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Confermata la rimozione di Don Massimo Biancalani, il parroco dell’accoglienza. E Salvini esulta
Dopo dieci anni che i migranti trovavano accoglienza in quella chiesa-rifugio, come don Massimo Biancalani aveva chiamato la sua parrocchia di Santa Maria Maggiore a Vicofaro (Pistoia), il 1° luglio del 2025 era arrivata la polizia. Eseguendo l’ordinanza di sgombero emessa per “gravi criticità igienico-sanitarie e sovraffollamento”, i reparti mobili in tenuta antisommossa, insieme alla Questura di Pistoia, ai carabinieri e ai vigili del fuoco (quanta grazia), avevano allontanato con la forza… gli ultimi sei migranti, quelli rimasti dopo la chiusura del centro nei giorni precedenti, quando erano state condotte fuori un centinaio di persone.  Così oggi don Massimo descrive quell’episodio: «Quelle immagini resteranno a lungo una ferita per tutta la nostra comunità cittadina e non solo. Mi hanno sconvolto i pannelli inchiodati alle finestre e alle porte per impedire ai poveri di entrare. Non potrò mai dimenticare la tristezza provata nel vedere avvitare chiodi su quelle assi di legno. E non potrò dimenticare le poche cose dei nostri ragazzi – gli zaini, i vestiti, gli oggetti personali – ammucchiate davanti alla chiesa».  A essere obiettivi, la “ferita alla comunità cittadina” ha riguardato e riguarda solo pochi. Altri hanno tirato un sospiro di sollievo. Vuoi per dei problemi autentici di tipo sanitario e fatti di microcriminalità, vuoi per intolleranza di chi di fronte alla povertà ha paura del contagio, tanti si erano lamentati, avevano smesso di partecipare alla messa, avevano addirittura creato un comitato cittadino imputando all’accoglienza dei migranti problemi come spaccio, degrado, miasmi a causa dei rifiuti accumulati, e naturalmente l’allontanamento dei fedeli dalla chiesa. Don Massimo aveva cercato di provvedere, insieme a dei volontari, ma non era bastato. E quando gli abitanti di Ramini avevano appreso della sua intenzione di fare della chiesa della loro città una “seconda Vicovaro”, erano insorti in via preventiva pure loro.  Al parroco dell’accoglienza era stato proposto, nel 2024, il trasferimento all’Ufficio missionario diocesiano (visto il suo amore per i poveracci…), ma lui aveva rifiutato, ed era iniziato il procedimento canonico. Attenzione: non per violazioni disciplinari nell’esercizio del suo ministero, bensì per motivi di “opportunità”. Rimosso, don Massimo aveva continuato a combattere, presentando ricorso, e siamo alla fine (forse) della storia: una settimana fa, il nuovo vescovo di Pistoia, Augusto Mascagna, ha confermato la rimozione e l’allontanamento dalle due parrocchie di Santa Maria Maggiore a Vicofaro e di San Niccolò a Ramini. La soluzione transitoria, in attesa di un nuovo parroco, vede alla guida delle chiese monsignor Patrizio Fabbri, che subito, nella sua prima messa, è stato salutato da una chiesa finalmente piena, e che ha dichiarato che il suo compito è «accompagnare una comunità che ha bisogno di ripartire», come se l’accoglienza dei migranti avesse messo a ferro e fuoco l’intera città, portato devastazione e rovine. Secondo il codice canonico, don Massimo ha sessanta giorni per ricorrere ancora, questa volta al Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica, e c’è da scommetterci che lo farà. Intanto, pubblica sui social innervosendo la Santa Sede e i cittadini “timorati”: prima la foto della Pietà di Michelangelo con un migrante tra le braccia di Maria al posto di Cristo, con la didascalia «Morto come suo figlio, ucciso dalla malvagità e dall’indifferenza», e poi un lungo appello agli «amici di Vicofaro» e ai tanti che «conoscono o hanno conosciuto l’esperienza di Vicofaro, l’hanno sostenuta e hanno apprezzato il lavoro compiuto per soccorrere tanti migranti».  Il primo pensiero va ai ragazzi a cui è stata trovata una sistemazione: «Oggi stanno meglio» riconosce. «Era questo il nostro obiettivo e ne siamo felici». Ma «il prezzo di quella chiusura è stato lo sbarramento della nostra comunità, della nostra parrocchia, del nostro ospedale da campo. La conseguenza sarà che molti migranti rimarranno in strada senza protezione e non potranno più contare sulla nostra casa aperta».  Il passaggio più duro riguarda le autorità della Chiesa e il loro rapporto con la politica: «La nostra Chiesa non ci ha protetti. Ha accettato il ricatto della politica … Mi sono sentito tradito e abbandonato. Nel mio caso la Chiesa ha preferito accordarsi con il potere e con politiche ingiuste nei confronti dei migranti. Si è scelto di mettere il Vangelo da parte. Si è preferito assecondare quelle forze politiche che per anni hanno alimentato incomprensione e paura». Esagerazioni, vittimismo, mentalità complottista? Guarda caso, subito è arrivato, sempre via social, il commento compiaciuto del vicepremier Matteo Salvini  – « Il prete dei clandestini lascia Vicofaro. Il tempo è galantuomo» -, in cui, come ormai è prassi, “clandestini” viene usato come sinonimo di “delinquenti”. Evidentemente non si sa che se dall’Africa sono pochissimi i migranti che arrivano con i documenti, non è certo perché siano criminali. Ma questa è un’altra questione, che molti preferiscono ignorare. Susanna Schimperna
August 27, 2026
Pressenza
Un appello agli amici di Vicofaro
-------------------------------------------------------------------------------- Un appello alle tante amiche e ai tanti amici che conoscono — o hanno conosciuto — l’esperienza di Vicofaro, l’hanno sostenuta e hanno apprezzato il lavoro compiuto per soccorrere tanti migranti. Abbiamo accolto molte persone, le abbiamo soccorse e curate, le abbiamo accompagnate nel difficile cammino verso la ricostruzione di una vita. Insieme a tanti amici siamo riusciti a costruire una grande comunità solidale, composta da credenti nella giustizia e nella dignità di ogni essere umano. Dobbiamo essere orgogliosi di questo lavoro. Sappiamo che non è stato inutile. Questo straordinario percorso, vissuto insieme per dieci anni, è stato interrotto violentemente l’anno scorso dall’intervento della Polizia. Quelle immagini resteranno a lungo una ferita per tutta la nostra comunità cittadina e non solo. Mi hanno sconvolto i pannelli inchiodati alle finestre e alle porte per impedire ai poveri di entrare. Non potrò mai dimenticare la tristezza provata nel vedere avvitare chiodi su quelle assi di legno. E non potrò dimenticare le poche cose dei nostri ragazzi — gli zaini, i vestiti, gli oggetti personali — ammucchiate davanti alla chiesa. Per un intero anno, insieme alla nostra equipe di volontari, abbiamo lavorato per cercare di salvare questa esperienza. Non ci siamo riusciti. Certamente molti ragazzi sono stati ricollocati e oggi stanno meglio: era questo il nostro obiettivo, e ne siamo felici. Ma il prezzo di quell’operazione è stato la chiusura e lo sbarramento della nostra comunità, della nostra parrocchia, del nostro ospedale da campo. La conseguenza sarà che molti migranti rimarranno in strada senza protezione non potranno più contare nella nostra casa aperta. Devo dirlo con coraggio: nel nostro caso la Chiesa non ci ha protetti. Ha accettato il ricatto della politica. Vicofaro, questa chiesa-rifugio, doveva essere chiusa e il suo parroco reso non operativo. E così è stato. Mi sono sentito tradito e abbandonato. Nel mio caso la Chiesa ha preferito accordarsi con il potere e con politiche ingiuste nei confronti dei migranti. Si è scelto di mettere il Vangelo da parte. Si è preferito assecondare quelle forze politiche che per anni hanno alimentato incomprensione e paura. «Vogliamo un vero parroco», gridavano. Sono stati accontentati; di più, gli è stata consegnata la Parrocchia. Ho cercato giustizia attraverso i ricorsi, ma non ci sono riuscito. Ora sono anch’io un parroco rimosso, “bocciato”, messo da parte, delegittimato. Potete immaginare il mio stato d’animo e la mia preoccupazione per tutti quei ragazzi che oggi si trovano a Ramini e rischiano di finire in strada. Non è necessario dirvi che farò tutto il possibile per proteggerli. Penso anche a tutti coloro che hanno creduto in questo progetto. So che molti sono delusi e indignati. Eppure non siamo sconfitti. Viviamo in un momento storico molto difficile, nel quale valori fondamentali come la giustizia, la solidarietà e l’umanità sono messi in discussione. Ma il cammino compiuto a Vicofaro non è stato inutile. Dieci anni di accoglienza, di cura e di condivisione non possono essere cancellati da una decisione o da una chiusura. Dobbiamo accettare che, in alcuni percorsi, possano esserci degli stop. Ma uno stop non significa necessariamente la fine. Significa anche che il testimone può essere raccolto da altri, in altri luoghi e in altri contesti. A Vicofaro abbiamo dimostrato che si possono realizzare cose importanti anche con pochi mezzi, quando esistono la volontà, il coraggio e la disponibilità a mettersi in gioco. Questo stile, questo modo di essere ha disturbato molto. Ha disturbato tutti coloro che concepiscono il servizio come una professione. Ha disturbato un modo dove corrono tanti soldi. Alle persone che oggi hanno preso possesso di Vicofaro voglio dire questo: quando entrerete in quella chiesa, ricordatevi di rivolgere una preghiera ai tanti poveri che sono passati di lì. In tanti hanno dormito tra quelle panche. Quante storie, quante paure e quante speranze hanno trovato riparo sotto quel tetto. Quella chiesa è stata benedetta dalla loro presenza. Lì i poveri, i migranti — i prediletti di Dio — hanno dormito e trovato rifugio. Chi entrerà in quella chiesa dovrà sentirsi davvero benedetto, perché entrerà in un luogo speciale. Quando, la domenica, celebrerete la Messa, guardate verso l’alto, verso quel matroneo un tempo gremito di poveri. Spero che possiate vedere ciò che io ho avuto la grazia di sperimentare: quelle braccia di Cristo che sembravano toccarli e proteggerli. Quei poveri che sono entrati con la veste bianca degli invitati alle nozze. Possano accogliervi e benedirvi. Carissimi, dobbiamo avere pazienza. Anche la Chiesa è fatta di uomini e di donne, portatori di fragilità, limiti e incertezze. Sinceramente, non riesco a non volerle bene, anche così, perché anche noi siamo fragili. Ma io vado avanti: con i poveri, con determinazione e senza paura. C’è ancora del buon seme in giro. Noi abbiamo seminato bene. Ma dobbiamo essere consapevoli di quanto Gesù ci ricorda: «Se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto» (Gv 12,24). Avanti, insieme, con coraggio, nonostante tutto. -------------------------------------------------------------------------------- Don Massimo, Pistoia 21 Agosto 2026 -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Un appello agli amici di Vicofaro proviene da Comune-info.
August 22, 2026
Comune-info
Brescia chiama Ghana…
La notizia è di pochi giorni fa. Tredici giovani operatori meccanici provenienti dal Ghana sono destinati alle aziende del gruppo Bonomi, uno dei maggiori gruppi privati della provincia di Brescia e uno dei leader italiani nella produzione di valvole, raccordi, attuatori e componenti per la regolazione dei fluidi destinati all’industria, […] L'articolo Brescia chiama Ghana… su Contropiano.
July 22, 2026
Contropiano
Basta ghetti: occupata la basilica di San Nicola di Bari
In questo momento un centinaio di braccianti del ghetto di torretta antonacci hanno occupato la BASILICA DI SAN NICOLA A BARI. I 30 milioni per Torretta Antonacci li avete persi voi: ora fondi contro le baracche e documenti per tutti Da questa mattina siamo dentro la basilica di San Nicola […] L'articolo Basta ghetti: occupata la basilica di San Nicola di Bari su Contropiano.
July 4, 2026
Contropiano
“Non interferite”: il sangue dei preti sull’altare delle mafie
Alla libreria IoCiSto di Napoli, Don Marcello Cozzi presenta il suo libro sulle storie dimenticate dei sacerdoti uccisi dalla criminalità organizzata. Con lui Luigi de Magistris, in un confronto sul valore della memoria, della testimonianza e della giustizia. L’ordine è semplice, quasi burocratico. Due parole appena, per una condanna. Eppure, dentro quelle due parole c’è una storia lunga oltre un secolo. Una storia fatta di minacce, di sangue, di silenzi costruiti con pazienza e di memorie che qualcuno ha tentato di cancellare. Non interferite. Il sangue dei preti sull’altare delle mafie è il titolo del libro di Don Marcello Cozzi, presentato il 9 giugno nella libreria IoCiSto di Napoli, luogo che da anni rappresenta uno spazio di confronto culturale e civile, in un incontro che ha assunto rapidamente il valore di qualcosa di più di una semplice presentazione editoriale. Accanto all’autore, Luigi de Magistris, magistrato prima e sindaco poi, uomo che conosce bene il costo personale che comporta la scelta di non voltarsi dall’altra parte. A condurre la conversazione, chi scrive. Il titolo nasce da una frase pronunciata da un collaboratore di giustizia e, quasi in un inquietante cortocircuito della realtà, dalla stessa frase che Don Marcello trovò scritta in una lettera che gli fu recapitata, accompagnata da un proiettile. Non interferite. Non interferite è il messaggio che le mafie hanno rivolto per decenni a chiunque provasse a spezzare il patto del silenzio, l’equilibrio del potere criminale. Magistrati, giornalisti, amministratori, sindacalisti e sacerdoti, soprattutto sacerdoti. Perché il libro di Don Marcello Cozzi racconta una storia che perfino l’Italia conosce solo in parte: quella dei preti uccisi dalle mafie. Non soltanto i nomi ormai entrati nella memoria collettiva, come Don Pino Puglisi o Don Peppe Diana, ma anche decine di figure quasi scomparse dagli archivi pubblici e dalla coscienza civile del Paese. L’autore, sacerdote lucano da sempre impegnato sui temi della legalità e della giustizia sociale, ha raccontato il lungo lavoro che ha preceduto la stesura del volume. Un lavoro che assomiglia più a una ricerca archeologica che a una semplice indagine storica. Archivi dimenticati, documenti dispersi, cronache locali, testimonianze sepolte dal tempo. Un paziente percorso di ricostruzione che ha consentito di restituire un volto e una storia a quattordici sacerdoti uccisi dalle mafie nell’arco di oltre un secolo e mezzo. Sacerdoti assassinati per aver difeso contadini sfruttati, per aver denunciato soprusi, per aver ostacolato interessi criminali, per aver semplicemente interpretato il Vangelo come una chiamata all’azione e non come un rifugio. Nel corso dell’incontro, l’autore ha più volte richiamato il ruolo della Chiesa e l’evoluzione della sua coscienza sociale. Un percorso che attraversa più pontificati e che trova una delle sue radici nell’enciclica Rerum Novarum di Leone XIII. Da quel momento nasce una figura nuova di sacerdote, il cosiddetto “prete sociale”, impegnato non soltanto nell’assistenza spirituale ma anche nella difesa concreta delle persone più fragili. Molti dei sacerdoti raccontati nel libro appartengono proprio a questa tradizione. Uomini che, già nel lontano 1862, avevano compreso come il Vangelo non potesse limitarsi a una predicazione astratta. Difendere i diritti dei contadini, contrastare l’usura, promuovere cooperative, denunciare soprusi significava tradurre il messaggio evangelico nella vita reale. Una scelta che li ha portati inevitabilmente a entrare in conflitto con i poteri criminali. Don Marcello ha ricordato poi la forza delle parole pronunciate da Giovanni Paolo II nella Valle dei Templi nel 1993. Quel celebre appello ai mafiosi, quel “convertitevi” gridato davanti al mondo intero, segnò una frattura simbolica importante nei rapporti tra la Chiesa e le organizzazioni criminali. Accanto a quella voce si sono poi collocate quelle di Papa Francesco e, più recentemente, di Papa Leone XIV, richiamati dall’autore come punti di riferimento di una Chiesa chiamata a uscire da sé stessa, ad abitare le periferie umane e sociali, a non sottrarsi ai conflitti che nascono dalla difesa della dignità delle persone. Ma ben presto il libro è diventato soltanto il punto di partenza per una riflessione più ampia sul valore della memoria, sul coraggio della testimonianza e sul prezzo che spesso pagano coloro che decidono di non voltarsi dall’altra parte. Molti dei sacerdoti raccontati da Don Marcello non sono stati soltanto assassinati. Sono stati delegittimati. Infangati. Trasformati in uomini ambigui. È proprio questo uno degli aspetti più significativi del libro. La mafia uccide due volte. La prima con le armi. La seconda attraverso l’oblio. Sulle loro vite sono state fatte circolare insinuazioni, menzogne, sospetti. Se la vittima perde credibilità, se il suo nome viene associato a dubbi e ombre, allora anche il suo sacrificio perde forza. Durante la conversazione è emerso con chiarezza come questo schema non appartenga soltanto alla storia delle mafie. Luigi de Magistris ha riconosciuto in quelle pagine una dinamica che conosce bene. Nel corso della sua attività di magistrato, soprattutto durante alcune delle più delicate inchieste che lo hanno visto impegnato contro sistemi di potere radicati, ha sperimentato sulla propria pelle il peso della delegittimazione. Non sempre chi dà fastidio viene eliminato fisicamente. Talvolta si tenta di distruggerne la credibilità. Lo si isola. Lo si ridicolizza. Lo si trasforma nel problema da combattere. Le parole di de Magistris hanno stabilito un ponte ideale tra le storie raccontate nel libro e molte vicende contemporanee. Cambiano i contesti, cambiano i protagonisti, ma il meccanismo resta sorprendentemente simile. Colpire chi denuncia. Indebolire chi cerca la verità. Convincere l’opinione pubblica che sia meglio diffidare di chi pone domande scomode. È in questo passaggio che il libro di Don Marcello supera il confine della ricostruzione storica per diventare uno strumento di lettura del presente. Forse proprio per questo il libro colpisce così profondamente. Perché racconta vicende che appaiono quasi incredibili e che invece sono accadute davvero. Eppure, più delle storie di morte, ciò che resta impresso è la domanda che attraversa tutte le pagine del volume. Che cosa significa interferire? La risposta offerta dall’autore è tanto semplice quanto radicale. Interferire significa assumersi una responsabilità. Significa rifiutare l’indifferenza. Significa non accettare che il male diventi un elemento naturale del paesaggio. I sacerdoti raccontati nel libro hanno interferito perché hanno scelto di vedere ciò che altri fingevano di non vedere. Per questo il messaggio contenuto nel titolo non riguarda soltanto le mafie. Riguarda ciascuno di noi. Perché ogni società produce continuamente il proprio invito al silenzio. È un richiamo rassicurante, talvolta persino seducente, terreno fertile per ogni forma di sopraffazione. In un tempo attraversato da guerre, disuguaglianze crescenti e crisi democratiche, il tema della pace non può essere separato da quello della giustizia. La pace non coincide solo con l’assenza di conflitto. Coincide anche con la capacità di costruire società nelle quali la dignità umana venga difesa e la verità non venga sacrificata alla convenienza. Alla luce di tutto ciò, il lavoro di memoria compiuto da Don Marcello Cozzi assume un significato che va oltre il contesto. Restituire un nome a chi è stato cancellato, riportare alla luce vite che qualcuno avrebbe voluto sepolte per sempre, significa opporsi alla violenza nel suo esito più estremo, quello che non si accontenta di uccidere una persona ma pretende di cancellarne perfino il ricordo. Alla fine dell’incontro, più che le risposte, sono rimaste le domande. E forse è questo il risultato migliore che un libro possa ottenere. Costringerci a scegliere da che parte stare. Se dalla parte di chi chiede silenzio, o dalla parte di chi continua, ostinatamente, a interferire. Federica Flocco
June 11, 2026
Pressenza
Contraddizioni finanziarie nella Chiesa: un’analisi critica degli investimenti dello IOR
Se solo pochi giorni fa rilanciavamo l’appello della CEI contro la speculazione finanziaria a favore delle imprese di armi Lavoro e Pace: l’appello della CEI contro la militarizzazione, oggi riprendiamo invece un articolo di Alessandro Volpi Ior e indici cattolici: nei portafogli spuntano Big Tech e fondi globali assai critico verso le scelte assunte dalla banca vaticana, l’Istituto per le opere religiose (IOR), da cui provengono consigli di investimento finanziario indirizzati al mondo cattolico. E sono proprio le società consigliate per gli investimenti (che dallo IOR passano a decine di istituzioni ed enti religiosi per arrivare a milioni di cattolici in ogni area del Globo) che hanno spinto Volpi a una inchiesta pubblicata dal periodico Valori.  È il caso di  Morningstar, i cui principali azionisti sono le Big Three BlackRock, Vanguard, T. Rowe Price e Baron Capital Management. Sul sito di Morningastar, oltre ad analisi sulla situazione internazionale e sugli effetti della guerra sui mercati troviamo anche alcuni interessati consigli di investimento con 500 fondi selezionati e offerti agli investitori: Borsa, Quotazioni Azioni, Fondi, ETF, Fondi Pensione | Morningstar. Tra le varie società consigliate da IOR troviamo anche multinazionali, titoli che investono direttamente in armi in antitesi a tanti messaggi che arrivano dalla CEI o dal Vaticano. Siamo davanti a un Giano bifronte che un giorno parla contro il Riarmo e l’indomani offre interessati consigli finanziari a beneficio dei produttori di morte? Si aprono problemi rilevanti di natura etica, tali da chiedersi se oltre al messaggio evangelico di pace non ci sia anche una pratica finanziaria che va in direzione diametralmente opposta da parte di qualche settore finanziario legato alla Chiesa. Il problema è annoso, si ripropone periodicamente, ma è stato sviscerato fin dagli anni sessanta del secolo scorso, a seguito del Concilio Vaticano II. Può essere utile fare riferimento all’opera MENSURAM BONAM (MB), che collega Vangelo e Dottrina Sociale Cattolica (DSC) al mondo dell’economia e della finanza con una serie di buoni precetti perché il cattolico operi coerentemente con il messaggio evangelico: mb_ita_final_14_11_22_ed+. Lo studio di Volpi porta alla luce il fatto che tra i beneficiari degli investimenti proposti dallo IOR troviamo titoli di aziende impegnate nella produzione di sistemi di guerra, nella speculazione sui metalli rari, nello sfruttamento dei riders e di altri lavoratori e lavoratrici anche attraverso un intricato sistema di investimenti diretti e indiretti. Il semplice investitore non ha contezza di dove stia mettendo i propri risparmi; se lo sapesse, allora capirebbe che i buoni precetti etici e morali vengono letteralmente contraddetti per disegni speculativi.  Volpi va ancora avanti nella sua disamina indicando nei membri del Consiglio di sovrintendenza dello IOR la presenza di importanti esponenti della finanza con incarichi precedenti in rilevanti multinazionali che da sempre investono in armi: «Jean-Baptiste de Franssu che, prima del suo incarico in Vaticano, è stato Ceo di Invesco Europe, società dove i principali azionisti sono BlackRock, Vanguard e State Street. Poi c’è Elizabeth McCaul, con un passato nella società di consulenza Promontory Financial Group (di proprietà di Ibm), specializzata in compliance e gestione del rischio. Javier Marín Romano è già stato Ceo del Gruppo Santander, mentre Scott C. Malpas per oltre trent’anni è stato il chief investment officer dell’Università di Notre Dame negli Stati Uniti, dove ha gestito uno dei fondi di dotazione più performanti al mondo». Tra i grandi clienti della Banca Vaticana poi troviamo grandi immobiliaristi che operano non proprio in sintonia con il messaggio evangelico, una buona parte del patrimonio IOR è affidato a Vanguard e Blackrock i cui investimenti non sono certo rivolti ad opere pie. Ora qualche domanda sorge spontanea: la CEI è al corrente di questi fatti documentati dal periodico Valori e come intende relazionarsi allo IOR? Di questo il mondo cattolico deve prendere atto e visione, chiedendo conto a chi di dovere della incoerenza tra il messaggio di pace e le spregiudicate operazioni della Finanza cattolica. Federico Giusti, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
VATICANO: DAL CONCLAVE ESCE IL SUCCESSORE DI BERGOGLIO. IL 69ENNE USA ROBERT FRANCIS PREVOST E’ “LEONE XIV”.
Vaticano e dintorni. Al quarto scrutinio il Conclave ha deciso, nel tardo pomeriggio di giovedì 8 maggio 2025, il successore di Bergoglio. Il 267esimo capo della Chiesa cristiana di rito cattolico – e sovrano assoluto dello Stato monarchico della Città del Vaticano – è anche il primo di nazionalità statunitense (oltre che peruviana): il 69enne Robert Francis Prevost, nato a Chicago, ordinato cardinale da Bergoglio nel 2023, dopo 40 anni trascorsi quasi interamente in Perù, con l’Ordine di Sant’Agostino. Prevost – che ha scelto come nome quello di Leone XIV – era considerato tra i papabili di “compromesso centrista” tra le varie correnti interne alle gerarchie ecclesiastiche, che lo incasellevano prima del Conclave come “aperturista” sul fronte dell’accoglienza dei migranti e della lotta al cambiamento climatico, ma ortodosso con la posizione ecclesiastica sull’impostazione ideologico-religiosa, compresa la postura di chiusura di fronte alla comunità Lgbtqia+. L’intervista di Radio Onda d’Urto a Luca Kocci, collaboratore del quotidiano Il Manifesto ed  esperto di questioni politico-ecclesiali. Ascolta o scarica L’intervista di Radio Onda d’Urto a Carla Corsetti, segretaria di Democrazia Atea. Ascolta o scarica
13-12-2024 Complecagna! dalle 19 si festeggia con cena, performance, ritualità e danze
𝘈𝘯𝘯𝘶𝘯𝘤𝘪𝘢𝘻𝘪𝘰𝘯𝘦, 𝘢𝘯𝘯𝘶𝘯𝘤𝘪𝘢𝘻𝘪𝘰𝘯𝘦! È in arrivo l’11° COMPLECAGNA – Venerdì 13/12 (ᴀᴄᴀʙ!) 2024 Dalle 19:00 ✨𝐅𝐞𝐬𝐭𝐚 𝐝𝐚𝐚 𝐩𝐚𝐫𝐨𝐜𝐜𝐡𝐢𝐚✨ 👅 𝗖𝗲𝗻𝗮 vegan a cura di 𝘛𝘢𝘯𝘢 𝘓𝘪𝘣𝘦𝘳𝘢 𝘛𝘶𝘵𝘵 🎭 𝐈𝐧𝐜𝐮𝐫𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐭𝐞𝐚𝐭𝐫𝐚𝐥𝐞 con la compagnia 𝘊𝘢𝘨𝘯𝘢 𝘮𝘢𝘭𝘦𝘥𝘦𝘵𝘵𝘢/𝘊𝘢𝘨𝘯𝘢 𝘣𝘦𝘯𝘦𝘥𝘦𝘵𝘵𝘢 🕯️ 𝐇𝐨𝐥𝐲 𝐋𝐞𝐬𝐛𝐢𝐚𝐧 𝐑𝐢𝐭𝐮𝐚𝐥 🎤 … Continue reading →
December 8, 2024
Cagne Sciolte