IL GOVERNO MELONI CELEBRA LA SUA LONGEVITÀ. MARCO REVELLI: “NULLA DA FESTEGGIARE IN BASSO. LA VITA QUOTIDIANA È PEGGIORATA”
“In questi anni di governo Meloni la vita quotidiana è peggiorata. Festeggiano
una grazia ricevuta, la durata non è di per sè stessa un merito, anche per gli
individui si raggiungono età avanzate ma dipende dai contenuti di quelle vite;
non c’è nulla da festeggiare in basso, tra di noi, tra la gente, tra i cittadini
comuni, tra i lavoratori“. È il commento perentorio, ai microfoni di Radio Onda
d’Urto, del prof. Marco Revelli, storico, sociologo, che ha insegnato Scienza
della politica presso Facoltà di Scienze politiche dell’Università del Piemonte
Orientale al record di longevità del governo Meloni nella storia della
Repubblica.
Tra i successi enunciati di questi 1413 giorni viene ribadito l’aumento
dell’occupazione “ma non si è mai visto che una buona crescita dell’occupazione
si accompagnasse ad una diminuzione dei salari, invece questa è la realtà”. Se
anche altri indicatori economici non sono positivi, il prof. Revelli si chiede:
“cosa resta dell’azione governativa oltre all’ossessione
securitaria-repressiva?”. “Restano i proclami anti-immigrazione – risponde
Revelli – resta il dare in pasto ad una popolazione in difficoltà un capro
espiatorio, uno strato sociale collocato più in basso di chi sta più in basso
tra i cittadini, in modo tale che si possano in qualche modo gratificare perché
esiste qualcuno che sta sotto di loro; è un meccanismo perverso, un meccanismo
che regola tutte le forme di degrado sociale e civile e tutti i governi di
destra”.
Per il prof. Revelli “la forza di Meloni sta nella debolezza della sua
opposizione, nelle posizioni ondivaghe e schizofreniche, su molti terreni, come
sulla politica estera, del Partito Democratico e di una parte consistente di
quello schieramento che non si oppone con la forza e che ci si aspetterebbe che
facesse alla politica di riarmo e alla deriva verso una guerra generalizzata;
temi che dovrebbero stare in cima all’agenda politica anche se nelle tornate
elettorali nell’agenda poi contano di più i temi legati alle condizioni di vita.
L’ondata di indignazione che ha accompagnato Israele prima per il genocidio a
Gaza e poi per la dissennata guerra all’Iran, in parte la si vedrà nelle urne,
la si vedrà soprattutto nel voto all’opposizione che sarà tanto più convinto
quanto maggiore sarà la compattezza di questa opposizione nella critica alle
politiche occidentali a favore di Israele e nella critica al rischio di guerra
generalizzata verso cui sta scivolando la questione ucraina”.
L’intervista di Radio Onda d’Urto al prof. Marco Revelli, storico, sociologo,
che ha insegnato Scienza della politica presso Facoltà di Scienze politiche
dell’Università del Piemonte Orientale. Ascolta o scarica.