Il Pilastro di Bologna, dalla citofonata di Salvini alla morte di Fakir: storia del quartiere popolare e dei suoi 60 anni tormentati
Dagli insediamenti di edilizia popolare degli anni Sessanta per all’arrivo «dei
meridionali» all’immigrazione straniera degli ultimi vent’anni: pagine dolorose
come la strage della Uno Bianca e proteste recenti per i progetti del Comune si
mischiano a realtà culturali e sociali che vogliono cambiarlo
Di recente ha compiuto 60 anni. A Bologna è da sempre etichettato con quel
nomignolo che alcune zone delle città non riescono proprio a togliersi,
nonostante nel tempo progetti sociali e iniziative culturali provino a cambiare
volto (quantomeno la nomea) dei «quartieri difficili».
A Bologna c’è la Bolognina (zona stazione), c’è la Barca (che adesso vanta anche
un tratto di portici Unesco, il «Treno» maxi insediamento di edilizia popolare)
e poi c’è lui, il Pilastro, che per anni ha etichettato anche chi ci abita «i
pilastrini».
Il Pilastro, «quartiere difficile» di Bologna che esiste da 60 anni
Un quartiere difficile, spesso associato a fatti di cronaca, episodi di
criminalità o polemiche cittadine: il quartiere bolognese del Pilastro (dove si
è verificato il caso dell’uomo morto durante un’operazione di polizia) ha appena
compiuto 60 anni, perché proprio nel luglio 1966 furono consegnate le chiavi dei
primi appartamenti delle case popolari, occupate prevalentemente da famiglie del
sud Italia trasferitesi a Bologna per lavoro.
Negli anni Settanta venne inaugurato il «Virgolone», uno degli edifici più
simbolici, lungo circa 700 metri.
La trasformazione con l’immigrazione
Il nome Pilastro deriva dalla presenza di un piccolo pilastro, segno del
passaggio di una antica strada romana, su cui era collocata una Madonnina,
tuttora esistente all’angolo tra via San Donato e via del Pilastro, da cui
quest’ultima prende il nome.
In origine via del Pilastro attraversava longitudinalmente il quartiere, ma con
il tempo è diventata una strada secondaria dopo la costruzione di arterie di
maggiore rilevanza. La grande trasformazione avvenuta nel tempo è legata
all’immigrazione: prima qui vivevano gli italiani del Sud, poi sono arrivati gli
«stranieri». Nel corso dei suoi sessant’anni di storia la composizione sociale
del Pilastro è così cambiata, alimentando tensioni sociali ma facendo fiorire
anche progetti d’integrazione.
La Strage del Pilastro della Uno Bianca
Nel 1991 il Pilastro fu teatro di una delle più efferate stragi della Uno
Bianca, dove morirono i carabinieri Mauro Mitilini, Andrea Moneta e Otello
Stefanini, ai quali è stata intitolata la stazione dei carabinieri recentemente
inaugurata proprio con l’obiettivo di rafforzare nel quartiere, che si trova
nella periferia est della città, la presenza delle forze dell’ordine.
La citofonata di Salvini alle elezioni regionali del 2020
Nel 2020 il quartiere balzò al centro della campagna elettorale per le regionali
quando il leader della Lega Matteo Salvini citofonò a una famiglia per chiedere
se in quella casa abitasse uno spacciatore. L’esito delle urne non fu felice per
il centrodestra, che sperava di ribaltare per la prima volta nella storia il
governo dell’Emilia-Romagna, ma Stefano Bonaccini ebbe la meglio su Lucia
Borgonzoni.
Le recenti tensioni legate al Museo dei bambini
Di recente è tornato al centro della tensione, per il movimento di opposizione
al progetto del MuBa, il museo dei bambini e delle bambine promosso dal Comune
di Bologna che dovrebbe aprire a breve. L’opposizione a questo progetto è spesso
sfociata in scontri con la polizia ed è stata dovuta al taglio degli alberi e
l’impatto ambientale che per i contestatori avrebbe il progetto.
Il film che racconta la storia e il presente del Pilastro
Di recente la storia e il presente del Pilastro sono diventati anche un film. Il
regista è il toscano Roberto Beani, nato nel 1979: «Nel 2021 ho tenuto un corso
alla Cineteca di Bologna- ha raccontato il regista al Corriere di Bologna –
sulle tecniche di reportage e con i ragazzi abbiamo fatto un piccolo lavoro sul
Pilastro. Lì mi sono reso conto di quanto fosse interessante e mi è subito
venuta voglia di farne un documentario. Caso ha voluto che Bruna Gambarelli di
Laminarie contattasse poco dopo la casa di produzione con la quale lavoro da
sempre, la Lab Film di Mauro Bartoli. Così mi sono proposto per fare il regista.
Bruna e il Dom (uno spazio culturale storico del quartiere) sono state le corsie
preferenziali per entrare in contatto con alcune realtà».
Un tram chiamato desiderio
Recente è anche la rabbia per essere stati al momento esclusi dal progetto della
linea del tram (la rossa) che sarà inaugurata l’anno prossimo: previste
inizialmente nel progetto le fermate al Pilastro ma rimaste ingarbugliate anche
nei cantieri che riguarderebbero il Passante di Bologna. Il Comune aveva
previsto di collegare anche il Pilastro con la linea tramviaria, si partirà
senza, ma l’obiettivo è riuscire a dare al quartiere una nuova possibilità di
svolta.
Podcast del Corriere: La morte di Fakir. Inizia l’era Burnham. Perché la Spagna
domina
Altri approfondimenti sul quartiere Pilastro:
> La vicenda di Fakir ricorda che la salute mentale è (soprattutto) una
> questione di classe
L’intervento del Centro Medico Sistematico di Psicologia Applicata al Pilastro,
iniziato nell’ottobre 1969, ha evidenziato criticità legate a sovraffollamento,
isolamento e carenza di servizi educativi. Il progetto si è interrotto a causa
della mancanza di continuità istituzionale, lasciando irrisolti i bisogni di
supporto sociale e specialistico della comunità. Approfondisci l’analisi su :
http://www.risme.cittametropolitana.bo.it/mente-salute-mentale-percorsi/storia-laboratorio-psicologia-applicata/esperienza-Pilastro.html
Redazione Bologna