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[Gramigna] Cantiamo più forte
Nona puntata di una trasmissione dedicata alla condivisione di cori e canti di lotta. menù del giorno: > Berxwedan Xweş Doze > canone del sampietrino > ascolti dalla VII Sagra della Patata e altre vecchie puntate di Gramigna scrivici sul pad: https://pad.cisti.org/p/tuteincoro :)
March 11, 2026
Radio Onda Rossa
Öcalan invia una lettera al movimento delle donne curde: il soggetto fondatore della società è la donna
In occasione della Giornata internazionale della donna, l’8 marzo, il leader curdo incarcerato Abdullah Öcalan ha rivolto un messaggio dettagliato al movimento femminile curdo. Nella dichiarazione, pubblicata dal coordinamento del Partito delle donne libere del Kurdistan (Partiya Azadiya Jinên Kurdistanê, PAJK), ha sottolineato il ruolo storico delle donne come soggetto fondante della società e ha chiesto una più forte organizzazione politica all’interno del movimento femminile. La lettera di Öcalan recita quanto segue: Ognuno ha una visione soggettiva delle donne, una passione, una maledizione. O una cecità. Se dobbiamo parlare di qualcosa di divino in questo mondo, mi sembra più corretto, persino necessario, che sia di origine femminile. Ciò che mi stupisce è che l’uomo abbia sconsideratamente utilizzato il suo intero monopolio di conoscenza e potere per schiavizzare le donne. Il fatto che egli abbia consumato le donne spiritualmente e fisicamente a tal punto senza riconoscere alcuna regola etica o politica mi impone la necessità di comprenderlo come la questione filosofica più fondamentale. C’è una necessità più grande di quanto si creda di una filosofia, di una filosofia scientifica, e persino di un approfondimento dello studio della religione e della mitologia per far luce su questo tema. E con ciò, diventa necessario rivelare la vera etica ed estetica umana, la costruzione della sfera politica e quindi l’istituzionalizzazione della società democratica, rendendola l’oggetto fondamentale della sociologia e quindi della gineologia. Vorrei rispondere alla nota affermazione di Karl Marx: “Nulla di ciò che è umano mi è estraneo”, con le parole: “L’essere umano in quanto donna mi interessa ancora di più”. Il fatto che il cosiddetto socialismo reale scientifico guardasse alle donne con tale cecità non è stata solo una delle ragioni più importanti del suo crollo, ma anche la prova di quanto profondamente si fosse radicato il concetto di schiavitù dell’uomo. Mentre cercavamo modi per superare il socialismo reale, un criterio fondamentale divenne per me decisivo: essere socialisti può nascere solo dall’instaurazione di un autentico rapporto di libertà con le donne. Inoltre, diventare veramente umani e staccarsi dalla mera naturalità del regno animale è possibile solo sulla base di un rapporto con le donne fondato su uguaglianza, libertà e principi etici ed estetici. Sistema di omicidio sociale basato sulle caste Nel mio ultimo manifesto volevo esprimere che all’origine di quello che chiamo il sistema di omicidio sociale basato sulle caste c’è la distruzione dell’anima delle donne, mentre la modernità capitalista ha ridotto i loro corpi a una condizione peggiore di quella di un cadavere. Sapete bene che le donne dicono spesso: “Mi avete portato via l’anima e il corpo”. Questa espressione ha un profondo significato storico ed è da tempo parte di un’espressione collettiva dell’esperienza. Un’altra conclusione centrale del mio manifesto riguarda la necessità di ridefinire la sociologia. A mio avviso, la sociologia non può essere definita una scienza della società in senso stretto. Questo perché la società, in quanto seconda natura, possiede una dimensione di significato derivante dalla sua infinita relazionalità che non può essere colta come oggetto di indagine scientifica. Certi aspetti possono essere effettivamente esaminati scientificamente, come la base economica sottolineata da Karl Marx e Friedrich Engels, la struttura sociale nel senso descritto da Max Weber, o le strutture identitarie e normative analizzate da Émile Durkheim. Tuttavia l’ampio “mondo di significato” della natura sociale non può essere catturato appieno in questo modo. Anche se lo si affronta analiticamente, il risultato può piuttosto essere inteso come una pratica etico-estetica, come un’arte della convivenza politica e sociale. Con questo non mi riferisco certo alla presunta “arte” e gli anni a venire saranno densi di significato e vi condurranno a salpare verso l’amore e l’affetto. Con rispettosi saluti, prodotta dalla modernità capitalista all’interno della sua industria culturale, che in realtà assomiglia più a un mattatoio culturale. Dal sistema sociale materno al patriarcato In base alla tesi marxista secondo cui “la storia è una storia di lotte di classe”, sono giunto a un’altra definizione: tutta la storia, compreso il periodo precedente alla scrittura, può essere intesa come una tensione tra comune e stato emersa dalla divisione delle strutture originarie dei clan. Il fenomeno della comunalizzazione, il cui esame e spiegazione approfonditi richiederebbero un’analisi approfondita, si sviluppò essenzialmente come una forma di società matriarcale. I reperti archeologici indicano che – favorito principalmente da fattori geografici e da una flora e una fauna adatte – si sviluppò lungo l’asse Zagros-Taurus e risale a circa 50.000-30.000 anni fa. Anche le scoperte di quel periodo, che includono numerose statuette femminili ma nessuna statua maschile, indicano questa realtà. Fino al Neolitico, questa società materna accumulò un notevole sviluppo culturale e sociale, in particolare nei campi della lingua e delle culture vegetali e animali. Fino alle soglie della società sedentaria, l’ordine culturale dominante rimase chiaramente incentrato sulle donne. Un’indicazione di ciò si può trovare, ad esempio, nell’elemento femminile della radice di molte lingue e nella cultura Ma. In una fase successiva, tuttavia, la “banda” maschile, che aveva acquisito sempre maggiore esperienza e potere nell’uccisione degli animali, ottenne l’accesso a questa ricchezza sociale. Dalla caccia agli animali, alla fine si rivoltò contro il mondo femminile stesso. In primo luogo, uccise i parenti maschi – soprattutto zii e adolescenti maschi – che erano sotto la protezione delle donne, appropriandosi delle loro risorse sociali. In seguito, soggiogò e rese schiave le donne. In sostanza, ciò significò la distruzione dell’anima femminile. In questo modo emerse il “dio maschile”. La religione originaria della dea naturale lasciò il posto alla religione celeste del dio maschile. Gli sviluppi successivi possono essere facilmente rintracciati nella mitologia sumera e nella storia successiva delle religioni monoteiste. Il conflitto mitologico tra Enki e Inanna, così come le narrazioni dell’Epopea di Gilgamesh, riflettono questa trasformazione. Da allora fino ai giorni nostri, letteratura, politica e sociologia hanno essenzialmente espresso questa forma mascolinizzata ed egemonica dell’uomo. Il “progetto donna” e la sua attuazione pratica Ciò che mi stupisce è il fatto che per tutta la storia della civiltà abbiamo mantenuto, e persino insistito, su una struttura di coscienza e sentimento così cieca di fronte a una verità che in realtà avrebbe dovuto essere relativamente facile da riconoscere e comprendere. È quindi responsabilità dell’analisi sociale, in particolare della gineologia e della sociologia, ma anche di un nuovo socialismo (un socialismo dopo il socialismo reale) e dell’arte, rendere visibile questa realtà, concettualizzarla teoricamente e inserirla nei processi di rinnovata trasformazione sociale. Care compagne, quando ho detto che il mio “progetto femminile” poteva considerarsi sostanzialmente concluso, intendevo proprio questa elaborazione concettuale. Ma ora mi attende un enorme compito pratico: l’attuazione e la realizzazione di questa prospettiva nella vita sociale. Il crescente interesse e le numerose domande da parte di compagne e amiche mi spingono chiaramente verso nuove ricerche e riflessioni. Allo stesso tempo, è chiaro che il mio posto e le mie attuali condizioni non sono sufficienti, in termini di comunicazione, per rispondere adeguatamente a tutte queste domande. Storicamente il soggetto fondatore della società è la donna Il processo che stiamo vivendo è un processo in cui le donne possono assumere un ruolo ancora più attivo. La ricostruzione dell’ordine sociale sarà plasmata sotto la guida delle donne. Anche storicamente, le donne sono il soggetto fondante della società. La socializzazione si forma attorno alle donne e attraverso le loro azioni. Questa è una realtà sociologica. Le donne possiedono un potenziale – sia in termini di consapevolezza della libertà che di livello di organizzazione – che consente loro di assumere un ruolo di primo piano nel processo di ricostruzione sociale. Pertanto gli sforzi volti ad approfondire, mobilitare e attivare concretamente questo potenziale, trasformandolo da semplice capacità in reale efficacia, dovrebbero diventare la preoccupazione centrale delle organizzazioni femminili. L’attuale processo offre condizioni favorevoli affinché le donne possano liberarsi, contribuendo al contempo alla liberazione della società. Organizzazione politica ed etica delle relazioni La forza fondamentale di questo processo sono le donne. Pertanto è necessario che le donne politicizzino ulteriormente la propria esistenza e si considerino come soggetti politici autonomi. Invece di approcci puramente emotivi, sta acquisendo importanza una forma di divenire-donna in cui la dimensione politica assume sempre più importanza. Senza realtà politica, non è nemmeno possibile respirare. Questo è di grande importanza e credo fermamente che sarete all’altezza di questo compito. La nostra linea ideologica di liberazione femminile è ben nota. Le donne hanno già raggiunto un livello considerevole in termini di libertà e organizzazione. Tuttavia, ciò che ora è necessario è un salto di qualità: dall’ideologia della liberazione femminile a una pratica politica di liberazione femminile. In effetti, un tale sviluppo è già osservabile in molti luoghi. Sono convinta che tra voi emergeranno leader politici forti. Sapete che non vi ho mai abbandonato. Sono convinto che proprio in questo risieda l’espressione più realistica di quello che chiamo amore platonico in senso sociale. La comprensione dell’amore da parte di un socialista e il suo atteggiamento nei confronti delle relazioni tra donne e uomini ne rivelano la personalità. Deve essere chiaro che il sentimento commercializzato come “amore” dal sistema di sterminio sociale basato sulle caste è organizzato in modo tale da garantire la continuazione della schiavitù delle donne. L’idealizzazione di ciò che non può essere realizzato Anche il concetto di “amore platonico” che utilizzo non deve essere frainteso. L’amore platonico significa l’idealizzazione di ciò che non può essere realizzato nella pratica. L’idealismo dell’amore platonico è più prezioso del realismo dell’amore pratico. Potete dirigere la vostra attenzione verso questo. Non dovreste orientare la vostra mente e il vostro cuore verso la realizzazione dell’amore pratico. Dovremmo scegliere l’amore platonico, perché la realizzazione dell’amore pratico è piena di insidie. Infine vorrei sottolineare che considero i vostri sviluppi significativi e li considero un’“epoca di eroismo femminile”. Mi congratulo con voi per questo. Il vostro stile di vita eroico è profondamente etico ed estetico; rappresenta la risposta più forte del nostro tempo al sistema di omicidio sociale basato sulle caste. La questione centrale riguarda come possa essere plasmata una nuova vita umana. Senza raggiungere i veri segreti della vita attraverso le donne, non sarà possibile comprendere il linguaggio dell’universo. A tutti voi, in particolare a voi, ma anche a tutti gli amici che sollevano domande, auguro che l’anno prossimo e gli anni a venire siano ricchi di significato e vi conducano a salpare verso l’amore e l’affetto. Con i miei rispettosi saluti.   L'articolo Öcalan invia una lettera al movimento delle donne curde: il soggetto fondatore della società è la donna proviene da Retekurdistan.it.
March 8, 2026
Retekurdistan.it
Abdullah Öcalan ha preparato una dichiarazione per l’8 marzo
Pervin Buldan, membro della delegazione di İmralı, ha annunciato che il leader del popolo curdo Abdullah Öcalan ha preparato una dichiarazione per la Giornata internazionale della donna, che verrà letta durante i raduni dell’8 marzo. Pervin Buldan, deputata del Partito per la democrazia e l’uguaglianza dei popoli (DEM) e membro della delegazione di İmralı, parlando a JIN TV, ha annunciato che il leader del popolo curdo Abdullah Öcalan invierà un messaggio in occasione della Giornata internazionale della donna. Ha affermato che Abdullah Öcalan ha preparato una dichiarazione e che questa verrà letta durante i raduni dell’8 marzo. Pervin Buldan ha dichiarato: “Come delegazione abbiamo incontrato due nuovi ministri per discutere del processo. Con il ministro della giustizia, abbiamo discusso della legge che verrà introdotta; abbiamo appreso che loro e noi siamo in fase di preparazione. Abbiamo deciso di riunirci e consultarci sui preparativi prima che la proposta venga presentata alla commissione. Hanno affermato di aver valutato positivamente la proposta. Dopo le festività la legge passerà alla commissione che preparerà una relazione dando alla questione una forma più concreta. Ci aspettiamo che, una volta raggiunta la Commissione Giustizia, la presentazione all’Assemblea Generale sia prevista per la fine di aprile o l’inizio di maggio”. Ha aggiunto: “Abbiamo discusso la questione dei fiduciari (Kayyum) con il ministro dell’interno. Abbiamo espresso le nostre aspettative riguardo al ritiro dei fiduciari nominati e alla volontà del popolo. Naturalmente, questa non è una decisione che può essere presa da un singolo ministro; poiché si tratta di una decisione che deve essere presa dalla volontà politica, abbiamo ricordato loro le loro responsabilità e i loro doveri. Abbiamo informato il pubblico degli incontri avuti con entrambi i ministri e abbiamo espresso loro le nostre aspettative e opinioni”. Dichiarazione delle donne Ha dichiarato: “Abbiamo incontrato Abdullah Öcalan l’ultima volta il 16 febbraio. Durante quell’incontro volevamo conoscere il suo punto di vista sull’8 marzo, ma lui ha detto che stava facendo preparativi più approfonditi e che stava preparando una dichiarazione – una dichiarazione delle donne, una sorta di roadmap. Ha detto che l’avrebbe consegnata prima dell’8 marzo. Ci aspettiamo che questa dichiarazione ci giunga in modo tale da poter essere letta alle manifestazioni tra due giorni”. Pervin Buldan ha concluso: “Sappiamo che Abdullah Öcalan ha lavorato intensamente sulla questione femminile. Nei nostri incontri ha espresso opinioni e proposte sulla lotta delle donne per l’uguaglianza e la libertà, su come opporsi al dominio sulle donne e su come prendere posizione di fronte ai femminicidi. Ci aspettiamo che questa dichiarazione funga da tabella di marcia per l’8 marzo. Non appena ci perverrà, leggeremo questo messaggio alle manifestazioni e nelle piazze. Abdullah Öcalan ha anche celebrato l’8 marzo di tutte le donne del mondo. Con questa dichiarazione darà messaggi importanti”. L'articolo Abdullah Öcalan ha preparato una dichiarazione per l’8 marzo proviene da Retekurdistan.it.
March 6, 2026
Retekurdistan.it
Quali sono i partiti curdi nel Rojhilat (Kurdistan orientale) e quali sono i loro obiettivi?
Sei partiti politici curdi attivi nel Rojhilat (Kurdistan orientale) hanno formato un’alleanza congiunta per proteggere il popolo e difendere le conquiste curde. Di quali partiti si tratta e quali sono i loro obiettivi? Gli attacchi aerei statunitensi e israeliani contro l’Iran continuano per il sesto giorno. Il 22 febbraio, cinque partiti politici curdi attivi nel Rojhilat (Kurdistan iraniano) hanno deciso di combattere insieme sotto il nome di “Alleanza delle Forze Politiche del Kurdistan iraniano”. I partiti politici curdi che operano nel Rojhilat (Kurdistan orientale) hanno formato un’alleanza politica comune per proteggere il popolo e difendere le conquiste curde. Partiti con posizioni politiche, slogan e una lunga storia di lotta diversi si sono uniti attorno a un obiettivo nazionale e hanno deciso di agire con una posizione politica comune. Partiti che aderiscono all’alleanza Partito della vita libera del Kurdistan (PJAK), Partito della libertà del Kurdistan (PAK), Partito democratico del Kurdistan iraniano, Organizzazione di lotta del Kurdistan iraniano (Sazman-ı Xebat) e Komeleya Zehmetkêşan ya Kurdistanê (Comunità dei lavoratori del Kurdistan). Ieri anche la Comunità rivoluzionaria dei lavoratori del Kurdistan iraniano ha annunciato la sua adesione all’alleanza. In una dichiarazione l’organizzazione ha affermato: “Abbiamo deciso di aderire all’alleanza per il bene del nostro popolo”. I membri dell’alleanza hanno anche annunciato di accogliere con favore questa decisione. Tutto questo porta a sei il numero dei partiti nell’alleanza *Partito per la vita libera del Kurdistan (PJAK): fondato nel 2004 il partito svolge le sue attività basandosi sulle idee del suo leader, Abdullah Öcalan. Il partito è governato da un sistema di co-presidenti. Attualmente i suoi co-presidenti sono Peyman Viyan ed Emîr Kerîmî. Il PJAK si concentra in particolare sulla liberazione delle donne e su un modello di autogoverno democratico. *Partito democratico del Kurdistan Iraniano (HDKA): uno dei più antichi partiti politici del Rojhilatê Kurdistan. Venne fondato a Mahabad nel 1945 con lo slogan “Democrazia per l’Iran, autonomia per il Kurdistan”. Il segretario generale del partito è Mustafa Hijri. *Partito democratico del Kurdistan Iraniano: fondato nel 1969, questo partito ha un orientamento socialdemocratico. Guidato da Abdullah Mohtadi, il partito privilegia la cooperazione con le forze di opposizione in Iran. *Partito per la libertà del Kurdistan (PAK): Fondato nel 1991, il leader del partito è Huseyn Yezdan Pena. Lo slogan del partito è “Indipendenza del Kurdistan” e la separazione del Kurdistan Rojhilatê dall’Iran. In questo senso è considerato un partito con una linea più nazionalista e radicale rispetto ai partiti dell’alleanza. *Comunità dei lavoratori del Kurdistan: fondata nel 2007 in seguito di una una scissione all’interno di un’altra comunità. Si concentra sui diritti dei lavoratori, sui poveri e sulla politica socialista. Il segretario generale del partito è Reza Kebî. *Organizzazione per la lotta del Kurdistan iraniano (Sazman-ı Xebat): fondata nel 1980, questa organizzazione è descritta come un movimento nazional-religioso. Pur sostenendo la separazione tra religione e Stato, sottolinea anche la preservazione dei valori religiosi della società curda. Il segretario generale dell’organizzazione è Babêşêx Huseynî. Si distingue come l’unica forza politica islamica all’interno dell’alleanza. L'articolo Quali sono i partiti curdi nel Rojhilat (Kurdistan orientale) e quali sono i loro obiettivi? proviene da Retekurdistan.it.
March 5, 2026
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Le forze curde negano le notizie di una presunta offensiva terrestre contro l’Iran
I media internazionali hanno riportato la notizia di una presunta offensiva di terra da parte dei combattenti curdi nell’Iran nordoccidentale. I partiti curdi hanno negato queste affermazioni. Le notizie diffuse dai media internazionali su una presunta offensiva terrestre da parte dei combattenti curdi nell’Iran nordoccidentale sono state smentite dalle organizzazioni curde. Rappresentanti di diverse forze curde hanno dichiarato che le notizie non corrispondono alla realtà. In precedenza, diversi media internazionali avevano affermato che i combattenti curdi avevano lanciato un’operazione militare contro il regime iraniano nel Kurdistan orientale. L’emittente israeliana i24News ha riportato, citando un funzionario statunitense, la conferma di un attacco in territorio iraniano. Anche un giornalista dell’emittente statunitense Axios ha inizialmente dichiarato sui social media di aver ricevuto conferma da un alto funzionario statunitense, ma in seguito ha cancellato il suo post. Un giornalista di Fox News ha scritto sulla piattaforma X, citando una fonte statunitense, che “migliaia di curdi iracheni” avevano lanciato un’offensiva di terra in Iran. Tuttavia, un rappresentante del Partito per la Vita Libera del Kurdistan (PJAK) ha dichiarato ad ANF che queste affermazioni non corrispondono alla realtà. Anche il Partito Democratico del Kurdistan-Iran (PDKI) e Komala hanno respinto le segnalazioni di tali attività militari durante le apparizioni televisive. Secondo il rappresentante del PJAK, non vi sono inoltre indicazioni di movimenti di forze provenienti dal Kurdistan meridionale (regione del Kurdistan iracheno) che potrebbero essere coinvolte in tale operazione. Anche il governo della regione del Kurdistan ha smentito. Aziz Ahmed, vice capo dell’ufficio del primo ministro, ha dichiarato in risposta al servizio di Fox News: “Non un solo curdo iracheno ha attraversato il confine. Questa notizia è completamente infondata”. L'articolo Le forze curde negano le notizie di una presunta offensiva terrestre contro l’Iran proviene da Retekurdistan.it.
March 5, 2026
Retekurdistan.it
Monarchici, unità nazionale e futuro dell’Iran
Tre anni fa iniziava la rivolta di “Donna, Vita, Libertà”, scatenata dall’uccisione della giovane e innocente Jina Amini e dalla mobilitazione immediata del popolo del Kurdistan orientale. Dallo slogan gridato nel cimitero fino alla diffusione delle proteste in decine di città iraniane, l’Iran è stato attraversato da manifestazioni di massa. Le strade del Paese hanno visto centinaia di uccisioni da parte dei pasdaran e delle forze legate al regime islamico. Nonostante la repressione violenta, la censura di internet e il tentativo di impedire la diffusione delle notizie, questa rivolta ha prodotto profondi cambiamenti nella società iraniana e ha mostrato un nuovo volto della lotta in Kurdistan. Negli ultimi mesi, inoltre, nuove proteste di carattere economico contro il caro vita, la povertà e la scarsità di beni essenziali hanno riportato le persone in piazza. Anche in queste occasioni la risposta del regime è stata la repressione indiscriminata. Tutto ciò ha messo in evidenza la debolezza strutturale del sistema e la paura crescente di un suo possibile crollo. In questo contesto, la scorsa domenica è stata annunciata ufficialmente la “Coalizione delle Forze Politiche del Kurdistan Orientale in Iran”, un’alleanza tra i principali partiti del Kurdistan orientale: * il Partito Democratico del Kurdistan dell’Iran • il Partito per una Vita Libera in Kurdistan (PJAK) • l’Organizzazione della Lotta del Kurdistan dell’Iran • il Partito della Libertà del Kurdistan • Komala dei Lavoratori del Kurdistan Questa nuova alleanza nasce con l’obiettivo di unificare la lotta contro il regime iraniano, realizzare il diritto all’autodeterminazione e promuovere, in prospettiva futura, un sistema democratico e decentralizzato. L’accordo è il risultato di una serie di colloqui volti a superare la frammentazione delle forze di opposizione in una fase particolarmente delicata. L’obiettivo principale è la costruzione di una struttura politica fondata sulla volontà del popolo kurdo e su principi chiari: convivenza democratica, diritti dei popoli, diritti delle donne ed ecologia. Peyman Viyan, co-presidente del PJAK, in un’intervista all’agenzia Rojnews, ha dichiarato che il Kurdistan orientale è pronto a ogni eventualità e che l’alleanza è stata costruita sulla base della fiducia reciproca e della convinzione politica, non per necessità o costrizione. I kurdi, come dimostra la loro storia, hanno sempre portato avanti una lotta politica organizzata per la pace, la democrazia e i diritti. Anche prima dell’attuale Repubblica Islamica, durante il periodo dello Scià, esistevano partiti kurdi che si opponevano alla dittatura. Oggi, di fronte alla prospettiva di un cambiamento politico in Iran, vogliono farsi trovare pronti con un progetto chiaro per il “dopo”. In seguito all’annuncio della coalizione, Reza Pahlavi, figlio dell’ex Scià deposto, ha diffuso un comunicato in cui ha criticato duramente l’iniziativa kurda, ribadendo che l’integrità territoriale dell’Iran è una “linea rossa” non negoziabile e affermando che un futuro esercito iraniano dovrebbe adempiere al proprio “dovere nazionale e patriottico” contro i separatisti. Le sue parole hanno suscitato forti reazioni, soprattutto tra le forze politiche kurde, che hanno interpretato tali dichiarazioni come una minaccia. Alla dichiarazione di Pahlavi ha risposto Abdullah Mohtadi, segretario generale di Komala del Kurdistan dell’Iran. Mohtadi ha affermato che minacciare la repressione dei kurdi sotto il pretesto del separatismo non favorisce l’unità del popolo iraniano, ma alimenta divisioni e riproduce la retorica del regime. Ha ribadito che il popolo del Kurdistan è unito nella lotta contro la Repubblica Islamica e impegnato per un Iran democratico, pluralista e fondato sui diritti umani, dove siano garantiti i diritti di tutte le nazionalità. Nella parte conclusiva della sua risposta, Mohtadi ha dichiarato che ciò che la Repubblica Islamica non è riuscita a ottenere in decenni di repressione contro i kurdi non potrà essere realizzato da nessun altro, sottolineando la determinazione del popolo kurdo a difendere la propria identità e i propri diritti. A questo proposito, desidero aggiungere anche che Reza Pahlavi, oltre a non essere un uomo politico nel senso proprio del termine, non rappresenta neppure una figura realmente desiderata dalla maggioranza del popolo iraniano. La famiglia Pahlavi, dopo aver lasciato l’Iran portando con sé ingenti ricchezze appartenenti al popolo iraniano, ha continuato a vivere all’estero senza svolgere un ruolo politico concreto né promuovere un’opposizione contro l’attuale regime. Oggi una parte minoritaria della popolazione all’interno dell’Iran lo sostiene, in particolare alcuni giovani che non hanno vissuto direttamente la dittatura dello Shah e che spesso non conoscono a fondo la storia del proprio Paese; diversamente, difficilmente appoggerebbero il ritorno di una figura associata a un sistema autoritario. Le alleanze, le tensioni e le prese di posizione mostrano che la questione del futuro dell’Iran, tra unità nazionale, autodeterminazione e democrazia, è ormai al centro del dibattito politico interno e dell’opposizione al regime. Alla fine, il 28 febbraio 2026, una coalizione militare guidata dagli Stati Uniti e da Israele ha lanciato un’offensiva contro obiettivi strategici in Iran, culminata con la morte confermata della Guida Suprema, Ali Khamenei. Secondo conferme ufficiali iraniane e fonti internazionali, Khamenei è stato ucciso durante gli attacchi aerei che hanno colpito il cuore del potere politico e militare a Teheran. Il governo iraniano ha annunciato 40 giorni di lutto nazionale, definendo Khamenei “martire della Repubblica Islamica”. Le autorità di Teheran hanno denunciato l’attacco come un’“aggressione imperialista”, mentre la leadership statunitense e israeliana hanno difeso l’operazione sostenendo che mirava a neutralizzare la minaccia nucleare e l’espansione regionale del regime. Va tuttavia sottolineato che, secondo la narrativa di Washington e Tel Aviv, l’intervento è stato giustificato principalmente come risposta a una minaccia diretta alla sicurezza degli Stati Uniti e di Israele, anche alla luce delle ripetute dichiarazioni ostili provenienti dalla leadership iraniana. Non si è trattato, dunque, di un’operazione motivata dalla tutela dei diritti del popolo iraniano o dalla promozione della democrazia, bensì di un’azione inserita in una logica di sicurezza strategica e di equilibrio militare regionale. In risposta, la Repubblica Islamica dell’Iran ha lanciato una serie di razzi, missili e droni contro obiettivi israeliani, statunitensi e nei Paesi del Golfo Persico. Attacchi sono stati segnalati contro basi militari e infrastrutture in Israele, Bahrein, Kuwait, Qatar, Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Iraq (Regione autonoma del Kurdistan dell’Iraq) e Siria. Diverse nazioni arabe hanno condannato formalmente gli attacchi iraniani come una violazione della loro sovranità nazionale e hanno rafforzato la loro prontezza difensiva. La morte di Khamenei e l’escalation militare che ne è seguita segnano un punto di svolta nella storia recente dell’Iran e del Medio Oriente. Mentre le tensioni crescono su più fronti, la questione kurda e la costruzione di alleanze politiche autonome restano centrali nel dibattito su un futuro possibile per l’Iran, tra unità territoriale, autodeterminazione, diritti e democrazia. Gulala Salih, UDIK Unione Donne Italiane e Kurde (UDIK)
March 1, 2026
Pressenza
Abdullah  Öcalan: Dobbiamo passare dalla fase negativa a quella positiva della costruzione
Pervin Buldan, membro della delegazione del partito DEM di Imrali, ha letto il messaggio inviato da Abdullah Öcalan per celebrare il primo anniversario dell’inizio del processo di “Pace e società democratica” in Turchia. Pervin Buldan ha affermato: “Con la presente presentiamo il messaggio che il signor Abdullah Öcalan ha chiesto di condividere con l’opinione pubblica in occasione dell’anniversario del suo appello del 27 febbraio per la pace e la società democratica, trasmesso durante l’incontro tenutosi con la delegazione del partito DEM di İmralı sull’isola di İmralı il 16 febbraio 2026.” Il messaggio di Abdullah Öcalan recita quanto segue: “Il nostro appello del 27 febbraio 2025 è una dichiarazione secondo cui, laddove la politica democratica prende vita, le armi perdono il loro significato; è una proclamazione che la scelta è stata chiaramente fatta a favore della politica, rappresentando un’integrità di principi. Siamo sostanzialmente riusciti a superare il periodo negativo della ribellione attraverso la volontà e la pratica unilaterali. Il processo che ci siamo lasciati alle spalle ha dimostrato la nostra capacità negoziale e la nostra forza per garantire la transizione dalla politica della violenza e della polarizzazione alla politica democratica e all’integrazione. I nostri appelli, conferenze e congressi erano orientati a questo obiettivo. Le decisioni dell’organizzazione di sciogliersi e porre fine alla strategia della lotta armata hanno dimostrato una purificazione dalla violenza e una preferenza per la politica non solo ufficialmente e praticamente, ma anche mentalmente. Questa è stata allo stesso tempo una dichiarazione di pace con la repubblica a livello di coscienza politica. Nell’ultimo anno ho trovato estremamente preziosi la volontà del Sig. Recep Tayyip Erdoğan, l’appello del Sig. Devlet Bahçeli, il contributo del Sig. Özgür Özel e gli sforzi di tutti gli altri individui e istituzioni politiche, sociali e civili che hanno apportato un contributo positivo al processo in Turchia. E ancora una volta, con grande rispetto e nostalgia, ricordo il nostro amico Sırrı Süreyya Önder. Non può esserci un turco senza un curdo, né un curdo senza un turco. La dialettica di questa relazione ha una sua unicità storica. I testi fondativi che hanno caratterizzato la fondazione della Repubblica esprimevano l’unità di turchi e curdi. Il nostro appello del 27 febbraio è un tentativo di ravvivare questo spirito di unità e una richiesta di una Repubblica Democratica. Il nostro obiettivo era quello di spezzare il meccanismo che si alimenta di spargimenti di sangue e conflitti. Agire in base a interessi politici ristretti e di breve termine, anziché considerare la natura storica del problema, la sua gravità e i rischi che può comportare, ci indebolisce tutti. Tentare di perpetuare la negazione e la ribellione è un tentativo di rendere la più grande irregolarità la regola. Stiamo rimuovendo gli ostacoli alla fratellanza che si è cercato di invertire negli ultimi duecento anni e stiamo adempiendo ai requisiti della legge della fratellanza. Vogliamo discutere su come riunirci e come vivere insieme. Ora dobbiamo passare dalla fase negativa a quella positiva della costruzione. Si apre la porta a una nuova era politica e a una nuova strategia. Puntiamo a chiudere l’era della politica basata sulla violenza e ad aprire un processo basato su una società democratica e sullo stato di diritto, e invitiamo tutti i segmenti della società a creare opportunità e ad assumersi responsabilità in questa direzione. La società democratica, il consenso democratico e l’integrazione sono i pilastri della mentalità di questa fase positiva. La fase positiva esclude metodi di lotta basati sulla forza e sulla violenza. Nella costruzione positiva, l’obiettivo non è quello di appropriarsi di alcuna istituzione o struttura, ma che ogni individuo nella società acquisisca la responsabilità di partecipare alla costruzione sociale. L’obiettivo è costruire insieme alla società e all’interno della società. I segmenti oppressi, i gruppi etnici, religiosi e culturali possono rivendicare le proprie creazioni attraverso una lotta democratica ininterrotta e organizzata. È importante che lo Stato sia sensibile alla trasformazione democratica durante questo processo. L’integrazione democratica è almeno altrettanto importante quanto il fondamento della Repubblica. È una chiamata che contiene altrettanta esistenza e ricchezza in termini di significato, futuro e potere. Al suo centro c’è il modello di società democratica. È l’alternativa ai metodi polarizzanti o, al contrario, assimilazionisti. La transizione verso l’integrazione democratica necessita di leggi di pace. La soluzione della società democratica, d’altro canto, prevede l’istituzione di un’architettura e di un quadro giuridico nelle dimensioni politica, sociale, economica e culturale. La causa di molti problemi e crisi che viviamo oggi è l’assenza di uno stato di diritto democratico. Basiamo il nostro approccio su una soluzione giuridica delineata da una politica democratica. Abbiamo bisogno di un approccio che lasci spazio a una società democratica, che lasci spazio alla democrazia e che stabilisca solide garanzie giuridiche a tal fine. Il rapporto di cittadinanza non dovrebbe fondarsi sull’appartenenza a una nazione, ma sul legame con lo Stato. Sosteniamo una cittadinanza libera fondata sulla libertà di religione, nazionalità e pensiero. Proprio come la religione e la lingua non possono essere imposte, nemmeno la nazionalità dovrebbe esserlo. Un rapporto di cittadinanza costituzionale basato sui confini democratici e sull’integrità dello Stato comprende il diritto di esprimere liberamente la propria religione, ideologia, identità ed esistenza nazionale, nonché il diritto di organizzarsi. Oggi, nessun sistema di pensiero può sopravvivere senza basarsi sulla democrazia. Fluttuazioni, tensioni e crisi sono temporanee; la democrazia è ciò che alla fine sarà permanente. Il nostro appello mira a trovare una soluzione al problema della convivenza e allo stato di crisi che ne deriva, non solo in Turchia ma in Medio Oriente. Difendiamo il diritto di tutti coloro che hanno subito ingiustizie a esistere e a esprimersi liberamente. Le donne sono in prima linea tra le forze sociali senza le quali nessuna società o stato può sostenersi. Oggi, la violenza domestica, i femminicidi e l’oppressione patriarcale sono tutte proiezioni moderne dell’attacco storico iniziato con la schiavitù delle donne. Per questo motivo, le donne sono la componente più libertaria e la forza trainante dell’integrazione democratica. Il linguaggio dell’epoca non può essere dittatoriale e autoritario. Dobbiamo fondamentalmente permettere all’altra parte di esprimersi correttamente, ascoltarla con attenzione e darle l’opportunità di esprimere le proprie verità. La realizzazione di tutti questi obiettivi richiede una saggezza collettiva avanzata, basata sul rispetto reciproco. Con i miei saluti e i miei saluti, Abdullah Öcalan L'articolo Abdullah  Öcalan: Dobbiamo passare dalla fase negativa a quella positiva della costruzione proviene da Retekurdistan.it.
February 27, 2026
Retekurdistan.it
[twentyfive o'clock - anatemi & rifiuti urbani] "stato d'assedio"
il pretesto è l'imminente uscita del nuovo disco "longtemps, je me suis couché de bonne heure" degli "stato d'assedio". progetto romano "hardcore" di lunga data, da un po' di tempo tornato a calcare le scene dell'antagonismo anche musicale. il risultato è una lunga chiacchierata fra vecchi compagni ancora alla ricerca, che sentono di aver tanto da dire, da fare. allora: ascoltiamo e sosteniamo gli "stato d'assedio"!  
February 25, 2026
Radio Onda Rossa
KNK: La nostra lingua madre è la nostra identità e il nostro futuro
Nella sua dichiarazione del 21 febbraio, il KNK (Congresso nazionale del Kurdistan) ha chiesto l’uso del curdo nella vita quotidiana per proteggerlo affermando: “La lingua madre non è solo un mezzo di comunicazione; per noi curdi è la nostra identità, la nostra esistenza e il nostro futuro”. Il KNK (Congresso nazionale del Kurdistan) ha rilasciato una dichiarazione per il 21 febbraio, giornata mondiale della lingua madre. Il KNK ha affermato che, per preservare la ricchezza della lingua curda, tutti dovrebbero dare priorità all’uso del curdo nelle proprie case e nella vita quotidiana. La dichiarazione, che ha richiamato l’attenzione sul 21 febbraio e sull’importanza della lingua madre afferma: “Questa giornata ci ricorda l’importanza che la lingua madre riveste come elemento di identità e valore per ogni persona sulla terra. In questo senso, la lingua non è solo un mezzo di comunicazione; è anche il tesoro della cultura, della storia, dell’identità e della visione del mondo di ogni popolo. Proteggere e sviluppare la lingua madre è un dovere fondamentale di ogni individuo e di ogni società per la sua sopravvivenza. Perché se una lingua non viene protetta e viene trascurata, alla fine scomparirà; e con essa, scompariranno anche la storia e la cultura di quel popolo”. Per noi curdi, la lingua curda (con tutti i suoi dialetti) è il pilastro più importante su cui poggia la nazione curda. Pertanto, preservare la lingua non è per noi solo una questione accademica, ma una questione nazionale e una questione di salvaguardia della nostra stessa esistenza. Lo scopo principale di questa giornata non è solo celebrare, ma anche ricordare alcuni messaggi importanti: * Preservare la diversità culturale: la lingua di ogni nazione è la sua finestra sul mondo. Attraverso la lingua, le persone imparano a conoscere se stesse, a entrare in contatto con il mondo e a comprenderne la visione. * Incoraggiare e rafforzare l’istruzione nella lingua madre rafforza e fornisce agli individui di quella comunità le competenze e le capacità necessarie per sviluppare la propria personalità. * Riconoscimento, accettazione e sviluppo del rispetto reciproco tra diverse società, popoli e nazioni. Durante il processo di affermazione del predominio sul curdo e sulle altre lingue in Kurdistan attraverso le lingue delle nazioni egemoni, la proibizione del curdo da un lato e la sua umiliazione, sminuimento ed emarginazione dall’altro, miravano alla sua eliminazione, prendendo di mira la lingua come elemento fondamentale della struttura nazionale. Purtroppo la lingua curda è ancora a rischio di estinzione ed erosione. Ciò è particolarmente diffuso nel nord e nell’est del paese. Questo perché il curdo non è sufficientemente utilizzato come lingua madre nella vita quotidiana, nelle famiglie e nella società, e la lingua dominante è maggiormente preferita. Ancora più pericoloso è il fatto che il curdo non abbia trovato il suo giusto posto nel sistema educativo. Nel corso della loro lotta nazionale, i curdi hanno sempre considerato la lingua un ambito da proteggere e preservare. Tuttavia, quest’ambito deve essere ulteriormente rafforzato. Affinché i curdi possano continuare a esistere come nazione viva, con tutta la loro unicità, la consapevolezza linguistica deve essere profondamente radicata nella personalità dei singoli individui. Nel Kurdistan meridionale, le istituzioni ufficiali esistono da molto tempo e la lingua curda è riconosciuta dalla Costituzione irachena. Tuttavia, a causa della mancanza di una politica linguistica coerente e di un piano solido, la situazione della lingua curda è frammentata e problematica. Pertanto, il Governo Regionale del Kurdistan deve affrontare seriamente questi ostacoli e regolamentare i settori linguistico e dell’istruzione. Inoltre, il livello di utilizzo del curdo nei media ufficiali, nei partiti politici e in altre istituzioni dovrebbe essere monitorato e guidato responsabilmente. Il Rojava oggi dimostra una forte volontà di affrontare i delicati sviluppi e cambiamenti in Siria; ha accumulato una significativa esperienza, in particolare in termini di difesa nazionale e autonomia. Oltre alle questioni politiche e sociali, anche le questioni culturali e nazionali – in particolare la lingua curda e il processo educativo – devono essere garantite costituzionalmente in modo permanente, e il curdo deve diventare la lingua dell’amministrazione e dell’istruzione. Nelle altre due parti del Paese, il curdo non è incluso nel sistema educativo; inoltre, è seriamente minacciato dalle politiche religiose, settarie, razziali e nazionaliste dei sistemi statalisti e occupanti. La ricchezza dei dialetti e delle lingue vernacolari della lingua curda è un indicatore della sua forza e unicità. Pertanto, si dovrebbe dare importanza alla lingua curda in tutti i suoi dialetti, preservando ogni dialetto al suo posto e includendolo nel sistema educativo. Anche i curdi che vivono all’estero nella diaspora, cresciuti immersi nella lingua e nella cultura dei paesi ospitanti e che portano con sé due lingue native nella loro identità, devono preservare, sviluppare e proteggere la loro lingua madre, il curdo, dall’estinzione. Nell’ambito di questa importante questione, celebriamo la giornata internazionale della lingua madre con tutti i curdi e il popolo del Kurdistan. Questa giornata dovrebbe essere un’opportunità per impegnarsi e lottare ogni anno di più; dovrebbe richiamare l’attenzione della comunità internazionale e delle istituzioni specializzate nel campo della lingua e della cultura, e portare all’ordine del giorno l’oppressione e le minacce contro il curdo e le altre lingue locali da parte delle forze di occupazione in Kurdistan. La lingua madre non è solo un mezzo di comunicazione tra le persone: per noi curdi è la nostra identità, la nostra esistenza e il nostro futuro. “L’uso e lo sviluppo della lingua curda è un dovere umanitario, nazionale e patriottico di ogni individuo curdo.” L'articolo KNK: La nostra lingua madre è la nostra identità e il nostro futuro proviene da Retekurdistan.it.
February 21, 2026
Retekurdistan.it