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I militari Usa soffocano l’America latina
Lo scopo della militarizzazione è duplice: ridurre il conflitto sociale e tutelarsi di fronte alla Cina di David Lifodi Immagine ripresa da https://periodicoopcion.com/ Ormai in America latina le truppe statunitensi si sentono a casa. Oltre alla pressione costante esercitata sul Venezuela sfociata nell’aggressione contro Caracas, è sempre maggiore il numero di paesi che, in alcuni casi, concedono senza alcun problema
Il Perù non è un paese sicuro per le donne. Disapplicata la normativa nazionale di cui all’art. 2-bis comma 1 del D. Lgs. n. 25/2008
Importante pronuncia per i diritti delle donne peruviane da parte del Tribunale di Milano in sede cautelare. Nel caso di specie la Commissione Territoriale aveva adottato nei confronti della persona ricorrente la procedura accelerata di cui all’art. 28-bis comma 2 lett. c) del D. Lgs. n. 25/2008 sul presupposto della sua provenienza da un Paese designato di origine sicura ai sensi dell’art. 2-bis (nella specie, Perù), dichiarando manifestamente infondata la sua domanda ai sensi dell’art. 28-ter comma 1 lett. b). Parte ricorrente ha proposto tempestivo ricorso, contestando la decisione dell’autorità amministrativa, con richiesta di sospensione degli effetti esecutivi ai sensi dell’art. 35-bis comma 4 del D. Lgs. n. 25/2008, secondo il quale tale efficacia può essere sospesa “quando ricorrono gravi e circostanziate ragioni”. Il Tribunale di Milano ha quindi accolto il ricorso cautelare in base ad una corretta applicazione delle fonti del diritto. La Corte di giustizia dell’Unione europea, definendo con sentenza del 4 ottobre 2024 la causa di rinvio pregiudiziale C-406/22 [CV]2, ha statuito, da un lato, che “l’articolo 37 della direttiva 2013/32 dev’essere interpretato nel senso che esso osta a che un paese terzo possa essere designato come paese di origine sicuro allorché talune parti del suo territorio non soddisfano le condizioni sostanziali di siffatta designazione, enunciate all’allegato I di detta direttiva” e, dall’altro lato, che “l’articolo 46, paragrafo 3, della direttiva 2013/32, letto alla luce dell’articolo 47 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, dev’essere interpretato nel senso che quando un giudice è investito di un ricorso avverso una decisione di rigetto di una domanda di protezione internazionale esaminata nell’ambito del regime speciale applicabile alle domande presentate dai richiedenti provenienti da paesi terzi designati come paese di origine sicuro, conformemente all’articolo 37 di tale direttiva, tale giudice, nell’ambito dell’esame completo ed ex nunc imposto dal suddetto articolo 46, paragrafo 3, deve rilevare, sulla base degli elementi del fascicolo nonché di quelli portati a sua conoscenza nel corso del procedimento dinanzi ad esso, una violazione delle condizioni sostanziali di siffatta designazione, enunciate all’allegato I di detta direttiva, anche se tale violazione non è espressamente fatta valere a sostegno di tale ricorso”; la stessa Corte, definendo in Grande Camera, con sentenza del 1 agosto 2025, le cause riunite di rinvio pregiudiziale C-758/24 [Alace] e C-759/24 [Canpelli]3, ha dato continuità a tale giurisprudenza statuendo che “l’articolo 37 della direttiva 2013/32, letto in combinato disposto con l’allegato I a tale direttiva, deve essere interpretato nel senso che esso osta a che uno Stato membro designi come paese di origine sicuro un paese terzo che non soddisfi, per talune categorie di persone, le condizioni sostanziali di siffatta designazione, enunciate all’allegato I a detta direttiva”. Ciò posto, dopo aver scrutinato le COI vigenti, il Collegio ha concluso che la situazione nel Paese, “comportante persecuzione e trattamenti disumani e degradanti nei confronti di un’intera categoria di persone, ovvero quella delle donne, è tale da imporre la disapplicazione dell’art. 2-bis comma 1 del D. Lgs. n. 25/2008 – per contrasto con l’art. 37 della direttiva 2013/32/UE, letto in combinato disposto con l’allegato I a tale direttiva – nella parte in cui designa anche il Perù quale Paese di origine sicuro”. Tribunale di Milano, decreto del 10 dicembre 2025 Si ringrazia l’Avv. Lorenzo Chidini per la segnalazione e il commento. -------------------------------------------------------------------------------- * Consulta altri provvedimenti relativi all’accoglimento di richieste di protezione da parte di cittadini/e del Perù * Contribuisci alla rubrica “Osservatorio Commissioni Territoriali” VEDI LE SENTENZE: * Status di rifugiato * Protezione sussidiaria * Permesso di soggiorno per protezione speciale
Perù, il 2025 l’anno più letale per il giornalismo
> Nel 2025 si sono verificati 458 attacchi contro giornalisti e mezzi di > comunicazione, tra cui quattro omicidi di giornalisti, rendendo l’anno appena > terminato il più letale per l’esercizio del giornalismo in questo secolo. Il > rapporto annuale dell’Ufficio per i diritti umani (OFIP) dell’Associazione > Nazionale dei Giornalisti del Perù (ANP) rivela un quadro persistente di > violenza, intimidazioni e restrizioni al diritto di informare e di essere > informati. I dati mostrano che le minacce e gli atti di intimidazione (127) e le aggressioni fisiche e verbali (114 casi) hanno costituito la maggior parte degli attacchi. A ciò si aggiunge il ricorso ricorrente a meccanismi legali e amministrativi come forma di pressione: sono stati registrati 46 casi di intimidazione giudiziaria e 4 sanzioni o pressioni amministrative, una tendenza che evidenzia l’uso dell’apparato statale per scoraggiare le indagini giornalistiche. La media è di 38 attacchi al mese, più di un attacco al giorno. Il bilancio annuale è particolarmente grave per l’impatto letale della violenza. Quattro giornalisti sono stati uccisi nel 2025 (Gastón Medina, a Ica; Raúl Célis, a Iquitos; Fernando Nuñez a Pacasmayo e Mitzar Castillejos, ad Aguaytía), a conferma del fatto che l’esercizio della professione continua ad essere un’attività ad alto rischio nel Paese. Questi crimini sono avvenuti in un contesto di impunità strutturale, in cui le indagini non procedono con la rapidità e la diligenza necessarie. Il mese più critico è stato settembre, con 75 attacchi registrati, seguito da ottobre (48) e luglio (47), il che rivela picchi di conflittualità associati a situazioni politiche e sociali di forte tensione. FUNZIONARI E FORZE DI SICUREZZA I PRINCIPALI AGGRESSORI L’analisi per tipo di aggressore mostra che i funzionari pubblici sono in cima alla lista, con 217 attacchi, seguiti dagli agenti di sicurezza (121). Nel complesso, questi attori statali concentrano oltre il 70% delle aggressioni registrate, un dato che accende i campanelli d’allarme sul ruolo dello Stato non solo come garante, ma anche come protagonista delle violazioni della libertà di stampa. Sono stati registrati anche attacchi perpetrati da civili (71) e soggetti non identificati (45), nonché casi attribuibili ai datori di lavoro, che riflettono la precarietà lavorativa e la mancanza di protezione interna in alcuni ambienti di lavoro. IL GIORNALISMO DIGITALE È IL PIÙ ATTACCATO Per tipo di mezzo di comunicazione, il giornalismo digitale è stato il più colpito, con 219 attacchi, molto al di sopra della stampa televisiva (108), scritta (66) e radiofonica (65). Il dato conferma che lo spazio digitale, fondamentale per l’indagine e il monitoraggio, è diventato uno dei principali bersagli di aggressioni, discorsi stigmatizzanti e minacce. Per quanto riguarda l’impatto per genere, gli uomini hanno subito 231 attacchi, mentre le donne hanno subito 93 aggressioni, molte delle quali caratterizzate da violenza simbolica, molestie e diffamazione. UN DETERIORAMENTO CHE COLPISCE LA DEMOCRAZIA Il bilancio del 2025 porta a una conclusione chiara: gli attacchi alla stampa non sono fatti isolati, ma fanno parte di un modello sistematico che cerca di mettere a tacere le voci critiche, inibire l’inchiesta giornalistica e limitare il dibattito pubblico. In un contesto di crescente polarizzazione e debolezza istituzionale, il deterioramento delle condizioni per l’esercizio del giornalismo ha un impatto diretto sulla qualità democratica del Paese. -------------------------------------------------------------------------------- Traduzione dallo spagnolo di Stella Maris Dante. Revisione di Thomas Schmid. Redacción Perú
Perù, firmato accordo per elezioni trasparenti e contro la corruzione
Uniti per un buon governo. L’Ordine degli Avvocati di Lima, guidato dal decano Raúl Canelo, e decine di istituzioni della società civile organizzata hanno firmato l’Accordo Storico Cittadino (AHC) per sconfiggere la criminalità organizzata, difendere la vita e ripristinare lo Stato sociale di diritto, in un’alleanza che cerca vie d’uscita alla crisi politico-sociale che sta attraversando il Perù. La prima assemblea si è tenuta mercoledì 10 dicembre presso la sede dell’Ordine degli Avvocati di Lima e ha ottenuto una massiccia risposta da parte della società civile organizzata, con la partecipazione alla firma di rappresentanti di varie organizzazioni sociali, centrali sindacali, piattaforme cittadine, associazioni imprenditoriali e di piccole e medie imprese, lavoratori autonomi, comunità contadine, organizzazioni giovanili e universitarie, famiglie delle vittime della criminalità, tra gli altri. “SIAMO IN UNA VERA E PROPRIA DITTATURA” L’Accordo Storico Cittadino (AHC) è un punto d’incontro per la ricerca di un denominatore comune per la difesa del Paese. > “È in gioco la democrazia. Attualmente siamo in una vera e propria dittatura, > dove gli organi di tutela sono autonomi solo sulla carta. ‘Cambiamo la legge e > non saremo più perseguiti’ è il modo comune di fare politica e non si > considera che ciò avvantaggi la criminalità comune. Oggi, con le leggi a > favore del crimine, 50 reati sono stati esclusi dal crimine organizzato, tra > cui l’estrazione mineraria illegale”, ha denunciato il decano Canelo Rabanal. Ha aggiunto che tra le azioni da intraprendere vi è la presentazione di un disegno di legge per ripristinare le leggi abrogate. Inoltre, il caso della procuratrice Delia Espinoza (oggi considerata l’“avvocata dei cittadini”) passerà nelle mani della Corte Interamericana dei Diritti Umani e saranno creati gruppi di lavoro, in base alle affinità. Sarà aperto un modulo elettronico per continuare ad aderire e saranno inviate comunicazioni all’Organizzazione degli Stati Americani (OSA) sulla situazione del Paese. > “I diritti umani stanno scomparendo, per questo è necessario proteggere > elezioni trasparenti. Bisogna porre un freno, un accordo storico con la firma > continua dei settori democratici che si oppongono a questo Stato corrotto. > Dobbiamo vivere in un Paese con giustizia e libertà. Ora basta”, ha affermato. Per quanto riguarda le manifestazioni sociali, Rabanal ha dichiarato: «Le leggi repressive che sono state emanate, come lo Stato di Emergenza, sono rivolte alla Generazione Z. Si stanno emanando leggi per impedire alla gente di uscire a protestare, violando palesemente la Costituzione che sancisce la libertà di associazione, di opinione e di espressione. Il CAL è vigile e, avendo iniziativa legislativa, presenteremo i disegni di legge necessari e, insieme a voi, eserciteremo pressione popolare proprio per porre fine a questa situazione di abuso”. SPIRITO RESILIENTE Alfonso Cotera, rappresentante della Piattaforma per la Democrazia, ha sottolineato che “di fronte a questo scenario, noi firmatari rivendichiamo lo storico spirito resiliente per superare la crisi. Il Perù ha bisogno di un patto etico democratico con una democrazia inclusiva”. Gli organizzatori hanno incoraggiato i cittadini a sottoscrivere e partecipare ai gruppi di lavoro dell’Accordo Storico dei Cittadini sui seguenti temi: difesa delle istituzioni democratiche, lotta alla criminalità, osservazione elettorale, giustizia e risarcimenti alle vittime, riforma costituzionale, sviluppo delle capacità territoriali e Perù resiliente. Visitate il seguente link dell’AHC: Ecos Latinos: https://www.facebook.com/share/v/17w27XVbiF/ -------------------------------------------------------------------------------- Traduzione dallo spagnolo di Stella Maris Dante. Revisione di Thomas Schmid. -------------------------------------------------------------------------------- Qui sotto slideshow dell’accordo e della cerimonia di firma. Redacción Perú
[entropia massima] Emergenza zero
Puntata 10 di EM, seconda del ciclo Emergenza Zero, parliamo di miniere e contaminazione da metalli pesanti nei processi estrattivi in Perù, con Stefano Sbrulli, autore del cortometraggio "Donde los niños no sueñan" girato a Cerro de Pasco e pubblicato su OpenDDB e Daniele Baldi geologo della Sigea, Società Italiana di Geologia Ambientale.
Presenza militare statunitense in Perù nel 2026
> Mentre la popolazione si prepara alle festività natalizie e alla campagna > elettorale, il Congresso della Repubblica del Perù ha autorizzato l’ingresso > di personale militare statunitense nel territorio nazionale. L’autorizzazione > riguarda le attività di addestramento tra le forze armate dei due paesi e > consente il porto di fucili, pistole, mitragliatrici, lanciagranate, mortai e > altre armi da fuoco. La misura è autorizzata per tutto il 2026, dal 1° gennaio al 31 dicembre. Gli addestramenti si svolgeranno nelle regioni costiere (Lima, Callao), montuose (Pasco, Junín, Cusco, Ayacucho, Apurímac) e delle foreste (Loreto, San Martín, Huánuco, Ucayali, Iquitos), tra le altre. Questa controversa decisione del Congresso, che espone i cittadini a una maggiore percezione di violenza con armi da guerra e militari di un altro Paese, è stata ufficializzata con la Risoluzione Legislativa 13436/2025-CR pubblicata sul quotidiano El Peruano. Essa si basa sull’articolo 102 della Costituzione Politica del Perù e sulla Legge 27856 che stabilisce i requisiti per l’autorizzazione all’ingresso di truppe straniere nel territorio nazionale, senza compromettere la sovranità nazionale. Il Perù aveva già concesso in precedenza altre autorizzazioni per l’ingresso di personale militare degli Stati Uniti nel novembre 2024 per il vertice APEC (Cooperazione economica Asia-Pacifico) e nel maggio 2023, per scopi simili. Tuttavia, l’attuale autorizzazione è valida per un anno intero, in particolare un anno elettorale e con un’elevata polarizzazione sociale. -------------------------------------------------------------------------------- Traduzione dallo spagnolo di Stella Maris Dante. Revisione di Thomas Schmid. Redacción Perú
Che succede in Perù ed Ecuador?
In comunicazione telefonica con Lizete, del Collettivo Blocco Decoloniale, abbiamo parlato della serata di giovedì 20 novembre al CSOA Strike per sapere che succede in Perù ed Ecuador e sensibilizzare sulla situazione di repressione che si vive in Sudamerica.
In Perù, alle api vengono riconosciuti diritti propri
> Le api senza pungiglione autoctone del Perù sono i primi insetti al mondo a > godere di una protezione speciale come soggetti giuridici. Gli indigeni Asháninka le chiamano «Shinkenka» o, in spagnolo, «Angelitos» (angioletti). Appartengono al genere Melipona e sono la prima specie di insetti al mondo a non essere considerata un oggetto, ma ad avere un diritto «personale» all’esistenza, alla rigenerazione e alla protezione. Nell’ottobre 2025, la provincia peruviana di Satipo ha dichiarato le api amazzoniche senza pungiglione soggetti giuridici. L’ape senza pungiglione è un importante impollinatore locale e fa parte dell’ecosistema tropicale da milioni di anni. Il suo miele ha proprietà antibatteriche, antivirali e antinfiammatorie ed è utilizzato nella medicina tradizionale. La legge, che si applica nella biosfera UNESCO di Avireri-Vraem, ha lo scopo di proteggere la popolazione di api, che negli ultimi anni ha subito un forte calo. L’aumento delle temperature dovuto alla crisi climatica, la deforestazione, la coltivazione di droghe, i pesticidi e le specie invasive minacciano la loro sopravvivenza. LE API MELLIFERE CHE PUNGONO SONO ARRIVATE SOLO CON LA COLONIZZAZIONE Le Meliponini non possono pungere, ma possono mordere. Ne esistono circa 600 specie in tutto il mondo, di cui almeno 175 vivono in Perù. Le api mellifere pungenti conosciute in Europa sono arrivate in Sudamerica solo con gli europei. Alla fine degli anni ’50 è stato introdotto un incrocio tra specie di api africane ed europee, che da allora si è rapidamente diffuso e rappresenta una minaccia per le api autoctone. La nuova legge è essenzialmente un successo della biochimica Rosa Vásquez Espinoza, che insieme ad altri scienziati e alle comunità indigene degli Asháninka ha promosso la protezione delle api e, di conseguenza, anche la protezione della regione amazzonica. La maggior parte delle piante importanti per l’agricoltura viene impollinata dalle api selvatiche. TUTTE LE PARTI COINVOLTE PIANIFICANO INSIEME MISURE DI PROTEZIONE L’organizzazione Amazon Research International di Espinoza è stata sostenuta, tra gli altri, dall’organizzazione statunitense Earth Law Center e dalla biologa marina Callie Veelenturf, secondo quanto riportato dal media statunitense «Inside Climate News». Veelenturf è diventata famosa quando ha ottenuto diritti specifici per una specie di tartaruga marina a Panama. Rosa Vásquez Espinoza durante un workshop in una comunità Asháninka. Espinoza, premiata dall’UNESCO per il suo impegno, con l’aiuto di abitanti indigeni, ricercatori e funzionari governativi locali ha mappato in una spedizione dove si trovano le api minacciate e cosa si può fare per preservarle. Le popolazioni si sono fortemente ridotte, ha dichiarato a «Inside Climate News». Mentre prima bastava mezz’ora per trovare un alveare, oggi a volte non se ne trova nemmeno uno in un’intera giornata. LE SPECIE DI API AUTOCTONE SPESSO SOCCOMBONO ALLE MISURE DI PROTEZIONE In un workshop, rappresentanti del governo, ricercatori e indigeni hanno discusso misure pratiche per scongiurare le minacce alle api selvatiche, promuovere la biodiversità e preservare le conoscenze indigene. Ad esempio, le colonie di api possono essere insediate in modo mirato in aree disboscate per ripristinare la biodiversità. Espinoza e i suoi colleghi promuovono l’allevamento di api senza pungiglione come fonte di reddito in una zona prevalentemente dipendente dall’agricoltura di sussistenza e come misura di protezione. Donne come l’apicoltrice Asháninka Micaela Huaman Fernandez insegnano ad altri come allevare api senza pungiglione e come estrarre il miele in modo delicato. Huaman vende il miele come ingrediente di prodotti medicinali tradizionali. Il progetto è esemplare di un movimento internazionale in crescita che attribuisce diritti giuridici alla natura. Gli attivisti criticano il fatto che la protezione delle api spesso riguarda solo la loro funzione di impollinazione o esclusivamente l’ape mellifera Apis mellifera. Le api autoctone, il loro diritto all’esistenza e il loro ruolo nella società e nell’ecosistema vengono spesso trascurati. Gli attivisti vorrebbero che la legge sulla protezione delle api senza pungiglione fosse applicata in tutto il Perù. Le possibilità che ciò avvenga non sono male: in questo Paese sudamericano, il fiume Marañón e il famoso lago Titicaca sono già riconosciuti come soggetti giuridici. -------------------------------------------------------------------------------- Traduzione dal tedesco di Thomas Schmid con l’ausilio di traduttore automatico. INFOsperber
Il presidente del Perù dichiara lo stato d’emergenza a Lima per affrontare l’ondata di insicurezza
“Lo stato d’emergenza approvato dal Consiglio dei Ministri entra in vigore per 30 giorni alle ore 00.00, a Lima Metropolitana e al Callao, e presenta un nuovo approccio”, ha affermato il mandatario peruviano. Il nuovo presidente del Perú, José Jerí, martedì ha annunciato la dichiarazione dello stato d’emergenza a Lima e nella provincia del Callao, […]