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Iraq, acque agitate in vista del disarmo delle milizie ed il ritiro USA
Il 30 settembre, formalmente, è fissata una doppia deadline in Iraq, ovvero il ritiro delle truppe straniere ed il disarmo di tutte le milizie non statali, con l’integrazione dei propri membri all’interno delle catene di comando dell’esercito centrale. Ovviamente, l’amministrazione statunitense ha affermato di legare il proprio ritiro al disarmo […] L'articolo Iraq, acque agitate in vista del disarmo delle milizie ed il ritiro USA su Contropiano.
September 6, 2026
Contropiano
Il processo di pace in Turchia indica la strada: anche le Ypg/Ypj si sciolgono
Dopo l’approvazione della legge di amnistia parziale nei confronti dei membri del PKK in Turchia, ecco che, di conseguenza, in Siria si assiste ad un’accelerazione del parallelo processo di integrazione delle milizie curde nelle strutture del nuovo stato di marca qaedista, implementando i termini dell’accordo – capestro firmato lo scorso […] L'articolo Il processo di pace in Turchia indica la strada: anche le Ypg/Ypj si sciolgono su Contropiano.
August 19, 2026
Contropiano
AUDIO DEL DIBATTITO “IL PROCESSO DI PACE IN TURCHIA. PROSPETTIVE E ASPETTATIVE” ALLA FESTA DI RADIO ONDA D’URTO
Lunedì 10 agosto 2026 alla Festa di Radio Onda d’Urto si è tenuto il partecipato dibattito “Il processo di pace in Turchia: prospettive e aspettative”. Secondo l’“Appello per la pace e una società democratica” di Abdullah Öcalan, la società turca dovrebbe avviare un percorso di democratizzazione collettiva. A oltre un anno di distanza, abbiamo ragionato su quali siano le aspettative della società civile e quali le prospettive politiche degli attori coinvolti. Ne abbiamo parlato con İdris Baluken, ex deputato del parlamento turco con l’Hdp; Şerife Ceren Uysal, avvocata del Foro di Istanbul specializzata in diritti umani; Rosida Koyoncu, giornalista, documentarista e attivista per i diritti delle persone LGBTQIA+. A moderare il giornalista e nostro collaboratore, Murat Cinar. Incontro introdotto da Michele Borra della redazione di Radio Onda d’Urto. Durante il dibattito si è anche parlato della legge, approvata poche ore dopo l’appuntamento dal Parlamento turco, che prevede la sospensione temporanea e la possibile archiviazione di procedimenti penali contro i militanti curdi, dentro il processo politico scaturito nel febbraio 2025 dall’appello di Ocalan. La cosiddetta “legge sul rafforzamento della solidarietà nazionale e l’integrazione sociale” è stata approvata durante la notte con 468 voti a favore, 88 contrari e 6 astensioni. Ascolta o scarica l’audio del dibattito.Ascolta o scarica
August 11, 2026
Radio Onda d`Urto
Presentata in Turchia la legge sul PKK; è escalation fra Iran e gruppi curdi
È approdata nel parlamento turco la “Legge sul rafforzamento della solidarietà nazionale e dell’integrazione sociale”, approdo di più di due anni di trattative di pace sulla questione curda fra stato turco e Abdullah Ocalan, mediate dal Partito della sinistra filocurda DEM. La proposta prevede che indagini, processi e pene a […] L'articolo Presentata in Turchia la legge sul PKK; è escalation fra Iran e gruppi curdi su Contropiano.
August 10, 2026
Contropiano
Turchia, in arrivo una legge sul PKK e una scissione forzata fra i Repubblicani
Archiviato il vertice NATO, che ha lasciato in eredità i tentativi della Turchia di rientrare nel programma di fornitura degli F-35 – promettendo agli USA la rivendita dei sistemi di difesa missilistica russi S-400 – e di inserirsi nella partita del riarmo europeo tramite la fornitura di droni Baykar, il […] L'articolo Turchia, in arrivo una legge sul PKK e una scissione forzata fra i Repubblicani su Contropiano.
July 22, 2026
Contropiano
Dalla Memoria al Riconoscimento: Roma si confronta con l’eredità del genocidio di Anfal
In un’epoca in cui le convenienze geopolitiche oscurano spesso la verità storica, la lotta contro l’oblio collettivo rimane una delle forme più importanti di difesa dei diritti umani. Un passo significativo in questa direzione è stato compiuto recentemente nel cuore del panorama politico e culturale europeo. Nella storica Sala Di Liegro di Palazzo Valentini, una delle sedi istituzionali più prestigiose di Roma, si è tenuta un’assemblea pubblica non soltanto per commemorare le atrocità del passato, ma anche per chiedere un riconoscimento istituzionale formale del genocidio del popolo curdo e dei crimini sistematici commessi durante la campagna di Anfal. Il simposio internazionale ha riunito rappresentanti politici, attivisti della società civile, difensori dei diritti umani, studiosi e membri della comunità curda. Per i partecipanti, l’incontro è andato ben oltre i confini di un tradizionale evento politico: è stato un potente richiamo alla resilienza di un popolo la cui sofferenza è stata troppo spesso ignorata dalla comunità internazionale. Ad accompagnare il dibattito vi era una toccante mostra documentaria. Attraverso fotografie d’archivio, documenti storici e testimonianze dirette dei sopravvissuti, l’esposizione ha raccontato le conseguenze umane del genocidio e della persecuzione sistematica. Ha inoltre collegato il trauma storico della campagna di Anfal e dell’attacco chimico contro Halabja con il più recente genocidio perpetrato dall’ISIS contro il popolo yazida. Presentando insieme queste tragedie, la mostra ha evidenziato una lezione tanto difficile quanto essenziale: quando un genocidio non viene pienamente riconosciuto, ricordato e affrontato, le condizioni che rendono possibili nuove atrocità rimangono pericolosamente presenti. La scelta di Roma come sede di questa iniziativa possiede un forte valore simbolico e politico. L’obiettivo principale della campagna è ottenere il riconoscimento formale del genocidio di Anfal da parte delle istituzioni democratiche italiane, a partire dal Comune di Roma. Al di là del valore simbolico, questo percorso rappresenta un importante esercizio di responsabilità storica e di giustizia di transizione. Esso riflette la convinzione che una pace duratura non possa essere costruita sul silenzio, sulla negazione o sulla cancellazione della memoria storica. La campagna di Anfal, condotta dal regime baathista di Saddam Hussein tra il 1987 e il 1988, provocò la morte di circa 180.000 civili curdi, la distruzione di oltre 4.000 villaggi e lo sfollamento forzato di intere comunità. Organizzazioni per i diritti umani, studiosi di diritto internazionale e ricercatori specializzati negli studi sui genocidi hanno ampiamente riconosciuto questi eventi come un atto di genocidio. Eppure, nonostante la vastità delle prove storiche disponibili, il riconoscimento politico internazionale rimane ancora incompleto. A più di trent’anni di distanza, i sopravvissuti e i loro discendenti continuano a confrontarsi con il doloroso divario tra memoria e riconoscimento ufficiale. I progressi raggiunti a Roma sono stati possibili grazie all’impegno di diverse figure chiave della vita politica e civile italiana. Un particolare riconoscimento è stato rivolto a Claudia Papatà, membro del Consiglio Comunale di Roma, la cui iniziativa, dedizione e determinazione hanno svolto un ruolo fondamentale nell’avanzamento di questo processo di riconoscimento. I partecipanti hanno inoltre espresso gratitudine nei confronti della Senatrice Susanna Camusso, che ha costantemente utilizzato il proprio ruolo istituzionale per portare all’attenzione delle istituzioni democratiche italiane la tragedia vissuta dal popolo curdo. Il suo sostegno è stato particolarmente evidente durante la commemorazione del 14 aprile, Giornata della Memoria delle vittime di Anfal, quando ha pubblicamente onorato la memoria delle vittime e ribadito l’importanza della responsabilità storica. L’evento ha inoltre messo in evidenza il contributo significativo di Tamara Ferretti e della Commissione Nazionale Donne dell’ANPI (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia). La loro partecipazione ha sottolineato il legame profondo tra le lotte storiche e quelle contemporanee contro l’oppressione. L’ANPI, organizzazione nata dalla Resistenza italiana contro il fascismo e il nazismo, rappresenta da sempre i valori della democrazia, della solidarietà e della dignità umana. Il suo impegno al fianco della società civile curda riflette una comune volontà di contrastare le persecuzioni, difendere i diritti umani e preservare la memoria storica. Le riflessioni emerse all’interno di Palazzo Valentini hanno infine superato i confini geografici del Kurdistan. I relatori hanno sottolineato come il riconoscimento di un genocidio non sia mai un semplice gesto simbolico. Si tratta di una responsabilità morale e politica. Riconoscere un genocidio significa contrastare l’impunità, proteggere la verità storica e rafforzare la coscienza collettiva dell’umanità. In un mondo sempre più segnato da narrazioni concorrenti e interessi geopolitici, dove la sofferenza delle comunità marginalizzate viene spesso ignorata o minimizzata, iniziative come quella di Roma rappresentano un richiamo fondamentale: la giustizia non nasce nei tribunali, ma dal coraggio di ricordare. La memoria di Anfal continua a vivere non soltanto nel popolo curdo, ma anche nelle persone e nelle istituzioni che, in tutto il mondo, credono che i crimini contro l’umanità non debbano mai essere dimenticati, negati o cancellati dalla storia. Mentre il percorso verso un riconoscimento istituzionale formale prosegue, l’assemblea di Roma rappresenta una testimonianza potente di una verità duratura: la memoria, quando è ancorata alla verità, può trasformare il trauma storico in responsabilità collettiva e il ricordo in un’azione concreta. L’autore desidera esprimere la propria gratitudine a Gulala salih, relatore al simposio di Roma, per i preziosi contributi e le importanti riflessioni che hanno arricchito la stesura di questo articolo. Shayan Moradi
June 18, 2026
Pressenza
Con il «no» svedese Bella Demhat rischia la vita
di Murat Cinar Bella Demhat, attivista trans e curda perseguitata in Turchia, rischia l’espulsione dalla Svezia nonostante il rischio certo di morte. Le istituzioni europee ignorano la violenza sistematica contro le persone lgbtqi+ in Turchia, preferendo alleanze geopolitiche alla protezione dei diritti umani. QUI L’ARTICOLO COMPLETO: https://ilmanifesto.it/trans-curda-attivista-bella-demhat-con-il-no-svedese-rischia-la-vita  
Erdogan “il mediatore” schiaccia l’opposizione
Nella giornata di ieri, la polizia turca ha fatto irruzione nella sede nazionale del CHP, il principale partito di opposizione al governo di Erdogan, con tanto di gas lacrimogeni e proiettili di gomma. Un’azione che ha lasciato molti senza parole, per la sua immediatezza e per l’audacia con cui il […] L'articolo Erdogan “il mediatore” schiaccia l’opposizione su Contropiano.
May 25, 2026
Contropiano
«Pioggia di nuvole»
Louis Perez (*) racconta il “diario” di Denise Bilgin sulla resistenza a Kobanê. «Per molti anni la città ebbe due nomi diversi. Nella lingua parlata da chi viveva lì è Kobanê… nei documenti ufficiali è Ayn al Arab, l’occhio degli arabi». Uno dei luoghi in cui più si è combattuto durante l’assedio di Kobanê è il cartello di benvenuto in