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[Lipsia, Germania] L’infrastruttura nel mirino: l’Amministrazione Immobiliare ed Edilizia della Sassonia privata del proprio parco veicoli
da knak.news, 13 luglio 2026 Non tutti si sono fermati nella stagione estiva. Mentre il mondo intero segue i mondiali di calcio, subisce le consequenze del cambiamento climatico a bordo di un lago o assiste alla morte di 5’000 tedeschi a causa di colpi di calore negli appartamenti non climatizzati, la CDU [Christlich Demokratische Union – Unione Democratica Cristiana, NdT] in collaborazione con la SPD [Sozialdemokratische Partei Deutschlands – Partito Socialdemoctatico Tedesco] e la BSW [Bündnis Sahra Wagenknecht – Alleanza Sahra Wagenknecht] ha messo in pista un nuovo progetto globale di legge sulla polizia. Questo non si dovrebbe poter fare di nascosto. Come già riportato dalla stampa, nella notte tra venerdì e sabato due auto sono state distrutte da un incendio e un’altra è rimasta danneggiata. L’attacco era diretto contro l’Amministrazione immobiliare ed edilizia della Sassonia, situata nel quartiere Südvorstadt. Due anni fa questa ha reso possibile, con milioni di euro, il rinnovamento della stazione di polizia di Eisenbahnstraße. Con il nostro fuoco vogliamo rendergli più difficile di ottenere nuovi finanziamenti e, magari, di costruire nuove stazioni di polizia. Vogliamo mostrare che nessuna legge sulla polizia in questa Repubblica Federale ci impedirà di mettere le loro strutture nel mirino affinché questo Stato sia ridotto in ceneri fino alle sue fondamenta. I nuovi poteri della polizia Dopo che la legge sulla polizia del 2020, contro la quale c’era ancora stata molta opposizione (o piuttosto campagne di protesta), è stata criticata dalla Corte Costituzionale, gli amici del progetto di smantellamento dello Stato sociale e della difesa dell’ordine pubblico hanno approfittato dell’obbligo di modificare certe parti della legge per apportare aggiunte importanti. Una delle nuove dispozioni è la sorveglianza delle telecomunicazioni alla fonte. «In questo modo la polizia può intercettare delle comunicazioni in corso, la dove queste sono ancora leggibili: su uno smartphone o un computer, prima che un messaggio sia cifrato o dopo esser stato decifrato. Questo riguarda per esempio le applicazioni di messaggistica cifrate end-to-end. Questo è previsto per la difesa contro dei pericoli particolarmente gravi, per esempio in caso di crimini di natura terrorista o di minacce contro dei beni particolarmente importanti.» (1) Come sappiamo, la definizione tipicamente sassone di reati terroristici è la partecipazione a manifestazioni, il lancio di pietre contro case disabitate e l’autodifesa contro i nazisti. Vengono inolte introdotte nuove norme relative all’analisi automatizzata dei dati, nonché le basi giuridiche per sistemi informatici capaci di apprendere. «Con l’analisi video intelligente, dei programmi possono analizzare automaticamente le registrazioni provenienti da zone già legalmente sorvegliate. Si intendono individuare, ad esempio, armi, coltelli, oggetti pericolosi, risse o modelli di movimento sospetti.» A dove porta questo tipo di indagine lo si può vedere negli Stati Uniti, dove gli strumenti di intelligenza artificiale agiscono in modo apertamente razzista e attribuiscono regolarmente armi alle persone di colore. Se a ciò si aggiunge la sorveglianza costante da parte della stazione di polizia di Eisenbahnstraße, nel centro città e in parte a Grünau, si può intuire un nuovo livello di terrore poliziesco. «Inoltre, sarà consentito un confronto biometrico, in casi specifici, con dati disponibili pubblicamente su Internet. Ciò consentirebbe, in casi concreti, di confrontare immagini o altre caratteristiche biometriche con informazioni liberamente accessibili in rete. La norma mira a impedire che le persone ricercate possano avvalersi dell’anonimato di Internet. Proprio questa facoltà, tuttavia, è tra gli aspetti più controversi della riforma. In futuro, inoltre, la polizia potrà registrare le targhe in modo nascosto e automatizzato a determinate condizioni. Ciò dovrebbe aiutare, ad esempio, a rintracciare veicoli rubati o veicoli utilizzati da gruppi di criminali itineranti. Ulteriori disposizioni riguardano i droni. La polizia ottiene una base giuridica esplicita per impiegare i propri droni, ad esempio nelle ricerche di persone scomparse o per l’esplorazione di situazioni operative pericolose.» Non occorre dare sfogo alla fantasia per capire chi si intenda in questa legge con “persone ricercate”, “gruppi di criminali in viaggio” o “situazioni operative pericolose” – di certo non quelle strutture naziste che, all’ombra dell’AfD, si preparano al Giorno X. Lo Stato aumenta la pressione Constatiamo quindi che la pressione repressiva continua ad aumentare. Contrariamente all’opinione un tempo molto diffusa, questa escalation di persecuzioni non è affatto una reazione a una recrudescenza delle attività dell’estrema sinistra. Né la paralisi generale né il nostro sostegno disperato e totalizzante ai nostri prigionieri hanno finora indotto lo Stato a cessare i suoi attacchi contro di noi. Persino lx compagnx di Antifa-Ost già condannati vengono tenutx in detenzione coercitiva con delle pene supplementari, sebbene non abbiano attirato particolare attenzione, né con grandi dichiarazioni di guerra né con una forte resistenza contro la giustizia politica. Sembra quasi che la pressione a colpire il nostro movimento con ogni mezzo sia legata più alle condizioni e alla logica interna del potere statale. Essi bramano vendetta per ogni azione compiuta che siamo riuscitx a portare a termine senza che se ne accorgessero – azioni che hanno infranto la loro immagine di onnipotenza. Questo desiderio di vendetta non scompare, anche se ci facciamo piccolx e cerchiamo di apparire il più innocux possibile. Anche se a prima vista può non sembrare intuitivo, per come funziona la repressione è necessario – soprattutto in tempi di paura – non interrompere la nostra lotta militante, ma intensificarla in ogni forma ancora possibile. Più ci rifiutiamo di nasconderci e più diamo il buon esempio, più svilupperemo fiducia in noi stessx e nella nostra capacità di agire. Nei prossimi anni ne avremo più che bisogno. Lipsia luogo di produzione di armi – Target that exist everywhere Sul proprio sito, l’Ente sassone per la gestione immobiliare ed edilizia descrive i propri compiti come segue: «L’ente statale prende in carico i compiti di gestione di progetti per conto dello Stato Libero di Sassonia. Tra questi rientrano la definizione e il controllo degli obiettivi primari del committente in termini di qualità, quantità, costi e scadenze. Per gli interventi edilizi dello Stato federale e di terzi, l’ente assume la direzione dei progetti. Vengono elaborate analisi tecniche del sito e realizzati gli interventi edilizi» Tra questi figurano progetti come la centrale di polizia a Eisenbahnstraße, apertamente razzista e sprezzante nei confronti dei poveri, ma anche i progetti previsti per il polo dell’industria degli armamenti di Lipsia. Quest’ultimo dovrebbe rilanciare l’economia locale nei prossimi anni con i fondi destinati al riarmo rubati ai lavoratori e alle lavoratrici. Come la stampa ha giustamente rilevato, quest’anno alcunx compagnx che condividono la stessa critica hanno dato fuoco a diverse auto del Comune di Lipsia a titolo di avvertimento (2). Ci opponiamo con la stessa fermezza all’insediamento di ulteriori aziende belliche omicide, così come ci siamo oppostx con questa azione alla nuova legge sulla polizia. Se porterete avanti questi piani, ci uniremo allx nostrx compagnx e, all’insegna del motto «Targets that exist everywhere» (3), prenderemo di mira le vostre strutture vulnerabili sparse per la città. Fiamma dopo fiamma e nonostante ogni misura repressiva destinata a fallire. Abbasso lo Stato! Direkte-Aktionszelle [Cellula di azione diretta] (1) https://www.diesachsen.de/politik/polizeigesetz-sachsen-was-polizei-jetzt-bei-whatsapp-ki-kameras-und-drohnen-dar-3152093 (2) https://www.mdr.de/nachrichten/sachsen/leipzig/leipzig-leipzig-land/elektroauto-sib-,brand-anschlag-polizei-100.html (3) https://tension.noblogs.org/files/2021/11/FINALTARGETS-1-booklet.pdf
[Grenoble, Francia] Imparare a incendiare un furgoncino Equans.
da Cric, il 9.08.26 La notte tra il 21 e il 22 luglio, un furgoncino appartente alla società Equans [Azienda leader in soluzioni smart per industrie e infrastrutture – NdT] è stata incendiata a Grenoble, in Rue de la Pasionaria. Per questo, bastava una semplice barretta chimica accendifuoco a base di cherosene bianco per accendere il fuoco. Va piazzata sulla ruota anteriore di qualsiasi veicolo a ruote, e accesa con un accendino che non ha paura del vento, poi la ruota comincia a prendere fuoco dopo qualche minuto. Finché il motore non viene toccato questo tipo di incendio può essere spento facilmente con un piccolo estintore. La barra di accendifuoco deve restare nella sua confezione di plastica per limitare gli odori durante il trasporto e poi venire accesa nella sua confezione perché brucia bene. Se la confezione in plastica porta delle scritte, mettetele rivolte verso l’altro, così brucieranno meglio che verso il basso. Queste barrette si possono comprare in tutti i supermercati, pagate in contanti, mettete almeno un cappellino per protegervi dalle telecamere. Per consultare i seguenti siti vi raccomandiamo di utilizzare Tor e Tails (https://tails.net) Per meglio evitare la repressione: https://www.notrace.how Per meglio utilizzare strumenti digitali: https://www.anarsec.guide Per dare delle idee: https://warriorup.noblogs.org I bersagli sono ovunque, individuate il vostro percorso, evitate le telecamere, cambiate abiti, attaccate e sparite nella notte.
Solidarietà a Spin Time: nessun uso strumentale dell’incendio per colpire un’esperienza sociale e abitativa
COMUNICATO STAMPA GIÙ LE MANI DA SPIN TIME. ESEMPIO DI RIGENERAZIONE URBANA AL CENTRO DI ROMA L‘Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università esprime la propria piena solidarietà agli abitanti di Spin Time e a tutte le realtà sociali e culturali che animano quotidianamente questo importante spazio di mutualismo, accoglienza e partecipazione. Come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università abbiamo sperimentato fattualmente la difficoltà di reperire spazi per iniziative culturali e sociali a Roma tra richieste economiche spropositate e ostatoli burocratici e logistici notevoli. Spin Time, con i suoi locali e il personale tecnico qualificato, si è mostrato per due anni consecutivi all’altezza delle richieste che ponevamo e infatti per due anni consecutivi l’Osservatorio ha svolto l’appuntamento del Convegno nazionale e l’assemblea nazionale (Convegno 2024 e Convegno 2025) nei suoi locali, potendo anche usufruire dello spazio ristorativo con pietanze frugali, ma dall’alto valore conviviale e sociale. Dalle informazioni finora disponibili emerge che il principio d’incendio sviluppatosi qualche giorno fa sarebbe stato rapidamente circoscritto e spento grazie al tempestivo intervento della comunità residente, senza danni alle persone né all’edificio. Ciononostante, centinaia di persone sono rimaste fuori dalle proprie abitazioni, con ingressi limitati, porte forzate e una situazione di grande incertezza sulle reali condizioni dello stabile. Riteniamo grave che un episodio di questo tipo possa trasformarsi nell’occasione per mettere in discussione il diritto all’abitare e l’esistenza di una delle più importanti esperienze di solidarietà sociale del nostro Paese. Chiediamo che venga fatta piena chiarezza sulle decisioni assunte dalle autorità competenti e che ogni valutazione tecnica sia resa pubblica e trasparente. Allo stesso tempo, denunciamo il rischio che esigenze di ordine pubblico prevalgano su criteri oggettivi di sicurezza, utilizzando l’incendio come pretesto per procedere allo sgombero di un’occupazione abitativa e di un centro culturale che da anni rappresentano un punto di riferimento per centinaia di persone e per associazioni come l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università che di quegli spazi ha beneficiato. Le istituzioni hanno il dovere di garantire la sicurezza degli/delle abitanti, non di trasformare un’emergenza in un’operazione repressiva. Le persone coinvolte devono poter rientrare nelle proprie case non appena le verifiche tecniche lo consentano, nel pieno rispetto dei loro diritti e della loro dignità. L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università invitano tutte e tutti a partecipare alle iniziative di solidarietà promosse da Spin Time e a vigilare affinché nessuna operazione di sgombero venga giustificata o accelerata sfruttando un episodio che deve essere affrontato esclusivamente sul piano della tutela delle persone e della sicurezza. LA SOLIDARIETÀ NON SI SGOMBERA. DIFENDERE SPIN TIME SIGNIFICA DIFENDERE IL DIRITTO ALL’ABITARE, LA CULTURA, IL MUTUALISMO E GLI SPAZI SOCIALI AL SERVIZIO DELLA COLLETTIVITÀ. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università Pubblicato anche su www.pressenza.it. -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Roma. A Spin Time la polizia dentro il palazzo e le famiglie ancora per strada
La situazione a Spin Time è questa. Il palazzo , che non sembra affatto in una grave condizione rispetto all’agibilità, è stato praticamente occupato dalla polizia che si alterna nei turni all’interno. Intorno ci sono i blindati e le famiglie stanno in mezzo alla strada con quasi 40 gradi di […] L'articolo Roma. A Spin Time la polizia dentro il palazzo e le famiglie ancora per strada su Contropiano.
July 31, 2026
Contropiano
Roma. Incendio allo Spin Time. La destra ne approfitta e chiede lo sgombero
Questa notte, intorno alle 22, si è sviluppato un principio d’incendio nel palazzo occupato di Spin Time in via Santa Croce in Gerusalemme. L’incendio a quanto pare è stato circoscritto a un locale tecnico affacciato sul cortile interno. La comunità residente ha reagito con tempestività spegnendo l’incendio: l’edificio è stato […] L'articolo Roma. Incendio allo Spin Time. La destra ne approfitta e chiede lo sgombero su Contropiano.
July 30, 2026
Contropiano
[Almere – Paesi Bassi] Ma sì, i data center possono bruciare!
da Sans Nom, 21.07.26 Forse in tanti si ricordano dell’incendio del data center di OVH a Strasburgo nel marzo 2021, con i suoi circa quattro milioni di siti internet messi fuori servizio, e certamente un po’ di meno si ricordano di quello del data center di Daejong a settembre 2025, che aveva mandato in tilt 647 servizi dello Stato sud-coreano, centralizzati in questa nave di punta digitale con un assaggio di cenere. Perché sì, i data center possono bruciare e, aggiungerai un piccolo sorriso malizioso, se posso farlo accidentalmente e dall’interno, perché non potrebbero anche volontariamente e dall’esterno? Per alimentare il dibattito, un nuovo esempio è venuto da Almere, città di circa 230’000 abitanti situati sulla riva opposta della capitale olandese, per partecipare al banchetto di immaginari infiammati. E’ lo scorso 7 maggio, verso le 8:30 del mattino, che un allarme anti-incendio è scattato in uno dei data center del nord della città, provocando l’evaquazione del suo personale, la reclusione della popolazione circostante avvolta dai fumi tossici e l’arrivo in forze dei pompieri trenta minuti più tardi. L’incendio del centro di dati di Almere, presto classificato come maggiore e aggidentale, ha portato i vigili del fuoco a lottare per circa 12 ore di fila contro le fiamme affrontando il paradosso che sono partite proprio nel luogo che avrebbe dovuto garantire la continuità del flusso: la sala di raffreddamento tecnica situata sul retro degli edifici che ospitano anche i generatori di emergenza e il cosiddetto “sistema di alimentazione ininterrotta” (UPS-ASI). Senza contare che i serbatoi sotterranei, contenenti quasi un milione di litri di diesel per poter fornire questi sistemi di backup autonomi in caso di interruzione di corrente o sabotaggio, sono stati a loro volta colpiti. Alla fine, la totalità di questi locali tecnici è stata distrutta su tre piani, contemporaneamente a una parte dell’approvvigionamento elettrico del data center da 26’000 metri quadrati e 11 megawatt, che appartiene a Keppel DC REIT ed affittato alla società olandese NorthC, che già gestisce circa altri venti centri nei Paesi Bassi, Germania e Svizzera. Di fronte al disastro, NorthC ha rapidamente messo avanti il fatto che le fiamme non sono riuscite ad arrivare ai loro preziosi server, ma questa piccola vanteria non è riuscita a mascherare il fatto che erano comunque messi fuori servizio dopo il blackout generale causando interruzioni a cascata di servizio. Bisogna dire che l’incendio del data center di Almere non solo è riuscito a privare di dati il sistema cloud di IBM (sito “Amsterdam 03”) per quasi cinque giorni, ma che NorthC riuscì a riavviare tutti i suoi flussi con difficoltà solo dopo una settimana, il 13 maggio, dopo aver fatto tirare con urgenza più di un chilometro di cavi ad alta tensione, fatto arrivare sul luogo una ventina di generatori potenti, etc. Quanto alle conseguenze pratiche, è dal 7 maggio mattina che la Camera di Commercio Olandese (KVK), il comune di Dronten e il servizio regionale di gestione delle acque (HDSR, responsabile di dighe, canali, etc.) hanno segnalato gravi malfunzionamenti informatici mentre l’Università di Utrecht ha dovuto chiudere la maggior parte dei suoi edifici dal giorno successivo al 12 maggio, annullando numerosi esami programmati sia da remoto che in presenza. Il taglio improvvisato dell’accesso ai contenuti dei suoi server in effetti ha bloccato il funzionamento dell’extranet, ma anche la gestione dei pass digitali posti all’ingresso di ogni edificio e laboratorio di ricerca. Quanto alle aziende, è stata prima Brittany Ferries a indicare di essere stata privata del sistema di prenotazione online, seguita dalla compagnia di traghetti Rederij Doeksen, le cui scansioni automatiche del controllo dei biglietti smisero di funzionare, poi furono gli autisti di autobus e tram della regione di Utrecht ad annunciare di aver perso ogni contatto con il centro di controllo e coordinamento della loro compagnia di trasporto (Transdev). Allo stesso modo, diverse cliniche e studi medici hanno dichiatato di aver perso l’accesso ai dati e ai contatti dei loro pazienti, mentre l’Ufficio Statistico Olandese (Centraal Bureau voor de Statistiek, CBS) il 16 maggio ha confermato che i suoi database sulla popolazione e le attività del paese erano stati inaccessibili per diversi giorni. Ad oggi sono passati due mesi e questo bell’incendio non ha certamente intaccato l’arroganza dei tecnici del dominio, ad esempio in termini di ridondanza del flusso, sia elettrico che di dati. Ma chissà se non si potrà alimentare l’immaginazione delle creature della notte, per esempio in termini di giganti dai piedi di argilla sia per il punto di partenza sia per le conseguenze delle fiamme di Almere? [Riassunto della stampa olandese, 7-15 maggio 2026]
Vvf muore d’infarto: a 59 anni in prima linea per ore davanti alle fiamme
Alessandro Marchì, 59 anni, (nella foto), Vigile del fuoco del Comando provinciale di Caltanissetta, ha trovato la morte mentre era impegnato nelle operazioni di spegnimento di un vasto incendio divampato ieri mercoledi’ in contrada Mimiani, nel territorio di San Cataldo. Un Vigile del fuoco, a 59 anni, può rimanere per […] L'articolo Vvf muore d’infarto: a 59 anni in prima linea per ore davanti alle fiamme su Contropiano.
July 23, 2026
Contropiano
AMBIENTE: INCENDIO ALLA VALLI SPA DI LONATO DEL GARDA. QUALI I RISCHI SANITARI PER LA POPOLAZIONE?
Sono servite oltre 24 ore di lavoro intenso per spegnere l’ultimo focolaio di incendio divampato a Castel Venzago di Lonato domenica pomeriggio in un capannone della Valli spa, azienda specializzata nel trattamento e gestione di rifiuti, plastica in particolare. Le operazioni di spegnimento e messa in sicurezza hanno coinvolto 35 vigili del fuoco contemporaneamente, provenienti da tutta la provincia di Brescia e oltre, con 4 squadre con autopompa (aps), 3 autobotti, 2 autoscale, un mezzo speciale dall’aeroporto di Montichiari: nella sola giornata di domenica sono stati utilizzati più di 40mila litri d’acqua. Una colonna di denso fumo nero si è levata in cielo per chilometri, visibile da chilometri di distanza destando preoccupazione tra tutti gli abitanti del basso Garda. A Lonato resta in vigore l’ordinanza firmata dal sindaco Nicola Bianchi che obbliga residenti e attività – nel raggio di 1 km dallo stabilimento Valli spa – a tenere le finestre chiuse ed evitare di stare all’aperto, evitare l’assunzione di alimenti o acqua lasciati all’aperto e potenzialmente contaminati, non mangiare frutta e verdura dagli orti, mantenere gli animali d’affezione e da cortile all’interno di locali chiusi. Alcune aziende di Lonato, nella giornata di lunedì, hanno mandato a casa i propri dipendenti per via dell’aria a tratti irrespirabile. Il monitoraggio dell’aria nel frattempo continua senza sosta, affidato ad Arpa Lombardia e proseguirà per alcuni giorni fino al ripristino delle condizioni ordinarie di qualità dell’aria. Quali i rischi sanitari per la popolazione? Celestino Panizza ISDE Brescia(medici per l’ambiente) Ascolta o scarica  Sulla vicenda è intervenuto con una nota anche il Collettivo Gardesano Autonomo : L’incendio che ha coinvolto la Valli Spa di Lonato non può essere archiviato come un semplice incidente. Secondo la cronaca, il rogo è durato oltre sei ore, con una colonna di fumo visibile a molti chilometri di distanza. Per tutta la serata e anche nella mattinata successiva sono arrivate numerose segnalazioni da diversi comuni del Basso Garda – da Montichiari a Calcinato, fino a Desenzano – che riferivano di forti odori e aria irrespirabile. Di fronte a una situazione di questa portata, è legittimo interrogarsi sull’opportunità di aver circoscritto le misure di precauzione a un’area di appena un chilometro dal capannone interessato dall’incendio, soprattutto considerando le diffuse segnalazioni provenienti da territori ben più lontani. Altrettanto grave è stata la gestione dell’informazione: ordinanze diffuse solo in tarda serata, comunicazioni frammentarie e l’assenza, per gran parte della giornata, di indicazioni chiare e tempestive da parte delle istituzioni preposte alla tutela della salute pubblica. Ma c’è anche un tema più ampio che non può essere ignorato. Eventi di questo tipo non possono essere trattati come episodi isolati. Esistono precedenti, anche molto vicini a noi, come il caso della Versalis di Mantova, che impongono una riflessione sul rapporto tra impianti industriali, sicurezza e salute pubblica. Inoltre, in un contesto di cambiamento climatico e di estati sempre più estreme, gli incendi che coinvolgono capannoni e impianti industriali stanno diventando sempre più frequenti e richiedono una discussione politica seria sulla prevenzione e sulla gestione del rischio. Anche la storia della Valli Spa merita attenzione. Negli anni l’azienda è stata al centro di un lungo confronto pubblico riguardo all’impatto ambientale delle proprie attività, in particolare per il progetto dell’impianto a biogas, contestato da comitati di cittadini e da diversi enti locali. Nel corso dell’iter autorizzativo sono emerse osservazioni e richieste di integrazione da parte degli enti tecnici, mentre negli anni successivi non sono mancati controlli, contestazioni amministrative e procedimenti legati al rispetto delle autorizzazioni ambientali. Chi trae profitto dal trattamento dei rifiuti deve assumersi pienamente la responsabilità dei rischi connessi alla propria attività. La tutela della salute delle lavoratrici e dei lavoratori, così come di chi vive sul territorio, deve venire prima degli interessi economici. Per questo riteniamo necessario che venga fatta piena chiarezza sull’accaduto, che siano resi pubblici tutti i dati sui monitoraggi ambientali e che si apra finalmente un confronto pubblico sul modello di sviluppo industriale e sulla reale capacità di prevenire eventi come quello di Lonato”. Ne abbiamo parlato con Alessandro Scattolo del CGA Ascolta o scarica 
July 14, 2026
Radio Onda d`Urto
CRISI CLIMATICA: DEVASTANTE INCENDIO NEI BOSCHI DELL’ANDALUSIA. ALMENO 12 MORTI E 19 DISPERSI
È salito a 12 morti il bilancio delle vittime dell’incendio boschivo scoppiato giovedì vicino ad Almeria, in Andalusia. Le vittime sono rimaste intrappolate in auto o a piedi, lungo alcuni sentieri vicini a zone di villeggiatura, durante la fuga. Il bilancio potrebbe però aumentare dato che risultano 19 persone disperse. Sarebbero invece 8 i feriti. L’incendio potrebbe essere scoppiato a seguito della caduta di un cavo elettrico che ha incendiato la vegetazione secca prima di propagarsi nella foresta circostante, ma l’ipotesi non è ancora stata confermata dalle autorità. Non è il primo incendio che si sviluppa nel Paese durante un’estate segnata caratterizzata da un caldo torrido – senza soluzione di continuità – per l’Europa occidentale: sempre giovedì e sempre in Andalusia c’è stato un incendio a Estepona, che a causa del vento si è gradualmente propagato verso nord, in direzione del comune di Benahavís, nel frattempo un altro incendio si è sviluppato a Córdoba. Questo mentre negli ultimi giorni altri grossi incendi avevano causato danni sui Pirenei, al confine con la Francia. Su Radio Onda d’Urto è intervenuto Rolando d’Alessandro compagno italiano che, da oltre 40 anni, vive a Barcellona. Ascolta o scarica.
July 10, 2026
Radio Onda d`Urto
La sicurezza dei lavoratori è a rischio alla BRT
Dieci giorni fa un lavoratore è morto per “incidente” nel magazzino BRT di Settimo Torinese, mercoledi c’è stato il rogo in un magazzino nella zona del Bovisa nel milanese, e questo dopo che USB da mesi denuncia le condizioni di scarsa sicurezza sul lavoro negli impianti della multinazionale francese. USB […] L'articolo La sicurezza dei lavoratori è a rischio alla BRT su Contropiano.
July 9, 2026
Contropiano