Il baratro sul debito Usa si spalanca; la sfida degli studenti serbi a Vučić; Ertzaintza, polizia basca
L’INSOSTENIBILE PESANTEZZA DEL DEBITO U.S.A. E L’INCUBO DEDOLLARIZZAZIONE
In questa puntata continuiamo la nostra riflessione sulle dinamiche economiche
che condizionano le scelte belliche dell’amministrazione americana in questa
fase d’instabilità globale. Ci aiuta il professore Alessandro Volpi, docente di
storia contemporanea e autore di varie pubblicazioni. Gli Stati Uniti hanno un
debito pubblico che si avvicina alla cifra “monstre” di 40.000 miliardi di
dollari corrispondenti a quasi la metà del debito globale. La circostanza che un
paese che rappresenta circa il 15% del PIL mondiale sia così indebitato e che la
sua valuta venga utilizzata per quasi la totalità delle transazioni
internazionali ,costituisce quella che nel 2019 l’allora governatore della Bank
of England, Mark Carney ora premier canadese, definì un’asimmetria
destabilizzante nel cuore dell’economia finanziaria mondiale. L’esorbitante
privilegio del dollaro, come lo chiamò Valery Giscard D’Estaing allora
presidente francese, nel 1960 consente agli Stati Uniti di finanziare il suo
debito con i dollari che arrivano dagli altri paesi che utilizzano la valuta
americana per gli scambi commerciali ,ma questo privilegio si sta esaurendo
sepolto dalla montagna del debito. I tassi del Treasury decennale sono ormai
quasi al 5% ,quindi il servizio del debito aumenta mentre la quota in mano agli
investitori pubblici e privati esteri diminuisce ,essendo inferiore al 25%
.Questi dati indicano una mancanza progressiva di fiducia nella sostenibilità
del debito federale ,inoltre altro indicatore che fa tremare i polsi ai
possessori di Treasury ,il valore del CDS su debito americano (i Credit Default
Swap ,assicurazioni sulla mancata restituzione del debito) è sempre più alto . A
sostenere il debito americano contribuiscono le agenzie di rating che continuano
a dare valutazioni positive nonostante i segnali di deterioramento, anche perché
sono controllate dagli stessi fondi d’investimento che hanno i loro portafogli
imbottiti di debito federale. L’aumento dei tassi per rendere allettante
l’acquisto del debito in dollari trascina al rialzo tutto il mercato
obbligazionario mondiale costringendo ad una rincorsa dei tassi che non tutti i
paesi debitori possono permettersi . L’ipertrofica capitalizzazione degli indici
di borsa segnala il limite della disponibilità di liquidità del mercato, il
rapporto elevato tra la capitalizzazione di borsa e il pil americano dimostra
che l’eccezione americana si regge sul mercato azionario che a sua volta si
concentra solo su 7 titoli dallo smisurato valore azionario che spesso non
corrisponde a quello reale con un eccesso di concentrazione e sovrainvestimento
che fa presagire il rischio di una bolla speculativa. SpaceX, Anthropic e OpenAI
saranno le prossime IPO (Offerta Pubblica Iniziale ) che avranno una valutazione
collettiva che supera i quattromila miliardi di dollari . Il prossimo
governatore della Fed (la banca centrale statunitense) Kevin Walsh dovrà
deludere le aspettative di Trump di taglio dei tassi, perché si svaluterebbe
ulteriormente il debito ,con ricadute pesantissime sull’americano medio
fortemente indebitato e poco propenso al risparmio. Il processo di
finanziarizzazione dell’economia e l’immissione scriteriata di liquidità sono
stati alcuni dei fattori che hanno portato all’aumento del debito oltre alle
liberalizzazioni del mercato finanziario condotte in primis dai democratici con
l’abolizione di leggi come la Glass-Steagall act del 1933 che separava le banche
commerciali da quelle d’affari, le cui restrizioni principali furono abrogate
nel 1999 proprio durante l’amministrazione di Bill Clinton (con il
Gramm-Leach-Bliley Act) . Il recente viaggio a Pechino di Trump non solo aveva
lo scopo di trovare una via d’uscita all’impasse iraniano ma anche di chiedere a
Pechino di non accelerare la sostituzione del dollaro con lo yuan nelle
transazioni petrolifere . I cinesi ,che coltivano l’immagine di potenza
affidabile e stabile,non hanno interesse ad accelerare la crisi americana,
perché le due economie sono ancora interconnesse nonostante la competizione in
corso .La delegazione americana era difatti guidata da Larry Fink il ceo di
Blackrock , la più grande società di gestione del denaro al mondo, con oltre 10
trilioni di dollari di asset in gestione ,alla ricerca d’investimenti e del
risparmio dei cinesi nel disperato tentativo di soddisfare la domanda di
liquidità necessaria ad alimentare la bolla speculativa . I grandi fondi come
Blackrock,State street et similia posseggono buona parte del debito americano
verso cui indirizzano i risparmi che gestiscono ma al contempo devono sostenere
la sovracapitalizzazione di borsa ,mentre la possibilità di stampare altri
dollari in soccorso non è più praticabile. Il processo di dedollarizzazione pur
non essendo ancora maturo è in corso e le prospettive per l’economia americana
sono poco rassicuranti.
https://www.spreaker.com/episode/l-insostenibile-pesantezza-del-debito-u-s-a-e-lo-spettro-della-dedollarizzazione–72247608
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MOVIMENTO SERBO NELLE URNE MA VIVO
Torniamo in Serbia con Giorgio Fruscione, ricercatore presso l’Ispi e
collaboratore di East Journal, a tentare di capire la trasformazione e la
vitalità del Movimento contro il sistema di potere di Vučić. Non più soltanto
studentesco, dopo 18 mesi di lotte è divenuto uno spaccato della società serba
che raccoglie tutte le posizioni politiche e ogni strato sociale, non più
soltanto tra gli abitanti delle grandi città, ma anche nella campagna profonda.
Questa composizione può essere una spiegazione della scelta di partecipare alla
competizione elettorale, di cui la giornata di mobilitazione del 23 maggio è
stato il primo lancio della campagna elettorale, dimostrando che è ancora vivace
l’opposizione dopo la prima tornata amministrativa di marzo, dove i “blokaderi”
hanno incalzato il Partito di Vučić, senza però ottenere alcun municipio.
Quanto sia in piena salute il Movimento è dimostrato dalla battaglia mediatica
sulle cifre della partecipazione: si oscilla dai 190.000 manifestanti dichiarati
dai promotori ai 34.000 del regime. L’essenziale è la ripresa e l’evidenza della
mobilitazione attorno a tutte le questioni che si trova a dibattere la società
serba: dall’ingresso in Europa ai molti accordi internazionali che il regime
riesce a coltivare, intessendo una trama di appoggi esterni che vanno da Israele
– con cui Belgrado intrattiene stretti legami e rapporti commerciali e
d’intelligence; al viaggio in Cina – primo partner commerciale della Serbia –
dove Vučić ha accresciuto la partnership, portando molti investimenti da
Shanghai (e posti di lavoro da sbandierare in campagna elettorale); alla
tradizionale alleanza con il grande fratello russo, che assicura al regime un
appoggio concreto anche sul piano militare. Questo non è comunque motivo del
contendere, perché gli studenti non hanno ancora preso posizione sulla politica
estera, così tanto da causare endorsement stranieri a sostegno del regime,
nonostante gli affari.
Il Movimento è nato con una forte componente antinazionalista, ma ora alligna
tra le sue fila anche la presenza di rivendicazioni per la gestione del dossier
annoso del Kosovo, le persegue cercando di affrontare l’argomento con un
approccio il meno intriso di nazionalismo possibile, ma la trappola è difficile
da aggirarsi, soprattutto a Belgrado, dove ci sono frange di sinistra e di
destra in entrambi i campi in cui storicamente si divide la comunità in
europeisti e nazionalisti. Ma l’intento, suppone Fruscione, è proprio quello di
sottrarre a Vučić un argomento che ha cavalcato fin da quando era il delfino di
Vojislav Šešelj, usando il nazionalismo come leva per compattare l’elettorato
del Partito progressista, ereditando i sostenitori del suo mentore, pur
fingendosi moderato in consessi internazionali. L’intento del Movimento è quello
di ottenere un sistema diverso in cui le regole democratiche possano dare vita a
un nuovo corso che superi la mafia corrotta del potere attuale.
Certo che già al suo interno si trova ora nelle condizioni di individuare
criteri attraverso i quali operare una scelta della propria classe dirigente e
della propria linea, oltre all’esclusione di tutti i politici “vecchi” che siano
collusi con il regime, ma anche quelli dell’opposizione, quindi l’orientamento è
su figure particolarmente in vista della società civile, in particolare
accademica. Ma comunque si sta evitando di far emergere figure politiche di
riferimento, proprio perché l’intento non è di prendere il potere per sostituire
un regime inviso con qualche altra forma di potere.
https://www.spreaker.com/episode/il-movimento-serbo-e-diventato-specchio-dello-spettro-politico-sociale–72253609
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ERTZAINTZA, DIVISE NATE NELL’INTERNAZIONALISMO E FINITE A REPRIMERE COME OGNI
POLIZIA
«Perché meravigliarsi se l’Ertzaintza ha manganellato gli attivisti della
Flottilla? I precedenti non mancano», così inizia il suo pezzo Gianni Sartori,
prendendo spunto dall’accoglienza riservata ai sopravvissuti della Sumud
Flottilla rientrati in Euskadi. A suon di manganelli: quello che non è stato
distribuito ai militanti baschi in termini di tortura dai criminali del Mossad
lo hanno ricevuto dalla polizia regionale di Bilbao, che è addestrata dagli
israeliani stessi.
L’Ertzaintza dipende dal Governo della Comunità Autonoma Vasca, come i Mossos de
squadra da quella catalana (e ricordiamo i metodi brutali durante il tentativo
di dichiarare l’autonomia di Barcelona durato 39 secondi).
Ma le loro origini sono molto più nobili, per quanto ogni sorta di militarismo,
qualsiasi divisa, qualunque inquadramento poliziesco non può che avere un
declino di questo tipo. E allora abbiamo sentito l’esigenza di fare un minimo di
chiarezza, almeno in ambito Vasco, ripercorrendo le tappe storiche insieme a una
memoria spesso diretta dei fatti, come quella di Giani Sartori.