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Cosa significa essere donne oggi a Gaza
Mi chiamo Aisha. Sono una scrittrice e una giornalista di Gaza e soprattutto sono madre di due figlie meravigliose. Una volta ho scritto nel mio diario: «I corpi delle donne non sono stati creati per tutta questa sofferenza, né i loro cuori per sopportare questa quantità folle di dolore». Ricordo […] L'articolo Cosa significa essere donne oggi a Gaza su Contropiano.
September 2, 2026
Contropiano
Donne e Bambini: vittime principali della militarizzazione della società dal Trentino alla Sicilia
Egli sorrise, l’eroe, a guardare in silenzio il bimbo. E Andromaca gli si faceva vicino tutta in lacrime, gli porse con slancio la mano e gli disse: “Benedetto uomo la tua furia qui ti perdere! E non hai compassione del tenero piccolo né di me infelice... Omero, Iliade Donne e bambini, un argomento di cui ci siamo occupati più volte tra le pagine dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle  scuole e delle università. Donne e bambini di cui abbiamo raccontato la presenza come vittime delle guerre, della pulizia etnica, dell’indottrinamento dei più piccoli, con la complicità di adulte/i affascinati dall’esibizione guerriera o  securitaria, dimentiche/i del loro ruolo educativo (clicca qui; oppure qui ; oppure qui; oppure qui/). Donne e bambini catturati nella retorica che le/li vuole avanti nella fuga, nello sfollamento, custodi della vita che deve continuare, malgrado tutto. Nomi collettivi che bisogna declinare per classe di appartenenza, per contingenza storica, per cultura, nella concretezza della specificità, soggetti reali oltre la macina della guerra e dell’indottrinamento. Da queste pagine abbiamo documentato come le creature piccole e giovani sono oggetto, bersaglio, tutte/i indifferentemente della gran cassa della difesa totale (locuzione diventata inquietante nella prosa del Ministro della difesa Guido Crosetto). Abbiamo commentato video di poliziotte, di soldatesse chiamate a esibire la loro femminilità benevolmente, se possibile, guerriera e repressiva, e perché no, educativa come prevenzione del bullismo e delle violenze di genere. Senza aver mai aperto un testo sull’età evolutiva, probabilmente, a fronte di platee infantili  a cui vendere la nobiltà del mestiere delle armi. (clicca qui/ oppure qui) Lunga premessa per commentare alcune segnalazioni, che qui raccolgo riscontrandone lo sfondo ideologico comune. Siamo a Terre d’Adige dove la maggiore dell’aeronautica militare Sara Frezza si racconta (clicca qui per la notizia). Giovane donna, nata e cresciuta in un paese di 1400 anime della provincia trentina, è diventata una delle pochissime aviatrici che volano sull’aereo Tornado (Panavia, produzione italiana). Il mezzo – come ci dicono sul sito dell’aeronautica dedicato – ha di per sé caratteristiche straordinarie: può volare a 900 km orari, all’altezza di un terzo piano in modo da non farsi intercettare (qui le info). Sara ne è orgogliosissima. Con il suo giocattolo da ricognizione e da guerra guerreggiata (specifica, in Iraq e in Qatar, e noi sappiamo cosa c’è dietro questi due nomi), ha rotto il tetto di cristallo, anzi di più, governa il cielo degli Dei. Il kaos che sappiamo le divinità capricciose generano fra gli umani, dia-ballein, disordine, incoerenza del legame, fa i conti con la ragione strumentale di cui il mezzo da guerra è simbolo. Ma il paradosso è che la technè non risolve il kaos, non è simbolo (syn-ballein) di nuovo legame e alimento del Bene, ma machina di distruzione e miseria. Sara spiega come un duro allenamento consente di gestire la paura, che è sentimento “normale” rassicura, può esser tenuta a bada, è sempre una questione di tecnica e di abilità. Bocche spalancate fra i piccoli ascoltatori, gli adulti compiaciuti, educatori del Centro immagino, e fra loro un’altra donna in carriera, l’Assessora Chiara Moser. Il suo finalino istituzionale è all’insegna del plauso per l’organizzazione, il Grest di Torre d’Adige, colonia estiva gestista dalle Opere Monsignor Dal Ponte, ignari tutti perfino del monito vaticano (oppure capaci del solito compromesso pragmatico fra dottrina e vita reale…). E Sara è Camilla, è amazzone, lo sguardo avanti, verso un futuro di glorie e successi, mentre forse il Fato qualcosa sta decidendo. A questi si aggiunse Camilla della gente volsca, che guida una squadra di cavalieri e truppe splendenti di bronzo, una guerriera non avvezza con mani femminili al cestello e al fuso di Minerva, vergine, pronta a sopportare dure battaglie… Virgilio, Eneide Mi sposto a Sud della penisola, a Catania (clicca qui ). La segnalazione mi obbliga a ripetermi, mi indurrebbe a citare gli innumerevoli commenti già pubblicati sul sito dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università. Nel commento precedente c’è – credo – materiale sufficiente a segnalare l’intorpidirsi delle coscienze negli educatori, negli insegnanti, per i quali sembra smarrita ogni logica di precauzione educativa. La legalità, aliena dalla legittimità a cui sempre dovrebbe corrispondere la norma, si educa non nella cura delle relazioni e della vita di tutto il Vivente, ma con gli strumenti della repressione. Reprimere è verbo che vien prima di prevenire, la prevenzione si tinge delle tinte scure dell’ aspettativa del reato che, sicuramente, potrebbe essere commesso. Come ci informa la TV locale, per consuetudine le emittenti e la stampa locali sono prone a chi sta ai vertici, amministrativi, politici, militari, l’incontro con la polizia di stato, tenutosi nell’Istituto Scolastico Madonna della Divina Provvidenza , è stato come sempre in questi casi, entusiasmante per le giovani menti. Rombano le volanti, abbaiano i cani poliziotto, scuotono le criniere i cavalli, mostrano la baldanza del caso gli agenti, pistola al cinto.  Ma qualcuno a destra, una oscura giornalista e un Ministro, si sta inquietando, non  certo preoccupato per le creature piccole esposte a spettacoli che esaltano la lotta e il conflitto irrisolti, no,  ma per l’attacco alle divise (Annalisa Chirico, Matteo Piantedosi Dalla parte delle divise Piemme, Milano 2025). La divisa, discrimina e segnala un ruolo, e allora noi siamo per il camice delle/gli infermiere/i, per il grembiule delle maestre della scuola dell’infanzia e dei nidi, mestieri a cui oggi dovremmo davvero prestare scudi di difesa. (In ultimo, davvero: la casa editrice Piemme, nasce anni fa in Piemonte con buone collane  dedicate ai bambini e ai ragazzi, passata al gruppo Mondadori, oggi stampa ideologia a buon mercato: fra vite di sante e di soldatesse, val bene anche un ministro). Renata Puleo, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! 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Portavoce delle YPJ: La ricostruzione dell’esercito siriano deve coinvolgere le donne
Parlando del futuro delle YPJ nel contesto del processo di integrazione in corso con il governo provvisorio siriano, la portavoce delle YPJ, Rûksen Mihemed, ha affermato che la condizione più importante per le sue forze è preservare la propria “identità distinta” all’interno dell’esercito. Una delle questioni chiave nel processo di integrazione in corso tra il governo di Damasco e le Forze democratiche siriane (SDF) è l’integrazione delle Unità di protezione delle donne (YPJ/Yekîneyen Parastina Jin). Parlando ad Al-Hadath e Al-Arabiya la portavoce delle YPJ, Rûksen Mihemed, ha affermato che il governo siriano nutre “riserve” sulla presenza di unità militari femminili all’interno dell’esercito, descrivendo questo come uno dei principali ostacoli al raggiungimento di un accordo sui termini dell’integrazione. Rûksen Mihemed ha affermato che la proposta di porre le unità femminili sotto il Ministero dell’Interno deve essere discussa, compresi il suo contenuto e i principi che la sottendono. Ha aggiunto che occorre anche valutare se l’affiliazione di tali unità al Ministero dell’Interno fosse appropriata. La ricostruzione dell’esercito deve coinvolgere le donne Rûksen Mihemed ha dichiarato: “La ricostruzione dell’esercito siriano deve avvenire con la partecipazione delle donne. Le unità delle YPJ hanno esperienza non solo nell’organizzazione, nell’addestramento e nelle operazioni militari, ma anche nella lotta contro l’ISIS e nella protezione delle donne, dei bambini e del territorio siriano”. Rûksen Mihemed ha affermato che anche loro considerano l’integrazione delle unità nell’esercito una questione di lotta, e ha sottolineato l’importanza che le donne abbiano un ruolo nella nuova istituzione militare e che partecipino alla costruzione dell’esercito in Siria e ai processi decisionali. “Le unità sono pronte a discutere tutte le proposte attraverso il dialogo e la negoziazione, ma si impegnano a rispettare una serie di condizioni. La più importante è che vengano integrate come un’unica unità, pur preservando la loro identità distinta all’interno dell’esercito”. Anche le donne devono essere al centro del processo decisionale Rûksen Mihemed ha affermato che questi dettagli costituiscono una parte importante dell’identità e della storia delle YPJ aggiungendo: “L’eredità di queste unità non si limita più alle donne siriane. Si è legata alla questione della difesa delle donne e dei loro diritti a livello internazionale, soprattutto perché queste unità sono state la prima forza armata interamente femminile a opporsi all’ISIS”. Rûksen Mihemed ha affermato che la partecipazione delle donne nel nuovo esercito siriano dovrebbe estendersi anche ai centri decisionali aggiungendo: “La presenza delle donne nelle istituzioni statali non dovrebbe essere meramente simbolica; al contrario, dovrebbero essere partner reali ed essenziali nella costruzione della nuova Siria”. Ha sottolineato che l’integrazione delle YPJ è strettamente legata al ruolo delle donne nello Stato siriano e nelle sue istituzioni, ribadendo che “il dialogo è il modo migliore per raggiungere risultati che siano utili alle donne, alla Siria e al popolo siriano”.   MA L'articolo Portavoce delle YPJ: La ricostruzione dell’esercito siriano deve coinvolgere le donne proviene da Retekurdistan.it.
August 20, 2026
Retekurdistan.it
Rimini finanzia chi lavora contro le donne
Rimini finanzia ancora chi lavora contro le donne: basta soldi pubblici al Meeting di CL. Torna anche quest’anno, dal 21 al 26 agosto, il Meeting per l’Amicizia fra i Popoli di Comunione e Liberazione. Una macchina di potere che per due decenni ha avuto in Roberto Formigoni il suo volto politico più riconoscibile: presidente della Lombardia per diciotto anni, condannato in via definitiva dalla Cassazione nel 2019 a 5 anni e 10 mesi di carcere per corruzione nel crac Maugeri-San Raffaele. Un sistema che si è retto per anni su fondi pubblici regionali dirottati verso gli affari di pochi. Non un incidente di percorso, ma il prodotto di un modello di potere clientelare che ha attraversato la sanità, l’edilizia, gli appalti — e che ha avuto nel Meeting una delle sue vetrine. E oggi, a Rimini, quella stessa macchina continua a ricevere patrocini e soldi pubblici mentre dà spazio, stand e legittimità a chi vuole toglierci diritti. Tra gli espositori dell’edizione 2026 c’è Pro Vita & Famiglia, che non si limita a osteggiare l’aborto ma diffonde disinformazione anche sulla contraccezione, definita “non generativa” . Non è la prima volta che il Meeting apre le porte a chi vuole riportare indietro i diritti delle donne: nel 2000 ospitò la presentazione del libro “Aborto: il genocidio del XX secolo”, con Roberto Fiore, fondatore di Forza Nuova, tra i relatori. Un episodio da cui il Meeting non ha mai sentito il bisogno di prendere le distanze. Tutto questo avviene con il patrocinio e i finanziamenti decennali del Comune di Rimini e con contributi pubblici erogati negli anni dalla Regione Emilia-Romagna — enti governati da giunte che nei loro programmi elettorali si riempiono la bocca di autodeterminazione, consultori, politiche femministe. Nei fatti, mettono la faccia e i soldi pubblici su un evento che dà voce e visibilità a chi lavora esattamente nella direzione opposta. Non ci interessano le rassicurazioni di facciata su “dialogo” e “confronto aperto”. Un ente pubblico che finanzia o patrocina chi ospita stabilmente posizioni contrarie alla legge 194 non è neutrale: sceglie da che parte stare, e sceglie la parte sbagliata. Chiediamo, senza ambiguità:  • stop immediato a ogni patrocinio e contributo pubblico, diretto o indiretto, al Meeting di Rimini da parte del Comune di Rimini e della Regione Emilia-Romagna;  • che quei soldi vengano dirottati subito ai consultori familiari pubblici, ridotti all’osso da anni di tagli e disinteresse, e alle associazioni femministe e ai centri antiviolenza che ogni giorno fanno il lavoro vero — informare, accogliere, sostenere le donne — mentre altri lo fanno solo a parole, o lavorano contro. Rimini EcoSocialista Redazione Romagna
August 20, 2026
Pressenza
Istituito in Iran il Consiglio rivoluzionario delle donne
Il Consiglio rivoluzionario delle donne in Iran ha annunciato la sua creazione, con l’obiettivo di rafforzare il ruolo delle donne in politica e opporsi alla pena di morte. Il Consiglio rivoluzionario delle donne in Iran, composto da un gruppo di attiviste che operano nei settori della politica, della società civile, dei media, dei diritti delle donne e dei diritti umani, ha annunciato ufficialmente la sua formazione. Nella dichiarazione di sabato si sottolinea che il Consiglio è stato istituito con l’obiettivo di rafforzare il potere politico delle donne e di organizzare la loro presenza indipendente, efficace e decisiva nella sfera pubblica e politica del Paese. Tra gli obiettivi del Consiglio figurano anche la difesa del diritto alla vita e l’opposizione alla pena di morte. Secondo la dichiarazione, cinque donne sono alla guida della creazione del Consiglio rivoluzionario delle donne: Samaneh Sevadi, Sanam Devletshahi, Mina Khani, Naimeh Dostdar e Yasemin Fahede. Il Consiglio rivoluzionario delle donne ha dichiarato: “Operiamo come una rete democratica, pluralista, inclusiva e femminista. Le donne del Rojhilatê (Kurdistan orientale) e dell’Iran sono da decenni in prima linea nella lotta contro i governanti iraniani, la discriminazione di genere e la mentalità patriarcale. Tuttavia la questione fondamentale – la richiesta di una partecipazione autentica e decisiva delle donne nelle strutture di potere e nel processo decisionale politico – non è ancora cambiata.” La dichiarazione ha sottolineato che le donne non sono ancora adeguatamente rappresentate nelle strutture politiche, nelle alleanze e nei processi decisionali che riguardano il futuro del Paese; che la loro presenza rimane meramente simbolica; e che le donne dovrebbero costituire almeno il 50% degli organi decisionali.   L'articolo Istituito in Iran il Consiglio rivoluzionario delle donne proviene da Retekurdistan.it.
August 16, 2026
Retekurdistan.it
India: Shakti / शक्ति – Le contadine e il paradigma biologico
> In occasione dell’attuale l’Anno Internazionale delle Donne Agricoltrici, > proclamato dalle Nazioni Unite, Navdanya ha pubblicato il documentario > “Shakti” (dal sanscrito: “potere”, “forza” o “energia” n.d.t.) dedicato alle > contadine indiane che si oppongono al sistema agroindustriale globale e nelle > comunità locali praticano con successo l’agricoltura biologica e rigenerativa. IL DOCUMENTARI0 Shakti si basa sulle testimonianze di produttrici biologiche da tutta l’India appartenenti al movimento Mahila Anna Swaraj (MAS). Il film documenta la loro resilienza e il loro spirito d’iniziativa come protettrici delle sementi, fautrici della difesa del libero accesso ai semi, nonché coltivatrici negli “Orti della Speranza” – un modello per la salute e la sicurezza alimentare. Racconta le loro storie sulla creazione di forme di agricoltura autoctone e sostenibili, che combattono l’eredità di debiti e tragedie causate dalle multinazionali degli OGM, e che hanno sostenuto le loro comunità nelle sfide e incertezze della pandemia. Questo cortometraggio di 35 minuti offre uno sguardo sul lavoro di base di Navdanya e Mahila Anna Swaraj, che stanno creando un paradigma biologico guidato dalle donne per il futuro della nostra alimentazione. SUI REGISTI Neel Chaudhuri è un drammaturgo, regista teatrale e cineasta con sede a Nuova Delhi, il cui lavoro esplora i temi della giustizia climatica, dell’ecologia e dell’agricoltura sostenibile in collaborazione con le comunità contadine locali. Tra i documentari che ha realizzato con Navdanya figura “Shakti”, dedicato alle cooperative di contadine e alla libera circolazione delle sementi in tutta l’India. Yashas Chandra è un cameraman e regista, il cui lavoro si concentra sull’India rurale, le tradizioni indigene e la resilienza ecologica. Ha collaborato con Navdanya alla realizzazione di cortometraggi che documentano l’agricoltura biologica, la diversità delle sementi e come le comunità possano dare risposta alle crisi climatiche e agricole, tra cui anche “Shakti”. IMMAGINI TRATTE DAL FILM Link al film Il documentario “Shakti” (produttore esecutivo: Vandana Shiva) dura circa 30 minuti ed è disponibile su YouTube con sottotitoli in italiano:  Traduzione dal tedesco di Anna Sette Navdanya International
August 14, 2026
Pressenza
In Liberia i giovani stanno rivoluzionando la mobilità
ELVIS THOMAS È TRA I FONDATORI DI UNA START-UP CHE HA INTRODOTTO LA PRIMA FLOTTA DI TUK-TUK ELETTRICI DEL PAESE. UN PROGETTO CHE UNISCE MOBILITÀ SOSTENIBILE, INCLUSIONE E LAVORO, OFFRENDO TRASPORTI PIÙ PULITI E SICURI E CREANDO NUOVE OPPORTUNITÀ ECONOMICHE PER LE DONNE. Il mondo si sta surriscaldando. Le disuguaglianze aumentano. Eppure, in Africa e altrove, molti giovani stanno trasformando le fragilità di sistemi in crisi in occasioni di cambiamento. In Liberia, uno di questi giovani è Elvis Thomas, cofondatore di Emergi Liberia, un’iniziativa guidata da giovani che unisce mobilità sostenibile, imprenditorialità e inclusione sociale. A Monrovia, traffico e smog fanno parte della quotidianità. Muoversi in città può essere costoso, inaffidabile, inquinante e, per molte donne, poco sicuro. In un Paese ancora dominato dai veicoli a benzina, i costi sociali e ambientali sono elevati.  Per questo Elvis e il suo team hanno immaginato un modello diverso. Elvis Thomas di Emergi Liberia. Foto di UNDP Attraverso Emergi Liberia stanno sperimentando la prima flotta di tuk-tuk elettrici del Paese: un’alternativa più pulita e sicura che apre nuove opportunità economiche alle donne. I mezzi riducono le emissioni di CO2 del 95% e i costi operativi di oltre il 70% rispetto ai veicoli tradizionali. Ma il progetto va oltre la tecnologia. Al centro ci sono le persone. Finora 30 donne sono state formate come autiste attraverso un programma che comprende sicurezza stradale, gestione finanziaria, salute e risposta alle emergenze. In media guadagnano circa tre volte più delle donne attive nel settore informale dei trasporti. Possono inoltre contare su veicoli sottoposti a manutenzione, stazioni di ricarica alimentate da fonti rinnovabili e un fondo sociale dedicato. È stata sviluppata anche un’app di ride-hailing che collega autiste e clienti attraverso un servizio più affidabile. Il progetto dimostra che la mobilità sostenibile non dipende solo dai veicoli, ma da infrastrutture, sicurezza, fiducia e politiche pubbliche. «Non stiamo solo cambiando il modo in cui le persone si spostano. Stiamo cambiando chi guida lo sviluppo», afferma Elvis. «Questo progetto parla di fiducia: nella capacità dei giovani di guidare il cambiamento e nel fatto che soluzioni pulite possano funzionare anche qui». Quella fiducia ha già prodotto risultati. Partita con quattro veicoli elettrici, Emergi Liberia fa sapere di essere arrivata a una flotta di 15 mezzi operativi nel 2025, contribuendo a ridurre circa 2,7 tonnellate di CO2 e ottenendo nuovi finanziamenti e riconoscimenti internazionali. Tuk tuk di Emergi Liberia. Foto di UNDP Ora il progetto punta a espandersi in Liberia e Sierra Leone, rafforzando anche infrastrutture solari e sistemi di accumulo. Parallelamente, il team partecipa alle discussioni sulle politiche per la mobilità urbana intelligente e i veicoli a zero emissioni. La storia di Elvis colpisce perché non racconta un “eroe del clima”, ma un giovane che risponde a un bisogno concreto della propria comunità con una soluzione radicata nella realtà locale. Ricorda anche che l’azione climatica, per durare, deve intrecciarsi con lavoro, inclusione, sicurezza e opportunità. Ed è per questo che storie come questa contano. Aiutano a cambiare la narrazione sui giovani: non solo portatori di urgenza, ma protagonisti del cambiamento. Ricordano che non stanno soltanto chiedendo di agire: stanno già costruendo soluzioni. Elvis è uno dei tanti giovani africani che guidano soluzioni climatiche coraggiose. Per sostenerli nasce Youth4Climate, iniziativa globale co-guidata da United Nations Development Programme e dal governo italiano, che offre finanziamenti, formazione e visibilità per trasformare idee promettenti in impatto concreto. La sua storia, insieme ad altre provenienti dall’Africa e dal resto del mondo, è raccontata nel documentario Generation Trust, visionabile sul canale YouTube e sul sito web di United Nations Development Programme (UNDP). Malak Chabar, Responsabile Comunicazione di Youth4Climate a UNDP di Roma   Africa Rivista
August 13, 2026
Pressenza
A Diyarbakır si è discusso di economia femminista
Semiha Arı ha affermato che la Turchia è un “paese di lavoratori poveri”, richiamando l’attenzione sul basso tasso di occupazione femminile. Nell’ambito del “Workshop sull’economia democratica e l’organizzazione economica”, organizzato dal Partito delle regioni democratiche (DBP) presso il Centro congressi ÇandAmed, si è tenuto un seminario dal titolo “Una prospettiva economica orientata alla liberazione delle donne”. Il seminario ha messo in luce le politiche di espansione basate sulla concorrenza proprie della modernità capitalista e ha sottolineato che le imposizioni lavorative basate sul genere possono essere superate attraverso una prospettiva di liberazione femminile. Secondo quanto riportato da MA, Dilek Başalan, intervenendo al dibattito ha affermato che l’organizzazione economica delle donne dovrebbe essere considerata congiuntamente al processo di liberazione, sottolineando che una grande percentuale di donne lavora senza alcuna forma di tutela sociale e che le forme di lavoro invisibile sono diffuse. Dilek ha dichiarato che il sistema capitalistico impone la concorrenza e che la soluzione risiede nell’organizzazione collettiva delle donne piuttosto che nel guadagno individuale. Semiha Arı ha affermato che la Turchia è un “paese di lavoratori poveri”, richiamando l’attenzione sul basso tasso di occupazione femminile. Nadire Karakoyun Çapuk ha sottolineato che la povertà femminile è un problema strutturale, che il lavoro di cura dovrebbe essere considerato una responsabilità pubblica e che le amministrazioni locali dovrebbero assumere un ruolo più attivo in tal senso. Il workshop prosegue con delle tavole rotonde. L'articolo A Diyarbakır si è discusso di economia femminista proviene da Retekurdistan.it.
July 5, 2026
Retekurdistan.it
Ayşe Gökkan: La solidarietà è la nostra più grande forza
 Il TJA ha pubblicato un messaggio della sua ex portavoce, Ayşe Gökkan, che si trova nel carcere femminile di Sincan. Ayşe Gökkan, ex portavoce del Movimento delle donne libere (TJA), condannata dallo Stato turco a 19 anni e 6 mesi di carcere, ha dichiarato in un messaggio pubblicato alla sua organizzazione: “Con la speranza alimentata dalla solidarietà, continueremo a stare fianco a fianco con chiunque lotti per i diritti e la libertà”. Ayşe è detenuta nel carcere femminile di Sincan. Nel suo messaggio ha dichiarato: “Nel processo a mio carico per appartenenza a un’organizzazione, il tribunale mi ha condannata a un totale di 19 anni e 6 mesi di reclusione e ha disposto la continuazione della mia detenzione a seguito della sentenza.” Questa decisione non ha scosso la nostra fiducia nella legittimità della lotta che portiamo avanti da anni nel campo dei diritti delle donne e dei diritti umani. Al contrario ha ulteriormente rafforzato la nostra determinazione nella ricerca della verità, della giustizia e della libertà. Dalla prima udienza al verdetto finale, ringrazio sinceramente tutte le organizzazioni femminili, le organizzazioni democratiche di massa, i difensori dei diritti umani, gli avvocati, le organizzazioni internazionali per i diritti umani, i rappresentanti dei partiti politici, i membri della stampa e chiunque abbia una coscienza che ha seguito da vicino il processo e ha mostrato la propria solidarietà in aula, fuori dal tribunale e ovunque si trovasse. Il messaggio prosegue: “Questa forte solidarietà non è stata solo un sostegno per me; è stata anche una significativa espressione di appoggio alla lotta delle donne per l’uguaglianza e la libertà, per i diritti umani e per la richiesta di giustizia. Ogni atto di sostegno, ogni messaggio inviato e ogni voce alzata durante questo processo ha dimostrato ancora una volta che non siamo sole.” Sappiamo che la lotta delle donne per la libertà, l’uguaglianza e una vita dignitosa non è un crimine. Con la speranza rafforzata dalla solidarietà, continueremo a stare fianco a fianco con chiunque continui a lottare per i diritti e la libertà. Ringrazio di cuore tutti coloro che ci sono stati vicini, hanno dato voce alle nostre istanze e hanno rafforzato la speranza. La solidarietà è la nostra più grande forza. L'articolo Ayşe Gökkan: La solidarietà è la nostra più grande forza proviene da Retekurdistan.it.
July 5, 2026
Retekurdistan.it
Afghanistan: denunciamo detenzione di una operatrice sanitaria e crescenti restrizioni nei confronti delle donne
In Afghanistan un’operatrice sanitaria di Medici Senza Frontiere (MSF) è stata fermata dai rappresentanti del ministero per la promozione della virtù e la prevenzione del vizio (PVPV) mentre si recava, accompagnata dal marito, all’ospedale regionale di Herat, dove lavora nel reparto pediatrico supportato da MSF. È stata accusata di non aver rispettato il codice di abbigliamento imposto alle donne nel paese, è stata trattenuta per 2 giorni e, infine, rilasciata l’8 giugno dopo aver dovuto firmare – insieme al marito e ad altri membri della famiglia – un impegno scritto a indossare in futuro l’abbigliamento specifico imposto dal PVPV. MSF è indignata per l’arresto e la detenzione di una propria dipendente nell’ambito dell’applicazione delle norme sul codice di abbigliamento in vigore nella città. Questo episodio non è un caso isolato. Le donne in Afghanistan devono affrontare restrizioni molto severe alla libertà di movimento e all’accesso alla vita pubblica, che hanno conseguenze dirette sull’accesso alle cure e sulla fornitura di servizi sanitari in tutto il paese. MSF è a conoscenza delle segnalazioni secondo cui, nell’ultima settimana, un gran numero di donne è stato arrestato dai rappresentanti del PVPV a Herat. Il 9 giugno, una manifestazione contro le restrizioni imposte alle donne è stata dispersa con violenza dalla polizia, che ha fatto uso di armi da fuoco, bastoni e fruste, causando diversi feriti e nuovi arresti. Dal 2021, le donne in Afghanistan sono state sempre più escluse dalla vita pubblica. A loro è vietato l’accesso all’istruzione secondaria e superiore, è precluso l’accesso a molti ruoli nel settore pubblico e umanitario, hanno un accesso limitato all’assistenza sanitaria e sono escluse dagli spazi pubblici. Altre misure rivolte alle donne, come l’obbligo di indossare il burqa e di essere accompagnate da un mahram (accompagnatore maschile) quando escono di casa, compromettono ulteriormente l’accesso ai servizi medici essenziali e ostacolano la capacità delle operatrici sanitarie di fornire assistenza. Queste restrizioni colpiscono in modo sproporzionato le donne e i bambini, che spesso si affidano al personale medico femminile per ricevere cure in modo sicuro e nel rispetto della cultura locale. Il personale femminile rimane fondamentale per il lavoro di MSF in Afghanistan. MSF gestisce attualmente 7 progetti in 7 province, fornendo assistenza ostetrica, pediatrica, traumatologica e per la cura della tubercolosi. Le donne costituiscono il 45% del personale infermieristico che lavora per MSF nel paese; nei progetti incentrati sulla maternità rappresentano più della metà della forza lavoro e sono essenziali per fornire assistenza in spazi clinici riservati alle donne. Medecins sans Frontieres
June 12, 2026
Pressenza