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Una modesta proposta per Spin Time
Ho visitato varie volte Spin Time per occasionali collaborazioni e ho fatto visitare questa realtà ad alcuni miei conoscenti impegnati nel settore del volontariato perché ho stimato essere una realtà particolare ed emblematica, sia dal punto di vista sociale e sia politico. Spin Time era da tempo nel mirino dei […] L'articolo Una modesta proposta per Spin Time su Contropiano.
September 27, 2026
Contropiano
Spin Time, dalla vertenza romana alla costruzione di un progetto nazionale
Dopo il corteo di sabato, domenica 20 settembre la mobilitazione di Spin Time è continuata davanti all’immobile di via Santa Croce in Gerusalemme con un’assemblea nazionale durata alcune ore. Questa volta niente corteo. La strada davanti a Spin Time, chiusa al traffico, è diventata il luogo nel quale sedersi, ascoltarsi e provare a capire che cosa fare dopo. Non era semplice, anche perché intorno a Spin Time nelle ultime settimane si sono incontrate storie molto diverse: realtà sociali, associazioni, studenti, sindacati, esperienze mutualistiche e persone arrivate da altre città. Una pluralità che si era vista chiaramente già il giorno precedente, insieme a una presenza molto forte di giovani e giovanissimi. Ed è proprio da qui che è partita una parte della discussione. La solidarietà nata dopo l’incendio e intorno alla vertenza di Spin Time è riuscita progressivamente ad andare oltre l’emergenza. Ha rimesso in comunicazione pezzi di città che da tempo faticavano a parlarsi e ha riportato dentro una stessa discussione questioni troppo spesso affrontate separatamente. Non sono state nascoste neppure le assenze del giorno prima. Alcune erano state molto visibili e nelle settimane precedenti non erano mancate polemiche e divisioni. Ma nell’assemblea è prevalsa soprattutto un’altra preoccupazione: provare a ricucire, nella convinzione che la frammentazione finisca per rendere tutti più deboli. La mattinata è stata divisa sostanzialmente in due momenti. Il primo è servito a guardare quello che sta succedendo nelle nostre città. Sono intervenute esperienze provenienti da territori diversi. Eppure, ascoltandole, le somiglianze erano molte. Cambiano le città e cambiano i problemi specifici, ma tornano alcune questioni: il costo delle case, gli sfratti, la rendita immobiliare, la precarietà, i bassi salari, la scomparsa degli spazi sociali e culturali. A Venezia il turismo ha assunto un peso particolare, altrove prevalgono altri fenomeni, ma il risultato spesso è lo stesso: pezzi di popolazione vengono progressivamente spinti fuori dai luoghi nei quali hanno vissuto. C’è poi una generazione che chiede luoghi nei quali incontrarsi, organizzarsi, produrre cultura e sperimentare forme diverse di socialità e che sempre più spesso non li trova. La presenza così numerosa di giovani nel corteo di sabato ha reso questa domanda ancora più evidente. Le esperienze raccontate durante l’assemblea hanno mostrato anche l’altra faccia di questa storia. In molte città ci sono comunità che hanno ripreso luoghi abbandonati o destinati ad altri usi e li hanno restituiti alla vita collettiva attraverso occupazioni, mutualismo, cooperazione, attività culturali, vertenze sul lavoro e sull’abitare. Sono stati definiti “argini”. Ma durante la discussione è tornata una domanda: può bastare continuare a fare argine? Probabilmente no. Ed è qui che è cominciata, di fatto, la seconda parte dell’assemblea. Se ci si limita a difendere ogni singolo luogo o ogni singola vertenza, si rischia di arrivare sempre dopo, quando le decisioni sono già state prese. Il problema diventa allora provare a intervenire prima, costruendo una forza capace di pesare sulle scelte che trasformano la città. Non è facile, perché significa mettere insieme mondi che hanno storie, linguaggi e anche idee diverse. Ma proprio questo è stato uno dei punti centrali della discussione: la somma delle singole battaglie non basta. Casa, urbanistica, ambiente, precarietà, salari, verde, cultura e spazi sociali sono parti di una questione comune: chi decide come deve essere una città e nell’interesse di chi viene trasformata? Da qui è tornata più volte una proposta: costruire un’alleanza nazionale per la città pubblica. Non un’altra sigla o una nuova organizzazione. Piuttosto uno spazio nel quale realtà differenti possano ritrovarsi intorno ad alcuni punti comuni: il diritto alla casa, la difesa del patrimonio pubblico, il contrasto al consumo di suolo, il recupero degli immobili abbandonati, la tutela degli spazi sociali e culturali, il verde e la risposta a una crisi climatica che nelle nostre città significa anche estati sempre più difficili da sopportare. Tra le proposte discusse c’è anche quella di una legge di iniziativa popolare sul diritto all’abitare. L’idea è di non farne soltanto una raccolta di firme, ma una campagna da portare nei quartieri, utilizzandola per parlare con chi vive concretamente il problema della casa. C’è stato inevitabilmente anche un ragionamento politico. Roma e altre città si avvicinano a una nuova stagione elettorale e proprio per questo da più interventi è arrivato l’invito a non permettere che le elezioni diventino l’ennesimo motivo per dividersi. Prima vengono i contenuti. L’idea è provare a costruire una piattaforma comune, autonoma, nata dalle realtà e dalle vertenze emerse anche nel dibattito. Poi ognuno farà le proprie scelte politiche ed elettorali. Ma avere alcuni punti condivisi significherebbe presentarsi con più forza nel confronto con qualunque amministrazione. Un’altra preoccupazione ha attraversato l’assemblea: il restringimento degli spazi di partecipazione e di conflitto. Per questo la difesa degli spazi sociali è stata legata più volte al tema dell’antifascismo. Non soltanto come affermazione di principio, ma come pratica concreta: non lasciare sole le persone, difendere i luoghi nei quali si costruiscono relazioni e conquistarne di nuovi. Alla fine una parola è tornata più delle altre: convergenza. Una parola molto usata negli ultimi anni, che rischia anche di diventare vuota. Nell’assemblea si è provato a darle un significato concreto: far incontrare chi lotta per la casa con chi si occupa di ambiente, chi difende uno spazio culturale con chi combatte la precarietà, generazioni diverse e realtà che fino a ieri avevano poche occasioni per parlarsi. Nessuno, alla fine della mattinata, ha fatto finta che bastassero poche ore per risolvere tutto. La stessa restituzione conclusiva lo ha riconosciuto: il materiale emerso è molto e avrà bisogno di essere ordinato, discusso e trasformato in proposte più precise. Ma un punto è rimasto sul tavolo. Spin Time, in queste settimane, è riuscito a fare incontrare pezzi diversi di Roma e, con l’assemblea nazionale, esperienze arrivate da altre città. Adesso la questione è capire se quella solidarietà, nata intorno a un’emergenza, riuscirà a trasformarsi in qualcosa di più stabile. La sfida è tutta qui: capire se da una vertenza nata intorno a un edificio di Roma possa prendere forma un percorso più largo, capace di mettere in relazione esperienze, lotte e città diverse. Sarà questo uno dei terreni sui quali lavorare e misurarsi nei prossimi mesi. Giovanni Barbera
September 21, 2026
Pressenza
Spin Time, la piazza smentisce chi ha scelto di restare fuori
La manifestazione per Spin Time ha consegnato a Roma un dato difficilmente aggirabile. Decine di migliaia di persone hanno attraversato la città riportando al centro il diritto sull’abitare e la necessità di sottrarre il futuro urbano alla sola logica della rendita e della speculazione immobiliare. Gli organizzatori hanno parlato di circa 50 mila partecipanti. Altre cronache hanno utilizzato stime più prudenti, ma descrivono comunque un corteo molto grande e composito, con movimenti sociali, sindacati, associazioni, studenti, organizzazioni politiche e terzo settore. Il dato assume ancora più significato dopo le polemiche dei giorni precedenti. Alcune realtà sociali avevano annunciato la decisione di non partecipare, contestando il rapporto costruito intorno alla vertenza Spin Time con l’amministrazione capitolina e sostenendo che le altre battaglie urbanistiche, ambientali e sociali della città non potessero essere ricondotte a quella esperienza. Critiche legittime, sulle quali è possibile discutere. Ma dopo la manifestazione una domanda rimane: a cosa è servito scegliere la divisione proprio alla vigilia di una mobilitazione così ampia? Se l’obiettivo delle prese di distanza era depotenziare politicamente il corteo, il risultato è stato opposto. Spin Time non è diventata la manifestazione di Gualtieri e non è stata la sfilata dell’amministrazione capitolina. Il protagonista è stato un movimento molto più largo, con una forte presenza di giovani e giovanissimi e una domanda che riguarda tutta Roma: quale modello di città vogliamo costruire Lungo il corteo si è parlato di casa, servizi pubblici, patrimonio urbano, spazi sottratti all’abbandono e alla speculazione. Persone con storie e percorsi diversi si sono ritrovate attorno alla convinzione che le trasformazioni della città non possano essere affidate esclusivamente ai grandi interessi immobiliari e finanziari. Partecipare non avrebbe significato assolvere la Giunta Gualtieri dalle critiche sulle politiche urbanistiche, sull’inceneritore, sugli ex Mercati Generali, sullo stadio di Pietralata o sulle altre questioni che attraversano Roma. Quelle vertenze rimangono aperte. Avrebbe significato portarle dentro una mobilitazione più grande e utilizzare anche la forza della vertenza Spin Time per ottenere impegni più avanzati sul diritto alla casa e sul patrimonio urbano. Se il sindaco e settori della maggioranza sono oggi chiamati a misurarsi con questi temi, per chi contesta altre scelte della Giunta si apre un terreno sul quale sviluppare il confronto e il conflitto politico. La vertenza, del resto, va oltre un singolo edificio. Riguarda il modo in cui Roma decide cosa fare del proprio patrimonio, quali esperienze riconoscere e quali spazi destinare a funzioni sociali. Una soluzione positiva per Spin Time potrebbe costituire un precedente per altre vertenze abitative e rafforzare la discussione sulle alternative alla rendita e alla finanziarizzazione della città. Per questo appare contraddittorio che realtà che dichiarano di volere la convergenza delle lotte abbiano scelto di chiamarsi fuori proprio davanti a una mobilitazione capace di mettere insieme soggetti così diversi. Non è la prima volta che nella sinistra sociale romana emergono divisioni sulle piazze e sui percorsi di mobilitazione. Moltiplicare distinguo e iniziative separate rende però più difficile costruire un fronte sociale capace di tenere insieme diritto all’abitare, servizi pubblici, ambiente, spazi sociali e critica alla rendita urbana. La manifestazione di sabato ha dimostrato almeno una cosa: le prese di distanza della vigilia non sono riuscite a marginalizzarla. L’egemonia, del resto, non si esercita soltanto delimitando il proprio campo. Si misura anche nella capacità di stare dentro i conflitti reali, confrontarsi con le loro contraddizioni e provare a collegare lotte differenti. Oggi la vertenza di Spin Time ha riportato al centro della discussione pubblica romana il diritto alla casa, la salvaguardia degli spazi sociali e culturali e il futuro della città. Adesso la questione è trasformare quella mobilitazione in risultati concreti. La piazza ha fatto la sua parte. Tocca all’Amministrazione capitolina dare risposte. Foto di Giovanni Barbera e Rete No bavaglio Giovanni Barbera
September 20, 2026
Pressenza
Roma. Sabato la manifestazione nazionale per Spin Time
Contro lo sgombero dell’occupazione Spin Time sabato 19 settembre a Roma è stata convocata una manifestazione nazionale. L’appuntamento è alle ore 14 a Piazza della Repubblica, fine corteo a Piazza Vittorio Emanuele. Secondo gli organizzatori la manifestazione del 19 vuole essere un corteo animato e unitario che metta al centro […] L'articolo Roma. Sabato la manifestazione nazionale per Spin Time su Contropiano.
September 18, 2026
Contropiano
[Le nuove mani sulla città] puntata 1 stagione 2
Abbiamo ricominciato con aggiornamenti, conflitti e mobilitazioni dal territorio: ex-mercati generali, stadio di Pietralata, Porto di Fiumicino e Spin Time. Abbiamo parlato di fondi immobiliari, del ruolo dello stato e delle amministrazioni locali con Alessandro Volpi, docente di storia contemporanea all'Università di Pisa. Successivamente c'è stata la corrispondenza con una compagna del Laurentino 38 per la mobilitazione di martedì 22 settembre "basta veleno nei nostri polmoni" contro discariche e inceneritori.
September 17, 2026
Radio Onda Rossa
DIRITTO ALL’ABITARE: IL GOVERNO ESULTA PER ALLOGGI UNIVERSITARI A 850 EURO AL MESE, SABATO CORTEO NAZIONALE A ROMA
Il governo si vanta di aver raggiunto il target di 63.200 nuovi posti letto universitari finanziati con i fondi del PNRR: 33mila sono già pronti, gli altri saranno a disposizione l’anno prossimo. I dati sono stati forniti da Manuela Manenti, Commissaria straordinaria per gli alloggi universitari, in audizione alla Camera in commissione Cultura e Istruzione. Ma di che posti letto si tratta? I dati mostrano prezzi da capogiro con il 70% di questi che potranno essere dati a 850€ al mese. Solo il 30% di questi infatti è riservato al diritto allo studio a tariffe sociali (200-250€). Per di più solo per 12 anni: poi libera tutti. Secondo l’associazione degli affittacamere, gli studentati sono nuovi ma non per tutti. Chi entra nella quota protetta riceve un sostegno reale. Chi resta fuori, pur appartenendo spesso a famiglie con redditi normali e stipendi erosi dall’inflazione, deve affrontare un costo annuale vicino agli ottomila euro soltanto per dormire e studiare. “Così l’accesso all’università torna a dipendere dal reddito della famiglia”. Sabato 19 settembre Spin Time, sgomberato lo scorso 29-30 luglio, promuove a Roma un corteo nazionale “per il diritto all’abitare, alla città e contro la finanziarizzazione immobiliare”. L’appuntamento con il corteo è fissato in piazza della Repubblica alle ore 14.  Il giorno seguente, domenica 20, un’assemblea chiamerà a raccolta reti civiche, movimenti sociali, sindacati, istituzioni locali, organizzazioni religiose e partiti per continuare la mobilitazione e rilanciare la campagna politica sull’abitare. L’assemblea inizierà alle ore 10 davanti allo stabile di via Santa Croce in Gerusalemme 55. Abbiamo chiesto a Giovanna Cavallo di Spin Time Labs un commento sui dati riguardanti gli alloggi universitari. Ascolta o scarica  Pubblichiamo il comunicato di Spin Time Labs ricevuto in redazione.  Assemblea Nazionale  Dalle vertenze alla costruzione di una politica comune di diritto all’abitare e alla città. Domenica 20 settembre, davanti a Spin Time, via di Santa croce in Gerusalemme 55, Roma, ore 10:00. La vicenda di Spin Time parla a tutte e tutti perché, a partire da un’esperienza concreta, mette in discussione il modo stesso in cui immaginiamo la città e il diritto di abitarla. Partendo da ciò che vogliamo trasformare, vogliamo fare della solidarietà costruita attorno a Spin Time uno spazio di convergenza politica e sociale, capace non solo di difendere il diritto all’abitare, ma di promuovere modelli alternativi di città, fondati sulla partecipazione, sui diritti, sul mutualismo e sulla costruzione di comunità, in contrasto con la rendita, la speculazione, il razzismo e l’idea della città come semplice spazio di valorizzazione economica. Abbiamo promosso questo momento di confronto con le realtà sociali, sindacali, associative, territoriali, studentesche per rispondere ad alcune domande: cosa è cambiato e cosa sta ancora cambiando nelle nostre città e quale città vogliamo costruire? Come possiamo costruire la città che vogliamo e come possiamo farlo insieme? Per iniziare a rispondere parleremo di come coniugare il diritto all’abitare con il diritto alla città, a partire dalle pratiche di mutualismo e partecipazione. Da un lato, il riuso sociale degli spazi come pratica concreta di riappropriazione e trasformazione di luoghi sottratti alle logiche della rendita; dall’altro, la sperimentazione di nuove forme di infrastrutture civiche e comunitarie, capaci di produrre tutele, cultura, relazioni, partecipazione. Con questo primo confronto ci proponiamo di iniziare un percorso comune capace di mettere in relazione le esperienze, competenze e le lotte territoriali per valorizzarne le pratiche, di consolidare e ampliare una campagna nazionale per il diritto all’abitare, contro la rendita e la speculazione e per un’idea diversa di città, fondata sulla giustizia sociale, sulla partecipazione e sulla capacità delle comunità di produrre interesse pubblico. Dopo il corteo del 19 settembre, continuiamo a costruire insieme il percorso. 20 settembre | ore 10:00 | Spin Time, Roma. Alle 14 circa pranziamo assieme. Per difendere ciò che esiste, costruire ciò che manca e conquistare la città che vogliamo. Nei prossimi giorni invieremo un programma più dettagliato e un possibile metodo di lavoro per la giornata. 
September 15, 2026
Radio Onda d`Urto
SPIN TIME: PROSEGUE IL PRESIDIO. SABATO 19 SETTEMBRE MANIFESTAZIONE NAZIONALE
Si punta ad attivare la solidarietà dei residenti dell’Esquilino con l’obiettivo di far tornare al più presto nel rione coloro a cui un alloggio è stato già offerto, ma lontano dal quartiere. Per gli attivisti di Spin Time le famiglie ex occupanti devono restare il più vicino possibile a via “di Santa Croce in Gerusalemme” dove molti di loro lavorano e i più giovani frequentano gli istituti scolastica della zona. Un ulteriore problema è che alle  400 persone sono state assegnate sistemazioni abitative temporanee  per  un massimo di sessanta giorni. Se nel frattempo non sarà assegnato loro un alloggio popolare, sarà di nuovo emergenza abitativa. Intanto in via “di Santa Croce in Gerusalemme” sono state  rimosse  dalla strada,  le tende, i materassi, i ventilatori e tutti gli oggetti utilizzati dagli ex occupanti di Spin Time a partire dal 29 luglio quando, a causa di un principio d’incendio, il palazzo è stato sgomberato dopo 13 anni del centro sociale e del progetto abitativo di rigenerazione urbana. I solidali ribadiscono però che la lotta continua così come il presidio davanti all’immobile sgomberato. Sul marcapiede e nel parcheggio di fronte allo stabile sono stati montati sette gazebo, garantendo la continuità di una parte delle attività che prima si svolgevano tra le mura dell’occupazione. In attesa di una soluzione, gli attivisti hanno indetto una manifestazione nazionale per il 19 settembre, che sarà seguita da un’assemblea pubblica il giorno successivo.  Il corteo partirà da Spin Time e arriverà in via Po, sotto la sede romana di Investire Sgr, il fondo proprietario dell’immobile, ora al centro di una trattativa con il Comune di Roma. Dal presidio dello Spin Time abbiamo raggiunto Leonardo.Ascolta o scarica  
August 27, 2026
Radio Onda d`Urto
Spin Time non è solo un palazzo: in gioco c’è il modello di città
La vicenda di Spin Time entra in una fase nuova. Le tende sono scomparse da via Santa Croce in Gerusalemme, per gli abitanti sono state individuate sistemazioni temporanee e il presidio ha cambiato forma, ma il nodo vero resta aperto: quale futuro avranno il palazzo, le persone che lo abitavano e l’esperienza sociale costruita in tredici anni? Dal confronto con Roma Capitale è arrivato il via libera ai sette gazebo davanti all’ex Inpdap, che permetteranno di mantenere alcune delle attività sociali, culturali ed educative interrotte dopo l’incendio del 29 luglio. Il prossimo incontro con il Campidoglio è fissato per il 2 settembre. C’è poi la questione decisiva dell’immobile. Roma Capitale vuole accelerare la valutazione necessaria per un eventuale acquisto, cercando di ridurre sensibilmente i tempi della perizia. È un passo importante, ma per ora resta preliminare. La partita vera comincia adesso. Ed è qui che entra direttamente in campo la responsabilità politica di Roberto Gualtieri. Il sindaco ha sostenuto la possibilità di acquisire l’edificio, ha criticato l’atteggiamento della proprietà dopo il fallimento dell’accordo ponte e ha garantito una sistemazione agli abitanti. Sono scelte che vanno riconosciute, ma non basta intervenire quando l’emergenza è già esplosa. A quasi cinque anni dall’insediamento dell’attuale amministrazione, la crisi dell’abitare a Roma non può essere considerata una sorpresa. Era una delle grandi questioni della città già prima dell’incendio di Spin Time. Per questo il punto non è soltanto come si è gestita questa emergenza, ma perché si arrivi ancora troppo spesso a intervenire quando il problema è diventato ingestibile. Una politica dell’abitare deve costruire patrimonio, strumenti e capacità di intervento prima che l’emergenza arrivi. Oggi il Campidoglio riconosce anche la necessità di non disperdere ciò che si è costruito dentro Spin Time. I sette gazebo servono proprio a garantire continuità alle attività mentre l’edificio rimane inaccessibile. È un segnale positivo, ma pone una domanda politica: se quell’esperienza ha un valore sociale da preservare, perché questo riconoscimento arriva soltanto dopo l’incendio? È su questa contraddizione che Gualtieri deve dare una risposta. L’eventuale acquisto dell’ex Inpdap non può trasformarsi in una trattativa senza tempi, mentre le famiglie restano in sistemazioni provvisorie e la comunità rischia di disperdersi. Se il Campidoglio considera davvero l’acquisizione una strada percorribile, deve indicare tempi, condizioni e alternative. Ma sarebbe riduttivo fermarsi al destino di quell’edificio. Spin Time è una battaglia che va oltre Spin Time, perché mette in discussione il modo in cui Roma sta scegliendo di trasformarsi. La città pubblica si misura sulle decisioni urbanistiche, sulla destinazione del patrimonio, sul rapporto con gli interessi immobiliari, sulla qualità dei servizi e sulla possibilità per chi vive e lavora a Roma di continuare ad abitarla. Non basta dichiarare che la casa è una priorità se le trasformazioni urbane vengono giudicate soprattutto per la loro capacità di attrarre capitali, aumentare i valori immobiliari o generare occasioni di investimento. Il punto è capire quale interesse venga prima quando la valorizzazione economica entra in conflitto con i bisogni di chi la città la vive. Per questo la discussione non riguarda soltanto l’acquisto dell’ex Inpdap. Riguarda gli strumenti che l’amministrazione è disposta a mettere in campo per sottrarre parti della città alla sola logica della valorizzazione immobiliare e restituire centralità alla funzione sociale del territorio. È su questo terreno che la città pubblica smette di essere uno slogan. Significa scegliere quale spazio assegnare al patrimonio pubblico, all’edilizia sociale, ai servizi e ai luoghi collettivi. È da queste scelte concrete, non dalle dichiarazioni di principio, che si misura la credibilità di un progetto di città pubblica. Non si tratta di riprodurre esattamente ciò che esisteva prima del 29 luglio né di trasformare automaticamente un’occupazione in un modello. Si tratta di capire se sia possibile costruire una soluzione pubblica che tenga insieme il diritto all’abitare e la continuità di un’esperienza sociale e culturale che per tredici anni ha avuto un ruolo nel territorio. Anche i gazebo possono essere utili soltanto se rappresentano un passaggio. Se diventassero il punto di arrivo, avremmo semplicemente sostituito una forma di precarietà con un’altra. La mobilitazione intanto continua. Il 19 settembre è annunciata una manifestazione nazionale, mentre il 20 settembre è prevista un’assemblea nazionale. Due appuntamenti che possono allargare il confronto al tema più generale del diritto all’abitare, degli spazi sociali e delle trasformazioni urbane. Spin Time costringe Roma a scegliere quale modello urbano vuole perseguire: una città nella quale le trasformazioni vengono orientate principalmente dalla rendita e dal mercato, come è avvenuto troppo spesso finora, oppure una città pubblica costruita a partire dal diritto alla casa e dai bisogni di chi Roma la vive e la fa funzionare. È questa, molto più del destino di un solo palazzo, la battaglia politica che oggi si apre e sulla quale ci aspettiamo risposte chiare da parte dell’amministrazione capitolina. Giovanni Barbera
August 27, 2026
Pressenza
Verso la manifestazione nazionale e l’assemblea (19 e 20 settembre): “Il tempo nuovo di Spin Time”
Cosa accade a Spin Time? Sono passate quattro settimane dall’incendio. Grazie ai percorsi di mutuo aiuto nati negli anni scorsi, intorno alle 400 famiglie rimaste in strada è esplosa una straordinaria solidarietà, Roma Capitale ha cercato soluzioni ascoltando la comunità di Spin time, ma soprattutto è stato messo al centro il diritto all’abitare. Un pezzo piccolo di città, fragile e non privo di limiti e contraddizioni, ha ricordato a tutti e tutte che le città non possono essere lasciate nelle mani dei fondi immobiliari, che il fondo Investire SGR, proprietario dell’immobile sgomberato che oggi si rifiuta di vendere, come tutti i fondi immobiliari speculativi non è neutrale e impoverisce quartieri ed esperienze. Il 19 settembre è stata indetta una manifestazione nazionale, a cui seguirà il 20 un’assemblea pubblica; intanto tutti i residenti hanno trovato una sistemazione d’emergenza, alcune famiglie devono ancora lasciare il presidio e lo faranno nei prossimi giorni, altre grazie alla rete sociale del Polo Civico Esquilino stanno trovando una sistemazione che consenta di non abbandonare il quartiere per non interrompere percorsi di cura e per salvaguardare la continuità scolastica. Prima, durante e dopo la due giorni Spin Time fa sapere che non smetterà di ricordare che le città sono delle persone che le abitano. Il selciato è ancora bollente alle 7 di sera nell’estate più calda da quando si misura la temperatura terrestre. Ma centinaia di persone hanno partecipato all’importante assemblea pubblica convocata lunedì 25 agosto da Spin Time (400 famiglie sgomberate la notte del 29 luglio con il pretesto di un incendio), mentre prosegue l’interlocuzione con Roma Capitale. Riassumiamo. Sono passate quattro settimane dall’incendio, dallo sgombero e dall’inizio della trattativa con Roma Capitale. Al tavolo c’erano il prefetto Giannini, il sindaco Gualtieri, Baldo Reina (vicario generale della Diocesi di Roma), il questore di Roma Massucci, l’assessore capitolino al patrimonio Tobia Zevi e i rappresentanti della proprietà, Investire SGR. Gualtieri presenta una proposta che prevede l’acquisizione dell’immobile sulla base della valutazione dell’Agenzia del demanio per consentire, nel più breve tempo possibile, il rientro delle famiglie e delle persone più fragili. Il fondo immobiliare Investire SGR, proprietario dell’immobile ex-INPDAP in via Santa Croce in Gerusalemme rifiuta di vendere e di far rientrare centinaia di persone nel palazzo, coprendosi dietro la falsa ingiunzione di inabilità dello stabile e mette a disposizione del Comune 500mila euro per una crisi che costa al Comune circa 3 milioni di euro. Gli uffici comunali e lo sportello di tutela sociale di Spin Time lavorano affinché venga trovata una soluzione temporanea per le 400 persone che dormivano in strada e hanno allestito insieme a reti, associazioni e con la Protezione Civile un presidio permanente con tende e gazebo. In pieno agosto in una città che vive una crisi abitativa perenne e strutturale, le strutture disponibili a ospitare 127 nuclei familiari sono poche. Nonostante le difficoltà, grazie al lavoro del Comune e alla comunità di Spin Time, tutti i residenti hanno trovato una sistemazione d’emergenza. Alcune famiglie devono ancora lasciare il presidio e lo faranno nei prossimi giorni; altre grazie alla rete sociale del Polo Civico Esquilino stanno trovando una sistemazione che consenta di non lasciare il quartiere per non interrompere percorsi di cura e per salvaguardare la continuità scolastica. Si tratta di soluzioni che dovrebbero durare tra i 60 giorni e i 4-6 mesi. Una soluzione tutt’altro che stabile. Le famiglie sgomberate dovranno avere alloggio entro tempi ragionevoli. Ma è un tempo nuovo quello che verrà nei prossimi mesi, un terzo tempo scandito dalla solidarietà di una città, di una popolazione e da migliaia di persone che hanno generato una mobilitazione nazionale, che eccede l’emergenza sociale e abitativa di Roma e ha prodotto la cristallina consapevolezza che nei prossimi mesi sono in gioco le possibilità di un modello di welfare comunitario. A Roma, come a Milano, a Torino, in Puglia, in Molise, in Albania, bisogna cambiare le politiche urbanistiche. I cittadini rifiutano la “presa” dei fondi immobiliari su città e territori, rifiutano il consumo di suolo e la turistizzazione; proprio nelle esperienze degli spazi sociali sottratti alla rendita si sta elaborando una forma nuova di vita che non è affatto marginale ma offre diverse soluzioni: reti di mutuo aiuto, di solidarietà, di vicinato. Questo nuovo “modello”, sperimentato con successo da almeno vent’anni, tra limiti e contraddizioni, ha a sua volta fatto sì che si accumulasse un sapere comune delle lotte, delle emergenze, delle solidarietà, della cura e della tutela di parole, cose e azioni che oggi riguardano tutti gli esseri viventi sottoposti a distruttive tecnologie di governo, alla rapina indiscriminata di risorse, alla guerra planetaria permanente contro ciò che vive. Un filo rosso lega la lotta per Spin Time al tempo nuovo che viene: la lotta per il diritto all’abitare è lotta contro la precarietà, la lotta contro il lavoro precario è lotta contro la devastazione ambientale, per la formazione, contro il colonialismo e l’oppressione e contro l’idea che esistono popoli sacrificabili. Per questo la questione di Spin Time non riguarda solo Spin Time, dal momento che questa emergenza è stata creata con uno sgombero mascherato da intervento di sicurezza e si è rappresa nel momento in cui Investire SGR ha rifiutato perfino l’accordo ponte proposto dal Comune. Il 19 settembre è stata indetta una manifestazione nazionale a cui seguirà il 20 settembre un’assemblea pubblica, perché, come tutti gli interventi hanno ricordato, Spin Time non è un problema di ordine pubblico, non è un “pezzo” di città da sgomberare, è uno spazio nel quale da anni si danno risposte concrete all’emergenza abitativa, si fa cultura, scuola, solidarietà e mutualismo che hanno preso il posto dell’abbandono. Da oggi al 19 e 20 settembre il presidio continua per confermare tre scelte: che Spin Time deve rientrare a via di Santa Croce, che occorre cambiare le politiche urbanistiche delle città e, soprattutto, che le città non sono dei fondi immobiliari, ma delle persone che le abitano. É in gioco una certa idea di città e di proprietà che a quanto pare vale di più e sorpassa anche le soluzioni amministrativamente e economicamente praticabili. Infatti, ciò che non da oggi emerge è che il capitalismo della rendita produce città nelle quali il valore dei territori viene misurato dal prezzo al metro quadro e non dalla qualità della vita di chi lo abita. I fondi immobiliari speculativi non sono neutrali, fanno politica e gli intrecci tra politiche governative, speculazione immobiliare, repressione, degrado e privatizzazione degli spazi pubblici alimentano interessi e profitti e impoveriscono ambienti, luoghi storici, esperienze, quartieri, socialità. Studentati di lusso vengono presentati come risposta ai bisogni sociali, mentre contemporaneamente persone non riescono a trovare una casa. Terre abitate vengono violate per inutili e dannose “grandi opere” o trasformate in piattaforme per grandi investimenti, grandi infrastrutture per grandi eventi e affitti brevi, mentre le comunità di quei territori rischiano di perdere progressivamente beni, risorse, vita. L’altra evidenza è l’alleanza tra la destra reazionaria che parla di poveri, di aiutare le periferie e i padroni delle città: è su indicazione del Viminale che Investire SGR ha detto NO alla proposta dell’acquisto dello stabile da parte del Comune. Investire SGR è un fondo, è una organizzazione che gestisce molte realtà non solo a Roma, con un falso racconto di sé: sul suo sito web ci sono pagine intere di documenti che alludono alla responsabilità sociale, alla sostenibilità economica e ambientale, all’housing sociale, ma i soci di Investire sono fondazioni come Cariplo, che sarebbero impegnate nel sociale, Allianz e Assicurazioni Generali… Si possono fare tante azioni in questo senso, cominciare a bombardare di mail e di provocazioni questi soggetti, cominciare a dire che prendano una posizione chiara. Bisogna smascherare questi soggetti che hanno speculato senza limiti in questi anni, a partire dalla vendita degli immobili pubblici e rimettere al centro un sapere comune che dice che lo spazio pubblico viene prima della massimizzazione del profitto e che il territorio non è una risorsa da sfruttare, è una terra, un luogo e un ambiente da abitare, curare e salvaguardare. La cosiddetta “rigenerazione urbana” deve nascere da processi partecipativi, come chiedono perfino i bandi europei e che sia una rigenerazione che tenga conto della rigenerazione sociale. Per questo il “precedente” di Spin Time, come quello del Leoncavallo, di Askatasuna e delle esperienze di luoghi di vita vera e di vera comunità, non quella imposta con i “decreti sicurezza”, con la militarizzazione dei territori, con la razzializzazione delle persone e con l’esclusione sociale, parlano davvero a tutti e tutte, alle povertà diffuse come alla maggioranza delle popolazioni. Questo è il momento in cui queste esperienze iniziano a creare un varco aperto dalle mobilitazioni contro guerra e genocidio, contro i re e le regine di questo mondo, che non devono più sentirsi tranquilli del loro potere, che quanto più si crepa tanto più è feroce. Le voci che da qualche anno abbiamo ascoltato dicono in maniera chiara che si mettono a disposizione della città e del Paese queste esperienze e che Spin Time deve essere “il precedente” per mostrare che riabitare un palazzo non solo è possibile, ma è imperativo in un momento storico in cui “le destre governano senza fare mezza proposta concreta”; che si vuole un modello economico e politico radicalmente diverso da quello che viene imposto, che le risorse siano investite nei quartieri, nel recupero del patrimonio pubblico, che vengano messe al servizio delle persone, che vengano investite nella casa, nella sanità, nella scuola, nei servizi. Paolo Vernaglione Berardi Comune-info
August 25, 2026
Pressenza
Spin Time, trovato alloggio d’emergenza per tutti i residenti. Il presidio continua, assemblea pubblica lunedì 24 agosto
Sono passate tre settimane dall’incendio e dal tentativo di sgombero del 29 luglio e due settimane dal rifiuto da parte di Investire SGR di far rientrare centinaia di persone nel palazzo di Spin Time. Sin da subito, gli uffici comunali e lo sportello di tutela sociale di Spin Time hanno lavorato affinché venisse trovata una soluzione temporanea per le 400 persone che dormivano in strada. La ricerca degli alloggi d’emergenza è stata molto complessa e non è stata priva di criticità in ogni sua fase. In pieno agosto, in una città che già vive una crisi abitativa perenne e strutturale, le strutture disponibili a ospitare 127 nuclei sono poche. Tra gli alloggi trovati ce ne sono alcuni che non sono in condizioni per ospitare decine di persone per molti mesi. In alcuni casi non è stato possibile pulire a fondo le case, in altri non è possibile cucinare né conservare il cibo. In alcuni casi, come quelli delle foresterie, manca qualsiasi parvenza di privacy, che in questa situazione di emergenza è purtroppo un ricordo da settimane per chi ha dormito in strada. E’ stato avviato un tavolo permanente di confronto al fine di migliorare queste e le future criticità, tra le quali la lontananza delle sistemazioni. Queste condizioni sono sparse su tutto il territorio del Comune più esteso d’Italia, spesso oltre il grande raccordo anulare. I 400 residenti di Spin Time hanno un diritto che è stato infranto: il diritto a vivere il loro quartiere. Una casa può dirsi tale quando consente alle persone di vivere la propria vita: curarsi, lavorare, crescere i figli e mantenere le proprie relazioni. Per questo il territorio conta. Nonostante le difficoltà, grazie al lavoro del Comune di Roma e alla comunità di Spin Time, tutti i residenti di Spin Time hanno trovato una sistemazione d’emergenza. Alcune famiglie devono ancora lasciare il presidio di via Santa Croce in Gerusalemme e lo faranno nei prossimi giorni; altre grazie alla rete sociale del Polo Civico Esquilino stanno trovando una sistemazione che consenta di non lasciare il quartiere per non interrompere percorsi di cura o per salvaguardare la continuità scolastica. Allo stato attuale, si tratta di soluzioni che dovrebbero durare tra i 60 giorni e i 4-6 mesi. L’orizzonte temporale è incerto. Ciò su cui abbiamo certezza, però, è che questa dev’essere una soluzione tutt’altro che stabile. Tutte le famiglie di Spin Time hanno diritto a una casa popolare e, come garantitoci dal Comune, dovranno avere alloggio ERP entro tempi ragionevoli. Fino a quel momento, considereremo l’emergenza Spin Time assolutamente aperta. E fino a quando l’emergenza non potrà dirsi chiusa, il nostro presidio rimarrà a via Santa Croce in Gerusalemme. Questa emergenza è stata creata prima con uno sgombero mascherato da intervento di sicurezza, come è stato dimostrato negli scorsi giorni e poi si è cementificata nel momento in cui Investire SGR ha rifiutato l’accordo ponte proposto dal Comune. La responsabilità di questa emergenza è sulle loro spalle, nonostante il tentativo di lavarsi la coscienza con 500mila euro messi a disposizione del Comune per una crisi che costa al Comune circa 3 milioni di euro. Un cerotto che non aiuta in alcun modo a rimarginare la ferita che si è aperta a fine luglio. Lunedì 24 agosto incontreremo di nuovo i rappresentanti del Comune e chiederemo loro di avanzare sulla trattativa con Investire SGR per l’acquisto del palazzo. Se la proprietà dovesse rifiutare, come abbiamo spiegato grazie all’intervento del nostro team legale, ci sarà la possibilità dell’esproprio d’urgenza. Lo stesso giorno, alle ore 18.00, ci sarà un’assemblea pubblica, in cui inviteremo la città a darci man forte con il presidio, che sarà il preludio alla due giorni del 19-20 settembre, con la manifestazione nazionale e l’assemblea pubblica. Oggi l’unico modo di tutelare questa comunità e riportare i 400 residenti di Spin Time nel loro quartiere è aprire le porte del palazzo. Perché il tempo di Spin Time è ora. Redazione Roma
August 22, 2026
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