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Legge Romeo e confusione tra antisemitismo e antisionismo: opuscolo chiarificatore
Pubblichiamo un interessante opuscolo, intitolato “Antisionismo non è antisemitismo”, stampato nel marzo 2026 in cui si critica duramente i disegni di legge (DDL) italiani volti a contrastare l’antisemitismo, ribattezzati nel testo come norme “salva-sionismo”. Oggetto della critica è la definizione di antisemitismo, infatti il testo contesta l’adozione ufficiale della definizione di dell’IHRA (International Holocaust Remembrance Alliance) da parte delle istituzioni italiane. La definizione confonde intenzionalmente la legittima critica politica allo Stato di Israele o al sionismo con l’antisemitismo. In particolare, vengono presi in esame diversi DDL presentati in modo trasversale da esponenti di vari schieramenti politici (tra cui Gasparri, Delrio, Scalfarotto e Romeo) e poi alla fine si descrive il voto del 4 marzo 2026, in cui il Senato ha approvato il DDL Romeo con 105 voti favorevoli. Il testo sottolinea la convergenza sul tema tra le forze di maggioranza e parte dell’opposizione (come Italia Viva, Azione e alcuni esponenti del PD). L’opuscolo denuncia quello che viene definito un “approccio sistemico” e securitario dello Stato, che si articolerebbe attraverso: * Scuola e Università: Obblighi di formazione per i docenti basati sui dettami IHRA, monitoraggio delle opinioni degli studenti e revisione dei libri di testo;. * Forze dell’ordine e Magistratura: Corsi specifici per identificare i reati con matrice antisemita; * Web e Sport: Inserimento di clausole contro l’antisemitismo nei codici etici delle piattaforme social, del CONI e della FIGC; * Dossieraggio: Monitoraggio e catalogazione degli “hate incidents” (episodi d’odio), anche quando non superano la soglia del reato penale. Alla fine, emerge che le modifiche apportate al testo in Commissione (come l’eliminazione dei divieti preventivi di manifestazione e di alcune sanzioni penali immediate) siano solo di facciata, pensate per evitare rilievi di incostituzionalità, ma le nuove norme servirebbero in realtà a tutelare gli interessi geopolitici occidentali, reprimere il dissenso delle classi subalterne e criminalizzare il movimento di solidarietà con la Palestina. Sulla questione della confusione pregiudiziale tra antisemitismo e antisionismo segnaliamo anche l’ottimo articolo scritto da Terry Silvestrini a questo link. L’opuscolo si chiude con un appello alla mobilitazione e alla lotta nelle piazze contro questo impianto normativo. Opuscolo antisionismoDownload -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
L’effetto Gaza travolge il Labour: collassa il supporto ai “progressisti” britannici
La strutturale complicità nel genocidio dei palestinesi sta presentando un conto salatissimo al governo laburista di Londra. Un sondaggio commissionato da Palestine Solidarity Campaign (PSC) e Friends of the Earth UK e condotto dall’istituto Opinium, ha mostrato che il tema Gaza ha avuto e avrà un ruolo centrale nelle tornate […] L'articolo L’effetto Gaza travolge il Labour: collassa il supporto ai “progressisti” britannici su Contropiano.
June 11, 2026
Contropiano
Tribunale federale respinge le accuse contro attivisti filopalestinesi: l’antisionismo non è antisemitismo
In un’importante vittoria per la libertà di espressione, un tribunale federale ha respinto definitivamente tutte le accuse di cospirazione contro i diritti civili mosse contro The People’s Forum e altri imputati a seguito dell’occupazione, nell’aprile 2024, della Hamilton Hall — Hind’s Hall — alla Columbia University. La sentenza è una rivendicazione del diritto del People’s Forum (TPF) e di altri di condannare i crimini di guerra e il genocidio compiuti da Israele e sostenuti dagli Stati Uniti e di appoggiare gli studenti che chiedono il disinvestimento. Il Partnership for Civil Justice Fund (PCJF) ha rappresentato il People’s Forum nel contenzioso. In una sentenza emessa il 1° giugno 2026, la giudice Colleen McMahon della Corte Distrettuale degli Stati Uniti per il Distretto Meridionale di New York ha respinto tutte le richieste federali ai sensi degli articoli 42 U.S.C. §1985(3) e §1986. La causa, ora respinta, era stata intentata dal Louis D. Brandeis Center for Human Rights Under Law e dallo studio legale Torridon per conto di due dipendenti della Columbia University. Il Brandeis Center ha sostenuto che il fatto che il TPF esercitasse la libertà di parola per sostenere gli studenti accampati, invocare il disinvestimento da Israele e condannare la violenza israeliana costituisse un atto di odio antisemita. Il PCJF ha sostenuto che il Brandeis Center stava confondendo l’antisionismo, un punto di vista politico protetto, con l’antisemitismo nel tentativo di reprimere e sopprimere coloro che si oppongono al sionismo o che condannano i crimini e il genocidio israeliani. La Corte ha respinto categoricamente le argomentazioni dei ricorrenti, stabilendo che non erano riusciti a dimostrare la fondatezza di nessuna delle accuse mosse contro il TPF. La Corte ha respinto la tesi centrale dei ricorrenti secondo, cui l’opposizione al sionismo o alla politica del governo israeliano costituisce prova di un sentimento antisemita. Adottando un precedente della Corte d’Appello del Primo Circuito, il giudice McMahon ha affermato che «la scelta di criticare le azioni di Israele a Gaza non manifesta necessariamente antisemitismo», e ha osservato che le opinioni sulle politiche di Israele differiscono «anche tra ebrei e israeliani». La Corte ha giustamente osservato che persino «la stessa comunità ebraica è divisa sul fatto che l’antisionismo sia intrinsecamente antisemita». «L’equiparazione dell’antisionismo all’antisemitismo è una tattica politica volta a mettere a tacere e penalizzare coloro che, come The People’s Forum, sono solidali con la popolazione di Gaza e della Palestina. Questa sentenza chiarisce che il TPF è pienamente nel suo diritto di difendere i diritti umani e civili e di opporsi al genocidio. Si tratta di una schiacciante vittoria per la libertà di parola», ha affermato Carl Messineo, direttore legale del PCJF e consulente legale del TPF. «Il rigetto da parte della Corte di questo atto di guerra ideologica inteso a mettere a tacere i punti di vista filopalestinesi è una vittoria decisiva per la libertà di parola. Come ha riconosciuto la Corte, la critica a Israele e alla sua guerra contro Gaza è un discorso politico che ha diritto alla protezione del Primo Emendamento. Non esiste un’eccezione palestinese al Primo Emendamento», ha affermato Sarah Taitz, avvocato dello staff del PCJF e consulente legale nel contenzioso. «Questa causa fa parte di un attacco ideologico organizzato contro il movimento per la giustizia per il popolo palestinese, compresa l’opposizione al genocidio sostenuto dagli Stati Uniti. Abbiamo assistito a un flusso costante di questo tipo di cause legali motivate politicamente e prive di fondamento in tutto il Paese», ha dichiarato Mara Verheyden-Hilliard, direttrice esecutiva del PCJF e consulente legale nel contenzioso. “Siamo molto lieti di vedere che questo attacco alla libertà di parola attraverso l’abuso del sistema giudiziario sia stato alla fine respinto. Continueremo a lottare in difesa del Primo Emendamento e contro questo assalto motivato politicamente”. The People’s Forum ha dichiarato: “Accogliamo con favore la decisione del tribunale, che afferma un principio fondamentale del Primo Emendamento: le organizzazioni non possono essere penalizzate per aver intrapreso attività protette di libertà di espressione. Cause legali come questa hanno lo scopo di mettere a tacere organizzazioni come la nostra prosciugando le risorse di chi alza la voce. Speriamo che questa sentenza scoraggi altri dall’utilizzare il sistema legale per sopprimere il movimento in solidarietà con la Palestina. L’antisionismo non è antisemitismo, e nessuna causa legale può cambiare questo fatto. The People’s Forum è grato al nostro team legale e a tutti coloro che si schierano dalla parte giusta della storia.” Tutte le accuse contro The People’s Forum sono state respinte con pregiudizio, con la Corte che ha negato l’autorizzazione a modificare la denuncia definendola “inutile”. Il Partnership for Civil Justice Fund (PCJF) è un’organizzazione per la libertà di parola, i diritti costituzionali e i diritti civili che da oltre 30 anni rappresenta migliaia di individui e organizzazioni in difesa dei diritti costituzionali in tutti gli Stati Uniti. Il PCJF ha sede a Washington, D.C., con un ufficio sulla costa occidentale a Oakland, in California. Per ulteriori informazioni, visitate www.justiceonline.org o seguiteci su Bluesky, X e Instagram: @thePCJF.   Redazione Italia
June 10, 2026
Pressenza
Docente statunitense sospesa per un compito che citava la violenza contro i palestinesi
Savneet Talwar, professoressa ordinaria di arteterapia alla School of the Art Institute of Chicago (SAIC), è stata sospesa dall’insegnamento e persino posta sotto indagine per aver assegnato un compito in cui veniva semplicemente citata la violenza contro i palestinesi, senza nemmeno dichiarare il colpevole, ovvero Israele. Questo ennesimo atto repressivo, […] L'articolo Docente statunitense sospesa per un compito che citava la violenza contro i palestinesi su Contropiano.
June 6, 2026
Contropiano
Erri De Luca ignora volutamente cosa sia il sionismo
Il 25 maggio 2026, mentre i morti certificati a Gaza superano i 70 mila, mentre la realtà stessa e la Corte Internazionale di Giustizia parlano di “genocidio”, lo scrittore Erri De Luca ha rilasciato un’intervista a Israel Hayom — il quotidiano fondato dal miliardario trumpiano Sheldon Adelson come strumento di supporto a Netanyahu — in cui si dichiara “sionista” e dice che definire “genocidio” quello che accade a Gaza è “una distorsione storica e verbale” (qui una traduzione dell’intervista a De Luca). Dopo i numerosissimi commenti critici sui social, Erri De Luca è tornato a chiarire la sua posizione, via Facebook: “Ritorno su una parola infelice. Oggi sionismo coincide con il governo della peggiore destra israeliana. Ho voluto recuperare il senso originale del termine. Sionista è chi riconosce lo Stato di Israele. Chi crede che la soluzione del conflitto consista in due Stati, uno palestinese e uno israeliano, è per me sionista. Chi sostiene l’eliminazione d’Israele dalla carta geografica è antisionista.” Una definizione così larga da svuotare la parola di ogni contenuto storico e da renderla accettabile a chiunque. Dalle dichiarazioni, Erri De Luca dimostra non solo di non conoscere la storia, ma di non conoscere nemmeno il significato del termine “sionismo” e di continuare a perseverare nella sua ignoranza narrativa, tentando di risignificare in modo autoreferenziale e personalistico un termine (vedasi: “… è per me sionista”) che ha già la sua definizione. Il fatto che lui non lo conosca (o lo voglia volutamente manipolare e distorcerne il significato) non significa che per il restante della popolazione informata, cosciente e che si occupa di Palestina, il significato della parola “sionismo” non sia chiaro. Sebbene nasca in realtà nel 1600, il sionismo si concretizza come ideologia politica nazionalistica nel 1800, nata dall’ebreo ateo Theodor Herzl, il cui fine è la costruzione artificiale del “popolo ebraico” (leggasi “L’invenzione del popolo ebraico” di Shlomo Sand) e l’affermazione del suo presunto diritto all’autodeterminazione del “popolo ebraico” e il supporto alla formazione di uno “Stato ebraico” in qualsiasi parte del mondo. Originariamente le zone in cui si voleva far nascere lo Stato ebraico sono state molteplici: Argentina, Uganda, Madagascar ed altre ancora. Solo alla fine si è pensato alla Palestina come “terra ideale”, riesumando la diaspora ebraica del 70 d.C. e rifacendosi alle citazioni del Tanakh e della Bibbia, che parlano di “Terra di Israele” come la “Terra Promessa”. Il sionismo ha piegato il messaggio ebraico della “terra promessa” ai suoi fini, in quanto per gli ebrei si sarebbe potuto tornare alla “terra promessa” solo con la venuta del Messiah, cosa che gli ebrei stanno ancora aspettando. La retorica della “terra promessa” ha giustificato la creazione dell’Entità sionista d’Israele attraverso la colonizzazione della Palestina storica, tentando, almeno a partire dagli anni 1930, di ottenerne un territorio il più esteso possibile e di ridurre al minimo la presenza di arabi palestinesi al suo interno. Dopo la pubblicazione del saggio Der Judenstaat (lo Stato ebraico) all’inizio del 1896, Theodore Herzl fece seguire il Primo Congresso Sionista, che si tenne a Basilea dal 29 al 31 agosto 1897, in modo da costituire un movimento permanente. Il Programma di Basilea affermò che «il sionismo si sforza di ottenere per il popolo ebraico un focolare garantito dal diritto pubblico in Palestina». I metodi da adottare per il raggiungimento di questo obiettivo comprendevano l’incoraggiamento della colonizzazione ebraica in Palestina, l’unificazione e l’organizzazione di tutte le comunità ebraiche, il rafforzamento della coscienza ebraica individuale e nazionale e iniziative per assicurarsi l’appoggio dei diversi governi per realizzare gli obiettivi del sionismo. Il sionismo ha avuto il via libera grazie alla Dichiarazione Balfour del 1917, un documento ufficiale della politica del governo britannico in merito alla spartizione dell’Impero ottomano da realizzarsi all’indomani della prima guerra mondiale, in cui l’allora ministro degli esteri del Regno Unito Arthur Balfour (ultraconservatore, massone e dichiarato antisemita) scriveva a Lord Rothschild (inteso, quest’ultimo, come principale rappresentante della comunità ebraica del Regno Unito e referente del movimento sionista) che il governo del Regno Unito guardava con favore alla creazione di una “dimora nazionale per il popolo ebraico” in Palestina, allora ancora parte dell’Impero ottomano. Le motivazioni di tale dichiarazione non erano filantropiche né tantomeno filo-ebraiche, ma anzi erano viste come l’occasione per Balfour, dichiaratamente antisemita, di sbarazzarsi degli ebrei inglesi, dando inizio a migrazioni più o meno volontarie. La colonizzazione della Palestina è stata permessa, in modo massiccio, proprio dagli Accordi di Haavara tra Germania nazista ed ebrei tedeschi sionisti firmato il 25 agosto 1933. L’accordo venne definito dopo tre mesi di colloqui dalla Federazione sionista tedesca, dalla Banca anglo-palestinese (sotto la direttiva dell’Agenzia ebraica) e dalle autorità economiche della Germania nazista. Fu un fattore importante nel rendere possibile la migrazione di circa 60.000 ebrei tedeschi in Palestina tra il 1933 ed il 1939. Anche qui l’obiettivo non era filantropico, ma era connotato da profondo antisemitismo: le organizzazioni sioniste d’estrema destra tedesche erano simpatizzanti del Fuhrer e il loro obiettivo dichiarato era perseguire l’obiettivo degli Accordi di Haavara, ovvero quello di spingere gli ebrei tedeschi, attraverso una propaganda idilliaca sulle possibilità di lavoro in Palestina, a migrare forzatamente in Palestina. Non a caso, se le organizzazioni ebraiche e giovanili di sinistra vennero messe fuorilegge dal Terzo Reich, le organizzazioni sioniste d’estrema destra appoggiarono il Reich e godettero del suo appoggio fino a quando non caddero vittime delle leggi razziali del 1935. Anche se poi, molti di loro diventarono collaborazionisti del Reich, come racconta molto bene Hannah Arendt nel suo capolavoro “La banalità del male”. Il sostegno al sionismo crebbe in particolare nel secondo dopoguerra, successivamente all’Olocausto e allo scadere del mandato britannico della Palestina: ciò portò condizioni più favorevoli per una dichiarazione d’indipendenza israeliana. La nascita dello Stato di Israele nel 1948 si fonda sulla nakba, ovvero la strage di palestinesi che diede origine a quello che lo storica israeliano Ilan Pappè chiama “genocidio incrementale” dal 1948 ad oggi, sfociato nell’escalation militare israeliana genocidiaria a Gaza del 2023. Il sionismo è un fenomeno che, per quanto si inserisca nei nazionalismi ottocenteschi, si concretizza come colonialismo d’insediamento caratterizzato da profondi sentimenti di anti-arabismo, etnocentrismo e suprematismo bianco. Per questi motivi, e per le sue radici ideologiche nazionaliste, il sionismo ha spaccato il mondo ebraico. Sionismo ed ebraismo sono due concetti diversi e, per quanto il sionismo si serva dell’ebraismo per giustificare se stesso, è ben diverso e distinto da esso. Moltissimi sono gli ebrei che si sono sempre dichiarati antisionisti ed hanno percepito il sionismo come un male per gli ebrei nel mondo. La stessa Hannah Arendt lo afferma. Questo è il sionismo, ovvero questa è la sua storia e questo è il suo presupposto, che esso sia di stampo religioso, messianico, revisionista (che poi è quello veramente maggioritario e simpatizzante con il fascismo storico) o liberale (alla Rabin). C’è chi continua a parlare del “sionismo buono”, quello dei famigerati kibbutz, che sarebbero delle idilliache ed edeniche comuni di stampo socialista: si tratta di una bufala. I kibbutz sono sorti su territori occupati, strappati ai palestinesi, che ben poco avevano di socialista. Sarebbe interessante invece collocarli nelle forme di comunitarismo e di rossobrunismo ante-litteram, ben diverso dagli ideali socialisti e di liberazione nazionale che hanno caratterizzato la storia di tutto il Novecento. Per il resto, i “sionisti buoni” liberali, alla Rabin, e laburisti (non a cosa la derivazione è inglese), alla Golda Meir, sono tutto fuorchè “buoni”. Sono stati parte integrante di quelli che hanno spianato la strade all’estrema destra sionista di Netanyahu, perchè la gente, alla copia, preferisce sempre l’originale: meglio un fascista originale che una copia di fascista. Questo è ciò che è il sionismo, e non significa credere nella soluzione binazionale, né tantomeno nei falliti Accordi di Oslo, che hanno sostanzialmente aperto alla colonizzazione a macchia di leopardo della Cisgiordania fino ad oggi, visto che Israele li ha sempre violati in modo sistematico. In tutto ciò Israele non è “l’unica democrazia in Medioriente”, ma un tentativo di occidentalizzare il Medioriente (meglio definita come Asia Occidentale) attraverso l’unica etnocrazia al mondo priva di Costituzione, fondata sul teocon e che non possiede nemmeno confini precisi. Quando si parla dei “confine del 1967” solitamente si fa riferimento alla Risoluzione 181 dell’ONU come se avesse disposto la spartizione della Palestina. In realtà si tratta di un errore storico, giuridico e geografico: la Risoluzione 181 dell’Onu non dispone nessuna partizione e non ha nemmeno raccomandato quel confine anche perché, giuridicamente, Israele non ha confini. I cosiddetti “confini pre-5 giugno 1967” non sono altro che la linea dell’armistizio con cui è avvenuta l’acquisizione giuridicamente inaccettabile del 78% dei territori palestinesi (non del 56%, come “disponeva” la risoluzione ONU) su cui ad oggi non vige alcun trattato di pace. La retorica erronea e vergognosa dei “confini del 1967” è solo un favore gratuito ad Israele che gli permette di perseverare nell’occupazione coloniale di terre non sue. Israele non ha confini, se non nei suoi progetti e nelle sue mappe coloniali risalenti a ben prima del 29 novembre 1947, ovvero con il Piano Dalet: il piano bellico stabilito dal movimento terrorista sionista d’estrema destra Haganah nel marzo 1948, stilato da Israël Ber e Moshe Pasternak, sotto la supervisione del capo delle operazioni dell’Haganah Yigael Yadin durante la guerra arabo-israeliana del 1948, con il fine di inglobare tutta la Palestina storica con parti di Siria, Giordania, Libano oltre all’intera Terra di Canaan. Israele non ha confini, se non quelli previsti dal Piano Yinon (ideato e scritto da Odeon Yinon nel 1982), che prevede una “grande Israele” creata un giorno dalla distruzione delle nazioni arabe oggi percepite come minacce per Israele. Il piano prevedeva di rovesciare i governi arabi esistenti, lasciandosi alle spalle sette caotiche e contrapposte di enclave musulmane facilmente conquistabili, che avrebbero, di fatto, giustificato una “grande Israele” dominante dal Mar Mediterraneo attraverso i fiumi Tigri ed Eufrate. Il Piano Yinon era pensato come una campagna sistematica per minare, dividere e distruggere con ogni mezzo necessario le diverse nazioni arabe per consentire a Israele di progredire senza ostacoli, con il sostegno esterno delle correnti sioniste nei movimenti neoconservatori americani e fondamentalisti cristiani. Israele e i suoi governi stanno attuando con enormi successi ciò che sono questi obiettivi. Con l’attuale “soluzione finale” a Gaza sembra che Netanyahu abbia tratto ispirazione dal Piano D e dal Piano Yinon e che li stia mettendo in atto sotto mentite spoglie. Tutti sanno cosa è il sionismo, se Erri De Luca non l’ha ancora capito o finge di non averlo capito, per di più negando il genocidio in atto a Gaza e la repressione sistematica in Cisgiordania, è problema ESCLUSIVAMENTE suo. Il tutto aggravato dal fatto che persiste nel suo negare il genocidio in atto a Gaza. Quindi lui non ha diritto ad aprire nessun dibattito: lui o non conosce o volutamente ignora una fetta di storia e continua a perseverare in questo. Non è “sionista chi sostiene la soluzione a due Stati”, ma è sionista chi sostiene il sionismo come ideale nazionalistico e come colonialismo di insediamento; come colonizzazione ed “occupazione belligerante” (come riconosciuta dall’ONU) della Palestina e delle alture del Golan con l’obiettivo della “grande Israele”; come repressione, violenza sistematica, apartheid razzista e coloniale nei confronti del popolo palestinese e delle minoranza non-bianche che Israele marginalizza; e come militarizzazione forzata e repressiva delle terre palestinesi. Chi collabora e sostiene tale sistema è complice di una violazione inaudita dei diritti umani, oltre a violare il diritto all’autodeterminazione del popolo palestinese. Le parole di Erri De Luca, oltre a generare ulteriore confusione, rischiano di riaprire un dibattito inutile e sterile con l’obiettivo di riscrivere la storia con altre parole e definizioni: cosa che a lui piace molto. Se lui ha delle difficoltà a comprendere cosa sia o non vuole accettare che il sionismo sia un’altra cosa rispetto a quello che sostiene, deve informarsi o semplicemente stare in silenzio e non continuare a lanciare frecce nella speranza che qualcuno lo ri-citi e gli dia corda. Questo fa lui ed é disdicevole. Erri De Luca deve decidersi, o è sionista, o è per la soluzione binazionale (cosa ormai superata anche nei movimenti in solidarietà con la Palestina), o dichiararsi contro il genocidio, o continuare a fare lo “scemo di guerra”. Se vuole uscire dal suo stato di minorità, per citare Kant, potremmo aprire un dibattito, altrimenti ogni suo contributo è vano.   Ulteriori informazioni sul sionista Erri De Luca: > Il paralogismo di Erri De Luca > Le parole di Erri De Luca hanno un peso determinante? > Erri De Luca a Gerusalemme Lorenzo Poli
May 28, 2026
Pressenza
Trailer «Silenzio stampa» – documentario sugli attacchi squadristi di stampo sionista a Roma
Il documentario «Silenzio stampa», realizzato dal collettivo Restiamo umani, di cui l’identità dei membri è rimasta anonima per tutela da eventuali rappresaglie, ha come obiettivo di denunciare e fare luce sull’impunità di cui godono gli autori dei numerosi attentati e aggressioni di matrice sionista che si sono verificati a Roma a partire dagli attacchi del 7 ottobre 2023. L’inchiesta, che uscirà nella sua versione integrale venerdì 29 maggio sui canali di Restiamo umani e che verrà ripresa anche su DinamoPress, descrive in dettaglio le continue minimizzazioni da parte degli organi stampa e istituzionali delle violenze perpetrate ai danni di militanti e attiviste antifasciste e antifascisti in contesti di manifestazioni di protesta contro il genocidio perpetrato a Gaza dall’esercito israeliano o in generale in solidarietà con la causa palestinese. Negli ultimi due anni infatti le intimidazioni e le violenze verso chi esprime solidarietà con il popolo palestinese si sono fatte sempre più frequenti. Questo fenomeno, presente in tutto il mondo, si è verificato con particolare intensità nella città di Roma, soprattutto nel quadrante sud orientale della capitale. Violenze a studenti liceali accusati di aver gridato “Free Palestine” nel cortile di una scuola, striscioni intimidatori contro il collettivo studentesco del liceo Manara, ordigni artigianali fatti esplodere davanti all’entrata del centro sociale La Strada, aggressioni, minacce e pestaggi si sono susseguiti nel corso degli ultimi mesi. Tutti episodi riconducibili, in modo più o meno rivendicato, alle frange più estremiste e militanti del sionismo romano, che negli ultimi anni ha adottato sempre di più un modus operandi e un’estetica legati alla tradizione dell’estrema destra italiana. Non perdere l’uscita della versione integrale del documentario, segui i canali di Restiamo umani (Instagram, Blog e Youtube) e le pagine web e social di DinamoPress per ogni aggiornamento. Questo articolo è gratuito, ma produrlo richiede tempo e impegno. Per mantenere la nostra informazione libera e accessibile, abbiamo bisogno del tuo contributo, anche piccolo. Trasforma la tua lettura in un atto di sostegno, clicca sul banner qui sotto per fare una donazione. Puoi anche donare il tuo 5X1000, CF: 96405560580 L'articolo Trailer «Silenzio stampa» – documentario sugli attacchi squadristi di stampo sionista a Roma proviene da DINAMOpress.
May 27, 2026
DINAMOpress
La falsa morale dei complici
Il governo Meloni e la “sinistra per Israele” si indignano per Ben-Gvir solo quando l’umiliazione colpisce gli europei, ma hanno taciuto davanti al genocidio palestinese, alle torture, alla fame e …
#Firenze. Antisionismo e repressione Firenze per la Palestina presenta il dossier ANTISIONISMO E REPRESSIONE, excursus e attualità del decreto Romeo su #antisemitismo e #antisionismo collegato al pacchetto sicurezza 2026. Giovedì 7 maggio ORE 17:00. Presenti l’avvocato Sauro Poli e il giornalista Antonio Mazzeo. Sala Conferenze c/o Infopoint https://contropiano.org/eventi/firenze-antisionismo-e-repressione
May 5, 2026
Antonio Mazzeo