Tag - antimilitarismo

[2026-06-02] Fuori le basi USA-NATO dai quartieri popolari @ Piazza dei Consoli
FUORI LE BASI USA-NATO DAI QUARTIERI POPOLARI Piazza dei Consoli - Piazza dei Consoli (martedì, 2 giugno 18:30) QUANDO AUMENTA LA BENZINA QUANDO SEI COSTRETT* A PAGARE UN PRIVATO PER CURARTI QUANDO LA SCUOLA DI TU* FIGLI* CADE A PEZZI QUANDO NON HAI SOLDI PER FARE LA SPESA QUANDO ABBANDONO E INCURIA DELL'AMBIENTE GENERANO CALAMITA' NATURALI RICORDATI CHE E' IL PREZZO DELLE GUERRE DEGLI USA, DELL'UE, DELLA NATO E DEI SIONISTI La partecipazione dell'Italia alle guerre e ai genocidi compiuti dagli imperialisti nel mondo passa anche dalla base militare del Comando Operativo dei Vertici Interforze (COVI) situata all'interno dell'aeroporto di Centocelle. Una base di guerra nascosta tra chi abita nel quadrante sud-est, una base NATO sotto copertura! FUORI LE BASI USA-NATO DAI QUARTIERI POPOLARI! Incontriamoci e discutiamone ASSEMBLEA POPOLARE Martedì 2 Giugno dalle ore 18:30 in Piazza dei Consoli Coordinamento Nazionale NO NATO
May 27, 2026
Gancio de Roma
Al CNR di Faenza, la ricerca che rifiuta la guerra
La pioggia ha accompagnato l’inizio del presidio davanti al CNR di Faenza questo venerdì. Cartelli bagnati, strumenti musicali riparati alla meglio sotto gli ombrelli in via Granarolo. Poi, lentamente, il cielo si è aperto. È uscito il sole mentre le persone continuavano a parlare di guerra, ricerca scientifica, salute, ambiente, obiezione di coscienza, diritti umani e tutela dei beni comuni. Un cambiamento atmosferico che molti hanno visto quasi come un segno poetico, un legame profondo con la natura che sembrava accogliere la richiesta di trasparenza, etica e pace. Il presidio “Ceramica per la sanità, non per le armi”, organizzato il 15 maggio davanti alla sede del CNR e dell’ISSMC di Faenza, si è svolto nel giorno dell’open day dell’istituto, mentre ricercatori e tecnici aprivano i laboratori al pubblico per mostrare le ricerche sui materiali ceramici e aerospaziali. Fuori, intanto, attivisti, associazioni e cittadini chiedevano che la ricerca pubblica non venga coinvolta in progetti militari e in collaborazioni con istituzioni israeliane legate all’industria bellica. Al megafono si sono alternati diversi esponenti della società civile e del mondo della ricerca, offrendo sguardi complementari sulla responsabilità etica delle istituzioni pubbliche, degli scienziati e dei cittadini. Ha preso la parola Linda Maggiori, giornalista, scrittrice e blogger impegnata da anni sui temi dell’ecologia integrale, della mobilità sostenibile e della giustizia sociale. È intervenuto poi Pippo Tadolini del Coordinamento Ravennate per il Clima Fuori dal Fossile, ricordando le prossime tappe della Carovana “Diritti e Rovesci”. Successivamente si sono alternati il giovane attivista Gioele Angeli, in rappresentanza di OSA, Giuseppe Curcio dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università e Marco Cervino, ricercatore del CNR di Bologna e membro della rete nazionale “La ricerca non va in guerra”, una rete di ricercatori contrari all’uso militare della ricerca pubblica. Tutti gli interventi hanno ribadito con forza che istruzione, università e ricerca dovrebbero rimanere spazi di crescita collettiva, confronto e pace, sottraendosi alle logiche della guerra e della produzione bellica. Mentre fuori dai cancelli proseguivano gli interventi e i canti, Linda Maggiori è entrata all’interno dell’istituto per partecipare alle iniziative dell’open day, intervenendo nella conferenza dedicata alle tecnologie aerospaziali. In un resoconto condiviso successivamente sui social, la giornalista ha raccontato di avere posto domande precise sul rapporto tra ricerca scientifica e industria militare, contestando apertamente l’idea di una scienza neutrale, separata dalle conseguenze concrete delle proprie applicazioni. Di fronte alle risposte di chi definisce la tecnologia uno strumento “neutro”, né buono né cattivo, i manifestanti hanno ricordato che questa impostazione rischia di cancellare la responsabilità etica degli scienziati rispetto agli effetti concreti delle loro ricerche. Il fulcro della mobilitazione faentina è rappresentato dal progetto “Pa Swing”, acronimo di “Spinel Windows Joining by Glass”, una collaborazione scientifica avviata nel 2024 tra l’Istituto di Scienza, Tecnologia e Sostenibilità per lo Sviluppo dei Materiali Ceramici di Faenza e il Ministero della Difesa israeliano. Secondo documenti scientifici e segnalazioni dei ricercatori, il progetto riguarda lo sviluppo di materiali ceramici trasparenti destinati ad applicazioni per mezzi militari terrestri. La questione è stata sollevata dalla rete “La ricerca non va in guerra”, composta da ricercatori e lavoratori del CNR contrari ai progetti collegati a enti governativi coinvolti nell’attuale offensiva su Gaza e nei territori palestinesi occupati. Per i manifestanti, interrompere queste collaborazioni significa applicare concretamente il principio costituzionale che ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli. Nei giorni precedenti all’evento, una lettera aperta era stata indirizzata alla direttrice dell’istituto, Alessandra Sanson, chiedendo che all’interno dell’open day trovasse spazio anche una riflessione critica sul rapporto tra etica, ricerca e industria militare. Nel testo si sosteneva la necessità di “una corrispondenza fra etica che ripudia i crimini di guerra e scelte individuali e istituzionali”. Secondo quanto riferito da Linda Maggiori dopo l’incontro con la direttrice, una delegazione ha consegnato una lettera chiedendo l’interruzione della collaborazione con Israele e l’avvio di progetti sanitari con la Palestina. La dirigenza avrebbe garantito libertà di espressione e dibattito interno per il personale dell’istituto, specificando però di non avere l’autonomia necessaria per interrompere unilateralmente il progetto, decisione che spetterebbe alla direzione nazionale del CNR. Il presidio si è svolto in una data dall’alto valore simbolico, il 78° anniversario della Nakba palestinese, la “catastrofe” del 1948 che segnò l’espulsione forzata di centinaia di migliaia di palestinesi dalle loro terre. Per le realtà organizzatrici, questa ricorrenza ha permesso di collegare la memoria storica dei diritti violati alla riflessione contemporanea sulle guerre e sulle responsabilità collettive. L’iniziativa ha mostrato come ricerca, industria e molti ambiti considerati “neutrali” abbiano invece un ruolo concreto negli attuali scenari di guerra. Ma la giornata faentina non è stata soltanto una mobilitazione contro il riarmo. È stata anche una delle tappe centrali della Carovana ambientalista e sociale “Diritti e Rovesci”, promossa da RECA Emilia-Romagna e AMAS-ER. Da aprile a giugno, la Carovana attraversa tutta la regione coinvolgendo oltre 90 associazioni, comitati e realtà territoriali sui temi della crisi climatica, del consumo di suolo, dell’inquinamento, delle alluvioni, della salute pubblica e della conversione ecologica. La tappa di Faenza ha assunto un significato particolare proprio perché ha unito questi temi a una riflessione più ampia sui diritti umani: non soltanto ambiente e diritto alla salute, ma anche guerra, ricerca scientifica, obiezione di coscienza, industria militare e libertà di dissenso nei luoghi di lavoro. A Faenza, più che gli slogan, sono rimaste impresse le immagini: le persone ferme sotto la pioggia, i dialoghi davanti ai cancelli del CNR, gli strumenti musicali e i canti, le lettere consegnate a mano, le spillette con scritto “Io non collaboro con Israele” distribuite dai ricercatori obiettori di Faenza, il tentativo ostinato di aprire spazi di discussione dentro e fuori i luoghi della ricerca. Quando il sole è comparso, illuminando bandiere, striscioni e le strade ancora bagnate, il presidio non aveva certo risolto il conflitto aperto attorno ai progetti militari. Ma aveva reso visibile qualcosa difficile da ignorare: l’esistenza di ricercatori, cittadini, studenti e lavoratori che rifiutano l’idea che la scienza possa procedere separata da coscienza ed etica. PROSSIMI APPUNTAMENTI DELLA CAROVANA “DIRITTI E ROVESCI” : * Calendario di tutti gli eventi: https://www.recaemiliaromagna.it/ * Appuntamento sotto la sede della Regione: Bologna, 26 maggio 2026, ritrovo ore 9.00 con le reti ambientaliste, che convergeranno nella stessa giornata con il sit-in pomeridiano della rete “Basta Complicità”, in cui confluiranno anche i Giovani Palestinesi, il BDS e i Sanitari Per Gaza di Bologna per consegnare tutte le firme raccolte finora. .. video qui. > Non ci hanno permesso di fare foto o filmare gli interventi. Non hanno > permesso ad un ricercatore venuto apposta da Reggio Emilia di leggere il suo > intervento. […]  ricercatori obiettori di Faenza non possono parlare > pubblicamente del loro dissenso, tanto che nessuno di loro ha potuto parlare > nel nostro presidio. Questo ci è stato implicitamente confermato dalla > direttrice e ci sembra una cosa gravissima, che lede anche i diritti dei > lavoratori. […] Noi allora continueremo a fare presidi, sia a Faenza sia a > Roma per chiedere di fermare questa complicità criminale, e per chiedere di > iniziare progetti in campo sanitario con la Palestina. > > Continueremo a sostenere i ricercatori e le ricercatrici, a fare emergere la > verità e a non lasciare che il silenzio ricopra tutto. Basta ricerca per il > Genocidio!! > Linda Maggiori Redazione Romagna
May 17, 2026
Pressenza
SALENTO: LUOGHI – CORPI – FRONTIERE. TRE GIORNI CONTRO LA MERCIFICAZIONE DEI TERRITORI
Diffondiamo: Tre parole per provare a tracciare ed intrecciare un’idea di internazionalismo che, per diventare concreta, necessita di dare significato a ciò che siamo, entro e attraverso i luoghi che abitiamo. Animate da questa tensione stiamo organizzando un campeggio di 3 giorni, in Salento, confine meridionale della fortezza europea, nel tentativo di agevolare questa prospettiva … Leggi tutto "SALENTO: LUOGHI – CORPI – FRONTIERE. TRE GIORNI CONTRO LA MERCIFICAZIONE DEI TERRITORI"
May 7, 2026
Brughiere
La nostra Terra, le loro guerre
Si è svolto a Palermo presso l’Ecomuseo del Mare il 2 e 3 maggio scorsi un convegno dedicato all’antimilitarismo e al disarmo, dal titolo La nostra Terra, le loro guerre. È stato organizzato dalla rete di associazioni che danno vita a Solidali con la Palestina, l’assemblea che da più di due anni si riunisce ogni martedì pomeriggio a Santa Chiara. Ne fanno parte, ed erano presenti ai lavori: Antudo, il centro sociale ex Carcere – San Basilio, Freedom Flotilla, Potere al Popolo, USB, Cobas, Maldusa, l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, Radio Aut e Spazio Aut, le assemblee No Ponte, No Muos, No Nato, No F35, No Guerra, il Laboratorio Andrea Ballarò, Anomalia e la Casa del Popolo Peppino Impastato. Hanno partecipato inoltre Antudo Catania, il collettivo La Base di Cosenza, Proletari Comunisti, Cambiare Rotta e, in collegamento da remoto, un compagno No Tav della Val di Susa. Il primo giorno ha visto una mattinata introduttiva sui temi da discutere e la divisione in cinque tavoli di discussione nel pomeriggio. La domenica invece sono stati presentati i documenti elaborati da ciascun tavolo e si è tenuta, dopo il pranzo, l’assemblea plenaria. Diamo sinteticamente conto dell’esito delle attività. Il primo tavolo, “Liberarsi dall’imperialismo: lezioni di resistenza dalla Palestina all’America Latina” si è a sua volta suddiviso in tre sottogruppi: il primo ha trattato l’analisi dell’attuale imperialismo, il disordine geopolitico e il ‘che fare’; il secondo ha esaminato le resistenze popolari, il posizionamento del movimento contro la guerra e ‘come collegarci’ ai popoli in lotta; un terzo si è occupato delle strategie di resistenza. In un momento in cui il colonialismo diventa estrattivismo globale e la finanza multinazionale a guida USA scatena guerre ibride, le lotte non possono che essere interconnesse: devono saldarsi anticapitalismo, antisessismo e antirazzismo. E davvero il paradigma della intersezionalità ha costituito il leit motiv di gran parte degli interventi. Seguendo Fanon, occorre che prestiamo attenzione al rischio di interiorizzare i modelli dell’oppressione, posizionandoci coi migranti, gli emarginati, i colonizzati, “i dannati della terra” nei contesti di asimmetria del potere e costruendo convivenza caratterizzata da giustizia sociale e solidarietà. Quanto alle strategie, si è parlato di autodeterminazione dei popoli e di rivoluzione culturale, ma un Imam di Palermo ha sostenuto, dopo quello che secondo lui è stato il fallimento del socialismo in Medio Oriente (Arafat?), la dimensione religiosa del movimento di liberazione palestinese, poiché l’Islam prevedrebbe il rispetto delle regole anche nella lotta armata (?), come il divieto di uccidere civili e l’avvio tempestivo di trattative. Al contrario, un membro della Freedom Flotilla, che si era imbarcato nell’autunno scorso, ha sottolineato la necessità della nonviolenza, quella scelta già 19 anni fa da Vittorio Arrigoni e sposata oggi dal sindaco di Capaci, quando ha inviato una lettera ai suoi giovani concittadini in età di leva affinché scegliessero l’obiezione di coscienza. Tema del secondo tavolo è stato: “economia e lavoro produttivo in tempo di guerra”. Dopo un’analisi della riconversione economica bellica, funzionale al superamento della crisi capitalistica e al reinvestimento dei profitti finanziari, il relatore ha messo in guardia dalla politica ideologica ricattatoria: la ripresa grazie all’industria militare creerà nuovi posti di lavoro e rilancerà i consumi, si dice. Quello che si disse per l’Ilva di Taranto si ripete ora per la Leonardo! Invece occorre definanziare e riconvertire le fabbriche di morte e porle sotto controllo pubblico, mirando a una trasformazione socialista: cosa, come e quanto produrre dev’essere deciso dal basso. E occorre organizzare uno sciopero generale internazionale produttivo e riproduttivo, tramite organismi trasversali, altri da partiti e sindacati storici, ma in dialogo con l’associazionismo nato dal basso. Il terzo tavolo, “contro carceri e frontiere, solidarietà e resistenza” si è occupato soprattutto di migranti e CPR. Hanno parlato una compagna del collettivo Maldusa (fusione di Malta e Lampedusa) e un compagno del Senegal, il quale ha ribadito l’urgenza di connettere le diverse lotte, contro le guerre come contro le carceri, in un’unica lotta condotta non con le armi ma con l’informazione. Il quarto tavolo ha affrontato un tema molto caro all’Osservatorio omonimo: “contro le guerre e contro la militarizzazione delle coscienze”. Ha articolato in due fasi il suo lavoro: una ricostruzione storica del degrado dell’istruzione pubblica, dall’autonomia scolastica fino alla dipendenza dal mercato e all’attuale militarizzazione, con i protocolli d’intesa tra forze armate e ricerca bellica (IA, dual use, etc.), accompagnata da una svolta autoritaria della disciplina interna, da una crescente privatizzazione e dalla precarizzazione e ricattabilità dei lavoratori; e, in seconda battuta, l’esame del ‘che fare’: valorizzare gli organi collegiali come spazi di democrazia in cui coinvolgere gli studenti, formare gli insegnanti all’antimilitarismo e alla nonviolenza (valendosi anche del vademecum dell’Osservatorio) ed informarli pure sul ruolo dell’IA nella produzione di armi, nella logistica, ma anche nelle scuole (vedi materiali dei Cobas, o il sito https://iabasta.ghost.io). Attenti, dunque, all’espropriazione diretta dell’intelligenza collettiva! L’ultimo tavolo, infine, “militarismo, grandi opere e devastazione ambientale”, ha guardato alla Sicilia di Sigonella, Niscemi, Birgi, ma anche al vertice dei popoli di Santa Marta in Colombia per l’abbandono dell’energia fossile, notando come la solidarietà con i popoli in lotta sia sempre interconnessa con l’opposizione alla devastazione ambientale, poiché interconnessi sono militarismo estrattivismo colonizzazione e disastro ecologico entro il capitalismo multinazionale. Bisogna opporsi al dogma della crescita lineare come alle grandi opere e alla guerra. La guerra contemporanea è anche ecocidio. Molto altro è stato detto, ma non abbiamo più spazio qui; rimandiamo al sito dove saranno pubblicati gli atti: https://stopaccordisicilia.com. Segnaliamo i prossimi appuntamenti: 7 maggio: Giornata di mobilitazione europea contro la leva e sciopero Cobas Cinisi, 8 maggio, pomeriggio: Spazio Aut presenta il dossier “La mafia uccide, il sionismo pure” sulla militarizzazione della Sicilia e sulle aziende collegate all’industria bellica Milano, 16 maggio, manifestazione per la Palestina 29 maggio, sciopero generale per la Palestina e contro la guerra 6 – 7 – 8 agosto campeggio No Ponte a Messina e corteo         Daniela Musumeci
May 4, 2026
Pressenza
Un mondo senza sogni
Sabato 9 maggio a fumetti! Dal pomeriggio spazio illustrazioni antimilitariste, presentazione graphic novel e per finire musica onomatopeica.
April 28, 2026
Turba
Inizia in Germania il processo all* “5 di Ulm”
Cinque giovani attivist* con base a Berlino sono stat* arrestat* l’8 settembre 2025 in relazione a un’azione presso la Elbit Systems di Ulm, in Germania. L’obiettivo dell’azione era quello di interrompere il flusso di armi verso Israele. La Elbit Systems fornisce l’86% delle armi e della tecnologia di sorveglianza dell’esercito israeliano, utilizzate negli attacchi che hanno ucciso bambin* e adult* civili palestinesi. Il processo a THE ULM 5 inizia oggi, 27 aprile, a Stoccarda. Dal momento del loro arresto, Daniel, Zo, Crow, Vi e Leandra sono detenuti in custodia cautelare in cinque diverse prigioni nel sud-ovest Germania nonostante, durante la loro azione, nessun* sia rimast* feritoe nessun dei cinque abbia precedenti penali. Oltre a violazione di domicilio e danneggiamento di proprietà, l* cinque amic* sono stat* accusat* ai sensi del famigerato articolo 129 del codice penale tedesco: appartenenza a un’organizzazione criminale, che prevede una pena detentiva fino a cinque anni. L’articolo 129 – che non richiede il rispetto di criteri chiaramente definiti e che ha una lunga storia di utilizzo come strumento di repressione politica – è sufficiente a giustificare la detenzione preventiva fino a sei mesi. Il tribunale ha ormai superato tale termine, violando le norme di legge, e la richiesta di libertà su cauzione per ciascun* dei cinque continua a essere negata. Ma la situazione è ancor peggiore: nella più recente decisione di negare la scarcerazione in attesa di giudizio, la Corte d’Appello Regionale (Oberlandesgericht), speculando sulla natura dell’azione, ha affermato che sarà improbabile che l* cinque ricevano una condanna al minimo previsto e che, in ogni caso, verrebbe sospesa. Questa ipotesi, prima ancora dell’inizio del processo e senza aver ascoltato alcuna prova da parte della difesa, solleva seri interrogativi sul ‘giusto processo’. Lo Stato tedesco sta trattando l* 5 di Ulm come se rappresentassero una minaccia per la società, quando tutto quello che hanno fatto è stato provare fermare un genocidio. Le tipiche condizioni di detenzione preventiva in Germania, unite alle disposizioni dell’articolo 129, implicano che l* cinque siano sottoposti a un trattamento particolarmente severo, con condizioni e restrizioni che includono l’isolamento, visite limitate e sorvegliate e il controllo delle telefonate e della corrispondenza. Per qualsiasi richiesta, comprese dichiarazioni da parte di avvocat* o familiari, scrivere a ulm5family@proton.me. Per informazioni, rimanete aggiornat* su https://ulm5.info/en/ e sulla pagina instagram https://www.instagram.com/theulm5/. Ascolta o scarica l’approfondimento con un compagno del Comitato di solidarietà. https://www.instagram.com/theulm5
April 27, 2026
Radio Blackout - Info
Inizia in Germania il processo all* “5 di Ulm”
Cinque giovani attivist* con base a Berlino sono stat* arrestat* l’8 settembre 2025 in relazione a un’azione presso la Elbit Systems di Ulm, in Germania. L’obiettivo dell’azione era quello di interrompere il flusso di armi verso Israele. La Elbit Systems fornisce l’86% delle armi e della tecnologia di sorveglianza dell’esercito israeliano, utilizzate negli attacchi che hanno ucciso bambin* e adult* civili palestinesi. Il processo a THE ULM 5 inizia oggi, 27 aprile, a Stoccarda. Dal momento del loro arresto, Daniel, Zo, Crow, Vi e Leandra sono detenuti in custodia cautelare in cinque diverse prigioni nel sud-ovest Germania nonostante, durante la loro azione, nessun* sia rimast* feritoe nessun dei cinque abbia precedenti penali. Oltre a violazione di domicilio e danneggiamento di proprietà, l* cinque amic* sono stat* accusat* ai sensi del famigerato articolo 129 del codice penale tedesco: appartenenza a un’organizzazione criminale, che prevede una pena detentiva fino a cinque anni. L’articolo 129 – che non richiede il rispetto di criteri chiaramente definiti e che ha una lunga storia di utilizzo come strumento di repressione politica – è sufficiente a giustificare la detenzione preventiva fino a sei mesi. Il tribunale ha ormai superato tale termine, violando le norme di legge, e la richiesta di libertà su cauzione per ciascun* dei cinque continua a essere negata. Ma la situazione è ancor peggiore: nella più recente decisione di negare la scarcerazione in attesa di giudizio, la Corte d’Appello Regionale (Oberlandesgericht), speculando sulla natura dell’azione, ha affermato che sarà improbabile che l* cinque ricevano una condanna al minimo previsto e che, in ogni caso, verrebbe sospesa. Questa ipotesi, prima ancora dell’inizio del processo e senza aver ascoltato alcuna prova da parte della difesa, solleva seri interrogativi sul ‘giusto processo’. Lo Stato tedesco sta trattando l* 5 di Ulm come se rappresentassero una minaccia per la società, quando tutto quello che hanno fatto è stato provare fermare un genocidio. Le tipiche condizioni di detenzione preventiva in Germania, unite alle disposizioni dell’articolo 129, implicano che l* cinque siano sottoposti a un trattamento particolarmente severo, con condizioni e restrizioni che includono l’isolamento, visite limitate e sorvegliate e il controllo delle telefonate e della corrispondenza. Per qualsiasi richiesta, comprese dichiarazioni da parte di avvocat* o familiari, scrivere a ulm5family@proton.me. Per informazioni, rimanete aggiornat* su https://ulm5.info/en/ e sulla pagina instagram https://www.instagram.com/theulm5/. Ascolta o scarica l’approfondimento con un compagno del Comitato di solidarietà. https://www.instagram.com/theulm5
April 27, 2026
Radio Blackout