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Casa e povertà: il governo nulla fa
Tre articoli ripresi da “Diogene – lotta alla povertà” Povertà a Roma: da emergenza a stile di vita “Homeless” by StefZ is licensed under CC BY-NC-ND 2.0. A Roma si può avere un lavoro e non riuscire a pagare l’affitto, avere una casa e rinunciare alle cure, crescere dei figli e dipendere dagli aiuti alimentari. È la povertà descritta da
October 17, 2026
La Bottega del Barbieri
La questione abitativa tra crisi dei prezzi e “case dormienti”
Circa 1,5 milioni di famiglie vivono in condizioni di grave disagio abitativo e il 78,9% degli italiani ritiene che in passato fosse più facile acquistare un’abitazione. Le famiglie con un reddito inferiore al 60% della mediana destinano ai costi abitativi il 28,6% del proprio reddito, circa due volte e mezzo la quota osservata per il resto della popolazione. La pressione è più elevata nei grandi centri urbani rispetto ai piccoli Comuni e alle aree rurali. Si concentra inoltre su segmenti precisi della domanda: giovani in transizione verso l’autonomia, studenti e lavoratori fuori sede, anziani soli, famiglie e immigrati a reddito medio-basso nelle aree urbane più dinamiche. A questo si aggiunge una parte del disagio che gli indicatori tradizionali non riescono a cogliere: spesso la difficoltà non si traduce in un maggiore peso dei costi abitativi sui bilanci familiari, ma nel rinvio stesso dell’uscita dalla famiglia di origine. E’ da questi disagi che prende le mossa una ricerca di Assonime (https://www.assonime.it/Pagine/Home.aspx) e di Confindustria Assoimmobiliare (https://www.assoimmobiliare.it/), realizzata dal Centro Einaudi (https://www.centroeinaudi.it/). Lo Studio considera innanzitutto come la sostenibilità del costo dell’abitare dipenda anche dalla capacità reddituale delle famiglie e come su questo versante l’Italia mostri una traiettoria particolarmente debole nel confronto europeo: tra il 2015 e il 2024, il reddito mediano reale in Italia è aumentato del 7,4%, contro una media UE del 24,0%. Guardando al reddito familiare pro capite su un orizzonte temporale più ampio, tra il 2004 e il 2024 questo si è ridotto del 4% in Italia, mentre nell’Unione Europea è aumentato in media del 22%. Nell’intera UE, solo la Grecia ha registrato una performance peggiore. Il Rapporto mette poi in evidenza come la pressione abitativa sia più elevata nei contesti urbani. La quota di popolazione in housing cost overburden (onerosità eccessiva dei costi per l’abitazione) è pari al 6,7% nelle città, al 4,4% nei piccoli centri e nelle periferie, e al 3,7% nelle aree rurali. Il gradiente territoriale è quindi netto: il costo eccessivo dell’abitare si concentra maggiormente nelle aree più urbanizzate, dove la pressione della domanda e livelli elevati di prezzi e canoni incidono più direttamente sui bilanci familiari. Oltre che tra aree territoriali, l’incidenza dei costi abitativi sui bilanci familiari varia in maniera marcata anche tra diverse fasce di reddito: per le famiglie a basso reddito il peso dell’abitare è circa due volte e mezzo quello osservato per il resto della popolazione. Il secondo capitolo del Rapporto si sposta sul lato dell’offerta e affronta un apparente “paradosso italiano”: un Paese con più abitazioni che famiglie, ma incapace di garantire condizioni abitative adeguate nei territori e nei segmenti in cui la domanda si concentra. Si stimano, infatti, circa 8,5 milioni le “case dormienti”, pari a un quarto delle abitazioni intestate a persone fisiche. “Le abitazioni occupate, si legge nel Rapporto, rappresentano il 73,2% del totale nazionale, ma la quota è più alta nel Centro, con il 78,1%, nel Nord-est, con il 77,1%, e nel Nord-ovest, con il 74,5%. È invece più bassa nel Sud, con il 68,2%, e nelle Isole, con il 65,3%. A livello regionale, l’utilizzo più intenso del patrimonio si osserva nel Lazio (81,0%), in Lombardia (79,4%), in Emilia-Romagna (78,7%) e in Veneto (78,2%), mentre le quote più elevate di abitazioni non occupate riguardano Valle d’Aosta (56,1%), Molise (44,2%) e Calabria (42,2%). La stessa evidenza emerge osservando il grado di urbanizzazione e la zona altimetrica. La percentuale di abitazioni occupate raggiunge l’84,5% nelle città e quasi l’82% nei Comuni di pianura, mentre scende al 55,0% nelle aree rurali e al 53,1% nelle aree di montagna interna. Questo gradiente è rilevante perché mostra come il patrimonio sia già molto utilizzato nei contesti in cui si concentrano le principali dinamiche urbane, incluse quelle legate a lavoro, studio e mobilità residenziale. Lo stock non occupato è invece più ampio nei territori meno interessati da tali dinamiche”. Il Rapporto sviluppa anche un modello di turnover abitativo che corregge l’offerta liberata attraverso un coefficiente di riusabilità, così da stimare quanta parte dello stock possa effettivamente tornare sul mercato, arrivando a stimare un fabbisogno netto di circa 150.000 abitazioni l’anno, concentrato quasi interamente nelle aree metropolitane del Centro-Nord (il Mezzogiorno presenta invece un eccesso di offerta riusabile). Lo Studio considera, inoltre, il rapporto tra la demografia e i nuovi bisogni abitativi, a partire  dall’invecchiamento della popolazione, che modifica la struttura dei bisogni abitativi, accresce il peso degli anziani soli e rende più evidente la carenza di soluzioni intermedie tra abitazione ordinaria, assistenza domiciliare e residenzialità assistita. “In questo quadro, si sottolinea nel Rapporto,  acquistano rilievo sia il tema del senior housing sia, più in generale, quello di un’offerta abitativa accessibile con servizi per la popolazione anziana più fragile”. Ma in tema di nuovi bisogni abitativi non può non essere considerato anche l’aspetto che riguarda le generazioni più giovani, per le quali salari deboli, precarietà lavorativa e costi abitativi relativamente elevati rendono più difficile l’autonomia residenziale. Da qui derivano sia una domanda abitativa compressa, che resta più a lungo assorbita nella famiglia di origine, sia una crescente pressione sui segmenti più accessibili del mercato della locazione, tra cui quello dello student housing. Il Rapporto non manca, infine, di sottolineare alcuni grossi limiti del Piano Casa, a partire dalle dotazioni effettivamente stanziate, che sono molto inferiori ai 10 miliardi annunciati, dai molti decreti ancora da adottare e, soprattutto, da una regia commissariale centrale per un fabbisogno che è territoriale. Ciò che il Rapporto sembra invece trascurare del tutto è la rendita speculativa. Come si sottolinea nelle conclusioni del dossier “Emergenza casa e crisi sociale”, a cura dell’Area Stato Sociale e Diritti della CGIL, “la proliferazione incontrollata dei contratti transitori e degli affitti brevi sottrae immobili ai canali tradizionali di lungo periodo, riducendo lo stock di case per i residenti e costringendo la domanda a riversarsi su contratti calmierati che subiscono rincari. Di fronte a un’Unione Europea che, pur introducendo una cornice giuridica comune con l’Affordable Housing Act, mostra limiti strutturali, affidandosi eccessivamente alla leva privata, alla finanza e a criteri troppo rigidi o facoltativi per i Comuni, la CGIL rivendica un cambio di paradigma: occorre superare le logiche di mercato attraverso un Piano Straordinario di Edilizia Residenziale Pubblica e Sociale, introdurre obblighi stringenti di calmierazione, penalizzazioni per gli immobili sfitti e gli usi speculativi e una moratoria sugli sfratti garantita da un’alternativa abitativa pubblica.” Qui lo Studio Assonime: https://www.centroeinaudi.it/images/abook_file/abitare_l_Italia_di_domani.pdf. Qui il dossier “Emergenza casa e crisi sociale”, a cura dell’Area Stato Sociale e Diritti della CGIL : https://files.cgil.it/version/c:OGEwMDMzYzYtNTMzYi00:MmJmZTdlOTItZDg0ZC00/Emergenza%20Casa.pdf Giovanni Caprio
October 15, 2026
Pressenza
Sfratti. Aumentano nelle piccole e medie città, diminuiscono in quelle più grandi
Nel pomeriggio di oggi a Roma prende il via “La piazza della Dignità”, una accampata che dalla strategica piazza dei Cinquecento intende dare centralità alla ormai insopportabile questione abitativa, una emergenza endemica nel nostro paese ma che ha visto la sua irruzione come tema sociale e politico centrale, per ora, […] L'articolo Sfratti. Aumentano nelle piccole e medie città, diminuiscono in quelle più grandi su Contropiano.
October 15, 2026
Contropiano
Maricarmen: Continuate a lottare!
Un uomo di 37 anni si è tolto la vita dopo aver ricevuto lo sfratto, a Grosseto un anno fa. Era accaduto pochi giorni prima a Sesto San Giovanni, dove un anziano si era lanciato dal balcone durante lo sfratto. Non sono casi isolati, succede alle persone lasciate sole che, con la perdita della casa, vedono il precipizio della loro vita. Causa della morte: sfratto!  > Maricarmen Abascal, il simbolo della lotta spagnola per il diritto alla casa, > non si è suicidata, ma anche per  lei  la causa della morte è la stessa: > sfratto! Una sentenza aveva riconosciuto alla società d’investimento Urbagestión, proprietaria dell’immobile, il diritto a sfrattare l’inquilina che aveva sempre pagato il canone di affitto fino a quando non lo avevano aumentato a 1.650 euro al mese, più dell’intera pensione di 1.350 euro su cui poteva contare. In Spagna si registrano circa 50 sfratti al giorno, quasi sempre per morosità. I canoni di affitto sono raddoppiati negli ultimi dieci anni e tutto il paese è colpito da una crisi della casa conseguenza del processo di finanziarizzazione del settore, che ha trasformato l’abitazione in un asset finanziario speculativo. Non è successo solo in Spagna. L’Unione europea sta cercando di affrontare la drammatica carenza di alloggi a costi sostenibili che riguarda l’intera Europa, anche se la competenza del settore resta degli Stati membri e delle amministrazioni locali. Finalmente consapevole della gravità del problema, a inizio settembre la Commissione ha presentato un piano di azione, l’Affordable Housing Act per far fronte proprio alla crisi alloggiativa. La proposta definisce i criteri per identificare le zone di stress abitativo su cui intervenire, facendo riferimento al rapporto fra il prezzo medio delle case e il reddito della famiglia. Consente alle amministrazioni locali di individuare misure che limitino gli affitti brevi, mentre promuove piani per aumentare l’offerta per l’edilizia sociale, la cui definizione non è chiara. Parla poi di incrementare le costruzioni di case, anche attraverso il recupero di quanto sottoutilizzato. Dunque secondo la Commissione europea le case non si trovano e costano troppo perché non ce ne sono abbastanza. > Sappiamo che non è così, le case ci sono ma non sono accessibili per chi vive > del suo salario.. Negli ultimi 10 anni in Europa sono state costruite circa 1,5 milioni di nuove abitazioni all’anno, per un totale stimato superiore a 14-15 milioni di case. Nello stesso periodo la popolazione dell’Unione Europea è aumentata di circa 8 milioni di persone, passando da 444 milioni a circa 452 milioni di abitanti ed è avvenuto grazie all’immigrazione. L’Europa ci dice che servirebbero almeno 10 milioni di abitazioni in più per coprire la domanda attuale e calmierare i prezzi di affitti e compravendite, ma non specifica che tipo di case dovrebbero essere costruite. > Di edilizia pubblica non si parla più, si pensa invece al social housing ma > che cosa sia esattamente nessuno lo sa. Di fatto si affida ai privati la > soluzione della crisi abitativa, mentre si continua a dismettere il patrimonio > pubblico. Solo a Vienna la pianificazione pubblica sostenuta da finanziamenti costanti nel tempo fa si che circa il 60% della popolazione viva in case popolari o a prezzo calmierato. In Spagna attualmente, le case popolari rappresentano solo l’1,5% degli alloggi, rispetto alla media europea del 9%. In Italia solo il 3% delle abitazioni fa parte del patrimonio di edilizia residenziale pubblica, una percentuale che la inserisce agli ultimi posti della classifica europea. Il governo Sánchez di fronte alla grande mobilitazione scoppiata a seguito dello sfratto di una signora di 87 anni, costretta ad abbandonare l’appartamento in cui viveva da 70 anni, ha portato in parlamento due proposte di legge che prevedevano maggiori tutele contro gli sfratti, proroghe dei contratti di affitto fino al 2030 e interventi per limitare gli affitti temporanei e turistici. > Il Parlamento ha respinto queste misure e Sánchez, dopo essersi dimesso e aver > convocato nuove elezioni, ha ripresentato i due decreti al Consiglio dei > Ministri che li ha approvati, attaccando duramente nel suo discorso i “fondi > avvoltoio” responsabili della crisi e della violenza degli sfratti. In Italia al contrario il Governo ha pensato  di introdurre procedure più rapide per la liberazione degli immobili, con una nuova legge sugli sfratti, collegata al decreto sicurezza 2026. Sgomberi immediati, dunque, con l’intervento della polizia giudiziaria, senza attendere la conclusione del processo penale. Per gli immobili occupati abusivamente e istituito un nuovo reato che prevede la reclusione fino a sette anni. In questi giorni sono stati pubblicati dal Ministero dell’Interno i dati relativi agli sfratti del 2025. Sono 61.856 le richieste di esecuzione presentate agli Uffici Giudiziari, 37.122 i provvedimenti esecutivi rilasciati e 18.292 quelli eseguiti con l’intervento della forza pubblica. La principale causa resta la morosità incolpevole: persone che non possono pagare il canone perché i loro redditi non tengono il passo con il costo della vita. Servono politiche pubbliche per la casa, servono investimenti pubblici per offrire case in affitto a canoni commisurati ai redditi delle famiglie, bisogna frenare la rendita immobiliare produttrice dell’attuale miseria urbana e del saccheggio delle città. Per non morire più di sfratti: Continuiamo a lottare! la copertina è di Franklin Vásquez Soliz, tratta da WikiCommons Questo articolo è gratuito ma produrlo richiede tempo e impegno. Per mantenere la nostra informazione libera e accessibile abbiamo bisogno del tuo contributo, anche piccolo. Trasforma la tua lettura in un atto di sostegno. Clicca sul banner qui sotto e fai una donazione. Dona il tuo 5×1000 scrivi il codice fiscale 96405560580. L'articolo Maricarmen: Continuate a lottare! proviene da DINAMOpress.
October 13, 2026
DINAMOpress
Spagna, è morta Maricarmen Abascal, simbolo delle proteste contro gli sfratti
Maricarmen Abascal, la donna di 87 anni diventata simbolo della crisi abitativa in Spagna, è morta in ospedale a Madrid, senza poter godere del nuovo contratto che le avrebbe permesso di tornare a vivere nell’appartamento da cui era stata sfrattata dal fondo immobiliare Urbagestión, che le aveva aumentato l’affitto da 500 a 2.600 euro al mese. La sua vicenda ha scatenato forti proteste, con manifestazioni in molte città spagnole e un’”acampada” a Puerta del Sol, a Madrid (dove è nato nel 2011 il movimento degli Indignados), incentrate su diritto alla casa. I decreti presentati dal governo di Pedro Sánchez sono stati bocciati dal Congresso spagnolo, una sconfitta che lo ha spinto a sciogliere le Camere e a indire elezioni anticipate. Dopo l’annuncio della morte di Maricarmen, il Sindicato de Inquilinas e Inquilinos de Madrid ha indetto una manifestazione da Puerta del Sol a quella che è stata la sua casa per oltre 70 anni. “La storia di Maricarmen”, si legge nella pagina Facebook del sindacato, “si è trasformata da una storia personale a un problema di molti: il diritto a una casa degna. La sua lotta è riuscita a risvegliare qualcosa di importante: la solidarietà e la risposta di una cittadinanza che non vuole restare indifferente davanti a una situazione ingiusta.” https://www.facebook.com/inquilinatoMadrid   Redazione Italia
October 8, 2026
Pressenza
Spagna, si è dimesso Pedro Sánchez. Nuove elezioni il 29 novembre
Dopo un fine settimana di riflessione, il premier spagnolo Pedro Sánchez ha deciso: si andrà a elezioni anticipate. Le dimissioni del governo saranno formalizzate in mattinata, durante un Consiglio dei Ministri convocato d’urgenza da Sánchez. Si voterà il 29 novembre, tra due mesi. L’obiettivo della coalizione di governo è arginare l’ascesa di Vox e Partido Popular (PP) che venerdì scorso, insieme a Junts, hanno bocciato i due decreti sulla casa. Contestualmente, Sánchez proverà a intercettare il dissenso sociale che in questi giorni ha portato centinaia di migliaia di persone a scendere in piazza contro l’aumento degli affitti. La decisione era nell’aria, invocata tanto dalle opposizioni quanto da pezzi della maggioranza. Ieri sera Pedro Sánchez ha avvisato il Re Felipe VI e questa mattina ha tenuto un discorso alla tv spagnola, informando i cittadini dello scioglimento delle Camere. «Per fare di più, dobbiamo rinnovare il sostegno della gente. Abbiamo bisogno di una maggioranza progressista più ampia», ha dichiarato Sánchez. La decisione sarà formalizzata in un Consiglio dei Ministri convocato in mattinata. Nel suo discorso, Sánchez ha riconosciuto che «il governo ha commesso degli errori», mancando diversi obiettivi. A partire dalla casa, i cui primi provvedimenti strutturali sono arrivati soltanto a seguito della mobilitazione popolare per Maricarmen. Poi la bocciatura dei decreti in Parlamento e dunque le dimissioni, nel tentativo di arginare le destre e rimescolare le carte nel campo progressista, così da ottenere una maggioranza più ampia di quella attuale, legata al sostegno esterno di Junts. «Gli spagnoli devono decidere che ruolo avere, se ci uniamo all’ondata di ultradestra o se la Spagna continuerà a essere baluardo di apertura, giustizia sociale e responsabilità ambientale», ha dichiarato Sánchez.   L'Indipendente
October 5, 2026
Pressenza
In Spagna, giornate calde per il diritto all’abitare@1
La lotta contro lo sfratto di Maricarmen una donna di 87 anni a Madrid ha generato una sollevazione per il diritto all’abitare che scuote la Spagna. Da giorni Madrid ribolle con migliaia di persone scese in piazza e la mobilitazione si è allargata in tutto il paese, riempiendo le piazze di decine di città. Il Consiglio dei ministri spagnolo ha successivamente approvato, martedì 29 settembre, due decreti per rispondere alla crisi abitativa in corso, al termine di intense trattative fra i partiti che fanno parte del governo. I decreti prevedono alcune forme di protezione contro gli sfratti per i soggetti più vulnerabili fino alla fine del 2030 e regole più stringenti per gli affitti brevi. Entriamo nel merito con il giornalista Victor Serri, in collegamento da Barcellona. Victor ci racconta come la crisi abitativa rischia di rimanere una questione centrale anche dopo questi provvedimenti spiegandoci come la continuazione delle mobilitazioni dal basso (e delle pratiche di resistenza agli sfratti) rimangono fondamentali in questa fase. Aniello Lampo ci racconta più nel dettaglio delle piazze madrilene nate dallo sfratto di Maricarmen.
October 2, 2026
Radio Blackout - Info
In Spagna, giornate calde per il diritto all’abitare@0
La lotta contro lo sfratto di Maricarmen una donna di 87 anni a Madrid ha generato una sollevazione per il diritto all’abitare che scuote la Spagna. Da giorni Madrid ribolle con migliaia di persone scese in piazza e la mobilitazione si è allargata in tutto il paese, riempiendo le piazze di decine di città. Il Consiglio dei ministri spagnolo ha successivamente approvato, martedì 29 settembre, due decreti per rispondere alla crisi abitativa in corso, al termine di intense trattative fra i partiti che fanno parte del governo. I decreti prevedono alcune forme di protezione contro gli sfratti per i soggetti più vulnerabili fino alla fine del 2030 e regole più stringenti per gli affitti brevi. Entriamo nel merito con il giornalista Victor Serri, in collegamento da Barcellona. Victor ci racconta come la crisi abitativa rischia di rimanere una questione centrale anche dopo questi provvedimenti spiegandoci come la continuazione delle mobilitazioni dal basso (e delle pratiche di resistenza agli sfratti) rimangono fondamentali in questa fase. Aniello Lampo ci racconta più nel dettaglio delle piazze madrilene nate dallo sfratto di Maricarmen.
October 2, 2026
Radio Blackout - Info
In Spagna, giornate calde per il diritto all’abitare
La lotta contro lo sfratto di Maricarmen una donna di 87 anni a Madrid ha generato una sollevazione per il diritto all’abitare che scuote la Spagna. Da giorni Madrid ribolle con migliaia di persone scese in piazza e la mobilitazione si è allargata in tutto il paese, riempiendo le piazze di decine di città. Il Consiglio dei ministri spagnolo ha successivamente approvato, martedì 29 settembre, due decreti per rispondere alla crisi abitativa in corso, al termine di intense trattative fra i partiti che fanno parte del governo. I decreti prevedono alcune forme di protezione contro gli sfratti per i soggetti più vulnerabili fino alla fine del 2030 e regole più stringenti per gli affitti brevi. Entriamo nel merito con il giornalista Victor Serri, in collegamento da Barcellona. Victor ci racconta come la crisi abitativa rischia di rimanere una questione centrale anche dopo questi provvedimenti spiegandoci come la continuazione delle mobilitazioni dal basso (e delle pratiche di resistenza agli sfratti) rimangono fondamentali in questa fase. Aniello Lampo ci racconta più nel dettaglio delle piazze madrilene nate dallo sfratto di Maricarmen.
October 2, 2026
Radio Blackout