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Milano, la nuova sede di Medicina Democratica, un presidio aperto al territorio
Con l’inaugurazione della nuova sede di Medicina Democratica nasce un punto di riferimento aperto al territorio e alle sue associazioni sui temi del diritto alla salute e del sociale. Con l’inaugurazione della nuova sede Nazionale di Medicina Democratica, in via Carlo Imbonati 23, da ieri la città di Milano, e in particolare, la zona Maciachini-Municipio 9, ha un nuovo punto riferimento aperto alla cittadinanza: “ Siamo qui, a disposizione del territorio e delle organizzazioni attive sui temi della salute e del sociale per collaborare a iniziative che sappiano intercettare i bisogni delle persone, soprattutto in riferimento al diritto alle cure e alla salute, a problematiche sociali specifiche, quali, fra le altre, la condizione degli anziani, il disagio minorile, e a quelle particolari legate alla multietnicità di questa area”, ha dichiarato Marco Caldiroli, presidente nazionale di Medicina Democratica. Tantissime le persone convenute e tanti i momenti emozionanti vissuti dalle decine di soci, alcuni presenti dalla prima ora: l’apertura della nuova sede avviene infatti a 50 anni dalla costituzione di Medicina Democratica, a maggio del 1976, quasi un regalo davvero particolare, perché si tratta di locali che Medicina Democratica ha avuto in concessione grazie al bando comunale per il recupero di beni confiscati alla criminalità organizzata. “Ne siamo particolarmente orgogliosi e ringraziamo la Municipalità – ha aggiunto Caldiroli – in particolare i tecnici dell’Ufficio Spazi sociali e Immobili Confiscati alla criminalità organizzata (Direzione Welfare e Salute) per la collaborazione e la disponibilità, perché l’impegno e il sacrificio fatti per rimetterli in sesto e dotarli dei servizi anche tecnologici ci consentiranno di organizzarci al meglio con le associazioni di riferimento per rispondere alle diverse esigenze delle persone.” Riconoscimento che è stato testimoniato dagli interventi dei rappresentanti istituzionali, quali Lamberto Bertolè, Assessore al Welfare del Comune di Milano e Michele Stimola, consigliere del Municipio 9, intervenuto in rappresentanza della Presidente Anita Pirovano. “Uno spazio recuperato, rinnovato e a disposizione dei milanesi per il loro diritto alla salute”, questo il messaggio forte scaturito dai diversi interventi: molti rappresentanti delle associazioni hanno già espresso la disponibilità e la volontà di trovare forme di collaborazione con Medicina Democratica e hanno evidenziato, nello specifico, le caratteristiche multietniche del quartiere, che richiedono interventi particolari. Hanno sottolineato infatti che occorre trovare modalità adeguate per prendere contatto con i migranti, con persone che vengono da altri continenti e culture, che non solo parlano altre lingue, ma non hanno contezza dei nostri sistemi amministrativi, burocratici, in particolare con quelli connessi alla sanità e ai servizi sociali. “Tutte le attività e collaborazioni” ha aggiunto Caldiroli “saranno svolte a titolo gratuito, così come pure l’utilizzo dei nostri spazi: i programmi e le aperture saranno disponibili anche sul sito www.medicinademocratica.org.“ L’inaugurazione è stata anche occasione per annunciare l’imminente appuntamento dell’XI Congresso di Medicina Democratica, previsto dal 17 al 19 aprile, all’Auditorium Teresa Sarti Strada, Viale Cà Granda 19, con il patrocinio del Municipio 9.   Medicina Democratica
March 28, 2026
Pressenza
Milano, nuova sede per i 50 anni di Medicina Democratica in locali confiscati alla criminalità organizzata
Compleanno speciale per Medicina Democratica, che festeggia i 50 anni dalla sua costituzione con l’inaugurazione della nuova sede a Milano, grazie al bando comunale per l’assegnazione di locali confiscati alla criminalità organizzata. Marco Caldiroli “Uno spazio recuperato, rinnovato e a disposizione dei milanesi per il loro diritto alla salute.” Verrà inaugurata domani, venerdì 27 marzo, ore 17:00, la nuova sede di Medicina Democratica, in Via Carlo Imbonati 23 a Milano (Zona Maciachini – Municipio 9). Un “regalo” davvero speciale per il 50° anniversario dalla sua costituzione, perché la nuova sede è stata realizzata grazie al bando comunale per il recupero a fini sociali di locali confiscati alla criminalità organizzata, che sono stati assegnati appunto a Medicina Democratica, un suggello e un riconoscimento per una storia di impegno e attività in difesa del diritto alla salute di tutti/e, lunga mezzo secolo. “La nostra sede nazionale è sempre stata a Milano dalla nascita di Medicina Democratica come Movimento di Lotta per la Salute, e cioè dal 1976: per il nostro compleanno regaliamo una sede nuova, facilmente accessibile da parte di tutti e tutte, che vogliamo mettere a disposizione delle associazioni e dei comitati attivi in quest’area caratterizzata da diverse problematiche”, ha sottolineato Marco Caldiroli, presidente di Medicina Democratica. “Si tratta di una zona popolare multietnica, con problemi che vanno dal diritto alle cure, al diritto alla casa… Ci sono associazioni che lavorano sui temi del disagio minorile con diversi progetti. Non mancano problematiche relative alla popolazione anziana, alle attività del consultorio sui quali è attivo un comitato per la sanità pubblica. Senza contare le attività storiche di Medicina Democratica assieme ad altre associazioni, anche in relazione all’Ospedale Niguarda, con le iniziative sulla disabilità e le unità spinali…” Nella nuova sede oltre alle attività associative, saranno disponibili servizi di sportello relativi al diritto alla salute, alla gestione dei manufatti in amianto e sulla sicurezza e igiene del lavoro. Inoltre si prevedono collaborazioni con altre realtà associative per ulteriori servizi, tutti gratuiti e gestiti da volontari. I programmi e le aperture saranno disponibili anche sul sito www.medicinademocratica.org . “Non è stato un intervento semplice” ha aggiunto Marco Caldiroli “in quanto abbiamo dovuto procedere al ripristino integrale dei locali e degli impianti, sottratti, danneggiati o resi inservibili dai precedenti proprietari, con costi e lavori importanti, ma siamo soddisfatti del risultato e faremo del nostro meglio per rendere quei locali accoglienti e utili per chi vive nel quartiere e per i milanesi tutti. Ringraziamo i tecnici dell’Ufficio Spazi sociali e Immobili Confiscati alla criminalità organizzata (Direzione Welfare e Salute) per la collaborazione e la disponibilità lungo questo percorso e sicuramente per il futuro”. L’inaugurazione della nuova sede avviene a 20 giorni dal XI Congresso di Medicina Democratica, previsto dal 17 al 19 aprile, all’Auditorium Teresa Sarti Strada, Viale Cà Granda 19, con il patrocinio del Municipio 9.   Medicina Democratica
March 26, 2026
Pressenza
Camposanto fantasma. Il Cimitero dei Colerosi e la memoria dimenticata di Napoli
Alle porte di Napoli, tra i quartieri Barra e San Giovanni a Teduccio (Napoli) San Giorgio a Cremano e Portici, si trova un luogo che il tempo e l’indifferenza hanno quasi cancellato: il Cimitero dei Colerosi, costruito nel 1836 per accogliere le vittime dell’epidemia di colera che travolse la città e i paesi vesuviani. Da allora, in quella terra di confine, riposano migliaia di uomini, donne e bambini, testimoni silenziosi di una tragedia che segnò profondamente la storia del territorio e la memoria delle sue comunità. Nel corso degli anni, quello che era nato come segno di pietà e di necessità si è trasformato in un simbolo di abbandono. L’erba alta, i cancelli arrugginiti, i monumenti funerari ormai instabili parlano di un degrado che non è solo materiale, ma anche morale. Eppure, dietro quei muri dimenticati, si custodisce un frammento di identità collettiva: un luogo che ricorda la fragilità umana e la forza di una città capace di rialzarsi anche nei momenti più duri. Il 2 novembre, nel giorno dedicato ai defunti, cittadini e associazioni si sono ritrovati davanti ai cancelli chiusi del Camposanto dei Colerosi, in Cupa Sant’Aniello, per una messa celebrata all’aperto. Entrare era impossibile, le condizioni di degrado dell’area lo impedivano. La funzione si è trasformata in un gesto di civiltà e di resistenza, un modo per riaffermare il diritto alla memoria e chiedere alle istituzioni di intervenire con urgenza. Le famiglie dei defunti che riposano in quel luogo, insieme a volontari e rappresentanti delle comunità locali, hanno espresso il desiderio di restituire dignità a uno spazio che appartiene alla storia di tutti. La cerimonia è stata promossa da un ampio gruppo di realtà civiche e sociali impegnate nella difesa e nel recupero del sito. Tra le associazioni aderenti figurano “Voce nel Deserto”, il Comitato Civico di San Giovanni a Teduccio, la Società Operaia di Mutuo Soccorso di Barra, “Barra R-Esiste”, la Biblioteca sociale “La Casa di Francesca”, le ACLI di San Giovanni a Teduccio – Beni Culturali, il Comitato No Inceneritore e “Il Mondo che vorrei”. Alla celebrazione hanno preso parte anche sacerdoti e rappresentanti delle parrocchie dei comuni dell’antico consorzio ottocentesco che realizzò il camposanto, a testimonianza del legame profondo tra fede popolare, territorio e memoria storica. Tra le organizzatrici anche Maria Rosaria De Matteo, membro del comitato promotore e attivista impegnata nel sociale e nella difesa della memoria collettiva, che ha voluto lanciare un appello alla coscienza della città: «Noi dovremmo scuotere le coscienze di un’intera collettività e dovremmo far ricordare che in questa città c’è il culto dei defunti, il culto delle anime pezzentelle, dove i napoletani hanno avuto sempre a cuore i cimiteri, dove le persone si recano sempre a portare un fiore, un lumino, una preghiera, e quindi dovremmo cercare di metterci in un tavolo comune e trovare un equilibrio che possa rendere rispetto, giustizia e omaggio ai defunti che sono seppelliti in questo cimitero.» L’iniziativa non è stata solo un atto di commemorazione, ma un invito a riflettere su come le città si prendano cura, o smettano di prendersi cura, dei propri luoghi della memoria. Prendersi cura di un cimitero dimenticato significa prendersi cura del passato e del senso di comunità che lo attraversa. Napoli, che da sempre vive un rapporto speciale con i morti, dall’antico culto delle anime pezzentelle alla tradizione dei lumini accesi nei vicoli, non può permettere che un luogo come il Cimitero dei Colerosi resti sepolto nell’incuria. Ogni pietra che si sgretola, ogni croce dimenticata, rappresenta un frammento di storia che si perde. Restituire dignità al Cimitero dei Colerosi non è soltanto un dovere civile, ma un gesto di umanità. Significa riconoscere che la memoria non appartiene solo al passato, ma è parte viva del presente. E che ricordare non è un atto di nostalgia, ma una forma di resistenza. Perché ricordare, sempre, è il modo più semplice e più profondo per rimanere umani. Quando cala la sera, tra le mura di Cupa Sant’Aniello, la luce dei ceri e delle preghiere sembra ancora disegnare i passi di quelle antiche processioni che un tempo attraversavano i villaggi per chiedere la fine del contagio. Oggi, quella stessa luce torna a brillare tra le erbacce e le lapidi spezzate, come un filo di speranza che continua a legare i vivi ai morti e la memoria al futuro. Lucia Montanaro
November 3, 2025
Pressenza
MILANO: “SOLDI AI QUARTIERI, NON ALLA GUERRA”, DOMANI INIZIATIVA DELLE ASSOCIAZIONI CONTRO LA GUERRA E IL RIARMO
Il Coordinamento di associazioni e realtà di Milano Sud contro la guerra, attivo da più di un anno nella promozione e realizzazione di iniziative volte a promuovere una cultura di pace e solidarietà invita cittadine e cittadini a partecipare a tre iniziative consecutive in programma venerdì 31 ottobre. L’organizzazione della giornata è frutto dell’assemblea pubblica “Contro la guerra e riarmo”, svoltasi il 18 ottobre presso il Municipio 5. Il programma della giornata inizia con “un pomeriggio creativo per immaginare insieme un futuro di pace”, dalle ore 16.30 alle 18:00, presso i giardini Gianfranco Bianchi di via Montegani. Il laboratorio “disegni contro la guerra”, con giochi e stencil, è aperto a bambine, bambini e famiglie (si invita a portare una maglietta bianca da colorare). Corteo previsto alle ore 18 da Stadera a Gratosoglio per ribadire la sintesi della giornata, “soldi ai quartieri, non alla guerra”: si chiedono investimenti nei territori, nei servizi e nella coesione sociale, invece che nelle spese militari. Segue la Festa per i 10 anni di Gratosoglio Autogestita in via Lelio Basso 7, per celebrare i primi dieci anni di attività dello spazio sociale liberato e punto di riferimento per la partecipazione dal basso nel quartiere. Tre momenti diversi ma uniti da un messaggio comune: Milano Sud dice no alla guerra e al riarmo, sì alla pace, alla solidarietà e alla cura dei territori, come ci ha raccontato Sara Sommaruga del Coordinamento di associazioni e realtà di Milano Sud contro la guerra e il riarmo. Ascolta o scarica Promuovono l’iniziativa: ANPI Stadera-Gratosoglio, ANPI Vigentina, Camera Sud Milano, Associazione Centro Comunitario Puecher, Baia del Re, Associazione “Marhaban bil jamie” (“benvenuti a tutti”), Associazione ATIR – Associazione Teatrale Indipendente per la Ricerca, BDS Milano, Comitato Difesa Ambiente Zona 5 Milano, Emergency Gruppo Volontari Zona 5 Milano, GTA – Gratosoglio Autogestita, Collettivo Zam, Nuova Atletica 87, Ossevatorio contro la militarizzazione della scuola e delle università, RossoSiSpera, Serpica Naro, Sicet Stadera.
October 30, 2025
Radio Onda d`Urto
Regione Lombardia, le associazioni denunciano la quantità di inceneritori
Lunedì 15 settembre, conferenza stampa online da parte di numerose associazioni sul problema degli inceneritori in Lombardia. Conosco bene Medicina Democratica, una delle associazioni che promuovono la riunione. Conosco la loro storica serietà, il loro impegno. Partecipare a una conferenza stampa, per noi “mediattivisti” vuol già dire supportarli, aiutarli ad avere forza. Per quanto riguarda i contenuti della conferenza leggete per favore il comunicato sottostante, sono stati elencati dati precisi. In sintesi, si chiede alla Regione Lombardia di aprire un tavolo di discussione che fornisca i dati precisi, compia quello che in passato aveva promesso, ascolti le associazioni formate da cittadini attenti, preparati e fortemente preoccupati sulle condizioni di inquinamento di questa regione. Chi vive in Lombardia conosce bene l’atteggiamento di queste giunte di destra che governano dal 1995, 30 anni. Si potrebbe restringere tutto a una parola sola: affari. I cittadini, la partecipazione spesso invocata, sono in realtà snobbati, bistrattati, irrisi. L’indifferenza di chi ci governa è impressionante: fanno quello che vogliono, come vogliono. Le conseguenze le paghiamo tutti e tutte, a partire dai tumori (punta dell’iceberg di altre malattie dovute alle condizioni ambientali in cui viviamo). I dati della Lombardia primeggiano a livello europeo. Queste associazioni si sono messe insieme e questo è importantissimo; durante la conferenza stampa si ascoltavano gli accenti delle varie province lombarde. Un’unione che deve consolidarsi. Sono decisi: se non inizierà un confronto col potere bisognerà farsi sentire sotto i palazzi. Come Pressenza assicuriamo che ci saremo, ogni volta che ce lo chiederanno. Comunicato stampa di Medicina Democratica Sono ben sette le associazioni che hanno inviato un documento al Presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana e al Consiglio Regionale per chiedere un tavolo di confronto urgente sulla situazione degli inceneritori e sulla gestione dei rifiuti: le richieste sono state illustrate il 15 settembre nel corso di una conferenza stampa convocata da Rete Ambiente Lombardia, ISDE (Associazione Medici per l’Ambiente), Medicina Democratica, Zero Waste Europe, Zero Waste Italy, 5R Zero Sprechi e Cittadini per l’Aria. Innumerevoli e pesanti le criticità rilevate: ”L’incenerimento è di per sé una tecnologia obsoleta e in contrasto con gli obiettivi dell’economia circolare. Inoltre perpetua l’impatto ambientale della sovrapproduzione delle merci e dello spreco delle materie. L’incenerimento contribuisce a determinare danni ambientali e sanitari, sia per le emissioni che per i rifiuti pericolosi a loro volta prodotti”, è quanto hanno dichiarato Raffaella Mattioni, Rete Ambiente Lombardia, Marco Caldiroli, Medicina Democratica e Celestino Panizza ISDE Medici per l’Ambiente, intervenuti a nome di tutte le associazioni. La Lombardia detiene il primato del numero degli impianti e della capacità di combustione: operano 12 impianti (24 linee) di incenerimento di rifiuti urbani (contro i 3 nel Veneto, 1 in Piemonte, 8 in Emilia per limitarci al Nord Italia), cui si aggiungono l’inceneritore di rifiuti speciali più grande d’Italia, 5 cementifici che praticano la co-combustione e 11 inceneritori industriali. La Lombardia detiene un altro primato: il rapporto rifiuti ISPRA del 2024 mostra che il 43% dei rifiuti bruciati proviene da fuori regione. Nel 2023 sono stati bruciati 2.289.000 tonnellate di rifiuti nei 12 impianti a fronte di una capacità autorizzata di oltre 3 milioni di tonnellate; i rifiuti indifferenziati prodotti dai cittadini sono stati 1.226.000 tonnellate, gli altri impianti hanno combusto ulteriori rifiuti di vario genere per 1.300.000 tonnellate. Le associazioni ritengono inoltre irrazionale la dislocazione degli impianti: nella sola provincia di Bergamo sono attivi 4 impianti ed è in atto il processo autorizzativo per un quinto impianto a Montello. Le associazioni denunciano inoltre la completa assenza di programmi di monitoraggio epidemiologico, messi in atto invece da Piemonte ed Emilia Romagna. A fronte dell’innegabile pericolosità degli impianti che, anche con le migliori tecnologie, emettono inquinanti persistenti (diossine, furani, PFAS), aumentando inevitabilmente il rischio sanitario, le associazioni chiedono un aggiornamento del Piano Regionale Gestione Rifiuti, PRGR, e presentano le seguenti richieste: una moratoria sulla costruzione/ampliamento di ogni tipo di impianto che brucia rifiuti; l’adeguamento della capacità di incenerimento all’effettiva produzione regionale, riducendola con l’attuazione delle politiche di riciclo e soprattutto di prevenzione dei rifiuti; l’attuazione di un monitoraggio epidemiologico delle popolazioni esposte agli impatti ambientali integrato con biomonitoraggi e corrette valutazioni di impatto sanitario; la completa trasparenza e informazione, a livello provinciale, su composizione, raccolta, effettivo riciclo e smaltimento dei rifiuti, come delle politiche di riduzione e prevenzione; la modifica radicale del Piano regionale di gestione dei Rifiuti, in scadenza nel 2027, con la graduale chiusura degli impianti sovrabbondanti rispetto alle esigenze del territorio con impianti di trattamento a freddo e recupero di materia: è dimostrato che una consistente quota di rifiuti destinata all’incenerimento sia ancora recuperabile.       Andrea De Lotto
September 16, 2025
Pressenza
Napoli, stop alle “zone rosse”: cittadini e giuristi vincono contro i provvedimenti repressivi
Il TAR annulla le ordinanze prefettizie che delimitavano aree a regime speciale di sicurezza. Il Coordinamento denuncia: “La sicurezza urbana non si costruisce con misure emergenziali, ma con politiche sociali e partecipazione”. -------------------------------------------------------------------------------- I FATTI A dicembre 2024, il Prefetto della Provincia di Napoli ha istituito, per un periodo di tre mesi, le cosiddette “zone rosse”: aree della città in cui vige un regime speciale di sicurezza, con divieto di stazionamento per coloro che siano stati segnalati per alcuni reati e che assumono atteggiamenti aggressivi, minacciosi o insistentemente molesti, tali da determinare un pericolo concreto per la sicurezza pubblica e ostacolare la libera e piena fruibilità di quelle aree. L’ordinanza (n. 505525 del 31 dicembre 2024) viene poi prorogata per ben due volte, l’ultima il 30 giugno 2025. La misura è finalizzata a implementare la sicurezza della cittadinanza in alcune aree della città, sulla base dell’art. 2 del Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza, che attribuisce all’Autorità di Pubblica Sicurezza il potere di adottare misure indispensabili per la tutela dell’ordine pubblico. I reati indicati sono spaccio di stupefacenti, lesioni, reati predatori, detenzione abusiva di armi e altri; sono invece esclusi l’omicidio e le molestie a sfondo sessuale. Il provvedimento si presenta dunque come misura straordinaria, ma soprattutto istituisce confini all’interno della città. LA REAZIONE È questo aspetto, in particolare, a destare preoccupazione in alcuni componenti della società civile. Nasce così un coordinamento di giuristi, abitanti, associazioni e spazi politici che temono una cristallizzazione delle divisioni sociali attraverso l’uso spinto di provvedimenti speciali. Il 13 marzo si riuniscono in un’assemblea pubblica presso lo Zero81 – laboratorio di mutuo soccorso. I componenti del Coordinamento – si legge nel primo comunicato – affermano che tali atti sono lesivi delle libertà fondamentali sancite dall’ordinamento democratico, senza garantire una migliore vivibilità della città. Pur riconoscendo che la sicurezza è un tema concreto che incide sulla qualità della vita degli abitanti e di chi attraversa lo spazio urbano, osservano che i problemi sociali vanno affrontati con interventi preventivi su servizi, istruzione, sanità, lavoro e casa, e non risolti attraverso modalità repressive. Il timore principale è che il provvedimento colpisca categorie sociali ed economiche marginali, come i migranti. Per questo viene lanciata una campagna informativa nei quartieri interessati. Alla campagna aderiscono A Buon Diritto Onlus, attiva dal 2001 per la tutela dei diritti fondamentali e l’assistenza a persone private della libertà, e ASGI, associazione nata nel 1990 che riunisce avvocati e giuristi esperti di immigrazione, asilo e cittadinanza. Particolarmente critica è la posizione dei consiglieri della II Municipalità Chiara Capretti e Pino De Stasio, che evidenziano il mancato rispetto del principio di sussidiarietà. A loro si aggiunge la voce del professore Alberto Lucarelli che, in un articolo del Corriere del Mezzogiorno del 16 aprile 2025, si dichiara sostenitore della campagna, sottolineando che, in base al provvedimento, gli agenti possono ordinare l’allontanamento anche solo a persone destinatarie di una denuncia o di una segnalazione per reati minori. “Per la presunzione di pericolosità – scrive Lucarelli – non è richiesta neppure una sentenza di primo grado. Emergono caratteristiche da stato di polizia: la gestione ordinaria dell’ordine pubblico si trasforma in permanente gestione dell’emergenza, utilizzando con enorme discrezionalità provvedimenti repressivi che mirano soprattutto a garantire il decoro urbano. L’ordinanza del Prefetto e le sue proroghe si presentano come repressive e liberticide e, tra l’altro, non sono pensate come reale controllo del territorio contro reati riconducibili alla criminalità organizzata”. I PRIMI DATI Il 7 aprile il Ministero dell’Interno ha pubblicato i risultati dei controlli effettuati fino al 31 marzo in applicazione dell’ordinanza: a Napoli, su un totale di 81.235 persone controllate, risultano 120 ordini di allontanamento, di cui 10 a carico di stranieri; a San Giorgio a Cremano, su 4.976 persone controllate, un solo ordine di allontanamento. Secondo la Prefettura, “i dati evidenziano i positivi risultati raggiunti al fine della prevenzione e del contrasto alla criminalità e a ogni forma di illegalità. Infatti, alla scadenza dei provvedimenti adottati per Napoli, Castellammare di Stabia, Pompei, Pozzuoli e San Giorgio a Cremano, il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, presieduto dal Prefetto Michele di Bari, ne ha disposto la proroga per ulteriori tre mesi. Non si esclude l’adozione di analoghi misure per altre comuni dell’area metropolitana”. IL BRACCIO DI FERRO TRA ASSOCIAZIONI E PREFETTURA Le associazioni non concordano e si preparano alla battaglia giuridica. Il 4 giugno viene depositato ricorso al TAR di Napoli dagli avvocati Stella Arena (Foro di Nola) e Andrea Eugenio Chiappetta (dottorando in Diritto costituzionale presso l’Università Federico II). Ricorrenti: ASGI, A Buon Diritto, residenti, cittadini, associazioni e consiglieri della II Municipalità. Il 17 giugno il TAR rigetta il ricorso, poiché l’ordinanza era in scadenza, attestandone però la fondatezza, ravvisando un difetto nell’esercizio di potere. Le associazioni tornano alla carica e, con la seconda proroga, ripresentano ricorso per motivi aggiunti. Il 22 luglio il TAR emette una sentenza di annullamento, riconoscendo che “difettano i presupposti per l’esercizio di potere e risulta comunque violato il principio per cui i provvedimenti contingibili e urgenti devono avere durata limitata nel tempo”. Il Prefetto, in una dichiarazione alla stampa, afferma di rispettare la pronuncia ma annuncia che “la sentenza sarà appellata innanzi al Consiglio di Stato”. GLI SVILUPPI Il Coordinamento No Zone Rosse Napoli continua il suo lavoro. La decisione della Prefettura di adottare nuove misure straordinarie relative ad altre zone della città – come lungomare e Coroglio – viene definita dai giuristi una forzatura, che rischia di trasformare Napoli in una città a spazi controllati e libertà ridotti, con provvedimenti eccezionali reiterati che il Tribunale ha già dichiarato illegittimi. Il 5 settembre si è svolta una nuova assemblea a Zero81 (Largo Banchi Nuovi, Napoli) per denunciare – si legge nel comunicato diffuso sul profilo Instagram @nozonerosse.napoli – l’uso distorto dei poteri prefettizi, l’assenza di trasparenza nelle ordinanze e per riaffermare che la sicurezza urbana non si costruisce con zone rosse, ma con politiche sociali, partecipazione democratica e cura dei territori. Il Coordinamento rivolge anche un appello al sindaco Gaetano Manfredi: chiarire se intenda governare una città aperta, inclusiva e rispettosa della Costituzione o condividere logiche emergenziali che limitano lo spazio pubblico. Il team legale annuncia nuove impugnazioni: “La Costituzione non ammette scorciatoie sui diritti”. ALCUNE RIFLESSIONI Questa vicenda non è solo una questione giuridica per addetti ai lavori: sono in gioco principi fondamentali. Il primo riguarda il rapporto fra Stato e territorio: la sicurezza nello spazio pubblico va garantita, ma nel rispetto dei diritti costituzionali. L’attuazione di regole di convivenza civile non dovrebbe essere affidata alla discrezionalità di poteri straordinari, come accade quando problemi endemici di ordine pubblico vengono affrontati con strumenti emergenziali invece che con politiche sociali mirate. C’è poi il nostro rapporto con la città: come la viviamo? come vengono trattati i bisogni collettivi dalle istituzioni? E i disagi delle categorie più fragili, come le persone a marginalità economica e sociale, o la questione abitativa? Se sicurezza e decoro diventano le uniche priorità, la città rischia di essere trattata come un luogo da abbellire, dimenticando che – soprattutto a Napoli, come ricorda l’UNESCO – il vero patrimonio è rappresentato dalle persone che la abitano. -------------------------------------------------------------------------------- FONTI * Prefettura di Napoli – Esiti controlli zone rosse, 31/0 * Fanpage, 30 luglio 2025 * Corriere del Mezzogiorno , 16 aprile 2025 (articolo di Alberto Lucarelli) Redazione Napoli
September 6, 2025
Pressenza
Modena. Sionisti fuori controllo, minacciano per fare affari
Alcuni giorni fa, sui canali sionisti social Telegram e Facebook – “Free4Future” e “Israele Senza Filtri” – è apparsa una invettiva violenta, falsa e diffamatoria che mette nel bersaglio con nome e cognome e foto, 2 giornalisti, 2 attivisti e il presidente della Regione Emilia-Romagna. Il post dal titolo “Intifada […] L'articolo Modena. Sionisti fuori controllo, minacciano per fare affari su Contropiano.
July 5, 2025
Contropiano