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SPIN TIME: PROSEGUE IL PRESIDIO. SABATO 19 SETTEMBRE MANIFESTAZIONE NAZIONALE
Si punta ad attivare la solidarietà dei residenti dell’Esquilino con l’obiettivo di far tornare al più presto nel rione coloro a cui un alloggio è stato già offerto, ma lontano dal quartiere. Per gli attivisti di Spin Time le famiglie ex occupanti devono restare il più vicino possibile a via “di Santa Croce in Gerusalemme” dove molti di loro lavorano e i più giovani frequentano gli istituti scolastica della zona. Un ulteriore problema è che alle  400 persone sono state assegnate sistemazioni abitative temporanee  per  un massimo di sessanta giorni. Se nel frattempo non sarà assegnato loro un alloggio popolare, sarà di nuovo emergenza abitativa. Intanto in via “di Santa Croce in Gerusalemme” sono state  rimosse  dalla strada,  le tende, i materassi, i ventilatori e tutti gli oggetti utilizzati dagli ex occupanti di Spin Time a partire dal 29 luglio quando, a causa di un principio d’incendio, il palazzo è stato sgomberato dopo 13 anni del centro sociale e del progetto abitativo di rigenerazione urbana. I solidali ribadiscono però che la lotta continua così come il presidio davanti all’immobile sgomberato. Sul marcapiede e nel parcheggio di fronte allo stabile sono stati montati sette gazebo, garantendo la continuità di una parte delle attività che prima si svolgevano tra le mura dell’occupazione. In attesa di una soluzione, gli attivisti hanno indetto una manifestazione nazionale per il 19 settembre, che sarà seguita da un’assemblea pubblica il giorno successivo.  Il corteo partirà da Spin Time e arriverà in via Po, sotto la sede romana di Investire Sgr, il fondo proprietario dell’immobile, ora al centro di una trattativa con il Comune di Roma. Dal presidio dello Spin Time abbiamo raggiunto Leonardo.Ascolta o scarica  
August 27, 2026
Radio Onda d`Urto
Spin Time non è solo un palazzo: in gioco c’è il modello di città
La vicenda di Spin Time entra in una fase nuova. Le tende sono scomparse da via Santa Croce in Gerusalemme, per gli abitanti sono state individuate sistemazioni temporanee e il presidio ha cambiato forma, ma il nodo vero resta aperto: quale futuro avranno il palazzo, le persone che lo abitavano e l’esperienza sociale costruita in tredici anni? Dal confronto con Roma Capitale è arrivato il via libera ai sette gazebo davanti all’ex Inpdap, che permetteranno di mantenere alcune delle attività sociali, culturali ed educative interrotte dopo l’incendio del 29 luglio. Il prossimo incontro con il Campidoglio è fissato per il 2 settembre. C’è poi la questione decisiva dell’immobile. Roma Capitale vuole accelerare la valutazione necessaria per un eventuale acquisto, cercando di ridurre sensibilmente i tempi della perizia. È un passo importante, ma per ora resta preliminare. La partita vera comincia adesso. Ed è qui che entra direttamente in campo la responsabilità politica di Roberto Gualtieri. Il sindaco ha sostenuto la possibilità di acquisire l’edificio, ha criticato l’atteggiamento della proprietà dopo il fallimento dell’accordo ponte e ha garantito una sistemazione agli abitanti. Sono scelte che vanno riconosciute, ma non basta intervenire quando l’emergenza è già esplosa. A quasi cinque anni dall’insediamento dell’attuale amministrazione, la crisi dell’abitare a Roma non può essere considerata una sorpresa. Era una delle grandi questioni della città già prima dell’incendio di Spin Time. Per questo il punto non è soltanto come si è gestita questa emergenza, ma perché si arrivi ancora troppo spesso a intervenire quando il problema è diventato ingestibile. Una politica dell’abitare deve costruire patrimonio, strumenti e capacità di intervento prima che l’emergenza arrivi. Oggi il Campidoglio riconosce anche la necessità di non disperdere ciò che si è costruito dentro Spin Time. I sette gazebo servono proprio a garantire continuità alle attività mentre l’edificio rimane inaccessibile. È un segnale positivo, ma pone una domanda politica: se quell’esperienza ha un valore sociale da preservare, perché questo riconoscimento arriva soltanto dopo l’incendio? È su questa contraddizione che Gualtieri deve dare una risposta. L’eventuale acquisto dell’ex Inpdap non può trasformarsi in una trattativa senza tempi, mentre le famiglie restano in sistemazioni provvisorie e la comunità rischia di disperdersi. Se il Campidoglio considera davvero l’acquisizione una strada percorribile, deve indicare tempi, condizioni e alternative. Ma sarebbe riduttivo fermarsi al destino di quell’edificio. Spin Time è una battaglia che va oltre Spin Time, perché mette in discussione il modo in cui Roma sta scegliendo di trasformarsi. La città pubblica si misura sulle decisioni urbanistiche, sulla destinazione del patrimonio, sul rapporto con gli interessi immobiliari, sulla qualità dei servizi e sulla possibilità per chi vive e lavora a Roma di continuare ad abitarla. Non basta dichiarare che la casa è una priorità se le trasformazioni urbane vengono giudicate soprattutto per la loro capacità di attrarre capitali, aumentare i valori immobiliari o generare occasioni di investimento. Il punto è capire quale interesse venga prima quando la valorizzazione economica entra in conflitto con i bisogni di chi la città la vive. Per questo la discussione non riguarda soltanto l’acquisto dell’ex Inpdap. Riguarda gli strumenti che l’amministrazione è disposta a mettere in campo per sottrarre parti della città alla sola logica della valorizzazione immobiliare e restituire centralità alla funzione sociale del territorio. È su questo terreno che la città pubblica smette di essere uno slogan. Significa scegliere quale spazio assegnare al patrimonio pubblico, all’edilizia sociale, ai servizi e ai luoghi collettivi. È da queste scelte concrete, non dalle dichiarazioni di principio, che si misura la credibilità di un progetto di città pubblica. Non si tratta di riprodurre esattamente ciò che esisteva prima del 29 luglio né di trasformare automaticamente un’occupazione in un modello. Si tratta di capire se sia possibile costruire una soluzione pubblica che tenga insieme il diritto all’abitare e la continuità di un’esperienza sociale e culturale che per tredici anni ha avuto un ruolo nel territorio. Anche i gazebo possono essere utili soltanto se rappresentano un passaggio. Se diventassero il punto di arrivo, avremmo semplicemente sostituito una forma di precarietà con un’altra. La mobilitazione intanto continua. Il 19 settembre è annunciata una manifestazione nazionale, mentre il 20 settembre è prevista un’assemblea nazionale. Due appuntamenti che possono allargare il confronto al tema più generale del diritto all’abitare, degli spazi sociali e delle trasformazioni urbane. Spin Time costringe Roma a scegliere quale modello urbano vuole perseguire: una città nella quale le trasformazioni vengono orientate principalmente dalla rendita e dal mercato, come è avvenuto troppo spesso finora, oppure una città pubblica costruita a partire dal diritto alla casa e dai bisogni di chi Roma la vive e la fa funzionare. È questa, molto più del destino di un solo palazzo, la battaglia politica che oggi si apre e sulla quale ci aspettiamo risposte chiare da parte dell’amministrazione capitolina. Giovanni Barbera
August 27, 2026
Pressenza
Verso la manifestazione nazionale e l’assemblea (19 e 20 settembre): “Il tempo nuovo di Spin Time”
Cosa accade a Spin Time? Sono passate quattro settimane dall’incendio. Grazie ai percorsi di mutuo aiuto nati negli anni scorsi, intorno alle 400 famiglie rimaste in strada è esplosa una straordinaria solidarietà, Roma Capitale ha cercato soluzioni ascoltando la comunità di Spin time, ma soprattutto è stato messo al centro il diritto all’abitare. Un pezzo piccolo di città, fragile e non privo di limiti e contraddizioni, ha ricordato a tutti e tutte che le città non possono essere lasciate nelle mani dei fondi immobiliari, che il fondo Investire SGR, proprietario dell’immobile sgomberato che oggi si rifiuta di vendere, come tutti i fondi immobiliari speculativi non è neutrale e impoverisce quartieri ed esperienze. Il 19 settembre è stata indetta una manifestazione nazionale, a cui seguirà il 20 un’assemblea pubblica; intanto tutti i residenti hanno trovato una sistemazione d’emergenza, alcune famiglie devono ancora lasciare il presidio e lo faranno nei prossimi giorni, altre grazie alla rete sociale del Polo Civico Esquilino stanno trovando una sistemazione che consenta di non abbandonare il quartiere per non interrompere percorsi di cura e per salvaguardare la continuità scolastica. Prima, durante e dopo la due giorni Spin Time fa sapere che non smetterà di ricordare che le città sono delle persone che le abitano. Il selciato è ancora bollente alle 7 di sera nell’estate più calda da quando si misura la temperatura terrestre. Ma centinaia di persone hanno partecipato all’importante assemblea pubblica convocata lunedì 25 agosto da Spin Time (400 famiglie sgomberate la notte del 29 luglio con il pretesto di un incendio), mentre prosegue l’interlocuzione con Roma Capitale. Riassumiamo. Sono passate quattro settimane dall’incendio, dallo sgombero e dall’inizio della trattativa con Roma Capitale. Al tavolo c’erano il prefetto Giannini, il sindaco Gualtieri, Baldo Reina (vicario generale della Diocesi di Roma), il questore di Roma Massucci, l’assessore capitolino al patrimonio Tobia Zevi e i rappresentanti della proprietà, Investire SGR. Gualtieri presenta una proposta che prevede l’acquisizione dell’immobile sulla base della valutazione dell’Agenzia del demanio per consentire, nel più breve tempo possibile, il rientro delle famiglie e delle persone più fragili. Il fondo immobiliare Investire SGR, proprietario dell’immobile ex-INPDAP in via Santa Croce in Gerusalemme rifiuta di vendere e di far rientrare centinaia di persone nel palazzo, coprendosi dietro la falsa ingiunzione di inabilità dello stabile e mette a disposizione del Comune 500mila euro per una crisi che costa al Comune circa 3 milioni di euro. Gli uffici comunali e lo sportello di tutela sociale di Spin Time lavorano affinché venga trovata una soluzione temporanea per le 400 persone che dormivano in strada e hanno allestito insieme a reti, associazioni e con la Protezione Civile un presidio permanente con tende e gazebo. In pieno agosto in una città che vive una crisi abitativa perenne e strutturale, le strutture disponibili a ospitare 127 nuclei familiari sono poche. Nonostante le difficoltà, grazie al lavoro del Comune e alla comunità di Spin Time, tutti i residenti hanno trovato una sistemazione d’emergenza. Alcune famiglie devono ancora lasciare il presidio e lo faranno nei prossimi giorni; altre grazie alla rete sociale del Polo Civico Esquilino stanno trovando una sistemazione che consenta di non lasciare il quartiere per non interrompere percorsi di cura e per salvaguardare la continuità scolastica. Si tratta di soluzioni che dovrebbero durare tra i 60 giorni e i 4-6 mesi. Una soluzione tutt’altro che stabile. Le famiglie sgomberate dovranno avere alloggio entro tempi ragionevoli. Ma è un tempo nuovo quello che verrà nei prossimi mesi, un terzo tempo scandito dalla solidarietà di una città, di una popolazione e da migliaia di persone che hanno generato una mobilitazione nazionale, che eccede l’emergenza sociale e abitativa di Roma e ha prodotto la cristallina consapevolezza che nei prossimi mesi sono in gioco le possibilità di un modello di welfare comunitario. A Roma, come a Milano, a Torino, in Puglia, in Molise, in Albania, bisogna cambiare le politiche urbanistiche. I cittadini rifiutano la “presa” dei fondi immobiliari su città e territori, rifiutano il consumo di suolo e la turistizzazione; proprio nelle esperienze degli spazi sociali sottratti alla rendita si sta elaborando una forma nuova di vita che non è affatto marginale ma offre diverse soluzioni: reti di mutuo aiuto, di solidarietà, di vicinato. Questo nuovo “modello”, sperimentato con successo da almeno vent’anni, tra limiti e contraddizioni, ha a sua volta fatto sì che si accumulasse un sapere comune delle lotte, delle emergenze, delle solidarietà, della cura e della tutela di parole, cose e azioni che oggi riguardano tutti gli esseri viventi sottoposti a distruttive tecnologie di governo, alla rapina indiscriminata di risorse, alla guerra planetaria permanente contro ciò che vive. Un filo rosso lega la lotta per Spin Time al tempo nuovo che viene: la lotta per il diritto all’abitare è lotta contro la precarietà, la lotta contro il lavoro precario è lotta contro la devastazione ambientale, per la formazione, contro il colonialismo e l’oppressione e contro l’idea che esistono popoli sacrificabili. Per questo la questione di Spin Time non riguarda solo Spin Time, dal momento che questa emergenza è stata creata con uno sgombero mascherato da intervento di sicurezza e si è rappresa nel momento in cui Investire SGR ha rifiutato perfino l’accordo ponte proposto dal Comune. Il 19 settembre è stata indetta una manifestazione nazionale a cui seguirà il 20 settembre un’assemblea pubblica, perché, come tutti gli interventi hanno ricordato, Spin Time non è un problema di ordine pubblico, non è un “pezzo” di città da sgomberare, è uno spazio nel quale da anni si danno risposte concrete all’emergenza abitativa, si fa cultura, scuola, solidarietà e mutualismo che hanno preso il posto dell’abbandono. Da oggi al 19 e 20 settembre il presidio continua per confermare tre scelte: che Spin Time deve rientrare a via di Santa Croce, che occorre cambiare le politiche urbanistiche delle città e, soprattutto, che le città non sono dei fondi immobiliari, ma delle persone che le abitano. É in gioco una certa idea di città e di proprietà che a quanto pare vale di più e sorpassa anche le soluzioni amministrativamente e economicamente praticabili. Infatti, ciò che non da oggi emerge è che il capitalismo della rendita produce città nelle quali il valore dei territori viene misurato dal prezzo al metro quadro e non dalla qualità della vita di chi lo abita. I fondi immobiliari speculativi non sono neutrali, fanno politica e gli intrecci tra politiche governative, speculazione immobiliare, repressione, degrado e privatizzazione degli spazi pubblici alimentano interessi e profitti e impoveriscono ambienti, luoghi storici, esperienze, quartieri, socialità. Studentati di lusso vengono presentati come risposta ai bisogni sociali, mentre contemporaneamente persone non riescono a trovare una casa. Terre abitate vengono violate per inutili e dannose “grandi opere” o trasformate in piattaforme per grandi investimenti, grandi infrastrutture per grandi eventi e affitti brevi, mentre le comunità di quei territori rischiano di perdere progressivamente beni, risorse, vita. L’altra evidenza è l’alleanza tra la destra reazionaria che parla di poveri, di aiutare le periferie e i padroni delle città: è su indicazione del Viminale che Investire SGR ha detto NO alla proposta dell’acquisto dello stabile da parte del Comune. Investire SGR è un fondo, è una organizzazione che gestisce molte realtà non solo a Roma, con un falso racconto di sé: sul suo sito web ci sono pagine intere di documenti che alludono alla responsabilità sociale, alla sostenibilità economica e ambientale, all’housing sociale, ma i soci di Investire sono fondazioni come Cariplo, che sarebbero impegnate nel sociale, Allianz e Assicurazioni Generali… Si possono fare tante azioni in questo senso, cominciare a bombardare di mail e di provocazioni questi soggetti, cominciare a dire che prendano una posizione chiara. Bisogna smascherare questi soggetti che hanno speculato senza limiti in questi anni, a partire dalla vendita degli immobili pubblici e rimettere al centro un sapere comune che dice che lo spazio pubblico viene prima della massimizzazione del profitto e che il territorio non è una risorsa da sfruttare, è una terra, un luogo e un ambiente da abitare, curare e salvaguardare. La cosiddetta “rigenerazione urbana” deve nascere da processi partecipativi, come chiedono perfino i bandi europei e che sia una rigenerazione che tenga conto della rigenerazione sociale. Per questo il “precedente” di Spin Time, come quello del Leoncavallo, di Askatasuna e delle esperienze di luoghi di vita vera e di vera comunità, non quella imposta con i “decreti sicurezza”, con la militarizzazione dei territori, con la razzializzazione delle persone e con l’esclusione sociale, parlano davvero a tutti e tutte, alle povertà diffuse come alla maggioranza delle popolazioni. Questo è il momento in cui queste esperienze iniziano a creare un varco aperto dalle mobilitazioni contro guerra e genocidio, contro i re e le regine di questo mondo, che non devono più sentirsi tranquilli del loro potere, che quanto più si crepa tanto più è feroce. Le voci che da qualche anno abbiamo ascoltato dicono in maniera chiara che si mettono a disposizione della città e del Paese queste esperienze e che Spin Time deve essere “il precedente” per mostrare che riabitare un palazzo non solo è possibile, ma è imperativo in un momento storico in cui “le destre governano senza fare mezza proposta concreta”; che si vuole un modello economico e politico radicalmente diverso da quello che viene imposto, che le risorse siano investite nei quartieri, nel recupero del patrimonio pubblico, che vengano messe al servizio delle persone, che vengano investite nella casa, nella sanità, nella scuola, nei servizi. Paolo Vernaglione Berardi Comune-info
August 25, 2026
Pressenza
Spin Time, trovato alloggio d’emergenza per tutti i residenti. Il presidio continua, assemblea pubblica lunedì 24 agosto
Sono passate tre settimane dall’incendio e dal tentativo di sgombero del 29 luglio e due settimane dal rifiuto da parte di Investire SGR di far rientrare centinaia di persone nel palazzo di Spin Time. Sin da subito, gli uffici comunali e lo sportello di tutela sociale di Spin Time hanno lavorato affinché venisse trovata una soluzione temporanea per le 400 persone che dormivano in strada. La ricerca degli alloggi d’emergenza è stata molto complessa e non è stata priva di criticità in ogni sua fase. In pieno agosto, in una città che già vive una crisi abitativa perenne e strutturale, le strutture disponibili a ospitare 127 nuclei sono poche. Tra gli alloggi trovati ce ne sono alcuni che non sono in condizioni per ospitare decine di persone per molti mesi. In alcuni casi non è stato possibile pulire a fondo le case, in altri non è possibile cucinare né conservare il cibo. In alcuni casi, come quelli delle foresterie, manca qualsiasi parvenza di privacy, che in questa situazione di emergenza è purtroppo un ricordo da settimane per chi ha dormito in strada. E’ stato avviato un tavolo permanente di confronto al fine di migliorare queste e le future criticità, tra le quali la lontananza delle sistemazioni. Queste condizioni sono sparse su tutto il territorio del Comune più esteso d’Italia, spesso oltre il grande raccordo anulare. I 400 residenti di Spin Time hanno un diritto che è stato infranto: il diritto a vivere il loro quartiere. Una casa può dirsi tale quando consente alle persone di vivere la propria vita: curarsi, lavorare, crescere i figli e mantenere le proprie relazioni. Per questo il territorio conta. Nonostante le difficoltà, grazie al lavoro del Comune di Roma e alla comunità di Spin Time, tutti i residenti di Spin Time hanno trovato una sistemazione d’emergenza. Alcune famiglie devono ancora lasciare il presidio di via Santa Croce in Gerusalemme e lo faranno nei prossimi giorni; altre grazie alla rete sociale del Polo Civico Esquilino stanno trovando una sistemazione che consenta di non lasciare il quartiere per non interrompere percorsi di cura o per salvaguardare la continuità scolastica. Allo stato attuale, si tratta di soluzioni che dovrebbero durare tra i 60 giorni e i 4-6 mesi. L’orizzonte temporale è incerto. Ciò su cui abbiamo certezza, però, è che questa dev’essere una soluzione tutt’altro che stabile. Tutte le famiglie di Spin Time hanno diritto a una casa popolare e, come garantitoci dal Comune, dovranno avere alloggio ERP entro tempi ragionevoli. Fino a quel momento, considereremo l’emergenza Spin Time assolutamente aperta. E fino a quando l’emergenza non potrà dirsi chiusa, il nostro presidio rimarrà a via Santa Croce in Gerusalemme. Questa emergenza è stata creata prima con uno sgombero mascherato da intervento di sicurezza, come è stato dimostrato negli scorsi giorni e poi si è cementificata nel momento in cui Investire SGR ha rifiutato l’accordo ponte proposto dal Comune. La responsabilità di questa emergenza è sulle loro spalle, nonostante il tentativo di lavarsi la coscienza con 500mila euro messi a disposizione del Comune per una crisi che costa al Comune circa 3 milioni di euro. Un cerotto che non aiuta in alcun modo a rimarginare la ferita che si è aperta a fine luglio. Lunedì 24 agosto incontreremo di nuovo i rappresentanti del Comune e chiederemo loro di avanzare sulla trattativa con Investire SGR per l’acquisto del palazzo. Se la proprietà dovesse rifiutare, come abbiamo spiegato grazie all’intervento del nostro team legale, ci sarà la possibilità dell’esproprio d’urgenza. Lo stesso giorno, alle ore 18.00, ci sarà un’assemblea pubblica, in cui inviteremo la città a darci man forte con il presidio, che sarà il preludio alla due giorni del 19-20 settembre, con la manifestazione nazionale e l’assemblea pubblica. Oggi l’unico modo di tutelare questa comunità e riportare i 400 residenti di Spin Time nel loro quartiere è aprire le porte del palazzo. Perché il tempo di Spin Time è ora. Redazione Roma
August 22, 2026
Pressenza
Prima le comunità
Dobbiamo imparare a valorizzare le esperienze in corso. Una comunità di lotta costituita per rispondere ad alcune esigenze dei suoi membri non va pensata come una “cellula sociale”, con un territorio e una popolazione chiusi nei propri confini. Va pensata piuttosto come un addensamento dinamico di relazioni di reciprocità, di riconoscimento e di mutuo sostegno, tendenzialmente estensibili a una moltitudine di attori diversi. Una comunità orientata alla sostenibilità del proprio territorio non può evitare di includere tra gli agenti dei processi che la coinvolgono la vita che lo popola, con tutto quello che esige per essere salvaguardata e quello che può offrire in termini di sostentamento, qualità della vita, bellezza, insegnamento. Conflitto e partecipazione sono l’anima di ogni comunità e crescono contestualmente: non si dà l’uno senza l’altra; e viceversa. Ma è sempre la qualità delle relazioni di reciproca fiducia, con la loro ineludibile componente personale, emozionale e affettiva, a tenerla in vita, a costituirne la forza, l’attrattività e la capacità di durare nel tempo. Mano a mano che la crisi climatica e ambientale renderà più ostiche le condizioni della vita quotidiana comunità con queste caratteristiche dovranno – e in parte già lo fanno – giocare un ruolo insostituibile nel conflitto sociale. Abbiamo ormai numerosi casi di creazione “dal basso” di forze sociali, politiche e culturali a prova di tenuta, fondate in via prioritaria su relazioni di fiducia reciproca. L’ultimo caso è quello di Spin Time, un’esperienza costruita su una perfetta combinazione di tre elementi: la risposta ai bisogni abitativi di un insieme altamente disomogeneo di occupanti, famiglie e single, di svariate nazionalità e culture, che hanno trovato in quell’edificio l’ambito di una forma avanzata di convivenza e di reciproca acculturazione; una serie di servizi – ristorante, palestra, asilo, scuola, laboratori, rivista – funzionali alla costruzione di un legame con il territorio; un centro di elaborazione politica e culturale di valenza internazionale anche grazie alla disponibilità di un ampio anfiteatro e di diversi locali per riunioni e convegni. Il primo di questi casi, per importanza e durata nel tempo, è quello delle comunità No Tav della Valle di Susa: un faro puntato sull’incapacità di comprenderne le ragioni e gli sviluppi dimostrata da tutte le forze istituzionali impegnate nel tentativo di stroncarlo e ben sintetizzata dall’esclamazione stupìta e stupida di Pier Luigi Bersani di fronte alla pervasività e alla durata di quella mobilitazione: “Ma è solo un treno!”. No, non è solo un treno: è una comunità di lotta per la difesa del proprio territorio dalla devastazione e dalla speculazione, ma soprattutto di costruzione e di autoaffermazione di una propria autonomia sociale, politica e culturale, che si è andata costituendo nella contrapposizione frontale all’insensata quanto compatta ostinazione di tutto l’establishment nazionale ed europeo. Poi c’è la vicenda della ex-Gkn, in lotta da cinque anni contro lo smantellamento della fabbrica e della sua forza operaia; un’esperienza che ha visto espandersi a livello locale, nazionale e internazionale la sua influenza e il suo impegno su un numero enorme di temi: produzioni alternative ed ecologiche, studenti, clima, altre fabbriche in crisi, guerre, armi, Palestina, fino all’invenzione geniale del festival della letteratura working class. L’asse portante di quegli sviluppi è una semplice domanda, rivolta a tutti i possibili alleati, che non chiede un’astratta “solidarietà”, ma offre la prospettiva concreta del mutuo sostegno nell’affrontare le difficoltà di ciascuno: “E tu, come stai?” L’approccio che vede nella costruzione di comunità aperte, fondate su fiducia, mutuo sostegno, replicabilità e adattabilità delle pratiche a contesti differenti apre la strada a una duplice prospettiva: la pratica dell’obiettivo con la creazione di aggregati politico-sociali forti, capaci di imporsi o di non soccombere nel conflitto che li contrappone alle rispettive controparti e lo sviluppo, combinando conflittualità e partecipazione, di una consapevolezza diffusa dell’interconnessione di tutti i problemi più importanti che la specie umana – e soprattutto la parte di essa che subisce le decisioni dei pochissimi “padroni del mondo” – si trova a dover affrontare. Con una risposta “dal basso”, adeguata sia in termini di mitigazione che di adattamento, al collasso climatico e ambientale e con il ripudio generalizzato della guerra e del ricorso alle armi: non solo nella risoluzione delle vertenze internazionali tra Stati, ma innanzitutto nella gestione della più grande questione sociale dei decenni a venire: abbandonare la vana, dispendiosa e crudele guerra ai migranti. Con l’accoglienza, il riconoscimento e la valorizzazione delle decine di migliaia, oggi, e dei milioni, domani, delle “persone”, ciascuna con la propria storia, la propria cultura, i propri bisogni, che sono alla ricerca di contesti che solo una comunità aperta può offrire. Una comunità dove potersi costruire una vita diversa, ma anche dove trovare condizioni per poter fare volontariamente  ritorno – dove ancora è possibile, e in molte regioni lo è – nelle loro terre di origine per lavorare al loro risanamento materiale e sociale; con la libertà di movimento, i mezzi materiali e tecnici e soprattutto il “mutuo appoggio” delle comunità ospiti. Dunque, comunità e comunità di comunità, sia come pratica dell’obiettivo che come “visione” di un orizzonte comune da perseguire insieme.       Guido Viale
August 17, 2026
Pressenza
Spin Time, messaggio di solidarietà di Ken Loach e nuova opera di Laika
Il regista inglese Ken Loach, che ha visitato tempo fa lo Spin Time, ha inviato un messaggio di solidarietà agli attivisti e agli abitanti sgomberati dall’immobile. “Mi è dispiaciuto moltissimo apprendere dell’incendio allo Spin Time, del successivo sgombero e delle terribili conseguenze che ha comportato: vivere per strada deve essere davvero difficile per tutti voi, soprattutto per i più piccoli.   Ricordo con grande piacere l’incontro che abbiamo avuto, le idee che abbiamo condiviso e le canzoni che abbiamo cantato: “Bella Ciao” non mi è mai sembrata così bella! Ho potuto constatare che la vostra comunità è creativa e animata da uno spirito generoso, fondata sui principi della condivisione e della compassione. Spero che si trovi quanto prima una soluzione che vi garantisca sicurezza e che la comunità possa riunirsi di nuovo per ricreare quel clima di sostegno reciproco, amicizia e gioia a cui mia moglie Lesley e io abbiamo avuto il piacere di partecipare per alcune ore.  Con i migliori auguri e la mia solidarietà, Ken Loach.” Una nuova opera della street artist Laika è comparsa in una tenda davanti alla sede del Gruppo Investire, proprietario dell’immobile, che ha rifiutato la proposta di acquisto del Comune di Roma. Rappresenta una ragazza che impugna uno scudo con il logo di Spin Time, trafitto da tre frecce che rappresentano speculazione, repressione e abbandono. “Voglio dare un segnale alla proprietà dell’immobile”, ha dichiarato l’artista. “La lotta per Spin Time non si ferma. Troverete tende ovunque se sarà necessario. Mettere fine a questa esperienza significherebbe uccidere un meraviglioso esempio di rigenerazione urbana, un progetto che offre una risposta concreta alle carenze sociali e culturali della città di Roma. Non possiamo permetterlo. Spin Time deve tornare pubblico! Tutto il mio sostegno va agli abitanti e agli attivisti che resistono.” Redazione Roma
August 11, 2026
Pressenza
Spin Time, il giallo sul Viminale: chi ha cercato di ostacolare la soluzione?
Il deputato di Fratelli d’Italia Perissa chiama in causa governo e Ministero dell’Interno, ma il Viminale nega intromissioni. Piantedosi chiarisca. Intanto centinaia di persone aspettano una soluzione abitativa. C’è un passaggio nella vicenda di Spin Time che rischia di finire in secondo piano e che invece merita qualche spiegazione in più. Riguarda il ruolo del Viminale e nasce, curiosamente, dalle parole di un esponente della stessa maggioranza di governo. Marco Perissa, deputato di Fratelli d’Italia e presidente romano del partito, parlando in un video della situazione dell’edificio di via di Santa Croce in Gerusalemme ha affermato che “il Viminale e il governo Meloni hanno fatto sapere che non c’erano i presupposti di legalità e sicurezza per rientrare nell’immobile”. Una frase piuttosto netta. Il problema è che, secondo quanto ricostruito da il manifesto, il Ministero dell’Interno avrebbe escluso qualsiasi propria intromissione nella vicenda e anche qualsiasi interlocuzione con il fondo proprietario dell’edificio. Qualcosa, evidentemente, non torna. Se il Viminale non è intervenuto, che cosa significa esattamente che Ministero e governo Meloni “hanno fatto sapere”? Chi ha comunicato quella posizione, a chi e attraverso quale canale? Se invece dal governo è arrivata qualche indicazione, anche informale, sarebbe utile sapere quale e soprattutto a chi sia stata rivolta. Non è una questione di lana caprina, né il tentativo di costruire un piccolo giallo estivo. Bisogna capire se il Viminale abbia avuto un ruolo esclusivamente nelle valutazioni sulla sicurezza e sulla possibilità di rientrare nell’edificio oppure se abbia messo, per così dire, una “manina” anche nel percorso con cui Roma Capitale stava cercando una soluzione più complessiva. Sono due questioni molto diverse. Dopo l’incendio e il sequestro era inevitabile verificare le condizioni dello stabile e su questo devono pronunciarsi gli organismi tecnici competenti. Altra cosa è la trattativa avviata dal Campidoglio e l’ipotesi di arrivare all’acquisizione dell’immobile. Le parole di Perissa assumono un peso ancora maggiore perché Fratelli d’Italia aveva già contestato apertamente l’ipotesi di acquisto avanzata dal sindaco Roberto Gualtieri. Matteo Piantedosi dovrebbe quindi chiarire che cosa è accaduto. Se non c’è stato alcun intervento politico, tanto meglio, ma allora bisogna spiegare da dove nascano le affermazioni di Perissa. Se invece qualcosa è stato “fatto sapere”, è legittimo conoscere contenuto e destinatari di quella comunicazione. Nel frattempo, mentre la politica discute su chi abbia fatto o non abbia fatto cosa, ci sono centinaia di persone che hanno perso il luogo nel quale vivevano. Ed è questo il punto che non dovrebbe mai scomparire. Dietro la parola “occupanti”, diventata ormai una specie di lasciapassare linguistico per evitare qualsiasi altra discussione, ci sono famiglie, bambini, anziani, lavoratori e persone fragili. Si può discutere dell’occupazione, della proprietà dell’immobile e naturalmente del rispetto delle regole, ma nessuna di queste discussioni fa sparire le persone. Se si dice no all’acquisizione di Spin Time e contemporaneamente si sostiene che non debba essere destinato agli abitanti neppure un altro immobile pubblico, resta una domanda molto concreta: dove dovrebbero andare? Lo ha ricordato, da un altro punto di vista, anche Koldo Casla, relatore speciale delle Nazioni Unite sul diritto a un alloggio adeguato, chiedendo alle autorità italiane una soluzione di lungo periodo e richiamando la necessità che le sistemazioni temporanee garantiscano dignità, sicurezza, privacy e unità delle famiglie. Non è un’ingerenza esotica dell’ONU nelle vicende romane. L’Italia ha ratificato il Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali, che comprende il diritto a un alloggio adeguato. La legalità, insomma, non è un concetto che funziona in una sola direzione. Esiste la legalità che impone il rispetto delle proprietà e delle decisioni dell’autorità giudiziaria ed esiste quella che obbliga le istituzioni a misurarsi con i diritti fondamentali e con una condizione sociale che a Roma è ormai impossibile ignorare. Spin Time è soltanto la manifestazione più visibile di un problema molto più grande: affitti sempre più difficili da sostenere, sfratti, graduatorie interminabili per le case popolari e famiglie costrette a spendere una quota enorme del proprio reddito per avere un tetto. E, contemporaneamente, immobili pubblici vuoti o sottoutilizzati. Continuare a intervenire soltanto quando esplode un’emergenza significa spendere risorse in alberghi e sistemazioni provvisorie per ritrovarsi, qualche mese dopo, davanti allo stesso problema. La sicurezza non è soltanto un cancello chiuso o un edificio sgomberato. Per una famiglia sicurezza significa sapere dove dormirà il mese successivo, poter mandare i figli nella stessa scuola, avere un reddito e non rischiare continuamente di perdere la casa. Nei giorni scorsi abbiamo proposto un censimento del patrimonio immobiliare pubblico inutilizzato e un piano per recuperarlo a fini abitativi. Quella resta, a nostro avviso, una delle strade da percorrere. Ma oggi c’è anche una questione molto più immediata alla quale dare risposta: che cosa è realmente accaduto nella vicenda Spin Time e che ruolo ha avuto il governo? Ed è qui che si torna alle parole di Perissa e alle domande sul Viminale. Piantedosi chiarisca se qualcuno dal Ministero o dal governo abbia “fatto sapere” qualcosa sulla vicenda Spin Time e, in caso affermativo, che cosa e a chi. Se invece non è accaduto, sarà Perissa a dover spiegare perché abbia attribuito pubblicamente quella posizione al Viminale e al governo Meloni. Non per alimentare un’altra polemica, ma perché quando una vicenda riguarda il destino di centinaia di persone, sapere chi decide, che cosa decide e perché dovrebbe essere il minimo che si possa pretendere dalle istituzioni.   Giovanni Barbera
August 10, 2026
Pressenza
Roma, due mattine al presidio di Spin Time
Entro con il passo felpato nel pezzo di strada davanti allo storico centro sociale-culturale-abitativo, ora con l’entrata sbarrata: c’è un mondo che sta iniziando una nuova giornata – qualcuno si alza proprio adesso dalla brandina, qualcun altro è ancora steso, altri sono seduti intorno a un tavolino; vedo bottigliette d’acqua e qua e là cenni di colazione. Diverse persone sono ancora dentro le tende di tutti i colori che occupano il centro della strada e in parte anche i marciapiedi. Sento di star muovendomi in uno spazio più privato che pubblico, specie a quest’ora e guidata da una donna a cui chiedo dov’è qualcuno dell’organizzazione arrivo a un grande gazebo sotto il quale ci sono tavoli pieni di cose varie. Intorno ad essi si muovono in contemporanea diverse persone portando avanti diverse iniziative: c’è chi prepara le fette di pane con la nutella e chi mette le cialde nella macchina del caffè, mentre dall’altra parte ci sono più persone che si muovono fra montagna di vestiti, parte su un tavolino, parte negli scatoloni e parte sistemati in bell’ordine su scaffali. Ho portato una piccola quantità di materiale che era stato richiesto in un elenco che circolava nelle chat: per fortuna viene accettata, anche se proprio la sera prima mi era stato comunicato che al momento non serviva più niente perché avevano avuto tantissime donazioni; serviva stare lì a sostenere il presidio. Dichiaro la mia disponibilità a rendermi utile per un’ora e mi si indirizza nella zona ‘vestiti da smistare’. Mi metto subito a cooperare con C., una signora peruviana molto pacata e molto fattiva: svuotiamo scatoloni e suddividiamo gli abiti – uomo/donna; più di 18 anni/meno di 18 anni; pantaloni/magliette/vestiti, li pieghiamo e via negli scaffali. Quando ho preso la mano con il lavoro cerco di intavolare una conversazione: C. sta a Spin Time dall’inizio dell’occupazione, 2013, ed erano già circa 10 anni che stava a Roma. Mi parla del suo cane che era riuscita a portar fuori dopo l’incendio, ma stando al caldo della strada -essendo anche anziano- non ha retto ed è morto. “Anche questo!” penso: il suo cane, la compagnia fedele di tutti quegli anni. E’ riuscita a farlo cremare. In una tenda diversa dalla sua c’è suo fratello, venuto in Italia dopo di lei, con la sua famiglia, anche lui un abitante di Spin Time. Il grosso dei vestiti da smistare è finito; l’ultimo scatolone lo si rimanda a dopo -dice una giovane volontaria- perché si sono fatte quasi le 10 e a quell’ora si apre la distribuzione: ogni persona viene lì a richiedere l’abito di cui ha bisogno. Leggo in alto sul bordo del tendone: “Richieste necessarie”. Saluto e mi incammino a prendere la metro; vado via col proposito di tornare domattina, sempre molto sul presto, prima che il caldo diventi -come sta diventando in questi giorni, tutti i giorni- insopportabile. Tutti loro – le circa duecento persone che sono attualmente lì davanti alla loro casa sbarrata- devono organizzarsi per sopportarlo contrastandolo come possono. Prima di andare via fotografo alcuni dei tendoni posti a un’estremità del tratto di strada chiuso: c’è la “Mostra d’arte astratta del XXI secolo dei prodigiosi bimbi di Spin”; c’è una grande tenda rossa della “Stampa e comunicazione”; un pullmino dell’Unità Mobile Socio Sanitaria con scritto “Ascolto Orientamento Supporto per i cittadini dei Paesi Terzi” (scritta tradotta in varie lingue); appresso c’è un’autobotte di “Trasporto acqua potabile”; seguono dei gazebo bianchi con il simbolo del Comune di Roma: sono della Protezione Civile e su uno dei due è appesa una grande bandiera palestinese, come a dire che tutte le lotte si assomigliano e si avvicinano. Uno spazio – questo della strada, di un pezzo di Via di Santa Croce in Gerusalemme – che in poco più di una settimana ha saputo organizzarsi molto bene. Uno spazio in cui si muovono persone dignitose e collaborative, cittadini del mondo abituati alla convivenza collettiva e alla condivisione e che ora si trovano nei caldissimi giorni di questo agosto ad affrontare la sfida più difficile. In questi 13 anni lo Spin Time ha dato molto – culturalmente, politicamente, musicalmente – al quartiere e all’intera città e la città ha risposto – nella sua veste più ufficiale (Sindaco, Prefetto, Curia) e nei tantissimi volontari, specialmente giovani, che sono lì a cooperare trascorrendo insieme lunghi pezzi di giornata in quel tratto di strada. Il giorno dopo arrivo ancora più presto. C’è ancora più silenzio e comunque ci sono persone sveglie, in piedi o sedute sulle sedie o sulle stesse brandine. Mi dirigo spedita alla tenda delle “Necessità”: ho portato due buste di albicocche – che poi sistemo nei contenitori che pure ho portato; il ragionamento è stato: albicocca=potassio: ne abbiamo tutti bisogno. Sotto il gazebo si avviano le colazioni, ma c’è un qualche intoppo di cialde al momento mancanti o di generatore che non va, per cui le persone che si avvicinano per il caffè se ne tornano poi indietro con grande calma dicendo: “Torno più tardi”. Un ragazzo barbuto è lì intorno con chitarra a tracolla e suona qualcosa: gli propongo di fare un pezzo di Guccini e ci mettiamo a cantare “La locomotiva” e poi si spiluzzica qua e là fra Guccini, De André e Battiato. Una giovane volontaria che è lì alle colazioni chiede Rimmel. Poi si passa a un pezzo bellissimo degli Animals, House of the Rising Sun: ci vorrebbe un ‘sole nascente’ anche qui a Santa Croce in Gerusalemme. Spicca nel canto la voce di un altro volontario (o è un abitante di Spin Time?), un ragazzo che parla, sorride e ride. E’ anche lui sotto il gazebo con la sigaretta in bocca; poco prima proponeva a un altro ragazzo di cedergli le braghe che indossava in cambio di un altro paio di pantaloni leggeri. Parlo un po’ con il chitarrista: ha una faccia buona, un’espressione cordiale e disponibile ed è venuto da Frosinone con la sua tenda. Ha 57 anni. Gli chiedo chi gli ha insegnato a suonare la chitarra (non fa semplicemente gli accordi, ma qua e là anche le melodie); mi dice che ha fatto la scuola. “E l’assemblea di ieri pomeriggio com’è andata?”. So che c’era anche il sindaco Gualtieri. Nonostante la chiusura che la proprietà dell’immobile ha opposto due giorni fa alle articolate proposte congiunte di Sindaco, Prefetto e Curia, Gualtieri si è comunque impegnato a trovare in tempi ragionevolmente brevi una sistemazione provvisoria per coloro che sono ancora in strada, anche dopo aver verificato che tutti quanti hanno i requisiti per avere una casa popolare (ma da quanto tempo a Roma questo enorme problema non viene più affrontato come meriterebbe?). Il confronto con il Sindaco di Vienna Michael Ludwig – pare che abbia raccontato ieri Gualtieri – è stato da vergognarsi: circa il 60% dei viennesi vive in case popolari o alloggi sociali sovvenzionati, con affitti accessibili anche per i ceti medi. Saluto C., un’altra giovane volontaria che sta sistemando qualcosa sotto il gazebo e le faccio gli auguri, ma lei esprime le sue perplessità, in particolare legate al fatto che avvicinandosi Ferragosto sta venendo meno gente. E la gente, le persone, la solidarietà umana anche proprio fisica è basilare per chi si è trovato da un giorno all’altro a vivere fra due marciapiedi e a guardare da fuori la propria casa chiusa con i lucchetti, al punto che chi deve rientrare a prendere qualcosa di urgente lo può fare accompagnato dalla polizia, ma solo con l’autorizzazione del magistrato. A una donna che aveva lasciato dentro la dentiera l’autorizzazione non è stata data: piccole-grandi cose assurde e incomprensibili. Mi avvio verso la metro comunque fiduciosa: ho la musica nelle orecchie e davanti agli occhi il sorriso di quelle ragazze e quei ragazzi.   Francesca Cerocchi
August 9, 2026
Pressenza
L’esproprio e il capitale da preservare
Vale la pena leggere il comunicato con attenzione, perché la sua logica interna è molto istruttiva «Non sussistono le condizioni di legalità e di sicurezza» per consentire, anche solo temporaneamente, l’uso dell’immobile di via Santa Croce in Gerusalemme, a Roma, dove è nato e cresciuto SpinTime. Lo sostiene InvestiRE Sgr. […] L'articolo L’esproprio e il capitale da preservare su Contropiano.
August 9, 2026
Contropiano
Spin Time, Roma e l’emergenza casa: “Basta soluzioni tampone, serve la città pubblica”
Spin Time non è soltanto la storia di un palazzo occupato. È lo specchio di una città dove migliaia di famiglie hanno un problema con la casa, mentre una parte del patrimonio immobiliare pubblico resta vuota, inutilizzata o viene dismessa. Ed è anche il simbolo di una contraddizione sempre più evidente: mentre il diritto all’abitare arretra, case e immobili diventano terreno di rendita e speculazione. Il 7 agosto, davanti allo stabile di via di Santa Croce in Gerusalemme, si è svolta una partecipata assemblea pubblica alla quale ha preso parte anche il sindaco Roberto Gualtieri. Davanti al cancello ancora chiuso e presidiato dalle forze dell’ordine si sono ritrovati abitanti, cittadini e realtà sociali. Gualtieri ha spiegato che il tentativo del Comune di raggiungere un accordo con la proprietà era fallito. Roma Capitale aveva avanzato una proposta concreta: farsi carico dei lavori necessari per rendere nuovamente sicuro lo stabile, stimati intorno agli 800 mila euro e riconoscere alla proprietà un corrispettivo per l’utilizzo temporaneo dell’immobile per 60-90 giorni. Questo avrebbe consentito almeno alle persone più fragili, a partire dalle famiglie con bambini, di rientrare rapidamente. Nel frattempo il Comune avrebbe chiesto all’Agenzia delle Entrate di determinare il valore dell’immobile per avviare il percorso verso l’acquisizione pubblica. La proprietà, però, ha detto no. Non sono bastati il coinvolgimento della Prefettura e della Curia e la disponibilità del Campidoglio a sostenere direttamente i costi dell’operazione. Ed è difficile non vedere la contraddizione: da una parte centinaia di persone che chiedono una soluzione abitativa, dall’altra le logiche della proprietà e della valorizzazione economica dell’immobile. È qui che emerge un problema ben più grande di Spin Time. A Roma la crisi abitativa convive da anni con una fortissima pressione speculativa sul patrimonio immobiliare. Case e palazzi vengono considerati prima di tutto beni da valorizzare sul mercato, mentre la loro funzione sociale passa in secondo piano. Quando il valore di mercato prevale sul diritto all’abitare, a pagare il prezzo più alto sono inevitabilmente le fasce più deboli della popolazione. Nel frattempo la destra, dal Governo alla Regione Lazio fino al Campidoglio, ha trasformato Spin Time nell’ennesimo terreno di scontro politico. Si è parlato soprattutto di occupazione, illegalità e sgombero, molto meno di cosa fare concretamente per centinaia di persone rimaste fuori dallo stabile. Gli attacchi contro qualsiasi ipotesi di intervento pubblico hanno inoltre contribuito a rendere ancora più difficile una soluzione. Di fronte al rifiuto della proprietà, Gualtieri ha firmato un’ordinanza per garantire agli abitanti una sistemazione temporanea, fino a 60 giorni, nelle strutture disponibili, in attesa di una soluzione alternativa. Ma il punto politico è proprio questo: Roma può continuare ad aspettare che esploda un’emergenza prima di occuparsi seriamente della casa? La precarietà abitativa non è una fatalità caduta dal cielo, né un’anomalia soltanto romana. È anche il risultato di scelte precise e di decenni di politiche pubbliche insufficienti. Mentre cresceva il bisogno di case a prezzi accessibili, si dismetteva parte del patrimonio pubblico, si riducevano drasticamente gli investimenti nell’edilizia popolare e si lasciava che fosse sempre più il mercato a determinare chi potesse permettersi di vivere in città. Burocrazia, ritardi e mancanza di una strategia hanno fatto il resto. Spin Time dovrebbe diventare l’occasione per cambiare metodo. Partiamo da una domanda molto semplice: quanti immobili pubblici vuoti o sottoutilizzati ci sono oggi a Roma? Quanti appartengono allo Stato, a Roma Capitale, alla Regione, alla Città Metropolitana, agli enti pubblici o alle società partecipate? Quanti potrebbero essere recuperati e destinati all’edilizia pubblica e sociale invece di essere lasciati vuoti o al degrado? Serve un censimento pubblico, completo e trasparente di questo patrimonio. Ma il censimento da solo non basta. Deve essere il punto di partenza di un Piano straordinario per recuperare gli immobili pubblici inutilizzati e destinarli all’edilizia residenziale pubblica, all’emergenza abitativa e ai servizi per i quartieri. Per decenni il pubblico ha venduto e privatizzato parte del proprio patrimonio. Oggi, quando esplode l’emergenza abitativa, rischia di dover ricomprare dai privati, a prezzi di mercato, ciò che un tempo era pubblico. È anche attraverso queste dismissioni che si sono aperti nuovi spazi alla rendita e alla speculazione immobiliare. Si privatizzano beni collettivi, il mercato ne determina il valore e, quando nasce un bisogno sociale, alla collettività viene presentato il conto. È un modello che non funziona. Spin Time è il simbolo di una città nella quale la casa è diventata sempre più una merce e un investimento e sempre meno un diritto. Roma deve cambiare strada e tornare a costruire la “città pubblica”: recuperare gli immobili inutilizzati, aumentare l’offerta di case popolari, fermare la dismissione indiscriminata del patrimonio pubblico e sottrarre pezzi di città alle logiche speculative. La casa è un diritto. Roma deve governare il problema dell’abitare, non limitarsi a rincorrere la prossima emergenza.   Giovanni Barbera
August 8, 2026
Pressenza