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[DANIMARCA ]: CHIAMATA ALL’AZIONE CONTRO LA FIERA INTERNAZIONALE DEL DRONE IN DANIMARCA, AD ODENSE!
> Da Duk Dig, 27.04.26 Il 3 e 4 giugno 2026 all’aeroporto Hans Christian Andersen, i cosiddetti “attori globali” e le startup locali si incontreranno per mettere in mostra i loro ultimi giocattoli mortali. Queste persone che “fanno solo il loro lavoro” stanno realizzando macchine basate su “tecnologie dual use”. Questa tecnologia ti rende dipendente dal suo utilizzo nella vita quotidiana, ma può anche distruggere quella stessa vita a discrezione di chi la controlla. Possono provare a far finta di tenere un incontro confortevole nel cuore della Fortezza Europa, ma siamo in tanti a vivere all’interno delle mura e a prendere di mira le torri di guardia! I droni non sono giocattoli, sono proprio le macchine che terrorizzano e uccidono innumerevoli persone nelle guerre imperiali che affliggono i nostri tempi. Le persone che hanno vissuto sotto la presenza dei droni diventano caute e addirittura spaventate dai cieli azzurri e limpidi, le condizioni perfette per gli attacchi dei droni. I droni volano attraverso la Palestina occupata trasportando armamenti assistiti dall’IA mentre riproducono suoni di bambini che piangono, solo per sparare ai soccorritori in arrivo. Lo stesso data center che fornisce fidanzate virtuali e pornografia deepfake può fornire informazioni critiche a militari lontani. Le nostre gioie e paure umane più semplici diventano campi di battaglia. La tecnologia dell’intelligenza artificiale affonda le sue radici nell’eugenetica, considerando il corpo umano e l’esperienza umana come una macchina complessa che può essere compresa, classificata, migliorata e, in ultima analisi, dominata (in attesa dello sterminio). Il sistema perfetto diventa l’immagine speculare dell’uomo perfetto: un uomo bianco. Basta dare un’occhiata all’elenco dei relatori del Drone Show per vedere questi Super-uomini! Un fatto poco noto è che Odense ha grandi aspirazioni di diventare la capitale europea dei droni. Invitando aziende militari e tecnologiche e ricercatori, offre ai nostri nemici la possibilità di rafforzare le loro reti di distruzione e bellicismo. Nel parco giochi danese dei droni, vogliono mettersi in mostra e gioire di questi giocattoli ronzanti e sfreccianti che sono i sogni bagnati dei tech-bros e delle élite patriarcali. Chiamiamo una settimana internazionale di azione a partire dal 1° giugno per ostacolare e prendere di mira le aziende e le istituzioni coinvolte nella tecnologia dei droni, nella sorveglianza e nello sviluppo dell’IA! Vi invitiamo ad attaccare gli ingegneri di questi disastri! Molte delle aziende danesi hanno sedi in diverse parti del Paese, tre università danesi sono fortemente coinvolte e ci sono forniture fondamentali necessarie per ospitare un evento così imponente a Odense. Siamo convinti che la semplice protesta abbia ormai fatto il suo tempo e che l’azione diretta sia necessariaper fermare questa macchina! Traiamo ispirazione da tutti i piccoli gruppi di azione in tutto il mondo che illuminano la notte e si riprendono il cielo! Ci sono due eventi sociali che speriamo qualcuno rovini a questi colletti bianchi: l’incontro di networking presso il birrificio capitalista Anarkist: 2 giugno, dalle 18:30 alle 22:00, Albanigade 20, 5000 Odense C E la cena di IDS After Hours networking. Unitevi a loro per un’esclusiva cena di networking al G.A.S.A., Middelfartvej 9M, 5000 Odense C, il 3 giugno 2026, dalle 19:00 alle 22:00. Qui abbiamo raccolto gli attori locali della Danimarca, ma ci sono molti altri obiettivi in tutto il mondo. Con oltre 100 espositori e 1000 operatori del settore presenti alla fiera, potrete scegliere con piacere la vostra avventura locale. Organizzatori: Odense Robotics [Odense Robotics è una rete di aziende e organizzazioni danesi che promuovono l’innovazione e la crescita nel settore della robotica, dell’automazione e dei droni.] UAS Denmark Testcenter [UAS Denmark Test Center è un centro internazionale di test per droni con sede all’aeroporto Hans Christian Andersen di Odense. 1900 km² di spazio aereo sopra terra e mare, accesso a laboratori e officine, in particolare all’SDU Dronetestcenter] Partner, sponsor ed espositori: Ministero della Difesa danese [maddai!] Ministero degli Affari Esteri [chi l’avrebbe mai detto?] Invest in Odense [Mette in contatto le imprese locali con gli investitori. Dalla robotica, droni, automazione, alle scienze della vita e delle biotecnologie.] BlueTech Center [Centro di sviluppo e innovazione marittima gestito da C.C. Jensen, SIMAC, Svendborg Kommune ed Erhvervshus Fyn, a Svendborg, Fyn.] CenSec [Centro danese di innovazione per la difesa, lo spazio e la sicurezza.] SDU UAS Center [L’SDU UAS Test Center è stato fondato dall’Università della Danimarca Meridionale e conduce ricerche sulle tecnologie dei droni e sulle loro future applicazioni.] DTU [Durante l’evento parlerà della propria ricerca sulla macchina killer. L’Università Tecnica della Danimarca, spesso indicata semplicemente come DTU, è un’università politecnica e una scuola di ingegneria, specializzata nella ricerca sull’intelligenza artificiale, la sorveglianza ed altro.] Università di Aarhus [Anch’essa parlerà del proprio coinvolgimento durante l’evento. L’Università di Aarhus è un’università pubblica di ricerca.] Trafikstyrelsen [L’agenzia governativa danese responsabile della regolamentazione, della pianificazione e della sicurezza relative al trasporto pubblico in Danimarca.] Alcuni relatori locali Sapient Perception ApS, precedentemente nota come Apex Imaging ApS Relatore: Lau Nørgaard Indirizzo: Trekronergade 17, 2500 Copenaghen MyDefence A/S Relatore: Nicolai Søndergaard Laugesen Sede centrale: Bouet Møllevej 5, Nørresundy Skypuzzler ApS Relatore: Sebastian Babiarz Indirizzo: Østergade 16, 4°, 1100 Copenaghen Dansk Erhverv Forsvar Indirizzo: Børsgade 4, 1215 Copenaghen EIFO [Export- and Investment Fond Denmark] Indirizzo: Haifagade 3, 2150 Copenaghen Danish Defence ApS Indirizzo: Carlsensvej 4, 4600 Køge Svendborg Søfartskole Relatore: Thomas Gulløv Longhi Indirizzo: Overgade 6A, 5700 Svendborg Trasporti: Nessun trasporto pubblico per l’aeroporto, bus navetta per i partecipanti al mattino e alla sera. Operatore sconosciuto. Hotel convenzionati: Hotel Knudsens Gaard Milling Hotel Ansgar First Hotel Grand Odense Comwell H.C. Andersen Odense Hotel Odeon
Migranti: alleanza fra destra italiana e socialdemocrazia danese
A seguito dell’attacco all’Iran e al Libano sta crescendo il flusso migratorio. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha promosso, insieme alla premier danese socialdemocratica Mette Frederiksen, un incontro per il contenimento dell’ondata di rifugiati. di redazione Peacelink (*)   A margine del vertice europeo, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha promosso, insieme alla premier danese socialdemocratica Mette Frederiksen, un incontro
Borioni: «La difesa della Groenlandia è rendere un attacco USA politicamente infame»
L’isola artica è nel mirino della politica aggressiva e imperialista del presidente Trump ormai da molti anni, ma nell’ultimo periodo la sua insistenza nel “prendere” la Groenlandia si fa sempre più pressante e insistente. I timori di una vera e propria invasione militare e di una acquisizione «con le buone o le cattive», parafrasando Trump, del territorio, si sono fatti ancora più vividi in seguito all’attacco sferrato dagli Stati uniti al Venezuela nei primi giorni del 2026. Inoltre, le dichiarazioni di Trump si insinuano all’interno di un percorso pluridecennale che sta portando progressivamente la Groenlandia verso una sua indipendenza nei confronti della Danimarca, e di contro la politica groenlandese non accetterebbe di passare da un controllo straniero all’altro. Di questi e di altri aspetti legati alle tensioni che emergono sempre più vivide intorno alla Groenlandia abbiamo parlato insieme a Paolo Borioni, professore associato al Dipartimento di Comunicazione e ricerca sociale dell’università La Sapienza ed esperto in studi artici. Di seguito la video-intervista e una sintesi scritta della conversazione. Che spazio è la Groenlandia? Ci puoi raccontare di più della popolazione indigena inuit che la abita e della sua storia di colonizzazione? La popolazione inuit è una popolazione che esprime con chiarezza un desiderio d’indipendenza, però al contempo ha anche assunto alcuni dei tratti trasmessi dal rapporto con i danesi. È una società che protesta anche animatamente e retrospettivamente per alcune questioni come le sterilizzazioni forzate a cui sono state sottoposte nei decenni passati alcune donne inuit, così come la privazione della patria potestà ad alcune coppie. Queste politiche si inserivano all’interno di una un’idea di riforma sociale preventiva che ha degli aspetti altamente problematici, repressivi e razzisti. Al contempo i groenlandesi hanno assunto su di sé alcuni caratteri, come la vicinanza alla fede religiosa, che si identifica con la con la chiesa evangelica danese, maggioritaria in Danimarca e in Groenlandia. Anche il rapporto con i monarchi danesi è sempre stato forte e l’idea di andare verso l’indipendenza è caratterizzata da minore ostilità rispetto a ciò che abbiamo visto in altre storie coloniali, ed esiste soprattutto è un’idea collaborativa. Storicamente avviene che abbiamo le popolazioni nordiche, prima di tutto quelle norvegesi, che ancora prima dell’anno mille si stabiliscono per alcuni secoli in Groenlandia. Dal XVIII° secolo viene ripresa come terra di missione gestita in parte dai religiosi della chiesa evangelica luterana e poi da compagnie con capitale borghese norvegese e danese, e in seguito da una compagnia regia commerciale, come era usanza al tempo in tutto il mondo, per gestire i commerci fra la metropoli e la periferia coloniale. Negli anni 1950 del secolo passato, la Groenlandia diviene una provincia della Danimarca, quindi c’è un progresso nei diritti, nel senso che i groenlandesi, così come i faroesi, eleggono due deputati al parlamento monocamerale danese. Negli stessi anni la Danimarca ha concesso o comunque viene attribuita la capacità di autodeterminazione di un governo autonomo Groenlandese. L’ultima evoluzione del 2009 porta a una forma di autogoverno completa che ha anche un suo itinerario verso l’indipendenza, anche se disegnato secondo una forma cooperativa e collaborativa. Certamente il modello sociale dal quale non vogliono allontanarsi troppo i groenlandesi è quello nordico danese ed è attestato da tutti i tipi di indagini di opinione, recenti e passati. Quali sono le sfide di questo territorio di fronte al riscaldamento climatico, al nuovo turismo e alla disoccupazione diffusa? Rispetto al cambiamento climatico le questioni sono due. Da un lato il fatto che le grandi ricchezza del sottosuolo sono state sfruttate in maniera poco sistematica fino a questo momento perché gli spessissimi ghiacci interni rendono più difficile l’estrazione dal sottosuolo. Dall’altro perché anche qualora questo avvenisse, la mancanza e la difficoltà di costruire infrastrutture renderebbe comunque difficile poi l’effettiva esportazione delle risorse. Il cambiamento climatico, posto che è una catastrofe che va evitata a tutti i costi, però può favorire una forma più intensa di sfruttamento del sottosuolo. Quello della Groenlandia è un tipico caso di economia della dipendenza ed estrattiva, o meglio estrattivista. Tra l’altro le elezioni di qualche anno fa sono state caratterizzate dal fatto che la popolazione inuit ha rifiutato un progetto di estrazione di terre rare perché ne aveva già accertato gli esiti negativi sul piano ambientale, e temevano che queste nuove attività economiche potessero compromettere la caccia e la pesca, ben più radicate nella cultura inuit, ma anche estremamente rimunerative. L’esito elettorale ha favorito la vittoria di Inuit Ataqatigiit (Ia), il partito socialista e indipendentista groenlandese, alla sinistra della social democrazia, che ha sospeso questo tipo di estrazione dietro la quale c’era una joint venture se non ricordo male sino-australiano. Infine faccio una mia riflessione sul cambiamento climatico e sulla questione dell’iperturismo che ormai è arrivato anche ai lembi estremi del nord europea, tipo l’Islanda, e anche nell’artico potrebbe arrivare. Ritengo che, non so quanto legittimamente, i grandi capitalisti delle Big-Tech che si muovono intorno a Trump, e Trump stesso, stiano forse pensando ad acquisire la Groenlandia anche perché in un’ipotesi di clima sempre più caldo magari alcune popolazioni o alcune persone particolarmente benestanti potrebbero accettare di trasferirsi lì per scampare a invece i disastri ben maggiori che potrebbero accadere in altre zone del mondo. Questo per realizzare lì una specie di comunità di geni o supposti geni che si radunano per creare un’aristocrazia del nuovo ipercapitalismo. Qual è la situazione politica e le posizioni in campo di fronte questa minaccia statunitense? Sia il partito Siumut, che sono social-democratici, che Inuit Ataqatigiit, che sono questo partito socialista groenlandese, sono indipendentisti, e sono ora rispettivamente il secondo e il terzo partito dopo essere stati quasi sempre il primo e secondo. Entrambi però sono attenti a indicare un percorso di indipendenza che non sia uno stravolgimento degli aspetti del welfare social-democratico nordico. Poi c’è un aspetto di altro tipo, cioè che appunto con i danesi alla fine si è costruito un percorso costituzionale condiviso che è anche prospettico: dalla svolta del 1979 che ha concesso il governo autonomo e poi quella successiva del 2009 dell’autogoverno, sempre uscite da referendum popolari nettamente maggioritari. Quindi c’è stato un percorso democratico chiaro ed evidente. La maggior parte della popolazione quindi non vorrebbe lasciare questo percorso certo, deciso insieme ai danesi, per un percorso incerto “americano”. Inoltre le condizioni di vita delle popolazioni inuit in Alaska, un po’ meglio per quanto riguarda il Canada, non sono certo migliori di quelle dei groenlandesi, anzi tutt’altro. Le ultime elezioni hanno visto una netta maggioranza di partiti, Siumut (social-democratici), Inuit Ataqatigiit (socialisti), e Demokraatit (liberal-democratici), i quali presentano differenze tra di loro ma si ritrovano tutti in un approccio indipendentista. Tutti dicono non vogliamo essere né danesi né americani ma certamente non vogliamo essere comprati: we are for business but not for sale. Questa coalizione che raccoglie il 75% dell’elettorato, e che adesso governa, si è unita, prima in campagna elettorale all’inizio del 2025 e poi con la formazione del governo attuale, per rimanere all’interno del percorso che abbiamo descritto, costituzionale, di progressiva autonomia. Inoltre questo percorso può concretamente portare a una retrocessione ulteriore della Danimarca, soprattutto nella gestione della politica estera che è ora quasi l’unica prerogativa che rimane ai danesi rispetto ai groenlandesi e ai faroesi. Per ora il dibattito ha visto i groenlandesi accettare questa “acquisizione” della gestione della politica estera, ma vengono sempre più spesso avanzate richieste di maggiore autonomia su alcuni temi più strettamente legati al territorio groenlandese, come per esempio la richiesta di sedere nel Consiglio artico. Va detto anche che la Danimarca contribuisce ancora molto all’economia dell’isola, con un contributo fisso annuale di vari miliardi di corone, che divisi per una popolazione sotto i 60 mila abitati non è poco. C’è soltanto un partito, che si chiama Naleraq, più nazionalista e più indipendentista, che è cresciuto fino al 25%, ed è l’unico all’opposizione, che invece è più aperto al rapporto con gli Stati Uniti, nonostante probabilmente lo fanno per comunque accelerare il distacco dalla Danimarca. Perché Trump è così interessato Groenlandia?  È vero che la Nato e i danesi in particolare hanno continuato da una ventina d’anni una non più realistica politica che vede l’artico come spazio di pace, per cui la regione non è stata presidiata militarmente quanto forse sarebbe stato necessario per prevenire queste pretese statunitensi. La Russia da parte sua possiede circa il 60% di territori artici, quindi è normale che sia attiva nella zona. Gli esperti danesi, rispetto all’attività russa nell’artico, dicono che sì, esiste, ma è più dalla parte del mare di Barents e delle Svalbard, e questo è interessante, quasi divertente, perché come sappiamo i danesi sono stati i più filo-Nato all’interno dell’Europa occidentale e i più antirussi probabilmente in assoluto. Mentre non risulta nulla di particolare né di russo e nemmeno di cinese intorno alla Groenlandia. Quello che temono gli americani è che i sommergibili atomici russi possano insinuarsi sotto i ghiacci avvicinandosi molto al continente americano e accorciare ancora di più quella che è la realtà dell’artico, nel senso che l’artico è la zona di minore percorrenza dalla quale si possono raggiungere tre continenti, come la zona del mediterraneo. Avvicinandosi e navigando sotto i ghiacci i sommergibili atomici russi potrebbero essere più minacciosi e questo probabilmente ha un suo fondamento strategico. Un’altra motivazione può essere che dopo il logoramento subito dai russi in Ucraina una presenza americana forte nell’artico produrrebbe per loro uno sforzo militare ulteriore e quindi uno stress superiore per l’economia russa. Ma i danesi rispondo che nei trattati come quello del 1951, firmato in piena guerra fredda e poi modificati in seguito, in realtà gli americani possono benissimo decidere, trattando con i groenlandesi, di impiantare nuove basi. Ma gli americani hanno addirittura nel tempo ritirato delle forze dalla Groenlandia, quindi i danesi controbattono che se gli Stati uniti hanno queste paure la colpa è anche loro che si sono ritirati da quel territorio. Infine altra questione importante che sta dietro il ragionamento americano riguarda gli aspetti più strategici, più razionali, per quanto temibili per la pace degli equilibri mondiali. C’è l’idea di arretrare la difesa del continente americano, cioè lasciare agli europei la difesa verso la Russia nel post guerra in Ucraina per poi investire una parte cospicua nella parte artica e in quella pacifica. Secondo lei come si muoveranno gli USA per arrivare al controllo di questo territorio? C’è una risorsa che i nordici, e specialmente i nordici neutrali, come Finlandia e Svezia, fino a poco tempo fa hanno utilizzato durante la guerra fredda, cioè rendere particolarmente infame, a livello politico, un possibile attacco al loro territorio. Questa politica era parte del loro dispositivo di sicurezza, perché la neutralità ha una sua teoria della sicurezza nazionale. La difesa della Danimarca è quella di diffidare gli Stati uniti dallo sparare a un Paese con queste caratteristiche, che in più è uno dei più fedeli alleati. Ma visto che l’opzione militare c’è sempre, rischia di forzare gli inuit e la Danimarca ad accettare delle soluzioni che non avevano voluto accettare prima, per esempio un’associazione della Groenlandia agli Stati uniti, tipo Portorico. Fino al momento gli esperti militari danesi dicono che non risponderanno nel caso gli Stati uniti li attacchino [l’intervista è stata registrata sabato 10 gennaio, ndr]. Un’altra ipotesi dell’espansione americana in Groenlandia è per esempio la seguente: è plausibile che si concluda un nuovo trattato che riguardi una nuova presenza militare americana con, per esempio, cinque nuove basi e l’invio di 10mila soldati. Poi la realtà magari sarà che gli uomini e le forze realmente dispiegate saranno il quintuplo, con una annessione di fatto dell’isola e una gestione sul piano clientelistico della popolazione. Un’altra ipotesi, che ho sentito dire da degli esperti accademici questa volta, non della difesa, sia norvegesi che danesi, vedrebbe gli americani chiedere agli alleati Nato di barattare una presenza statunitense come garanzia per una futura pace in Ucraina in cambio di una pressione verso la cessione della Groenlandia da parte dei danesi. La copertina è a cura di DinamoPress SOSTIENI, DIFENDI, DIFFONDI DINAMOPRESS Per sostenere Dinamopress si può donare sul nostro conto bancario, Dinamo Aps Banca Etica IT60Y0501803200000016790388 tutti i fondi verranno utilizzati per sostenere direttamente il progetto: pagare il sito, supportare i e le redattrici, comprare il materiale di cui abbiamo bisogno L'articolo Borioni: «La difesa della Groenlandia è rendere un attacco USA politicamente infame» proviene da DINAMOpress.
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