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LA PROTESTA DEI TIR PROSEGUE IN TUTTA ITALIA NONOSTANTE LE MINACCE DEL GOVERNO. BLOCCHI DAL LAZIO ALLA SICILIA, A COSENZA STUDENTI IN PIAZZA
Continua la protesta dei Tir contro il caro gasolio nonostante i miseri interventi del governo. In serata riunione a Palazzo Chigi con Meloni: il Viminale ha scelto di mandare la polizia a identificare 1700 camionisti attivi nei blocchi in Campiania e denunciare oltre 70 lavoratori chiedendo di vigilare su non meglio identificate ‘infiltrazioni criminali’. Contemporaneamente l’esecutivo mette a punto un decreto che dovrebbe essere varato nel Cdm convocato per oggi. Opposizioni all’attacco e chiedono che ‘La premier riferisca in aula’. Di fronte alle minacce del governo alcune organizzazioni in Sicilia e Calabria hanno nella notte sospeso i blocchi, ma  le proteste proseguono. Continua quella dei camionisti contro il caro carburanti a Frosinone, Ferentino e Valmontone, Roma, mentre si segnalano rallentamenti ai caselli, monitorati dalla polizia. In agitazione anche gli agricoltori. Da Valmontone, Matteo, contadino in protesta raggiunto ai nostri microfoni. Ascolta o scarica Fermi anche gli autotrasportatori a Gela, Sicilia, lungo il tratto della strada statale 117 bis. “I prezzi del gasolio non scendono e noi non abbiamo ricevuto neanche un centesimo. Andiamo avanti fino a quando non ci saranno risultati concreti. Degli annunci non ce ne facciamo nulla”, fanno sapere. Restano i presidi degli autotrasportatori anche sulle strade campane, dove nel Casertano l’epicentro della protesta diventa il casello sull’A1 Milano-Napoli di Caianello. Proteste che proseguono anche a Napoli. Dal capoluogo campano Eddy del movimento di lotta – disoccupati 7 Novembre. Ascolta o scarica In Calabria, dove si sono aggiunti i blocchi dei pescatori, gli studenti di Cosenza si sono uniti alla protesta di tir e trattori, convocando per questa mattina uno sciopero con un corteo partito da Piazza Kennedy. Dal corteo studentesco Federico, de La Base di Cosenza e di Usb. Ascolta o scarica  
October 22, 2026
Radio Onda d`Urto
Le ’Radici del Sindacato-CGIL’: «Quelle dovrebbero essere le nostre piazze»
Pubblichiamo il comunicato firmato da Eliana Como, Luca Scacchi, Antonella Stasi, Augustin Breda, Simone Grisa, Aljosha Stramazzo, Delia Fratucelli, tutti dirigenti di “Radici del sindacato negli organismi nazionali CGIL”, l’attuale componente della sinistra confederale della storica organizzazione dei lavoratori italiani. Una presa di posizione che farà molto discutere, un contributo che – come analogamente ha sostenuto ieri sera anche il filosofo Massimo Cacciari nel corso di un famoso Talk Show serale – finalmente ci dovrebbe portare ad aprire un grande dibattito sulla crisi che sta attraversando la società contemporanea: è giunto il momento di interrogarci sulle scellerate scelte compiute dal ceto politico globale. Pertanto scrivono i sindacalisti: «No, non prendiamo le distanze. Dovremmo provare a stare con loro, non contro di loro. Guardarli, riconoscerli, parlarci. Discutere e litigarci, se serve, ma in quelle piazze. Proteggerli come fanno i professori e i sindacati in Francia». In sostana bisogna analizzare il malessere sociale, comprenderne le dinamiche e risolvere le cause della emarginazione giovanile[accì] __________ La violenza è oramai quotidiana in questa società. Nelle povertà delle periferie e nelle emarginazioni dei pregiudizi. In una crisi climatica indotta da questo modo di produzione che oramai travolge tutti/e con eventi estremi. In una competizione economica che diventa sempre più contrapposizione tra paesi e quindi guerra. Nelle barbarie del genocidio di Gaza e nel silenzio del mondo che lascia fare. Nelle diseguaglianze e nelle disperanze di un sistema contro cui i ragazzi e le ragazze si ribellano. La violenza è nell’escludere e nel tenere ai margini chi non ha altra scelta che ribellarsi. Milano, Torino, Bologna e le altre città, nonostante governi di colore diverso da quello nazionale, in questi anni hanno costruito grattacieli, cercato turisti, moltiplicato i B&B, lucidato vetrine e accompagnato speculazioni, emarginando progressivamente in periferie e suburbi studenti e studentesse, lavoratori e lavoratrici, pensionati e pensionate. Chi non ha il reddito sufficiente per tanto luccichio. A Torino una ricerca internazionale mostra che la speranza di vita cala di tre mesi ad ogni fermata di tram verso la periferia, in modo lineare e continuo. A Milano, Bologna e le altre città, non è diverso. Anche questa è violenza. Pervasiva e continua, cronica e devastante. Gli scontri in strada e i saccheggi sono usati come alibi di questa violenza, per continuare a riprodurla senza contestazioni. Non possiamo ogni volta dimenticarlo. Meloni pretende la presa di distanza dalle «violenze», dopo anni di decreti su Rave, Caivano e Sicurezza, in cui ha cercato solo la repressione. Meloni pretende la presa di distanza dalle «violenze», ma ancora non solleva un sopracciglio di fronte ad Israele. Un governo che calpesta quotidianamente i trattati internazionali e tutela criminali come Netanyahu e Al-Masri perde ogni autorevolezza nel pretendere rispetto di norme e regole di convivenza civile che loro per primi ignorano. Quella delle migliaia di giovani in piazza in questi giorni non è violenza, ma esclusione, marginalità, rabbia e collera, che noi dovremmo ascoltare non giudicare. I cortei di sabato sono anche attivazione e partecipazione, cresciuta per ora isolata, invisibile e poco considerata fino a quando non è arrivata nelle piazze. Dovremmo provare a stare con loro, non contro di loro. Guardarli, riconoscerli, parlarci. Discutere e litigarci, se serve, ma in quelle piazze. Proteggerli come fanno i professori e i sindacati in Francia. Non prendere le distanze, solidarizzare con chi li reprime e li arresta, manifestare con partiti e giunte che hanno contribuito a produrre questa condizione sociale. Redazione Italia
October 20, 2026
Pressenza
SCIOPERO DEL PANE. ALLA PROTESTA DI AGRICOLTORI E TRASPORTATORI SI AGGIUNGE LA SERRATA DEI FORNAI CONTRO I RINCARI
Si amplia la protesta anche nel Sud Italia. Assieme ad agricoltori e autotrasportatori si fermano anche i panificatori. La mobilitazione dei tir è arrivata nel Basso Lazio e in Campania, riprendendo quanto succede da giorni in Calabria (oggi qui centinaia di studentesse-i mobilitati con gli agricoltori), Sicilia, Molise, Basilicata e Puglia, dove a Cerignola è stato allontanato l’ex ministro e ora vannacciano, Alemanno. Intanto, oltre al carburante, gravi problemi di approvvigionamento dei prodotti alimentari in diversi supermercati; vuoti i banchi dei prodotti freschi. Per la penuria di approvvigionamenti di grano duro, gli stabilimenti del Pastificio Rummo fermano la produzione, mentre La Molisana dà fondo alle scorte. Stamattina Salvini ha incontrato alcune sigle sindacali, in Prefettura a Milano. La Lega propone di 150 milioni di euro subito e 480 milioni per il cosiddetto credito d’imposta, per i soli autotrasportatori; nulla, invece, per gli agricoltori, alla fame nonostante i prezzi finali, nei supermercati, continuino a crescere. Su questo, 900 panificatori del Cosentino hanno aderito alla serrata contro l’aumento dei costi di produzione e le condizioni commerciali imposte dalla grande distribuzione. Stessa cosa per Reggio Calabria, dove le associazioni di categoria minacciano lo sciopero. Le intervista a * Stefano Liberti, giornalista e scrittore, specializzato in sfruttamento agricolo e alimentare. Ascolta o scarica. * Gianni Fabbris, segretario nazionale della confederazione Altragricoltura. Ascolta o scarica.
October 20, 2026
Radio Onda d`Urto
Inceppare la macchina bellica dai porti alle scuole
COME OSSERVATORIO CONTRO LA MILITARIZZAZIONE DELLE SCUOLE E DELLE UNIVERSITÀ RACCOGLIAMO L’APPELLO DEI PORTUALI PER LA MOBILITAZIONE DEL 30 OTTOBRE E MANTENIAMO LO SCIOPERO DELLA SCUOLA PER IL 4 NOVEMBRE. «Siamo portuali, quindi magari abbiamo le mani sporche, magari sono macchiate di ruggine, magari sono unte di grasso, ma non saranno mai sporche di sangue». Portuale di Liman-İş (Turchia) Ieri sabato 3 ottobre a Genova si è tenuta l’assemblea indetta dai portuali del CALP e da USB per organizzare le mobilitazioni del prossimo 30 ottobre. In quella data i portuali di quaranti porti in tutto il Mediterraneo incroceranno le braccia per rivendicare il loro rifiuto della guerra. Si tratta di una grande convergenza internazionale che stimano sarà in grado di fermare oltre il 60% del trasporto marittimo del Mediterraneo. BDS nel suo intervento è stata chiara: «La quasi totalità delle risorse militari che alimentano il genocidio viaggia per mare. E i porti sono il collo di bottiglia». Così che per ventiquattro ore quel meccanismo di approvigionamento di armi che permette il genocidio in Palestina si incepperà. Ma questa azione del 30 ottobre non intende limitarsi al comparto portuale. Questo è il messaggio del Collettivo Autonomo Lavoratori Portuali: tornate nelle vostre città e chiamate assemblee. Perché non è più soltanto una questione di coscienza. Non è più solo la necessità di collettivizzare una lotta per cui singoli lavoratori, civili!, si vedono oggi bersaglio di repressione solo per essersi rifiutati di trasportare armi a Montichiari (Brescia) come a Napoli. E il prezzo dei carburanti (e di conseguenza anche di tutto ciò che viene trasportato) lo dimostra tanto quanto gli alzabandiera con l’esercito in due scuole di Salerno e Caserta. Le conseguenze fattuali delle scelte della classe politica, dirigente e militare stanno colpendo la gente, stanno arrivando anche nel nostro quotidiano. Si parla tanto di difesa, ma da chi e da cosa? Secondo noi, non dal nemico della Patria, né dal diverso o dallo straniero nelle classi. Ma dalla guerra stessa, e da chi là ci vuole portare. Le analisi dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, dal ddl antisemitismo alla riforma della difesa attualmente in corso, indicano che è in atto un attacco alla società attraverso la scuola. Un attacco che mira a israelizzare la società, costruendo una nuova identità collettiva che sia funzionale al conflitto permanente e quindi al mantenimento dell’attuale ordine delle cose. Dai porti alle scuole si cerca di renderci complici, di fondere “civile” e “militare” e di militarizzare la società. Diciamo no. Ma un no che è al tempo stesso anche un sì. Un’affermazione di un’alternativa di pace per tutti i popoli della Terra. Un’alternativa per cui ora abbiamo una possibilità per agire. Il 30 ottobre è un venerdì. Il mercoledì successivo sarà già il 4 novembre, la giornata “dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate”. Nonostante la vicinanza temporale, come Osservatorio abbiamo deciso di mantenere lo sciopero che abbiamo indetto per il 4 novembre per il comparto istruzione e ricerca. Invitiamo il mondo della scuola a convergere anche lì, sebbene l’obiettivo stavolta non siano i numeri ma, come dice Freire, il gesto. Con lo sciopero vogliamo: * contribuire affinché il 4 novembre diventi una data di contrasto alla militarizzazione delle scuole e delle università specifica per la scuola e condivisa. * dare la possibilità anche ai lavoratori e alle lavoratrici della scuola di inceppare la macchina bellica, rifiutandosi di partecipare e collaborare agli eventi di celebrazione militarista che saranno programmati in tante scuole di tutta Italia. Per questi motivi come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università partecipiamo alla giornata di mobilitazione del 30, organizziamo un convegno di formazione per il 3 novembre e manteniamo lo sciopero del 4 novembre con invito ad aderire11. Contro la guerra e il dominio in ogni sua forma e per un’alternativa di vita e di pace. A fine assemblea, blocco del varco che conduce al porto. > Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- 1. Per aggiornamenti sullo stato dello sciopero, consulta il Cruscotto degli scioperi nel pubblico impiego. ︎ -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! 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USB: Qui non si arriva a fine mese! Stato di agitazione nazionale dell’industria
LA DIREZIONE NAZIONALE INDUSTRIA DI USB LAVORO PRIVATO PROCLAMA LO STATO DI AGITAZIONE IMMEDIATO DELL’INTERA CATEGORIA. Prezzi carburanti, bollette, beni alimentari e beni essenziali aumentano ogni giorno ed hanno già eroso quei pochi euro di aumenti salariali che sono stati erogati dai Ccnl. I salari quindi restano fermi e il loro potere d’acquisto continua a diminuire. Sempre più lavoratrici e lavoratori arrivano a fine mese con difficoltà, costretti a rinunciare a beni e servizi per sostenere il costo della vita. Il Governo risponde con sconti temporanei e insufficienti, senza intervenire sulle cause reali dell’aumento dei prezzi. Nel frattempo, le grandi aziende energetiche continuano ad accumulare miliardi di profitti. Il conto della crisi viene scaricato ancora una volta sui lavoratori, sulle loro famiglie e sui servizi pubblici. E mentre per salari, occupazione, servizi e industria ci dicono che non ci sono risorse, per il riarmo i soldi si trovano. Le priorità sono chiare: prima i profitti e le armi, poi i lavoratori. Non accettiamo che si chiedano sacrifici a chi vive del proprio salario mentre si continuano a finanziare spese militari e interessi economici che nulla hanno a che vedere con il benessere della maggioranza. Nelle fabbriche la situazione non è diversa. Crisi, ristrutturazioni, cassa integrazione, esuberi e chiusure colpiscono la siderurgia, l’automotive, l’elettrodomestico e l’elettronica. Interi territori rischiano di perdere lavoro e prospettive, mentre manca una politica industriale capace di difendere l’occupazione, garantire investimenti e tutelare le produzioni strategiche. Si continua invece a pagare la crisi con il nostro lavoro, il nostro salario e il nostro futuro. Non accettiamo più salari da fame, perdita del potere d’acquisto, bollette e carburanti fuori controllo. Non accettiamo cassa integrazione, esuberi e chiusure utilizzati come strumenti ordinari per scaricare sui lavoratori le scelte sbagliate delle aziende. Non accettiamo che si trovino risorse per il riarmo mentre vengono tagliati servizi, diritti e tutele. Non accettiamo, infine, che i profitti privati continuino a essere garantiti sulla pelle di chi lavora. Per queste ragioni USB Lavoro Privato – Industria proclama lo STATO DI AGITAZIONE IMMEDIATO su tutto il territorio nazionale. È necessario costruire una risposta collettiva, dentro e fuori le fabbriche, per rimettere al centro salari, occupazione, diritti e una vera politica industriale. Il Coordinamento Nazionale Industria, convocato per il 2 ottobre, definirà il percorso di mobilitazione. La lotta partirà dalle fabbriche e uscirà dai cancelli, coinvolgendo tutti i lavoratori e i territori colpiti dalla crisi. IL COSTO DELLA CRISI NON PUÒ CONTINUARE A ESSERE PRESENTATO AI LAVORATORI. USB Lavoro Privato – Categoria Operaia dell’Industria Nazionale Unione Sindacale di Base
September 29, 2026
Pressenza
CARO – ENERGIA: IN LOMBARDIA IL SALASSO PIU’ PESANTE. MERCOLEDì 23 SETTEMBRE FLASH MOB DI “BRESCIA ANTICAPITALISTA”.
L’Italia resta sotto procedura d’infrazione Ue, visto che l’Istat certifica il rapporto deficit/Pil al 3,1%. Meno soldi da spendere quindi per la manovra di Governo, già alla prese con riarmo, carovita e caro carburante, che ha spinto stamattina Cobas Lavoro Privato – Settore Taxi, TaxItalia, Comitato Tassisti di Base e Confintesa Taxi a manifestare questa mattina, martedì 22 settembre sotto il Mef, il dicastero retto dal leghista Giorgetti. Il tutto mentre, tra febbraio e agosto 2026, l’indice dei prezzi al consumo di elettricità, gas e altri combustibili è salito in Italia dell’11,4%, con un aggravio complessivo di 1,8 miliardi di euro sulle bollette dei 27 milioni di nuclei familiari residenti nel Paese. A dirlo un’analisi di Confartigianato, che certifica come in questi 6 mesi – quelli aperti dall’aggressione israeloUsa all’Iran, con conseguente chiusura dello stretto di Hormuz – l’inflazione generale sia è al 2,8%, mentre l’energia corre 4 volte di più; il gas + 13,5%, elettricità + 10,1%. A stare peggio sono cittadine-i della Lombardia, che si ritrovano sulle spalle – e nel portafoglio –  un aggravio di 329 milioni di euro e un aumento cumulato dei prezzi energetici del 12,3%. Proprio sul fronte del carovita in Lombardia, mercoledì pomeriggio flash mob indetto da Brescia Anticapitalista nella zona dell’Esselunga di via Milano, dalle ore 18, per chiedere la “requisizione dei profitti dei petrolieri e cacciare il Governo dell’economia di guerra”. Su Radio Onda d’Urto intervista a Flavio Guidi, di Brescia Anticapitalista. Ascolta o scarica
September 22, 2026
Radio Onda d`Urto
Sottocosto
di   Mauro Armanino Dai poveri e migranti al lavoro precario, dai sogni al futuro: nella società del mercato tutto può essere svalutato. Persino le parole, quando smettono di raccontare …
September 4, 2026
Osservatorio Repressione
Grand hotel vista crisi
Mentre in piazza VIII Agosto si annuncia un albergo di lusso, gli affitti continuano a salire e la congiuntura abitativa è sempre più dura: un po' di numeri e un promemoria sui casi ex Beretta e viale Lenin.