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Servizio Sanitario Nazionale: in quattro anni circa 19 miliardi di “tagli invisibili”
Negli ultimi quattro anni il SSN ha subito € 18,8 miliardi di “tagli invisibili”, mentre nel triennio 2027-2029 si profila un divario cumulativo di € 32,3 miliardi tra finanziamento e previsioni di spesa. Nel 2025 le famiglie hanno sostenuto direttamente € 42,4 miliardi di spesa sanitaria; persistono profonde diseguaglianze territoriali nell’accesso ai LEA e alla mobilità sanitaria e la crisi del personale continua a indebolire la capacità del servizio pubblico di garantire cure tempestive ed eque. Un medico su quattro e un infermiere su cinque censiti dall’OCSE non lavorano nel SSN, mentre per il personale sanitario si stima una minore spesa cumulativa di € 36,8 miliardi rispetto a uno scenario con quota di spesa invariata ai livelli del 2012. E’ quanto evidenzia il 9° Rapporto sul Servizio Sanitario Nazionale (SSN) della Fondazione GIMBE, documentando come il diritto alla tutela della salute sia sempre più condizionato dal luogo di residenza e dalle disponibilità economiche dei cittadini. Il confronto internazionale per quanto riguarda la sanità è poi particolarmente impietoso: l’Italia è ultima nel G7 per spesa sanitaria pubblica pro-capite. Nel 2025 la spesa sanitaria pubblica italiana si attesta al 6,2% del PIL, contro il 7,1% della media OCSE. La spesa pubblica pro-capite è pari a $ 3.952 a parità di potere d’acquisto: $ 909 in meno della media OCSE e $ 1.013 in meno della media europea. “Un divario che, rapportato ai quasi 59 milioni di residenti supera, i € 36 miliardi. Una voragine scavata negli ultimi 15 anni da governi di ogni colore, che anno dopo anno ha allontanato l’Italia dal resto d’Europa” sottolinea il presidente di GIMBE,  Nino  Cartabellotta. Tra i Paesi del G7, l’Italia è fanalino di coda per spesa sanitaria pubblica pro-capite. La spesa diretta pro-capite delle famiglie supera invece la media OCSE del 12,3%, mentre quella intermediata è inferiore del 43,7%: al minore investimento pubblico corrisponde una minore protezione finanziaria delle famiglie, più esposte al pagamento diretto delle cure. “Nel 2025” si legge nel Rapporto “la spesa sanitaria totale è di € 190,1 miliardi: € 140,8 miliardi di spesa pubblica, € 42,4 miliardi a carico delle famiglie e quasi € 7 miliardi intermediati da fondi sanitari, assicurazioni e altri soggetti. Rispetto al 2024, la spesa out-of-pocket diminuisce dell’1% (- € 434 milioni), mentre quella intermediata cresce del 10,1% (+ € 642 milioni). In particolare, quella per assicurazioni sanitarie volontarie aumenta del 12,7%, passando da € 4,69 a € 5,29 miliardi”. Intanto, Il DPFP 2026, approvato il 2 ottobre, prevede una spesa sanitaria in aumento in termini nominali, ma in calo dal 6,4% del PIL nel 2026 al 6,3% nel 2027-2029. Le stime confermano che non c’è alcuna inversione di tendenza: al contrario, la quota di ricchezza del Paese destinata alla sanità si riduce. Inoltre, nel triennio 2027-2029 si amplia ulteriormente la forbice tra previsioni di spesa ed entità del Fondo Sanitario Nazionale, lo strumento finanziario statale destinato a garantire i Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) e il finanziamento del Servizio Sanitario Nazionale: € 7,6 miliardi nel 2027, € 10,7 miliardi nel 2028 e € 14 miliardi nel 2029, per un divario cumulativo di € 32,3 miliardi. Tutto ciò spinge sempre più persone a rinunciare a visite ed esami: nel 2024 oltre 5,8 milioni di persone, pari al 9,9% della popolazione, hanno dichiarato di aver rinunciato a una o più visite o esami, rispetto al 7,6% del 2023: circa 4 milioni hanno rinunciato per i lunghi tempi d’attesa e 3,1 milioni per motivi economici, potendo indicare entrambe le cause. “Quando tempi d’attesa, disponibilità economiche e luogo di residenza condizionano l’accesso alle prestazioni sanitarie”, commenta amaramente Cartabellotta, “è in gioco la tenuta del patto sociale. Una prestazione garantita sulla carta, ma inaccessibile nella realtà, lascia il cittadino da solo di fronte al proprio bisogno di salute”. E se sui LEA le Regioni “promosse” sono aumentate, restano però i divari. Nel 2024 18 Regioni e Province autonome su 21 risultano adempienti ai LEA, contro le 13 del 2023. Tuttavia, 6 delle 18 Regioni “promosse” presentano almeno una macro-area con un punteggio compreso tra 60 e 69  e, nello stesso anno, aumenta la quota di popolazione che rinuncia a visite o esami. “Finalmente,” sottolinea Cartabellotta, “dal 30 ottobre 2026 saranno in vigore i LEA aggiornati, dopo un’attesa di quasi 10 anni. Tuttavia, inserire una nuova prestazione nei LEA non equivale a renderla accessibile a tutti: bisogna garantire che le Regioni siano effettivamente in grado di erogarla in modo tempestivo e uniforme”. Il quadro che emerge dal Rapporto conferma che il problema non è soltanto aumentare nominalmente le risorse, ma garantire che siano adeguate ai bisogni di salute e accompagnate da riforme capaci di rafforzare il servizio pubblico. Senza un’inversione di rotta, il rischio è che il SSN continui progressivamente a perdere la capacità di assicurare universalità, uguaglianza ed equità, ampliando il divario tra chi può pagare e chi è costretto ad attendere o rinunciare alle cure. Qui per scaricare il Rapporto: https://salviamo-ssn.it/attivita/rapporto/9-rapporto-gimbe.it-IT.html.   Giovanni Caprio
October 9, 2026
Pressenza
La fuga dei medici dal Servizio Sanitario Nazionale
Il 2025 verrà̀ ricordato come l’anno dello spartiacque per i medici italiani. Per la prima volta nel decennio 2015-2025, infatti, le dimissioni volontarie (3.767) hanno superato i pensionamenti (2.876). Un’inversione di tendenza netta e improvvisa: in un solo anno le dimissioni sono schizzate del 150% rispetto alle 1.503 del 2024, toccando quota 3,5% del totale dei medici in servizio, una soglia mai registrata prima, neppure nei mesi più̀ critici della pandemia (3 medici ogni 100). Sono i dati Onaosi, Conto annuale dello Stato e Mef, elaborati dal Centro Studi Anaao Assomed, in particolare da Vincenzo Cosentini (Responsabile Nazionale Centro Studi Anaao Assomed) in collaborazione con Chiara Rivetti, Giovanni Gallo, Pierino Di Silverio. Il fenomeno non è isolato, ma attraversa capillarmente il Paese: in ben 12 regioni su 20, nel corso del 2025, i medici che hanno scelto di lasciare il Servizio Sanitario Nazionale prima della pensione sono più̀ di quelli che hanno raggiunto i limiti di età̀ per il riposo. Situazioni particolarmente marcate si registrano in Lazio, Trentino-Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia e Sardegna, dove il numero dei camici bianchi dimissionari supera da 2,4 a 3,3 volte quello dei pensionati. Allargando lo sguardo al bilancio complessivo delle risorse umane, i numeri restituiscono una dinamica di forte tensione sugli organici: per ogni 100 medici assunti a tempo indeterminato nel corso del 2025, ben 43 hanno rassegnato le dimissioni e 77 sono complessivamente usciti dal sistema pubblico, tra pensionamenti e altre cause. Sul fronte della mobilità interna, l’analisi dei trasferimenti tra aziende sanitarie mostra come questi ultimi non siano guidati soltanto dalle scelte professionali individuali, ma riflettano i profondi processi di riorganizzazione vissuti tra il 2016 e il 2017, oltre agli strascichi degli eventi straordinari legati all’emergenza pandemica. Al netto di queste variabili eccezionali, la serie storica evidenzia un andamento complessivamente stabile, con una leggera tendenza alla contrazione negli ultimi anni. Nonostante la fuga dai reparti, il tanto atteso ricambio generazionale ha preso il via: tra il 2015 e il 2024 l’età̀ media dei medici ospedalieri si è ridotta in modo significativo: 2 anni e 7 mesi in meno per i colleghi uomini e 2 anni e 4 mesi per le donne. Nello stesso arco temporale, la consistenza complessiva degli organici è cresciuta del 2,7%, passando da 105.380 a 108.243 unità. Un contributo determinante a questo svecchiamento è arrivato dal “Decreto Calabria”, che tra il 2019 e il 2025 ha permesso l’ingresso nel sistema di quasi 10.000 giovani medici, arrivando a coprire fino al 43% delle assunzioni a tempo determinato. Tuttavia, resta irrisolta la storica frattura di un Paese a due velocità. Nell’ultimo decennio il Centro-Nord ha registrato un saldo positivo di 4.029 medici (+5,9%), mentre il Mezzogiorno ha continuato a svuotarsi, perdendo 1.166 unità (-3,1%). A pagare il prezzo più alto in termini di riduzione degli organici sono la Basilicata (-24,6%), il Molise (-17,2%), la Valle d’Aosta (-14,2%) e la Calabria (-12,6%), confermando la necessità di interventi mirati per riequilibrare l’offerta di salute sui territori. “Non si tratta di una fisiologica mobilità professionale, sottolinea Pierino Di Silverio, Segretario Nazionale Anaao Assomed, ma di un vero e proprio esodo, guidato da turni massacranti, stipendi non allineati all’Europa, condizioni di lavoro al limite del burnout, carichi burocratici insostenibili e aggressioni nei reparti. A lasciare non sono i medici a fine carriera, ma professionisti nel pieno della maturità clinica, con un’età media intorno ai 48 anni. Il paradosso è evidente: a fronte di un ricambio generazionale avviato con successo grazie al Decreto Calabria oggi si rischia di vanificare tutto. Nel 2025, per ogni 100 medici assunti a tempo indeterminato, ben 43 si sono dimessi, riempiendo di fatto una <<vasca senza tappo>>”. Per fermare la frana e difendere l’articolo 32 della Costituzione, Anaao Assomed chiede al Governo, al Parlamento e alle Regioni di passare dalle parole ai fatti con un piano straordinario in 10 punti: 1. Rendere strutturale il “Decreto Calabria”, trasformando la formazione specialistica in un contratto di formazione-lavoro per fare entrare i giovani da protagonisti; 2. Superare definitivamente il tetto di spesa per il personale, vincolo anacronistico che soffoca le assunzioni; 3. Garantire retribuzioni europee, attraverso la detassazione del salario accessorio, il rafforzamento dell’indennità di specificità e rinnovi contrattuali tempestivi; 4. Riformare la responsabilità professionale, limitando la punibilità penale ai soli casi di dolo e colpa grave per arginare la medicina difensiva; 5. Ospedali sicuri, con presidi di sicurezza nei pronto soccorso, applicazione rigorosa delle norme contro le aggressioni e riorganizzazione degli spazi; 6. Tempo di vita e welfare, tutelando i riposi, la genitorialità e i servizi per un SSN sempre più al femminile e rivalutando quel tempo che ormai è moneta di inestimabile valore; 7. Perequazione territoriale, con incentivi economici e di carriera per le sedi disagiate e il Mezzogiorno; 8. Un osservatorio nazionale permanente sulle dimissioni, per monitorare motivazioni e destinazioni dei professionisti; 9. Riforma della professione tra flessibilità e riconoscimento professionale per modernizzare il lavoro e adeguarlo alle rapide trasformazioni economiche, tecnologiche e di mercato; 10. Sicurezza sul lavoro intesa non solo come tutela fisica dagli infortuni, ma garanzia di sostenibilità psicofisica, stabilità contrattuale e valorizzazione della carriera per i professionisti. Qui l’analisi decennale sul personale medico ospedaliero del Ssn, a cura del Centro Studi Anaao Assomed: https://www.anaao.it/public/aaa_4361512_studioanaaodemografiamedica_2ottobre26.pdf.  Giovanni Caprio
October 6, 2026
Pressenza
Ribadiamo: curarsi è un diritto, non un privilegio
Milano, serata speciale il 14 settembre per il rilancio del Servizio Sanitario Nazionale Tante le personalità del mondo della cultura, dello spettacolo e della giustizia, previste al Teatro della Cooperativa di Milano, il 14 settembre, ore 21, per l’iniziativa a sostegno della proposta di legge di iniziativa popolare per il rilancio del Servizio Sanitario Nazionale Sarà una serata davvero speciale, aperta alla cittadinanza, quella di lunedì 14 settembre alle ore 21 al Teatro della Cooperativa di Milano, in via Privata Hermada 8, sul tema “Curarsi è un diritto, non un privilegio”.  Riportare al centro il diritto universale alla salute e sostenere la proposta di legge per il rafforzamento della sanità pubblica: è questo l’obiettivo del Comitato Promotore regionale, anche attraverso iniziative come questa, che vede la partecipazione di tante personalità del mondo della cultura, dello spettacolo e della giustizia. Come preannunciato nei giorni scorsi il programma si è ulteriormente arricchito: alle presenze già previste, quali Francesco Maisto, Mauro Clerici, Moni Ovadia, Renato Sarti, Massimo Cirri, Luca Mangoni, Paolo Rossi e Gherardo Colombo, si sono aggiunte anche quelle di Margherita Napolitano, don Paolo Selmi, don Massimo Mapelli, Alice Pavan, Camilla Ponti, Maurizio Ambrosini, Cinzia Cena e Paolo Dell’Oca. Interverranno inoltre, per il Comitato Promotore Regionale, Vera Addamo, Vittorio Agnoletto, Massimo Cortesi, Andrea Villa, Catello Tramparulo e Marco Caldiroli. La conduzione della serata sarà affidata all’attore Silvano Piccardi. L’iniziativa, a ingresso gratuito fino ad esaurimento posti, è promossa dal Comitato Promotore Regionale, che ricordiamo è composto da CGIL, ACLI, ARCI, Medicina Democratica, Auser, Federconsumatori, Libera contro le Mafie e basi UDU della Lombardia. “Disposizioni per rendere effettivo il diritto alla salute mediante il rafforzamento del Servizio Sanitario Nazionale e la valorizzazione del personale”, è questo il titolo della proposta di legge di iniziativa popolare che interviene su alcuni dei problemi che pesano ogni giorno sulle persone: liste d’attesa, carenza di personale, disuguaglianze nell’accesso alle cure, assistenza territoriale insufficiente e aumento della spesa sanitaria sostenuta direttamente dalle famiglie. L’iniziativa è scaturita dalla urgenza di intervenire su pesanti criticità, quali, appunto, liste d’attesa inaccettabili, con visite procrastinate  per mesi o addirittura anni, o quando le persone rinunciano a curarsi perché non possono  permettersi di pagare e che sono circa un decimo della popolazione: per queste e altre condizioni  il diritto alla salute smette di essere uguale per tutti e viene meno un cardine della nostra Costituzione, mentre la spesa sanitaria direttamente a carico delle famiglie ha superato i 41 miliardi di euro! Il testo, inoltre, propone, tra le altre misure, di portare progressivamente il finanziamento del Servizio Sanitario Nazionale ad almeno il 7,5% del PIL dal 2030, eliminare il tetto alla spesa per il personale, rafforzare i servizi territoriali e intervenire con particolare attenzione su non autosufficienza, salute mentale, consultori, prevenzione e tempi di attesa. CGIL Lombardia laura.messina@cgil.lombardia.it Medicina Democratica medicinademocraticastampa@gmail.com Medicina Democratica
September 11, 2026
Pressenza
CONTINUA IL DEFINANZIAMENTO DELLA SANITÀ PUBBLICA, L’ITALIA ULTIMA DEL G7 PER SPESA. INTERVISTA AL PRESIDENTE DI MEDICINA DEMOCRATICA
Salute pubblica in svendita. Grazie ai dati diffusi dalla Fondazione Gimbe emerge come in Italia la spesa sanitaria pubblica pro-capite – cioè quanti soldi lo stato mette per ospedali e salute pubblica – è scesa al 6,2% del Pil contro una media europea del 7,1%, in calo rispetto al 6,3% del 2024 e nettamente inferiore alla media OCSE. L’Italia inoltre è ultima nel G7 per spesa sanitaria in rapporto al Pil. “Una svendita che va avanti da oltre 15 anni“, sottolinea Marco Caldiroli, presidente di Medicina Democratica ai microfoni di Radio Onda d’Urto. Le politiche di governo in Italia hanno strutturalmente indebolito il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) e compromesso l’esigibilità di un diritto fondamentale: nel solo 2025 sono 5,8 i milioni di italiani rinunciano a curarsi. Il commento di Marco Caldiroli, presidente di Medicina Democratica. Ascolta o scarica.
September 3, 2026
Radio Onda d`Urto
Allarme della Corte dei Conti: nella sanità manca personale, a rischio i servizi
La crisi del Servizio Sanitario Nazionale (SSN) non è solo una questione di fondi, ma anche un problema di personale. È, in altre parole, un problema di capacità di programmare l’impiego di quei fondi per strutturare adeguati servizi per la tutela della salute. È la Corte dei Conti a lanciare […] L'articolo Allarme della Corte dei Conti: nella sanità manca personale, a rischio i servizi su Contropiano.
June 29, 2026
Contropiano
Anaao Assomed: senza riforme coraggiose la sanità pubblica rischia il collasso
Il nostro Servizio Sanitario Nazionale-SSN non riesce più a essere sostenibile, stretto com’è in una crisi sistemica, in una vera e propria crisi di mezza età. La quotidianità vissuta da migliaia di pazienti, cittadini e operatori sanitari dimostra la crisi in atto: pronto soccorso affollati, corsie carenti di medici e piene di pazienti, turni massacranti, episodi di violenza e denunce ai danni del personale sanitario. E, soprattutto, quella sensazione sempre più diffusa di correre su un tapis roulant che accelera mentre le gambe cedono. I numeri parlano chiaro: 10 professionisti al giorno abbandonano il SSN prima dell’età pensionabile; 5 professionisti al giorno scelgono di trasferirsi all’estero; 7 medici al giorno subiscono aggressioni e violenze sia fisiche che verbali; altri 7 vengono denunciati; il 68% dei medici e dirigenti sanitari che lavorano negli ospedali vive una condizione di burnout. A fare queste considerazioni e a snocciolare questi numeri è stato Pierino Di Silverio al 26° Congresso Nazionale di Anaao Assomed (https://www.anaao.it/index.php), l’Associazione Nazionale Aiuti e Assistenti Ospedalieri (il termine “Assomed” è stato aggiunto successivamente per inglobare la figura dei “dirigenti” medici del Servizio Sanitario) che si è svolto di recente a Roma “Il coraggio di dire la verità è il primo dovere di chi ha l’onore di rappresentare gli altri”. Con queste parole si è aperta la relazione politica del Segretario Nazionale uscente di Anaao Assomed, che ha posto al centro del dibattito il futuro del SSN e il ruolo dei professionisti chiamati ogni giorno a garantirne il funzionamento. Nel suo intervento, Di Silverio, che è stato riconfermato alla guida dell’associazione sindacale,  ha descritto un SSN in una fase di profonda difficoltà, segnato da anni di sottofinanziamento, carenza di personale, aumento della domanda di assistenza e crescente complessità organizzativa. Una crisi che, secondo l’Anaao Assomed, non rappresenta un destino inevitabile, ma il risultato di precise scelte politiche e amministrative che possono e devono essere corrette. “Ma i numeri non raccontano tutto, ha sottolineato Di Silverio. Non raccontano l’umiliazione di una professione ridotta ormai a una mera prestazione. Non raccontano lo sfinimento emotivo di chi ha scelto la medicina per curare le persone e si ritrova invece a combattere contro la burocrazia, le carenze strutturali, i tempi di cura sempre più compressi, e con il timore costante di denunce e violenze. I numeri non raccontano i sogni che si spengono nelle corsie degli ospedali. Soprattutto non raccontano la frustrazione e la rabbia di chi vorrebbe curare e non riesce a farlo, di chi vorrebbe essere curato e non riesce a esserlo. La nostra è una professione in crisi di identità dentro un sistema in una crisi dimezza età profonda e ormai cronica”. Una parte dell’intervento del Segretario è stata dedicata alla governance del sistema, alla logica del bilancio che ha progressivamente preso il sopravvento sulla logica della cura. Nel nome della sostenibilità si rischia di sostituire la cura con la prestazione e l’efficacia con la sola efficienza. Ma le cure possono essere sostenibili solo se realmente efficaci. Per l’Anaao Assomed la governance della sanità pubblica richiede una riflessione profonda su almeno tre dimensioni principali: 1. il rapporto tra Stato e Regioni; 2. la gestione del personale e delle risorse umane a livello aziendale; 3. la partecipazione dei professionisti ai processi decisionali. Si tratta di tre dimensioni interconnesse, che non possono essere riformate separatamente senza compromettere la coerenza del sistema nel suo complesso. “Un Servizio Sanitario Nazionale privo di professionisti motivati è un’infrastruttura vuota, ha sottolineato Di Silverio. Un SSN senza governance forte è un sistema senza direzione. Servono entrambe le condizioni: investimento nelle persone e chiarezza istituzionale”. Nella mozione finale del 26° Congresso Nazionale l’Anaao Assomed ha chiesto: 1. Il rilancio e il rifinanziamento del Servizio Sanitario Nazionale; 2. La centralità del lavoro medico e sanitario;  3. La valorizzazione economica coerente con la complessità, le responsabilità e la strategicità delle funzioni svolte dai dirigenti medici e sanitari, nonché la valorizzazione della specificità della dirigenza medica e sanitaria rispetto alle altre dirigenze pubbliche e percorsi di carriera dinamici, meritocratici e trasparenti; 4. L’autonomia professionale e il governo clinico; 5. La sicurezza degli operatori sanitari, considerata quale priorità assoluta;  6. Il completamento del percorso di riforma della responsabilità professionale; 7. Il riconoscimento del valore strategico dell’innovazione tecnologica e dell’intelligenza artificiale, che deve essere governata dai professionisti e utilizzata per migliorare i processi clinici e organizzativi, per ridurre il carico burocratico,  per liberare tempo di cura e per aumentare qualità, appropriatezza e sicurezza; 8. La riforma dei rapporti tra Università e SSN che assicuri equilibrio tra assistenza, didattica e ricerca; 9. La parità di genere nei percorsi di carriera e nella valorizzazione delle competenze professionali come priorità da perseguire. Qui la Mozione finale del 26° Congresso Nazionale Anaao Assomed, approvata il 20 giugno 2026: https://www.anaao.it/public/aaa_5581937_mozione_26_congresso_anaao_assomed.pdf.  Giovanni Caprio
June 26, 2026
Pressenza
“L’industria della salute. Farmaci, privatizzazione e affari. Ecco perché un’altra medicina è necessaria”, il nuovo libro di Vittorio Agnoletto
La nostra Costituzione riconosce la tutela della salute come diritto universale e garantisce le cure agli indigenti, ma oggi la possibilità di curarsi appare sempre più dipendente dalla dimensione del singolo portafoglio. Quotidianamente vengono riportate notizie di lunghe liste d’attesa e di cittadini che rinunciano a curarsi, ma raramente si va oltre la cronaca, alla ricerca delle cause e delle responsabilità di tale situazione. La sanità, dalla cura, all’assistenza e ai farmaci, costituisce oggi uno dei principali mercati mondiali che coinvolge grandi realtà industriali e fondi finanziari. Un ristretto gruppo di aziende farmaceutiche, Big Pharma, ha il monopolio, in Occidente, nella produzione dei farmaci; gli accordi TRIPs sui brevetti impediscono a milioni di persone di accedere alle cure. Il tentativo di costruire un’azienda farmaceutica pubblica a dimensione europea è stato immediatamente contrastato. La prevenzione è ridotta ai minimi termini. In Italia il peso della sanità privata è in continua crescita, ma pubblico e privato in sanità hanno obiettivi opposti: il primo cresce sulla salute, il secondo sulla malattia. Negli ultimi decenni, la sanità italiana ha subito una trasformazione profonda e silenziosa: smantellamento progressivo del Servizio Sanitario Nazionale, avanzata del privato nella medicina pubblica, logiche di mercato applicate alla salute come bene comune. L’industria della salute. Farmaci, privatizzazioni e affari. Ecco perché un’altra medicina è necessaria, di Vittorio Agnoletto, offre uno sguardo lucido e documentato su questi meccanismi, intrecciando la dimensione locale e quella globale. Il libro affronta diversi piani: dalle conseguenze dello smantellamento del SSN e della penetrazione del privato nella sanità pubblica alle forme di attivismo possibili e alle strategie necessarie per riconquistare il diritto alla salute. Un’analisi che non si ferma alla denuncia, ma interroga le radici strutturali di un sistema in cui farmaci, appalti e privatizzazioni si intrecciano con interessi economici spesso lontani dal benessere collettivo. A emergere è un quadro in cui la salute rischia di diventare merce e in cui la resistenza passa dalla conoscenza, dalla mobilitazione e da una visione alternativa di medicina e cura. Un libro che riapre il confronto su universalità, accesso e giustizia sanitaria. Prezzo: 18,00 euro ISBN: 979-12-5543-130-5 Paper First (SEIF S.p.A.) – www.paperfirst.it Dal 26 maggio in libreria e in tutti gli store online. Vittorio Agnoletto. Medico, insegna all’Università degli Studi di Milano, conduce 37e2 la trasmissione sulla salute di Radio Popolare, è membro di Medicina Democratica e dell’associazione Costituzione Beni Comuni, dove pubblica la newsletter Diritti in Salute. È stato tra i fondatori e presidente della Lega Italiana per la Lotta contro l’Aids (Lila). Nel 2001 è stato portavoce della delegazione italiana al Forum Sociale Mondiale di Porto Alegre e in seguito del Genoa Social Forum in occasione del G8 a Genova. Nel 2004 è stato eletto al Parlamento Europeo nel gruppo della Sinistra Unitaria Europea. Presentatore per l’Italia della petizione europea per rendere i vaccini e le cure anti-pandemiche un bene pubblico globale. Autore di numerose pubblicazioni scientifiche e di vari saggi tra i quali: L’eclisse della democrazia, Le verità nascoste sul G8 2001 a Genova, Feltrinelli, 2011 e 2021 (con Lorenzo Guadagnucci), Senza respiro. Un’inchiesta indipendente sulla pandemia Coronavirus, in Lombardia, Italia, Europa, Altreconomia 2020.     Redazione Italia
May 28, 2026
Pressenza
Difendiamo e rilanciamo il SSN: raccolta di firme per una legge di iniziativa popolare
Secondo il Documento di Finanza Pubblica 2026, la spesa sanitaria rimarrà ferma al 6,4% del PIL fino al 2029, mentre si amplia progressivamente il divario con il finanziamento pubblico, che per il triennio 2027-2029 raggiunge complessivamente € 30,6 miliardi. Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE, a commento dei dati sulla spesa sanitaria contenuti nel Documento di Finanza Pubblica (DFP) 2026, approvato lo scorso 22 aprile dal Consiglio dei Ministri, rileva che “in assenza di consistenti, ma poco realistici, investimenti a partire dalla prossima Legge di Bilancio questo squilibrio non potrà che scaricarsi sui bilanci delle Regioni, costrette ad aumentare la pressione fiscale o a tagliare i servizi”. Le analisi effettuate dalla Fondazione GIMBE (https://www.gimbe.org/) riguardano il consuntivo della spesa sanitaria 2025, le stime per il 2026 e per il triennio 2027-2029, oltre che la congruenza tra le previsioni di spesa e il finanziamento pubblico assegnato. Per l’anno 2026, il DFP stima un rapporto spesa sanitaria/PIL al 6,4%, in lieve aumento rispetto al 6,3% del 2025. In valore assoluto, la spesa sanitaria prevista è di € 148.522 milioni, con un incremento di € 6.983 milioni (+4,9%) rispetto all’anno precedente. “Considerando che, sottolinea Cartabellotta, l’ultima Manovra ha fissato per il 2026 il fondo sanitario nazionale a € 143,1 miliardi, la previsione di spesa sanitaria non è realistica senza aumentare i disavanzi regionali. Ovvero, come per il consuntivo 2025, è verosimile che tale previsione sarà successivamente rivista al ribasso. Dietro l’apparente stabilità nella quota di PIL destinata alla spesa sanitaria si nasconde un quadro fragile e facilmente esposto a revisioni al ribasso, sia per la stagnazione economica che per le incertezze geopolitiche. Ma soprattutto, non si intravede alcuna inversione di tendenza nelle politiche allocative del Paese, che prevedono di destinare alla sanità un incremento percentuale inferiore alla crescita del PIL. Una scelta politica precisa, non una fatalità”. Infatti, per il triennio 2027-2029, a fronte di una crescita media annua del PIL nominale del 2,6%, il DFP 2026 stima un incremento medio annuo della spesa sanitaria del 2,37%. Occorre ricordare che lo scorso 23 aprile l’Ufficio Parlamentare di Bilancio nel validare il DFP ha segnalato rilevanti margini di incertezza e rischio di revisioni anche nel breve periodo, a conferma della fragilità del contesto su cui si fondano le previsioni di spesa. Siamo, insomma, di fronte ad una sanità pubblica sempre più sotto pressione finanziaria: mentre aumentano i bisogni di salute e il SSN è sempre più in crisi, non inverte la tendenza della spesa sanitaria sul PIL e si amplia progressivamente la distanza tra spesa prevista e finanziamento pubblico. In queste condizioni, il SSN – come denuncia la Fondazione GIMBE – rischia di soffocare con ulteriore peggioramento dell’accesso alle cure e delle diseguaglianze, oltre che della spesa a carico dei cittadini. Intanto, lunedì 27 aprile è stato depositato in Corte di Cassazione il testo di una proposta di legge di iniziativa popolare dal titolo: “Disposizioni per rendere effettivo il diritto alla salute mediante il rafforzamento del Servizio Sanitario Nazionale e la valorizzazione del personale”. L’iniziativa, promossa dalla CGIL e da oltre 30 associazioni che fanno parte de La Via Maestra, ha lo scopo di lanciare un segnale nazionale per una inversione di tendenza nella deriva del Servizio Sanitario Nazionale, individuando alcuni tra i nodi e le criticità effetto delle controriforme che si sono succedute, in particolare dal 1992 e senza soluzione di continuità tra i governi di diverso colore come pure attraverso norme regionali. Nella relazione illustrativa viene precisato che: “Questa legge non intende provvedere ad una integrale riforma dell’organizzazione e del funzionamento del Ssn, ma si concentra invece sulle azioni da intraprendere per un rilancio del Ssn che lo preservi dalla crisi incombente attraverso l’adeguamento del finanziamento e della dotazione di personale”. Quindi, al netto di alcuni limiti, la proposta di legge indica importanti e precisi obiettivi sui quali si è formata una convergenza di un ampio schieramento sociale: aumentare le risorse del fondo, almeno al 7,5% del Pil; la piena valorizzazione economica e professionale del personale, garantendo gli organici necessari ad assicurare prevenzione, assistenza e cura con assunzioni a tempo indeterminato; il pieno e omogeneo sviluppo dell’assistenza territoriale; il rispetto dei tempi di attesa; politiche per rispondere ai bisogni delle persone anziane e non autosufficienti. Come ha scritto il presidente di Medicina Democratica Marco Caldiroli: “In questo momento, a parte i proclami parziali e le vertenze locali, non abbiamo altri strumenti, con valenza nazionale, per dare segnali alternativi ad ulteriori derive del SSN che vengono avanti dal ddl governativo agli interventi sulle professioni sanitarie alle “preintese” sulla autonomia differenziata che lanciano anche forme di fondi sanitari regionali (il pubblico che fa concorrenza a sé stesso….). In poche parole un bicchiere mezzo pieno … da riempire così da rendere utile una legge di iniziativa popolare per il rilancio della sanità pubblica”. La raccolta firme per la proposta di legge sarà avviata con due giornate di mobilitazione, il 15 e 16 maggio prossimi. Il testo della proposta di legge di iniziativa popolare e la sua relazione illustrativa sono consultabili online: * https://www.medicinademocratica.org/wp/wp-content/uploads/2026/04/Proposta_di_legge_13-marzo-2026.pdf; * https://www.medicinademocratica.org/wp/wp-content/uploads/2026/04/Relazione-illustrativa-Proposta-di-legge-di-iniziativa-popolare-per-rendere-effettivo-il-diritto-alla-salute-13-marzo-2026.pdf Giovanni Caprio
May 5, 2026
Pressenza
Medicina Democratica: a congresso il 17-18 aprile a Milano
Il programma definitivo. Link al documento preparatorio di lavoro. Ecco il programma definitivo delle giornate congressuali 17-18 aprile 2026 (aperte a tutte/i) cui seguirà nella mattinata del 19 aprile l’assemblea dei soci (per chi non l’ha ancora fatto ricordiamo di procedere al rinnovo della quota sociale annuale). XI CONGRESSO MEDICINA DEMOCRATICA Ricordiamo come si svilupperà il Congresso : 17 aprile
Referendum: voci diverse per un NO e…
…. e un caro amico della “bottega” che invece vota Sì. Interventi di Raffaele Barbiero, Valerio Calzolaio, Davide Fabbri, Luigi Ferrajoli, Gianni Lixi, Mario Sommella. Con una breve replica di Daniele Barbieri all’amico che nell’urna “tradirà”… A seguire i link ai nostri articoli precedenti. L’invito di Valerio Calzolaio Domenica prossima andrò a votare e voterò no. I referendum contengono vari