Verso la manifestazione nazionale e l’assemblea (19 e 20 settembre): “Il tempo nuovo di Spin Time”Cosa accade a Spin Time? Sono passate quattro settimane dall’incendio. Grazie ai
percorsi di mutuo aiuto nati negli anni scorsi, intorno alle 400 famiglie
rimaste in strada è esplosa una straordinaria solidarietà, Roma Capitale ha
cercato soluzioni ascoltando la comunità di Spin time, ma soprattutto è stato
messo al centro il diritto all’abitare. Un pezzo piccolo di città, fragile e non
privo di limiti e contraddizioni, ha ricordato a tutti e tutte che le città non
possono essere lasciate nelle mani dei fondi immobiliari, che il fondo Investire
SGR, proprietario dell’immobile sgomberato che oggi si rifiuta di vendere, come
tutti i fondi immobiliari speculativi non è neutrale e impoverisce quartieri ed
esperienze.
Il 19 settembre è stata indetta una manifestazione nazionale, a cui seguirà il
20 un’assemblea pubblica; intanto tutti i residenti hanno trovato una
sistemazione d’emergenza, alcune famiglie devono ancora lasciare il presidio e
lo faranno nei prossimi giorni, altre grazie alla rete sociale del Polo Civico
Esquilino stanno trovando una sistemazione che consenta di non abbandonare il
quartiere per non interrompere percorsi di cura e per salvaguardare la
continuità scolastica.
Prima, durante e dopo la due giorni Spin Time fa sapere che non smetterà di
ricordare che le città sono delle persone che le abitano.
Il selciato è ancora bollente alle 7 di sera nell’estate più calda da quando si
misura la temperatura terrestre. Ma centinaia di persone hanno partecipato
all’importante assemblea pubblica convocata lunedì 25 agosto da Spin Time (400
famiglie sgomberate la notte del 29 luglio con il pretesto di un incendio),
mentre prosegue l’interlocuzione con Roma Capitale.
Riassumiamo.
Sono passate quattro settimane dall’incendio, dallo sgombero e dall’inizio della
trattativa con Roma Capitale.
Al tavolo c’erano il prefetto Giannini, il sindaco Gualtieri, Baldo Reina
(vicario generale della Diocesi di Roma), il questore di Roma Massucci,
l’assessore capitolino al patrimonio Tobia Zevi e i rappresentanti della
proprietà, Investire SGR.
Gualtieri presenta una proposta che prevede l’acquisizione dell’immobile sulla
base della valutazione dell’Agenzia del demanio per consentire, nel più breve
tempo possibile, il rientro delle famiglie e delle persone più fragili.
Il fondo immobiliare Investire SGR, proprietario dell’immobile ex-INPDAP in via
Santa Croce in Gerusalemme rifiuta di vendere e di far rientrare centinaia di
persone nel palazzo, coprendosi dietro la falsa ingiunzione di inabilità dello
stabile e mette a disposizione del Comune 500mila euro per una crisi che costa
al Comune circa 3 milioni di euro.
Gli uffici comunali e lo sportello di tutela sociale di Spin Time lavorano
affinché venga trovata una soluzione temporanea per le 400 persone che dormivano
in strada e hanno allestito insieme a reti, associazioni e con la Protezione
Civile un presidio permanente con tende e gazebo.
In pieno agosto in una città che vive una crisi abitativa perenne e strutturale,
le strutture disponibili a ospitare 127 nuclei familiari sono poche. Nonostante
le difficoltà, grazie al lavoro del Comune e alla comunità di Spin Time, tutti i
residenti hanno trovato una sistemazione d’emergenza. Alcune famiglie devono
ancora lasciare il presidio e lo faranno nei prossimi giorni; altre grazie alla
rete sociale del Polo Civico Esquilino stanno trovando una sistemazione che
consenta di non lasciare il quartiere per non interrompere percorsi di cura e
per salvaguardare la continuità scolastica. Si tratta di soluzioni che
dovrebbero durare tra i 60 giorni e i 4-6 mesi. Una soluzione tutt’altro che
stabile. Le famiglie sgomberate dovranno avere alloggio entro tempi ragionevoli.
Ma è un tempo nuovo quello che verrà nei prossimi mesi, un terzo tempo scandito
dalla solidarietà di una città, di una popolazione e da migliaia di persone che
hanno generato una mobilitazione nazionale, che eccede l’emergenza sociale e
abitativa di Roma e ha prodotto la cristallina consapevolezza che nei prossimi
mesi sono in gioco le possibilità di un modello di welfare comunitario.
A Roma, come a Milano, a Torino, in Puglia, in Molise, in Albania, bisogna
cambiare le politiche urbanistiche.
I cittadini rifiutano la “presa” dei fondi immobiliari su città e territori,
rifiutano il consumo di suolo e la turistizzazione; proprio nelle esperienze
degli spazi sociali sottratti alla rendita si sta elaborando una forma nuova di
vita che non è affatto marginale ma offre diverse soluzioni: reti di mutuo
aiuto, di solidarietà, di vicinato.
Questo nuovo “modello”, sperimentato con successo da almeno vent’anni, tra
limiti e contraddizioni, ha a sua volta fatto sì che si accumulasse un sapere
comune delle lotte, delle emergenze, delle solidarietà, della cura e della
tutela di parole, cose e azioni che oggi riguardano tutti gli esseri viventi
sottoposti a distruttive tecnologie di governo, alla rapina indiscriminata di
risorse, alla guerra planetaria permanente contro ciò che vive.
Un filo rosso lega la lotta per Spin Time al tempo nuovo che viene: la lotta per
il diritto all’abitare è lotta contro la precarietà, la lotta contro il lavoro
precario è lotta contro la devastazione ambientale, per la formazione, contro il
colonialismo e l’oppressione e contro l’idea che esistono popoli sacrificabili.
Per questo la questione di Spin Time non riguarda solo Spin Time, dal momento
che questa emergenza è stata creata con uno sgombero mascherato da intervento di
sicurezza e si è rappresa nel momento in cui Investire SGR ha rifiutato perfino
l’accordo ponte proposto dal Comune.
Il 19 settembre è stata indetta una manifestazione nazionale a cui seguirà il 20
settembre un’assemblea pubblica, perché, come tutti gli interventi hanno
ricordato, Spin Time non è un problema di ordine pubblico, non è un “pezzo” di
città da sgomberare, è uno spazio nel quale da anni si danno risposte concrete
all’emergenza abitativa, si fa cultura, scuola, solidarietà e mutualismo che
hanno preso il posto dell’abbandono.
Da oggi al 19 e 20 settembre il presidio continua per confermare tre scelte: che
Spin Time deve rientrare a via di Santa Croce, che occorre cambiare le politiche
urbanistiche delle città e, soprattutto, che le città non sono dei fondi
immobiliari, ma delle persone che le abitano. É in gioco una certa idea di città
e di proprietà che a quanto pare vale di più e sorpassa anche le soluzioni
amministrativamente e economicamente praticabili. Infatti, ciò che non da oggi
emerge è che il capitalismo della rendita produce città nelle quali il valore
dei territori viene misurato dal prezzo al metro quadro e non dalla qualità
della vita di chi lo abita. I fondi immobiliari speculativi non sono neutrali,
fanno politica e gli intrecci tra politiche governative, speculazione
immobiliare, repressione, degrado e privatizzazione degli spazi pubblici
alimentano interessi e profitti e impoveriscono ambienti, luoghi storici,
esperienze, quartieri, socialità.
Studentati di lusso vengono presentati come risposta ai bisogni sociali, mentre
contemporaneamente persone non riescono a trovare una casa. Terre abitate
vengono violate per inutili e dannose “grandi opere” o trasformate in
piattaforme per grandi investimenti, grandi infrastrutture per grandi eventi e
affitti brevi, mentre le comunità di quei territori rischiano di perdere
progressivamente beni, risorse, vita.
L’altra evidenza è l’alleanza tra la destra reazionaria che parla di poveri, di
aiutare le periferie e i padroni delle città: è su indicazione del Viminale che
Investire SGR ha detto NO alla proposta dell’acquisto dello stabile da parte del
Comune. Investire SGR è un fondo, è una organizzazione che gestisce molte realtà
non solo a Roma, con un falso racconto di sé: sul suo sito web ci sono pagine
intere di documenti che alludono alla responsabilità sociale, alla sostenibilità
economica e ambientale, all’housing sociale, ma i soci di Investire sono
fondazioni come Cariplo, che sarebbero impegnate nel sociale, Allianz e
Assicurazioni Generali… Si possono fare tante azioni in questo senso, cominciare
a bombardare di mail e di provocazioni questi soggetti, cominciare a dire che
prendano una posizione chiara.
Bisogna smascherare questi soggetti che hanno speculato senza limiti in questi
anni, a partire dalla vendita degli immobili pubblici e rimettere al centro un
sapere comune che dice che lo spazio pubblico viene prima della massimizzazione
del profitto e che il territorio non è una risorsa da sfruttare, è una terra, un
luogo e un ambiente da abitare, curare e salvaguardare. La cosiddetta
“rigenerazione urbana” deve nascere da processi partecipativi, come chiedono
perfino i bandi europei e che sia una rigenerazione che tenga conto della
rigenerazione sociale.
Per questo il “precedente” di Spin Time, come quello del Leoncavallo, di
Askatasuna e delle esperienze di luoghi di vita vera e di vera comunità, non
quella imposta con i “decreti sicurezza”, con la militarizzazione dei territori,
con la razzializzazione delle persone e con l’esclusione sociale, parlano
davvero a tutti e tutte, alle povertà diffuse come alla maggioranza delle
popolazioni. Questo è il momento in cui queste esperienze iniziano a creare un
varco aperto dalle mobilitazioni contro guerra e genocidio, contro i re e le
regine di questo mondo, che non devono più sentirsi tranquilli del loro potere,
che quanto più si crepa tanto più è feroce.
Le voci che da qualche anno abbiamo ascoltato dicono in maniera chiara che si
mettono a disposizione della città e del Paese queste esperienze e che Spin Time
deve essere “il precedente” per mostrare che riabitare un palazzo non solo è
possibile, ma è imperativo in un momento storico in cui “le destre governano
senza fare mezza proposta concreta”; che si vuole un modello economico e
politico radicalmente diverso da quello che viene imposto, che le risorse siano
investite nei quartieri, nel recupero del patrimonio pubblico, che vengano messe
al servizio delle persone, che vengano investite nella casa, nella sanità, nella
scuola, nei servizi.
Paolo Vernaglione Berardi
Comune-info