Tag - cassa integrazione

Puntata del 20/10/2026@0
Il primo approfondimento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia di Raffaele Cataldi del Comitato cittadini e lavoratori liberi e pensanti di Taranto sul futuro della città nella fabbrica. Sabato 17/10/2026 a Taranto è tornata in piazza contro l’ex Ilva. Migliaia di persone, con le croci dei bambini uccisi dal veleno in testa al corteo, hanno rifiutato il ricatto occupazionale e la delega alla magistratura in vista dell’udienza della Cassazione del 20 ottobre. La salute come questione di classe, la riconversione come autodeterminazione dal basso: questa la cornice politica della mobilitazione. Intanto le Sezioni Unite della Cassazione si sono riservate di decidere sui ricorsi contro lo stop dell’area a caldo dell’Ilva di Taranto (scadenza 25 ottobre). Il PM Birritteri ha chiesto di annullare il provvedimento, ritenendo carente il bilanciamento tra salute e produzione. Gli impianti restano in preriscaldo minimo fino al 15 dicembre grazie a un decreto del Governo. Lo stop potrebbe colpire 6.964 lavoratori su 7.875 a Taranto, con ulteriori 870 addetti a Genova, 515 a Novi Ligure e 117 a Milano. Al Ministero del Lavoro è in corso il confronto sugli ammortizzatori sociali per una nuova richiesta di cassa integrazione che coinvolgerebbe 8.622 dipendenti del gruppo. Con l’aiuto di Raffaele abbiamo analizzato il nodo giuridico della sentenza, le condizioni dei lavoratori Tarantini inclusi quelli dell’indotto e la strategia della rete di cittadini che da tempo chiedono la chiusura della fabbrica. Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il secondo approfondimento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia di Armando Palombo, coordinatore della RSU Fiom Cgil dello stabilimento ex Ilva di Genova sulla vertenza di Cornigliano che si inserisce in una linea che la Fiom porta da mesi: rifiuto della cassa integrazione come strumento strutturale, difesa dell’occupazione contro la logica della “sospensione tecnica”, e richiesta di un piano industriale per il sito genovese che non sia dipendente da Taranto. Il riferimento al “ciclo corto” respinto a dicembre è il precedente più recente di questa linea. Taranto si spegne per un decreto del tribunale. Cornigliano si ferma perché non ha coils. Non produce acciaio: lo trasforma. Senza materia prima, si blocca. I commissari di Acciaierie d’Italia hanno un piano: 35.000 tonnellate di coils da fornitori esterni. Ma a gennaio. Non a novembre. In mezzo, due mesi di buco. Due mesi che si chiamano “sospensione tecnica temporanea”. Venerdì notte, una PEC: 870 su 917 in cassa integrazione fino a febbraio. Quasi tutti. La Fiom: «Comportamento schizofrenico, irresponsabile e codardo». I lavoratori occupano l’aeroporto per dieci ore. Il Ministero congela la CIG a 280. Sette giorni. Il 27 ottobre si va a Palazzo Chigi. I lavoratori chiedono: coils ora, piano scritto, legge se serve. Buon ascolto
October 20, 2026
Radio Blackout - Info
Puntata del 20/10/2026@1
Il primo approfondimento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia di Raffaele Cataldi del Comitato cittadini e lavoratori liberi e pensanti di Taranto sul futuro della città nella fabbrica. Sabato 17/10/2026 a Taranto è tornata in piazza contro l’ex Ilva. Migliaia di persone, con le croci dei bambini uccisi dal veleno in testa al corteo, hanno rifiutato il ricatto occupazionale e la delega alla magistratura in vista dell’udienza della Cassazione del 20 ottobre. La salute come questione di classe, la riconversione come autodeterminazione dal basso: questa la cornice politica della mobilitazione. Intanto le Sezioni Unite della Cassazione si sono riservate di decidere sui ricorsi contro lo stop dell’area a caldo dell’Ilva di Taranto (scadenza 25 ottobre). Il PM Birritteri ha chiesto di annullare il provvedimento, ritenendo carente il bilanciamento tra salute e produzione. Gli impianti restano in preriscaldo minimo fino al 15 dicembre grazie a un decreto del Governo. Lo stop potrebbe colpire 6.964 lavoratori su 7.875 a Taranto, con ulteriori 870 addetti a Genova, 515 a Novi Ligure e 117 a Milano. Al Ministero del Lavoro è in corso il confronto sugli ammortizzatori sociali per una nuova richiesta di cassa integrazione che coinvolgerebbe 8.622 dipendenti del gruppo. Con l’aiuto di Raffaele abbiamo analizzato il nodo giuridico della sentenza, le condizioni dei lavoratori Tarantini inclusi quelli dell’indotto e la strategia della rete di cittadini che da tempo chiedono la chiusura della fabbrica. Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il secondo approfondimento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia di Armando Palombo, coordinatore della RSU Fiom Cgil dello stabilimento ex Ilva di Genova sulla vertenza di Cornigliano che si inserisce in una linea che la Fiom porta da mesi: rifiuto della cassa integrazione come strumento strutturale, difesa dell’occupazione contro la logica della “sospensione tecnica”, e richiesta di un piano industriale per il sito genovese che non sia dipendente da Taranto. Il riferimento al “ciclo corto” respinto a dicembre è il precedente più recente di questa linea. Taranto si spegne per un decreto del tribunale. Cornigliano si ferma perché non ha coils. Non produce acciaio: lo trasforma. Senza materia prima, si blocca. I commissari di Acciaierie d’Italia hanno un piano: 35.000 tonnellate di coils da fornitori esterni. Ma a gennaio. Non a novembre. In mezzo, due mesi di buco. Due mesi che si chiamano “sospensione tecnica temporanea”. Venerdì notte, una PEC: 870 su 917 in cassa integrazione fino a febbraio. Quasi tutti. La Fiom: «Comportamento schizofrenico, irresponsabile e codardo». I lavoratori occupano l’aeroporto per dieci ore. Il Ministero congela la CIG a 280. Sette giorni. Il 27 ottobre si va a Palazzo Chigi. I lavoratori chiedono: coils ora, piano scritto, legge se serve. Buon ascolto
October 20, 2026
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Il primo approfondimento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia di Raffaele Cataldi del Comitato cittadini e lavoratori liberi e pensanti di Taranto sul futuro della città nella fabbrica. Sabato 17/10/2026 a Taranto è tornata in piazza contro l’ex Ilva. Migliaia di persone, con le croci dei bambini uccisi dal veleno in testa al corteo, hanno rifiutato il ricatto occupazionale e la delega alla magistratura in vista dell’udienza della Cassazione del 20 ottobre. La salute come questione di classe, la riconversione come autodeterminazione dal basso: questa la cornice politica della mobilitazione. Intanto le Sezioni Unite della Cassazione si sono riservate di decidere sui ricorsi contro lo stop dell’area a caldo dell’Ilva di Taranto (scadenza 25 ottobre). Il PM Birritteri ha chiesto di annullare il provvedimento, ritenendo carente il bilanciamento tra salute e produzione. Gli impianti restano in preriscaldo minimo fino al 15 dicembre grazie a un decreto del Governo. Lo stop potrebbe colpire 6.964 lavoratori su 7.875 a Taranto, con ulteriori 870 addetti a Genova, 515 a Novi Ligure e 117 a Milano. Al Ministero del Lavoro è in corso il confronto sugli ammortizzatori sociali per una nuova richiesta di cassa integrazione che coinvolgerebbe 8.622 dipendenti del gruppo. Con l’aiuto di Raffaele abbiamo analizzato il nodo giuridico della sentenza, le condizioni dei lavoratori Tarantini inclusi quelli dell’indotto e la strategia della rete di cittadini che da tempo chiedono la chiusura della fabbrica. Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il secondo approfondimento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia di Armando Palombo, coordinatore della RSU Fiom Cgil dello stabilimento ex Ilva di Genova sulla vertenza di Cornigliano che si inserisce in una linea che la Fiom porta da mesi: rifiuto della cassa integrazione come strumento strutturale, difesa dell’occupazione contro la logica della “sospensione tecnica”, e richiesta di un piano industriale per il sito genovese che non sia dipendente da Taranto. Il riferimento al “ciclo corto” respinto a dicembre è il precedente più recente di questa linea. Taranto si spegne per un decreto del tribunale. Cornigliano si ferma perché non ha coils. Non produce acciaio: lo trasforma. Senza materia prima, si blocca. I commissari di Acciaierie d’Italia hanno un piano: 35.000 tonnellate di coils da fornitori esterni. Ma a gennaio. Non a novembre. In mezzo, due mesi di buco. Due mesi che si chiamano “sospensione tecnica temporanea”. Venerdì notte, una PEC: 870 su 917 in cassa integrazione fino a febbraio. Quasi tutti. La Fiom: «Comportamento schizofrenico, irresponsabile e codardo». I lavoratori occupano l’aeroporto per dieci ore. Il Ministero congela la CIG a 280. Sette giorni. Il 27 ottobre si va a Palazzo Chigi. I lavoratori chiedono: coils ora, piano scritto, legge se serve. Buon ascolto
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Il primo approfondimento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia di Raffaele Cataldi del Comitato cittadini e lavoratori liberi e pensanti di Taranto sul futuro della città nella fabbrica. Sabato 17/10/2026 a Taranto è tornata in piazza contro l’ex Ilva. Migliaia di persone, con le croci dei bambini uccisi dal veleno in testa al corteo, hanno rifiutato il ricatto occupazionale e la delega alla magistratura in vista dell’udienza della Cassazione del 20 ottobre. La salute come questione di classe, la riconversione come autodeterminazione dal basso: questa la cornice politica della mobilitazione. Intanto le Sezioni Unite della Cassazione si sono riservate di decidere sui ricorsi contro lo stop dell’area a caldo dell’Ilva di Taranto (scadenza 25 ottobre). Il PM Birritteri ha chiesto di annullare il provvedimento, ritenendo carente il bilanciamento tra salute e produzione. Gli impianti restano in preriscaldo minimo fino al 15 dicembre grazie a un decreto del Governo. Lo stop potrebbe colpire 6.964 lavoratori su 7.875 a Taranto, con ulteriori 870 addetti a Genova, 515 a Novi Ligure e 117 a Milano. Al Ministero del Lavoro è in corso il confronto sugli ammortizzatori sociali per una nuova richiesta di cassa integrazione che coinvolgerebbe 8.622 dipendenti del gruppo. Con l’aiuto di Raffaele abbiamo analizzato il nodo giuridico della sentenza, le condizioni dei lavoratori Tarantini inclusi quelli dell’indotto e la strategia della rete di cittadini che da tempo chiedono la chiusura della fabbrica. Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il secondo approfondimento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia di Armando Palombo, coordinatore della RSU Fiom Cgil dello stabilimento ex Ilva di Genova sulla vertenza di Cornigliano che si inserisce in una linea che la Fiom porta da mesi: rifiuto della cassa integrazione come strumento strutturale, difesa dell’occupazione contro la logica della “sospensione tecnica”, e richiesta di un piano industriale per il sito genovese che non sia dipendente da Taranto. Il riferimento al “ciclo corto” respinto a dicembre è il precedente più recente di questa linea. Taranto si spegne per un decreto del tribunale. Cornigliano si ferma perché non ha coils. Non produce acciaio: lo trasforma. Senza materia prima, si blocca. I commissari di Acciaierie d’Italia hanno un piano: 35.000 tonnellate di coils da fornitori esterni. Ma a gennaio. Non a novembre. In mezzo, due mesi di buco. Due mesi che si chiamano “sospensione tecnica temporanea”. Venerdì notte, una PEC: 870 su 917 in cassa integrazione fino a febbraio. Quasi tutti. La Fiom: «Comportamento schizofrenico, irresponsabile e codardo». I lavoratori occupano l’aeroporto per dieci ore. Il Ministero congela la CIG a 280. Sette giorni. Il 27 ottobre si va a Palazzo Chigi. I lavoratori chiedono: coils ora, piano scritto, legge se serve. Buon ascolto
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Il primo approfondimento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia di Raffaele Cataldi del Comitato cittadini e lavoratori liberi e pensanti di Taranto sul futuro della città nella fabbrica. Sabato 17/10/2026 a Taranto è tornata in piazza contro l’ex Ilva. Migliaia di persone, con le croci dei bambini uccisi dal veleno in testa al corteo, hanno rifiutato il ricatto occupazionale e la delega alla magistratura in vista dell’udienza della Cassazione del 20 ottobre. La salute come questione di classe, la riconversione come autodeterminazione dal basso: questa la cornice politica della mobilitazione. Intanto le Sezioni Unite della Cassazione si sono riservate di decidere sui ricorsi contro lo stop dell’area a caldo dell’Ilva di Taranto (scadenza 25 ottobre). Il PM Birritteri ha chiesto di annullare il provvedimento, ritenendo carente il bilanciamento tra salute e produzione. Gli impianti restano in preriscaldo minimo fino al 15 dicembre grazie a un decreto del Governo. Lo stop potrebbe colpire 6.964 lavoratori su 7.875 a Taranto, con ulteriori 870 addetti a Genova, 515 a Novi Ligure e 117 a Milano. Al Ministero del Lavoro è in corso il confronto sugli ammortizzatori sociali per una nuova richiesta di cassa integrazione che coinvolgerebbe 8.622 dipendenti del gruppo. Con l’aiuto di Raffaele abbiamo analizzato il nodo giuridico della sentenza, le condizioni dei lavoratori Tarantini inclusi quelli dell’indotto e la strategia della rete di cittadini che da tempo chiedono la chiusura della fabbrica. Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il secondo approfondimento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia di Armando Palombo, coordinatore della RSU Fiom Cgil dello stabilimento ex Ilva di Genova sulla vertenza di Cornigliano che si inserisce in una linea che la Fiom porta da mesi: rifiuto della cassa integrazione come strumento strutturale, difesa dell’occupazione contro la logica della “sospensione tecnica”, e richiesta di un piano industriale per il sito genovese che non sia dipendente da Taranto. Il riferimento al “ciclo corto” respinto a dicembre è il precedente più recente di questa linea. Taranto si spegne per un decreto del tribunale. Cornigliano si ferma perché non ha coils. Non produce acciaio: lo trasforma. Senza materia prima, si blocca. I commissari di Acciaierie d’Italia hanno un piano: 35.000 tonnellate di coils da fornitori esterni. Ma a gennaio. Non a novembre. In mezzo, due mesi di buco. Due mesi che si chiamano “sospensione tecnica temporanea”. Venerdì notte, una PEC: 870 su 917 in cassa integrazione fino a febbraio. Quasi tutti. La Fiom: «Comportamento schizofrenico, irresponsabile e codardo». I lavoratori occupano l’aeroporto per dieci ore. Il Ministero congela la CIG a 280. Sette giorni. Il 27 ottobre si va a Palazzo Chigi. I lavoratori chiedono: coils ora, piano scritto, legge se serve. Buon ascolto
October 20, 2026
Radio Blackout
Puntata del 30/06/2026@1
Il primo approfondimento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia di Federico Giusti della CUB Pisa e del blog delegati e lavoratori sul discusso provvedimento del governo che introduce dal 1 luglio 2026 la CIG in caso di caldo estremo. con l’aiuto del nostro ospite siamo entrati nel merito del provvedimento che tutela i lavoratori dalle situazioni climatiche eccezionali, ma con fondi dimezzati rispetto allo scorso anno e: * nonostante le ondate di calore fuori misura di queste settimane la copertura è prevista dal primo luglio * sono esclusi i rider, il settore della pesca, li stagionali del turismo, lavoratori autonomi, le partite Iva e tutte le categorie che non rientrano nel sistema degli ammortizzatori sociali richiamato dal decreto Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il secondo argomento della puntata ha riguardato le lotte dei lavoratori nel mondo della logistica piemontese. In collegamento telefonico con Fabio del SiCobas Piemonte siamo andati nello specifico a raccontare le vicende che hanno riguardato lo stabilimento in quel di Tortona di IN’S discount. Questi lavoratori, stanchi di turni di lavoro mal organizzati, ticket mensa di importo insufficiente ma soprattutto dei soprusi ai loro danni, agiti da un preposto che creava un clima di terrore all’interno dello stabilimento (oltre a che essere accusato dai lavoratori di veri e propri episodi di violenza fisica e razzismo), hanno deciso di mobilitarsi mettendosi in presidio davanti agli stabilimenti di IN’S con l’intento di bloccare il traffico delle merci. La loro iniziativa ha funzionato talmente bene, da rendere la loro lotta nota a tutta la clientela del marchio di discount, che non ha potuto per più di una settimana riempire gli scaffali dei loro punti vendita. Dopo varie fumate nere arrivate dopo i colloqui in prefettura, tentativi di sfondamento del picchetto da parte di camionisti, cariche della polizia a tutela dei padroni, i lavoratori e il sindacato di base, sono riusciti ad ottenere quello che volevano, confermando che in questo come in altri ambiti è solo la lotta che paga. Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il terzo approfondimento della serata lo abbiamo fatto tramite un contributo registrato preparato dalla redazione di Radio Blackout: Venerdì 26 e Sabato 27 Giugno un presidio formatosi davanti al ristorante Meat-TO di via Carlo Boucheron 18 ha sostenuto lo sciopero di due lavoratori addetti alle cucine. Il lavoro senza sosta, 7 giorni su 7 e per paghe misere, ha portato due lavoratori di origine bengalese a rivendicare migliori condizioni. Attraverso l’intervento del sindacato e la solidarietà di alcuni gruppi di compagni e compagne una mobilitazione ha preso forma nel week end per sensibilizzare i e le clienti. Come in altri settori che reggono sulla manodopera di persone razzializzate, ad emergere è non solo il ricatto della sopravvivenza, ma anche quello di accettare condizioni di sfruttamento pur di garantirsi un contratto che possa consentire il riconoscimento del permesso di soggiorno. Insieme ad un compagno del collettivo Ujamaa un racconto della mobilitazione. AGGIORNAMENTO: la mobilitazione continua anche Venerdì 3 e Sabato 4 Luglio dalle ore 18 PRESIDIO IN VIA CARLO BOUCHERON 18 Buon ascolto
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Il primo approfondimento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia di Federico Giusti della CUB Pisa e del blog delegati e lavoratori sul discusso provvedimento del governo che introduce dal 1 luglio 2026 la CIG in caso di caldo estremo. con l’aiuto del nostro ospite siamo entrati nel merito del provvedimento che tutela i lavoratori dalle situazioni climatiche eccezionali, ma con fondi dimezzati rispetto allo scorso anno e: * nonostante le ondate di calore fuori misura di queste settimane la copertura è prevista dal primo luglio * sono esclusi i rider, il settore della pesca, li stagionali del turismo, lavoratori autonomi, le partite Iva e tutte le categorie che non rientrano nel sistema degli ammortizzatori sociali richiamato dal decreto Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il secondo argomento della puntata ha riguardato le lotte dei lavoratori nel mondo della logistica piemontese. In collegamento telefonico con Fabio del SiCobas Piemonte siamo andati nello specifico a raccontare le vicende che hanno riguardato lo stabilimento in quel di Tortona di IN’S discount. Questi lavoratori, stanchi di turni di lavoro mal organizzati, ticket mensa di importo insufficiente ma soprattutto dei soprusi ai loro danni, agiti da un preposto che creava un clima di terrore all’interno dello stabilimento (oltre a che essere accusato dai lavoratori di veri e propri episodi di violenza fisica e razzismo), hanno deciso di mobilitarsi mettendosi in presidio davanti agli stabilimenti di IN’S con l’intento di bloccare il traffico delle merci. La loro iniziativa ha funzionato talmente bene, da rendere la loro lotta nota a tutta la clientela del marchio di discount, che non ha potuto per più di una settimana riempire gli scaffali dei loro punti vendita. Dopo varie fumate nere arrivate dopo i colloqui in prefettura, tentativi di sfondamento del picchetto da parte di camionisti, cariche della polizia a tutela dei padroni, i lavoratori e il sindacato di base, sono riusciti ad ottenere quello che volevano, confermando che in questo come in altri ambiti è solo la lotta che paga. Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il terzo approfondimento della serata lo abbiamo fatto tramite un contributo registrato preparato dalla redazione di Radio Blackout: Venerdì 26 e Sabato 27 Giugno un presidio formatosi davanti al ristorante Meat-TO di via Carlo Boucheron 18 ha sostenuto lo sciopero di due lavoratori addetti alle cucine. Il lavoro senza sosta, 7 giorni su 7 e per paghe misere, ha portato due lavoratori di origine bengalese a rivendicare migliori condizioni. Attraverso l’intervento del sindacato e la solidarietà di alcuni gruppi di compagni e compagne una mobilitazione ha preso forma nel week end per sensibilizzare i e le clienti. Come in altri settori che reggono sulla manodopera di persone razzializzate, ad emergere è non solo il ricatto della sopravvivenza, ma anche quello di accettare condizioni di sfruttamento pur di garantirsi un contratto che possa consentire il riconoscimento del permesso di soggiorno. Insieme ad un compagno del collettivo Ujamaa un racconto della mobilitazione. AGGIORNAMENTO: la mobilitazione continua anche Venerdì 3 e Sabato 4 Luglio dalle ore 18 PRESIDIO IN VIA CARLO BOUCHERON 18 Buon ascolto
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Il primo approfondimento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia di Federico Giusti della CUB Pisa e del blog delegati e lavoratori sul discusso provvedimento del governo che introduce dal 1 luglio 2026 la CIG in caso di caldo estremo. con l’aiuto del nostro ospite siamo entrati nel merito del provvedimento che tutela i lavoratori dalle situazioni climatiche eccezionali, ma con fondi dimezzati rispetto allo scorso anno e: * nonostante le ondate di calore fuori misura di queste settimane la copertura è prevista dal primo luglio * sono esclusi i rider, il settore della pesca, li stagionali del turismo, lavoratori autonomi, le partite Iva e tutte le categorie che non rientrano nel sistema degli ammortizzatori sociali richiamato dal decreto Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il secondo argomento della puntata ha riguardato le lotte dei lavoratori nel mondo della logistica piemontese. In collegamento telefonico con Fabio del SiCobas Piemonte siamo andati nello specifico a raccontare le vicende che hanno riguardato lo stabilimento in quel di Tortona di IN’S discount. Questi lavoratori, stanchi di turni di lavoro mal organizzati, ticket mensa di importo insufficiente ma soprattutto dei soprusi ai loro danni, agiti da un preposto che creava un clima di terrore all’interno dello stabilimento (oltre a che essere accusato dai lavoratori di veri e propri episodi di violenza fisica e razzismo), hanno deciso di mobilitarsi mettendosi in presidio davanti agli stabilimenti di IN’S con l’intento di bloccare il traffico delle merci. La loro iniziativa ha funzionato talmente bene, da rendere la loro lotta nota a tutta la clientela del marchio di discount, che non ha potuto per più di una settimana riempire gli scaffali dei loro punti vendita. Dopo varie fumate nere arrivate dopo i colloqui in prefettura, tentativi di sfondamento del picchetto da parte di camionisti, cariche della polizia a tutela dei padroni, i lavoratori e il sindacato di base, sono riusciti ad ottenere quello che volevano, confermando che in questo come in altri ambiti è solo la lotta che paga. Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il terzo approfondimento della serata lo abbiamo fatto tramite un contributo registrato preparato dalla redazione di Radio Blackout: Venerdì 26 e Sabato 27 Giugno un presidio formatosi davanti al ristorante Meat-TO di via Carlo Boucheron 18 ha sostenuto lo sciopero di due lavoratori addetti alle cucine. Il lavoro senza sosta, 7 giorni su 7 e per paghe misere, ha portato due lavoratori di origine bengalese a rivendicare migliori condizioni. Attraverso l’intervento del sindacato e la solidarietà di alcuni gruppi di compagni e compagne una mobilitazione ha preso forma nel week end per sensibilizzare i e le clienti. Come in altri settori che reggono sulla manodopera di persone razzializzate, ad emergere è non solo il ricatto della sopravvivenza, ma anche quello di accettare condizioni di sfruttamento pur di garantirsi un contratto che possa consentire il riconoscimento del permesso di soggiorno. Insieme ad un compagno del collettivo Ujamaa un racconto della mobilitazione. AGGIORNAMENTO: la mobilitazione continua anche Venerdì 3 e Sabato 4 Luglio dalle ore 18 PRESIDIO IN VIA CARLO BOUCHERON 18 Buon ascolto
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Il primo approfondimento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia di Federico Giusti della CUB Pisa e del blog delegati e lavoratori sul discusso provvedimento del governo che introduce dal 1 luglio 2026 la CIG in caso di caldo estremo. con l’aiuto del nostro ospite siamo entrati nel merito del provvedimento che tutela i lavoratori dalle situazioni climatiche eccezionali, ma con fondi dimezzati rispetto allo scorso anno e: * nonostante le ondate di calore fuori misura di queste settimane la copertura è prevista dal primo luglio * sono esclusi i rider, il settore della pesca, li stagionali del turismo, lavoratori autonomi, le partite Iva e tutte le categorie che non rientrano nel sistema degli ammortizzatori sociali richiamato dal decreto Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il secondo argomento della puntata ha riguardato le lotte dei lavoratori nel mondo della logistica piemontese. In collegamento telefonico con Fabio del SiCobas Piemonte siamo andati nello specifico a raccontare le vicende che hanno riguardato lo stabilimento in quel di Tortona di IN’S discount. Questi lavoratori, stanchi di turni di lavoro mal organizzati, ticket mensa di importo insufficiente ma soprattutto dei soprusi ai loro danni, agiti da un preposto che creava un clima di terrore all’interno dello stabilimento (oltre a che essere accusato dai lavoratori di veri e propri episodi di violenza fisica e razzismo), hanno deciso di mobilitarsi mettendosi in presidio davanti agli stabilimenti di IN’S con l’intento di bloccare il traffico delle merci. La loro iniziativa ha funzionato talmente bene, da rendere la loro lotta nota a tutta la clientela del marchio di discount, che non ha potuto per più di una settimana riempire gli scaffali dei loro punti vendita. Dopo varie fumate nere arrivate dopo i colloqui in prefettura, tentativi di sfondamento del picchetto da parte di camionisti, cariche della polizia a tutela dei padroni, i lavoratori e il sindacato di base, sono riusciti ad ottenere quello che volevano, confermando che in questo come in altri ambiti è solo la lotta che paga. Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il terzo approfondimento della serata lo abbiamo fatto tramite un contributo registrato preparato dalla redazione di Radio Blackout: Venerdì 26 e Sabato 27 Giugno un presidio formatosi davanti al ristorante Meat-TO di via Carlo Boucheron 18 ha sostenuto lo sciopero di due lavoratori addetti alle cucine. Il lavoro senza sosta, 7 giorni su 7 e per paghe misere, ha portato due lavoratori di origine bengalese a rivendicare migliori condizioni. Attraverso l’intervento del sindacato e la solidarietà di alcuni gruppi di compagni e compagne una mobilitazione ha preso forma nel week end per sensibilizzare i e le clienti. Come in altri settori che reggono sulla manodopera di persone razzializzate, ad emergere è non solo il ricatto della sopravvivenza, ma anche quello di accettare condizioni di sfruttamento pur di garantirsi un contratto che possa consentire il riconoscimento del permesso di soggiorno. Insieme ad un compagno del collettivo Ujamaa un racconto della mobilitazione. AGGIORNAMENTO: la mobilitazione continua anche Venerdì 3 e Sabato 4 Luglio dalle ore 18 PRESIDIO IN VIA CARLO BOUCHERON 18 Buon ascolto
Puntata del 30/06/2026@1
Il primo approfondimento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia di Federico Giusti della CUB Pisa e del blog delegati e lavoratori sul discusso provvedimento del governo che introduce dal 1 luglio 2026 la CIG in caso di caldo estremo. con l’aiuto del nostro ospite siamo entrati nel merito del provvedimento che tutela i lavoratori dalle situazioni climatiche eccezionali, ma con fondi dimezzati rispetto allo scorso anno e: * nonostante le ondate di calore fuori misura di queste settimane la copertura è prevista dal primo luglio * sono esclusi i rider, il settore della pesca, li stagionali del turismo, lavoratori autonomi, le partite Iva e tutte le categorie che non rientrano nel sistema degli ammortizzatori sociali richiamato dal decreto Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il secondo argomento della puntata ha riguardato le lotte dei lavoratori nel mondo della logistica piemontese. In collegamento telefonico con Fabio del SiCobas Piemonte siamo andati nello specifico a raccontare le vicende che hanno riguardato lo stabilimento in quel di Tortona di IN’S discount. Questi lavoratori, stanchi di turni di lavoro mal organizzati, ticket mensa di importo insufficiente ma soprattutto dei soprusi ai loro danni, agiti da un preposto che creava un clima di terrore all’interno dello stabilimento (oltre a che essere accusato dai lavoratori di veri e propri episodi di violenza fisica e razzismo), hanno deciso di mobilitarsi mettendosi in presidio davanti agli stabilimenti di IN’S con l’intento di bloccare il traffico delle merci. La loro iniziativa ha funzionato talmente bene, da rendere la loro lotta nota a tutta la clientela del marchio di discount, che non ha potuto per più di una settimana riempire gli scaffali dei loro punti vendita. Dopo varie fumate nere arrivate dopo i colloqui in prefettura, tentativi di sfondamento del picchetto da parte di camionisti, cariche della polizia a tutela dei padroni, i lavoratori e il sindacato di base, sono riusciti ad ottenere quello che volevano, confermando che in questo come in altri ambiti è solo la lotta che paga. Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il terzo approfondimento della serata lo abbiamo fatto tramite un contributo registrato preparato dalla redazione di Radio Blackout: Venerdì 26 e Sabato 27 Giugno un presidio formatosi davanti al ristorante Meat-TO di via Carlo Boucheron 18 ha sostenuto lo sciopero di due lavoratori addetti alle cucine. Il lavoro senza sosta, 7 giorni su 7 e per paghe misere, ha portato due lavoratori di origine bengalese a rivendicare migliori condizioni. Attraverso l’intervento del sindacato e la solidarietà di alcuni gruppi di compagni e compagne una mobilitazione ha preso forma nel week end per sensibilizzare i e le clienti. Come in altri settori che reggono sulla manodopera di persone razzializzate, ad emergere è non solo il ricatto della sopravvivenza, ma anche quello di accettare condizioni di sfruttamento pur di garantirsi un contratto che possa consentire il riconoscimento del permesso di soggiorno. Insieme ad un compagno del collettivo Ujamaa un racconto della mobilitazione. AGGIORNAMENTO: la mobilitazione continua anche Venerdì 3 e Sabato 4 Luglio dalle ore 18 PRESIDIO IN VIA CARLO BOUCHERON 18 Buon ascolto