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M di Matteotti o M di Mussolini?
Moltissime città italiane durante il ventennio avevano concesso la cittadinanza onoraria a Benito Mussolini. Era in pratica un obbligo rendere omaggio in questo modo al duce così come intitolare il nome delle vie a Roma, capitale dell’impero divenne obbligatorio con una circolare del 1931. Molte di queste città hanno revocato la cittadinanza, tra di loro spicca Salò, la capitale dei repubblichini tra 1943 e 1945. Ma tra quelle che non l’hanno fatto c’è la città di Biella, una città a cui il presidente Sandro Pertini aveva conferito la medaglia d’oro al valor militare per la Resistenza nel 1981. Il Comitato M come Matteotti aveva promosso una petizione per revocare tale cittadinanza onoraria e la coalizione di minoranza del Comune di Biella l’aveva sostenuta nel 2025 con una mozione che intendeva assegnarla invece a Giacomo Matteotti e alla partigiana Iside Viana. La maggioranza di destra aveva votato contro, con l’astensione della Lega, con la motivazione che il fascismo oramai non esisteva più e soprattutto che non aveva senso e addirittura non era previsto togliere la cittadinanza o attribuirla a defunti. Una motivazione assai fragile per smontare la quale è bastato un colloquio con l’ex sindaco di centro sinistra Gianluca Susta. Susta ha affermato che durante i suoi mandati avevano attribuito la cittadinanza onoraria esclusivamente a persone defunte. Non si era accorto della cittadinanza onoraria al duce altrimenti avrebbe provveduto immediatamente. Del resto occorrono a volte investigazioni giornalistiche o di ricercatori di buona volontà per fare venire a galla certe realtà. Lo sanno bene proprio gli amministratori di Biella di FdI per la vicenda “5 forchette”. Meritoria era stata quindi la ricerca effettuata dal Comitato M come Matteotti nello scovare negli archivi quella vergognosa onorificenza. Del resto quella scoperta aveva un particolare significato proprio nel momento in cui alla guida della città salivano per la prima volta diversi amministratori di maggioranza con trascorsi nel MSI. Da parte di quale M avrebbero deciso di stare ? Quella di Matteotti o quella di Mussolini? Una prima risposta come abbiamo visto l’avevano data nel consiglio comunale del 29 aprile 2025. Ma M5S e PD, in accordo con AVS, sono tornati alla carica nel consiglio del 31 marzo 2026 smontando le pretestuose motivazioni regolamentari addotte dalla maggioranza e presentando un’interrogazione che suonava così: > “In prossimità del prossimo 25 aprile e quindi della festa della liberazione > siamo a reiterare la richiesta di togliere la cittadinanza onoraria a > Mussolini. Per Biella è evidente che è una vergogna mantenere la cittadinanza > onoraria a Mussolini. Mussolini non lo statista ma il capobanda, non > l’assertore di un’idea ma un criminale. Siamo con Pertini a ricordare che “il > fascismo non è un’idea, il fascismo è un crimine”. La motivazione prevalente > esposta dalla maggioranza al Consiglio Comunale lo scorso 29 aprile 2025 pare > essere stata quella formale e attinente la sfera giuridica, ovvero non ha > senso e addirittura non è possibile togliere la cittadinanza onoraria a una > persona defunta (Mussolini), né concederla (Matteotti). E allora poniamola sul > piano legislativo per constatare come questa motivazione non stia in piedi. > Nessuna norma di legge prevede l’istituto della cittadinanza onoraria, quindi > né la concessione, né la revoca. Ma quasi tutti i Comuni prevedono e > disciplinano la concessione di tali onorificenze nello statuto o in apposito > regolamento o comunque la concedono con deliberazione del consiglio comunale > anche in assenza di un’esplicita normativa regolamentare. E’ evidente che chi > è cittadino a tutti gli effetti e gode dei diritti di cittadinanza tra cui il > voto perde automaticamente i requisiti di cittadinanza quando muore. Ma la > cittadinanza onoraria è appunto un titolo puramente onorifico e non si può > affermare che cessi di valere con la morte della persona, né che non possa > essere conferito a persone defunte. Ad esempio nel centenario della > commemorazione della traslazione del Milite Ignoto il 4 novembre 1921 nel > Sacello dell’Altare della Patria a Roma, sono stati 3.200 i Comuni che hanno > concesso la cittadinanza onoraria al Milite Ignoto. In assenza di norme > legislative i Comuni hanno ampia discrezionalità, a volte regolamentata e > altre no. Tanto che sono molti i Comuni che hanno revocato la cittadinanza > onoraria a Mussolini senza che fosse loro posto alcun rilievo dal punto di > vista legislativo visto che una legislazione in materia non esiste. A meno che > il regolamento comunale non preveda esplicitamente l’impossibilità della > revoca qualora l’insignito non sia più in vita, non esistono ostacoli > giuridici alla revoca della cittadinanza onoraria conferita a Mussolini. > Quindi: o il Comune ammette che il motivo è politico e di merito e non formale > per non avere tolto la cittadinanza onoraria a Mussolini e non averla concessa > a Matteotti, oppure rivaluta serenamente la questione. Si tenga ancora conto > del fatto che a memoria dell’ex sindaco Susta furono concesse in passato > onorificenze di cittadino onorario solo a persone defunte. In conclusione, in > assenza di norme giuridiche nazionali e di regolamenti comunali la maggioranza > può fare quello che vuole ma non si tirino in ballo aspetti formali > insussistenti. Se si ritiene del resto giusta tale decisione dovrebbe essere > semmai considerato motivo di orgoglio procedere a una decisione che altre > amministrazioni precedenti non hanno assunto invece di chiedersi “se non > l’hanno fatto loro perché dovremmo farlo noi”. E alla luce di tali > considerazioni si chiedeva al sindaco se alla luce di quanto esposto in > premessa, venuto meno il motivo giuridico, il Comune fosse disposto a togliere > la cittadinanza onoraria a Benito Mussolini e assegnarla a Giacomo Matteotti o > se si intendesse invece confermare la decisione assunta di non procedere alla > revoca ritenendo sufficienti gli interventi in opere pubbliche realizzate in > città durante il fascismo per emendare il profilo criminale del cittadino > onorario Benito Mussolini: soppressione della democrazia e degli oppositori, > violenza verso i circoli e i Comuni socialisti, sanguinarie imprese coloniali, > leggi razziste, campi di concentramento, entrata in guerra a fianco di > Hitler.” L’interrogazione era esposta dal consigliere del M5S Karim El Motarajji ed arrivava la risposta concisa e sprezzante del sindaco di Fratelli d’Italia Marzio Olivero. Letteralmente affermava: > “A me fa piacere, fa piacere al mio elettorato sentirsi dire che non pensiamo > più a quanto è accaduto 80 o 100 anni fa, dipende da quando vogliamo far > scorrere il tempo. Siamo proiettati verso il futuro, non pensiamo più a queste > cose e lasciamo a voi il piacere di crogiolarvi in questi ricordi”. Giustamente nella sua replica El Motarajji aveva fatto presente che il sindaco dovrebbe esserlo di tutti i cittadini e non solo del suo elettorato. E partiamo proprio da qui nell’analizzare la risposta del sindaco. Forse è stato un po’ incauto nell’affermare che fa piacere al suo elettorato sentirsi dire che la cittadinanza onoraria al duce rimane al suo posto. Qual è intanto il suo elettorato? Quello che fa capo anche alla lista civica Gentile, a Forza Italia e alla Lega? Ma la Lega già lo scorso 29 aprile 2025 non aveva votato contro alla mozione per togliere la cittadinanza onoraria ma si era astenuta. E tutti ricordiamo l’ex sindaco di Cossato e poi di Biella, Claudio Corradino, presenziare da convinto antifascista alle cerimonie del 25 aprile. Ma se anche si fosse riferito solo all’elettorato di Fratelli d’Italia come fa a essere così sicuro che chi l’ha votato ritenendolo un bravo amministrare della città approvi anche questa scelta politica? E proprio certo che la componente non nostalgica ma liberale del suo elettorato non provi orrore per la cittadinanza onoraria a Mussolini? “Non pensiamo più a quanto è accaduto 80 o 100 anni fa. Siamo proiettati al futuro”. Certo, nulla di nuovo, un chiaro tentativo di rimozione per relegare all’oblio quel periodo storico. E con quali conseguenze, quali significati? Intanto essere proiettati al futuro senza memoria, senza consapevolezza delle proprie radici riserva brutte sorprese e questa ignoranza del proprio passato, rivendicata come una sorta di valore “futurista”, porta anche ai sempre più frequenti fenomeni per cui il fascismo si ripresenta in forme diverse, coinvolge i giovani, fa sì che il saluto romano singolo o di massa sia considerato una legittima forma di espressione delle proprie emozioni e percezioni politiche. La narrazione sottesa è sempre la solita: il fascismo è finito 80 anni fa, Mussolini è morto, che senso ha parlare di un defunto e di una cosa che non esiste più? Non rinnegare e non restaurare , diceva Giorgio Almirante. Mettiamoci una pietra sopra allora. “Lasciamo a voi il piacere di crogiolarvi in questi ricordi”. Come dire: la Resistenza è roba vostra, la vittoria contro il fascismo da cui è nata la Costituzione Repubblicana è roba vostra, noi non guardiamo al passato, siamo proiettati al futuro della città. Ma non è che pensare al futuro di Biella e dedicare un minuto a deliberare la revoca della cittadinanza onoraria a Mussolini siano operazioni incompatibili. Caso mai di difficile compatibilità sono la medaglia d’oro al valor militare assegnata alla città e la cittadinanza onoraria a Mussolini. E anche di difficile compatibilità sono la commemorazione del 25 aprile e il possibile discorso ufficiale di un sindaco che la pensa in quel modo e che si tiene stretta la cittadinanza onoraria al duce. Il problema in effetti è che in quella ricorrenza bisogna proprio “pensare a quanto è accaduto 80 anni fa, crogiolarsi nei ricordi” e la domanda quindi a meno di 3 settimane dal 25 aprile è: cosa farà il sindaco? Si asterrà dall’intervenire dal palco della festa della liberazione in coerenza con quanto affermato in Consiglio Comunale? Oppure ci metterà la faccia sapendo che è quella di un sindaco che non toglie la cittadinanza onoraria al capo del fascismo? In conclusione, l’essenza di una città non è fatta solo di servizi pubblici, strade, verde, uffici, ma anche di quell’insieme di valori etici e civici tra i quali al primo posto dovrebbe esserci l’antifascismo. Lo dobbiamo alle centinaia di giovani partigiani biellesi caduti sui monti o lungo le strade sotto il piombo nazi-fascista. Ma si era già capito alcune settimane fa come la pensa l’amministrazione comunale, quando incredibilmente era stata respinta senza motivazioni una mozione per intitolare alla Costituzione una piazza di Biella come avviene in centinaia di città italiane di ogni orientamento politico. Il motivo era probabilmente in quel passo della mozione che definiva la Costituzione antifascista, come ricordato più volte dai presidenti della Repubblica, da Sandro Pertini a Sergio Mattarella : “la nostra è una Costituzione antifascista che si fonda sulla lotta di liberazione matrice di libertà e democrazia”. Allo stesso modo quella medaglia d’oro per la Resistenza appuntata sul gonfalone di Biella dovrebbe far riflettere il sindaco che essa è testimonianza di libertà e democrazia per una comunità che non si merita la vergogna della cittadinanza onoraria a Benito Mussolini. .   Giuseppe Paschetto
April 5, 2026
Pressenza
Extinction Rebellion reintitola le vie di Biella alle vittime della mafia
Biella, 1 aprile 2026 – Le vie del centro di Biella nei pressi delle sedi di Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia, sono state rinominate con i nomi di vittime della mafia da Extinction Rebellion, per denunciare gli affari tra politica e criminalità organizzata che hanno coinvolto negli scorsi giorni diversi esponenti del governo nazionale e regionale, come Delmastro e Chiorino. “Biella e il Piemonte meritano un’altra storia, radicata nella giustizia sociale, climatica e nella lotta alla mafia” Questa mattina Biella si è svegliata con alcune vie della città intitolate a vittime della mafia. Peppino Impastato, Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Rita Atria, don Pino Puglisi, Renata Fonte: sono solo alcuni dei nomi con cui Extinction Rebellion – movimento nonviolento internazionale che si batte per la giustizia climatica e sociale – ha rinominato simbolicamente alcune delle principali vie del centro città, come via Italia e via Cristoforo Colombo. Molte delle strade interessate ospitano sedi locali di Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia. Un gesto simbolico – che Extinction Rebellion aveva già realizzato nei giorni precedenti l’8 marzo reintitolando alcune vie di Torino alle partigiane della resistenza – realizzato adesso in una città che si trova al centro di uno degli ultimi scandali politici emersi nelle scorse settimane, che ha coinvolto diversi esponenti del governo italiano e della Regione Piemonte, tra cui l’ex sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro e l’ex vicepresidente della Regione Elena Chiorino. Secondo quanto riportato dall’inchiesta del Fatto Quotidiano a pochi giorni dalla marcia del 21 marzo per le vittime innocenti della mafia, proprio a Biella avrebbero fondato una società insieme alla figlia diciottenne di un prestanome della camorra per aprire una bisteccheria a Roma. «Cambiamo i nomi di queste vie perché vengono attraversate ogni giorno da chi, mentre porta avanti politiche nazionali e regionali che negano diritti e distruggono la terra, fa anche affari con la mafia», afferma Extinction Rebellion. «Biella e il Piemonte non saranno l’ennesimo simbolo di un sistema politico colluso e protagonista di affari tra Stato e mafia. Meritano un’altra storia, radicata nella giustizia sociale, climatica e nella lotta alla mafia». Il movimento fa riferimento a precedenti casi di collusione tra politica e criminalità organizzata, come quello dell’ex assessore Roberto Rosso di Forza Italia, coinvolto in una vicenda giudiziaria per voto di scambio politico-mafioso legato alle elezioni del 2019. Il “caso Delmastro”, invece, è stato uno dei principali fattori che in questi giorni hanno portato alle dimissioni di diversi esponenti del governo, tra cui lo stesso Delmastro da sottosegretario alla Giustizia e Chiorino da vicepresidente della Regione Piemonte e lunedì scorso anche da assessora a Lavoro, Istruzione e Merito. «Le stesse persone che in questi anni hanno attaccato e diffamato movimenti, studenti e società civile che chiedevano diritti e politiche climatiche urgenti, oggi sono al centro di uno scandalo politico di collusione con la mafia», prosegue Extinction Rebellion, riferendosi alle dichiarazioni rilasciate in passato dai due esponenti politici nei confronti del movimento e di altre organizzazioni. Lo scorso novembre, ad esempio, quando lo stesso movimento aveva esposto uno striscione durante una celebrazione delle vittime delle Forze Armate per criticare i finanziamenti alle guerre, Chiorino aveva parlato di “un oltraggio alla memoria di coloro che hanno sacrificato la loro vita per la nostra Patria”. Anche Delmastro, durante una visita al cantiere della Tav in Valsusa lo scorso gennaio, aveva definito “i No Tav come la mafia”. «È ormai evidente che i valori su cui si basa il nostro Stato democratico non sono gli stessi di chi oggi lo governa», conclude il movimento. «Nella speranza che, dopo queste dimissioni, vengano nominate persone capaci di onorare pienamente questi valori, ricordiamo oggi chi ha sacrificato la propria vita per la giustizia e il contrasto alla mafia, spesso proprio per la difesa della terra e dell’interesse collettivo. In un mondo sull’orlo del collasso ecologico, è necessario riscrivere un’altra storia». Extinction Rebellion
April 1, 2026
Pressenza
Il referendum costituzionale e le comunità porose
Torniamo nel Biellese, terra d’origine dell’ex Sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro, dimessosi poco prima che la piazza di Biella si riempisse per chiederne il passo indietro. Eravamo in centinaia a manifestare per ribadire che questo territorio non è il feudo di nessuno. Men che meno di chi è stato condannato per rivelazione di segreto d’ufficio, di chi ha taciuto sull’inquietante sparo di Capodanno a Rosazza o di chi, infine, ha mostrato una grave “leggerezza” diventando socio di una giovane il cui padre è legato a contesti malavitosi. Ha ragione Karim, consigliere di minoranza del Movimento 5 Stelle a Biella, quando ha urlato con orgoglio nel megafono che la vittoria del NO al referendum è un segnale chiaro: “La mafia e il fascismo sono la stessa montagna di merda”. Una citazione forte, tratta da I cento passi. Tuttavia, non date per scontato che questo risultato netto — emerso chiaramente a livello nazionale, meno nel Biellese — si traduca automaticamente in un appoggio elettorale alla coalizione progressista. Per capire come muoversi, bisogna guardare oltre la Serra, verso Ivrea e l’esperienza di Laboratorio Civico. Molto dipenderà dalla capacità di intercettare i giovani: un soggetto sfuggente, poco incasellabile, ma che in questo referendum si è rivelato determinante. C’è poi un altro tema centrale, vitale per il nostro territorio: quello delle Terre alte. Ho ricevuto alcune amichevoli critiche all’articolo di due giorni fa, scritto a caldo dopo la vittoria del No. Forse ci siamo lasciati trasportare dall’entusiasmo descrivendo la “stretta di mano” tra i giovani di città e gli anziani di montagna, ma il dato politico resta incontrovertibile: tutti gli 11 comuni biellesi in cui ha prevalso il NO fanno parte delle Terre alte. Per definirle, mi affido all’UNCEM: sono spazi multifunzionali che superano la semplice definizione geografica di “montagna” per abbracciare territori fragili ma ricchi di risorse, dove il rapporto uomo-ambiente è il perno della stabilità ecologica. Parliamo del 60% della superficie italiana e di una parte vastissima del Biellese. In queste aree sta accadendo qualcosa di nuovo. Riprendo una definizione del sociologo Filippo Barbera: la nascita di comunità porose. Non gruppi chiusi di soli nativi, ma collettività aperte composte da persone che si prendono cura del bene comune. L’esempio può essere Pace Futuro a Pettinengo: un progetto capace di rigenerare il tessuto sociale accogliendo l’altro, trasformando la marginalità in risorsa e cultura, dimostrando che la porosità è l’unica strategia per il ripopolamento. Veniamo agli 11 paesi in cui è prevalso il No anche nel Biellese. Partendo da Occidente, lungo la Serra, troviamo Magnano, Sala e Torrazzo. Salendo verso il cuore della Valle Cervo, ecco Piedicavallo e Campiglia Cervo. Muovendoci poi verso Oriente, nella zona della Valle di Mosso e della Valsessera, incontriamo Bioglio, Ternengo, Pettinengo, Veglio, Callabiana e infine Coggiola. Sono questi i comuni dove il Biellese ha saputo esprimersi con i giovani italiani, con Karim. Ora spetta a noi costruire queste comunità porose. Ettore Macchieraldo
March 25, 2026
Pressenza
Se la montagna biellese diventa bussola di civiltà
Il Biellese è il territorio di sperimentazione della nuova destra: lo abbiamo già scritto. È il luogo da cui proviene il Sottosegretario alla Giustizia e, non a caso, nel primo comunicato delle opposizioni locali dopo il risultato nazionale, ne sono state richieste giustamente le dimissioni. In generale, i risultati del referendum sulla giustizia nel Biellese non sono esaltanti per chi sperava in un segnale di rottura. A Biella città, il Sì ha prevalso di misura con il 51,4%, riflettendo una spaccatura quasi perfetta nel capoluogo. Tuttavia, è il dato aggregato dei 74 comuni della provincia a delineare una tendenza più netta: qui il Sì si è imposto con una media del 54,8%, superando la performance nazionale. È facile capirne il perché: i numeri seguono la curva demografica. Il Biellese è un’area dove l’inverno demografico è più avanzato che nel resto d’Italia e gli over 55 hanno scelto, in maggioranza, di assecondare la riforma costituzionale proposta dal Governo Meloni. Ci sono però dei dati difformi su cui è fondamentale ragionare. L’eccezione la troviamo, ad esempio, nei comuni dell’Alta Serra. Qui, sopra i 600 metri, il No ha vinto a dispetto dell’età media avanzata degli abitanti. A Magnano, Sala Biellese e Torrazzo si è votato come i ventenni delle grandi metropoli: un No convinto, che in alcuni seggi ha superato il 60%. Non è stato un voto di conservazione, ma di protezione. L’incrocio con i dati delle Regionali 2024 è impietoso per i partiti di governo. Due anni fa, questi stessi paesi avevano concesso ampia fiducia alla coalizione di centro-destra (con punte del 58%). Oggi, di fronte a un quesito che toccava i nervi scoperti della democrazia, quegli stessi elettori hanno scelto la libertà di giudizio sopra la fedeltà di bandiera. Mentre i centri urbani si svuotano di partecipazione, i nostri paesi di montagna diventano “presidi di consapevolezza”. Forse perché quassù si ha ancora il tempo di leggere, di discutere al circolo, di ascoltare il silenzio necessario per pesare una scelta. I giovani a livello nazionale e i nostri “vecchi” di montagna si sono stretti la mano idealmente in questo referendum. Hanno scelto di non svendere i principi per una promessa di rapidità che sa di inganno. Dalle Terre Alte biellesi arriva un monito: la democrazia non è una pratica da sbrigare, ma un sentiero da manutenere con cura, passo dopo passo, senza scorciatoie pericolose. Redazione Piemonte Orientale
March 23, 2026
Pressenza
Biella: “facciamo che fare” giustizia
Il Sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro è figlio di questa città, lo stesso capoluogo della Provincia in cui abito. Posso dirvi il clima che si respira: quello di una cittadina che spesso si trova all’onore delle cronache per fatti o polemiche curiosi e poco edificanti. Penso alla polemica con Zerocalcare per la serie Strappare lungo i bordi. Quale l’offesa di cui si è macchiato il fumettista? Quella di aver dipinto Biella come una città che ti mangia per il senso di vuoto che emana. Ma Zero Calcare ha solo rappresentato ciò che gli hanno descritto amici e conoscenti: una città con un’anima industriale importante ma decaduta, avvolta nella nebbia e con una vita sociale che spesso sembra inesistente. So però che non affrontare un fatto grave come quello su cui voglio scrivere è, per la città dove “faccio che fare” molte delle mie attività, una rimozione complice. E allora vi racconto di Augusto Festa Bianchet. Nella notte tra il 22 e il 23 febbraio 2002, Augusto, che all’epoca aveva 51 anni, fu brutalmente pestato mentre cercava riparo sotto i portici di Piazza Vittorio Veneto, nel cuore di Biella. Non fu il freddo a ucciderlo, ma la violenza cieca di chi lo colpì ripetutamente. Dopo il massacro, Augusto lottò tra la vita e la morte per oltre tre settimane presso l’Ospedale degli Infermi. Il suo cuore smise di battere il 18 marzo. Augusto era un uomo che aveva scelto di vivere ai margini, privo di beni materiali ma non di dignità. La sua morte non fu un incidente, ma il risultato di un’aggressione brutale che scosse la città, portando anni dopo alla proposta di una lapide in suo onore come monito contro l’indifferenza e la barbarie. Bene, a parte poche e cocciute persone che lo ricordano, la città l’ha rimosso. E lo ha fatto per quel falso perbenismo che permette ai Delmastro di prosperare. Mi riferisco alle spifferate su cui un sottosegretario alla Giustizia dovrebbe essere riservato, ai silenzi se non all’omertà sugli spari a Capodanno e, infine, alla controversa vicenda di una partecipazione societaria in un ristorante romano con la figlia di un soggetto coinvolto in gravi vicende giudiziarie. Beh, Biella non è solo questa impunità e tristezza. È il posto dove è arrivata per prima la rivoluzione industriale in Italia; la chiamavano la Manchester italiana. È il posto dove fu firmato un accordo sindacale che parificava il salario delle donne e degli uomini, ed era il 1943. Non tutti i giovani scappano: ce ne sono a Biella che si occupano degli altri. C’è chi, come la consigliera Sara Novaretti, ha portato il ricordo di Augusto fin dentro l’aula del Consiglio Comunale, rompendo quel muro di silenzio istituzionale che durava da troppo tempo. E poi è andata a pulire quella targa sporca e dimenticata. Un gesto che dice: “Noi non dimentichiamo”. C’è un terreno fertile per la solidarietà, il mutualismo e il volontariato; una fitta rete di associazioni, produttori locali e fondazioni che sta costruendo un futuro per questo territorio, integrando città, campagna e montagna. Amici biellesi, smettiamo di farci ridicolizzare da personaggi dubbi, alziamo la testa e riscattiamo questo territorio. Lo dice un biellese nato a Milano, venuto in questo territorio per scelta e non per trovarci il luogo di sperimentazione del nuovo autoritarismo italico. Ettore Macchieraldo
March 20, 2026
Pressenza
Puntata del 20/01/2026@1
Il primo approfondimento lo abbiamo fatto in compagnia di Murat Cinar, giornalista, sull’evento dal titolo: “Il Rojava è sotto attacco”: EVENTO INFORMATIVO a TORINO, giovedì 22 gennaio 2026 alle ore 18 al Campus Einaudi. “COSA STA SUCCEDENDO IN SIRIA? Dal 6 gennaio il governo ad interim siriano di al-Jolani (che ha guidato prima al Nusra e poi affiliato ad al Qaeda, ora a capo delle HTS) sta attaccando brutalmente la popolazione civile, prima nei quartieri curdi di Sheikh Maqsud e Ashrafiya ad Aleppo, poi nelle città di Tabqa e Raqqa, e da poche ore anche la città di Kobane. L’intento è eliminare la popolazione curda (dopo drusi e alawiti) e l’esperienza rivoluzionaria dell’Amministrazione Autonoma Democratica della Siria del Nord Est(DAANES), nei territori del Rojava (il Kurdistan siriano). La DAANES è una regione in cui diversi popoli – curdi, arabi, siriaci, turcomanni e altri – convivono pacificamente in un sistema di auto-governo basato sui pilastri del confederalismo democratico: democrazia radicale, ecologia sociale e liberazione della donna. Le Forza Democratiche Siriane (SDF) che ora difendono la DAANES sono le stesse forze che con YPG e YPJ combattevano l’ISIS dieci anni fa. Nonostante i diversi accordi per un cessate il fuoco tra HTS e SDF (Forze Democratiche Siriane), non si interrompono gli attacchi ai civili, agli ospedali, alle infrastrutture fondamentali della società della DAANES. La resistenza del Rojava e la proposta della DAANES sono un esempio nella storia dei popoli oppressi di una vita costruita su valori e principi di democrazia, giustizia e uguaglianza: per questo è necessario difendere la rivoluzione in Rojava! Parleremo meglio della situazione attuale, degli attori in campo e della vita nella DAANES questo giovedì.” Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il secondo argomento della serata è stato quello delle lotte nel mondo della logistica piemontese, in particolare andiamo a trattare le vicende avvenute negli stabilimenti della Team Works di Biella, azienda in appalto al colosso BRT. Intervistando Max, coordinatore logistica USB del Piemonte, ci siamo addentrati nei dettagli della vicenda, ma abbiamo anche tracciato un quadro delle problematiche quotidiane dei drivers, costretti a stare alle regole date da contrattazioni stipulate tra aziende e sindacati confederali; dai comunicati di USB sul web: “Assemblea negata nei locali aziendali si trasforma in picchetto di protesta, che ha interrotto il transito delle spedizioni dalle 8 fino alle 11.30. USB chiedeva all’azienda Team Work srl, in appalto Bartolini, oltre il diritto di assemblea, la disponibilità a discutere l’orario di lavoro di 39 ore settimanali in luogo delle 42 stabilite dagli accordi e dal CCNL capestro a firma CGIL CISL UIL, ritmi di lavoro meno usuranti e nel rispetto della sicurezza, la cessazione delle ritorsioni agli iscritti USB operate attraverso sfilza di provvedimenti disciplinari. La lotta di USB contro lo sfruttamento negli appalti della logistica prosegue!” Buon ascolto
January 21, 2026
Radio Blackout - Info
Puntata del 20/01/2026@0
Il primo approfondimento lo abbiamo fatto in compagnia di Murat Cinar, giornalista, sull’evento dal titolo: “Il Rojava è sotto attacco”: EVENTO INFORMATIVO a TORINO, giovedì 22 gennaio 2026 alle ore 18 al Campus Einaudi. “COSA STA SUCCEDENDO IN SIRIA? Dal 6 gennaio il governo ad interim siriano di al-Jolani (che ha guidato prima al Nusra e poi affiliato ad al Qaeda, ora a capo delle HTS) sta attaccando brutalmente la popolazione civile, prima nei quartieri curdi di Sheikh Maqsud e Ashrafiya ad Aleppo, poi nelle città di Tabqa e Raqqa, e da poche ore anche la città di Kobane. L’intento è eliminare la popolazione curda (dopo drusi e alawiti) e l’esperienza rivoluzionaria dell’Amministrazione Autonoma Democratica della Siria del Nord Est(DAANES), nei territori del Rojava (il Kurdistan siriano). La DAANES è una regione in cui diversi popoli – curdi, arabi, siriaci, turcomanni e altri – convivono pacificamente in un sistema di auto-governo basato sui pilastri del confederalismo democratico: democrazia radicale, ecologia sociale e liberazione della donna. Le Forza Democratiche Siriane (SDF) che ora difendono la DAANES sono le stesse forze che con YPG e YPJ combattevano l’ISIS dieci anni fa. Nonostante i diversi accordi per un cessate il fuoco tra HTS e SDF (Forze Democratiche Siriane), non si interrompono gli attacchi ai civili, agli ospedali, alle infrastrutture fondamentali della società della DAANES. La resistenza del Rojava e la proposta della DAANES sono un esempio nella storia dei popoli oppressi di una vita costruita su valori e principi di democrazia, giustizia e uguaglianza: per questo è necessario difendere la rivoluzione in Rojava! Parleremo meglio della situazione attuale, degli attori in campo e della vita nella DAANES questo giovedì.” Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il secondo argomento della serata è stato quello delle lotte nel mondo della logistica piemontese, in particolare andiamo a trattare le vicende avvenute negli stabilimenti della Team Works di Biella, azienda in appalto al colosso BRT. Intervistando Max, coordinatore logistica USB del Piemonte, ci siamo addentrati nei dettagli della vicenda, ma abbiamo anche tracciato un quadro delle problematiche quotidiane dei drivers, costretti a stare alle regole date da contrattazioni stipulate tra aziende e sindacati confederali; dai comunicati di USB sul web: “Assemblea negata nei locali aziendali si trasforma in picchetto di protesta, che ha interrotto il transito delle spedizioni dalle 8 fino alle 11.30. USB chiedeva all’azienda Team Work srl, in appalto Bartolini, oltre il diritto di assemblea, la disponibilità a discutere l’orario di lavoro di 39 ore settimanali in luogo delle 42 stabilite dagli accordi e dal CCNL capestro a firma CGIL CISL UIL, ritmi di lavoro meno usuranti e nel rispetto della sicurezza, la cessazione delle ritorsioni agli iscritti USB operate attraverso sfilza di provvedimenti disciplinari. La lotta di USB contro lo sfruttamento negli appalti della logistica prosegue!” Buon ascolto
January 21, 2026
Radio Blackout - Info