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nascita e sviluppo dell’arresto preventivo
l’arresto preventivo, come tante altre misure repressive, nasce di pari passo alla nascita dello Stato: dall’Italia giolittiana all’ultimo decreto sicurezza passando per il fascismo e la prima repubblica, questo strumento non è mai stato abrogato, ma viene puntualmente tirato fuori a seconda del momento storico e del conflitto sociale in corso. L’arresto preventivo si fonda su delle categorie di pericolosità fabbricate dalla questura, una griglia in cui gli oppositori politici, sindacalisti e simpatizzanti riempivano una parte, mentre l’altra era occupata da matti, ubriaconi, incontrollabili; e soprattutto a questi ultimi era diretto l’arresto, sia mai venisse qualche colpo di testa durante una grande cerimonia nazionale. D’altronde ai politicizzati era (ed è tuttora) riservato costante il controllo, o l’esilio, o il confino. Guardando la storia e lo sviluppo di questa ed altre misure repressive capiamo meglio la guerra ai marginali e agli oppositori politici che questo governo sta portando avanti. Ne parliamo con Dario Stefano Dell’Aquila, autore dell’articolo “le storie di ieri e le vite di oggi. Sovversivi, marginali e arresto preventivo” apparso sul numero 126 della rivista Gli Asini (https://gliasinirivista.org/le-storie-di-ieri-e-le-vite-di-oggi-sovversivi-marginali-e-arresto-preventivo/)
nascita e sviluppo dell’arresto preventivo
l’arresto preventivo, come tante altre misure repressive, nasce di pari passo alla nascita dello Stato: dall’Italia giolittiana all’ultimo decreto sicurezza passando per il fascismo e la prima repubblica, questo strumento non è mai stato abrogato, ma viene puntualmente tirato fuori a seconda del momento storico e del conflitto sociale in corso. L’arresto preventivo si fonda su delle categorie di pericolosità fabbricate dalla questura, una griglia in cui gli oppositori politici, sindacalisti e simpatizzanti riempivano una parte, mentre l’altra era occupata da matti, ubriaconi, incontrollabili; e soprattutto a questi ultimi era diretto l’arresto, sia mai venisse qualche colpo di testa durante una grande cerimonia nazionale. D’altronde ai politicizzati era (ed è tuttora) riservato costante il controllo, o l’esilio, o il confino. Guardando la storia e lo sviluppo di questa ed altre misure repressive capiamo meglio la guerra ai marginali e agli oppositori politici che questo governo sta portando avanti. Ne parliamo con Dario Stefano Dell’Aquila, autore dell’articolo “le storie di ieri e le vite di oggi. Sovversivi, marginali e arresto preventivo” apparso sul numero 126 della rivista Gli Asini (https://gliasinirivista.org/le-storie-di-ieri-e-le-vite-di-oggi-sovversivi-marginali-e-arresto-preventivo/)
nascita e sviluppo dell’arresto preventivo
l’arresto preventivo, come tante altre misure repressive, nasce di pari passo alla nascita dello Stato: dall’Italia giolittiana all’ultimo decreto sicurezza passando per il fascismo e la prima repubblica, questo strumento non è mai stato abrogato, ma viene puntualmente tirato fuori a seconda del momento storico e del conflitto sociale in corso. L’arresto preventivo si fonda su delle categorie di pericolosità fabbricate dalla questura, una griglia in cui gli oppositori politici, sindacalisti e simpatizzanti riempivano una parte, mentre l’altra era occupata da matti, ubriaconi, incontrollabili; e soprattutto a questi ultimi era diretto l’arresto, sia mai venisse qualche colpo di testa durante una grande cerimonia nazionale. D’altronde ai politicizzati era (ed è tuttora) riservato costante il controllo, o l’esilio, o il confino. Guardando la storia e lo sviluppo di questa ed altre misure repressive capiamo meglio la guerra ai marginali e agli oppositori politici che questo governo sta portando avanti. Ne parliamo con Dario Stefano Dell’Aquila, autore dell’articolo “le storie di ieri e le vite di oggi. Sovversivi, marginali e arresto preventivo” apparso sul numero 126 della rivista Gli Asini (https://gliasinirivista.org/le-storie-di-ieri-e-le-vite-di-oggi-sovversivi-marginali-e-arresto-preventivo/)
July 9, 2026
Radio Blackout
sulla bestialità
quando un animale diventa bestia? e cosa si intende con questa parola? Spesso il termine bestia viene associato anche agli esseri umani, soprattutto ai nemici, agli sconfitti e ai marginalizzati, nel tentativo di de-umanizzarli. Nel mondo animale avviene egualmente: qualora l’animale si fa ribelle o indisciplinato alle attività ordite dall’umano allora diviene bestia, il suo ruolo dev’essere quello di essere sfruttato, di riprodursi, di fare un’obbediente compagnia. Alla disobbedienza si accompagnano processi e leggi volte a normare il comportamento animale, o meglio, l’effetto sociale delle loro azioni. Dalla minaccia delle invasioni di cavallette bibliche, al terrore del lupo che ha sempre percorso la storia, alcuni animali hanno assunto il ruolo del nemico a cui si è risposto spesso e volentieri con lo sterminio. Ne parliamo con Matilde Cassano autrice del blog Storie Bestiali (https://storiebestiali.wordpress.com/) e collaboratrice con la rivista Liberazioni (https://www.liberazioni.eu/)