La Cina alla superficie della storiaLE RELAZIONI TRA USA E CINA MIGLIORERANNO SEMPRE DI PIÙ E SARANNO BASATE SULLA
COOPERAZIONE, ASSICURANO IN QUESTI GIORNI XI JINPING E DONALD TRUMP. QUELLO CHE
È CERTO CHE È NESSUNO CONOSCE CON ESATTEZZA QUALE SARÀ IL MONDO CHE LE GUERRE,
MILITARI E COMMERCIALI, STANNO CERCANDO DI ISTITUIRE. ALCUNI DICONO CHE, A
COMINCIARE DALLA GESTIONE DELLE MATERIE PRIME “RARE”, LA CINA PUÒ COSTITUIRE
UN’ALTERNATIVA ALLA DISTRUTTIVA ARROGANZA STATUNITENSE. DI CERTO ANCHE LA CINA
HA UN ODIOSO SISTEMA MILITARE, PER ALTRO SEMPRE PIÙ BASATO SULL’IA, CHE HA
BISOGNO DI ENORMI QUANTITÀ DI ENERGIA. DI CERTO, LA INDUSTRIE CINESI, CHE
RESTANO IN GRAN PARTE MEDIO-PICCOLE, SONO AD ALTISSIMA INTENSITÀ DI MANODOPERA.
DI CERTO, LA QUALITÀ DELLA VITA NELLE CAMPAGNE DELLA CINA NON È PARAGONABILE A
QUELLA DELLE CITTÀ. DAL FRAGILE MICRCOSMO DI UNO SPAZIO INDIPENDENTE COME COMUNE
ABBIAMO ANCHE ALTRE TRE PICCOLE CERTEZZE. LA PRIMA, LE SOCIETÀ IN BASSO SONO
COMPLESSE ED È SBAGLIATO FARLE COINCIDERE CON CHI LE GOVERNA. LA SECONDA: NON
ESISTONO POTENZE BUONE: TUTTE SONO PARTE DELLO STESSO SISTEMA CAPITALISTA,
PATRIARCALE E COLONIALE. LA TERZA: ABBIAMO SEMPRE PIÙ BISOGNO DI GUARDARE IL
MONDO NON CON LA GEOPOLITICA E LE GUERRE TRA GLI STATI, MA SAPPIAMO CHE NON È
FACILE
Foto di Eric Prouzet su Unsplash
--------------------------------------------------------------------------------
L’articolo è un’anticipazione di uno dei capitoli finali di Nel laboratorio
della guerra. Storia del presente, antropologie, strategie planetarie, di
prossima pubblicazione. Si tratta di una ricerca storica che rileva i nessi e
gli effetti di separazione di un recente passato dal nuovo mondo che la guerra
istituisce, non più definito da categorie filosofico-politiche, forme giuridiche
e campi di intervento specifici. Per districare l’intreccio tra gli assetti di
potere e i modi di governo delle popolazioni, proviamo ad applicare l’analitica
della guerra elaborata da Michel Foucault a quelle che lo storico dell’economia
Giovanni Arrighi ha definito “transizioni egemoniche”.
La Cina oggi non è solo potenza terrestre, marittima e spaziale, è l’immagine,
il sogno e il luogo di un’eterotopia alternativa al gioco geopolitico a somma
zero, in cui uno domina se l’altro è annientato.
Per questo le preoccupazioni autarchiche e la guerra unilaterale ingaggiata
dagli Stati Uniti, soprattutto riguardo a risorse e tecnologie, hanno ragioni
che attengono all’inevitabile declino egemonico statunitense e alla visione
cosmica, di pace e armonia, dettata dalla Cina. Di ciò testimonia il documento
della National Security Strategy del novembre 2025, che nella versione riservata
sancisce il fallimento dell’egemonia americana.1 Come affermano molti analisti a
oriente e a occidente, nonostante i tentativi di prolungare il dominio,
l’egemonia degli Stati Uniti sta scadendo.2 Le nuove vie della seta sono state
bloccate dall’Europa nel 2023, ma continuano ad essere un’alternativa possibile
ai dazi e ai ricatti commerciali e bellici degli Stati Uniti.
Il principio cinese è che l’occupazione di spazi continentali alimenta scambi e
relazioni e non serve ad annichilire l’avversario. Come intuiva Arrighi,
l’eventuale transizione dall’egemonia statunitense a quella cinese non
consisterà nel sostituire all’unilateralismo un altro unilateralismo, perché la
Cina «non ha i mezzi e la volontà per… cimentarsi in un uso globale della
propria capacità bellica.».3 Ciò anzitutto perché per Pechino l’obiettivo non è
la guerra ma promuovere la cooperazione internazionale «superando la logica a
somma zero e l’approccio unilaterale».4
Nel 2001 Pechino ha aderito all’Organizzazione Mondiale del Commercio, ma la
svolta c’è stata dopo il XVIII Congresso del PCC. Il concetto portante della
strategia politica cinese è la creazione di una «comunità con un futuro
condiviso per il genere umano».5 Anche se con l’avvento di Xi Jimping la
Repubblica Popolare ha intensificato le attività militari, la priorità
politico-strategica è «l’aumento del benessere dei cinesi».6
Certo, la Cina ha bisogno che la competizione sia controllata e prevedibile, per
le storiche questioni aperte: Taiwan, diritti umani e diritto allo sviluppo che
gli Stati Uniti fanno di tutto per impedire, ma «non cerca una leadership
globale improntata al modello americano e non ritiene che gli Stati Uniti
abbandoneranno l’Asia».7
Benchè Pechino abbia eliminato statisticamente la povertà assoluta nel 2020, «la
qualità della vita nelle campagne non è paragonabile a quella delle città».8
L’esplosione dell’high-tech ha contribuito poco a consolidare il quadro
economico. La forza lavoro cinese «è una delle meno istruite tra i paesi a
reddito medio… Le industrie del settore infatti, sono in gran parte
medio-piccole ma soprattutto ad alta intensità di manodopera… come la sanità o
la scuola restano pericolosamente negletti».9 Il riferimento è ai «900 milioni
di individui che continuano a vivere con circa 10 dollari al giorno, spesso
nelle regioni interne.
Gli investimenti nell’Intelligenza Artificiale, nelle tecnologie quantistiche,
nelle biotecnologie, nel G6 e nelle auto elettriche, mirano a creare nuovi posti
di lavoro che si attestano comunque intorno al 20%.10
Nel 2024 la Cina ha prodotto «…l’80% dei pannelli solari e il 70% dei veicoli
elettrici prodotti nel mondo… Tuttavia ha anche istallato il doppio di tutta la
capacità fotovoltaica presente negli Stati Uniti, totalizzando il 55% delle
nuove istallazioni a livello globale. Ha inoltre acquistato circa il 75% delle
auto elettriche fabbricate nel mondo, sebbene il governo abbia quasi eliminato
gli incentivi».11 Ma questo exploit paga il prezzo di una sovrapproduzione che
Pechino non riesce a controllare. Pannelli solari, auto elettriche e batterie
sono prodotte in “cieca espansione” che premia velocità e quantità rispetto a
produttività e diversificazione.12 «L’enfasi sulla quantità riduce al minimo i
margini di profitto, sicché quando la domanda stagna e/o la concorrenza cresce,
le aziende tagliano i prezzi del 30% in media su 230 modelli di auto elettriche
negli ultimi due anni».13 Le aziende comunque non chiudono: le banche
parastatali preferiscono rifinanziarle per non precipitare ricadute
occupazionali “sgradite a Pechino”. Tuttavia, il termine “involuzione” è
ricorrente e diffuso. Descrive la «trappola socioeconomica creata da una
competizione esasperata…, che genera rendimenti decrescenti: persone e aziende
lavorano sempre di più, ma ottengono sempre meno».14
Pechino apre da anni le porte a studiosi, accademici e scienziati stranieri e
promuove molte iniziative internazionali, all’opposto di Washington, che
vorrebbe limitare l’accesso di stranieri agli atenei.15 Il vicedirettore dello
Shanghai Institute for International Strategic Studies scrive che «Pechino non
desidera la competizione con gli Stati Uniti, ma la cooperazione, che “porta
benefici a entrambi, mentre scontrarsi danneggia entrambi”».16
Il tutto si evince dal 15° piano quinquennale. Due documenti del Comitato
Centrale del PCC, le “raccomandazioni per l’elaborazione della pace” e “domande
e risposte”, indicano le linee progettuali cinesi dei prossimi cinque anni
(2026-2030). Sviluppare la circolazione interna, cioè il mercato interno, in
rapporto con il mercato esterno; sviluppare «la stabilità e la crescita a lungo
termine della circolazione interna possono contrastare le incertezze che sorgono
dalla circolazione internazionale»17. Inoltre, per “intensificare gli scambi e
l’apprendimento reciproco tra civiltà” occorre sostenere lo sviluppo
internazionale dei social media, internazionalizzando le piattaforme cinesi:
Douyin (versione di TikTok), Xiaohongshu (come RedNote), Weibo (omologo di X).18
Quindi, occorre incentivare il multipolarismo, dal momento che «alcuni paesi
occidentali… provano ancora a mantenere un’egemonia unipolare, ma queste azioni
scontano la diffusa opposizione della comunità internazionale»,19 e i rischi
connessi alla sicurezza strategica sono in aumento: la fiducia reciproca tra le
potenze nucleari si sta indebolendo.
Fatta la tara alla retorica del “morale alto” e della “salda forza di volontà”
raccomandata ai cinesi, le domande e risposte al documento del piano
quinquennale affermano la necessità di resistere al «contenimento, soppressione
e coercizione esterni, senza mai cedere alla politica di potenza e
all’intimidazione».20 Perché «più gli altri costruiscono “piccoli cortili con
steccati o spingono per il disaccoppiamento [dall’economia cinese], più
promuoveremo con fermezza aperture ad alto livello.».21 Infine, è necessario
promuovere l’autosufficienza e mantenere il controllo di aree chiave, perseguire
l’autonomia scientifica e tecnologica… promuovere l’innovazione indipendente e
originale, rimuovere le strozzature nelle tecnologie critiche».22
La guerra russo-ucraina, il 7 ottobre, il genocidio a Gaza e la pulizia etnica
in Cisgiordania, il rapimento del presidente venezuelano Maduro, le minacce a
Cuba e la guerra israelo-statunitense al Libano e all’Iran, hanno spinto Pechino
a ridefinire la concezione dell’arte bellica. Le armi autonome governate da
algoritmi e Intelligenza Artificiale hanno trasformato in brevissimi tempo la
forma dei conflitti. «Il mondo sta passando dall’epoca dell’informazione a
quella dell’intelligenza generativa».23 Oggi il duello avviene tra sistemi
basati sulle reti, tramite piattaforme con e senza equipaggio.
Dalla guerra del Golfo del 1990-’91, all’11 settembre 2001, le guerre degli
Stati Uniti e della Nato hanno evidenziato la centralità dell’informazione. Già
prima dell’invasione russa «Pechino aveva anticipato il ruolo che avrebbe svolto
l’integrazione di tecnologie spaziali, informazione, nanotecnologie, Internet,
capacità quantistiche, robotica, AI.».24 I vertici militari cinesi hanno
condotto ricerche approfondite sull’impiego di droni nella guerra in Ucraina.
Dal 2010, l’Esercito popolare di liberazione ha elaborato quattro scenari: una
guerra difensiva contro una superpotenza «pronta a intervenire per fermare
un’operazione militare cinese nel suo estero vicino»;25 uno scontro con Taiwan;
un conflitto di piccola o media entità per dispute territoriali (per esempio
lungo il confine sino-indiano); operazioni a bassa intensità e di natura non
convenzionale26. «La prospettiva di un conflitto sino-statunitense è servita da
propulsore per il processo di modernizzazione dell’Epl».27Nessuno crede più alla
pace basata sulla rinuncia all’impiego delle armi nucleari. Entro il 2030 e
secondo la teoria della “mutua distruzione assicurata”, l’arsenale nucleare
della Repubblica Popolare raggiungerà le mille testate.
Per Xi Jimping è essenziale promuovere la Global Governance Initiative, rivelata
a settembre 2025 a Tianjin.28 Per Pechino l’obiettivo non è la guerra ma
promuovere la cooperazione internazionale «superando la logica a somma zero e
l’approccio unilaterale».29 La Global Governance ha valore storico perché è
«frutto dell’interazione tra pensiero politico tradizionale ed esperienza
moderna».30 Solidale al principio confuciano “Quando la Grande Via prevale, il
mondo appartiene a tutti”, la Repubblica Popolare punta ad una governance con
ordine e ragione, non basata su un potere coercitivo, ma sul “governo attraverso
la virtù”. Così un principio etico diviene filosofia politica. Il suo valore
strategico, almeno su scala nazionale, è pari, se non superiore, a quello del
realismo geopolitico che si limita a registrare lo status quo e non genera
alcuna trasformazione.
Uguaglianza delle sovranità e non ingerenza negli affari interni;
multilateralismo fondato su consultazioni ampie, non su architetture regionali
come il G7 o il G4, tra paesi che appartengono ad una cerchia ristretta;
gestione dell’ordine internazionale centrata sulle persone, promuovendo il
benessere delle popolazioni e l’equità sociale31. Questi sono i principi cinesi
di un diverso ordine mondiale che oppone la strategia della sapienza all’idiozia
psicopatica assassina.
La Cina ha promosso l’ampliamento dei BRICS, ha sostenuto il Sudafrica nel G20 e
ha «trasformato l’organizzazione per la cooperazione di Shangai nella più grande
architettura regionale al mondo, per territorio e popolazione».32
Con il ritorno di Trump alla presidenza, gli Stati Uniti si sono ritirati dalle
alleanze globali sulla governance di Internet, sugli standard dell’IA e sulle
catene di approvvigionamento dei semiconduttori.33Il nazionalismo digitale
statunitense basato sulla protezione delle Big Tech dalla concorrenza straniera
si è esplicitato nel Decoupling Act del 2025, «che include misure drastiche come
il divieto di importazione ed esportazione di tecnologia AI da e verso la Cina e
restrizioni alla ricerca sull’AI collaborativa con entità cinesi».34
La Cina ha sviluppato un intero ecosistema digitale parallelo: Baidu per Google,
WeChat per WathsApp, Weibo per X, Alibaba e J.D.com per Amazon. La Digital Silk
Road (via della seta digitale) prevede investimenti in infrastrutture digitali e
tecnologie di sorveglianza in paesi come VietNam, Zimbabwe, Uganda, che mira a
ridurre le interdipendenze tecnologiche «considerate rischi per la sicurezza
nazionale».35
Dal 2015 la traiettoria di sviluppo delle tecnologie digitali cinesi è orientata
a colmare il divario nei confronti degli Stati Uniti e dalla necessità di
sviluppare tecnologie duali (dual use) civili e militari, in maniera speculare.
Già nel 2016 l’esercito cinese annuncia lo sviluppo di missili balistici basati
sull’IA, che comincia ad essere impiegata come negli Stati Uniti per i processi
di addestramento e di valutazione del personale di comando.36
Nel 2017, in un articolo del “People’s Liberation Army Daily”, rivista ufficiale
dell’esercito, «Wang Weixing, responsabile dei progetti di ricerca d’avanguardia
delle forze armate cinesi, suggerisce di dirottare parte delle risorse destinate
alla costruzione di portaerei e caccia di ultima generazione su IA e droni.».37
Nel 2018 a Baidu si costituisce il Laboratorio congiunto delle tecnologie di
comando e controllo intelligenti, con il compito di sviluppare tecnologia IA di
supporto alle decisioni operative nei teatri di guerra, simili a quelle che
Alphabet, Microsoft e ancor più Palantir forniscono al Dipartimento della Difesa
statunitense e alle forze armate israeliane.38
La porosità dei confini tra imprese come Huawey e apparato militare, come
avviene negli Stati Uniti, consente di trasferire competenze da e verso
l’apparato militare. Nel 2017 la società statale CETC testa con successo il suo
primo sciame di droni. Ma è la guerra russo-ucraina che permette alla Cina di
imparare molto sulla produzione di droni a basso costo ed elevate capacità
belliche.
Nel 2023 la NORINCO «ha presentato la sua nuova linea di cani-robot impiegabili
per attività di sorveglianza e ricognizione…»39, ma le mobilitazioni sociali
hanno favorito l’adozione di norme a tutela della privacy ispirate al modello
dell’Unione Europea.40
L’IA generativa DeepSeek che rappresenta un’alternativa acuminata a basso costo
alle potenti IA delle BigTech, è oggi ai vertici del complesso militare-digitale
cinese. Le IA generative hanno bisogno di enormi quantità di energia per
allenare gli algoritmi di apprendimento. La Cina negli ultimi dieci anni ha
sviluppato 34 linee di trasmissione di tensione ultra-alta (UHV), mentre gli
Stati Uniti neanche una.41 La rete elettrica statunitense è obsoleta e funziona
al massimo delle sue capacità, generando rilevanti problemi di congestione, con
implicazioni negative riguardo al supporto di attività industriali e tecnologie
energivore.42
Ma è sulle materie prime “rare” che lo scontro con gli Stati Uniti dimostra che
la Cina può costituire l’alternativa egemonica alla distruttiva arroganza
americana. Il 2 aprile 2025 Trump annuncia il ‘liberation day’, imponendo dazi
al mondo, per colpire i paesi che hanno esportato negli Stati Uniti più di
quanto abbiano importato. L’obiettivo è ridurre il deficit della bilancia dei
pagamenti. I dazi imposti alla Cina raggiungono il 145%. Mentre tutti i paesi
colpiti dai dazi rimangono inerti, la Cina già colpita dal 2018 e a cui gli
Stati Uniti hanno impedito di importare semiconduttori di ultima generazione,
impone dazi al 125% sulle merci importate.
Inoltre, il 4 aprile 2025, viene pubblicato “l’annuncio numero 18”. La Cina
introduce un regime globale di controllo sulle esportazioni di magneti basati
sulle terre rare, di cui ormai controlla la gran parte dell’estrazione in Cina e
nelle economie africane e sudamericane. I settori più colpiti sono militare,
aerospazio, energia e automobili. Non si tratta di un divieto definitivo di
esportare, ma della richiesta alle aziende che importano di una specifica
licenza rilasciata da un organismo di controllo. Inoltre, il governo cinese
vieta ad alcune aziende statunitensi che operano nei settori difesa e
aerospazio, di avere accesso a materie prime e componenti con finalità duale,
civile e militare.43
In Corea del Sud a Busan a fine ottobre 2025 Xi Jimping e Trump siglano una
tregua commerciale: riduzione di alcune tariffe sulle merci cinesi in cambio
della sospensione delle restrizioni sulle esportazioni di terre rare.44
«You met me in a very Chinese moment of my life» è la frase diventata virale su
TikTok, che indica l’apprezzamento dei giovani per usi e costumi della
Repubblica Popolare.45 In un certo senso, potrebbe essere vero.
--------------------------------------------------------------------------------
1 Giorgio Cuscito, La lunga marcia di Xi verso il centro del mondo, in “limes”.
Rivista italiana di geopolitica, Il tempo della Cina, 12/2025
2 cfr. Hou Aijun, Pechino è con Mosca contro il revisionismo occidentale, in
“id.”, p. 133.
3 G. Cuscito, p.14.
4 Dong Yifan eCui Puge, La nuova missione cinese. Sfidare l’occidente e sedurre
il resto del mondo, in “id”, p.99.
5 Cit. id., p. 100.
6 Cuscito p. 17.
7 Zhao Long, USA e Cina avversari leali, in “id.”, cit. p. 28.
8 Cuscito p. 17.
9 Fabrizio Maronta, L’economia vola. La Cina ha un problema, in “id.”, cit. p.
51.
10 Cuscito, p. 17.
11 Maronta, p. 48, nota 11 «Trends in electric car markets», in Global EV
Outlook 2025 – Expanding sales in diverse markets, International Energy Agency
(IEA), luglio 2025; F. Lambert, «Electrict vehicles reach tipping point in
China, surge to 51% market share», Elektrek, 29/8/ 2025; Ember, «China»,
aggiornato al 25/11/2025.
12 Id. p. 48.
13 Id. p. 49.
14 Id. p. 51.
15 Id. p. 51.
16 Zhao Long, p. 27.
17 Jiang Jiang, Breve dizionario di strategia cinese, in “id.”, cit. p. 38.
18 Id. cit. p. 38.
19 Id. cit. p. 38.
20 Id. cit. p. 39.
21 Id. cit. p. 39.
22 Id. cit. p. 40.
23 You Ji, La Cina riscopre l’arte della guerra, in “id”. p. 72.
24 Id. cit. p. 72.
25 Id. cit. p. 74.
26 Cfr. id. p. 75.
27 Id. p. 75.
28 Cfr. Dong Yifan e Cui Puge, id. p. 99.
29 Id. cit. p. 99.
30 Id. cit. p. 100.
31 Cfr. id. P. 102.
32 Id. cit. p. 102.
33 Pierguido Iezzi, Benvenuti nel mondo della digipolarizzazione, in “id.” cit.
p. 165.
34 Id. cit. p. 165.
35 Id. cit. p. 168.
36 Dario Guarascio, Imperialismo digitale. Economia e guerra ai tempi delle
piattaforme e dell’IA, Laterza editori, Roma-Bari 2026, cit. p. 235.
37 Id. cit. p. 232.
38 Cfr. Id. p. 233, nota 68: Nouwens, M. and Legarda, H (2018). China’s pursuit
of advanced dual-use technologies. International Istitute for Strategic Studies.
https://www.iiss.org/research-paper/2018/12/emerging-technology-dominance/
39 Id. Cit. p. 235.
40 Cfr. id. p. 270-271.
41 Cfr. id. p. 251.
42 Cfr. p. 252.
43 Cfr. id. p. 254.
44 Cfr. id. p. 255.
45 G. Cuscito, La Cina batte gli USA senza combattere, “Limes” 3/2026 ‘In
trappola’, p. 162.
--------------------------------------------------------------------------------
LEGGI ANCHE QUESTO ARTICOLO DI RAUL ZIBECHI:
> La superiorità delle università cinesi
--------------------------------------------------------------------------------
LEGGI ANCHE QUESTO ARTICOLO DI GIORGIO AGAMBEN:
> La grammatica dell’Occidente
--------------------------------------------------------------------------------
L'articolo La Cina alla superficie della storia proviene da Comune-info.