Tag - cina

Primo accordo di cooperazione internazionale sull’AI. Senza l’Occidente
Ventinove paesi hanno firmato giovedì a Shanghai un accordo per la creazione dell’Organizzazione Mondiale per la Cooperazione sull’Intelligenza Artificiale (WAICO). Secondo l’accordo, la WAICO sarà un’organizzazione internazionale intergovernativa indipendente con sede a Shanghai. Il ministro degli Esteri cinese Wang Yi, che è anche membro dell’Ufficio Politico del Comitato Centrale del […] L'articolo Primo accordo di cooperazione internazionale sull’AI. Senza l’Occidente su Contropiano.
July 20, 2026
Contropiano
Trump evoca il “complotto” e accusa l’intelligence di lavorare per la Cina
Washington, abbiamo un problema… Molto serio e tutto interno agli Stati Uniti. Il discorso alla nazione pronunciato ieri sera da Donald Trump è stato di fatto una dichiarazione di guerra interna rivolto genericamente contro il «deep state». ovvero l’insieme di agenzie, strutture amministrative di vario livello, media, militari, servizi segreti, […] L'articolo Trump evoca il “complotto” e accusa l’intelligence di lavorare per la Cina su Contropiano.
July 17, 2026
Contropiano
Razzi per Cina e Stati Uniti, tappi di bottiglia per l’Europa
Un’analisi scientifica, fredda e totalmente politica della follia europea (nel frattempo riunita, solo in parte, a Parigi per dare, come “gruppo dei volenterosi”, per incrementare spese e partecipazione alla guerra in Ucraina). Arriva dalla Cina, direttamente dall’ufficialissimo Global Times. E suona come una sentenza. Il resto del mondo, o almeno la […] L'articolo Razzi per Cina e Stati Uniti, tappi di bottiglia per l’Europa su Contropiano.
July 15, 2026
Contropiano
Usa-Israele contro Iran, ma è il Dragone cinese il convitato di pietra
Il conflitto USA-Iran ha innescato un nuovo incendio in un’area del mondo segnata da conflitti sanguinosi, storici e senza fine. Un incendio che sembrerebbe, il condizionale è d’obbligo, aver preso la via dell’accordo, con la sottoscrizione del memorandum d’intesa. Avventura senza senso per molti, dimostrazione di forza da parte degli […] L'articolo Usa-Israele contro Iran, ma è il Dragone cinese il convitato di pietra su Contropiano.
July 13, 2026
Contropiano
Lobga Rangzen, l’attivista tibetano autoimmolato davanti all’ONU per l’indipendenza del Tibet
Giovedì 2 luglio 2026, l’attivista tibetano per l’indipendenza Lobga Rangzen si è auto-immolato davanti al quartier generale delle Nazioni Unite a New York. Amato residente di lunga data del Queens, Lobga era un convinto sostenitore della causa tibetana. Nato e cresciuto a Karze, nel Tibet orientale, fu monaco buddhista durante l’adolescenza e la prima età adulta. In seguito fuggì in India come rifugiato apolide e successivamente emigrò negli Stati Uniti. Ha ricoperto ruoli in numerose organizzazioni tibetane locali ed è stato presidente del Tibetan National Congress NYNJ. Lobsang Palden, 52 anni, ampiamente conosciuto come Lobga Rangzen, ha trasmesso in diretta la propria auto-immolazione davanti al quartier generale delle Nazioni Unite alle 17:49 ed è stato dichiarato deceduto alle 19:04 presso il Bellevue Hospital. Il suo appello era per la libertà e l’indipendenza del Tibet. La recente Legge cinese sull’Unità e il Progresso Etnico si è rivelata per lui la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Prima della sua auto-immolazione, Lobga ha trasmesso in diretta su Facebook un messaggio in cui affermava che le sue azioni erano motivate dal suo impegno per il Tibet e non da circostanze personali. Ha parlato della mancanza di libertà sotto l’occupazione cinese in Tibet, ha condannato le politiche volte a cancellare il popolo tibetano e ha chiesto l’indipendenza del Tibet. Ecco di seguito il messaggio di Lobga Rangzen prima di immolarsi: «La Cina ha attuato una politica mirata alla completa distruzione della cultura e dell’identità tibetana. Tutto questo è la diretta conseguenza della perdita dell’indipendenza del Tibet. In Tibet non ci sono diritti umani, non c’è libertà di parola e non c’è libertà di culto; è persino vietato possedere una foto di Sua Santità il Dalai Lama. Nonostante si trovino sotto il controllo della Cina, ammiro il coraggio, la volontà e l’impegno che i tibetani rimasti in patria stanno dimostrando per preservare la propria cultura. Desidero invece ricordare ai tibetani in esilio che Sua Santità il Dalai Lama è un essere illuminato che lavora per tutta l’umanità e che ha avviato un fondamentale processo di democratizzazione in esilio. Questo è stato compiuto con una visione a lunghissimo termine per il futuro del Paese. Chi vive in esilio non può limitarsi a stare lì, a essere soddisfatto solo di avere un lavoro e una casa. Sua Santità ci ha ricordato che ogni tibetano è un rappresentante di quei connazionali in Tibet che non hanno voce, e bisogna ricordarsi di agire come la loro voce nel mondo. Per questo, richiamo tutti i tibetani in esilio, appartenenti a tutte e tre le province principali del Tibet, a essere uniti contro la Cina, per il futuro del Paese e per il popolo tibetano. I tibetani di tutte e tre le province hanno subito la stessa repressione: la Cina ha represso tutti, senza alcuna eccezione. Voglio rivolgere questo appello a tutti i tibetani in esilio: dobbiamo essere uniti e non perdere tempo ed energia in dissidi interni, legati sia all’appartenenza provinciale sia alle diverse tradizioni religiose tibetane. Quindi richiamo tutti i tibetani in esilio delle tre province a unirsi in un’unica forza. Faccio appello all’unità tra il governo tibetano in esilio, le varie associazioni e il popolo tibetano, affinché uniscano le proprie forze contro la repressione cinese. Rinnovo questo mio profondo appello: dobbiamo impegnare, a partire da oggi, ogni nostro sforzo per l’indipendenza del Tibet. Qualcuno dice: “Ah, non ho un Paese”. Non è vero. Il Paese lo abbiamo, ma ne è stata persa l’indipendenza. Dobbiamo impegnarci e fare ogni sforzo possibile per riconquistare la nostra indipendenza. Dobbiamo essere fieri di essere tibetani e bisogna dire con orgoglio: “Io sono tibetano. Io sono tibetano”. Non dobbiamo perderci nel provincialismo. Fra qualche giorno sarà il compleanno di Sua Santità il Dalai Lama. Se compirò un gesto forte, non vorrei assolutamente che a causa di questo mio gesto la celebrazione del suo compleanno, i canti e i balli che si fanno durante i festeggiamenti, vengano sminuiti, cancellati o vissuti con tono minore. Al contrario, è fondamentale fare di più e celebrare in modo molto più intenso. Bisogna danzare e cantare in tibetano: anche questo fa parte della preservazione della nostra cultura. Allo stesso tempo, dobbiamo riflettere profondamente e chiederci: “Che cosa posso fare io per il Tibet e per la preservazione della nostra identità?”. Quindi, se compirò un gesto forte, non è perché io sia disperato; non è perché non abbia da mangiare o un posto in cui stare. Io lo faccio per il mio Paese. Quindi, poiché compio questo gesto per il mio Paese, è fondamentale che continuiate a celebrare il compleanno del Dalai Lama e ad andare avanti con tutte le attività e le manifestazioni. Non lasciatevi andare al lutto. Invece di rimanere nel lutto, impegnatevi a realizzare quello che è il mio sogno e il mio desiderio. Cercate in ogni modo di far avverare il mio appello. Il mio appello è questo: tutta la sofferenza che il popolo tibetano ha subito finora e che sta ancora subendo è dovuta unicamente alla perdita dell’indipendenza del Tibet. Perciò vi chiedo di dedicare ogni vostro sforzo alla riconquista dell’indipendenza della nostra terra. Libertà per il Tibet! Indipendenza per il Tibet! Bhö Gyalo!» – ha concluso con il pugno alzato. Le sue ultime parole sono state: “Non voglio che piangiate per me, voglio che continuiate la lotta per l’indipendenza del Tibet, perché la mancanza di indipendenza è la radice di tutti i nostri problemi. Bhoe Gyalo, Bhoe Rangzen Gyalo” [Vittoria al Tibet. Vittoria all’indipendenza del Tibet]. Ha dedicato la sua vita ad azioni pacifiche e non violente per denunciare gli abusi della Cina in Tibet e difendere il diritto del popolo tibetano alla dignità, alla fede, alla lingua e alla libertà. Solo un giorno prima stava protestando contro la legge cinese sull’Unità Etnica entrata in vigore l’1 luglio 2026, che formalizza la brutale campagna di assimilazione del governo cinese contro il popolo tibetano: bambini tibetani allontanati con la forza dalle loro famiglie e collocati in collegi coloniali gestiti dallo Stato, monasteri svuotati dei loro monaci e la lingua tibetana a rischio estinzione. Questi e altri abusi affondano le loro radici in oltre sessant’anni di occupazione e genocidio in Tibet.      Dal 1998, più di 168 monaci, monache e laici tibetani si sono auto-immolati (si sono bruciati vivi) in Tibet e all’estero per protestare contro la repressione e le atrocità del regime del PCC in Tibet e per attirare l’attenzione della comunità internazionale. Il suo è il primo caso noto di autoimmolazione tibetana al di fuori di India, Nepal e Tibet occupato. L’auto-immolazione di Lobga Rangzen è un’esplosione di frustrazione contro la continua brutalità e repressione cinese in Tibet. I tibetani in Tibet sono strettamente controllati, quindi non vi è comunicazione né tra i tibetani all’interno del Tibet né tra quelli in Tibet e quelli all’estero. Il 3 luglio 2026, Penpa Tsering – secondo Sikyong democraticamente eletto dell’Amministrazione Centrale Tibetana (CTA) in India – in una dichiarazione ufficiale, ha affermato: “Sono profondamente addolorato dalla devastante notizia dell’autoimmolazione di Lobga Rangzen (Lobsang Palden) davanti alla sede delle Nazioni Unite a New York City il 2 luglio 2026. In un videomessaggio pubblicato poche ore prima, aveva chiarito che questo sacrificio estremo era stato compiuto per la causa nazionale tibetana. Pur onorando la sua dedizione, la vita umana è preziosa e deve essere preservata affinché possa servire alla lotta a lungo termine per il Tibet. A nome dell’Amministrazione Centrale Tibetana (CTA), esorto sinceramente tutti i tibetani a custodire e proteggere la propria vita. Il genocidio in corso all’interno del Tibet e l’entrata in vigore della draconiana “Legge sull’Unitа Etnica e il Progresso” il 1º luglio sono ciò che ha spinto Lobga Rangzen-la a questa tragica decisione. Egli si unisce ad almeno 157 tibetani all’interno del Tibet che hanno sacrificato la propria vita per richiamare l’attenzione della comunità internazionale sulla brutale repressione subita sotto il dominio cinese. Le nostre più sentite condoglianze vanno alla famiglia di Lobga Rangzen-la, ai suoi amici e all’intera comunità tibetana. A nome della CTA e del popolo tibetano, prometto solennemente che porteremo nel cuore lo spirito di questi sacrifici e lavoreremo instancabilmente affinché non siano stati vani. Rivolgo un appello urgente ai tibetani in esilio, ai governi del mondo e alle istituzioni internazionali per i diritti umani affinché riconoscano la gravità della crisi in Tibet, si facciano avanti e prendano posizione in questo momento cruciale della nostra storia.”     Lorenzo Poli
July 7, 2026
Pressenza
La rivoluzione degli umanoidi parla cinese
La prima reazione, osservando il nuovo U1 di UBTECH, è chiedersi: a che serve un robot tanto somigliante a un essere umano? Era davvero necessario renderlo così realistico? La risposta è arrivata da Zhou Jian, che martedì a Shenzhen ha presentato l’umanoide diventato immediatamente virale sui social di tutto il […] L'articolo La rivoluzione degli umanoidi parla cinese su Contropiano.
July 7, 2026
Contropiano
L’economia dei token e il vero prezzo dell’intelligenza artificiale
Negli ultimi mesi, molte delle aziende che avevano sottoscritto contratti con OpenAI o Anthropic hanno avuto una brutta sorpresa. Lo scorso aprile, la società di noleggio auto con conducente Uber ha per esempio scoperto di aver già bruciato tutto il budget annuale destinato all’intelligenza artificiale. Una situazione simile si è verificata anche […] L'articolo L’economia dei token e il vero prezzo dell’intelligenza artificiale su Contropiano.
July 4, 2026
Contropiano
Cina festeggia 105esimo anniversario del PCC, che supera i 101 milioni di iscritti
La mattina del 1° luglio, al Palazzo dell’Assemblea del Popolo a Beijing, si è svolta la cerimonia per il 105° anniversario della fondazione del Partito Comunista Cinese, durante la quale il segretario generale del Comitato Centrale del PCC, presidente della Repubblica Popolare Cinese e presidente della Commissione Militare Centrale, Xi Jinping, ha conferito agli insigniti le medaglie “1° Luglio” e ha pronunciato un importante discorso. Xi Jinping ha affermato che, negli ultimi 105 anni, il Partito Comunista Cinese ha sempre mantenuto salda la missione di perseguire la felicità del popolo cinese e la rinascita della nazione, ha compreso a fondo il corso generale dello sviluppo mondiale, ha colto con precisione l’evoluzione dei principali contraddizioni sociali in ogni periodo storico e ha guidato e unito il popolo di tutte le etnie del Paese in una lotta instancabile, scrivendo l’epopea più grandiosa nella storia millenaria della nazione cinese. Xi Jinping ha affermato che, negli ultimi 105 anni, i comunisti cinesi – rappresentati principalmente da Mao Zedong, da Deng Xiaoping, da Jiang Zemin e da Hu Jintao – hanno dato un contributo straordinario alla grande rinascita della nazione cinese. “Ricordiamo con profondo affetto i rivoluzionari della vecchia generazione, tra cui il compagno Mao Zedong, il compagno Zhou Enlai, il compagno Liu Shaoqi, il compagno Zhu De, il compagno Deng Xiaoping e il compagno Chen Yun, nonché il compagno Jiang Zemin. Ricordiamo con profondo affetto i martiri della rivoluzione che hanno sacrificato la propria vita per l’indipendenza nazionale, la liberazione del popolo e la prosperità della nazione. Il loro spirito nobile rimarrà per sempre impresso nei cuori di miliardi di persone” – ha dichiarato Xi Jinping. Secondo gli ultimi dati sull’organico del Partito pubblicati dal Dipartimento Centrale per l’Organizzazione del Comitato Centrale del PCC, il Partito continua ad incrementare i propri consensi. Al 31 dicembre 2025, il Partito Comunista Cinese contava 101.286.000 membri, con un aumento netto di 1.015.000 rispetto all’anno precedente, e 5.431.000 organizzazioni di base, in crescita di 181.000 unità. Nel corso dei suoi 105 anni di storia, il Partito Comunista Cinese (PCC) ha sviluppato un insieme di norme istituzionali e meccanismi operativi volti a sostenere e rafforzare la propria leadership, trasformandoli in punti di forza della governance nazionale. Questi meccanismi hanno svolto un ruolo insostituibile nel portare avanti la modernizzazione cinese e ciò ha generato una tendenza all’incremento dei consensi non solo in patria, ma persino all’estero. Un recente sondaggio – realizzato da CGTN in collaborazione con l’Università Renmin della Cina e con l’Istituto di Ricerca sulla Comunicazione Internazionale nella Nuova Era tra 11.521 intervistati in 41 Paesi – mostra che nel mondo il PCC convince più dei partiti occidentali come modello di governance. Secondo il sondaggio, il 61,3% degli intervistati a livello globale ritiene che i partiti occidentali rappresentino esclusivamente gli interessi di alcuni gruppi di elettori, favorendo politiche di breve periodo e divisioni sociali. La percentuale supera il 70% tra gli intervistati di India, Indonesia, Pakistan, Sudafrica e Nigeria. Tra i paesi sviluppati, Regno Unito e Stati Uniti registrano rispettivamente il 62,5% e il 61,5%. Le contrapposizioni partitiche e la pressione elettorale rendono inoltre spesso difficile, per i partiti occidentali, costruire meccanismi decisionali stabili ed efficaci. Il 63,7% degli intervistati ritiene che gli scontri tra partiti occidentali possano facilmente causare il malfunzionamento dei meccanismi di governance nazionale. Il 58,5% considera invece il sistema di cooperazione multipartitica e consultazione politica sotto la guida del Partito Comunista Cinese più favorevole alla formulazione e all’attuazione delle politiche nazionali, e più funzionale alla governance del paese e alla tutela dell’interesse pubblico rispetto ai partiti occidentali, segnati da frequenti divisioni interne. Sul piano della coerenza degli obiettivi di sviluppo, il 66,3% degli intervistati ritiene che il Partito Comunista Cinese sia in grado di unire strettamente i diversi partiti politici e le personalità senza affiliazione, orientandoli verso obiettivi comuni e garantendo al paese una direzione strategica e aspettative di sviluppo chiare e stabili. Al contrario, il 67,3% ritiene che nei sistemi occidentali basati sulla competizione multipartitica la direzione dello sviluppo nazionale cambi frequentemente in funzione dei cicli elettorali, risultando priva della necessaria pianificazione di lungo periodo: un’opinione condivisa dalla maggioranza degli intervistati in tutti i 41 paesi coinvolti. In sostanza, secondo gli intervistati, il PCC offre una soluzione originale alla ricerca di modelli più efficaci di governance partitica, ottenendo un ampio riconoscimento a livello internazionale. E’ forse il punto di crisi principale della partitocrazia occidentale: al posto che operare nell’interesse del popolo, i partiti occidentali continuano a rappresentare gli interessi soltanto di una parte dell’elettorato. https://italian.cri.cn/2026/07/01/ARTI1782897756929988 https://italian.cri.cn/2026/07/01/ARTI1782888637302217 Lorenzo Poli
July 2, 2026
Pressenza
[Da Roma a Bangkok] Perché non è poi mancato il petrolio?
Con la chiusura dello stretto di Hormuz conseguente all'attacco di Israele e Usa all'Iran, è scoppiato il panico mediatico per la mancanza di petrolio che veniva data per certa. In particolare per giorni i media occidentali hanno parlato del collasso dei paesi asiatici che sarebbero stati privi di petrolio. La realtà è diversa e in questa trasmissione cerchiamo di documentare e analizzare che il collasso dei paesi asiatici non c'è stato; inoltre, in realtà, il petrolio nel mondo non è mancato e in questo in ruolo della Cina è stato determinante. Ecco i due articoli che abbiamo usato per risolvere il "mistero" del petrolio cinese: Taipei time Il mistero del calo della domanda di petrolio in Cina non è un mistero https://www.taipeitimes.com/News/editorials/archives/2026/06/25/2003859688 Perché il petrolio non è salito oltre i 200 dollari al barile nonostante la chiusura di Hormuz? Il ruolo della Cina e quanto può durare. https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/06/09/crisi-hormuz-petrolio-cina-scorte-notizie/8412588/                  
July 1, 2026
Radio Onda Rossa
“Grande Muraglia Verde”, Cina pianta 100 miliardi di alberi per fermare la desertificazione
Gli alberi sono l’unico vero antidoto contro i rapidi cambiamenti climatici. Gli alberi sono fondamentali per l’ambiente perché assorbono anidride carbonica e rilasciano ossigeno tramite la fotosintesi; riducono l’inquinamento catturando polveri sottili e mitigano le isole di calore urbano offrendo ombra. Le piante rappresentano il migliore organismo capace di limitare l’aumento della CO2: nel loro legno trattengono enormi quantità di carbonio, agendo come un polmone verde che mitiga l’effetto serra. Attraverso il processo della fotosintesi una pianta adulta produce in un anno una quantità di ossigeno – che copre il fabbisogno annuo di 10 persone – e, a seconda della specie, è in grado di assorbire dai 20 ai 50 chili di anidride carbonica. Inoltre, gli alberi funzionano da filtri naturali: le foglie intrappolano metalli pesanti, ozono e ossidi di azoto, migliorando l’aria che respiriamo. Una pianta adulta è capace di catturare dall’aria dai 100 ai 250 grammi di polveri sottili. Un ettaro di piante elimina circa 20 chili di polveri e smog in un anno e non è cosa da poco se consideriamo che in una città come Milano, in cui sono presenti 1.700 ettari di verde, significa togliere dall’aria 30 tonnellate di polveri sottili. Per finire, Le radici stabilizzano il terreno riducendo l’erosione: assorbono l’acqua piovana, diminuendo il rischio di alluvioni e allagamenti e prevengono il dissesto idrogeologico trattenendo il suolo e sostenendo la biodiversità e il funzionamento degli ecosistemi. In sostanza, a differenza di quello che una buona parte dello sviluppo tecnologico vuole farci credere, ovvero che siano necessari soluzionismo tecnocratici alla crisi climatica, la verità è che per contrastare i cambiamenti climatici e fermare la desertificazione bisogna piantare alberi. Tanti alberi. La pensa così la Cina, che il 1° gennaio 1978 ha avviato il Three-North Shelterbelt Program per aumentare la copertura forestale nella Cina settentrionale in un’area che si estende su 13 province per un totale di oltre 4 milioni di chilometri quadrati. Il termine del piano, discusso e avviato dal Partito Comunista Cinese nel 1978, è previsto per il 2050: entro tale data verranno piantati 100 miliardi di alberi lungo una cintura lunga circa 4.500 chilometri con il fine di convertire aree degradate. Nelle zone interessate, come attorno al deserto del Taklamakan, la cintura verde è arrivata in alcuni punti a superare il chilometro di larghezza. È considerato il più grande progetto di riforestazione al mondo e, ad oggi, copre 13 province nel nord della Cina, su una superficie paragonabile all’estensione della Germania. Secondo alcune ricerche entro il 2100 metà della superficie terrestre sarà ricoperta da terre aride: per questo motivo la “Grande Muraglia Verde” servirà – e già serve – per bloccare l’erosione del suolo, combattere il cambiamento climatico e arginare l’avanzata dei deserti del Gobi e del Taklamakan proteggendo fattorie, villaggi, strade e ferrovie. Il programma è stato concepito per proteggere i suoli fertili, ridurre la frequenza e l’intensità delle devastanti tempeste di sabbia, e mitigare gli effetti della siccità. Il piano di sviluppo di 72 anni è stato suddiviso in tre distinte fasi, al suo compimento avrà triplicato la copertura forestale dell’area, passando dal 5,05% al 14,95%. I risultati parziali sono più che soddisfacenti: l’avanzata del deserto si è fermata, le aree interessate dall’erosione del suolo si sono ridotte di due terzi, così come è cresciuta la capacità di assorbimento dell’anidride carbonica. E gli effetti benefici si sentono anche a distanza: grazie al progetto, la qualità dell’aria è migliorata persino a Pechino. Gli sforzi hanno contribuito a portare la copertura forestale nazionale cinese dal 10% del 1949 a superare il 25%. A beneficiarne sono inoltre i terreni agricoli, protetti dalla sabbia delle dune e dunque più produttivi, grazie anche alla maggior frequenza delle precipitazioni dovuta a sua volta all’aumento dell’umidità nella zona. Il conseguente sviluppo delle industrie forestali e frutticole sta contribuendo a migliorare il tenore di vita di decine di milioni di persone, che ora possono contare tra l’altro sui grandi impianti solari ed eolici installati in prossimità del deserto. La loro presenza ha il duplice scopo di garantire alla popolazione energia da fonti rinnovabili e fungere da ancoraggio per la (nuova) vegetazione, proteggendo i terreni agricoli. Negli anni si sono verificati alcuni effetti negativi, come l’aumento delle allergie tra la popolazione e la bassa percentuale di sopravvivenza degli alberi – registrata soprattutto in fase di avvio del progetto a seguito della piantumazione di specie a crescita rapida inadatte al tipo di terreno. Ciò non ha fermato lo sviluppo della Grande Muraglia Verde: un gruppo di ecologi cinesi, a dicembre 2025, ha quantificato i risultati complessivi in termini di biodiversità degli sforzi di ripristino forestale in Cina, scoprendo che tali sforzi hanno portato all’espansione dell’habitat del 73,6% delle specie di uccelli presenti nelle foreste, come riportato dal China Science Daily. Un risultato che dovrebbe far invidia all’Occidente (Europa e USA) che in questi anni non sono riusciti a mettere a punto serie politiche in questo campo. Sebbene l’idea fosse antecedente, a seguire la Cina nelle politiche di riforestazione – con alcune difficoltà – è stata l’Unione Africana con uno dei più ambiziosi progetti ambientali globali: la Great Green Wall, la Grande Muraglia Verde africana, ovvero il progetto di una barriera di alberi lunga migliaia di chilometri dal Senegal fino a Gibuti attraverso l’intera regione del Sahel, coinvolgendo ben 20 Paesi africani (1). “Ad oggi, il progetto ha coperto meno del 10% dell’obiettivo di 100 milioni di ettari, ma sta facendo buoni progressi per raggiungere la scadenza del 2030”, ha spiegato a Oltremare in una lunga intervista Moctar Sacande, coordinatore dei progetti internazionali presso la Divisione forestale della Fao, l’Organizzazione delle Nazioni unite per l’alimentazione e l’agricoltura. Non nasconde di essere nelle file degli ottimisti: “D’altronde il progetto è di vitale importanza per milioni di persone e per la stabilità della regione”. La Tanzania ha iniziato a integrare la sua strategia nazionale nell’ambiziosa iniziativa panafricana della Grande Muraglia Verde (Great Green Wall) guidata dall’Unione Africana. Sotto l’egida della SADC (Comunità di Sviluppo dell’Africa Meridionale), il Paese mira a combattere la desertificazione, ripristinare i suoli degradati e adattarsi al cambiamento climatico. Il Piano d’azione nazionale (NAP) della Tanzania è ora guidato dai dipartimenti ambientali con l’assistenza di consulenti indipendenti e la supervisione generale del Coordinatore della Grande Muraglia Verde e di un team centrale composto da esperti della SADC, della FAO e dell’Unione Africana. La Tanzania è stato il terzo paese ad aver sviluppato un NAP nel 2023. Di Cina si parla solo in modo negativo, quando ci si riferisce alla mancanza di libertà, di sfruttamento dei lavoratori, di coltivazioni o allevamenti super-intensivi che inquinano. La Cina, in questo caso, è un esempio da seguire in tutto il mondo, dove i deserti stanno avanzando e dove il cambiamenti climatico sta modificando gli habitat naturali. Donald Trump, che nega i cambiamenti climatici evidenti, dovrebbe prendere esempio dai comunisti cinesi, ma evidentemente è troppo impegnato a fare guerre in giro per il mondo per accorgersene.   (1) Oggi il progetto coinvolge oltre venti paesi: Algeria, Burkina Faso, Benin, Ciad, Capo Verde, Gibuti, Egitto, Etiopia, Libia, Mali, Mauritania, Niger, Nigeria, Senegal, Somalia, Sudan, Gambia, Tunisia e Costa d’Avorio e ha ottenuto il supporto della Banca Mondiale, dell’Unione europea e della Fao.   Fonti: https://www.campagnamica.it/attualita/foreste-e-boschi-10-motivi-per-piantare-un-albero/ https://www.sardegnaforeste.it/notizia/limportanza-degli-alberi-troppo-spesso-trascurata https://www.hdblog.it/green/articoli/n662670/grande-muraglia-verde-alberi-clima/   Lorenzo Poli
June 27, 2026
Pressenza