Tag - apocalypse maybe

In Europa si muore di caldo – apocalisse termica (e data centers)
L’AI vive di energia. Ogni domanda a Chatgpt, ogni server, ogni centro di calcolo richiede quantità enormi di energia e acqua fresca. E il suo consumo cresce a una velocità che nessun sistema energetico aveva mai previsto. Negli Stati Uniti, i data center pesano già per il 4,4% della domanda nazionale di elettricità, e le proiezioni parlano di una quota tra il 6,7% e il 12% entro il 2028. È il segnale di una trasformazione silenziosa: il mercato dell’AI non si misura più solo in capitalizzazione o investimenti, ma anche in gigawatt. Le grandi piattaforme digitali lo sanno: Microsoft, Amazon e Google hanno avviato partnership con operatori nucleari e stanno già costruendo reattori modulari per i nuovi poli di calcolo, oltreoceano, ma non solo. Le discussioni sugli investimenti e i cantieri sono già stati avviati nel Regno Unito: Holtec e Edf Uk sono impegnati insieme alle parti interessate dei governi del Regno Unito e degli Stati Uniti, tra cui Great British Energy – Nuclear e The National Wealth Fund. “Lavorando con gli Stati Uniti, raccoglieremo i benefici di questa età d’oro del nucleare, alimentando le case britanniche con energia pulita e nazionale, offrendo posti di lavoro qualificati ben pagati e abbassando il prezzo delle bollette d’energia per sempre”, ha dichiarato il Segretario britannico all’energia, Ed Miliband. Le altre società del nucleare coinvolte negli accordi per la generazione di energia includono Terra Power, X-energy e Last Energy e tutte hanno all’attivo negli Stati Unit progetti per l’alimentazione di dati center con il nucleare. Questo dimenticando la questione delle scorie, i vari incidenti a centrali nucleari che accompagnano questa fonte di energia, e non si prova nemmeno a pensare a una razionalizzazione dell’uso – e dello spreco – di energia, mentre nelle città si moltiplicano i blackout alla corrente elettrica per l’uso dei condizionatori, ormai necessari per il caldo estremo. Caldo estremo che secca i bacini e i corsi d’acqua, che aumenta il fabbisogno di energia, e che addirittura, in Francia, ferma le centrali nucleari, che hanno bisogno, anche loro, di essere raffreddate dall’acqua fresca. Ne abbiamo parlato all’ultima puntata dell’elenco telefonico degli uragani: Introduzione: Approfondimento con Andrea Capocci su cambiamento climatico, carenza idrica, dissesto idrogeologico, data center.
July 2, 2026
Radio Blackout
In Europa si muore di caldo – apocalisse termica (e data centers)@0
L’AI vive di energia. Ogni domanda a Chatgpt, ogni server, ogni centro di calcolo richiede quantità enormi di energia e acqua fresca. E il suo consumo cresce a una velocità che nessun sistema energetico aveva mai previsto. Negli Stati Uniti, i data center pesano già per il 4,4% della domanda nazionale di elettricità, e le proiezioni parlano di una quota tra il 6,7% e il 12% entro il 2028. È il segnale di una trasformazione silenziosa: il mercato dell’AI non si misura più solo in capitalizzazione o investimenti, ma anche in gigawatt. Le grandi piattaforme digitali lo sanno: Microsoft, Amazon e Google hanno avviato partnership con operatori nucleari e stanno già costruendo reattori modulari per i nuovi poli di calcolo, oltreoceano, ma non solo. Le discussioni sugli investimenti e i cantieri sono già stati avviati nel Regno Unito: Holtec e Edf Uk sono impegnati insieme alle parti interessate dei governi del Regno Unito e degli Stati Uniti, tra cui Great British Energy – Nuclear e The National Wealth Fund. “Lavorando con gli Stati Uniti, raccoglieremo i benefici di questa età d’oro del nucleare, alimentando le case britanniche con energia pulita e nazionale, offrendo posti di lavoro qualificati ben pagati e abbassando il prezzo delle bollette d’energia per sempre”, ha dichiarato il Segretario britannico all’energia, Ed Miliband. Le altre società del nucleare coinvolte negli accordi per la generazione di energia includono Terra Power, X-energy e Last Energy e tutte hanno all’attivo negli Stati Unit progetti per l’alimentazione di dati center con il nucleare. Questo dimenticando la questione delle scorie, i vari incidenti a centrali nucleari che accompagnano questa fonte di energia, e non si prova nemmeno a pensare a una razionalizzazione dell’uso – e dello spreco – di energia, mentre nelle città si moltiplicano i blackout alla corrente elettrica per l’uso dei condizionatori, ormai necessari per il caldo estremo. Caldo estremo che secca i bacini e i corsi d’acqua, che aumenta il fabbisogno di energia, e che addirittura, in Francia, ferma le centrali nucleari, che hanno bisogno, anche loro, di essere raffreddate dall’acqua fresca. Ne abbiamo parlato all’ultima puntata dell’elenco telefonico degli uragani: Introduzione: Approfondimento con Andrea Capocci su cambiamento climatico, carenza idrica, dissesto idrogeologico, data center.
In Europa si muore di caldo – apocalisse termica (e data centers)@1
L’AI vive di energia. Ogni domanda a Chatgpt, ogni server, ogni centro di calcolo richiede quantità enormi di energia e acqua fresca. E il suo consumo cresce a una velocità che nessun sistema energetico aveva mai previsto. Negli Stati Uniti, i data center pesano già per il 4,4% della domanda nazionale di elettricità, e le proiezioni parlano di una quota tra il 6,7% e il 12% entro il 2028. È il segnale di una trasformazione silenziosa: il mercato dell’AI non si misura più solo in capitalizzazione o investimenti, ma anche in gigawatt. Le grandi piattaforme digitali lo sanno: Microsoft, Amazon e Google hanno avviato partnership con operatori nucleari e stanno già costruendo reattori modulari per i nuovi poli di calcolo, oltreoceano, ma non solo. Le discussioni sugli investimenti e i cantieri sono già stati avviati nel Regno Unito: Holtec e Edf Uk sono impegnati insieme alle parti interessate dei governi del Regno Unito e degli Stati Uniti, tra cui Great British Energy – Nuclear e The National Wealth Fund. “Lavorando con gli Stati Uniti, raccoglieremo i benefici di questa età d’oro del nucleare, alimentando le case britanniche con energia pulita e nazionale, offrendo posti di lavoro qualificati ben pagati e abbassando il prezzo delle bollette d’energia per sempre”, ha dichiarato il Segretario britannico all’energia, Ed Miliband. Le altre società del nucleare coinvolte negli accordi per la generazione di energia includono Terra Power, X-energy e Last Energy e tutte hanno all’attivo negli Stati Unit progetti per l’alimentazione di dati center con il nucleare. Questo dimenticando la questione delle scorie, i vari incidenti a centrali nucleari che accompagnano questa fonte di energia, e non si prova nemmeno a pensare a una razionalizzazione dell’uso – e dello spreco – di energia, mentre nelle città si moltiplicano i blackout alla corrente elettrica per l’uso dei condizionatori, ormai necessari per il caldo estremo. Caldo estremo che secca i bacini e i corsi d’acqua, che aumenta il fabbisogno di energia, e che addirittura, in Francia, ferma le centrali nucleari, che hanno bisogno, anche loro, di essere raffreddate dall’acqua fresca. Ne abbiamo parlato all’ultima puntata dell’elenco telefonico degli uragani: Introduzione: Approfondimento con Andrea Capocci su cambiamento climatico, carenza idrica, dissesto idrogeologico, data center.
In Europa si muore di caldo – apocalisse termica (e data centers)@0
L’AI vive di energia. Ogni domanda a Chatgpt, ogni server, ogni centro di calcolo richiede quantità enormi di energia e acqua fresca. E il suo consumo cresce a una velocità che nessun sistema energetico aveva mai previsto. Negli Stati Uniti, i data center pesano già per il 4,4% della domanda nazionale di elettricità, e le proiezioni parlano di una quota tra il 6,7% e il 12% entro il 2028. È il segnale di una trasformazione silenziosa: il mercato dell’AI non si misura più solo in capitalizzazione o investimenti, ma anche in gigawatt. Le grandi piattaforme digitali lo sanno: Microsoft, Amazon e Google hanno avviato partnership con operatori nucleari e stanno già costruendo reattori modulari per i nuovi poli di calcolo, oltreoceano, ma non solo. Le discussioni sugli investimenti e i cantieri sono già stati avviati nel Regno Unito: Holtec e Edf Uk sono impegnati insieme alle parti interessate dei governi del Regno Unito e degli Stati Uniti, tra cui Great British Energy – Nuclear e The National Wealth Fund. “Lavorando con gli Stati Uniti, raccoglieremo i benefici di questa età d’oro del nucleare, alimentando le case britanniche con energia pulita e nazionale, offrendo posti di lavoro qualificati ben pagati e abbassando il prezzo delle bollette d’energia per sempre”, ha dichiarato il Segretario britannico all’energia, Ed Miliband. Le altre società del nucleare coinvolte negli accordi per la generazione di energia includono Terra Power, X-energy e Last Energy e tutte hanno all’attivo negli Stati Unit progetti per l’alimentazione di dati center con il nucleare. Questo dimenticando la questione delle scorie, i vari incidenti a centrali nucleari che accompagnano questa fonte di energia, e non si prova nemmeno a pensare a una razionalizzazione dell’uso – e dello spreco – di energia, mentre nelle città si moltiplicano i blackout alla corrente elettrica per l’uso dei condizionatori, ormai necessari per il caldo estremo. Caldo estremo che secca i bacini e i corsi d’acqua, che aumenta il fabbisogno di energia, e che addirittura, in Francia, ferma le centrali nucleari, che hanno bisogno, anche loro, di essere raffreddate dall’acqua fresca. Ne abbiamo parlato all’ultima puntata dell’elenco telefonico degli uragani: Introduzione: Approfondimento con Andrea Capocci su cambiamento climatico, carenza idrica, dissesto idrogeologico, data center.
In Europa si muore di caldo – apocalisse termica (e data centers)@1
L’AI vive di energia. Ogni domanda a Chatgpt, ogni server, ogni centro di calcolo richiede quantità enormi di energia e acqua fresca. E il suo consumo cresce a una velocità che nessun sistema energetico aveva mai previsto. Negli Stati Uniti, i data center pesano già per il 4,4% della domanda nazionale di elettricità, e le proiezioni parlano di una quota tra il 6,7% e il 12% entro il 2028. È il segnale di una trasformazione silenziosa: il mercato dell’AI non si misura più solo in capitalizzazione o investimenti, ma anche in gigawatt. Le grandi piattaforme digitali lo sanno: Microsoft, Amazon e Google hanno avviato partnership con operatori nucleari e stanno già costruendo reattori modulari per i nuovi poli di calcolo, oltreoceano, ma non solo. Le discussioni sugli investimenti e i cantieri sono già stati avviati nel Regno Unito: Holtec e Edf Uk sono impegnati insieme alle parti interessate dei governi del Regno Unito e degli Stati Uniti, tra cui Great British Energy – Nuclear e The National Wealth Fund. “Lavorando con gli Stati Uniti, raccoglieremo i benefici di questa età d’oro del nucleare, alimentando le case britanniche con energia pulita e nazionale, offrendo posti di lavoro qualificati ben pagati e abbassando il prezzo delle bollette d’energia per sempre”, ha dichiarato il Segretario britannico all’energia, Ed Miliband. Le altre società del nucleare coinvolte negli accordi per la generazione di energia includono Terra Power, X-energy e Last Energy e tutte hanno all’attivo negli Stati Unit progetti per l’alimentazione di dati center con il nucleare. Questo dimenticando la questione delle scorie, i vari incidenti a centrali nucleari che accompagnano questa fonte di energia, e non si prova nemmeno a pensare a una razionalizzazione dell’uso – e dello spreco – di energia, mentre nelle città si moltiplicano i blackout alla corrente elettrica per l’uso dei condizionatori, ormai necessari per il caldo estremo. Caldo estremo che secca i bacini e i corsi d’acqua, che aumenta il fabbisogno di energia, e che addirittura, in Francia, ferma le centrali nucleari, che hanno bisogno, anche loro, di essere raffreddate dall’acqua fresca. Ne abbiamo parlato all’ultima puntata dell’elenco telefonico degli uragani: Introduzione: Approfondimento con Andrea Capocci su cambiamento climatico, carenza idrica, dissesto idrogeologico, data center.
La riforma delle riforme@1
In un recente articolo dell’Economist si afferma che “la Cina affronterebbe meno guerre commerciali con il resto del mondo se i suoi cittadini fossero meno parsimoniosi”. I cinesi sono notoriamente un popolo di risparmiatori e il tasso di risparmio cinese è uno dei più alti al mondo. Secondo la Banca Mondiale, i consumi delle famiglie cinesi rappresentano appena il 39% del PIL nazionale, rispetto a una media globale del 63-67%. Il 22 maggio scorso, il Consiglio di stato (il governo) ha annunciato che, in base alla nuova politica, i lavoratori potranno iscriversi ai programmi di assicurazione sociale nelle città in cui lavorano, indipendentemente dal loro hùkŏu. La “Riforma delle riforme”, così l’ha definita Michelangelo Cocco. Per capire la portata di questa svolta partiamo da un numero: 357 milioni. Tanti sono, secondo l’ultimo censimento, i migranti: un quarto della popolazione complessiva (1,4 miliardi), trasferitisi in una metropoli da una città o un villaggio, spesso lontani migliaia di chilometri, in cerca di una vita migliore. Per decenni queste persone sono rimaste cittadini di serie B, condizione della quale hanno approfittato gli imprenditori che hanno riservato loro salari e condizioni di lavoro penalizzanti. Cambiamenti demografici, nel modo di produzione e perfino geopolitici sono alla base di quest’inversione di rotta, pensata per assecondare la nuova fase di sviluppo di una Cina che – in un contesto internazionale turbolento – dovrà rafforzarsi soprattutto all’interno, per resistere alle pressioni esterne. Partendo proprio dai suoi lavoratori. Ad oggi, i grandi centri come Pechino, Shanghai, Guangzhou e Shenzhen, mantengono barriere molto alte per ottenere la residenza completa, indispensabile per usufruire dei benefici più importanti. Nei nuclei urbani più accessibili (con probabilità di insediamento superiori al 50%) ma con meno opportunità professionali solo in pochi ci vogliono andare. Spesso chi sulla carta potrebbe fare domanda desiste sapendo di non possedere i requisiti richiesti, come la capacità di dimostrare di aver versato contributi previdenziali per diversi anni. Un cruccio ricorrente per lx impiegatx nella gig-economy, che solo recentemente è stata regolamentata con l’introduzione di tutele minime. Per qualcun altrx cambiare hukou semplicemente non conviene, perché implicherebbe la rinuncia ai diritti fondiari nel villaggio di nascita. Nell’ultima parte, leggiamo insieme un articolo su una nuova forma di micro economia informale degli affetti che riguarda la Cina urbana. Citati nella puntata: L’hukou e il controllo sociale in Cina – China files La riforma delle riforme – Rassegna Cina China’s Hukou System: Attempts to Control Urbanization by Strictly Separating Urban and Rural – Urban border “Per coloro che soddisfano le condizioni”, Una nuova pagina della mai realizzata abolizione dell’hukou – Infoaut Le “sbarbine” digitali nella Cina urbana – Il Partito
La riforma delle riforme@0
In un recente articolo dell’Economist si afferma che “la Cina affronterebbe meno guerre commerciali con il resto del mondo se i suoi cittadini fossero meno parsimoniosi”. I cinesi sono notoriamente un popolo di risparmiatori e il tasso di risparmio cinese è uno dei più alti al mondo. Secondo la Banca Mondiale, i consumi delle famiglie cinesi rappresentano appena il 39% del PIL nazionale, rispetto a una media globale del 63-67%. Il 22 maggio scorso, il Consiglio di stato (il governo) ha annunciato che, in base alla nuova politica, i lavoratori potranno iscriversi ai programmi di assicurazione sociale nelle città in cui lavorano, indipendentemente dal loro hùkŏu. La “Riforma delle riforme”, così l’ha definita Michelangelo Cocco. Per capire la portata di questa svolta partiamo da un numero: 357 milioni. Tanti sono, secondo l’ultimo censimento, i migranti: un quarto della popolazione complessiva (1,4 miliardi), trasferitisi in una metropoli da una città o un villaggio, spesso lontani migliaia di chilometri, in cerca di una vita migliore. Per decenni queste persone sono rimaste cittadini di serie B, condizione della quale hanno approfittato gli imprenditori che hanno riservato loro salari e condizioni di lavoro penalizzanti. Cambiamenti demografici, nel modo di produzione e perfino geopolitici sono alla base di quest’inversione di rotta, pensata per assecondare la nuova fase di sviluppo di una Cina che – in un contesto internazionale turbolento – dovrà rafforzarsi soprattutto all’interno, per resistere alle pressioni esterne. Partendo proprio dai suoi lavoratori. Ad oggi, i grandi centri come Pechino, Shanghai, Guangzhou e Shenzhen, mantengono barriere molto alte per ottenere la residenza completa, indispensabile per usufruire dei benefici più importanti. Nei nuclei urbani più accessibili (con probabilità di insediamento superiori al 50%) ma con meno opportunità professionali solo in pochi ci vogliono andare. Spesso chi sulla carta potrebbe fare domanda desiste sapendo di non possedere i requisiti richiesti, come la capacità di dimostrare di aver versato contributi previdenziali per diversi anni. Un cruccio ricorrente per lx impiegatx nella gig-economy, che solo recentemente è stata regolamentata con l’introduzione di tutele minime. Per qualcun altrx cambiare hukou semplicemente non conviene, perché implicherebbe la rinuncia ai diritti fondiari nel villaggio di nascita. Nell’ultima parte, leggiamo insieme un articolo su una nuova forma di micro economia informale degli affetti che riguarda la Cina urbana. Citati nella puntata: L’hukou e il controllo sociale in Cina – China files La riforma delle riforme – Rassegna Cina China’s Hukou System: Attempts to Control Urbanization by Strictly Separating Urban and Rural – Urban border “Per coloro che soddisfano le condizioni”, Una nuova pagina della mai realizzata abolizione dell’hukou – Infoaut Le “sbarbine” digitali nella Cina urbana – Il Partito
La riforma delle riforme@0
In un recente articolo dell’Economist si afferma che “la Cina affronterebbe meno guerre commerciali con il resto del mondo se i suoi cittadini fossero meno parsimoniosi”. I cinesi sono notoriamente un popolo di risparmiatori e il tasso di risparmio cinese è uno dei più alti al mondo. Secondo la Banca Mondiale, i consumi delle famiglie cinesi rappresentano appena il 39% del PIL nazionale, rispetto a una media globale del 63-67%. Il 22 maggio scorso, il Consiglio di stato (il governo) ha annunciato che, in base alla nuova politica, i lavoratori potranno iscriversi ai programmi di assicurazione sociale nelle città in cui lavorano, indipendentemente dal loro hùkŏu. La “Riforma delle riforme”, così l’ha definita Michelangelo Cocco. Per capire la portata di questa svolta partiamo da un numero: 357 milioni. Tanti sono, secondo l’ultimo censimento, i migranti: un quarto della popolazione complessiva (1,4 miliardi), trasferitisi in una metropoli da una città o un villaggio, spesso lontani migliaia di chilometri, in cerca di una vita migliore. Per decenni queste persone sono rimaste cittadini di serie B, condizione della quale hanno approfittato gli imprenditori che hanno riservato loro salari e condizioni di lavoro penalizzanti. Cambiamenti demografici, nel modo di produzione e perfino geopolitici sono alla base di quest’inversione di rotta, pensata per assecondare la nuova fase di sviluppo di una Cina che – in un contesto internazionale turbolento – dovrà rafforzarsi soprattutto all’interno, per resistere alle pressioni esterne. Partendo proprio dai suoi lavoratori. Ad oggi, i grandi centri come Pechino, Shanghai, Guangzhou e Shenzhen, mantengono barriere molto alte per ottenere la residenza completa, indispensabile per usufruire dei benefici più importanti. Nei nuclei urbani più accessibili (con probabilità di insediamento superiori al 50%) ma con meno opportunità professionali solo in pochi ci vogliono andare. Spesso chi sulla carta potrebbe fare domanda desiste sapendo di non possedere i requisiti richiesti, come la capacità di dimostrare di aver versato contributi previdenziali per diversi anni. Un cruccio ricorrente per lx impiegatx nella gig-economy, che solo recentemente è stata regolamentata con l’introduzione di tutele minime. Per qualcun altrx cambiare hukou semplicemente non conviene, perché implicherebbe la rinuncia ai diritti fondiari nel villaggio di nascita. Nell’ultima parte, leggiamo insieme un articolo su una nuova forma di micro economia informale degli affetti che riguarda la Cina urbana. Citati nella puntata: L’hukou e il controllo sociale in Cina – China files La riforma delle riforme – Rassegna Cina China’s Hukou System: Attempts to Control Urbanization by Strictly Separating Urban and Rural – Urban border “Per coloro che soddisfano le condizioni”, Una nuova pagina della mai realizzata abolizione dell’hukou – Infoaut Le “sbarbine” digitali nella Cina urbana – Il Partito
La riforma delle riforme@1
In un recente articolo dell’Economist si afferma che “la Cina affronterebbe meno guerre commerciali con il resto del mondo se i suoi cittadini fossero meno parsimoniosi”. I cinesi sono notoriamente un popolo di risparmiatori e il tasso di risparmio cinese è uno dei più alti al mondo. Secondo la Banca Mondiale, i consumi delle famiglie cinesi rappresentano appena il 39% del PIL nazionale, rispetto a una media globale del 63-67%. Il 22 maggio scorso, il Consiglio di stato (il governo) ha annunciato che, in base alla nuova politica, i lavoratori potranno iscriversi ai programmi di assicurazione sociale nelle città in cui lavorano, indipendentemente dal loro hùkŏu. La “Riforma delle riforme”, così l’ha definita Michelangelo Cocco. Per capire la portata di questa svolta partiamo da un numero: 357 milioni. Tanti sono, secondo l’ultimo censimento, i migranti: un quarto della popolazione complessiva (1,4 miliardi), trasferitisi in una metropoli da una città o un villaggio, spesso lontani migliaia di chilometri, in cerca di una vita migliore. Per decenni queste persone sono rimaste cittadini di serie B, condizione della quale hanno approfittato gli imprenditori che hanno riservato loro salari e condizioni di lavoro penalizzanti. Cambiamenti demografici, nel modo di produzione e perfino geopolitici sono alla base di quest’inversione di rotta, pensata per assecondare la nuova fase di sviluppo di una Cina che – in un contesto internazionale turbolento – dovrà rafforzarsi soprattutto all’interno, per resistere alle pressioni esterne. Partendo proprio dai suoi lavoratori. Ad oggi, i grandi centri come Pechino, Shanghai, Guangzhou e Shenzhen, mantengono barriere molto alte per ottenere la residenza completa, indispensabile per usufruire dei benefici più importanti. Nei nuclei urbani più accessibili (con probabilità di insediamento superiori al 50%) ma con meno opportunità professionali solo in pochi ci vogliono andare. Spesso chi sulla carta potrebbe fare domanda desiste sapendo di non possedere i requisiti richiesti, come la capacità di dimostrare di aver versato contributi previdenziali per diversi anni. Un cruccio ricorrente per lx impiegatx nella gig-economy, che solo recentemente è stata regolamentata con l’introduzione di tutele minime. Per qualcun altrx cambiare hukou semplicemente non conviene, perché implicherebbe la rinuncia ai diritti fondiari nel villaggio di nascita. Nell’ultima parte, leggiamo insieme un articolo su una nuova forma di micro economia informale degli affetti che riguarda la Cina urbana. Citati nella puntata: L’hukou e il controllo sociale in Cina – China files La riforma delle riforme – Rassegna Cina China’s Hukou System: Attempts to Control Urbanization by Strictly Separating Urban and Rural – Urban border “Per coloro che soddisfano le condizioni”, Una nuova pagina della mai realizzata abolizione dell’hukou – Infoaut Le “sbarbine” digitali nella Cina urbana – Il Partito
La riforma delle riforme
In un recente articolo dell’Economist si afferma che “la Cina affronterebbe meno guerre commerciali con il resto del mondo se i suoi cittadini fossero meno parsimoniosi”. I cinesi sono notoriamente un popolo di risparmiatori e il tasso di risparmio cinese è uno dei più alti al mondo. Secondo la Banca Mondiale, i consumi delle famiglie cinesi rappresentano appena il 39% del PIL nazionale, rispetto a una media globale del 63-67%. Il 22 maggio scorso, il Consiglio di stato (il governo) ha annunciato che, in base alla nuova politica, i lavoratori potranno iscriversi ai programmi di assicurazione sociale nelle città in cui lavorano, indipendentemente dal loro hùkŏu. La “Riforma delle riforme”, così l’ha definita Michelangelo Cocco. Per capire la portata di questa svolta partiamo da un numero: 357 milioni. Tanti sono, secondo l’ultimo censimento, i migranti: un quarto della popolazione complessiva (1,4 miliardi), trasferitisi in una metropoli da una città o un villaggio, spesso lontani migliaia di chilometri, in cerca di una vita migliore. Per decenni queste persone sono rimaste cittadini di serie B, condizione della quale hanno approfittato gli imprenditori che hanno riservato loro salari e condizioni di lavoro penalizzanti. Cambiamenti demografici, nel modo di produzione e perfino geopolitici sono alla base di quest’inversione di rotta, pensata per assecondare la nuova fase di sviluppo di una Cina che – in un contesto internazionale turbolento – dovrà rafforzarsi soprattutto all’interno, per resistere alle pressioni esterne. Partendo proprio dai suoi lavoratori. Ad oggi, i grandi centri come Pechino, Shanghai, Guangzhou e Shenzhen, mantengono barriere molto alte per ottenere la residenza completa, indispensabile per usufruire dei benefici più importanti. Nei nuclei urbani più accessibili (con probabilità di insediamento superiori al 50%) ma con meno opportunità professionali solo in pochi ci vogliono andare. Spesso chi sulla carta potrebbe fare domanda desiste sapendo di non possedere i requisiti richiesti, come la capacità di dimostrare di aver versato contributi previdenziali per diversi anni. Un cruccio ricorrente per lx impiegatx nella gig-economy, che solo recentemente è stata regolamentata con l’introduzione di tutele minime. Per qualcun altrx cambiare hukou semplicemente non conviene, perché implicherebbe la rinuncia ai diritti fondiari nel villaggio di nascita. Nell’ultima parte, leggiamo insieme un articolo su una nuova forma di micro economia informale degli affetti che riguarda la Cina urbana. Citati nella puntata: L’hukou e il controllo sociale in Cina – China files La riforma delle riforme – Rassegna Cina China’s Hukou System: Attempts to Control Urbanization by Strictly Separating Urban and Rural – Urban border “Per coloro che soddisfano le condizioni”, Una nuova pagina della mai realizzata abolizione dell’hukou – Infoaut Le “sbarbine” digitali nella Cina urbana – Il Partito
June 12, 2026
Radio Blackout