Tag - antimilitarismo

Voci critiche sulla PdL “Un’altra difesa è possibile”: non “complementarità”, ma “alternativa” alla guerra con l’obiezione totale e collettiva
In questi anni di costante e quotidiano lavoro di monitoraggio del livello di bellicismo nei luoghi della formazione e della società civile, l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università ha segnalato e pubblicato numerosissimi casi di invasione delle forze armate nelle scuole, ma anche analisi approfondite sull’avanzare della “Cultura della difesa”, sul riarmo e sul contesto geopolitico in cui prendevano significato quelle iniziative. In un quadro caratterizzato da un radicale antimilitarismo, che accomuna tutte le componenti dell’Osservatorio, di cui diverse si riferiscono esplicitamente alla tradizione pacifista e nonviolenta, chi ha preso parte al suo percorso ha maturato via via la consapevolezza di un chiaro processo guerrafondaio in cui molte istituzioni, a partire dai governi e dagli apparati economici degli Stati che fanno affari con gli armamenti, per finire con le organizzazione internazionali, tra cui la NATO, stanno trascinando le popolazioni verso il baratro della guerra, cercando di indorare la pillola di una tragedia mondiale che deve necessariamente allertare per il semplice motivo che per la qualità e la quantità dell’arsenale a disposizione, la deflagrazione che si prevede non può che essere l’ultima, l’estrema e la definitiva misura per spazzare via l’umanità intera dalla faccia della Terra. E, allora, in considerazione di queste analisi e delle evidenze empiriche raccolte, chi si ritrova quotidianamente a costruire il sostrato concreto che costituisce il lavoro dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, pur nella consapevolezza dello sforzo profuso da chi è stato coinvolto nell’estensione della PdL Un’altra difesa è possibile, la cui storia nell’ambito del movimento pacifista non è in discussione, vorrebbe mettere in evidenza tutte le perplessità che essa ha suscitato in ambienti e in soggetti con altrettanta comprovata fede pacifista, antimilitarista e nonviolenta, soprattutto in relazione al ruolo che il servizio civile verrebbe ad assumere nel contesto internazionale. Tra le varie perplessità emerse, si segnalano ad esempio: – Serena Tusini, sindacalista e docente tra le promotrici dell’Osservatorio, in un articolo pubblicato su «Contropiano» il 28 marzo 2026, critica aspramente la PdL sulla difesa nonviolenta, definendola una proposta datata e funzionale alla dottrina NATO della “difesa totale” (CIMIC), nella quale l’ambito civile è interamente e strutturalmente concepito come terreno operativo militare. Alla luce di questo, Tusini denuncia la proposta come uno strumento per militarizzare i cittadini, con il servizio civile che funge da “cavallo di Troia” per il ritorno della leva obbligatoria, criticando infine il terzo settore per favorire la privatizzazione dello stato sociale. – Michele Lucivero, giornalista e docente tra i promotori dell’Osservatorio, in un articolo pubblicato su «Pressenza» il 6 maggio 2026, denuncia il rischio che il ritorno della leva obbligatoria in Europa trasformi il servizio civile proposto nella PdL in una difesa “complementare” subordinata alle logiche militari della NATO, tradendo così l’eredità etica di don Lorenzo Milani e la storia dell’obiezione di coscienza. Attraverso un’intervista a Rebecka Lindholm Schulz, referente della Società Svedese per la Pace e l’Arbitrato, viene analizzato il “modello svedese”, in cui il servizio civile dal 2026 include compiti di cybersicurezza e logistica strettamente integrati all’apparato bellico. Di fronte a queste dinamiche, l’autore solleva il dilemma morale di dover difendere alleanze militari che agiscono come oppressori e invita il movimento pacifista italiano, dove la leva non è ancora attiva, a una disobbedienza civile totale, proponendo anche la creazione di un fondo economico per sostenere chi rifiuta radicalmente la militarizzazione; – Antonino Drago, primo proponente di un progetto di legge sulla difesa popolare nonviolenta (1969), e Franco Dinelli, Direttore Centro Studi di Pax Christi, in un articolo pubblicato su «Il Fatto quotidiano» il 16 maggio 2026, criticano duramente la PdL, sostenendo che essa rischia di ridurre il servizio civile e la stessa “obiezione di coscienza”, che viene adombrata nel testo, a scelte subordinate alla difesa militare. Gli autori evidenziano la necessità di una vera autonomia per la difesa nonviolenta, avvertendo che un compromesso strutturale, “complementare”, “affiancato” e “integrato” con i Governi, sempre più ostaggi nella NATO, annullerebbe le alternative alla guerra; – Ermete Ferraro, presidente del Movimento Internazionale per la Riconciliazione, tra gli aderenti all’Osservatorio, in un articolo pubblicato l’8 luglio 2026 sul suo blog, ha definito la PdL Un’altra difesa è possibile una versione “minimalista” e compromissoria, che integra la difesa militare anziché rappresentare un’alternativa strutturale. Il dissenso si concentra sulla definizione di difesa “complementare” (Art. 1) e sulla mancanza di un dibattito interno profondo, evidenziando la stasi del movimento pacifista, adattatosi alla realpolitik. La posizione critica sottolinea la necessità di un programma costruttivo autonomo e coerente con la teoria della difesa “alternativa”; – Alfonso Navarra, coordinatore dei Disarmisti esigenti, tra i fondatori dell’Osservatorio, in un articolo pubblicato l’8 luglio sul blog obiezioneallaguerra esprime molti dubbi sulla PdL perché essa non scalfisce affatto la vigente e incostituzionale subordinazione di una difesa civile rispetto a quella militare e rispetto a logiche sovranazionali offensive come quelle della NATO. Per creare un’alternativa non basta un 6×1000 del tutto legittimo ma individuale e minimo, occorre prendere miliardi di fondi pubblici, secondo Navarra, in primis da quella parte dello strumento militare che ha funzioni offensive, e ridestinarli per la pace. Questo accompagnato alla denuclearizzazione unilaterale, all’uscita dalla NATO e alla possibilità di esercitare pienamente e coerentemente con la Costituzione il diritto all’obiezione di coscienza. Per tutti questi motivi, la PdL Un’altra difesa è possibile, pur ponendosi l’intento di inserire, tra le altre cose, il servizio civile all’interno di un quadro costituzionale caratterizzato dalla difesa nonviolenta e non armata del proprio Paese, rischia di essere una misura non solo insufficiente sulla via del pacifismo, ma anche controproducente, dal momento che potrebbe rivelarsi uno strumento utile nelle mani dei guerrafondai. L’ambiguità del testo dell’iniziativa legislativa, infatti, nel richiamare “la complementarità” e non “l’alternativa” alla guerra e alla difesa armata, rischia di essere lo strumento attraverso il quale la strategia NATO della difesa totale s’incunea nella società civile, rendendo quest’ultima complice delle guerre d’aggressione in cui alcuni capi di Stato dissennati stanno cercando di trascinare un’alleanza militare da cui converrebbe, piuttosto, rapidamente uscire. Si tratta, dunque, di perplessità diffuse in maniera trasversale nel mondo pacifista, antimilitarista e nonviolento dovute all’equivocità, certamente non ricercata, ma non per questo meno patente, del testo in questione. Tuttavia, nello spirito democratico e pluralistico che connota la nascita dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, vorremmo, al più presto, riprendere insieme il dibattito intorno alla nostra proposta di obiezione totale a partire dalle indicazioni tracciate nel nostro Manifesto di Resistenza alla militarizzazione, che consideriamo l’ipotesi al momento più idonea per affrontare un contesto internazionale connotato da una normalizzazione della guerra. Un’obiezione totale e collettiva da esercitare in tutti i luoghi di lavoro e di formazione anche per arginare la propaganda per l’arruolamento nelle forze armate che si presenta spesso come unico sbocco lavorativo per zone sempre più depresse del nostro Paese. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Rolf Cantzen: con i disertori non si può fare la guerra
La storia dell’obiezione di coscienza è di particolare attualità in tempi in cui in Germania si parla di capacità bellica. “Das Reichskriegsgericht” (il Tribunale Militare del Reich) è una mostra aperta dall’inizio del 2026 nel Centro di documentazione Topografia del Terrore nel Bendlerblock di Berlino (complesso storico noto per essere stato il quartier generale della Resistenza antinazista, N.d.R.) . Mostra come la giustizia militare nazista abbia combattuto la resistenza antifascista in Germania e in molti Paesi europei. Particolarmente apprezzabile è il fatto che siano documentati molti esempi poco noti di resistenza ma anche di una magistratura del terrore provenienti da Austria, Belgio, Norvegia e Francia. Tuttavia, la mostra nasconde completamente la lunga lotta per il riconoscimento che le vittime della giustizia militare nazista e i loro parenti hanno dovuto condurre nella Germania Occidentale fino agli anni ’90. A titolo esemplificativo, la mostra non contiene alcun riferimento a Ludwig Baumann. Il presidente dell’Associazione Federale delle vittime della giustizia nazista aveva avuto un ruolo significativo nel riabilitare alla fine degli anni ’90 le persone che si rifiutavano di partecipare alla guerra di aggressione e di sterminio della Germania nazista. Baumann è giustamente riconosciuto per questo nel libro “Disertori” di Rolf Cantzen (per ora non pubblicato in italiano, N.d.R.). Il giornalista si occupa da molti anni di obiettori di coscienza militari e di obiezioni di coscienza, tra l’altro con contributi alla radio tedesca. Ora ha scritto una storia dei disertori di quasi 200 pagine, che contiene molte informazioni ed è di facile lettura. GIURARE SUL POPOLO E SULLA PATRIA Cantzen inizia dall’antichità romana, quando la diserzione era sia un sacrilegio che un tradimento della patria. Già a Roma veniva dispiegata una truppa speciale che dava la caccia ai disertori, i precursori dei cacciatori odierni. Cantzen mostra anche come il sistema militare sia cambiato alla fine del Medioevo. Dominavano i mercenari che si offrivano per il servizio militare. > “I mercenari ben addestrati non combattevano né per la patria né per una > religione e certamente non per le convinzioni politiche. Si consideravano > partner contrattuali di un appaltatore di guerra.” (pag.16) In questo periodo capitava spesso che i mercenari cambiassero schieramento quando veniva loro offerta una migliore retribuzione e vitto. Solo con l’avvento dello stato-nazione i soldati avrebbero giurato sul popolo e sulla patria. In molti luoghi, monumenti con nomi di uomini morti in varie guerre testimoniano ancora questa ideologia. Quelli che non volevano morire per nessuna patria e disertare, naturalmente non sono menzionati. Il XVIII secolo fu l’epoca dei disertori, secondo Cantzen. Nel suo libro cita fonti secondo le quali tra il 1727 e il 1740 in Prussia disertava circa il 20% degli uomini arruolati forzatamente, mentre in Sassonia tra il 1717 e il 1728 addirittura il 50%. Cantzen descrive in modo molto vivido come nel XVIII secolo, con l’ideologia della mobilitazione nazionale, questa fuga dalla guerra dovesse essere frenata. Dove ciò non è stato possibile, si è proceduto con la pena di morte contro gli obiettori di coscienza. Cantzen tratta diverse campagne contro il servizio militare prima della Prima guerra mondiale. Menziona anche le opere dello scrittore russo Leo Tolstoj e di anarchici come Gustav Landauer e Max Stirner, che si opposero alla partecipazione alle guerre. ANTIMILITARISMO DEL MOVIMENTO OPERAIO SOCIALISTA Un punto debole del libro è che Cantzen nasconde in gran parte la resistenza antimilitarista dei socialisti di sinistra come Lenin, Lussemburgo e Liebknecht prima e durante la Prima guerra mondiale. Sono menzionati brevemente da lui, ma liquidati con una motivazione poco convincente: > “Mentre i partiti socialdemocratici sostenevano la Prima guerra mondiale, > nella sinistra marxista radicale intorno a Liebknecht, Lussemburgo e Zetkin il > rifiuto di continuare la guerra doveva trasformarsi in una rivoluzione > sociale. L’antimilitarismo e il pacifismo, le diserzioni e gli > insubordinamenti collettivi erano intesi qui come un mezzo per raggiungere lo > scopo della rivoluzione proletaria”. (pag. 39) Proprio nel paragrafo successivo afferma giustamente che in Germania “la tradizione anarchica e anarco-sindacalista dell’antimilitarismo è stata dimenticata”. C’è da chiedersi perché Cantzen traccia qui una linea di demarcazione così forte tra i filoni socialisti, comunisti, anarchici e anarco-sindacalisti dell’antimilitarismo, che almeno fino alla Rivoluzione d’Ottobre del 1917 non esisteva affatto. Tutte queste letture dell’antimilitarismo univano la convinzione che una società senza militarismo e guerra sarebbe stata possibile solo dopo il rovesciamento del capitalismo e l’abolizione degli Stati in generale. Quindi non fu solo l’ala socialista dell’antimilitarismo a orientarsi verso una rivoluzione. Tuttavia, le motivazioni teoriche erano diverse. Gli antimilitaristi socialisti e poi comunisti si basano principalmente sugli scritti di Karl Marx e Friedrich Engels, più tardi anche sui testi di Rosa Luxemburg e Lenin, che hanno spiegato perché il capitalismo nella sua fase imperialista porta ripetutamente a guerre tra i diversi Stati e alleanze di Stati. Gli antimilitaristi anarchici hanno sottolineato il legame tra potere e gerarchia per il militarismo e la guerra. Solo dopo l’istituzione dell’Unione Sovietica e la creazione dell’Armata Rossa, che è stata respinta dagli anarchici, la distanza tra i diversi approcci antimilitaristi si è rafforzata. In questo caso si sarebbe auspicata una maggiore differenziazione. NON È UN PROBLEMA DEL PASSATO Vale invece la pena leggere il capitolo in cui Cantzen si occupa dell’elaborazione dell’obiezione di coscienza nella letteratura della Germania Ovest. A tal fine si avvale di esempi di Alfred Andersch, Ingeborg Bachmann e Heinrich Böll. Cantzen approfondisce il romanzo “La casa spezzata”, oggi in gran parte dimenticato, in cui Horst Krüger elabora nel 1966 la sua diserzione e il tentativo mortale di diserzione del suo amico. Qui è chiaro che la resistenza alla rimilitarizzazione nei primi decenni dopo la seconda guerra mondiale in Germania era diffusa anche nella borghesia liberale ed è stata elaborata nella letteratura. Nel capitolo “Buoni disertori – cattivi disertori” Cantzen descrive come i disertori della Germania Est (RDT) siano stati accolti calorosamente nella Germania Occidentale (RFT). Ma c’erano anche soldati della Repubblica Federale Tedesca e di altri paesi della NATO che disertavano nella RDT. Interessante è anche leggere come negli anni ’60 i disertori francesi che non lottavano contro il movimento indipendentista algerino e i soldati statunitensi che non volevano essere schierati in Vietnam fossero supportati da reti internazionali. A ciò si ricollegano oggi iniziative come Connection e.V., che sostengono i disertori ucraini e russi e lottano per ottenere asilo in Germania. Il libro si conclude con una citazione da un volantino dei Verdi del 1990: “Non lasciatevi trasformare in carne da cannone per una politica sbagliata e non al servizio della pace e dell’indipendenza del nostro paese”. (p. 187) L’appello è sorprendentemente attuale, in un momento in cui anche i politici dei Verdi si battono per preparare la Germania alla guerra. Così il libro arriva al momento giusto. Oggi che si parla tanto di capacità bellica, ci vogliono persone con le quali non si può fare la guerra. La storia dei disertori continua. Peter Nowak kritisch-lesen.de -------------------------------------------------------------------------------- Il libro (in tedesco): Rolf Cantzen – Deserteure. Die Geschichte von Gewissen, Widerstand und Flucht. Edizioni Klampen Verlag 2025. 203 pagine, ISBN: 9783987370304. -------------------------------------------------------------------------------- Traduzione dal tedesco di Filomena Santoro. Revisione di Thomas Schmid. Untergrund-Blättle
July 3, 2026
Pressenza
[2026-06-19] STONE BUTCH BLUES (Leslie Feinberg) : presentazione del libro con dibattito @ LOA Acrobax
STONE BUTCH BLUES (LESLIE FEINBERG) : PRESENTAZIONE DEL LIBRO CON DIBATTITO LOA Acrobax - Via della Vasca Navale 6, Rome, Metro B San Paolo (venerdì, 19 giugno 18:30) STONE BUTCH BLUES - di Leslie Feinberg Il romanzo più famoso di Leslie Feinberg tratta questioni di classe, razza, religione, politica e genere, che hanno segnato la vita e la lotta politica di Leslie Feinberg, e che rendono questa lettura ancora così carica di significato e forza. Nella cornice della New York operaia degli anni Quaranta, tra la fabbrica e i bar queer, le amicizie, gli amori e la dura repressione della polizia, l'oppressione di classe e di genere si articolano e colpiscono praticamente insieme. L'esperienza personale si intreccia alla coscienza politica, nel suo desiderio di liberazione e autodeterminazione, dandoci esempio e spazio per svolgere ancora riflessioni importanti sull'analisi storica e politica della liberazione trans e sulla lotta di classe. VENERDI' 19 GIUGNO ORE 18.30 AD ACROBAX!!! A seguire: MECCANISMO - open air live fest https://roma.convoca.la/event/stirpe999
June 18, 2026
Gancio de Roma
7-15 giugno 1914: la settimana rossa di Ancona
articoli da Info-Aut e «Rivoluzione comunista» da INFOAUT – informazione di parte  Il 7 giugno 1914 si celebra con una parata per le vie del centro l’anniversario dello Statuto Albertino; come in tutte le città d’Italia, è prevista una  manifestazione contraria ai festeggiamenti, alla corona e all’esercito, per richiedere l’abolizione delle compagnie di disciplina, la liberazione di Masetti e Moroni. Lo
Rimini: La Romagna che lavora per la guerra a nostra insaputa
Ieri l’incontro alla Grotta Rossa: sotto i piedi dei cittadini passa il mega-oleodotto NATO NIPS, mentre università e fabbriche civili vengono agganciate alla logistica bellica tramite l’inganno del “dual use”. Presentati i dossier del Coordinamento No Nato. Tra i laboratori delle università e le fabbriche che l’opinione pubblica ritiene esclusivamente civili, passano invisibili condotte e contratti che collegano direttamente il territorio romagnolo ai fronti di guerra internazionali. A Rimini, durante un’assemblea pubblica svoltasi ieri, martedì 9 giugno, presso lo spazio sociale Grotta Rossa, è emersa una realtà quasi totalmente sconosciuta: la Romagna non è soltanto una terra a vocazione turistica, ma rappresenta un ingranaggio di rilievo nella logistica militare della NATO. Per un approfondimento dettagliato sui nodi di questa rete e per consultare la mappatura completa dei siti strategici regionali, è possibile leggere il testo completo dell’inchiesta presentata, qui “Inchiesta sul sistema della guerra in Emilia Romagna, seconda edizione“ L’incontro, moderato da Andrea Caputo, ha visto come relatori Gabriele Abrotini e Marco Pappalardo del Coordinamento No Nato Emilia Romagna, i quali hanno presentato per la prima volta a Rimini la prima edizione del dossier italiano e la seconda edizione del dossier No Nato in Emilia Romagna. Il Coordinamento Nazionale No Nato è un’organizzazione di base nata formalmente a Bologna l’8 dicembre 2024 e che aggrega oltre 30 comitati locali, collettivi territoriali e organizzazioni nazionali. Il CNNN ha come obiettivo strategico l’applicazione dell’Articolo 11 della Costituzione attraverso l’uscita dell’Italia dall’Alleanza Atlantica, il contrasto alla militarizzazione dei territori, il blocco del traffico d’armi e la fine degli accordi di ricerca dual use nelle università. La presentazione di questi documenti a Rimini dimostra che l’economia di guerra non è un concetto astratto, né qualcosa che non ci riguarda, ma una scelta precisa che penetra nei territori, modificando radicalmente il ruolo delle fabbriche e delle scuole. Un discorso cruciale in una fase storica in cui si registra il record assoluto di guerre a livello internazionale: come evidenziato dal quotidiano Avvenire in un report basato sui dati del Peace Research Institute di Oslo, nel mondo oggi si contano ben 65 conflitti attivi, il numero più alto dal 1946. L’appuntamento del 9 giugno si è sviluppato come una tavola rotonda orizzontale e partecipata, eliminando la barriera tra relatori e pubblico per dare vita a un momento di autoformazione collettiva. Il segreto sotto terra: l’oleodotto NIPS e l’inganno del “dual use” La maggior parte dei residenti ignora che il sottosuolo locale ospiti il NIPS (North Italy Pipeline System), un imponente oleodotto militare della NATO. L’infrastruttura parte da La Spezia e trasporta carburante avio ad altissima pressione per rifornire i caccia militari dislocati nelle basi del Nord Italia, intersecando anche l’area di Rimini. La rete è gestita dal Comando Rete POL di Parma in sinergia con la società privata IG O&M. Per verificare i dettagli storici sulla costruzione, i tracciati e la totale mancanza di trasparenza istituzionale su queste condotte, si veda l’inchiesta giornalistica dedicata pubblicata da Altreconomia. Sul tracciato vige il segreto militare, privando la cittadinanza di informazioni sulla manutenzione e sui reali rischi di inquinamento o esplosione a ridosso dei centri abitati. Questa opacità non è nuova per la città: fino al 1993, l’aeroporto militare di Miramare ha ospitato segretamente circa trenta bombe nucleari statunitensi pronte all’uso a pochissimi chilometri dagli stabilimenti balneari. Sebbene quegli ordigni siano stati rimossi, l’infrastruttura logistica sotterranea resta pienamente operativa. L’inchiesta evidenzia come i conflitti moderni sfruttino il meccanismo del dual use (doppio uso): tecnologie nate in ambito civile riconvertite a scopi bellici. Tra gli esempi emersi sul territorio, spiccano i casi di Faenza, con le attività del CNR documentate dalle inchieste della giornalista Linda Maggiori, e di Forlì, dove è attivo il progetto pubblico ERiS dedicato alla ricerca aerospaziale. Presentato come centro di innovazione per satelliti civili, vede il coinvolgimento di colossi industriali che producono software e sensori impiegati nella guida dei droni sui teatri di guerra. Tale dinamica genera una distorsione profonda: molti operai delle fabbriche romagnole e ricercatori degli atenei di Bologna (UniBo) e Modena-Reggio Emilia (UniMore) lavorano a componenti protetti da codici industriali, scoprendo solo a distanza di anni che i frutti del proprio operato finiscono direttamente nei sistemi d’arma. Meno giovani nell’esercito, più denunce per chi protesta Durante il dibattito è stata rimarcata la necessità di contrastare la crescente penetrazione dell’indottrinamento e della cultura militare nelle scuole e università, in un contesto europeo in cui torna a riaffacciarsi l’ipotesi della leva obbligatoria. Le nuove generazioni esprimono tuttavia un netto e diffuso rifiuto verso l’arruolamento. A smentire la narrativa bellicista sono i risultati ufficiali della consultazione pubblica “Guerra e Conflitti” promossa dall’Autorità Garante per l’infanzia e l’Adolescenza (AGIA): tre quarti degli adolescenti italiani – circa il 68% degli intervistati – hanno dichiarato apertamente che non si arruolerebbero se l’Italia entrasse in guerra. La risposta istituzionale al mancato consenso giovanile si traduce in una repressione legale del dissenso, evidenziata dalle denunce per blocchi stradali e turbative dell’ordine pubblico. All’incontro sono stati ricordati gli oltre trenta attivisti colpiti da procedimenti giudiziari legati alle mobilitazioni nei porti, contro le fabbriche d’armi, con dettagli sulla repressione e le risposte dei comitati di base. Il monitoraggio dei procedimenti scaturiti dalle mobilitazioni studentesche contro la ricerca bellica è consultabile sul portale dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università. Per i relatori presenti, la criminalizzazione in aumento nel Belpaese conferma l’efficacia del lavoro svolto di mobilitazione e di inchiesta e mappatura dal basso, capace di svelare interessi che si vorrebbero occultare alla cittadinanza. Tre tappe dal basso per cambiare la politica Oltre ai due dossier presentati, per comprendere l’estensione geografica delle installazioni sul suolo nazionale, è possibile consultare la mappa interattiva dei siti militari NATO curata dalla piattaforma PeaceLink. Inoltre, per un focus giuridico e politico sui diritti di utilizzo e sugli accordi bilaterali Italia-USA che regolano queste strutture, si rimanda all’analisi geopolitica pubblicata dalla rivista Mosaico di Pace. Un elemento emerso nel dibattito riguarda la natura degli accordi che regolano la presenza militare straniera in Italia, spesso descritti come “patti di reciprocità”. La provocazione emersa durante l’incontro (“ci immaginiamo basi italiane negli USA?”) mette in luce una discrepanza concreta: più che di reciprocità, si tratta infatti di un assetto asimmetrico interno all’alleanza, in cui l’Italia mette a disposizione infrastrutture strategiche senza un equivalente sul territorio statunitense. Di fronte a un quadro che vede il territorio nazionale utilizzato come piattaforma logistica per interessi altrui e conflitti decisi all’estero, i relatori dell’assemblea di Rimini hanno indicato tre passaggi politici obbligati per scardinare il sistema: * Disobbedire alla NATO: interrompere la filiera bellica rifiutando l’uso di basi e reti infrastrutturali per operazioni in contrasto con la Costituzione, applicando rigidamente i principi della Legge 185/1990 (norma sul controllo dell’esportazione, importazione e transito dei materiali di armamento), lo stesso strumento giuridico invocato dai lavoratori portuali per bloccare nei porti italiani i container di armi destinati ai conflitti. Ricordiamo che l’obiezione di coscienza è un diritto inalienabile di tutti, inclusi i lavoratori e i ricercatori universitari. * Uscire dai patti militari: avviare l’iter per il recesso dall’Alleanza Atlantica, la rimozione delle basi straniere dal territorio e la restituzione dei beni demaniali alle città per scopi esclusivamente civili. * Riorganizzazione di base: superare la logica delle promesse elettorali e dei cartelli politici degli ultimi quarant’anni, centralizzando l’azione in un controllo permanente, popolare e diffuso del territorio. Informare la collettività su ciò che accade nel nostro territorio non è solo un diritto, ma un atto di consapevolezza e autodifesa collettiva. Mantenere alta l’attenzione e rafforzare il coordinamento dal basso viene indicato come un passaggio essenziale per restituire alle comunità locali capacità decisionale, esigendo il rispetto delle norme italiane in materia di guerra: dall’Articolo 11 della Costituzione, che sancisce il ripudio della guerra come strumento di offesa , alla Legge 185/1990 che disciplina e limita esportazione, importazione e transito dei materiali di armamento. Al termine dell’incontro è inoltre emersa la volontà di promuovere un nuovo appuntamento pubblico, allargando il coinvolgimento ad altri soggetti attivi sul territorio, come il gruppo Rimini con Gaza impegnato da anni nel monitoraggio della Fiera di Rimini, e a tutte le realtà e persone del territorio interessate a partecipare. Maggiori informazioni: Fb CNN Emilia Romagna: Coordinamento No NATO Emilia Romagna e-mail: coordinamentononatoer@protonmail.com Dossier CNN Emilia Romagna “Inchiesta sul sistema della guerra in Emilia Romagna, seconda edizione“ Dossier CNNN sull’Oleodotto NIPS   Redazione Romagna
June 10, 2026
Pressenza
La Repubblica in armi
La Costituzione ripudia la guerra, la politica celebra gli eserciti. Tra guerre, riarmo e genocidi, il 2 giugno viene piegato a celebrazione della forza militare. La Repubblica nata dalla Resistenza …
Cagliari, 2 giugno: A foras is bases po is gherras allenas
Corteo contro l’occupazione militare della Sardegna 2 Giugno 2026, h16:00  Cagliari, Marina Piccola Siamo di fronte a un’intensificazione con pochi precedenti della guerra imperialista. L’entità sionista, braccio armato dell’impero statunitense, ha esteso le sue politiche genocidiarie al Libano e all’Iran, con la complicità dell’Europa e in particolare dell’Italia, che a più riprese è stata definita dal governo sionista come uno