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La costruzione politico-giuridica dello “scafista”
Come funziona la criminalizzazione delle persone migranti, in particolare tramite l’individuazione della figura dello “scafista”? Il report “Dal mare al carcere” 1, redatto dal circolo Arci Porco Rosso di Palermo e borderline-europe, cerca di rispondere a questa domanda. I dati raccolti mostrano che durante il 2025, in Italia, sono avvenuti 467 arresti per il reato di “facilitazione dell’immigrazione irregolare” previsto all’art. 12 del Testo Unico Immigrazione (TUI) e 97 persone sono state arrestate appena sbarcate. Secondo i dati raccolti nel report, «non esiste carcere in cui non ci sia qualcuno criminalizzato per aver facilitato la libertà di movimento» 2.  Cerchiamo di chiarire il contesto giuridico e politico. L’art. 12 del TUI, innanzitutto, disciplina i reati legati al favoreggiamento dell’immigrazione irregolare, prevedendo pene severe per chi organizza, finanzia o facilita l’ingresso illegale di stranieri in Italia, causando volontariamente o involontariamente lesioni o morte alle persone migranti coinvolte. Le pene previste vanno dai 10 ai 30 anni, in base alla gravità della situazione, a cui si aggiungono aumenti di pene in caso di aggravanti e il divieto di bilanciamento tra circostanze aggravanti e attenuanti, salvo limitate eccezioni. Quest’ultimo aspetto è il più problematico, in contrasto con l’art. 3 della Costituzione, che impone che il legislatore non introduca discipline irragionevoli o discriminatorie: in questo caso, tuttavia, una condotta caratterizzata da involontarietà può comportare pene prossime a quelle previste per l’omicidio volontario 3. Inoltre, sembra non venir rispettato neanche l’art. 27 della Costituzione, che prevede una pena volta alla rieducazione del condannato mentre qui, al contrario, l’intento è eminentemente repressivo. Il punto più delicato riguarda proprio i cosiddetti “scafisti”: accade spesso che vengano identificati con coloro che reggono il timone dell’imbarcazione, che magari sono costretti a farlo come forma di pagamento della traversata.  Un altro termine usato in questo caso è quello di “capitano”. Nel Contro dizionario del confine gli autori – ricercatori e ricercatrici dell’Università di Genova e di Parma riuniti sotto il nome collettivo di Equipaggio della Tanimar – spiegano che è un termine polisemico, dato che viene utilizzato sia da viaggiatori senza documenti, sia dai funzionari europei. Rapporti e dossier “DAL MARE AL CARCERE”: REPORT SEMESTRALE 2025 DI ARCI PORCO ROSSO Arresti, processi e rimpatri nella macchina della criminalizzazione Benedetta Cerea 9 Settembre 2025 Per i primi, coloro che cercano di raggiungere le coste italiane, il termine fa riferimento a una figura su cui fare affidamento, che si spera non essere un impostore e sappia davvero portare avanti la traversata. Altre volte, invece, è un passeggero, obbligato a prendere il timone, spesso contro la sua volontà; in tutti i casi, comunque, rimane un viaggiatore. Per le istituzioni, al contrario, il capitano è solo un trafficante, uno “scafista” per l’appunto, da punire in base alle leggi contro l’immigrazione “illegale”. Egli diventa il responsabile da individuare e punire in modo esemplare, a volte solo a causa del fatto che viene trovato con in mano una chiave inglese, una candela del motore, senza nessuna altra prova a suo carico. Secondo gli autori del Contro dizionario, «la criminalizzazione del capitano mostra come le logiche repressive europee si riproducono sull’altra sponda del mediterraneo: esperienze lavorative pregresse o gesti contingenti diventano prove di colpevolezza. Per questo una volta che le barche sono in vista del soccorso i capitani tornano a confondersi nell’equipaggio, protetti spesso dai passeggeri» 4. In questi casi, quindi, il soggetto non organizza il traffico, non appartiene a strutture criminali e non gestisce l’operazione, ma è l’unico «che le autorità riescono a individuare, così su di lui si riversa tutta la domanda collettiva di repressione» 5, diventando un vero e proprio capro espiatorio. Tutto questo avviene, ovviamente, in accordo col più generale clima di repressione e controllo securitario italiano ed europeo. Il DDL sicurezza del governo Meloni 6 prevede, oltre ad un ruolo sempre più centrale per i CPR 7, il cosiddetto “blocco navale”, cioè la possibilità che, in caso di minaccia grave all’ordine pubblico o alla sicurezza nazionale, il governo possa impedire l’ingresso nelle acque territoriali italiane a imbarcazioni sospettate di trasportare migranti e fermare le navi in mare, trasferendo i migranti a bordo in Paesi terzi, se disponibili e “sicuri”. Come sottolinea l’associazione Antigone, questo provvedimento mira a «trasformare il diritto penale e amministrativo in uno strumento di gestione del consenso e dell’ordine pubblico, mettendo insieme categorie eterogenee – persone migranti, minorenni, attivisti, autori di reati comuni – come se fossero un unico problema di sicurezza» 8. Lungi dal rappresentare un’eccezione, il DDL si colloca in perfetta continuità con i più recenti regolamenti europei. A partire da giugno 2026, infatti, entrerà in vigore il Patto sulla migrazione e l’asilo dell’Unione Europea, approvato nel maggio 2024 9. Approfondimenti L’ARCHITETTURA DEL RIFIUTO Il nuovo Patto UE e il confine estremo dei diritti umani 16 Marzo 2026 Esso comprende dieci provvedimenti che mirano a modificare il sistema di accoglienza dei richiedenti asilo e a facilitare il rimpatrio di coloro che si ritiene non abbiano il diritto di rimanere in Europa. Sono previste, ad esempio, procedure più rapide per le domande di asilo e i rimpatri alle frontiere, con l’obiettivo di prendere decisioni entro 12 settimane, e la creazione di centri di accoglienza nei Paesi di primo ingresso. Al di là dei proclami di responsabilità e solidarietà, esso «si colloca all’interno di un processo più ampio di ristrutturazione dei principi fondanti della democrazia costituzionale europea» 10 e porta avanti l’esternalizzazione e la militarizzazione delle frontiere.  Non è solo l’Italia, tra l’altro, che inasprisce le misure repressive e criminalizzanti nei confronti delle persone in movimento. Human Rights Legal Project (HRLP) e Legal Centre Lesvos (LCL), che operano a Samo e Lesbo, supportando e difendendo migranti accusati di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, hanno redatto un altro report 11 che dimostra che la situazione è critica anche in Grecia. Numerose persone identificate come “scafisti” all’arrivo in Grecia hanno riferito di essere state costrette, o sotto la minaccia delle armi da membri di reti di contrabbando, o perché non potevano pagare, o potevano pagare solo un prezzo ridotto (che di solito varia da diverse centinaia di euro a migliaia di euro, secondo i rapporti delle persone in movimento); in altri casi, le persone dovevano guidare la barca per necessità dopo essere state abbandonate in mare. Il report dimostra, attraverso casi studio e processi in corso, come anche in questo caso «le autorità greche stiano usando la legislazione contro il favoreggiamento dell’immigrazione illegale per perseguire proprio le persone che dovrebbero essere protette» 12. Queste misure si basano sul Protocollo ONU contro il Traffico di Migranti via Terra, Mare e Aria, detto Protocollo di Palermo e redatto nel 2000. Esso mira a prevenire e combattere il traffico di migranti, nonché promuovere la cooperazione tra gli Stati Parte a tal fine, tutelando al contempo i diritti dei migranti oggetto di traffico clandestino 13 . Il «traffico di migranti» (smuggling) si riferisce all’ingresso illegale di una persona in uno Stato Parte di cui la persona non è cittadina o residente permanente, al fine di ricavare, direttamente o indirettamente, un vantaggio finanziario o materiale (sarebbe quindi in Italia il reato di favoreggiamento dell’immigrazione illegale). A differenza della tratta di esseri umani, che è il reclutamento, il trasporto, il trasferimento, l’ospitalità o la ricezione di persone, tramite minaccia o uso della forza o altre forme di coercizione allo scopo dello sfruttamento, il traffico di migranti è concepito dal Protocollo principalmente come un crimine contro lo Stato e il controllo delle sue frontiere. Gli Stati Parte, infatti, devono perseguire il traffico come reato penale, ma il Protocollo specifica che i migranti oggetto del traffico non andranno incontro a procedimenti penali.  Come notano gli autori del report greco, la confusione dei due termini non solo demonizza chi viene accusato di favoreggiamento dell’immigrazione, ma non considera nemmeno il contesto in cui le persone sono costrette ad attraversare i confini, nel quale le reti di traffico sono l’unico mezzo per facilitare il passaggio di frontiere sempre più militarizzate e ostili. In assenza di leggi migratorie non discriminatorie che permettano alle persone di attraversare i confini in modo sicuro e legale, infatti, continueranno a esistere reti di questo tipo. La confusione deliberata tra tratta di esseri umani e favoreggiamento della migrazione, soprattutto quando i migranti vengono criminalizzati per facilitare il proprio movimento, rafforza le narrazioni anti-migranti che dipingono questi ultimi, in particolare gli uomini, come minacce criminali violente 14. Approfondimenti GRECIA: SALVARSI DA UN NAUFRAGIO È SEMPRE PIÙ SPESSO UN CRIMINE Operatori umanitari e persone in movimento sotto accusa per smuggling Ludovica Mancini 5 Marzo 2026 Inoltre, Il Protocollo è alla base del “Facilitators Package”, costituito dalla Direttiva UE 2002/90/CE (di seguito ‘Direttiva sulla Facilitazione’) e dalla Decisione Quadro 2002/946/JA, adottata nel 2002, che imponeva a tutti gli Stati membri di creare legislazioni che rendessero reato penale per chiunque prestare assistenza a una persona nell’ingresso o nel transito del territorio di uno Stato membro dell’UE in violazione della legge nazionale 15. Il requisito che questo aiuto sia fornito per guadagno materiale è stato però rimosso dalla definizione europea, così come l’esenzione per i migranti che attraversano i confini, rendendo significativamente più facile per gli Stati membri criminalizzarli 16. Le conseguenze, ovviamente, ricadono proprio sulle vite delle persone migranti: gli autori del report sulla situazione greca notano che a settembre 2025, il 45,8% delle persone incarcerate in Grecia per favoreggiamento della migrazione irregolare stava scontando pene che vanno da 15 anni all’ergastolo, mentre il 31,6% dei detenuti da 5 a 10 anni 17. Anche per l’Italia la situazione è simile: le persone migranti quasi inevitabilmente finiscono per essere rinchiuse nei CPR, dato che «l’etichetta amministrativa della “pericolosità sociale”, attribuita automaticamente come conseguenza del reato, porta con sé la promessa di una detenzione senza una fine certa» 18. Gli autori del report Dal mare al carcere raccontano, ad esempio, che attualmente seguono i casi di 147 persone accusate o condannate come “scafisti”, di cui circa la metà sono ancora in carcere. Quattro persone – D., A., M. e L. – sono detenute da mesi nei CPR di Caltanissetta, Milo e Ponte Galeria, nonostante tutti abbiano richiesto asilo, e nonostante per due di loro che provengono da Russia e Ciad, la deportazione non sia nemmeno effettivamente praticabile.  Un altro caso menzionato è quello di Mouad, nome di fantasia di un giovane ragazzo guineano che, nonostante abbia prodotto documentazione proveniente dal Paese di origine che prova il suo essere minorenne, è stato condannato a 3 anni e mesi 4 di reclusione 19. Inoltre, nonostante le dichiarazioni di solidarietà nei confronti dei civili iraniani, ci sono stati processi contro tre persone provenienti dall’Iran: Maysoon Majidi, attivista e regista curdo-iraniana, Marjan Jamali, e Babai Amir, coimputato di quest’ultima. Quest’anno sia Maysoon che Marjan sono state assolte, a seguito di forti campagne di solidarietà avviate sia al livello locale che nazionale. Purtroppo, pur con una storia molto simile, Babai Amir ha subito una condanna a sei anni, a seguito della quale ha tentato di togliersi la vita. I giudici hanno concesso le attenuanti generiche, riducendo la pena ma confermando la responsabilità penale già stabilita in primo grado 20.  «Nel clima di guerra e di odio razzista che ci circonda, può essere facile cedere al pessimismo e avere la sensazione che tutto sia perduto», notano in conclusione gli autori del rapporto. Tuttavia, «le parole chiare e potenti di Maysoon, Alaa e di tante altre persone criminalizzate, insieme alla determinazione di attivist3 e politicə che scelgono di schierarsi apertamente in solidarietà, ci ricordano che arrendersi non è un’opzione e che continuare a lottare per ciò che è giusto è una responsabilità collettiva» 21.  1. La criminalizzazione dei cosiddetti scafisti nel 2025, 15/02/2026 ↩︎ 2. Consulta il rapporto ↩︎ 3. Art. 12-bis TUI: morte o lesioni nei reati di immigrazione clandestina alla Corte Costituzionale, Avv. Massimo Ferrante ↩︎ 4. Equipaggio della Tanimar, Controdizionario del confine. Parole alla deriva del Mediterraneo centrale, Tamu Edizioni, 2025, p. 62 ↩︎ 5. Lo “scafista” come artefatto giuridico e sociale, Il Manifesto (9 febbraio 2024) ↩︎ 6. Patto migrazione e asilo, governo approva ddl per attuazione (12 febbraio 2026) ↩︎ 7. Tra le misure previste il divieto di avere cellulari o fare riprese nei centri di detenzione e la forte limitazione alle visite degli assistenti parlamentari: Blocco navale delle ong, la destra torna alla carica, Il Manifesto (12 febbraio 2026) ↩︎ 8. Pacchetto sicurezza. Antigone: “un nuovo e grave attacco allo Stato di diritto. Non sono questi i provvedimenti che portano benefici sulla sicurezza” (16 gennaio 2026) ↩︎ 9. Patto sulla migrazione e l’asilo, Commissione EU (21 maggio 2024) ↩︎ 10. Da diritto a ricatto, la capriola della Ue, Il Manifesto (14 febbraio 2026) ↩︎ 11. Report: The Exemption from Criminalisation: A Real Safeguard or an Illusion? (novembre 2025) ↩︎ 12. The Exemption from Criminalisation: A Real Safeguard or an Illusion? p. 8. ↩︎ 13. Protocollo addizionale  della Convenzione delle Nazioni Unite contro la Criminalità organizzata transnazionale per combattere il traffico di migranti via terra, via mare e via aria ↩︎ 14. The Exemption from Criminalisation: A Real Safeguard or an Illusion?, pp. 11-12. ↩︎ 15. Il 13 settembre 2023, la Presidente von der Leyen ha proposto di rinforzare gli strumenti a disposizione dell’UE per contrastare il traffico di migranti aggiornando questa direttiva. Cfr. qui il link ↩︎ 16. The Exemption from Criminalisation: A Real Safeguard or an Illusion?, pp. 9-10. ↩︎ 17.  The Exemption from Criminalisation: A Real Safeguard or an Illusion? p. 10. ↩︎ 18. La criminalizzazione dei cosiddetti scafisti nel 2025 ↩︎ 19. Migranti, la storia del ragazzino scambiato per maggiorenne e da due anni nel carcere con gli adulti, La Repubblica (maggio 2025) ↩︎ 20. Sbarco di migranti a Roccella Ionica, ridotta la pena per Amir Babai: la difesa annuncia ricorso in Cassazione, La Gazzetta del Sud (13 marzo 2026) ↩︎ 21. La criminalizzazione dei cosiddetti scafisti nel 2025 ↩︎
Roma: “Fuori Alfredo dal 41-bis!”. 10 aprile, assemblea pubblica. 18 aprile: Corteo
Riceviamo e rilanciamo: Quelle carceri sono delle prigioni di guerra. Fuori Alfredo dal 41bis! La vita di Alfredo Cospito passa di nuovo per le mani del Ministro della Giustizia, quindi del governo, poiché nei primi giorni di maggio scadono i primi 4 anni in regime di 41bis. Da quel momento in poi, il termine vedrà la sua cadenza ogni 2 anni. La storia di Alfredo oggi è conosciuta da ampi settori della società che hanno preso consapevolezza della violenza del 41bis grazie allo sciopero della fame di oltre 180 giorni, che Alfredo ha portato avanti a cavallo tra il 2022 e il 2023, e alla forte mobilitazione nazionale e internazionale in sua solidarietà. Attualmente le condizioni detentive di Alfredo sono peggiorate: non può ricevere alcun tipo di libro (anche quelli privi di contenuti politici), la censura sulle lettere è aumentata e non può ottenere nemmeno la farina per il pane. Questo ulteriore accanimento è un’evidente rappresaglia in seguito alla sentenza contro il Sottosegretario alla Giustizia, Delmastro, condannato per rivelazioni di segreti d’ufficio. Il Sottosegretario alla Giustizia aveva trasmesso a Donzelli, responsabile del partito di governo, dei documenti del DAP riguardanti conversazioni che Alfredo aveva avuto con altri detenuti della sua sezione durante l’ora d’aria. La solidarietà con Alfredo non è mai stata solo una lotta per Alfredo. Come più volte si è detto, un anarchico in 41bis oggi è un avvertimento per tutt, poichè questa ulteriore estensione di quel regime carcerario costituisce una delle punte più avanzate dell’attuale fase reazionaria. L’accanimento contro di lui, infatti, ha come principale spiegazione la volontà di chiudere la partita con ogni forma di dissenso, da quelle radicali a quelle consentite. Lo stato permanente di preparazione alla guerra, in cui siamo immers da quattro anni a questa parte, è il risultato di un adeguamento dell’agenda e della propaganda dello Stato. Autoritarismo, tagli alla spesa pubblica, militarizzazione della società, guerra ai poveri, patriarcato, leggi razziste, detenzione amministrativa (CPR), ma soprattutto, la feroce celebrazione di tutto ciò, rappresentano l’impalcatura economica e culturale a cui stanno abituando la popolazione. I poveri sono individui in eccesso da confinare fuori il consesso sociale. Le persone dissidenti sono nemic da combattere, il conflitto sociale terrorismo. L’imperativo è legge e ordine, o prigione. Ed è per questo che è appropriato considerare le carceri come delle vere e proprie prigioni e le persone detenute vere e proprie prigioniere di una guerra che, pur non avendo ancora fatto esplodere bombe in questo angolo di mondo, impone la necessità preventiva di serrare i ranghi per scoraggiare e disincentivare non solo il conflitto sociale ma ogni forma di opposizione. Quelle carceri sono delle prigioni per Anan, condannato a 5 anni e 6 mesi in quanto palestinese che ha preso parte alla resistenza contro l’occupazione israeliana; sono delle prigioni per Tarek Dridi, condannato per reato di resistenza all’interno della manifestazione del 5 ottobre 2024; sono delle prigioni per Ahmad Salem, in regime di Alta Sicurezza solamente per aver visionato dei video rintracciabili da chiunque sul web ma ritenuti dagli inquirenti prove della preparazione all’uso di ordigni per il compimento di atti con finalità di terrorismo. Per Alfredo, per l’abolizione del 41bis, per tutte le persone prigioniere, per la diserzione da ogni guerra, per lo smantellamento dell’apparato militare e dell’ideologia militarista e patriarcale, per tutte le persone colpite dalla repressione per aver agito in solidarietà con la Palestina. Facciamo appello a coloro che tre anni fa hanno preso una posizione, a quella parte di società che in questi anni è scesa in strada per la Palestina, e che di fronte alle ingiustizie non è solita tacere. Il 10 aprile assemblea pubblica a Roma. Il 18 aprile saremo in strada a Roma per Alfredo. Quelle carceri sono delle prigioni Fuori Alfredo dal 41bis Libertà per tutti e tutte Compagnx contro le galere
March 19, 2026
il Rovescio
Accolto il ricorso avverso l’espulsione ex art. 16, co. 5 TUI: il Tribunale di sorveglianza ha omesso di considerare la richiesta di asilo
La Corte di Cassazione ha annullato con rinvio l’ordinanza del Tribunale di sorveglianza di Milano che, nonostante la manifestazione di volontà di accedere alla protezione internazionale della persona detenuta, aveva confermato l’applicazione dell’espulsione ai sensi dell’art. 16, comma 5, TUI come misura alternativa alla detenzione. L’espulsione, ex art. 16, comma 5, TUI, è una misura alternativa alla detenzione in carcere disposta dal magistrato di sorveglianza, inaudita altera parte, nei confronti di cittadini stranieri privi di un titolo di soggiorno che devono scontare una pena detentiva, anche residua, inferiore ai 2 anni. Nel caso di specie, nel corso dell’udienza di discussione del procedimento di impugnazione della misura di espulsione adottata dal Magistrato di sorveglianza di Pavia, la persona detenuta ha manifestato la volontà di richiedere protezione internazionale, volontà che aveva anticipato a mezzo pec alla Questura territorialmente competente qualche giorno prima. Il Tribunale di sorveglianza di Milano, investito dell’opposizione proposta avverso la decisione monocratica, si è limitato ad escludere la sussistenza dei divieti di espulsione di cui all’art. 19 TUI, confermando la misura di espulsione, ritenendo irrilevante la manifestazione di volontà di accedere alla protezione internazionale. La Corte, al contrario, nel cassare la decisione dei magistrati milanesi, ha richiamato l’art. 2, comma 1, lett. a), D.lgs. 142/2015, che definisce come richiedente protezione internazionale lo straniero che ha presentato domanda di protezione o che ha manifestato la volontà di richiederla, nonché la giurisprudenza di legittimità secondo cui, fatte salve le ipotesi di cui all’art. 7, comma 2, D.lgs. 25 /2008, il richiedente ha diritto a permanere sul territorio dello Stato fino alla definizione della procedura. Sulla base di tali richiami normativi, la Corte di Cassazione ha rilevato come il Tribunale di Sorveglianza di Milano abbia omesso di tenere in considerazione la richiesta di protezione internazionale avanzata dal detenuto, circostanza che lo rende regolarmente soggiornate sul territorio nazionale e, di conseguenza, inesepellibile. Corte di Cassazione, sentenza n. 825 del 6 gennaio 2026 Si ringrazia per la segnalazione e il commento la Dott.ssa Clara Tacconi; il caso è stato seguito dall’Avv. Maria Pia Cecere e dall’Avv. Nicola Datena.
Grecia, caso “Ampelokipoi”: inizio del processo, aggiornamenti e chiamata alla moblitazione internazionale
Riprendiamo da https://lanemesi.noblogs.org/post/2026/03/16/inizio-del-processo-contro-marianna-manoura-dimitra-zarafeta-nikos-romanos-e-dimitris-per-il-caso-ampelokipoi-e-prime-iniziative-solidali/ INIZIO DEL PROCESSO CONTRO MARIANNA MANOURA, DIMITRA ZARAFETA, NIKOS ROMANOS E DIMITRIS PER IL CASO AMPELOKIPOI E PRIME INIZIATIVE SOLIDALI Il prossimo 1° aprile 2026 ad Atene inizierà il processo contro i quattro anarchici imprigionati in relazione all’esplosione avvenuta il 31 ottobre 2024 in un appartamento nel quartiere di Ampelokipoi, sempre ad Atene. Nell’esplosione è rimasto ucciso il compagno Kyriakos Xymitiris, mentre Marianna Manoura è rimasta gravemente ferita e Dimitra Zaraveta e Dimitris sono stati arrestati. In seguito, è stato arrestato anche Nikos Romanos. Indirizzi per scrivere ai compagni e alle compagne: Carcere femminile: Gynaikeia Fylaki Koridallou TK 18100 Korydallos Atica (Grecia) Carcere maschile: Dikastiki Fylaki Koridallou TK 18100 Korydallos Atica (Grecia) In occasione dell’inizio del processo e in omaggio al compagno Kyriakos, l’Assemblea di Solidarietà di Atene ha chiamato alle prime iniziative: – Una settimana internazionale di solidarietà dal 24 al 31 marzo. – Un raduno in piazza Syntagma ad Atene il 27 marzo. – Un raduno davanti al tribunale il giorno dell’inizio del processo, il 1° aprile.
March 17, 2026
il Rovescio
CONTRO IL 41BIS, AL FIANCO DI CHI LOTTA
Nella puntata di oggi ripercorreremo la mobilitazione a Bologna in solidarietà alla lotta di Alfredo Cospito contro la tortura del 41bis e la repressione che ne è seguita, per difendere...
March 14, 2026
mezzoradaria
La lotta vince: María José Baños Andújar è in “Tercer Grado”!
Riceviamo e diffondiamo con gioia: Ciao a tutt*: traduciamo dal castigliano un estratto dal comunicato con cui il Soccorso Rosso Internazionale annuncia che la prigioniera politica María José Baños Andújar è stata assegnata al regime detentivo di “Tercer Grado” (una sorta di semilibertà che anticipa sovente la scarcerazione – ndt). Una buona notizia per la mobilitazione solidale che si è sviluppata, non solo nello Stato spagnolo, nelle scorse settimane per denunciare la disattenzione medica e l’irrigidimento dell’isolamento da parte dell’amministrazione carceraria nei confronti della compagna MariJose. Contro tutte le galere! A fianco di chi lotta! Cassa AntiRep delle Alpi occidentali CE L’ABBIAMO FATTA! La lotta organizzata ha dato i suoi frutti. Stamattina è stata notificata a María José Baños Andújar la sua classificazione in Terzo Grado, che avrà come conseguenza una liberazione condizionale senza richiesta di ulteriori requisiti, conformemente all’art. 104.4 del regolamento penitenziario. Nei prossimi giorni, dopo le necessarie pratiche burocratiche, uscirà dal carcere e potrà finalmente ricevere l’attenzione ospedaliera che il suo gravissimo stato di salute esige. A conseguenza di questo risultato, il suo compagno Marcos Martín ha deciso di porre fine allo sciopero della fame che ha condotto per 16 giorni. Il resto dei prigionieri politici che hanno accompagnato la mobilitazione con il digiuno di un giorno a settimana manterranno invece la protesta fino alla liberazione definitiva della compagna. Lo Stato ha cercato fino all’ultimo di usare la salute di María José come moneta di scambio. Le hanno offerto la libertà in cambio del suo pentimento, in cambio della rinuncia alle sue idee. La sua risposta è stata la dignità: ha preferito mettere a rischio la sua vita piuttosto che tradire la sua militanza. María José ci ha dato una lezione che dobbiamo incidere con il fuoco: le idee non si negoziano, si difendono fino alle estreme conseguenze. S.R.I. 10/03/2026 UNITÀ, ORGANIZZAZIONE E LOTTA!
March 12, 2026
il Rovescio
Appello dal Messico per l’anarchico mazateco Miguel Peralta
Riceviamo e diffondiamo questo appello sulla vicenda del compagno Miguel Peralta (qui un riassunto: https://www.ainfos.ca/it/ainfos19532.html), rilanciato dai redattori del progetto “Haiku senza haiku”:   Salute a voi che in qualche modo avete supportato il progetto Haiku Senza Haiku !!! Da questa Primavera iniziamo un dialogo con realtà anarchiche oltre oceano e come proposto da Juan Sorroche, partiamo con un nuovo appello alla poesia di strada e alla scrittura creativa, denominato “Radici e radicalità”. Il compagno che stà preparando questa nuova chiamata internazionale, Miguel Peralta e il suo gruppo di appoggio, ci hanno chiesto di divulgare intanto in italia il comunicato che trovate di seguito e di raccogliere le firme dei gruppi anarchici che vogliono sottoscriverlo. Se siete interessatx mandate una mail entro mercoledì 11 Marzo a: versiscatenati@canaglie.net scrivendo il nome della vostra realtà e la città di riferimento, indicando che volete apporre la vostra firma al manifesto di solidarietà alle compagne Mazatecas, che trovate qui sotto. MESSICO In una sentenza storica per la comunità mazateca di Eloxochitlán, Oaxaca, una Corte Federale ha confermato l’innocenza di Miguel Peralta da tutte le accuse a suo carico e ha stabilito che non si è verificato un delitto chiave. La sentenza riconosce, per la prima volta in oltre un decennio di persecuzioni legali, l’inesistenza del tentato omicidio della presunta vittima, Elisa Zepeda Lagunas. Considerato il contesto degli eventi, la Corte ha ritenuto che le testimonianze accusatorie mancassero di credibilità e sincerità. Miguel dovra’ essere assolto definitivamente dalla Terza Corte Penale di Oaxaca dalle accuse di omicidio e tentato omicidio. Oltre a Miguel, anche altri difensori dei diritti umani mazatecas, ancora sottoposti a mandati di arresto e procedimenti penali per questo crimine inesistente, devono essere assolti. Differenti geografie, 2 marzo 2026. Il 25 febbraio di quest’anno è stata pubblicata la sentenza emessa dalla Prima Corte Collegiale per le Materia Penale di Oaxaca, nella sentenza Amparo Diretto 631/2022, che ha assolto Miguel Peralta Betanzos da tutte le accuse a suo carico dopo un processo durato oltre undici anni. Questa assoluzione è in linea con gli standard internazionali dei processi, della presunzione di innocenza e della protezione dei difensori dei diritti umani indigeni. L’ingiunzione concessa obbliga la Terza Corte Penale di Oaxaca a confermare l’innocenza e l’assoluta libertà di Miguel in merito ai reati di omicidio e tentato omicidio. Inoltre, per la prima volta nel procedimento, una sentenza giudiziaria nega l’esistenza di quest’ultimo reato, presumibilmente commesso ai danni di Elisa Zepeda, e considera il contesto in cui si sono svolti i fatti per ritenere le testimonianze accusatorie inaffidabili, prive di sincerità e viziate da simpatie per i vertici politici locali, dimostrando così la loro intenzione di incriminarlo. Per Miguel, questo rappresenta una piccola finestra attraverso la quale si può intravedere la libertà in lontananza; uno spazio attraverso il quale possiamo sfuggire a questa reclusione, perché, pur essendo liberi, rimaniamo limitati in molti modi. Abbiamo ottenuto una piccola vittoria in questo grande affronto contro lo Stato e i suoi rappresentanti. La nostra comunità ha sperimentato in prima persona razzismo istituzionale, ritardi sistematici, persecuzioni, criminalizzazione, accuse inventate, torture, sfollamenti forzati e incarcerazioni. Ancora una volta, è stato confermato che le menzogne che ci hanno tenuto dietro le sbarre stanno svanendo; non possono più sostenere questa fallacia che hanno creato per soggiogare il nostro popolo e prendere il controllo politico ed economico. Non smetteremo di resistere finché tutti i perseguitati di Eloxochitlán non saranno completamente liberi. Per la comunità, che è stata sottoposta a persecuzioni giudiziarie e alla devastazione del fiume Xangá Ndá Ge da parte dei capi politici locali, questa sentenza conferma, da un lato, la persecuzione e la fabbricazione di accuse volte a inibire l’organizzazione comunitaria e la difesa del nostro territorio. D’altro canto, apre le porte alla giustizia per il resto di coloro che sono stati ingiustamente perseguitati, poiché stabilisce solidi criteri per chiedere il rilascio di 12 difensori dei diritti umani in esilio e di altri 5 che devono ancora affrontare accuse penali per gli stessi crimini. Inoltre, la sentenza contribuisce a combattere la stigmatizzazione e la repressione che ancora prevalgono contro l’intera comunità criminalizzata, che, nel 2025, è stata nuovamente sottoposta a oltre 200 mandati di arresto, a dimostrazione di una recrudescenza della persecuzione da parte dei tre poteri dello Stato di Oaxaca. Questo modello di procedimenti giudiziari di massa contro i difensori dei diritti umani indigeni riflette pratiche di criminalizzazione documentate in vari contesti contro i popoli indigeni che esercitano la loro autonomia e difendono il loro territorio. È importante ricordare che Miguel Peralta era già stato rilasciato nell’ottobre 2019, dopo una difesa estenuante, a causa della mancanza di accuse dirette contro di lui. Tuttavia, le presunte vittime hanno presentato ricorso e la sentenza è stata annullata nel marzo 2022 dalla Terza Camera Penale di Oaxaca, costringendolo all’esilio per quattro anni. Da allora, ha cercato di annullare la conferma della sua innocenza e libertà assoluta da parte della Prima Corte Collegiale, portando il suo caso fino alla Corte Suprema di Giustizia della Nazione, che nel novembre 2024 ha rinviato il caso a tale tribunale per una decisione con una prospettiva interculturale. Per oltre un anno, il caso è stato esaminato dalla Corte Collegiale, con argomentazioni, prove e memorie di amicus curiae presentate, che hanno costretto i giudici ad approfondire il merito della causa. Sulla base di due analisi antropologiche contestuali, la Corte ha riconosciuto l’esistenza di un conflitto socio-politico che ha dato origine a “gruppi antagonisti”. La sentenza chiarisce che le testimonianze di coloro che erano alleati con il capo politico locale, secondo le analisi stesse, suggeriscono “un tentativo di implicare [Miguel]” come parte del gruppo avversario. La sentenza è decisa nel sottolineare gravi incongruenze e contraddizioni nelle prove utilizzate contro decine di membri perseguitati ed esiliati della comunità mazateca. La storia di Eloxochitlán riflette due visioni opposte. Si tratta della difesa dell’autonomia e dell’autodeterminazione da parte di un’assemblea comunitaria, nonché della difesa territoriale contro l’imposizione partigiana e la devastazione del fiume causata da una delle presunte vittime, Manuel Zepeda Cortés. Questo caso ha dimostrato come il sistema giudiziario penale possa essere utilizzato come meccanismo punitivo contro coloro che difendono il proprio territorio ed esercitano la propria organizzazione comunitaria. La criminalizzazione di Miguel Peralta e dell’Assemblea di Eloxochitlán non è un caso isolato, ma piuttosto parte di un tentativo di indebolire l’esercizio dell’autonomia e dell’autodeterminazione. Ci auguriamo che, senza ulteriori indugi, la Terza Corte Penale si conformi alla sentenza, emetta un’assoluzione definitiva e consenta la fine della persecuzione dopo oltre un decennio di procedimenti, aprendo la strada alla giustizia. (Firmato:) Miguel Ángel Peralta Betanzos Gruppo di supporto in solidarietà con Miguel Peralta Mazatecas per la libertà
March 11, 2026
il Rovescio