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Libano. Israele in difficoltà sul terreno. Martedi primi colloqui a Washington
Martedì a Washington dovrebbe tenersi il primo incontro diretto tra una delegazione libanese e una israeliana, ma si tratta, per ora, di un incontro di basso livello che vedrà riuniti l’ambasciatrice libanese negli Stati Uniti, Nada Mouawad, l’ambasciatore israeliano, Yechiel Leiter, e l’ambasciatore americano a Beirut, Michel Issa.  Dunque niente […] L'articolo Libano. Israele in difficoltà sul terreno. Martedi primi colloqui a Washington su Contropiano.
April 14, 2026
Contropiano
Un cessate il fuoco immediato per il Libano
Un cessate il fuoco può essere solo l’inizio! Solo i negoziati per una pace duratura e una convivenza pacifica in tutta la regione sono moralmente, eticamente, umanitariamente e politicamente giustificabili! Siamo profondamente preoccupate per i nostri cari e i nostri amici in Libano e in tutto il Medio Oriente. In Libano, un quarto della popolazione sta fuggendo, comprese molte famiglie con bambini, molte delle quali per l’ennesima volta. Hanno perso tutto: le loro case, i loro lavori, la loro terra. Sono stati e continuano a essere brutalmente cacciati dalle loro case e arrestati con l’accusa di attività legate a Hezbollah. Allo stesso tempo, le loro vie di fuga sono interrotte da ponti e strade distrutti. Ricevono poco o nessun preavviso dell’evacuazione richiesta. Mentre fuggono, vengono bersagliati dal fuoco nemico e non riescono a trovare quasi nessun posto dove ripararsi dalle bombe e dagli attacchi dei droni. Ti si spezza il cuore nel renderti conto di cosa vivono queste persone e di come riescono a sopravvivere – che stiano fuggendo o meno. Quali paure devono condividere con i figli e i parenti anziani? Come riescono a fare i conti con un massacro di civili, con la casa di un vicino in rovina? Cosa mangiano e bevono le persone, cosa danno da mangiare ai loro bambini piccoli, dove vanno le donne incinte, quanto è sicuro un ospedale e il viaggio per raggiungerlo? La benzina e i medicinali di cui c’è urgente bisogno scarseggiano, ammesso che si osi avventurarsi per le strade. E così ora c’è persino una crescente domanda di – inesistenti – antidepressivi. Si tratta forse solo di una privazione simbolica, ma mette in luce la catastrofe umanitaria e la portata della disperata lotta per la sopravvivenza che la gente comune si trova ad affrontare. Persino chi vive ancora in case solide sulle montagne o nella città di Beirut può sentire i droni israeliani sorvolare la zona: nessuno sa cosa trasportino o quando potrebbero iniziare i bombardamenti. Nel frattempo, la televisione è accesa costantemente per seguire gli ultimi sviluppi della situazione di minaccia. Poi, ieri, ci sono stati tre forti terremoti che si sono avvertiti fino al quinto piano – provocati da bombe massicce o da problemi tettonici nella regione? Anche questo non è chiaro e crea solo ulteriore incertezza. Shirine: “Non vogliamo morire! Abbiamo il diritto di vivere, di sopravvivere, di essere ascoltati con la nostra sofferenza, il nostro lutto, il nostro impegno per un cambiamento! Abbiamo bisogno della vostra solidarietà e delle vostre azioni!” I libanesi sono un popolo che da tanti anni subisce duramente le conseguenze dell’occupazione, della guerra, dell’esplosione del porto di Beirut, delle difficoltà economiche e dei disordini politici: un Paese dalle ricchezze naturali infinite, con una popolazione multietnica e multiconfessionale in conflitto con élite corrotte e con focolai di tensione militarizzati e pesantemente armati in tutta la regione. Una popolazione che dimostra coraggio e resilienza e il cui governo più recente sta compiendo passi cauti sia verso il disarmo di Hezbollah che verso la democratizzazione. Tutto questo viene minato da signori della guerra incapaci o restii a liberarsi dalla spirale di violenza – anche con il sostegno internazionale. Di conseguenza, noi che facciamo parte di una comunità internazionale impegnata per la pace, i diritti e le libertà non dobbiamo permettere che ciò accada! Un appello alla solidarietà e all’azione cosa comporta? * Lavorare insieme per smascherare i crimini di guerra, le menzogne, la disumanizzazione e le fake news diffuse dai media mainstream per interessi particolari. * Un impegno incrollabile alla solidarietà e all’amicizia, al sostegno di iniziative umanitarie, come la flottiglia per Gaza e molte altre. * Raccogliere e pubblicare storie dalla regione per dare priorità alla dimensione umana della guerra rispetto alle considerazioni di potere geostrategico e in particolare per mettere in luce la resistenza (femminista) alla violenza. * Esercitare pressioni politiche per ottenere un cessate il fuoco immediato, la fine dell’occupazione e la partecipazione del popolo libanese a tutti i tavoli negoziali, dal Pakistan alla Norvegia o alla Spagna! * Sostenere il ritorno sicuro e dignitoso degli sfollati alle loro case, nonché la ricostruzione e la ripresa del Libano. * Affermare il diritto sovrano del Libano di esplorare e sfruttare le proprie risorse petrolifere e di gas in conformità con il diritto internazionale. * Chiarimento della destinazione dei fondi europei promessi al Libano e dei benefici per i gruppi più vulnerabili – con particolare riguardo alla salute riproduttiva. * Richiesta di rigoroso rispetto del diritto internazionale in materia di forniture di armi, che non devono essere inviate nelle zone di conflitto. Ciò vale in particolare per l’immediata sospensione delle forniture di armi a Israele fintanto che questo Paese è in guerra. Gli Stati devono inoltre rispettare il diritto internazionale umanitario e conformarsi pienamente al Trattato sul commercio delle armi, compreso l’articolo 7, paragrafo 4, in tutte le decisioni relative ai trasferimenti. A tal fine, stiamo stringendo alleanze europee e internazionali, ad esempio nell’ambito di StopRearm Europe, contro le basi militari e i porti utilizzati strategicamente per operazioni militari in Medio Oriente * Invitare i cittadini dell’UE a firmare l’Iniziativa dei cittadini europei contro l’Accordo di associazione UE-Israele, affinché i governi che finora vi si sono opposti (come la Germania) siano riportati alla ragione dai propri cittadini. Heidi Meinzolt dopo un colloquio online con Shirine Jurdi, presidente di WILPF Libano   WILPF (Women's International League for Peace and Freedom)
April 11, 2026
Pressenza
MESOPOTAMIA: IL PROCESSO DI ISTANBUL CONTRO IL CHP PERDE I PEZZI. ANKARA TRA I MEDIATORI SULL’IRAN
Nella puntata di venerdì 10 aprile 2026 di Mesopotamia – notizie dal vicino oriente, trasmissione della Cassetta degli attrezzi di Radio Onda d’Urto, abbiamo ospitato il giornalista Murat Cinar per fare il punto su diverse vicende che riguardano la Turchia. Insieme a Murat Cinar abbiamo fatto il punto sul “Processo di Istanbul”, che vede imputato e incarcerato il sindaco della megalopoli sul Bosforo, Ekrem Imamoglu, che è anche un importante esponente del primo partito di opposizione del parlamento di Ankara, cioè il Chp, insieme a centinaia di altri imputati. “Le fondamenta giudiziarie di questo processo scricchiolano”, afferma Murat Cinar. Alcuni testimoni chiave dell’accusa, infatti, hanno ritrattato le proprie versioni e ritirato la propria disponibilità a confermarle in aula. Martedì  7 aprile un commando armato ha attaccato il consolato israeliano di Istanbul. Nei giorni successivi le agenzie di stampa hanno riferito di numerosi arresti effettuati dalla polizia turca per quella sparatoria. Sebbene Ankara abbia dichiarato in maniera vaga che uno degli assalitori aveva avuto legami con una non meglio precisata “organizzazione che stumentalizza la religione”, al momento nessun gruppo ha rivendicato il tentato assalto. Per Murat Cinar, tuttavia, è evidente – in particolare per la storia di uno degli autori dell’attacco – che si tratti dell’organizzazione jihadista Isis. Il governo turco, però, secondo Cinar non vuole ammettere pubblicamente che il sedicente Stato Islamico sia ancora presente e attivo in Turchia. Il terzo punto che abbiamo affrontato con il giornalista Murat Cinar riguarda la guerra in Iran e l’escalation regionale provocata dall’attacco israelo-statunitense a Teheran. Abbiamo analizzato gli ultimi sviluppi dal punto di vista di Ankara. Il governo Erdogan, infatti, si è messo a disposizione come mediatore tra Stati Uniti e Iran perché interessato alla de-escalation nell’area. La puntata di Mesopotamia, su Radio Onda d’Urto, con l’intervista al giornalista Murat Cinar. Ascolta o scarica.
April 11, 2026
Radio Onda d`Urto
Gaza: Questo non è un cessate il fuoco: dopo 6 mesi, la situazione a Gaza è ancora catastrofica
A 6 mesi dall’entrata in vigore, il 10 ottobre 2025, del fragile e inefficace cessate il fuoco a Gaza, Medici Senza Frontiere (MSF) lancia l’allarme sui continui attacchi violenti da parte delle forze israeliane e sull’espansione incessante del controllo militare sulla Striscia. Allo stesso tempo, le condizioni di vita dei palestinesi rimangono disastrose, sullo sfondo di una continua e deliberata politica di ostruzionismo da parte di Israele nei confronti degli aiuti, che si traduce in morti del tutto evitabili. I team medici di MSF stanno assistendo in prima persona al fatto che, sebbene l’intensità del conflitto sia diminuita, la situazione a Gaza rimane catastrofica. Secondo il ministero della salute di Gaza, dal cessate il fuoco del 10 ottobre all’8 aprile sono state uccise almeno 733 persone e 1.913 sono rimaste ferite. I team di MSF hanno prestato soccorso ogni mese in diversi incidenti con afflusso di massa di pazienti, curando almeno 244 pazienti feriti a causa degli attacchi israeliani, tra cui molti bambini. Dal cessate il fuoco, i team di MSF hanno effettuato oltre 40.000 medicazioni su pazienti con ferite da traumi violenti, inclusi colpi d’arma da fuoco, esplosioni o altri tipi di armi. Dal 10 ottobre 2025, i team medici hanno trattato oltre 15.000 casi di trauma solo nei 2 ospedali da campo di MSF, sia per lesioni recenti che per ferite che richiedono cure a lungo termine. Solo nella clinica di MSF a Gaza City sono state effettuate oltre 18.000 medicazioni, di cui oltre il 60% per ferite da trauma. “A 6 mesi di distanza, il cessate il fuoco non è riuscito a porre fine al genocidio contro i palestinesi a Gaza, e le autorità israeliane continuano a imporre misure volte a distruggere le condizioni di vita. Nonostante la diminuzione dell’intensità della violenza, gli attacchi israeliani sono continui e la situazione rimane catastrofica. I bisogni della popolazione sono enormi, eppure le autorità israeliane continuano a limitare sistematicamente l’ingresso degli aiuti umanitari” afferma Claire San Filippo, responsabile delle emergenze di MSF. La popolazione deve affrontare carenze di acqua potabile, cibo, elettricità e accesso all’assistenza sanitaria, con un sistema sanitario – già distrutto – ulteriormente soffocato dagli ostacoli agli aiuti e dalla revoca da parte di Israele della registrazione di 37 ONG internazionali che fornivano assistenza vitale a Gaza, tra cui MSF. Dal 1° gennaio 2026, le autorità israeliane impediscono a MSF di portare qualsiasi tipo di fornitura medica o umanitaria a Gaza. Allo stesso tempo, Israele sta impedendo anche la maggior parte delle evacuazioni mediche per i pazienti che necessitano di cure specialistiche al di fuori di Gaza. Attualmente, secondo l’OMS, a Gaza rimangono oltre 18.500 persone nella lista delle evacuazioni mediche, tra cui 4.000 bambini. Le strutture sanitarie di MSF stanno affrontando gravi carenze e interruzioni nella fornitura di medicinali e attrezzature mediche – tra cui garze, compresse e materiale medico sterile (guanti, camici e disinfettanti per superfici) – nonché di farmaci, compresi quelli per le malattie non trasmissibili come l’insulina. Queste carenze stanno compromettendo i trattamenti essenziali per le malattie croniche, aumentando le sofferenze della popolazione di Gaza e privandola al contempo della dignità. “Purtroppo, tutti gli anziani della nostra famiglia sono morti durante questa guerra catastrofica” racconta Rami Abu Anza, infermiere di MSF a Gaza. “Avevano tutti malattie croniche e hanno sofferto a causa della mancanza di farmaci, oltre che per le condizioni di vita e il collasso del sistema sanitario”. “Abbiamo sofferto molto per ottenere le cure”, dice Mohammed Abo Zaina, un paziente di 69 anni inserito nel programma di MSF per le malattie non trasmissibili. “Non riusciamo a trovare farmaci per la pressione, né per il diabete, né per il cuore. Abbiamo sofferto mentalmente e fisicamente. E siamo anziani. Siamo molto, molto esausti. Nulla è disponibile. Nessuna vita, nessuna vita dignitosa, nessun riparo, nessun mezzo di sussistenza.” A Gaza, circa il 90% della popolazione è stata costretta ad abbandonare le proprie case, spesso più volte, e vive in tende o rifugi di fortuna; la situazione non è migliorata in modo significativo dopo il cessate il fuoco. Nei centri di assistenza sanitaria di base supportati da MSF ad Al-Mawasi e Al-Attar, a Khan Younis, tra ottobre 2025 e marzo 2026 le patologie più diffuse sono direttamente collegate alle condizioni di vita disastrose e al sovraffollamento, tra cui infezioni delle vie respiratorie (42%), malattie della pelle come scabbia e pidocchi (16,7%) e diarrea (8,4%). Lo spazio in cui le persone vivono si sta continuamente riducendo ed è incorniciato dalla violenza. Dal cessate il fuoco, la Striscia di Gaza è stata di fatto divisa lungo la “linea gialla”, che segna un’area sotto il pieno controllo militare israeliano (il 58% del territorio), spingendo i palestinesi in solo il 42% di un territorio in gran parte distrutto. La linea gialla non è chiaramente segnata e si sposta continuamente verso ovest, in direzione del mare, costringendo centinaia di migliaia di persone in un minuscolo lembo di terra sovraffollato. Il perimetro della linea gialla è diventato una zona di morte, con sparatorie, attacchi aerei e bombardamenti da parte delle forze israeliane che si verificano quotidianamente. Anche le navi da guerra israeliane sparano verso la Striscia dal mare, intrappolando le persone sotto il fuoco nemico su tutti i fronti. Il 6 aprile, almeno 10 persone sono state uccise e molte altre ferite nei pressi del campo profughi di Maghazi a Gaza, a seguito di scontri armati e di un bombardamento israeliano. Il team di MSF presso l’ospedale da campo a Deir-El-Balah ha prestato soccorso a 16 pazienti, metà dei quali presentava ferite gravi. «Tra i casi più gravi c’erano 2 bambine di 7 e 8 anni», racconta il dottor Murad Saliha, medico di MSF. “Entrambe presentavano ferite potenzialmente letali e sono state sottoposte d’urgenza a un intervento chirurgico. Fortunatamente, nonostante le risorse limitate, il nostro team medico è riuscito a salvare entrambe”. MSF chiede ai leader mondiali e ai governi, compresi gli Stati Uniti, l’Unione Europea e i suoi Stati membri, nonché gli Stati arabi, di utilizzare tutte le leve politiche per esercitare pressione sulle autorità israeliane affinché proteggano i civili, ripristinino condizioni di vita dignitose e consentano con urgenza l’accesso senza ostacoli degli aiuti umanitari a Gaza, come è dovere di Israele in quanto potenza occupante. Medecins sans Frontieres
April 10, 2026
Pressenza
Col trucco del Libano, “trattativa” in alto mare
Non c’è alcuna trattativa di pace. O, almeno, gli incontri che forse ci saranno, a partire da oggi, non saranno per nulla seri. Neanche il tempo di siglare un pre-accordo – cessate il fuoco di quindici giorni, base di discussione i «10 punti» proposti dall’Iran, guerra in Libano compresa – […] L'articolo Col trucco del Libano, “trattativa” in alto mare su Contropiano.
April 10, 2026
Contropiano
MEDIO ORIENTE: USA E IRAN ANNUNCIANO 15 GIORNI DI CESSATE IL FUOCO. ISRAELE ATTACCA ANCORA LIBANO E PALESTINA
In Iran si fermano, dopo 40 giorni, le bombe e si torna a un tavolo negoziale, per 15 giorni. Trump ha dato l’ok a 2 settimane di cessate il fuoco, non è chiaro da quando, mediato dal Pakistan. Washington precisa che lo stop vale “a condizione che l’Iran acconsenta all’apertura immediata e completa dello Stretto di Hormuz” (in foto). L’Iran ha accettato la proposta anche grazie all’intervento della Cina. Il primo round di trattative per un accordo complessivo è previsto a Islamabad venerdì. Dovrebbero esserci il vicepresidente JD Vance, oltre a Witkoff e Kushner. Il commento su Radio Onda d’Urto del giornalista iraniano Ahmad Rafat, fondatore dell'”Iniziativa per la libertà d’espressione in Iran”. Ascolta o scarica. Ad annunciare l’intesa è stato il premier del Pakistan, Shehbaz Sharif, che parla di cessate il fuoco immediato e ovunque, “inclusi il Libano e altrove”. Subito Israele prova, come già fatto in Palestina e nello stesso Libano, a minare l’accordo per tornare alla guerra totale e permanente; Netanyahu prima si dice “sorpreso” dall’accordo, obbligato ad accettarlo dagli Usa, ma “sul Libano nessun’intesa”. All’alba nuovi raid, con 8 morti e 22 feriti a Sidone, con il totale delle vittime dal 2 marzo arrivato a 1538 morti e 3mila feriti. La corrispondenza da Beirut, per Radio Onda d’Urto, di David Ruggini, capomissione di Un Ponte Per in Libano. Ascolta o scarica. Anche in Iraq l’accordo vale, tanto che le milizie sciite fanno sapere di avere aderito al cessate il fuoco. Sempre in Iraq dopo 7 giorni di prigionia la giornalista americana Shelly Kittleson è libera. Khataib Hezbollah, che l’ha rapita il 31 marzo a Baghdad, ne ha annunciato il rilascio. In cambio della liberazione di alcuni prigionieri del gruppo e a condizione che la reporter lasci il Paese Così la situazione, fluida, dentro e fuori dall’Iran. Di Palestina invece non parla nessuno: Trump torna a minacciare la Resistenza palestinese, imponendo la resa e il disarmo totale, mentre Israele continua a colpire, tanto in Cisgiordania (3 feriti a Masafer Yatta e raid di coloni e polizia vicino a Betlemme) quanto a Gaza, dove torna a scarseggiare il cibo visto il perdurare dello stop ai valichi, mai riaperti davvero nonostante l’accordo ormai di ottobre. L’Oms rilancia l’allarme sanità per le condizioni drammatiche in cui vivono oltre 2 milioni di palestinesi. L’aggiornamento da Gaza di Sami Abu Omar, nostro collaboratore dalla Striscia di Gaza e cooperante di diverse realtà solidali italiane Ascolta o scarica Sul fronte economico, l’Iran dovrebbe riaprire nelle prossime ore lo Stretto di Hormuz, in accordo con l’Oman, altro paese rivierasco. Sui mercati il petrolio perde il 18%, scendendo sotto i 95 dollari al barile. Il gas (-16%) è invece sotto i 45 dollari. Cresce di valore, dopo settimane di crollo, il Bitcoin, sopra i 70mila dollari.
April 8, 2026
Radio Onda d`Urto
Contrordine! Cessate il fuoco per 15 giorni
Tra il bluff e «la fine di una civiltà» per ora continua il bluff. Non stranamente è una buona notizia per tutti. Non si può vivere in un mondo in cui tirare un’atomica diventa una cosa «normale». Usa e Iran, con la mediazione del Pakistan, hanno concordato una sospensione dei […] L'articolo Contrordine! Cessate il fuoco per 15 giorni su Contropiano.
April 8, 2026
Contropiano
Governo italiano rispetti la Costituzione e promuova cessate il fuoco immediato
Di fronte all’escalation che minaccia di trascinarci in un conflitto mondiale, dopo che Stati Uniti e Israele hanno attaccato l’Iran e l’Iran ha reagito bombardando nove Paesi della regione e una base militare a Cipro, il governo spagnolo ha segnato una strada che l’Europa intera può percorrere: anteporre il diritto internazionale e la protezione delle popolazioni civili all’uso delle armi. Anche l’Italia può fare lo stesso. Chiediamo al governo italiano di: Rispettare la Costituzione: La nostra Costituzione è chiara: l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali. L’Italia deve rifiutare ogni coinvolgimento diretto o indiretto in operazioni militari contro l’Iran. Negare l’uso delle basi: Chiediamo che il nostro territorio e le basi militari sul suolo italiano non vengano concessi per operazioni di attacco unilaterale fuori dal diritto internazionale, che servirebbero solo a moltiplicare la sofferenza umana e l’instabilità globale. Promuovere una diplomazia dei diritti: Condannare il regime iraniano colpevole di una repressione interna feroce è un dovere morale, ma farlo attraverso i bombardamenti è una contraddizione insostenibile. La solidarietà verso chi lotta per la propria libertà non si esercita con il lancio di missili che colpiscono indiscriminatamente gli stessi cittadini che si dichiara di voler proteggere. Rifiutare la retorica del “regime change” e della “anticipazione strategica”, che hanno di fatto legittimato negli ultimi vent’anni interventi militari fuori dalla legalità internazionale, portando instabilità cronica e immani sofferenze ai civili e che hanno fatto perdere credibilità all’Occidente di fronte al resto del mondo. Rispettare la legge 185/90, che vieta la vendita di armi a Paesi in guerra, responsabili di violazioni dei diritti umani. Assumere un ruolo di mediazione in Europa: L’Italia può collaborare con il governo spagnolo e farsi promotrice di un cessate il fuoco immediato, adoperandosi per costruire un fronte comune con gli altri Paesi europei.  La guerra non è un destino inevitabile, è una scelta politica. È tempo che l’Italia dimostri che la politica può e deve essere uno strumento di pace, non di distruzione.   Emergency
March 6, 2026
Pressenza
Dal Carnevale di Viareggio un messaggio di pace
Pioveva forte oggi a Viareggio, ma il corteo mascherato non si è fermato e alla sua apertura il Forum per la Pace Versilia ha lanciato il suo appello rileggendo le parole che un anno fa ha pronunciato un sacerdote molto speciale, l’ultimo prete operaio di Viareggio, don Luigi Sonnenfeld. Amatissimo in città, ci ha lasciato a fine dicembre e noi abbiamo voluto ricordarlo così. La situazione mondiale non è cambiata, purtroppo, quindi il testo è attualissimo. Si ricordano i numerosi conflitti armati, circa 56, accompagnati da distruzione e sofferenze indicibili delle popolazioni civili. Si fa memoria dell’intuizione di Papa Francesco circa la terza guerra mondiale a pezzi. Cessate il fuoco ovunque! è il grido di allora e di oggi. Ci si indigna oggi come ieri di fronte agli ignobili progetti immaginati sul martoriato suolo palestinese. Si cita l’articolo 11 della Costituzione. Si sottolinea la pericolosità dell’arma nucleare e se ne chiede la messa al bando. Si conclude citando Pertini, per il ripudio di ogni guerra e la volontà di disarmo. Al termine viene letta la famosa poesia di Rodari sulla guerra da non fare mai. Anche i bellissimi carri allegorici richiamano il tema, a cominciare dalla denuncia del riarmo europeo e dell’economia di guerra (con la povera Pace ridotta a uno scheletro in gabbia). Poi il rischio nucleare,  il patriarcato, la riscossa dei popoli indigeni, la sfida ambientale.  Che tutto ciò sia di buon auspicio!   Redazione Toscana
February 7, 2026
Pressenza