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Disclosure Day: l’altro che avevamo smesso di ascoltare
Nel nuovo film di Steven Spielberg, l’incontro con l’altro diventa una riflessione sull’empatia, sulla vulnerabilità e sulla pace. A cura del Presidio Permanente di Pace IoCiSto Nota: questa non vuole essere una recensione con spoiler. Di trama, in realtà, qui non si dice nulla: si gioca solo con i contenuti, con quello che il film fa risuonare fuori da sé. C’è una speranza, in questo nuovo film di Spielberg. Non è la speranza di trovare un alieno fuori dalla Terra. È la speranza, oggi più che mai, in tempi affamati di pace, di incontrare un essere superiore alla razza umana: superiore non per potenza, ma per un’evoluzione che lo ha portato a capire qualcosa che noi continuiamo a rifiutarci di vedere. Il titolo originale, Disclosure Day, parla già da sé: il giorno della rivelazione. Ma la rivelazione più importante, nel film, non è quella di un segreto custodito dai governi sugli alieni. È la rivelazione delle parti nascoste di noi stessi, quelle che teniamo sepolte perché troppo fragili, troppo scomode, troppo simili a ciò che continuiamo a chiamare “diverso”. È una giornata di disclosure rovesciata: non scopriamo cosa c’è fuori, scopriamo cosa avevamo sempre rimosso dentro. C’è poi un’altra rivelazione, più sommessa, che attraversa il film: quella legata all’infanzia. A un certo punto la storia torna indietro, a una ferita che risale ai primi anni di vita, a un trauma sepolto sotto la fiaba che da bambini scambiamo per il mondo intero. È come se Spielberg ci dicesse che il primo rapimento non è quello degli alieni, ma quello operato dalla favola stessa: la storia che ci raccontiamo per non vedere ciò che davvero è accaduto. E proprio da quella ferita riaperta, da quel ritorno al punto in cui la favola si è incrinata, nasce la possibilità di vedere l’altro, il diverso, non più come minaccia, ma come ciò che era rimasto fuori dalla fiaba e che ora chiede di essere riconosciuto. C’è un momento del film che va riguardato con attenzione. Bruno dice: «Ho imparato da loro a usare l’empatia». È lì che si concentra il senso di tutto il resto. Non un’empatia generica, ma quella che nasce nell’incontro con l’altro nella sua fragile emotività, nei suoi legami ambivalenti, nel suo bisogno di appartenenza. È una delle cose più fragili dell’essere umano, qualcosa che in tempo di guerra non serve a nulla. E per questo viene scartata, considerata residuale, mentre quella che chiamiamo “forza” – il dominio sull’altro – è in realtà la parte più rigida e povera di noi. La forza vera sta nella debolezza: in ciò che incontra l’altro invece di sottometterlo. In psicoanalisi l’altro non è semplicemente chi ci somiglia di meno: è ciò che di noi stessi non riusciamo a riconoscere e che, per questo, proiettiamo fuori, su un corpo che chiamiamo estraneo. L’alieno, da questo punto di vista, è la forma estrema di un meccanismo molto umano: trasformare in minaccia, in oggetto, tutto ciò che ci disturba perché ci somiglia troppo nella sua vulnerabilità. E qui il film, dietro l’apparato di un grande thriller capace di tenere lo spettatore incollato in una suspense quasi sospesa, mostra l’alieno come un essere anziano, fragile, diverso: diverso quasi come è diverso, per noi, l’altro che non riconosciamo più come simile. C’è qualcosa, in quello sguardo, che assomiglia agli occhi di un animale spaventato ma fiero: uno sguardo che conosce la minaccia e tuttavia non si piega del tutto. Ed è in questo sguardo che l’alieno smette di essere fantascienza e diventa figura di tutto ciò che oggi sottomettiamo, diamo per scontato, ignoriamo: l’altro torturato, straziato per ragioni di potere o di conoscenza, non così lontano dal bambino russo o ucraino, dal bambino di Gaza, dalle donne private di ogni pietà nei conflitti di oggi, ma anche dall’animale, dalla natura, da tutto ciò che trattiamo come materia disponibile e non come presenza con cui fare i conti. Forse l’alieno è proprio questo: l’altro reso estraneo dalla nostra violenza, qualcuno che ha ancora qualcosa da dirci in una lingua che, in fondo, già conosciamo. Una lingua che ci appartiene e che dobbiamo tornare a decifrare, scavando nelle tracce più deboli e nascoste di noi stessi. Anche rispetto ai precedenti film di Spielberg dedicati all’incontro con l’ignoto, Disclosure Day sembra spostare l’attenzione dalla meraviglia alla responsabilità, dalla scoperta dell’altro alla capacità di ascoltarlo. È in questo scarto che il film trova la sua tensione più autentica, oltre lo spettacolo e oltre la fantascienza. È questo, in fondo, il nodo che ci interessa come operatori di pace: la speranza non sta nel cielo. Sta nelle parti di noi che abbiamo smesso di ascoltare e in quelle di chi continuiamo a chiamare “altro” solo perché non vogliamo riconoscerci in lui. Stefania De Giovanni
June 13, 2026
Pressenza
Tra natura, cultura e cura: a Capri un convegno per restituire complessità al pensare la famiglia
Due giornate di confronto tra psicoanalisi, antropologia e istituzioni per ripensare i legami familiari e la condizione dell’adolescenza contemporanea Capri, 24-25 aprile 2026 — Centro Congressi, Sala Pollio In una fase storica in cui i legami familiari, le pratiche genitoriali e la condizione dell’adolescenza interrogano profondamente le scienze umane e le istituzioni della cura, il Dipartimento di Psicoanalisi applicata alla Coppia e Famiglia (DPACF) dell’Associazione Aristemi Connessioni promuove il convegno “La Famiglia. Tra Natura, Cultura e Cura”, in programma a Capri il 24 e 25 aprile 2026. Due giornate di lavoro presso il Centro Congressi della Sala Pollio, con il patrocinio della Città di Capri, che riuniscono alcune tra le voci più autorevoli del panorama italiano della psicoanalisi, dell’antropologia, della psichiatria, della psicologia clinica e giuridica. UN PROGRAMMA AL CROCEVIA TRA DISCIPLINE Il convegno si apre venerdì 24 aprile alle ore 15.00 con i saluti istituzionali di Giuseppe Esposito, presidente dell’Associazione Aristemi Connessioni, e di Gemma Trapanese, presidente del DPACF. A seguire, Roberto Beneduce e Simona Taliani, antropologi e psicoterapeuti dell’Università di Torino e fondatori del Centro Frantz Fanon, presentano l’intervento: “Le famiglie e i loro complessi. Politiche di riproduzione e culture del desiderio”, una riflessione sulle pratiche istituzionali rivolte alle famiglie nei contesti di migrazione e differenza culturale. Nel pomeriggio, Gemma Trapanese propone “La famiglia in scena”, una lettura del teatro di Emma Dante come dispositivo capace di restituire, attraverso il linguaggio scenico, la complessità dei legami familiari. La giornata si conclude con una sessione di discussione in sala, introdotta da Stefania De Giovanni, psicologa clinica e psicoterapeuta della coppia e della famiglia, membro del DPACF. LA SECONDA GIORNATA: ADOLESCENZA, DIRITTO E CURA Sabato 25 aprile i lavori si aprono alle ore 9.30 con i saluti delle autorità. Seguono gli interventi di: * Giuseppe Esposito e Antonio Pitoni: Legami e loro destini tra Famiglia e Società * Vincenzo Zara: Il Gruppo di Valutazione dei Procedimenti Giudiziari per Minori come spazio transizionale A metà mattina si tiene la tavola rotonda: “GLI ADOLESCENTI SENZA ACCOMPAGNAMENTO ALLA VITA” con Mario Colucci, Patrizia Imperato e Sarantis Thanopulos, presidente della Società Psicoanalitica Italiana. La discussione è affidata a Monica Conte. Nel pomeriggio: * Fulvia Grimaldi: Famiglia e Istituzioni: Quale Cura? * Massimiliano Scarpelli: La sfera e le tenebre. Un sogno oscuro del corpo (discute Gemma Trapanese) Segue il contributo del Gruppo di lavoro DAI di Città della Pieve su: Adolescenti e disturbi di alimentazione incontrollata nella relazione di cura: un’esperienza di supervisione di équipe (discute Giovanna Cocchiarella) Le conclusioni sono affidate a Giuseppe Esposito e Gemma Trapanese. UN CONVEGNO CHE ABITA LE DOMANDE Il convegno si configura come uno spazio di confronto interdisciplinare che attraversa quattro grandi assi: * le trasformazioni dei legami familiari * la condizione dell’adolescenza contemporanea * le pratiche istituzionali della tutela e della cura * il dialogo tra psicoanalisi, antropologia e clinica del soggetto Le tre parole del titolo — natura, cultura, cura — non vengono proposte come categorie chiuse, ma come campi di tensione. È nello spazio del “tra” — tra il legame e la norma, tra l’urgenza dell’intervento e la necessità della comprensione — che si gioca oggi la qualità del pensare e dell’operare con le famiglie. INFORMAZIONI Centro Congressi, Sala Pollio — Via Sella di Orta, Capri Venerdì 24 e sabato 25 aprile 2026 Ingresso libero fino a esaurimento posti Organizzazione: Associazione Aristemi Connessioni — Dipartimento di Psicoanalisi applicata alla Coppia e Famiglia (DPACF) Redazione Napoli
April 21, 2026
Pressenza
[entropia massima] Estrattivismo dei dati
Puntata 27, ottava del ciclo Estrattivismo dei dati, parliamo di digitale e psicoanalisi. Presentiamo "I Popoli dell’Es", il nuovo libro di Chiara Buoncristiani e Tommaso Romani, entrambi psicoanalisti e ricercatori a Roma. Tra riflessioni sul nostro rapporto con le tecnologie e l’ibridazione delle soggettività. PRIMA PARTE: ISTITUZIONI DIGITALI E APOCALISSE QUOTIDIANA Si parte dal rito del doomscrolling, che rivela come i feed personalizzati abbiano preso il posto di scuole, famiglie e chiese: le “istituzioni” che un tempo garantivano orientamento psichico, vengono oggi sostituite da algoritmi e flussi informativi. L’attenzione, moneta del capitalismo cognitivo, ci cala in un sentimento apocalittico — inteso sia come rovina sia come rivelazione — che da un lato manifesta la crisi di poteri gerarchici e, dall’altro, apre spazi di desiderio politico orizzontale. Tra i rischi di fake news e neo-verità, emerge però la possibilità che molte voci marginali trovino finalmente ascolto. SECONDA PARTE: IBRIDAZIONE E SCRITTURA COLLETTIVA Il cuore del libro pulsa in un approccio assemblage, dove mondi interiori e realtà digitali non si fronteggiano ma si intrecciano in un “tra” di soggettività multiple. La scrittura diventa pratica politica: non un dialogo a due, ma un montaggio di frasi e contributi — da psicoanalisti, antropologi, filosofi, teorici queer e artisti — che dà forma a un «collettivo» di voci. Il capitolo “Nexa”, realizzato in forma collettiva, incarna l’idea deleuziana di concatenamento, mostrando come ogni soggettività sia a sua volta un piccolo arcipelago di relazioni. TERZA PARTE: TECNOLOGIE, CORPO E INTELLIGENZA ARTIFICIALE Conclude la puntata un’immersione nell’ibridazione tra corpo reale e “corpo algoritmico”: protesi, botox, like sui social diventano spinte pulsionali che rimodellano i nostri desideri. Dal cyber-femminismo alla nozione di “soggetto nomade”, si esplora come le IA non ci rispecchino passivamente, ma diventino l’altro con cui negoziare un «macro-organismo» postumano. Tra visioni transumaniste di potenza e prospettive postumane più democratiche, il futuro si gioca nella capacità di coesistere — umani, altre specie e macchine — in un equilibrio dinamico e ancora tutto da raccontare.   TRASCRIZIONE INTEGRALE DELLA PUNTATA.  
June 23, 2025
Radio Onda Rossa
Soggettività politica e antagonismo sociale
Il testo analizza la politica come tentativo di suturare l'incompletezza del campo sociale, utilizzando il pensiero di Ernesto Laclau, che unisce psicoanalisi lacaniana e filosofia politica gramsciana. La società viene concepita come un non-Tutto, attraversato da antagonismi irriducibili, quali articolazioni simboliche di un linguaggio, strutturalmente non in grado di ricoprire integralmente il Reale. La politica opera attraverso significanti vuoti, ovvero simboli che unificano domande sociali eterogenee, costruendo il popolo come entità discorsiva contingente. Il populismo è interpretato non come ideologia, ma come logica politica emergente in momenti di crisi istituzionali, dove fronti antagonisti si formano attorno a catene di domande insoddisfatte. Il testo riflette inoltre sulla frammentazione contemporanea, in cui la difficoltà di creare identità politiche stabili, apre a rischi di destrutturazione psicotica del campo sociale. Continua a leggere→
February 25, 2025
Rizomatica