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[Nota di classe] Scuole occupate piazze in rivolta
Nella prima parte della trasmissione tracciamo un quadro delle proteste studentesche e di lavoratrici e lavoratori della scuola in Europa e in Italia dove ogni giorno vengono occupate scuole, in attesa dello sciopero del 30 ottobre. Nella seconda parte approfondiamo con un compagno la protesta radicale degli e delle studenti in Albania.
October 22, 2026
Radio Onda Rossa
Della rivolta studentesca
Nel sito di Effimera, un articolo di Cristina Morini illumina le ragioni profonde della rivolta studentesca in Francia: la restaurazione della selezione classista codificata dall’algoritmo Parcoursup: https://effimera.org/linverno-dello-scontento-dei-giovani-tra-la-rabbia-di-parigi-e-lo-strano-silenzio-italiano-di-cristina-morini/. Intanto i dati dicono che negli ultimi cinque anni i paesi NATO hanno aumentato la spesa militare a un ritmo più alto che negli anni precedenti la prima guerra mondiale. Se raggiungeranno il 5% di spesa, avranno superato la spesa della Gran Bretagna negli anni precedenti la Grande Guerra. Ci sono nel mondo più conflitti armati di quanti ce ne siano mai stati dal 1946. Tutti, con l’eccezione dell’Ucraina, sono nel Sud Globale, ma i paesi NATO sono coinvolti in quasi tutti questi conflitti. Il futuro strategico della rivolta studentesca sta nell’autorganizzazione del lavoro cognitivo. La domanda allora è: quale futuro tattico, quale futuro politico immediato possono avere le rivolte studentesche? Cosa sta accadendo nel mondo? L’inflazione riduce i salari, il riarmo ruba risorse alla scuola e alla società, il costo degli affitti cresce. A Madrid, gli affitti sono quasi raddoppiati nell’arco di un decennio (passando da 12,8 a 23,3 euro al metro quadro tra il 2016 e il 2026), i salari sono cresciuti di quasi un terzo in un periodo analogo e l’edilizia residenziale pubblica rappresenta meno del 2% del patrimonio abitativo, a fronte di una media europea dell’8%. A quindici anni dal movimento del 15-M, la piazza è tornata a essere luogo di assemblea. Non si torna indietro. Come novanta anni fa la Spagna è il luogo in cui si svolge l’ultima battaglia. Per quanto sembri improbabile, dalle elezioni del 29 novembre può venire l’imprevisto: un governo socialista che realizzi un programma di esproprio per ridurre gli affitti, e che mantenga l’impegno già preso da Sanchez di non aumentare le spese militari. In questo scenario, i fascisti ovunque attizzano la discriminazione e il razzismo, ma nelle scuole italiane si espongono cartelli con su scritto: “Qui nessuno è straniero”. Di certo i governi di Francia, Italia e Germania stanno sottraendo risorse alla società per destinarle alla guerra. Per questo c’è bisogno di scioperare, occupare le strade, manifestare la solidarietà, l’amicizia e l’allegria, organizzare la diserzione dalla guerra che si prepara in ogni nicchia. C’è anche altro: la costruzione dei data center per alimentare la macchina da guerra intelligente succhia via le risorse della società. La rivolta contro i data center dilaga in molti paesi del mondo. Spagna, Francia, Italia, Albania: come il Cile qualche anno fa? In tutto questo merita attenzione un articolo del collettivo La Cafebreria (edito in forma collettiva da un gruppo che fa capo all’omonimo centro culturale/libreria indipendente di Ñuñoa, comune della provincia di Santiago del Cile, ¿Revueltas de octubre?) analizza il rapporto tra quel che succede in Europa dove studenti e studentesse hanno iniziato una rivolta che coinvolge la Francia, la Spagna, l’Albania, e quel che succede in America Latina, dove il trumpismo ha trionfato dovunque (si attende con ansia il ballottaggio in Brasile). La Cafebreria – qui la traduzione completa dell’articolo – avverte che c’è il pericolo che il Cile (dove la rivolta del 2019 anticipò temi e forme della rivolta francese di oggi) rappresenti il futuro della Francia e dell’Europa in generale. Insomma, le elezioni che avranno luogo nei prossimi mesi in Spagna, in Francia, in Italia, si annunciano difficili per la sinistra. Potranno le rivolte influenzare la sinistra politica? In Cile questo non è stato possibile, in Spagna invece gli occupati di Puerta del Sol hanno influenzato in maniera diretta la sfera politica. Solo a partire dalla rivolta sociale si può pensare di fermare la destra. Ma il vero problema è questo: la rivolta sociale non si traduce nella sfera politica perché la sinistra politica è un corpo morto. Lo è da tanto tempo, forse era già un corpo morto nella seconda parte del secolo ventesimo. Oggi la sinistra non è più in alcun modo capace di esprimere il rifiuto sociale del neoliberismo e il rifiuto maggioritario della guerra. Allora la nuova domanda é: si può sostituire il mosaico di stanche formazioni politiche di una sinistra che ha perduto ogni vitalità con un fronte unito contro la guerra e contro la ferocia dell’economia liberista? -------------------------------------------------------------------------------- Comune-info
October 17, 2026
Pressenza
Francia: studenti in piazza in massa
La Francia si incendia a partire dalle banlieue parigine con una protesta studentesca che raggiunge in modo molto veloce tutte le città: al centro il forte classismo nella gestione delle scuole pubbliche, il razzismo la marginalizzazione. Una gran parte del personale della scuola partecipa alla protesta che si allarga anche alle organizzazioni sindacali che hanno rilanciato lo sciopero studentesco indetto per martedì prossimo. Ne parliamo con una compagna che insegna in una scuola statale della banlieue parigina   Grazie per l'immagine a Juan Chingo    
October 3, 2026
Radio Onda Rossa
«Non siam scappati più»
di Bruno Lai 29 aprile 1945: nasce Paolo Pietrangeli. In un certo senso, potremmo considerare Paolo Pietrangeli un “figlio d’arte”. I genitori, infatti, sono il regista Antonio Pietrangeli e la montatrice cinematografica Margherita Ferrone. Paolo Pietrangeli è un intellettuale poliedrico, che svolge un ruolo fondamentale per la cultura italiana del secondo Novecento. Pietrangeli è, prima di tutto, un uomo di
Board of Peace, 30 anni dopo Dayton@1
“Ci siamo detti: pianifichiamo un castrofico successo“. Così Jared Kushner, intervenuto sul palco di Davos dopo che il suocero Donald Trump aveva firmato la fondazione del Board of Peace, ha commentato l’immagine della ‘new Gaza‘, compresi grattacieli futuristici sul lungomare per il “turismo costiero”, hub di trasporti e infrastrutture energetiche, da costruire sulle macerie della distruzione provocata da oltre due anni di bombardamenti e raid israeliani che hanno raso al suolo la Striscia di Gaza e provocato oltre 70mila morti. Nella prima parte della puntata analizziamo alcune il Board of Peace voluto da Trump per Gaza e i render della Gaza Riviera. Nella seconda parte della puntata, insieme a Aida Kapetanovic, andiamo a vedere l’eredità lasciata dagli Accordi di Dayton alla Bosnia Erzegovina, a 30 dalla fine dalla guerra, il genocidio, la pulizia etnica, gli sfollamenti forzati, le violenze. Come evidenziato in un articolo di Leila Belhadj Mohamed, “se la pace è concepita come amministrazione e non come processo, l’esito è una sospensione del conflitto, non la sua risoluzione“. La logica della pace imposta dall’esterno, nel caso degli Accordi di Dayton, ha prodotto, invece di reali percorsi di trasformazione, strutture per amministrare e gestire le tensioni etnico religiose che premiano i leader che soffiano sul fuoco dei nazionalismi e che normalizzano la situazione di crisi, rendendo di fatto impossibile il suo superamento. Ancora oggi, per esempio, il curriculum scolastico per lx studentx varia a seconda dell’appartenenza etnico religiosa, in quanto sussistono ancora classi, e scuole, divise per la popolazione studentesca croata, bosgnacca e serba. Anche i libri di testo su cui si impara la storia sono diversi, e raccontano 3 versioni diverse della Guerra in Bosnia. In un territorio che ha conosciuto la guerra e il genocidio, e ha dovuto subire processi di liberalizzazione guidati dai leader nazionalisti che hanno causato la guerra e il genocidio, le lotte anti estrattiviste, ecologiste e studentesche degli ultimi anni nei Balcani hanno dato un nuovo significato all’attaccamento alla terra, innescando quei meccanismi trasformativi e solidali che le istituzioni creatasi in conseguenza agli Accordi non perseguono. Citati nella puntata: Board of Peace: come Trump vuole assoggettare il mondo intero a partire dalla liquidazione della questione palestinese – Comunicato dei Giovani Palestinesi Dayton e Gaza: la logica della pace imposta dall’esterno – Articolo di Leila Balhadj Mohamed Le “blokade” in Serbia: una mobilitazione a guida studentesca che sta trasformando radicalmente la società – Articolo di Aida Kapetanović ArcelorMittal in Omarska: denying remembrance – Sulla miniera di ArcelorMittal sul campo di Omarska River protection movements in Bosnia and Herzegovina and Serbia: rethinking locality and collective identity – Articolo di Aida Kapetanović Mining is war – mappatura dei luoghi dell’estrattivismo nei Balcani Swap and Sacrifice: The Colonial Legacy of Mapping in Bosnia and Herzegovina – articolo sulla mappatura del territorio BiH come strumento coloniale Le comunità della Bosnia Erzegovina unite per difendere i loro fiumi – reportage per Internazionale ‘Sistem te laže!’: the anti-ruling class mobilisation of high school students in Bosnia and Herzegovina – Articolo sulle proteste contro le scuole separate in Bosnia Erzegovina Breve documentario sulla coalizione regionale a difesa dei fiumi – Youtube
January 30, 2026
Radio Blackout - Info