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I non detti del comunicato ANPI-UCEI
Il comunicato del nazionale ANPI-UCEI reso pubblico il 28 luglio scorso ha (giustamente!) sollevato subito drastiche critiche e vari comunicati, anche della mia sezione ANPI Trullo-Magliana, risposte necessarie perché era necessario far pesare immediatamente la negatività del comunicato del nazionale ANPI, non per mettere in difficoltà il provinciale romano, ma […] L'articolo I non detti del comunicato ANPI-UCEI su Contropiano.
August 13, 2026
Contropiano
L’Argentina scende in piazza contro Milei e la svendita del Paese agli Usa
L’Argentina è tornata a riempire le strade per protestare contro il governo di Javier Milei. Migliaia di persone hanno manifestato a Buenos Aires contro il progetto di legge sull’inviolabilità della proprietà privata, denunciato da sindacati, organizzazioni sociali, movimenti indigeni e opposizioni come un ulteriore passo verso la privatizzazione della terra […] L'articolo L’Argentina scende in piazza contro Milei e la svendita del Paese agli Usa su Contropiano.
August 13, 2026
Contropiano
Il 27 luglio Cosenza ha camminato per Momo
PUBBLICHIAMO LA RIFLESSIONE DI DOCENTI PER GAZA, NODO TERRITORIALE DELLA CALABRIA, SCRITTA A PARTIRE DALLA MANIFESTAZIONE DEL 27 LUGLIO A COSENZA PER MOHAMED AMIN BESSIOUD. Il 27 luglio Cosenza ha camminato per Momo. Centinaia e centinaia di persone hanno attraversato la città, trasformando il dolore di una famiglia in una domanda collettiva di verità e giustizia per Momo, morto il 23 luglio dopo essere precipitato dal balcone durante una perquisizione dei Carabinieri. Arrivare sotto casa sua, guardare quel balcone e il punto in cui Momo è precipitato fa rabbrividire. Ma ancora più straziante è ascoltare sua madre Nabila. > «Hanno lasciato morire mio figlio davanti ai miei occhi. Sono proprio rotta > dentro, perché ho visto mio figlio morire davanti a me». Nabila ha raccontato di aver visto il figlio in uno stato di forte agitazione, di averlo sentito dire «Mamma basta, mi sta torturando, voglio morire» e ha sostenuto che Momo avesse le manette ai polsi quando è precipitato [ndr: qui un video pubblicato oggi 06/08 a supporto]. Ha inoltre raccontato di pressioni e vessazioni subite dalla famiglia e di un tentativo di sottoporla a un TSO, interpretato come un modo per screditarla quale testimone della tragedia. Sono accuse gravissime che dovranno essere accertate. La dinamica è ancora al vaglio della Procura. Ma una cosa è già certa: una madre ha perso suo figlio e chiede verità. E noi abbiamo il dovere di ascoltarla. Da insegnanti, facciamo fatica a dare un senso non soltanto a ciò che è accaduto, ma anche a ciò che sta accadendo dopo. Perché Momo rischia di soccombere una seconda volta: dalle parole, dalle etichette, dal giudizio sommario. Era fragile. Aveva attraversato la depressione, la perdita del padre, problemi di dipendenza e vicissitudini giudiziarie. Ma nessuna di queste cose cancella la sua umanità. Nessuna condanna trasforma una persona in un bersaglio. Nessuna fragilità autorizza a trattare qualcuno come un nemico. E allora dobbiamo avere il coraggio di porci una domanda politica: che società è quella che sa essere spietata con chi è già fragile, marginale, povero o vulnerabile e che troppo spesso sembra trovare invece strumenti diversi quando davanti ha chi dispone di potere, denaro e relazioni? È la logica dei forti con i deboli e deboli con i forti. Non è soltanto una questione di singole responsabilità. È il prodotto di una cultura securitaria che da anni costruisce nemici: il migrante, il povero, il tossicodipendente, il marginale, chi dissente. Problemi sociali, economici e sanitari vengono trasformati in problemi di ordine pubblico. La sofferenza viene criminalizzata. La fragilità diventa pericolosità. La persona scompare dietro l’etichetta. E quando questo accade, la violenza diventa più facile. È questa la radice che dobbiamo avere il coraggio di guardare. Perché non basta indignarsi davanti alla tragedia di Momo. Dobbiamo interrogarci su quale società stiamo costruendo e su quale ruolo vogliamo assumere noi, dentro la scuola e fuori dalla scuola. Qui entra in gioco un’altra forma di analfabetismo: l’analfabetismo emotivo. Non è soltanto non conoscere. È non saper riconoscere il dolore dell’altro. È non riuscire più a provare empatia per chi è diverso da noi, per chi sbaglia, per chi è fragile, per chi vive ai margini. È imparare a guardare la sofferenza senza sentirsi coinvolti. E allora la scuola deve fare esattamente il contrario. Noi insegnanti abbiamo il dovere di costruire quotidianamente pratiche di ascolto, cura, empatia e gestione non violenta del conflitto. Dobbiamo insegnare a riconoscere le emozioni, a dare loro un nome, a comprendere il punto di vista dell’altro. Dobbiamo educare alla capacità di distinguere una persona dal suo errore, una fragilità da una colpa, un conflitto da un nemico. Ma tutto questo diventa sempre più difficile in una scuola che ci viene proposta come competitiva, performativa, aziendalizzata, dove il valore sembra essere misurato attraverso prestazioni, classifiche e risultati e dove gli spazi del pensiero critico rischiano di restringersi. Una scuola nella quale la libertà d’insegnamento viene messa sotto pressione e nella quale docenti che prendono pubblicamente posizione contro il genocidio del popolo palestinese possono trovarsi esposti alla minaccia di ispezioni ministeriali. Una scuola nella quale si arriva a chiedere il censimento delle iniziative legate alla cultura e alla religione islamica dietro il paravento della lotta alla “radicalizzazione”. Colpisce una coincidenza: il 23 luglio, mentre Momo perdeva la vita durante la perquisizione nella sua abitazione, il Consiglio dei ministri approvava anche il cosiddetto DDL “anti-maranza”, fondato sull’idea di anticipare e irrigidire la risposta penale nei confronti dei minori. Due fatti distinti, certo, ma che sembrano raccontare la stessa idea di società: una società che, di fronte al disagio, risponde sempre più spesso con la repressione anziché con l’educazione, con il controllo anziché con la prevenzione, con la punizione anziché con la cura. Il rischio è evidente: trasformare la scuola da luogo di confronto e conoscenza a luogo di sorveglianza, autocensura e costruzione del sospetto. È qui che l’analfabetismo emotivo si salda con quello politico: quando non sappiamo più riconoscere la sofferenza dell’altro, diventa più facile accettare che qualcuno venga trasformato in un problema, in una minaccia, in un nemico. Noi insegnanti dobbiamo invece fare l’opposto. E questo significa anche disobbedire quando l’obbedienza pretende di trasformare l’ingiustizia in normalità. È il senso dell’obiezione di coscienza totale e collettiva richiamata dall’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università: non soltanto il rifiuto individuale della guerra, ma la scelta collettiva di non diventare ingranaggi di una cultura fondata sulla militarizzazione, sulla repressione e sulla costruzione del nemico. Obiettare significa anche rifiutare una scuola che insegna a competere invece che a prendersi cura, che sorveglia invece di ascoltare, che censura invece di educare alla libertà. È una forma di resistenza civile. Ed è, prima ancora, una responsabilità educativa. Il 27 sera Cosenza ha camminato per Momo. Ora però quella piazza deve entrare nelle scuole, nelle nostre aule, nei nostri discorsi, nelle nostre pratiche quotidiane. Perché la memoria non è soltanto ricordare chi non c’è più. È domandarsi quale società vogliamo costruire perché una storia come quella di Momo non possa più ripetersi. E allora, davanti a quel balcone, davanti al dolore inconsolabile di Nabila, davanti a una morte ancora da comprendere fino in fondo, una cosa possiamo dirla con certezza: Momo non è un caso di cronaca. Momo è una persona. E una società che smette di vedere le persone, prima o poi, smette di vedere anche sé stessa. Docenti per Gaza, nodo territoriale Calabria Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! 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No all’arrivo di militari israeliani sulla nostra terra. Neanche come turisti!
Continua in queste settimane la mobilitazione per contestare l’arrivo di cittadini israeliani nel sud della Sardegna tramite voli diretti da Tel Aviv a Elmas. In occasione di arrivi e partenze da e verso Tel Aviv gruppi di manifestanti si sono incontrati all’aeroporto di Elmas (vicino a Cagliari) e con slogan, striscioni, volantinaggi e bandiere palestinesi hanno espresso la loro contrarietà alla presenza di turisti che vengono a passare le vacanze in hotel di lusso e potrebbero essere reduci da operazioni militari che significano fattiva operatività nel genocidio della popolazione palestinese. Analoghe manifestazioni si sono svolte negli aeroporti di Olbia e Alghero. In vario modo si è chiesto che i voli diretti vengano sospesi. Le reazioni di molti passeggeri da e per Tel Aviv sono state di insofferenza o rabbia, con reazioni verbali e gestuali che non hanno intimidito i manifestanti. Neanche le notifiche della questura a carico di cinque di loro (art.18 TULPS) hanno fatto recedere da successive proteste.  L’ultimo intervento in aeroporto, del 23 luglio, è stata una manifestazione insolita, realizzata in forma di concerto: il pianista Peter Waters, artista di grande qualità e fama internazionale, per più di due ore ha suonato il pianoforte a coda sistemato vicino all’ala delle partenze spaziando su un repertorio dalla musica classica al jazz; davanti a lui stava una trentina di manifestanti con bandiere della Palestina e volantini da dare a chi volesse prenderli. Di tanto in tanto Peter cantava “Palestina libera”, a cui si rispondeva “Free free Palestine”, molto semplicemente, ma ciò è bastato per causare svariate reazioni molto infastidite. Oltre che negli hotel di lusso della costa meridionale sarda come Forte Village e Chia Laguna, anche a Cagliari sono ospitati molti turisti israeliani. Infatti un’altra tappa della contestazione il 28 luglio ha preso a riferimento il Palazzo Tirso, un lussuoso hotel situato vicino al porto, e lì davanti con striscioni, bandiere, interventi e volantinaggi si è ribadito che i turisti israeliani non sono graditi perché possono essere complici diretti o indiretti del genocidio in corso in Palestina. Le iniziative sono state promosse dal Comitato sardo di solidarietà con la Palestina, composto da una molteplicità di gruppi (tra cui l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università); a quella pianistica, nel quadro delle iniziative del Giovedì Bianco, ha partecipato anche il Presidio per la Palestina che manifesta tutti i giorni a Cagliari in piazza Yenne portando bandiere, striscioni e materiale informativo sulla situazione dei territori palestinesi occupati, e che il 31 luglio ha visto la partecipazione musicale della Banda Sbandati, con folta presenza di manifestanti.    Del 30 luglio e con le stesse motivazioni è la camminata al Poetto (la spiaggia di Cagliari) – sempre indetta dal Comitato sardo di solidarietà con la Palestina, di un gruppo che portava bandiere palestinesi. Si è così replicata un’iniziativa tenutasi anche l’anno scorso. È stato bello constatare che molta gente ha espresso vicinanza alle motivazioni della manifestazione e interesse per qualche chiarimento. Queste attività di sensibilizzazione e vicinanza con la causa palestinese continueranno nelle prossime settimane portando tra le prime motivazioni la denuncia del genocidio in corso a Gaza e in Cisgiordania, e la viva contrarietà alla presenza di turisti israeliani nella nostra terra, in quanto potenzialmente complici del genocidio.            Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, Cagliari -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Sorvegliare e punire con l’intelligenza artificiale
Uno-due. Il decreto legislativo recepisce il regolamento europeo sull’intelligenza artificiale e lo rende una questione di polizia accelera e, con ogni probabilità, già oggi verrà licenziato. Nel frattempo Fratelli d’Italia presenta la sua proposta di legge per far sì che chi scende in piazza a manifestare possa essere accusato di […] L'articolo Sorvegliare e punire con l’intelligenza artificiale su Contropiano.
July 31, 2026
Contropiano
India. La generazione che si rifiuta di strisciare: la Gen Z è una lotta di classe
Il 20 luglio, migliaia di giovani hanno tentato di marciare da Jantar Mantar verso il Parlamento. Portavano cartelli, gridavano slogan e chiedevano le dimissioni del Ministro dell’Istruzione dell’Unione, Dharmendra Pradhan, a causa delle ripetute irregolarità negli esami, delle fughe di notizie sui test, degli esami cancellati e del rifiuto del […] L'articolo India. La generazione che si rifiuta di strisciare: la Gen Z è una lotta di classe su Contropiano.
July 28, 2026
Contropiano
Il silenzio non può reggere
Non sempre le piazze sono facili da comprendere, soppesare e tantomeno giudicare. Ma le piazze - sempre - palpitano, respirano e lasciano qualcosa dentro a chi le attraversa. Non sarà tutto quello che c'è da dire, ma un pezzetto di questo qualcosa l'abbiamo intercettato e gli diamo voce.
Bologna: chi semina vento, raccoglie tempesta
L’uccisione da parte di due agenti di Polizia di Abderrahim Fakir, avvenuta domenica 19 luglio, a Bologna, nel quartiere del Pilastro, dopo che era stato immobilizzato a terra e ammanettato, con la scena da un cellulare in un video divenuto subito virale, ha aperto l’ennesima ferita per la città che […] L'articolo Bologna: chi semina vento, raccoglie tempesta su Contropiano.
July 22, 2026
Contropiano