
Verso la manifestazione nazionale e l’assemblea (19 e 20 settembre): “Il tempo nuovo di Spin Time”
Pressenza - Tuesday, August 25, 2026Cosa accade a Spin Time? Sono passate quattro settimane dall’incendio. Grazie ai percorsi di mutuo aiuto nati negli anni scorsi, intorno alle 400 famiglie rimaste in strada è esplosa una straordinaria solidarietà, Roma Capitale ha cercato soluzioni ascoltando la comunità di Spin time, ma soprattutto è stato messo al centro il diritto all’abitare. Un pezzo piccolo di città, fragile e non privo di limiti e contraddizioni, ha ricordato a tutti e tutte che le città non possono essere lasciate nelle mani dei fondi immobiliari, che il fondo Investire SGR, proprietario dell’immobile sgomberato che oggi si rifiuta di vendere, come tutti i fondi immobiliari speculativi non è neutrale e impoverisce quartieri ed esperienze.
Il 19 settembre è stata indetta una manifestazione nazionale e cui seguirà il 20 un’assemblea pubblica, intanto tutti i residenti hanno trovato una sistemazione d’emergenza, alcune famiglie devono ancora lasciare il presidio e lo faranno nei prossimi giorni, altre grazie alla rete sociale del Polo Civico Esquilino stanno trovando una sistemazione che consenta di non abbandonare il quartiere per non interrompere percorsi di cura e per salvaguardare la continuità scolastica.
Prima, durante e dopo la due giorni Spin Time fa sapere che non smetterà di ricordare che le città sono delle persone che le abitano.
Il selciato è ancora bollente alle 7 di sera nell’estate più calda da quando si misura la temperatura terrestre. Ma centinaia di persone hanno partecipato all’importante assemblea pubblica convocata lunedì 25 agosto da Spin Time (400 famiglie sgomberate la notte del 29 luglio con il pretesto di un incendio), mentre prosegue l’interlocuzione con Roma Capitale.
Riassumiamo.
Sono passate quattro settimane dall’incendio, dallo sgombero e dall’inizio della trattativa con Roma Capitale.
Al tavolo c’erano il prefetto Giannini, il sindaco Gualtieri, Baldo Reina (vicario generale della Diocesi di Roma), il questore di Roma Massucci, l’assessore capitolino al patrimonio Tobia Zevi e i rappresentanti della proprietà, Investire SGR.
Gualtieri presenta una proposta che prevede l’acquisizione dell’immobile sulla base della valutazione dell’Agenzia del demanio per consentire, nel più breve tempo possibile, il rientro delle famiglie e delle persone più fragili.
Il fondo immobiliare Investire SGR, proprietario dell’immobile ex-INPDAP in via Santa Croce in Gerusalemme rifiuta di vendere e di far rientrare centinaia di persone nel palazzo, coprendosi dietro la falsa ingiunzione di inabilità dello stabile e mette a disposizione del Comune 500mila euro per una crisi che costa al Comune circa 3 milioni di euro.
Gli uffici comunali e lo sportello di tutela sociale di Spin Time lavorano affinché venisse trovata una soluzione temporanea per le 400 persone che dormivano in strada, e hanno allestito insieme con reti, associazioni e con la Protezione Civile un presidio permanente con tende e gazebo.
In pieno agosto in una città che vive una crisi abitativa perenne e strutturale, le strutture disponibili a ospitare 127 nuclei familiari sono poche. Nonostante le difficoltà, grazie al lavoro del Comune e alla comunità di Spin Time, tutti i residenti hanno trovato una sistemazione d’emergenza. Alcune famiglie devono ancora lasciare il presidio e lo faranno nei prossimi giorni; altre grazie alla rete sociale del Polo Civico Esquilino stanno trovando una sistemazione che consenta di non lasciare il quartiere per non interrompere percorsi di cura e per salvaguardare la continuità scolastica. Si tratta di soluzioni che dovrebbero durare tra i 60 giorni e i 4-6 mesi. Una soluzione tutt’altro che stabile. Le famiglie sgomberate dovranno avere alloggio entro tempi ragionevoli.
Ma è un tempo nuovo quello che verrà nei prossimi mesi, un terzo tempo scandito dalla solidarietà di una città, di una popolazione e da migliaia di persone che hanno generato una mobilitazione nazionale, che eccede l’emergenza sociale e abitativa di Roma e ha prodotto la cristallina consapevolezza che nei prossimi mesi sono in gioco le possibilità di un modello di welfare comunitario.
A Roma, come a Milano, a Torino, in Puglia, in Molise, in Albania, bisogna cambiare le politiche urbanistiche.
I cittadini rifiutano la “presa” dei fondi immobiliari su città e territori, rifiutano il consumo di suolo e la turistizzazione e proprio nelle esperienze degli spazi sociali sottratti alla rendita, si sta elaborando una forma nuova di vita che non è affatto marginale ma offre diverse soluzioni: reti di mutuo aiuto, di solidarietà, di vicinato.
Questo nuovo “modello”, sperimentato con successo da almeno vent’anni, tra limiti e contraddizioni, ha a sua volta fatto sì che si accumulasse un sapere comune delle lotte, delle emergenze, delle solidarietà, della cura e della tutela di parole, cose e azioni che oggi riguarda tutti gli esseri viventi sottoposti a distruttive tecnologie di governo, alla rapina indiscriminata di risorse, alla guerra planetaria permanente contro ciò che vive.
Un filo rosso lega la lotta per Spin Time al tempo nuovo che viene: la lotta per il diritto all’abitare è lotta contro la precarietà, la lotta contro il lavoro precario è lotta contro la devastazione ambientale, per la formazione, contro il colonialismo e l’oppressione e contro l’idea che esistono popoli sacrificabili. Per questo la questione di Spin Time non riguarda solo Spin Time, dal momento che questa emergenza è stata creata con uno sgombero mascherato da intervento di sicurezza e si è rappresa nel momento in cui Investire SGR ha rifiutato perfino l’accordo ponte proposto dal Comune.
Il 19 settembre è stata indetta una manifestazione nazionale e cui seguirà il 20 settembre un’assemblea pubblica, perché, come tutti gli interventi hanno ricordato, Spin Time non è un problema di ordine pubblico, non è un “pezzo” di città da sgomberare, è uno spazio nel quale da anni si danno risposte concrete all’emergenza abitativa, si fa cultura, scuola, solidarietà e mutualismo che hanno preso il posto dell’abbandono.
Da oggi al 19 e 20 settembre il presidio continua per confermare tre scelte: che Spin Time deve rientrare a via di Santa Croce, che occorre cambiare le politiche urbanistiche delle città e, soprattutto, che le città non sono dei fondi immobiliari ma delle persone che le abitano. É in gioco una certa idea di città e di proprietà che a quanto pare vale di più e sorpassa anche le soluzioni amministrativamente e economicamente praticabili. Infatti, ciò che non da oggi emerge è che il capitalismo della rendita produce città nelle quali il valore dei territori viene misurato dal prezzo al metro quadro e non dalla qualità della vita di chi lo abita. I fondi immobiliari speculativi non sono neutrali, fanno politica e gli intrecci tra politiche governative, speculazione immobiliare, repressione, degrado e privatizzazione degli spazi pubblici, alimentato interessi e profitti e impoveriscono ambienti, luoghi storici, esperienze, quartieri, socialità.
Studentati di lusso vengono presentati come risposta ai bisogni sociali mentre contemporaneamente persone non riescono a trovare una casa. Terre abitate vengono violate per inutili e dannose “grandi opere” o trasformate in piattaforme per grandi investimenti, grandi infrastrutture per grandi eventi e affitti brevi, mentre le comunità di quei territori rischiano di perdere progressivamente beni, risorse, vita.
L’altra evidenza è l’alleanza tra la destra reazionaria che parla di poveri, di aiutare le periferie e i padroni delle città: è su indicazione del Viminale che Investire SGR ha detto NO alla proposta dell’acquisto dello stabile da parte del Comune. Investire SGR è un fondo, è una organizzazione che gestisce molte realtà non solo a Roma, con un falso racconto di sé: sul suo sito web ci sono pagine intere di documenti che alludono alla responsabilità sociale, alla sostenibilità economica e ambientale, all’housing sociale, ma i soci di Investire sono fondazioni come Cariplo, che sarebbero impegnate nel sociale, Allianz e Assicurazioni Generali… Si possono fare tante azioni in questo senso, cominciare a bombardare di mail e di provocazioni questi soggetti, cominciare a dire che prendano una posizione chiara.
Bisogna smascherare questi soggetti che hanno speculato senza limiti in questi anni a partire dalla vendita degli immobili pubblici e rimettere al centro un sapere comune che dice che lo spazio pubblico viene prima della massimizzazione del profitto e che il territorio non è una risorsa da sfruttare, è una terra, un luogo e un ambiente da abitare, curare e salvaguardare. La cosiddetta “rigenerazione urbana” deve nascere da processi partecipativi come chiedono perfino i bandi europei e che sia una rigenerazione che tenga conto della rigenerazione sociale.
Per questo il “precedente” di Spin Time, come quello del Leoncavallo, di Askatasuna e delle esperienze di luoghi di vita vera e di vera comunità, non quella imposta con i “decreti sicurezza”, con la militarizzazione dei territori, con la razzializzazione delle persone e con l’esclusione sociale, parlano davvero a tutti e tutte, alle povertà diffuse come alla maggioranza delle popolazioni. Questo è il momento in cui queste esperienze iniziano a creare un varco aperto dalle mobilitazioni contro guerra e genocidio, contro i re e le regine di questo mondo, che non devono più sentirsi tranquilli del loro potere che quanto più si crepa tanto più è feroce.
Le voci che da qualche anno abbiamo ascoltato dicono in maniera chiara che si mettono a disposizione della città e del paese queste esperienze e che Spin Time deve essere “il precedente” per mostrare che riabitare un palazzo non solo è possibile ma è imperativo in un momento storico in cui “le destre governano senza fare mezza proposta concreta”; che si vuole un modello economico e politico radicalmente diverso da quello che viene imposto, che le risorse siano investite nei quartieri, nel recupero del patrimonio pubblico, che vengano messe al servizio delle persone, che vengano investite nella casa, nella sanità, nella scuola, nei servizi.