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Che mondo abbiamo costruito, se tanti fratelli devono rischiare la morte per cercare la vita?
I media embedded (quasi tutti)  hanno riportato solo le parole del pontefice contro i trafficanti, in linea con la politica governativa di criminalizzazione di ogni forma di soccorso e di sbarco, ma il discorso di papa Leone XIV diceva ben altro. Ecco le sue parole in versione integrale (dal sito del  Vaticano, Viaggio Apostolico in Spagna: Incontro con le Realtà di Accoglienza dei Migranti nel porto di Arguineguín (Las Palmas de Gran Canaria, 11 giugno 2026): Cari fratelli e sorelle, abbiamo appena ascoltato uno dei brani più impegnativi del Vangelo. Sappiamo che questo stesso capitolo contiene anche un monito che nessun credente può prendere alla leggera (Mt 25,41-45 “ero pellegrino e mi ospitaste”). Oggi, in riva al mare, la Parola diventa concreta: qui giungono tante vite ferite, spogliate di quasi tutto, ma mai, mai della loro dignità. Qui il Vangelo ci strappa dal posto comodo dello spettatore e ci pone di fronte al fratello che arriva. Ci chiede se abbiamo saputo riconoscere Cristo in coloro che sbarcano segnati dalla paura, dalla fame e dalla violenza, dopo il deserto, la notte e il mare. Come potete vedere, porto alla mano l’anello che si chiama “del Pescatore”. Il suo stesso nome ci conduce al lago di Galilea, dove Cristo chiamò Pietro e gli disse: «D’ora in poi sarai pescatore di uomini» (Lc 5,10). La Chiesa ha letto quel versetto come immagine della sua missione. Ma qui e in luoghi come El Hierro, quel mandato assume una forza letterale e dolorosa. Quell’isola, piccola per estensione, ma grande in umanità, ha visto arrivare migliaia di persone strappate dalla loro terra e affidate alla fragilità di un cayuco. Vi sono persone soccorse in mare e corpi senza vita recuperati dalle acque. Per questo il Successore di Pietro non può disinteressarsi di questi approdi. La Chiesa non può ignorare queste acque, né alcun luogo dove la fame, la sete, la violenza, la paura o l’esilio continuano a ferire la dignità umana. I discepoli di Gesù non possono considerare estraneo il clamore di chi grida dalla notte. Nel linguaggio biblico, il mare può essere immagine di minaccia, oscurità e caos. Lì compaiono il Leviatano, figura della forza che divora, e Rahab, nome che evoca la superbia dei poteri che si levano contro Dio e contro la vita (cfr Sal 74,13-14; 89,10-11; Is 27,1; 51,9; Gb 26,12). Anche oggi esistono mostri che si aggirano in questi mari: mafie che trafficano nella disperazione, trafficanti che riducono in schiavitù donne e bambini e l’indifferenza di molti che permette i poveri siano inghiottiti dallo sfruttamento o dall’oblio. Ma la fede non rimane paralizzata di fronte alla potenza del mare. Crediamo in un Dio che soggioga il caos, pone un limite al male e apre una via quando sembra prevalere la morte. Così ne ha fatto esperienza il popolo d’Israele, attraversando il Mar Rosso per uscire dalla schiavitù e camminare verso la libertà (cfr Es 14,21-31). E così lo contempliamo in Cristo, che cammina sulle acque e, di fronte alla tempesta, pronuncia una parola sovrana: «Taci, calmati!» (Mc 4,39; cfr Mt 14,25-27). Quella voce continua a risuonare contro le forze che divorano, schiavizzano e scartano tanti nostri fratelli e sorelle. Lì dove Cristo ordina al mare di tacere, la Chiesa non può rimanere muta di fronte a coloro che sono abbandonati alle sue acque. Grazie per le testimonianze; per averci ricordato che significa salvare vite. A María, grazie per averci ricordato ciò che la Caritas, le parrocchie e tante persone fanno ogni giorno. Le tue parole ci mostrano dove inizia la conversione dello sguardo: quando il migrante smette di essere “uno dei tanti”, smette di essere una categoria e una cifra. Solo allora comprendiamo che quella bambina potrebbe essere nostra figlia, quei volti parte della nostra famiglia; e allora, la coscienza non ha più scuse. La misericordia inizia con piccoli gesti: a volte con qualche biscotto e un po’ di latte; altre volte, con cinque pani e due pesci (cfr Mt 14,17-21). Non si tratta di risolvere tutto, ma di mettere tutto nelle mani di Dio e di essere presenti là dove l’essere umano soffre, dove le risorse non bastano e non c’è una lingua comune, ma dove ancora possono parlare i gesti. Grazie di cuore a tutti coloro che si uniscono ai soccorsi, all’accoglienza e all’accompagnamento, testimoniando che la misericordia concreta può salvare e può cambiare molte vite. Cara Blessing, anche se non sei qui oggi, la tua voce lo è. Grazie per aver condiviso con noi la tua storia. Il tuo nome significa “benedizione” e ci ricorda che ogni vita umana è una benedizione di Dio. Nessuno può comprarla, venderla, usarla o scartarla, perché in ogni persona risplende l’immagine e la somiglianza del Creatore (cfr Gen 1,27). Ci hai raccontato di aver lasciato il tuo Paese, non perché lo volessi, ma perché non c’era altra scelta. Nelle tue parole sentiamo il dramma di tante persone costrette a partire perché la povertà, la guerra, la minaccia o lo sfruttamento hanno chiuso loro ogni altra strada. Vorrei che questo messaggio arrivasse a te e a tante donne vittime della tratta e dello sfruttamento: se altri hanno dato un prezzo al tuo corpo, Dio non ha mai smesso di guardarti come una persona di valore inestimabile. Se hanno voluto rinchiuderti in un passato di dolore, Dio continua a pronunciare su di te una promessa di futuro. Se ti hanno trattata come una cosa, la Chiesa vuole dirti oggi: sei figlia, sei sorella, sei una benedizione. La tua vita non appartiene a chi ti ha fatto del male; il tuo corpo non appartiene a chi si è approfittato di te; i tuoi giorni non appartengono a chi ha voluto incatenarli alla paura! La tua vita appartiene a Dio e conserva una dignità che nessuno può strapparti. E noi vogliamo camminare con te, finché quella verità non tornerà a farsi sentire, più forte del dolore. Cari migranti, prima di dirvi qualsiasi altra parola, voglio inchinarmi davanti alla vostra dignità. Non siete numeri, né fascicoli! Siete persone con una famiglia e una casa che vi siete lasciata alle spalle, con sogni che nessuno ha il diritto di disprezzare. Ma voglio anche dirvi che la vostra vita deve essere protetta. Non consegnate la vostra esistenza a chi la mercanteggia. Non credete a chi promette paradisi facili, in cambio del vostro corpo, del denaro, del silenzio o della vostra libertà. Quelle false promesse sono “canti delle sirene”, sono industrie di morte. Il vostro dramma deve diventare un esame di coscienza: per le nazioni di origine, che devono creare condizioni di pace, giustizia e sviluppo; per le nazioni di transito, chiamate a proteggere e a non lasciare i deboli nelle mani di reti criminali; per l’Europa, che non può proclamare la dignità umana e abituarsi a che il Mediterraneo e l’Atlantico siano cimiteri senza lapidi; per la comunità internazionale, chiamata a una cooperazione efficace e perseverante. Anche la Chiesa deve lasciarsi interpellare. L’accoglienza del migrante non può essere qualcosa di secondario, né venire delegata solo ad alcuni volontari. Ci inginocchiamo davanti all’altare per adorare Cristo presente nell’Eucaristia, dal quale riceviamo la forza e la motivazione per vivere la carità: per questo non possiamo poi “passare oltre” davanti a cayucas e pateras, poiché dalla preghiera scaturisce ogni servizio e ad essa ritorna ogni impegno (cfr Lc 10,31-32). Da quest’isola, vorrei che la voce di coloro che hanno parlato oggi raggiungesse chi ha in mano responsabilità decisive – autorità civili, parlamenti, governi e organizzazioni internazionali – e anche le comunità cristiane, le altre tradizioni religiose e tutti gli uomini e le donne di buona volontà. Non basta gestire gli arrivi, distribuire cifre, rafforzare le frontiere o lamentare le morti quando sono già avvenute. Ogni barca che arriva non porta solo migranti; porta con sé una domanda: che mondo abbiamo costruito, se tanti fratelli devono rischiare la morte per cercare la vita? La dignità umana esige vie legali e sicure, soccorso e assistenza, cooperazione reale contro i trafficanti, protezione effettiva delle vittime, processi seri di accoglienza e integrazione, e politiche che permettano a ogni persona di vivere con dignità nella propria terra. Se esiste il diritto di cercare rifugio quando la vita è minacciata, esiste anche il diritto di non dover migrare: il diritto di rimanere nella propria casa senza fame, senza guerra, senza persecuzioni, senza violenza, senza che la terra diventi inabitabile, senza che la corruzione rubi il pane ai poveri, senza che le armi distruggano il futuro dei bambini. Non possiamo abituarci a contare i morti. La dignità umana non ha passaporto, né perde valore quando attraversa una frontiera. Il Dio che «al tramonto della vita ci giudicherà sull’amore» (cfr S. Giovanni della Croce, Avvisi e sentenze, 57) ci conceda di riconoscerlo oggi nei poveri e negli stranieri, e ci liberi dal guardare il dolore altrui come se non ci appartenesse. Che Nostra Signora del Carmelo accompagni coloro che sono arrivati, consoli chi ha perso i propri cari, sostenga quelli che li accolgono e risvegli in tutti noi il coraggio della misericordia. E che la storia non debba accusarci di aver trasformato il dolore di chi soffre in un paesaggio abituale delle nostre coste. Perché oggi, qui, in riva al mare, ogni vita che arriva ci chiede che cosa resta della nostra umanità. Prima o poi, si saprà se questa umanità abbiamo saputo custodirla o se abbiamo lasciato che l’indifferenza parlasse per noi. Grazie mille. Redazione Italia
June 13, 2026
Pressenza
Magnifica Humanitas, un’enciclica che forse vale la pena leggere
«Il rischio non è solo che alcune tecnologie siano usate male, ma che il paradigma tecnocratico in cui siamo immersi faccia sembrare giusta e normale una visione antiumana, secondo cui la pienezza della vita consisterebbe nell’avere di più, nel ridurre la fragilità, eliminare l’imprevisto, controllare ogni cosa.» — Papa Leone XIV, Magnifica Humanitas, n. 112   Quando è stato eletto Papa Leone XIV subito mi è salito lo sconforto. Dopo il papato innovatore e lungimirante di Papa Francesco (un nome un programma), vedere un pontefice che scegli come nome papale “Leone” mi fatto fare un salto nel passato: un passato abbastanza controverso e discusso come quello della Chiesa pre-Concilio Vaticano II che evoca gli antri più oscuri e reazionari della Chiesa di Roma. Scegliere il nome di “Leone” è stato percepito come un riferimento all’enciclica ‘Rerum Novarum’ (1) di Leone XIII che, per quanto fosse stato il fondatore della moderna Dottrina Sociale della Chiesa, è stato il papa che ha ammonito la classe operaia e le “idee di rivoluzione”, come poi Benedetto XV durante il biennio rosso (1918-1920), contribuendo a dividere la stessa classe lavoratrice martoriata. La stessa enciclica, infatti, ispirò le “leghe bianche”, i primi sindacati e cooperative di ispirazione cattolica nati per difendere i lavoratori su basi di collaborazione di classe e giustizia, anziché di lotta rivoluzionaria, provocando una scissione nelle “leghe rosse” di stampo socialista e quindi un suo indebolimento. Insomma un’evidente marcia indietro rispetto a Francesco che è stato tra i maggiori esponenti della Teologia del Pueblo ed è stato influenzato dai grandi della Teologia della Liberazione (Gustavo Gutierrez, Oscar Romero, Evaristo Ars, Leonardo Boff, Frei Betto, Ernesto Cardenal…). Il fatto di aver reintrodotto la mozzetta rossa durante l’incoronazione papale e durante gli eventi (assolutamente mai usata da Francesco), che ha scelto collana ed anello d’oro come Ratzinger piuttosto che un argento sobrio alla Francesco, mi ha portato a pensare di essere di fronte ad un papa come Woityla: papa giovane eletto dalle gerarchie vaticane per durare. In un anno di pontificato, oltre allo slogan lanciato durante la nomina – “pace disarmata e disarmante” – non ci sono state delle forti prese di posizione a tal punto da rompere lo schermo mediatico, come invece era successo con Francesco (con cui purtroppo è inevitabile il paragone). Silenti sono state le sue condanne in questo anno sulle persecuzioni dei cristiani ortodossi russofoni in Ucraina, sulle morti dei cristiani in Iran per mano delle bombe USA e israeliane, e sulle persecuzioni e le morti dei cristiani arabi palestinesi a Gaza e Cisgiordania. Ho iniziato a ricredermi sulla personalità di Prevost, dopo l’interessante ed innovativa – sulle tracce del predecessore – esortazione apostolica ed “umanistica” dal titolo Dilexi te sull’ “amore verso i poveri”. Poi, quando Donald Trump senza freni si è scagliato contro Leone XIV, il primo papa nordamericano della storia, lui ha replicato con parresia e fermezza disarmante: «I signori della guerra fingono di non sapere che basta un attimo a distruggere, ma spesso non basta una vita a ricostruire». Leone XIV parla dei «masters of war», come nella canzone di Bob Dylan, quelli che nel mondo «fingono di non vedere che occorrono miliardi di dollari per uccidere e devastare, ma non si trovano le risorse necessarie a guarire, a educare, a risollevare». Ed ha aggiunto: «Il mondo è distrutto da una manciata di tiranni («a handful of tyrants») ed è tenuto in piedi da una miriade di fratelli e sorelle solidali!». Ora arriva Magnifica Humanitas, la sua prima enciclica da papa che tratta della “custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale”. Che dire: vale la pena leggerla! Sebbene abbia posizioni molto più critiche nei confronti dell’IA e dello sviluppo ipertecnologico, credo che l’enciclica di Papa Leone XIV sia un ottimo strumento per aprire il dibattito, per sfondare il muro dell’indifferenza nei confronti degli impatti di questi nuovi strumenti, per rompere al muro dell’ormai incriticabile azione tecno-scientifica; per “alfabetizzare” al dibattito chi ancora non è alfabetizzato. Sebbene possa peccare di tecnottimismo, Magnifica Humanitas fa un’analisi completa del fenomeno dell’intelligenza artificiale, dei rapporti di forza che la determinano e dell’implicazione etiche ed umane di una tecnologia simile. Non è labile e lassista, ma un’analisi cosciente, seria e consapevole di cosa sta analizzando che parte da una cognizione di causa. Interessante è stato il commento a caldo su Facebook della filosofa e storica italiana Ida Dominijanni sulla recente enciclica, che riporto di seguito: “Stanotte ho letto l’enciclica di papa Leone. Disordine mondiale, cultura della guerra, progresso tecnologico irresponsabile, disuguaglianze sistemiche, neocolonialismo estrattivo. Non si tratta solo (solo?) di AI: c’è tutto, ma proprio tutto, quello che serve per una contro-narrazione del presente. La scelta di Prevost si conferma una scelta politica nel senso più alto del termine, da parte dell’unica istituzione sovranazionale rimasta nelle macerie del diritto internazionale, ovvero la Chiesa cattolica. Che da un lato si installa come massima autorità culturale e morale nel vuoto di autorità della politica, dall’altro fa la sua mossa egemonica nei confronti delle altre religioni. E punta con grande intelligenza a spaccare il fronte dell’accelerazionismo tecnologico e del trumpismo puntando non sul rifiuto o la maledizione, ma sull’umanizzazione dell’AI. Il mondo intero ha adesso a disposizione questa politicissima contro-narrazione del presente e delle sue derive disastrose. Mi domando come mai un documento di tale forza e coerenza non sia mai uscito negli ultimi lustri da quella parte politica che sarebbe deputata a criticare e combattere l’ordine dominante.” Nonostante io creda che ogni umanizzazione dell’IA sia vana poiché nata con scopi ben diversa dal fatto di lasciarsi “umanizzare”, credo che forse sia un’enciclica che vada la pena leggere nella speranza che possa far prendere consapevolezza sul fenomeno dell’IA e delle digitalizzazione, instillando almeno qualche dubbio pedagogico ed antropologico in chi invece si ostina a ridurre il dibattito dualista tra passato e futuro, arretratezza e progresso, primitivismo e progressismo, tecnofobia e tecnofilia. (1) Promulgata il 15 maggio 1891, l’enciclica prese posizione sulla “questione operaia” condannando sia il liberismo sfrenato sia il socialismo, difendendo la proprietà privata ma richiedendo tutele concrete per i lavoratori e il “giusto salario”. Prima enciclica di Papa Leone XIV “Magnifica Humanitas”: https://ewtn.it/wp-content/uploads/2026/05/Lettera-Enciclica-_Magnifica-Humanitas_-di-Papa-Leone-XIV-sulla-custodia-della-persona-umana-nel-tempo-dellintelligenza-artificiale-15-maggio-2026.pdf Il Nobel Parisi: «La tecnologia non è neutra. Siamo noi a decidere quali valori incorpora» intervista a Giorgio Parisi oggi sul Corriere della sera e corriere.it https://www.corriere.it/esteri/26_maggio_25/nobel-parisi-intervista-tecnologia- 1e2cf273-60cf-4051-bf06-0793c98e0xlk.shtml Lorenzo Poli
May 27, 2026
Pressenza
IL PAPA E L’AI: “UNO SCONTRO TRA CHIESE: LA RELIGIONE CATTOLICA E IL TRANSUMANESIMO DELLA SILICON VALLEY”
È stata pubblicata ieri la prima enciclica di Papa Leone XIV, Magnifica Humanitas, che porta come sottotitolo “sulla custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale”. Si tratta di cinque capitoli dove ci sono le riflessioni di Robert Francis Prevost, divise in 245 paragrafi, e uno dei temi centrali è appunto l’intelligenza artificiale. “Fondamentalmente il Papa è il primo […] sovrano a occuparsi del tema dell’intelligenza artificiale in chiave apertamente critica […] possiamo dire che di fatto in questo momento l’unico forte potere che si sta opponendo alla Silicon Valley è la Chiesa cattolica”. Queste le parole di Davide del Monte, direttore esecutivo dell’Hermes Center for Transparency and Digital Human Rights, un’organizzazione no-profit italiana che si occupa di tutelare e promuovere i diritti digitali, la privacy e la trasparenza. “Questa enciclica […] si incastra perfettamente in questo percorso di scontro sempre più aperto tra amministrazione statunitense, appoggiata ovviamente da tutta la Silicon Valley, e Chiesa”.  Quando si parla di Intelligenza Artificiale è importante sottolineare che non esiste una neutralità tecnologica, come spesso si legge sui media. Non solo perché “gli algoritmi prediligono […] caratteristiche come quelle di chi quegli algoritmi li ha creati, quindi uomini, bianchi, maschi, benestanti“, sottolinea del Monte; anche per il problema “ben più profondo di estrattivismo e suprematismo, perché questi algoritmi vengono creati anche attraverso l’estrazione di dati e risorse, materie prime vere e proprie dal sud globale”. Si tratta insomma di “nuovi operai, anzi forse più che operai sottoproletari dell’industria dell’intelligenza artificiale“. Ascolta l’intervista completa a Davide del Monte, direttore dell’Hermes Center, ai microfoni di Radio Onda d’Urto. Ascolta o scarica
May 26, 2026
Radio Onda d`Urto
Vecchi e nuovi duci
Non c’è più spazio per questo governo e per ministeri che sostengono una cultura giuli-va, varano nuove leggi truffaldine e hanno il tempo di vedere a scoppio ritardato gli attivisti liberati con le ossa rotte e con la giustizia fatta, barattata e liquidata da viscide scuse… che bastano e avanzano. Non c’è più spazio per questo governo affratellato dagli stessi spiriti di un passato nero, che fanno cadere la pesante croce della speranza sui popoli colonizzati da un neo-duce scagliato contro la mitezza di un Papa-Leone che predica la pace evangelica e la tiene lontana dalle orride visioni… diffuse a macchia d’olio. Non c’è più spazio per questo governo e per le belve sovraniste che hanno perso le staffe e, con la bibbia stretta sotto il braccio della vendetta, tengono in groppa uno Stato canaglia e si fanno beffa della decenza umana e della brava gente che continua a versare una emorragia di parole in-sensate… piene d’amore. Non c’è più spazio per questo governo e per il suo amico che comanda, corrompe e rinchiude il suo popolo tra le mura di una terra-santa dove la maggioranza rimane vittima permissiva e non reagisce e si lascia rovesciare addosso le torte al cappio… mangiate e digerite da chi festeggia la fine del mondo e dei popoli nemici. Pino Dicevi
May 25, 2026
Pressenza
La meravigliosa “Magnifica humanitas” di Leone XIV
Vatican News ne ha così annunciato la presentazione: > Magnifica humanitas. Questo il titolo della prima lettera enciclica di Leone > XIV “sulla custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza > artificiale”. > Il documento sarà pubblicato il prossimo 25 maggio e reca la firma del > Pontefice in data del 15 maggio, nel 135° anniversario della promulgazione > della enciclica Rerum Novarum di Papa Leone XIII. > La presentazione di Magnifica humanitas avrà luogo il giorno stesso della > pubblicazione, il 25 maggio, alle ore 11.30, presso l’Aula del Sinodo, alla > presenza dello stesso Leone XIV. > > I relatori saranno i cardinali Víctor Manuel Fernández, prefetto del Dicastero > per la Dottrina della Fede, e Michael Czerny S.J., prefetto del Dicastero per > il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale. > > Poi la professoressa Anna Rowlands, teologa e docente presso la Durham > University nel Regno Unito; Christopher Olah, co-fondatore di Anthropic (USA) > e responsabile della ricerca sull’interpretabilità dell’Intelligenza > artificiale; la professoressa Leocadie Lushombo i.t., docente di teologia > politica e pensiero sociale cattolico presso la Jesuit School of Theology / > Santa Clara University, in California. > > La conclusione sarà affidata al cardinale segretario di Stato, Pietro Parolin. > > Seguiranno l’intervento e la benedizione di Papa Leone.   COMMENTO DI ALFONSO NAVARRA: 1. Un titolo che ci interpella: Magnifica humanitas Che gioia leggere questo titolo. “La grandezza dell’umano” è parola che cura, dopo anni in cui l’umano è stato calpestato a Gaza, in Ucraina, nel Mediterraneo, nei luoghi di lavoro precario. Papa Leone XIV parte dall’alto: non dall’emergenza, ma dalla vocazione. Ci ricorda che ogni persona porta in sé una dignità che nessuna guerra, nessuna crisi climatica, nessun mercato può cancellare. Per noi nonviolenti è musica: Capitini diceva che “la realtà di tutti è la mia realtà”. Carlo Cassola invitava a preparare la pace attraverso primi gesti coraggiosi di disarmo. Magnifica humanitas sembra dire la stessa cosa con linguaggio evangelico. LINGUAGGIO e gesti disarmati e disarmanti per la pace! 2. Le anticipazioni: pace, clima, lavoro e obiezione algoretica come unico cammino Gli uffici vaticani anticipano che l’enciclica terrà insieme pace, custodia del creato, dignità del lavoro e difesa dell’umano dall’intelligenza artificiale. È esattamente la nonviolenza integrale che pratichiamo da anni: clima-pace-lavoro, e ora anche algoretica. Se davvero Leone XIV indicherà che non c’è ecologia senza disarmo, non c’è lavoro degno nell’economia di guerra, e che ogni sviluppo tecnico deve realizzarsi in condizioni ordinate al bene integrale della persona, avremo un alleato potente. L’obiezione algoretica — il diritto a dire “no” quando l’algoritmo decide sulla vita, sul lavoro, sulla guerra — diventa così nuova frontiera della nonviolenza. Come l’obiezione di coscienza rifiuta il fucile, l’obiezione algoretica rifiuta la delega cieca alla macchina. Aspettiamo con fiducia il passaggio sulla conversione: dalle armi al pane, dalle basi militari alle comunità energetiche, dagli algoritmi di guerra agli algoritmi di cura. Sarebbe il modo più concreto per magnificare l’umano oggi. 3. L’attesa sull’obiezione di coscienza Le prime note stampa parlano di “responsabilità personale davanti alla violenza”. È linguaggio vicino all’obiezione di coscienza. Noi che lavoriamo all’Albo delle Obiettrici e degli Obiettori alla Guerra ci auguriamo che Magnifica humanitas riconosca questa scelta come via profetica per i laici e per i credenti. Sarebbe un segno forte se un Papa all’inizio del nuovo corso digitale indicasse la nonviolenza attiva — di coscienza e algoretica — non come eccezione eroica, ma come spiritualità ordinaria del tempo presente. 4. Le donne e la pace: l’umano è plurale Humanitas non è neutra. È maschile e femminile, è del Nord e del Sud del mondo. Virginia Woolf ci ha insegnato che le donne, escluse per secoli dal potere, hanno uno sguardo diverso sulla guerra. Siamo certi che Leone XIV, nel magnificare l’umano, saprà dare parola a questa differenza. L’obiezione femminile alla guerra è parte della magnifica humanitas che la Chiesa può aiutare a far fiorire. 5. Dal 25 maggio in poi: camminare insieme Noi Disarmisti Esigenti leggeremo l’enciclica il giorno stesso, con la matita in mano e il cuore aperto. Se, come speriamo, Magnifica humanitas sarà bussola per disarmare l’economia, la politica e la tecnica, saremo i primi a portarla nelle piazze, nelle scuole, nei consigli comunali. Perché la nonviolenza non fa sconti alla verità, ma sa anche riconoscere quando una parola autorevole sposta la storia. E se questa enciclica aiuterà una sola fabbrica d’armi a diventare laboratorio di pale eoliche, o un solo algoritmo di sorveglianza a diventare strumento di cura, avrà già magnificato l’umano. Alfonso Navarra
May 19, 2026
Pressenza
Papa Leone XIV a Napoli: una città che prepara le sue domande
Dalla Cattedrale a Piazza del Plebiscito, la visita dell’8 maggio va oltre il protocollo: Napoli incontra il Pontefice tra fede, ferite sociali e ricerca di pace. In Piazza del Plebiscito, intanto, le sedie già allineate davanti alla Basilica di San Francesco di Paola raccontano l’attesa meglio di molte parole: uno spazio civile e simbolico che si prepara a diventare luogo di ascolto, incontro e preghiera. L’8 maggio Leone XIV arriverà a Napoli dopo la tappa di Pompei. Il programma della visita è già definito: l’atterraggio alla Rotonda Diaz nel pomeriggio, l’incontro in Cattedrale con il clero e la vita consacrata, poi Piazza del Plebiscito per l’incontro con la città. Ma dietro il protocollo si intravede il significato più profondo di questa presenza: una città che si presenta con le sue domande aperte — pace, lavoro, giovani, disuguaglianze, criminalità, ambiente. L’arrivo sul lungomare, alle 15.15, segnerà l’ingresso simbolico del Pontefice in una Napoli affacciata sul Mediterraneo. Da lì il trasferimento verso il Duomo, dove ad accoglierlo ci saranno anche bambini sul sagrato, prima di un momento di preghiera nella Cappella del Tesoro di San Gennaro e dell’incontro con il clero. Un passaggio che lega la dimensione più istituzionale della Chiesa alla devozione popolare, profondamente radicata nella città. Non è la prima volta che un Papa attraversa Napoli. Ogni visita, negli anni, ha raccontato una città diversa e lo stesso bisogno di essere ascoltata. Da Giovanni Paolo II a Benedetto XVI, fino a Papa Francesco, Napoli è stata più di una tappa: un luogo simbolico dove il messaggio del Vangelo si misura con la realtà concreta di una grande metropoli del Sud. Anche questa volta il percorso non è solo geografico. Dal lungomare al centro storico, fino a Piazza del Plebiscito, si disegna un attraversamento di luoghi che raccontano identità diverse: il mare, la Cattedrale con la memoria di San Gennaro, la piazza civile dove la città si ritrova. Spazi che, per alcune ore, diventeranno il teatro di un incontro atteso da migliaia di persone, già oltre ventimila i fedeli previsti, con numeri destinati a crescere. Il momento centrale sarà proprio in Piazza del Plebiscito, dove dalle 17.30 il Papa incontrerà la città tra testimonianze, voci, musica e il discorso finale. Qui prenderà forma anche l’atto di affidamento alla Vergine Maria, davanti all’immagine dell’Immacolata, in un gesto che unisce dimensione spirituale e identità popolare. Il tema scelto per la visita, “Camminava con loro”, richiama il racconto dei discepoli di Emmaus. Non un’immagine solenne, ma un gesto semplice: qualcuno che si affianca, ascolta, condivide il cammino. È la stessa logica che attraversa il percorso sinodale avviato dalla Chiesa di Napoli, fatto di ascolto diffuso e partecipazione. In questo senso, la presenza del Pontefice non interrompe un cammino già in corso, ma lo incontra. Una Chiesa che prova a muoversi. Una città che non si limita ad accogliere, ma si espone. E Napoli si espone con tutto ciò che è. Con la sua capacità di accoglienza e la sua fragilità sociale. Con la creatività dei giovani e le difficoltà di chi non trova lavoro. Con la bellezza che resiste e le contraddizioni che restano aperte. Con una quotidianità che, per consentire lo svolgimento della visita, si fermerà in parte: scuole chiuse, viabilità modificata, percorsi bloccati. Segni concreti di un evento che coinvolge l’intera città. Non a caso questa visita si inserisce in un percorso più ampio: Pompei, Napoli, Acerra. Tre luoghi che raccontano dimensioni diverse ma connesse. La preghiera e la spiritualità, la complessità urbana, la ferita ambientale della Terra dei Fuochi. Nel messaggio dell’arcivescovo Domenico Battaglia, Napoli viene descritta come una città che “non è solo un luogo geografico, ma una condizione umana”. È forse questa la chiave più autentica per leggere l’arrivo di Leone XIV: non una visita dall’alto, ma un incontro dentro una realtà viva, contraddittoria, mai riducibile a una sola narrazione. Alla fine, resta una domanda che va oltre l’evento. Non riguarda solo come Napoli accoglierà il Papa, ma cosa farà di questo passaggio. Se resterà un momento simbolico o se riuscirà a lasciare una traccia nel modo in cui la città guarda a se stessa. Perché, più che una visita, quella dell’8 maggio sarà una consegna reciproca: di parole, di attese, di responsabilità. E forse, anche di speranza. Lucia Montanaro
May 5, 2026
Pressenza
Il concetto di “guerra giusta” nella Chiesa Cattolica
Papa Francesco è stato un pontefice dall’importante impegno pacifista dichiarato senza mezzi termini.  Fu proprio lui a considerare «inammissibile» anche la «pena di morte» perché «attenta all’inviolabilità e alla dignità della persona» (1) -, sancendo con una parola definitiva che «nessuna guerra è giusta. L’unica cosa giusta è la pace»(2). Nel suo bellissimo libro «Contro la guerra. Il coraggio di costruire la pace» (Solferino), Francesco scriveva: «Tante guerre sono in atto in questo momento nel mondo, che causano immane dolore, vittime innocenti, specialmente bambini. Sono le tante guerre dimenticate. Queste guerre ci apparivano lontane. Fino a che, ora, quasi all’improvviso, la guerra è scoppiata vicino a noi…». In perfetta linea con le posizioni ecopacifiste prese nel 2016 nell’enciclica Laudato Sì e nel 2023 nell’esortazione apostolica Laudate Deum, questo è un libro importantissimo in cui Papa Francesco prende consapevolezza della Terza Guerra Mondiale “a pezzi” in giro per il mondo, puntando il dito – con schiettezza latinoamericana – contro il principale artefice delle guerre nel mondo, la NATO, e il suo allargamento ad Est dai patti di Varsavia ad oggi, che si concretizzano in una volontà di inglobare ad essa i famosi “Paesi cuscinetto” dei Paesi Baltici. Quella di Francesco fu una presa di posizione netta sia contro le politiche del democratico Joe Biden sia del tycoon repubblicano esponente dell’alt right Donald Trump. Durante il giorno della sua elezione, Papa Leone XIV ha subito parlato del suo intento di portare avanti una “pace disarmata e disarmante”. In questi giorni è stato emblematico lo scontro verbale tra Papa Leone XIV e Trump. Un Donald Trump senza freni si è scagliato contro Leone XIV, il primo papa nordamericano della storia. “Non sono un suo grande fan” – ha tuonato nella notte fra domenica e lunedì in un lungo post su Truth, affermando che è un “debole e pessimo nella politica estera. Preferisco di gran lunga suo fratello Louis che è totalmente Maga. Lui ha capito tutto”. La replica non si è fatta attendere: “Non mi fa paura” – ha detto Prevost ai giornalisti sbarcando in Algeria, nel suo viaggio in Africa – “non voglio aprire un dibattito”. Papa Leone XIV ha risposto a Trump dalla capitale del Camerun, Bamenda, affermando: «I signori della guerra fingono di non sapere che basta un attimo a distruggere, ma spesso non basta una vita a ricostruire». Leone XIV parla dei «masters of war», come nella canzone di Bob Dylan, quelli che nel mondo «fingono di non vedere che occorrono miliardi di dollari per uccidere e devastare, ma non si trovano le risorse necessarie a guarire, a educare, a risollevare». Ed aggiunge: «Il mondo è distrutto da una manciata di tiranni(«a handful of tyrants») ed è tenuto in piedi da una miriade di fratelli e sorelle solidali!».  Una risposta decisa che in tanti aspettavamo dopo un anno di pontificato e dopo l’interessante ed innovativa – sulle tracce del predecessore – esortazione apostolica ed “umanistica” dal titolo Dilexi te sull’ “amore verso i poveri”. Tutto questo però non basta per opporsi strutturalmente alla guerra, come non è bastato in passato. La Chiesa cattolica oggi non può parlare di “guerra” come se fosse un elemento estraneo alla sua storia passata ed attuale. Serve una svolta radicale della Chiesa che qualcuno potrebbe definire giustamente “divisiva”, ma soprattutto necessaria. L’amministrazione degli Stati Uniti (Trump e Vance) non si è inventata da sola la “guerra giusta”. Essa è stata nel passato il motore delle crociate (“Deus vult”, “Dio lo vuole”), delle tante guerre in nome della fede, delle colonizzazioni tout court “contro i barbari” ed è stata la giustificazione del missionaresimo cristiano e delle evangelizzazioni forzate. La “guerra giusta” affonda le sue radici storiche – come concetto non scritto, ma implicito – anche nella Dottrina della Scoperta, un principio giuridico e teologico del XV secolo, basato su bolle papali (come la Inter Caetera del 1493), che giustificava l’acquisizione di terre indigene non cristiane da parte delle potenze coloniali europee. Utilizzata per legittimare l’esplorazione, la conquista e la colonizzazione delle Americhe e di altre terre da parte di Spagna, Portogallo e successivamente altre potenze europee, sosteneva che la “scoperta” di terre non abitate da cristiani conferisse il diritto di sovranità e proprietà alle nazioni cristiane. Il Vaticano ha formalmente ripudiato questa dottrina nel marzo 2023, dichiarando che tali decreti non riflettono la fede cattolica, ma è risultato flebile il silenzio in merito a qualsiasi responsabilità politica per quelle bolle papali, vecchie di 500 anni, che autorizzavano le potenze coloniali a impadronirsi delle terre indigene (definite “terra nullius”). Le bolle, infatti, sono state emanate dai «rappresentanti di Dio sulla Terra» e non prendere atto di questo significa che la battaglia è vinta solo a metà. Ancor più negativamente, il fatto che il Vaticano abbia evitato ogni riferimento al collegamento tra Dottrina della Scoperta e i crimini di massa coloniali avallati contro i non-cristiani e le loro conseguenze, indica che il bersaglio è stato mancato. Il tema della “guerra giusta” in tempi moderni ha riguardato la Dottrina Sociale della Chiesa (3) nel suo servizio alla città dell’uomo e viene contemplato per la prima volta in forma scritta nel Catechismo della Chiesa Cattolica (che si può liberamente consultare online), riprendendo l’insegnamento tradizionale di Agostino e Tommaso d’Aquino. Il Catechismo della Chiesa Cattolica (CCC), ai paragrafi 2307-2317, tratta la guerra nell’ambito del quinto comandamento (“Non uccidere”), condannandone la distruzione ma riconoscendo la legittimità della difesa armata. Le condizioni rigide per la “guerra giusta” includono l’aggressione durevole e certa, l’inefficacia di altri mezzi, fondate condizioni di successo e la proporzionalità dei danni: « 2309. Si devono considerare con rigore le strette condizioni che giustificano una legittima difesa con la forza militare. Tale decisione, per lasua gravità, è sottomessa a rigorose condizioni di legittimità morale. […] Questi sono gli elementi tradizionali elencati nella dottrina detta della “ guerra giusta”. La valutazione di tali condizioni di legittimità morale spetta al giudizio prudente di coloro che hanno la responsabilità del bene comune. » Un occhio poco attento potrebbe leggere tra le righe che la legittimità morale della difesa armata sia legata a quella dell’oppresso contro l’oppressore, ma in realtà la difesa armata legittima la potrebbe usare solo chi detiene l’autorità per farlo, ovvero il potere costituito: « 2265. La legittima difesa, oltre che un diritto, può essere anche un grave dovere, per chi è responsabile della vita di altri. La difesa del bene comune esige che si ponga l’ingiusto aggressore in stato di non nuocere. A questo titolo, i legittimi detentori dell’autorità hanno il diritto di usare anche le armi per respingere gli aggressori della comunità civile affidata alla loro responsabilità. » Al punto 2310 si specifica che la difesa armata legittima, secondo il Catechismo della Chiesa ce l’ha chi concorre al “bene comune della nazione e al mantenimento della pace”, che in questo caso non è l’oppresso, ma il potere vigente: « 2310. I pubblici poteri, in questo caso, hanno il diritto e il dovere di imporre ai cittadini gli obblighi necessari alla difesa nazionale. Coloro che si dedicano al servizio della patria nella vita militare sono servitori della sicurezza e della libertà dei popoli. Se rettamente adempiono il loro dovere, concorrono veramente al bene comune della nazione e al mantenimento della pace.» Nel nome del “bene comune” si affida ai “legittimi detentori dell’autorità” la legittimità morale di esercitare ambiguamente la “difesa armata” contro un “nemico” che sostanzialmente è il potere costituito a decidere quale sia e contro il quale è “giusto” scagliarsi. Ecco spiegato e legittimato nella storia il sostegno della Chiesa Cattolica ad ogni classe dominante in altre parti del mondo, che fu la causa del mancato sostegno della Chiesa ai teologi della liberazione in America Latina contro le dittature dei gorilla del Piano Condor; del mancato sostegno di Giovanni Paolo II ad Oscar Romero contro gli squadroni della morte a El Salvador; dell’amicizia di Giovanni Paolo II con il dittatore fascista cileno Pinochet (assai criticata dalla teologa Adriana Zarri), della diffidenza della Chiesa verso i preti operai e della comunità cristiane di base, oltre il rifiuto categorico di Giovanni Paolo II di ricevere il guatemalteco “Vescovo dei poveri” Juan Josè Conedera che si impegnò contro il genocidio dei Maya Ixil ad opera del generale e dittatore guatemalteco di stampo cristiano José Efraín Ríos Montt. C’erano “guerre giuste” che, più che combattute, andavano silentemente sostenute. Ciò che risulta strano è che il concetto di “guerra giusta”, per quanto continuamente praticato, sia da anni rifiutato e considerato superato nella teoria dagli stessi Papi della Chiesa cattolica. Papa Giovanni XXIII nella Pacem in Terris scrisse: «riesce quasi impossibile pensare che nell’era atomica la guerra possa essere utilizzata come strumento di giustizia» (4), utilizzando un’espressione latina che la traduzione italiana sfuma: pensare alla guerra come soluzione dei conflitti, cioè, «alienum est a ratione», è “fuori dalla ragione”. Il Concilio Vaticano II ha condannato «ogni atto di guerra che indiscriminatamente mira alla distruzione di intere città o di vaste regioni e dei loro abitanti, delitto contro Dio e contro la stessa umanità» (5). Condanna che si ripete negli insegnamenti dei Pontefici: dall’«inutile strage» di Benedetto XV, all’«avventura senza ritorno» (6) di San Giovanni Paolo II, al Discorso all’ONU di Paolo VI che sottolinea come la gestione dei conflitti non vada affidata alla guerra ma all’opera di organismi internazionali: «Basta ricordare che il sangue di milioni di uomini e innumerevoli e inaudite sofferenze, inutili stragi e formidabili rovine sanciscono il patto che vi unisce, con un giuramento che deve cambiare la storia futura del mondo: non più la guerra, non più la guerra! La pace, la pace deve guidare le sorti dei popoli e dell’intera umanità» (7). Queste parole si sposano perfettamente con il pensiero del grande teologo brasiliano Leonardo Boff, che subì un processo dottrinario in Vaticano per la sua adesione alla teologia della liberazione, che rigetta completamente il concetto di “guerra giusta” del Catechismo della Chiesa cattolica del 1997 ed afferma, riprendendo Bertrand Russell e Albert Einstein nel loro manifesto del 9 luglio 1955 contro i pericoli della guerra nucleare e per la pace: “La guerra non può essere umanizzata, deve essere abolita”. Per questo motivo oggi serve una risposta più strutturale da parte della Chiesa-istituzione contro le guerre soprattutto se si tratta di guerre agite dai potenti della terra contro i deboli del mondo. (segue prossimo approfondimento…)   Note: (1) Cfr. Nuova redazione del n. 2667 del Catechismo della Chiesa Cattolica, approvata da Papa Francesco, 11 maggio 2018 (2) Cfr. Politique et societé, Libro-intervista con il sociologo Dominique Wolton, Edizioni L’Observatoire, 2017 (3) Richiamando il Catechismo della Chiesa Cattolica, il Compendio di Dottrina Sociale della Chiesa ricorda quali fossero «gli elementi tradizionali» di tale dottrina: «che il danno causato dall’aggressore alla nazione sia durevole, grave e certo; che tutti gli altri mezzi per porvi fine si siano rivelati impraticabili o inefficaci; che ci siano fondate condizioni di successo; che il ricorso alle armi non provochi mali e disordini più gravi del male da eliminare» (Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, 500) (4) Giovanni XXIII, Lettera Enciclica Pacem in terries, 67 (5) Concilio Ecumenico Vaticano II, Costituzione Gaudium et Spes, 80 (6) Giovanni Paolo II, Udienza Generale 16 gennaio 1991 (7) Paolo VI, Discorso all’ONU, 4 ottobre 1965   Fonti intro articolo: > Papa Francesco, un esempio di umanesimo e coerenza contro la polarizzazione > delle guerre culturali > La rivoluzione di Francesco, una “Chiesa povera per i poveri” https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2026/04/13/trump-attacca-il-papa-debole-e-pessimo-sulla-politica-estera.-leone-risponde_8e91ffa4-c131-4e83-a9a8-f95a84cf16a5.html   Fonti su Dottrina della Scoperta: https://www.vaticannews.va/it/vaticano/news/2023-03/dottrina-scoperta-doctrine-discovery-nota-sviluppo-umano.html https://www.osservatoreromano.va/it/news/2023-03/quo-075/la-dottrina-della-scoperta.html Cristiana Fiamingo, La Santa Sede e il ripudio della dottrina della scoperta tra riduzionismo e negazione di responsabilità https://air.unimi.it/retrieve/68364269-5323-4059-ab76-5b7e6a96201b/Vol.6No.1.2024_FiamingoV2.pdf Dicasteri per la cultura e l’educazione e per il servizio dello sviluppo umano integrale, La «dottrina della scoperta» non è cristiana https://ilregno.it/articles/Regno-documenti-9-2023-257-suphq7.pdf https://www.humandevelopment.va/it/news/2023/nota-congiunta-sulla-dottrina-della-scoperta.html   Fonti su “guerra giusta”: > La guerra per la Chiesa cattolica https://www.rassegnastampa-totustuus.it/cattolica/wp-content/uploads/2023/07/GUERRA-SANTA-GUERRA-GIUSTA-Roberto-De-Mattei.pdf Relazione al Convegno: “Sicurezza, legalità, sviluppo: a 100 anni da Vittorio Veneto”, Università “A. Moro”, dipartimento Scienze Politiche, Bari, 25 ottobre 2018 https://www.ordinariatomilitare.it/wp-content/uploads/sites/2/2019/07/Conferenza-universita-Bari.pdf > La guerra non può essere umanizzata, deve essere cancellata   Lorenzo Poli
April 27, 2026
Pressenza
Leone XIV non cade nelle ‘trappole’ della polemica e fugge dalle ‘gabbie’ della demagogia
Il papa non risponde alle accuse a lui rivolte dai vertici della Casa Bianca e dall’Africa, dove si trova in questi giorni, ribadisce le idee che ha esplicitamente espresso all’esordio del proprio apostolato, La pace sia con tutti voi!, e nel messaggio per la Giornata della Pace 2026, Verso una pace disarmata e disarmante. Ieri – mercoledì 15 aprile – in Camerun all’incontro con autorità e rappresentanze della società civile Leone XIV ha dichiarato: > Vite perdute, famiglie sfollate, bambini privati della scuola, giovani che non > vedono un futuro. Dietro le statistiche ci sono volti, storie, speranze > ferite. Basta guerre, con i loro dolorosi cumuli di morti, distruzioni, esuli! > Il mondo ha sete di pace. Una pace che sia disarmata, cioè non fondata sulla > paura, sulla minaccia o sugli armamenti; e disarmante, perché capace di > risolvere i conflitti, di aprire i cuori e di generare fiducia, empatia e > speranza. La pace non può essere ridotta a slogan: va incarnata in uno stile, > personale e istituzionale, che ripudi ogni forma di violenza… una pace fondata > sull’amore e sulla giustizia – Leone XIV in Camerun: il mondo ha sete di pace, > basta guerre! / Vatican News, 15/04/2026. «Il papa dovrebbe fare attenzione quando tocca questioni di teologia – affermava intanto il vice presidente degli USA – Mentre lui proclama che “Dio non è mai dalla parte di chi brandisce la spada”, la millenaria, anzi più che millenaria, tradizione della teoria della guerra giusta dice (…) Dio non era forse dalla parte degli americani che liberarono la Francia dai nazisti?». Lo hanno riferito per primo The New York Times e poi agenzie stampa, quotidiani e siti di tutto il mondo, in Italia anche Il Manifesto e Limes, precisando che J. D. Vance è un cattolico convertito, battezzato nel 2019. Sulle pagine italiane di HuffPost Maria Antonietta Calabrò osserva: “Il vicepresidente USA si comporta nei confronti di Leone XIV esattamente come gli ha chiesto il suo principale donatore e sponsor per le presidenziali del 2028, quel Peter Thiel che è fondatore e padrone di Palantir, società di software leader nelle applicazioni militari e nella sorveglianza di massa. Basta vedere cosa dice nelle sue lezioni sull’Anticristo che porta in giro per il mondo su guerra giusta e pace ingiusta”. E, come rileva Tonio Dall’Olio, a questi attacchi espliciti papa Leone XIV non replica, nememmo per interposta persona: “A differenza della quasi totalità dei quotidiani italiani, L’Osservatore Romano relega a pagina 5 – e non in apertura – le intemperanze farneticanti e le posture da bullo di Donald Trump contro il Papa. Una scelta editoriale che è già, in sé, un giudizio: ridimensionare il rumore per restituire dignità alla parola … Il presidente degli Stati Uniti si rassegni: non troverà nel Papa un avversario politico da provocare né un pretesto per trasformare anche il Vaticano in terreno di conquista retorica o geopolitica” – “Trump si rassegni”: papa Leone XIV non fa polemiche / Il Mosaico di Pace, 15 aprile 2026. A evidenziare tale distanza di posizioni e differenza di atteggiamenti oggi è anche la fotografia che ritrae Robert Francis Prevost da giovane insieme ad altri “agostiniani per la pace” negli anni ’80  a Roma. Questa e un’altra fotografia che testimoniano la sua partecipazione a una manifestazione pacifista era stata mostrata il giorno dopo l’elezione del pontefice dal priore della Basilica di Santo Spirito a Firenze, Giuseppe Pagano, che al Pontificium Institutum Patristicum Augustinianum (Collegio Internazionale “Santa Monica”) di Roma era stato compagno di studi del futuro papa e per l’occasione veniva intervistato dalla redazione toscana della RAI. Dal confronto con questa fotografia oggi sbiadisce ogni effetto ricercato dallo staff  dei due leader americani mediante l’ostentazione delle immagini che esibivano Trump al funerale di Bergoglio e J. D. Vance insieme a Francesco I e Leone XIV… … e sabato prossimo, 18 aprile, ad Assisi si svolgerà la Marcia della Pace all’insegna del motto “UN SOLO GRIDO: BASTA GUERRE E ATTACCHI AL PAPA”, un’iniziativa che è inclusa nel programma del Meeting Nazionale delle Scuole di Pace Sui passi di Francesco coordinato da Rete Nazionale delle Scuole per la Pace, Sacro Convento di San Francesco di Assisi, Fondazione PerugiAssisi per la Cultura della Pace, Coordinamento Nazionale degli Enti Locali per la Pace e i Diritti Umani, Rete delle Università per la Pace (RUniPace), Dottorato di interesse nazionale in Peace Studies, Centro Diritti Umani Antonio Papisca e Cattedra Unesco Diritti Umani, Democrazia e Pace dell’Università di Padova.   Maddalena Brunasti
April 16, 2026
Pressenza
“Trump si rassegni”: papa Leone XIV non fa polemiche
A differenza della quasi totalità dei quotidiani italiani, L’Osservatore Romano relega a pagina 5 – e non in apertura – le intemperanze farneticanti e le posture da bullo di Donald Trump contro il Papa. Una scelta editoriale che è già, in sé, un giudizio: ridimensionare il rumore per restituire dignità alla parola. Così si conferma, con stile evangelico, quanto il Pontefice aveva chiarito: non intende “entrare in un dibattito” con chi riduce tutto a scontro, ma continuare piuttosto ad annunciare il Vangelo della pace. La verità non ha bisogno di urlare. Il presidente degli Stati Uniti si rassegni: non troverà nel Papa un avversario politico da provocare né un pretesto per trasformare anche il Vaticano in terreno di conquista retorica o geopolitica. La logica dell’intimidazione, che minaccia popoli e terre, qui si infrange contro una libertà più grande: quella del Vangelo. D’altra parte è vero che, cercare una strategia coerente dietro parole così scomposte sarebbe illusorio, quasi pretendere da un sasso una lezione su Martin Heidegger. Non tutto ciò che fa rumore è pensiero; non tutto ciò che colpisce è verità. In un tempo che premia la forza ostentata, egli ricorda la forza più difficile: quella di chi si alza per dire che esiste una via migliore. Grazie a Papa Leone che sente il dovere di alzarsi e di dire che c’è una via migliore. Quella che va esattamente nella direzione opposta delle politiche trumpiane. La pace non è debolezza, ma la più alta forma di responsabilità verso l’umanità. Tonio Dell’Olio, 14 aprile 2026 Mosaico di pace
April 14, 2026
Pressenza