell’intreccio geopolitico dei Golfi.
Il conflitto ha visto una lunga preparazione che è passata dagli Abrahams
Accord, intelligence, rapporti da un lato (che forse hanno presunto troppo della
loro efficienza) e dall’altro la capacità di resistenza e di sfruttare
contingenze insperate, come Hormuz, l’abilità nell’occultare la reale entità
dell’arsenale bellico, l’impatto dell’aggressione sulla società civile iraniana.
Con questa volontà apocalittica di andare allo scontro, Netanyahu vede
ritorcerglisi contro gli accordi di alleanze con i paesi del Golfo (le pipeline
immaginate sono ormi dissolte), ora coinvolti nella distruzione sia militare che
economica; adesso da un lato l’ombrello nucleare pakistano e le transazioni in
petroyuan contribuiscono al rivolgimento di alleanze, accordi, affari, corridoi
logistici. M anche la partita irachena torna a essere centrale nelle prospettive
dei contendenti che condizionano il paese chiave mesopotamico a pochi anni dalla
rivolta Tishrin del movimento trasversale spingendo i soliti vecchi arnesi della
politica a Baghdad referenti di Iran e Usa… e il ruolo immorale di Israele, da
ultimo in Libano con l’idea guida che il nemico va liquidato con ogni mezzo non
appena si presenta l’occasione, rendendo così possibile l’esistenza dei
Partigiani di Allah yemeniti.