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In solidarietà con il popolo venezuelano
-------------------------------------------------------------------------------- Nelle prime ore del 3 gennaio 2026, le truppe degli Stati Uniti d’America (Usa) hanno invaso il territorio venezuelano, hanno bombardato diverse località del Paese e hanno rapirono il presidente e sua moglie. Gli Stati Uniti intendono così impadronirsi di un intero territorio, riavviando le guerre di conquista condotte dal Grande Capitale. Alla luce di questi eventi, condividiamo la nostra dichiarazione: 1. C’è un Paese aggressore, gli Stati Uniti, e un popolo sotto attacco, il Venezuela. 2. Il sistema non rispetta nemmeno le proprie leggi internazionali e i suoi pretesti per l’aggressione sono sempre più ridicoli, nascondendo il vero movente: il profitto. 3. Al di sopra dei governi e dei pregiudizi personali, sosteniamo il popolo venezuelano e offriamo la nostra solidarietà al meglio delle nostre capacità. [Ezln] Per aggiungere la tua firma: apoyo.venezuela.2026@gmail.com [Firme] -------------------------------------------------------------------------------- En solidaridad con el pueblo venuezuelano (Español) Deutsch Übersetzung (Alemán) Traduction en Français (Francés) Ελληνική μετάφραση (Griego) -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo In solidarietà con il popolo venezuelano proviene da Comune-info.
CHIAPAS: CORRISPONDENZA AL TERMINE DEL SEMILLERO ZAPATISTA “DI PIRAMIDI, STORIA, AMORI E – CHIARO – DISAMORI”.
“Di piramidi, di storie, di amori e, chiaro, di disamori”. Con queste parole d’ordine la Commissione Sesta Zapatista ha ospitato in Chiapas un migliaio di compagne-i, in arrivo un po’ da tutto il mondo, per prendere parte a un “Semillero e celebrare così le resistenze e le ribellioni del mondo”. L’appuntamento di fine dicembre 2025 ha anticipato, di poche ore, le celebrazioni del 1 gennaio 2026, 32esimo anniversario dall’inizio pubblico della rivoluzione zapatista, esplosa a livello internazionale con la comparsa dei passamontagna neri con la stella rossa, quelli dell’EZLN, capaci di conquistare 7 Municipi del Sud Est del Messico nelle prime ore del 1994, cogliendo totalmente di sorpresa tanto le autorità messicane quanto il resto del mondo. Da allora le comunità zapatiste, tra mille difficoltà, continuano a esistere e quindi a r-esistere, oltre a interrogarsi su come connettere e collegare le tante resistenze sparse e spesso isolate per il mondo contro la violenta ferocia estrattivista e predatoria – e ora anche palesemente bellicista e militarista – del capitalismo. La proposta zapatista è quella lanciata il 1 gennaio 2024, nel 30ennale della rivoluzione zapatista; quella del “Comune”, riassunta così dal Subcomandante Insurgente Moisés: “La proprietà deve essere comune e del popolo, e il popolo deve governarsi da solo”. Tornando ora su quel percorso, lo stesso Moisés ha chiarito: “nel 2024 abbiamo lanciato il progetto politico del Comune, dandoci come scadenza i prossimi…120 anni. Ne sono passati 2; quindi, abbiamo davanti a noi altri 118 anni di lotta“. E ancora, proseguendo nell’intervento  in occasione del 32esimo anniversario dal 1 gennaio 1994 (qui la traduzione integrale del discorso di Moisés): “Il lavoro che abbiamo davanti richiede coraggio, pensiero, sforzo, sacrificio. Andiamo avanti con tutti gli animi, perché c’è molto lavoro da fare. Ci saranno compagni e compagne che si stancheranno. Ma quelli di noi che sono disposti devono continuare. Non basta ricordare i nostri compagni caduti: dobbiamo continuare ciò per cui sono caduti. Per questo, compagni e compagne zapatisti, compagni e compagne del Messico e del mondo, fratelli e sorelle del Messico e del mondo, vi presentiamo questo. Perché il Comune ci manca ancora molto. Ma sappiamo che, con tanto lavoro, tanto pensiero, tanto sforzo e tanto sacrificio, passo dopo passo arriveremo a ciò che vogliamo: libertà, giustizia e democrazia”. Dal Messico su Radio Onda d’Urto Andrea Cegna, nostro collaboratore, curatore della newsletter Il Finestrino, che ha partecipato al Semillero di San Cristobal de las Casas, Chiapas, e alle celebrazioni per i 32 anni dalla rivoluzione zapatista. Ascolta o scarica.
CHIAPAS 1 GENNAIO 1994 – 1 GENNAIO 2026: 32 ANNI DI RIVOLUZIONE ZAPATISTA.
Il 1 gennaio, in Chiapas, le realtà zapatiste hanno celebrato i 32 anni dal Capodanno 1994,  primo giorno di vita pubblica dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN), che dopo 10 anni di preparazione clandestina alla rivoluzione occupava militarmente sette città del Chiapas, nel Sud Est del Messico. In occasione del 32esimo anniversario, il movimento zapatista – con il Subcomandante Insurgente Moisés – ha organizzato al Cideci di San Cristobal de las Casas un “Semillero”, una serie di incontri e iniziative per proseguire il cammino dentro un mondo sempre più tracciato dalla ferocia bellica del capitalismo, nel nome del “Comune“. “La Commissione Sesta Zapatista – si legge nella nota zapatista – invita le persone che hanno firmato la Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona e la Dichiarazione per la Vita alla partecipazione del semillero per celebrare le resistenze e le ribellioni del mondo: “Di Piramidi, di Storie, di Amori e, chiaro, di Disamori”. Tra gli ospiti Sylvia Marcos, Bárbara Zamora, Tamara San Miguel, Luis de Tavira, Raúl Zibechi, Arturo Anguiano, Carlos Antonio Aguirre Rojas, Eduardo Almeida, Carlos Tornel e Raúl Romero, chiamati a “esporre le loro analisi sulle piramidi e la gestione della storia del sistema economico, nei cattivi governi, nelle leggi e nella struttura giudiziaria, nei movimenti di resistenza, nelle sinistre e nel progressismo, nei diritti umani, nella lotta femminista e nelle arti. E, beh, forse qualcosa si dirà anche su amori e i disamori” In attesa di avere approfondimenti e aggiornamenti sull’appuntamento 2026, su Radio Onda d’Urto vi riproponiamo: * le trasmissioni speciali, storiche e politiche, realizzate in occasione del primo quarto di secolo di Ezln e rivoluzione zapatista (2019) * le corrispondenze di un anno fa, 1 gennaio 2025, 31esimo anniversario * le varie interviste e gli articoli, realizzati dal 1994 a oggi, da Radio Onda d’Urto sul Chiapas zapatista
Mercati del carbonio: frodi in aumento
FUNZIONANO COME UNA VALUTA USATA PER FARE AFFARI, ACCUMULARE E SPECULARE: IL CARBONIO, SCRIVE SILVIA RIBEIRO, È UNA NUOVA METRICA DEL CAPITALE. SEMBRA INCREDIBILE, MA COSÌ: ESISTE UN MERCATO MONDIALE SEMPRE PIÙ GRANDE COSTITUITO DA PIATTAFORME FINANZIARIE CHE DI FATTO VENDONO ARIA. NATURALMENTE NON HANNO FERMATO IL CAMBIAMENTO CLIMATICO E NEANCHE MITIGATO LE CONSEGUENZE, ANZI, IL CONTRARIO. TUTTAVIA, PER GLI AGENTI E LE AZIENDE COINVOLTE NELLA VENDITA DI QUESTE QUOTE DI “ARIA PULITA” ALLE PIÙ GRANDI MULTINAZIONALI INQUINANTI DEL MONDO – CHE LE ACQUISTANO PER FAR FINTA DI COMPENSARE I DANNI CAUSATI DALLE EMISSIONI DI GAS SERRA – SI TRATTA DI UN BUSINESS REDDITIZIO E, PERTANTO, PUR ESSENDO FRAUDOLENTO SOTTO MOLTI ASPETTI, CONTINUA A CRESCERE. UNO DEI PAESI EMERGENTI DI QUESTO ODIOSO MERCATO È IL MESSICO Unsplash.com -------------------------------------------------------------------------------- I mercati del carbonio sono piattaforme finanziarie per la vendita di aria, qualcosa che sembra assurdo alla maggior parte delle persone, e lo è. Non hanno fermato il cambiamento climatico né ne hanno mitigato le conseguenze; anzi, il contrario. Tuttavia, per gli agenti e le aziende coinvolte nella vendita di queste quote di “aria pulita” alle più grandi multinazionali inquinanti del mondo – che le acquistano per compensare i danni causati dalle emissioni di gas serra (GHG) che alimentano il caos climatico – si tratta di un business redditizio e, pertanto, pur essendo fraudolento sotto molti aspetti, continua a crescere. Il Messico è tra i paesi più ambiti per la generazione di crediti di carbonio, sia per i suoi ecosistemi forestali e altri ecosistemi che assorbono carbonio, sia per la sua struttura di proprietà forestale e la permissività politica che consente la creazione di questi mercati. Molti fattori devono essere considerati per comprendere i molteplici impatti negativi in Messico, il principale dei quali è che i progetti volti a ottenere crediti di carbonio rappresentano un nuovo modo di appropriarsi di fatto delle terre e delle foreste degli ejidos (proprietà terriere comunitarie) e delle comunità, violando i diritti delle popolazioni indigene e delle comunità contadine. Quanto più peggiora lo stato del clima globale, tanto più aumentano le opportunità per questo traffico di quote di inquinamento. La teoria è che le grandi aziende inquinanti paghino altri paesi per assorbire l’anidride carbonica e altri gas serra in eccesso e immagazzinarli permanentemente in modo che non ritornino nell’atmosfera. Gli inquinatori possono “acquistare” crediti per giustificare il fatto di continuare a inquinare e anche realizzare un profitto aggiuntivo rivendendo i crediti di carbonio sui mercati secondari a prezzi più elevati. Con la stessa mentalità, si è iniziato a scambiare crediti come compensazione per la distruzione della biodiversità. I mercati del carbonio esistono a livello globale da circa trent’anni, condividendo background e forme di compensazione simili, con il pagamento di programmi di servizi ambientali e REDD+ (Riduzione delle emissioni da deforestazione e degrado forestale). La maggior parte dei crediti di carbonio si basa sulla misurazione del carbonio assorbito (e presumibilmente sequestrato) da foreste e piantagioni; più recentemente, sono stati inclusi anche terreni agricoli, bestiame ed ecosistemi costieri e marini. Il carbonio è diventato una nuova metrica del capitale. I crediti di carbonio e le obbligazioni che generano funzionano come una valuta che può essere utilizzata per affari, accumulo e speculazione. Un credito di carbonio equivale a una tonnellata di anidride carbonica “sequestrata” o all’equivalente di altri gas serra. L’emittente di un credito presumibilmente verifica che una tonnellata di carbonio sia stata catturata e immagazzinata permanentemente da qualche parte. In realtà, questa misurazione è difficile o impossibile nella maggior parte dei casi, perché abbiamo a che fare con sistemi viventi che respirano, ovvero assorbono ma anche emettono carbonio. Inoltre, hanno molteplici interazioni con altri sistemi viventi e con le comunità umane, interazioni dinamiche che ne modificano i risultati. Invece di scoraggiare i “minatori d’aria” – come le comunità brasiliane chiamano gli imprenditori del carbonio – questa incertezza scoraggia la misurazione stessa, insieme al suo monitoraggio e alla sua verifica, che è diventata un’attività aggiuntiva. Dal 2022, si è registrato un netto aumento dei progetti sul carbonio in Messico. I principali attori di questi progetti sono le foreste e le comunità degli ejido, e il lavoro che svolgono. Ma il processo “dalla foresta al credito” è macchinoso e progettato in modo che solo “esperti” esterni possano gestirlo. Per identificare un’area, definire un progetto, pianificarne la gestione, registrarlo, monitorarlo, verificarlo, certificarlo, emetterlo e infine venderlo sui mercati, sono coinvolti molti altri attori: organizzazioni che si rivolgono alle comunità, esperti, tecnici, agenzie, aziende che stabiliscono standard internazionali e sono anche responsabili della verifica della conformità, broker o intermediari finanziari, e così via. Sono coinvolte anche le istituzioni governative. Ciò significa che qualsiasi presunto profitto va principalmente ad altri attori, non alle comunità. E questo senza considerare i profitti delle multinazionali inquinanti che acquistano crediti e li rivendono. È comune che le comunità non ricevano nulla o importi irrisori, cosa documentata in molti casi, ad esempio nelle comunità di Veracruz (Colonialismo climático). Possono persino finire indebitate. Nel maggio 2024, un rapporto commissionato dal governo messicano ha contato 314 progetti di crediti di carbonio nel paese. A novembre 2025, secondo i dati delle due principali agenzie internazionali coinvolte in questi progetti, Climate Action Reserve e Verra/VCS, erano in corso 410 progetti con la prima e altri 43 con Verra. Entrambe sono state segnalate in inchieste giornalistiche per aver generato prestiti “fantasma” in vari progetti e per altri problemi. Ciononostante, la loro presenza in Messico è aumentata significativamente. È importante comprendere gli impatti e le minacce che queste iniziative comportano, soprattutto per le comunità. -------------------------------------------------------------------------------- Pubblicato su La Jornada, qui con l’autorizzazione dell’autrice -------------------------------------------------------------------------------- LEGGI ANCHE QUESTO ARTICOLO DI PAOLO CACCIARI: > Il neoimperialismo del carbonio -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Mercati del carbonio: frodi in aumento proviene da Comune-info.
Messico, 456 sacchi di resti umani sotto i lavori per i mondiali.
Negli ultimi mesi a Guadalajara, durante lo  svolgimento dei lavori per le strutture che dovranno ospitare i prossimi mondiali, che si svolgeranno tra Messico Usa e Canada, è stato segnalato il ritrovamento di sacchi contenenti resti umani. Ad oggi il numero dei sacchi è 456, un numero devastante, un orrore che ci sembra inumano in un paese a cui troppo spesso pensiamo ancora in modo esotico o caricaturesco. La realtà di questi eventi drammatici ci parla di altro, di un sistema capitale che ha bisogno di creare insicurezza, che svuota  territori per cosegnarli ai grandi capitali e che, seppur con un governo progressista, tace davanti ai massacri del narcoparamilitarismo. Come sempre ad aiutarci nella lettura e nella rifelssione il  collettivo Nodo Solidale con un audio dal Chiapas.   Alla fine della trasmissione un saluto ad Yorch, compagno  anarchico che si trovava in carcere ingiustamente detenuto dopo essere stato procesato due volte per lo stesso reato. Negli ultimi giorni è stato molto male e gli sono state negate le misure sanitarie d'urgenza. Yorch è morto il  9 dicembre, era un compagno dell'Okupa el Che, occupazione storica a Città del Messico. Yorch è stato ucciso dallo stato. 
L’inutilità delle mega opere per i popoli
Raúl Zibechi Quando si svolsero i Giochi Olimpici di Rio de Janeiro, nel 2016, lo stato intraprese la costruzione di varie grandi opere infrastrutturali, tra le quali spiccarono le funivie in alcune favelas, oltre all’ampliamento di aeroporti e autostrade, tutto con fondi pubblici. “La Città Meravigliosa si è trasformata nel luogo di maggior concentrazione di […]
“LATINOAMERICA”: PRESIDENZIALI IN HONDURAS E I MONDIALI DI CALCIO 2026 IN MESSICO. LA PUNTATA DI LUNEDì 1 DICEMBRE 2025
LatinoAmerica è la trasmissione quindicinale di Radio Onda d’Urto: 30 minuti in volo libero e ribelle…tra il border di Tijuana e gli orizzonti sconfinati della Patagonia, dentro il ciclo della “Cassetta degli Attrezzi”. Appuntamento ogni due lunedì, alle ore 18.45, e in replica il giorno dopo, il martedì, alle ore 6.30. La puntata di lunedì 1 dicembre 2025, su Radio Onda d’Urto, ci porta in Messico e Honduras:. * Messico: si avvicinano i Mondiali di calcio 2026 – in coabitazione con Usa e Canada – e a Città del Messico alza i giri del motore la lotta popolare contro gentrificazione e sfruttamento delle (poche) risorse idriche da parte del “grande evento” targato Fifa – Trump e dei suoi sponsor, Coca Cola in testa.  Ne parliamo con Andrea Cegna, de “Il Finestrino” e nostro collaboratore; * Honduras: “pareggio tecnico” e risultati posticipati di un mese per le elezioni presidenziali del 30 novembre. Testa a testa – al 40% – tra i due candidati di destra, mentre la sinistra del governo uscente, quella di Libre, si ferma al 20%. Crolla pure l’affluenza, come ci racconta da Tegucigalpa il giornalista Giorgio Trucchi, corrispondente dell’agenzia di stampa centroamericana Rel – Uita e collaboratore di Pagine Esteri. Ascolta LatinoAmerica di lunedì 1 dicembre 2025. Ascolta o scarica Prossima puntata: lunedì 15 dicembre, ore 18.45.
MESSICO E MONDIALI DI CALCIO 2026: “NON C’E’ GIOCO PULITO IN UNA TERRA DERUBATA”
Venerdì 5 dicembre il John F. Kennedy Center for the Performing Arts di Washington, Usa, ospita i sorteggi per i Mondiali di Calcio 2026, in calendario tra Canada, Usa e Messico. Alla cerimonia ha annunciato la propria presenza il presidente Usa, Donald Trump, nuovo sodale globale di Gianni Infantino e della multinazionale del pallone (ma, soprattutto, degli affari), cioè la Fifa. Una liason che, proprio venerdì, potrebbe vedere Infantino premiare il tycoon, con un premio inventato di sana pianta sul momento, il cosiddetto “Premio per la pace”. Si tratta del “FIFA Peace Award: Football Unites the World”, annunciato da Infantino senza alcun preavviso al Consiglio FIFA:  molti delegati avrebbero appreso dell’esistenza del premio…direttamente dal comunicato stampa. Nel frattempo, lo stesso Trump ha già ribadito che vieterà l’ingresso negli States ai tifosi di quei Paesi – in primis, Haiti – che considera “indesiderati”, nell’ambito della guerra contro i migranti in corso dentro i confini Usa. Non solo: lo stesso tycoon sta provando a convincere la Fifa – pare senza risultati, al momento – a escludere il Messico dai Mondiali stessi, con la scusa dei rischi di sicurezza per squadre e tifosi. Il tutto mentre a Città del Messico gli interventi infrastrutturali già in corso verso l’estate 2026 stanno provocando crisi idriche, impennate degli affiti e la cacciata delle classi popolari dalle zone più “appetibili” per turisti occidentali, gentrificazione e speculazione immobiliare. Su quest’aspetto, Radio Onda d’Urto ha raggiunto Andrea Cegna, curatore della newsletter sul Latino America “Il Finestrino”, oltre che nostro collaboratore. Ascolta o scarica