Lasciare casa per Gaza

Comune-info - Tuesday, December 23, 2025

Sulla considerazione femminista che “tradizionalmente gli uomini hanno lasciato casa per fare la guerra; è tempo che le donne escano dalla casa per costruire la pace”, è stato messo su a Bruxelles un campo di donne contro il genocidio in Palestina. Una settimana di assemblee, dibattiti, vita comunitaria e iniziative in tre lingue diverse: spagnolo, inglese e francese. Per poter fare ciò si è pensato innanzitutto a un accampamento, con una ventina di tende, che visivamente rappresentasse la situazione abitativa di Gaza ristretta in un immenso campo profughi, pieno di tende e di insediamenti precari. Due cose sono certe: la questione palestinese è entrata fortemente nei movimenti femministi. Il pacifismo femminista ha un enorme patrimonio di principi e pratiche per contribuire alle politiche di disarmo e al ripristino del diritto

Per gentile concessione di Silvia Benacchio

Questo articolo fa parte di Voci di pace (a cura di Bruna Bianchi)

Dal 10 al 18 ottobre scorso si è tenuta a Bruxelles l’iniziativa Lasciare casa per Gaza, un evento promosso da Wilpf Spagna che ha visto la partecipazione di donne della Wilpf1 e delle Donne in Nero di diverse località spagnole e di altri stati europei. Oltre al campo di pace montato in prossimità del Parlamento europeo, le organizzatrici di Lasciare casa per Gaza hanno promosso una settimana di assemblee, dibattiti e iniziative aperte al pubblico, con l’obiettivo di esortare le istituzioni europee a promuovere interventi umanitari a Gaza e provvedimenti sanzionatori nei confronti di Israele. Le iniziative pubbliche realizzate hanno visto la partecipazione di parlamentari europee/i, giuriste/i, relatrici/relatori speciali Onu, nonché di donne palestinesi e israeliane. Il tutto culminato nella imponente catena umana che il 18 ottobre ha circondato il Parlamento e Place du Luxenburg, intonando slogan e canzoni. Particolarmente apprezzati sono stati gli interventi della ministra spagnola Yolanda Diaz – che ha lanciato l’idea di una conferenza internazionale di pace sulla Palestina per il 2026 – e del relatore speciale Onu Pedro Arrojo, che ha descritto gli effetti della privazione dell’acqua usata da Israele come arma genocidaria. Quando si è svolta l’iniziativa era stato da poco firmato l’accordo di Sharm el Sheikh, e non sono mancate le manifestazioni di criticità sui contenuti del documento, di cui si è ampiamente discusso nelle assemblee. Abbiamo chiesto a Silvia Benacchi (Donne in Nero di Padova), Enrica Lomazzi e Laura Marcheselli (Wilpf Italia) di raccontarci la loro partecipazione a Lasciare casa per Gaza.2

Per gentile concessione di Silvia Benacchio

Come si è svolto l’evento? Quali sono state le vostre impressioni sull’atmosfera, gli scambi di idee e di esperienze durante quelle giornate?

[SB] Lasciare casa per Gaza è l’iniziativa che si è tenuta dal 10 al 18 ottobre a Bruxelles e a cui ho partecipato, in rappresentanza delle Donne in Nero di Padova. L’evento, che ha visto la numerosa partecipazione di donne appartenenti alla Wilpf e alle Donne in Nero di alcune località spagnole, nonché di alcune rappresentanti delle stesse organizzazioni di altri stati europei, si è articolato in un “campo” di pace settimanale e altre iniziative pubbliche e aperte al pubblico, finalizzate a porre in essere azioni di sollecitazione e di invito alle istituzioni europee affinché assumessero provvedimenti di aiuto umanitario nei confronti della popolazione di Gaza e sanzionatori verso lo stato di Israele.

[EL] L’evento è stato organizzato molto bene dalla Wilpf Spagna che ha ottenuto da una chiesa di Bruxelles uno spazio esterno dove sono state montate una trentina di tende da campeggio. L’atmosfera è stata molto positiva, coinvolgente, anche gioiosa malgrado si dovesse parlare di un genocidio perpetuato dal governo israeliano a Gaza. Tutte le partecipanti avevano esperienze militanti sulla Palestina in termini di realizzazione di progetti in loco, organizzazione di manifestazioni nei paesi di provenienza, raccolta fondi, dibattiti sulla questione.

[LM] L’evento si è svolto in uno spazio che consisteva in un’area esterna, dove sono state piantate le tende e in un’ampia biblioteca in cui si svolgevano le assemblee e gli incontri con ospiti esterni/e. C’era anche una caffetteria in cui si pranzava e dove si sono svolti diversi momenti conviviali come la cena dell’ultimo sabato, preparata da due ospiti, una palestinese e una israeliana. L’atmosfera, molto cordiale e rilassante, grazie alla bravura delle compagne spagnole, ha consentito un’interazione senza inibizioni: ci si ascoltava reciprocamente con attenzione e rispetto. La maggior parte delle partecipanti erano visibilmente attiviste di lungo corso che lavoravano sul tema della Palestina già da molto prima del 7 ottobre.

Quali sono state le ragioni che hanno motivato la scelta di organizzare un campo di pace fuori dal Parlamento Europeo? E quali le specificità della prospettiva femminista emersa da quelle giornate in relazione alla situazione nella Striscia di Gaza?

[SB] Sulla considerazione femminista che “tradizionalmente gli uomini hanno lasciato casa per fare la guerra; è tempo che le donne escano dalla casa per costruire la pace”, le donne delle Wilpf e delle Wib3 avevano deciso ancor prima dell’accordo di Sharm el Sheikh di portare all’attenzione dell’Unione europea la situazione della striscia di Gaza richiedendo, in primis, il cessate il fuoco permanente da parte dell’esercito israeliano e una giusta e duratura pace nella terra di Palestina, inoltre il rispetto del diritto internazionale e la fine della complicità nel genocidio, nei crimini e nella violazione dei diritti umani commessi da Israele. Per poter fare ciò si è pensato innanzitutto a un accampamento che visivamente rappresentasse la situazione abitativa della striscia ristretta in un grande campo profughi, pieno di tende e di insediamenti precari: di qui l’allestimento di un accampamento di oltre una ventina di tende dove hanno alloggiato le donne riunite, in prossimità del Parlamento Europeo.

[EL] L’evento è stato concepito quando non vi era in prospettiva alcuna possibilità di cessate il fuoco. Quando si è realizzato vi era stato da pochi giorni l’accordo sulla tregua ma comunque si è ritenuto necessario mantenere l’attenzione sulle vicende di Gaza. L’obiettivo era di porre la questione con forza alle istituzioni europee e per questo si sono svolte numerose manifestazioni davanti al Parlamento europeo e alle sedi della UE. Ci siamo anche unite a una manifestazione organizzata da lavoratori della UE che si svolge una volta alla settimana. La pace è il mandato che la Wilpf porta in tutte le istanze, essendo un’associazione di donne nata nel corso della prima guerra mondiale, che si è sempre dichiarata contro tutte le guerre e per il disarmo generale e recentemente in particolare contro il nucleare sia bellico che civile. Gli attacchi di Israele inoltre colpiscono in modo particolare donne e bambini, e la preclusione al cibo è una pratica ignobile che colpisce la popolazione più fragile.

[LM] L’atteggiamento pilatesco, anzi palesemente complice dell’Ue e della gran parte dell’Occidente nel genocidio a Gaza, ci ha spinto a chiedere con forza un cambio di rotta da parte delle istituzioni europee. D’altra parte la ragione d’essere di Wilpf è proprio quella di contrastare la guerra e agire per la risoluzione dei conflitti attraverso la mediazione e la diplomazia. Il ruolo delle donne è stato ben delineato nella risoluzione 1325 dell’ONU, intitolata Donne, pace e sicurezza, adottata il 31 ottobre 2000. È stata il primo documento del Consiglio di Sicurezza dell’Onu a riconoscere l’impatto dei conflitti armati sulle donne. La risoluzione chiede: di coinvolgere le donne in modo paritario nella prevenzione dei conflitti, nei processi di pace e nella politica di sicurezza; di proteggere le donne durante e dopo i conflitti in particolare dalla violenza sessualizzata basata sul genere; di tenere conto della prospettiva di genere durante gli interventi umanitari; di formare chi opera nel mantenimento della pace, in particolare per quanto riguarda i diritti e le necessità specifiche delle donne.

Molti soggetti hanno sostenuto e preso parte all’iniziativa, di cui purtroppo non si è quasi per nulla parlato in Italia.

[SB] Nella settimana trascorsa si sono svolte assemblee pressoché quotidiane, che hanno visto anche la partecipazione di vari parlamentari europei, esperti, giuristi, relatori speciali ONU, nonché di donne palestinesi e israeliane. Infine vi sono state le manifestazioni esterne di sensibilizzazione territoriale davanti al Parlamento, culminate il giorno 18 con una grande catena umana che ha cinto la stessa istituzione e la prospiciente Place du Luxenburg, lanciando slogan e canzoni significative, immancabile la nostra Bella ciao.

[EL] È stato nostro compito far circolare l’informazione nei movimenti pro palestinesi e in genere delle organizzazioni contro la guerra come Stop Rearm Europe e altre pacifiste. Naturalmente i media istituzionali si sono ben guardati dal segnalare l’evento.

[LM] Non possiamo meravigliarci del fatto che i nostri media, sempre proni di fronte al potere, così come la politica italiana, ormai apertamente autoritaria e antidemocratica, cerchino di oscurare in ogni modo qualunque voce che vada contro la scelta bellicista del nostro paese che punta al riarmo e alla riconversione dell’economia in economia di guerra. Caso mai dobbiamo chiederci perché le voci di sinistra siano così flebili nel nostro paese. Forse perché il peso della propaganda filo-israeliana è molto forte anche all’interno del Partito Democratico.

L’iniziativa di Bruxelles si inserisce all’interno di una costante attività di denuncia e mobilitazione della Wilpf su quanto sta accadendo in Palestina. Il campo di pace di ottobre aprirà nuove possibilità di sinergie con altre realtà impegnate nel sostegno al popolo palestinese?

[SB] Un’altra cosa che ha fatto apprezzare l’iniziativa è stata la linea e il dialogo comune di tutte le donne presenti, che seppure provenienti da stati, realtà, percorsi e lingue diversi, erano tutte molto unite in comuni “parole d’ordine” e considerazioni condivise: sebbene nelle assemblee e incontri si parlassero normalmente tre lingue diverse – spagnolo, inglese e francese – dove finiva l’intervento di una partecipante iniziava quello dell’altra e tutte hanno concordato sulle stesse conclusioni. Ossia che era più che mai necessario fare unitamente pressione sugli stati di appartenenza affinché si attivassero fattivamente a porre fine al genocidio palestinese, a dare sostegno umanitario e porre fine alla carestia in atto, a sanzionare e interrompere i rapporti con Israele, compreso l’accordo di associazione europeo, sino al completo cessate il fuoco e all’instaurazione di una giusta pace, a dare impulso a una giustizia riparativa, dissuadendo Israele dal proseguire nella sua politica coloniale e di occupazione, in tutti i territori palestinesi.

[EL] Ci adoperiamo sempre perché ciò avvenga e partecipiamo a tutti gli eventi che avvengono in Italia anche organizzati da altre realtà. Continuiamo, per quello che è possibile a implementare progetti nella striscia con l’aiuto della Chiesa valdese.

[LM] Sicuramente sì. Wilpf partecipa sempre alle iniziative promosse da altre realtà che sui territori sono impegnate nel sostegno della causa palestinese.

L’attuale situazione mondiale, il disprezzo per il diritto internazionale e il consenso generalizzato a un’idea di sicurezza armata lasciano presagire scenari foschi per il futuro. Quali sono gli spazi che il movimento pacifista femminista può aprire per proporre una politica di disarmo e ripristino del diritto umanitario?

[SB] Di particolare rilievo sono state, a mio parere, alcune partecipazioni che si sono svolte nel corso dell’evento, quali: la visita al Parlamento con l’accoglienza da parte di alcuni parlamentari, per lo più parlamentari spagnole, e la conferenza stampa congiunta che ne è seguita; la visita all’accampamento e la partecipazione all’assemblea delle donne da parte di parlamentari europee e politiche spagnole, peraltro giuriste-avvocate (Estrella Galan, Ana Miranda, Irene Montero, parlamentari; Teresa Ribera, vice presidente esecutiva della commissione europea; Yolanda Diaz, vice presidente e ministra del governo spagnolo), che hanno trattato della situazione attuale di Gaza e di quanto si dovrebbe fare da parte europea per il ripristino della legalità e dei diritti umani del popolo palestinese; la partecipazione e gli interventi dei relatori/relatrici speciali Onu, che si occupano di diritti umani e di crisi idrica e igienico sanitaria nella striscia di Gaza (Francesca Albanese, collegatasi on line e Pedro Arrojo intervenuto in presenza).

[EL] Ritengo che iniziative come quella del campo siano molto importanti per mantenere viva l’attenzione su Gaza. Un’altra iniziativa che a mio avviso è stata assai determinante per l’avvio della tregua è stata quella della flottiglia. A questo proposito è stato molto interessante sentire il racconto che una femminista belga ci ha fatto sulla sua esperienza sia durante la navigazione che poi quando è stata fermata insieme ad altri ed altre con modi a dir poco bruschi dai soldati israeliani e incarcerata per alcuni giorni in un carcere nel deserto con pochissimi viveri a disposizione e molto affollamento. Ci ha raccontato della forte reazione delle donne arrestate che sono sempre state unite e non si sono perse d’animo. Dobbiamo anche insistere sulla partecipazione delle donne ai processi di pace, perché il nostro sguardo è senz’altro rivolto all’abbandono delle armi e alla creazione di un mondo senza più guerre.

[LM] La domanda è davvero cruciale. Quello che possiamo notare è che la questione palestinese è entrata nell’agenda di altri movimenti femministi, come Nonunadimeno in Italia; inoltre, il protagonismo delle giovani palestinesi della diaspora, all’interno delle associazioni palestinesi, fa pensare che il discorso femminista avrà uno spazio di manovra sempre maggiore nel prossimo futuro.

È ancora possibile immaginare una mobilitazione femminista globale in favore della pace al di là dei nazionalismi e del clima generale di paura generato dalla minaccia del ritorno del nucleare, mai come ora così vicina?   

[SB] I lavori dell’iniziativa si sono conclusi il 18 ottobre con l’intento di mantenere alta la pressione popolare sui governi e sull’Ue per giungere a una “pace giusta”, accompagnata da un serio piano di ricostruzione e reinserimento dei palestinesi e da una giustizia riparativa che veda Israele e i suoi complici comparire davanti alla Corte Internazionale Penale, per rispondere dei crimini commessi e pagarne le dovute conseguenze personali e patrimoniali. Inoltre le donne presenti si sono lasciate con la promessa di contribuire ad attivare una conferenza internazionale di pace per la Palestina, al fine di far passare il messaggio che la pace per il popolo palestinese deve essere un obbiettivo di tutti i paesi (e non solo di quelli coinvolti nell’accordo di Sharm el Sheikh) perché il destino dei popoli deve vedere la partecipazione di tutti e la presa in carico di tutti. A chiusura dei lavori una lunga catena umana ha racchiuso il Parlamento europeo prima, e Place de Luxemburg poi, in una grande catena femminista che invocava una pace giusta per tutta la Palestina.

[EL] Sarebbe bellissimo e credo non irrealizzabile. La Wilpf ha sezioni in quasi tutti i paesi del mondo e potrebbe essere motrice di una tale iniziativa.

[LM] Con l’ottimismo della volontà risponderei decisamente di sì. Lo vediamo nelle discussioni anche all’interno di Wilpf Internazionale, dove donne russe e ucraine, azere e armene tengono aperta una disponibilità all’ascolto delle ragioni dell’altra, nonostante la torsione verso la guerra che sta oscurando molte coscienze nell’Europa del nord (Svezia, Finlandia, Paesi Baltici, tanto per citarne alcuni).

1 Women International League for Peace and Freedom.
2 Le interviste sono state condotte fra il 31 ottobre e il 24 novembre 2025. A tutte e tre le intervistate va il nostro ringraziamento per il prezioso contributo e la disponibilità.
3 Women in Black.

Foto di WILPF España:

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